DAVIDE E SALOMONE ERANO RE
D'ISRAELE O FARAONI D'EGITTO?

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Saggio storico

di

Vittorio Leonardo Cardillo


Studio sulla reale identità storica dei re Davide e Salomone



DAVIDE E SALOMONE ERANO RE D'ISRAELE OPPURE FARAONI D'EGITTO?


2016

INDICE


Pagina

Premessa 1

Esegesi delle fonti 2

Giacobbe 2

Poligamia e celibato 3

Giuseppe 5

Esodo 6

Mosè 11

I re d'Israele ed i faraoni d'Egitto 13

Ramses IX e Ramses XI vs Ezron, Ram e Gedeone 14

Amen-Nesbanebdjed o Smendes vs. Amminadab e Jefte 16

Nemneshu o Amenem-Neshu o Amenemnesut 19

Nashon 20

Sansone 20

Pseusennes I vs. Samuele 24

I primi re d'Israele: Saul o Saulo e David 27

David fu unto re d'Israele a 37 anni 30

Salmon o Salmah 35

Siamun 36

Ancora su re David 36

Identità di David e Pseusennes I o Duad 41

Siamon 43

Re Salomone 47

Il Tempio di re Salomone 49

Re Salomone e le donne 52

La Regina di Saba 53

L'Arca dell'Alleanza 58

La miniera d'oro della Regina di Saba 60

Le miniere d'oro di re Salomone 62

Conclusione 65
















PREMESSA



In un recente articolo apparso sul sito “Ancient Origins”, lo scrittore Ralph Ellis (autore di una decina di libri sull'antico Egitto, la Palestina e la Siria) ha sostenuto che ancora non sappiamo bene chi in effetti erano i personaggi biblici re David e re Salomone, né quale fosse la loro capitale, dato che non è stato possibile trovare i loro nomi nella documentazione storico-scientifica esistente. Peraltro, i professori Finkelstein e Silberman hanno dimostrato che la Palestina a quel tempo, cioè intorno all'anno 1.000 a.C., era pochissimo popolata, principalmente da pastori semi-nomadi e che la stessa Sion-Gerusalemme era poco più di un villaggio. Invece, gli estensori della Bibbia descrivono la Palestina come una nazione molto fiorente e sostiengono che re Davide e re Salomone erano molto ricchi ed influenti, che vi erano altri re a loro sottomessi e che pagavano loro dei tributi in oro e spezie: ma sembra che gli archeologi non abbiano trovato alcun riscontro a quanto sopra e ritengono che questa situazione di ricchezza, potenza ed influenza politica era impossibile e che, quindi, gli autori della Bibbia si sono inventati tutto e che questi due re semplicemente non sono mai esistiti! Osservo però che gli archeologi difficilmente potrebbero trovare oggi resti di costruzioni in pietra in una regione semidesertica, dove le tribù di nomadi o seminomadi vivevano nelle tende e dove la ricchezza non era correlata alle case e al denaro, bensì a pecore, buoi, cavalli, asini, muli, cammelli, ecc. che ciascun capo tribù possedeva. Ritengo che sia difficile, se non impossibile, trovare oggi i resti delle tende e degli animali…..E allora, bisogna cercare più a fondo! Bisogna scavare bene nella ...storia!

Ellis sostiene che una ragionevole alternativa potrebbe essere questa: gli autori della Bibbia hanno collocato re Davide e re Salomone in un'era ed in una zona geografica errata, cioè diversa da quella in cui effettivamente regnarono e ricorda che Giuseppe Flavio, storico israelita vissuto nel primo secolo d.C., scrisse che gli antichi Israeliti non erano altri che gli Hyksos, principi di origine asiatica e di razza in parte semitica, i quali, dal 1650 al 1550 a.C. circa, avevano conquistato il basso Egitto ed il delta del Nilo, fissando la loro capitale ad Avaris, ed i cui capi divennero faraoni d'Egitto.

Ben presto gli Israeliti-Hyksos divennero un popolo quasi del tutto “egizianizzato”. Prova di ciò sarebbe che, intorno al 1300 a.C., fuggendo dall'Egitto, le tribù di Israeliti/Hyksos (?) che seguirono Mosè si portarono dietro un simulacro del dio egizio Api, rappresentato da un toro, il vitello d'oro che essi adoravano e che tanto fece arrabbiare Mosè quando ritornò all'accampamento degli Ebrei, dopo aver ricevuto le tavole dei 10 Comandamenti nel Sinai vicino al roveto ardente! Peraltro, essi erano quasi del tutto “egizianizzati” e non più distignuibili dai veri e propri egiziani, come “egizianizzato” era l'altro popolo di immigrati proveniente dalla Libia, i Meshwesh, che nel periodo della XXI e XXII dinastia sembra che abbiano governato l'Egitto da cui erano stati cacciati o esiliati in precedenza. Esiste quindi la possibilità che nella Bibbia sia stata fatta un po' di confusione nel senso che gli Hyksos o i Meshwesh e gli Israeliti erano lo stesso popolo e che essi non stabilirono la loro prima capitale a Sion, cioè Gerusalemme in Palestina, bensì a Tanis, cioè Zoan, cioè Sion, cioè Gerusalemme sul delta del Nilo.

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ESEGESI DELLE FONTI

Ma se questo è vero, allora bisogna confrontare la storia dei re israeliti con quella dei faraoni della XXI dinastia: gli studiosi ritengono che ciò non sia facile perché non abbiamo tutti i dati ed i riscontri storici per fare il raffronto fra queste due dinastie di regnanti, i faraoni ed i re di Israele. E' vero, è difficile! Ma proviamoci, no?

A mio avviso, che gli Ebrei nel periodo del Bronzo Medio intorno al 1000 a.C. fossero in buona parte “egizianizzati”, o comunque che avessero molti rapporti con gli Egizi, appare incontrovertibile. Gli scambi commerciali e gli scontri territoriali fra gli Egizi e gli altri popoli che vivevano in Medio Oriente erano molto frequenti (es. battaglia di Qadesh in Siria vinta da Ramses II nel 1275 a.C.), tanto che appare oggi difficile distinguere dove esattamente finisse l'Egitto e iniziasse la Palestina. Che gli Egizi fossero pervenuti ad uno stadio più evoluto di civiltà rispetto ai popoli nomadi o seminomadi che vivevano in Palestina appare senz'altro sostenibile (basti guardare ai miracoli di ingegneria delle Piramidi e dei vari templi costruiti lungo tutto il corso del Nilo, fino ad Abu Simbel). Però, dobbiamo anche confrontare i dati storici di cui disponiamo ed in particolare le date o meglio i periodi storici in cui sono accaduti alcuni avvenimenti abbastanza certi come l'invasione del nord dell'Egitto da parte degli Hyksos, il regno di Ramses II e l'esodo degli Ebrei dall'Egitto, guidati da Mosè.

A questo punto, pare necessario fare un passo indietro ed aprire una piccola parentesi storica, senza la pretesa di assoluta precisione, ma con grande approssimazione, giusto per inquadrare meglio quel che si dirà in seguito. Prima di parlare di Davide e di Salomone, mi pare interessante conoscere chi fossero i loro illustri progenitori.



Giacobbe

Giacobbe ebbe 4 mogli e 12 figli da cui discendevano le 12 tribù d'Israele. Giuseppe fu concepito quando Giacobbe era in età avanzata e fu il suo undicesimo figlio, ma fu il primo di Rebecca, la moglie molto amata da Giacobbe. Beniamino fu l'ultimo figlio di Giacobbe, avuto forse da una moglie diversa o da una concubina. Secondo altre fonti Giuseppe è stato il primogenito di Rachele, moglie amatissima, morta partorendo Beniamino, il minore dei figli di Giacobbe.

Giacobbe si appropriò con l'inganno della primogenitura che spettava invece al fratello Esaù. Approfittando della cecità del vecchio padre Isacco e con la complicità della madre Rebecca, Giacobbe venne coperto dalla madre con una pelle di animale, per imitare l'abbondante peluria del fratello Esaù, forse figlio di un'altra madre. Presentato al padre Isacco, Giacobbe riceve l'ambita benedizione quale primogenito del padre. Esaù, scoperto l'inganno, minaccia di vendicarsi. Rebecca, per sottrarlo alla furia del fratello, costringe Giacobbe ad allontanarsi dalla casa paterna per rifugiarsi dallo zio, il fratello di Rebecca di nome Labano. Giunto in casa dello zio, dopo un lungo viaggio, esausto e privo di ogni cosa, Giacobbe è costretto ad accettare le condizioni ingenerose di Labano: in cambio della sua modesta ospitalità, farà il pastore delle sue greggi.

Labano ha due figlie: Lia la maggiore, un po' bruttina, e la bella Rachele. Giacobbe è attratto dalla minore e la chiede in moglie. Lo zio approfitta del sentimento del

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giovane: se vuole la mano della figlia dovrà lavorare per lui per sette anni. Giacobbe, innamorato, accetta.

Giunto il sospirato termine pattuito, si organizza la festa di nozze. L'astuto Labano, approfittando del velo che copre la fanciulla, inganna il nipote: al posto di Rachele gli consegna la figlia maggiore, Lia. Giacobbe scopre l'inganno quando il matrimonio è ormai consumato. Labano reagisce alle proteste del nipote: come avrebbe potuto consegnargli la figlia più giovane quando la maggiore doveva ancora maritarsi? Ma a tutto c'è un rimedio. È disposto, se Giacobbe accetta, a dargli in moglie anche la giovane Rachele. Il prezzo è quello solito: s'impegni il nipote e genero a lavorare per lo zio suocero per altri sette anni. Giacobbe accetta, il suo lavoro continuerà ad arricchire lo zio. Trascorsi gli ultimi sette anni, finalmente Giacobbe, con le sue due mogli Lia e Rachele, le serve Bilah e Zilpah, i figli, le greggi acquisite con il suo lavoro, lascia la casa di Labano, per tornare nella sua vecchia dimora



Poligamia e celibato

A quel tempo, forse in obbedienza all'ordine dato da Dio Padre quando scacciò Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre “andate e moltiplicatevi”, gli uomini del tempo ed in particolare i capi tribù, anche Israeliti, potevano avere molte mogli e concubine/schiave con cui copulare in modo da avere il maggior numero possibile di figli! Non si sa da chi, quando e perché la poligamia venne proibita, almeno per i cristiani, essendo invece ammessa per i musulmani ed i Mormoni, cioè i fedeli della Chiesa Cristiana del Settimo Giorno .

Relativamente alla poliginia, cioè il legame matrimoniale/sessuale di un uomo con più donne, leggo su Wikipedia che accenni si ritrovano nelle Sacre Scritture ove la poliginia era ritenuta pratica fondamentale riservata a ceti sociali elevati o prestigiosi, in quanto permetteva la generazione di numerosi rampolli di "stirpe reale" atti a espandere il buon nome della casata. Molto importante è l'episodio di Abramo e Sara, la quale essendo sterile, "offre" una consenziente Agar ad Abramo, al fine di renderlo finalmente padre. Il figlio di quella unione è conosciuto come Ismaele, il progenitore degli Ismaeliti, cioè il proto-fondatore degli appartenenti alla religione Islamica . Poi però Sara divenne molto gelosa e fece sì che Abramo, con particolare cattiveria, scacciasse Agar e Ismaele facendoli abbandonare soli e senza viveri nel deserto dove stavano per morire di fame e di sete e furono salvati dal solito angelo, inviato da Yahvè che però non punisce Abramo che aveva commesso una simile cattiveria, mandando a morire madre e figlio!

Un altro esempio di poliginia ...spinta fu Salomone che ebbe uno stuolo di mogli e concubine impressionante, atto a dare prestigio ed a sancire alleanze, più che a generare rapporti sentimentali tra padre, mogli e relativa prole.

Nella società greca e romana non vi è traccia di poliginia almeno come forma legalizzata. Fra i Mormoni parecchi uomini praticavano il matrimonio plurimo, una forma di poliginia, basata sul modello del matrimonio degli antichi patriarchi

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biblici, Abramo, Isacco, ecc. e ciò fino al 24 settembre 1890, quando detto matrimonio plurimo venne abolito, provocando fra i fedeli parecchio scontento.

In Cina la poligamia maschile è stata abolita dalla legge sul matrimonio del 1953, dopo la rivoluzione maoista. La maggior parte delle società africane e islamiche continua a consentire la poliginia. Questo comprende l'India dove la poliginia è ammessa per i cittadini musulmani. La poliandria, una donna che ha più partner, si verifica o si è verificata in India, Tibet, Africa, Oceania, più raramente in contesti europei, forse fra i Britanni al tempo dell'impero romano.

Per quanto riguarda il celibato dei preti cattolici di rito latino, può essere interessante ricordare che nelle Lettere di San Paolo (ad es. nella Lettera ai Corinti) egli raccomanda ai vescovi di essere «mariti di una sola moglie», ma solo nel senso autentico: «di aver preso moglie una sola volta», cioè di contrarre formalmente un solo matrimonio, e poi aggiunge:"Se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato". Altre lettere attribuite a San Paolo trattano esplicitamente dei responsabili delle comunità cristiane, che oggi sarebbero chiamati chierici (vescovi, presbiteri, diaconi) dando per scontato che siano sposati ed abbiano già figli maggiori. Infatti fra le qualità di un aspirante all'episcopato si raccomanda "che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta [...] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?" (molto giusto e ragionevole, condivido senz'altro!!). Peraltro è ben noto che nel solo Cristianesimo Cattolico di rito latino i preti, vescovi, ecc. non possono sposarsi mentre secondo altre confessioni cristiane di rito Ortodosso, i luterani, gli anglicani, i valdesi, ecc., nonché i sacerdoti di tutte le altre religioni del mondo, invece, possono sposarsi e sono in gran parte sposati, con moglie e figli. E non per questo svolgono i loro compiti peggio dei preti cattolici che non possono sposarsi perché moglie e figli lo distaerebbero dai suoi compiti di cura dei fedeli! Argomento del tutto risibile, perché se questo fosse vero, il matrimonio dovrebbe essere vietato a tutti coloro che svolgono una professione molto impegnativa!!

E allora vediamo qual'è la verità ben poco nota agli stessi cattolici: il celibato dei vescovi venne introdotto nel XI secolo (quando era assolutamente normale comprare le cariche ecclesiastiche, come ad es. la nomina a vescovo), per motivi più di carattere ereditario che ecclesiastico, e cioè per impedire che il vescovo lasciasse in eredità al figlio maggiore il titolo di vescovo, le terre e gli altri beni a lui donati dai fedeli e che invece, secondo i Papi del tempo, dovevano restare di proprietà della Chiesa di Roma. Così si iniziò a condannare come simonia il dare denaro al re o al Papa per essere nominato vescovo e come nicolaismo il concubinaggio dei chierici. Papa Leone IX (1049-1054), oltre a deporre vescovi che avevano comprato la loro nomina, riaffermò il divieto dei rapporti coniugali ai presbiteri e ai diaconi, e ordinò che le concubine del clero di Roma fossero confinate al palazzo Lateranense come serve. Infine, il Concilio Lateranense II del 1139 dichiarò non solo illeciti, ma anche invalidi, i matrimoni di chierici negli ordini sacri.

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Giuseppe

Il nome Giuseppe (ebr. Yohsèf) significa "Yah (Yahvè) aggiunga” oppure “Yah (Yahvè) ha aggiunto", cioè Dio ha aggiunto un altro figlio! Come si vede, anche gli Ebrei, come gli Egizi, davano il nome ai propri figli usando il nome di Dio (Yahvè) con un prefisso o suffisso (Ramsses: m-ss-es= figlio del dio Ra). Oggigiorno noi diamo ai nostri figli il nome dei santi. E' cambiato ben poco in 3000 anni!

Come già ricordato, Giuseppe è il penultimo dei dodici figli di Giacobbe ed il primo dei due figli (con Beniamino) della moglie Rachele. Egli è il padre di Efraim e Manasse dai quali discendono le due omonime tribù. E' il figlio prediletto di Giacobbe. Dio lo ha dotato del potere di fare sogni, che in realtà sono delle rivelazioni di Dio stesso, ed anche di sapere interpretare i sogni degli altri!! E' evidente che al tempo, oltre ai Profeti che parlavano direttamente con Dio, c'erano anche molti indovini e interpreti di sogni altrui. I fratelli di Giuseppe gelosi di lui, lo odiavano e dopo aver tentato di ucciderlo buttandolo in un pozzo pieno di serpenti che miracolosamente non lo ammazzarono, lo vendettero agli Ismaeliti che lo portarono in Egitto e lo vendettero a Putifar, capitano dell'esercito del faraone. La moglie di Putifarre si innamorò di Giuseppe e voleva fare l'amore con lui, tradendo il marito. Di fronte al rifiuto di Giuseppe, la donna usò un vecchio trucco delle donne respinte e non esitò a denunciarlo ingiustamente presso il marito dicendogli che era lui ad insidiarla, così Giuseppe venne imprigionato!!

Sia qui detto per inciso: Giuseppe doveva essere davvero un “santo” (da non confondere con San Giuseppe!!) per rifiutare i favori della moglie di Putifarre oppure quest'ultima doveva essere davvero brutta assai!!

Ma Giuseppe sapeva interpretare bene i sogni, così fu chiamato alla corte del faraone che aveva fatto un terribile sogno: sette mucche grasse divorate da sette mucche magre e sette spighe rigonfie di chicchi mangiate da sette spighe arse e rinsecchite.

Interpretando il sogno, Giuseppe predice al Faraone sette anni di grande abbondanza cui faranno seguito sette anni di carestia e suggerisce al Faraone di ammucchiare, durante il periodo dell'abbondanza, molto grano, per poi utilizzarlo nel tempo della carestia. Il Faraone, colpito dall’intelligenza e dall’abilità di Giuseppe, lo nomina seduta stante grande ministro del suo Regno, perché realizzi quanto aveva suggerito.

Egli divenne così il braccio destro del faraone e fu nominato visir, cioè vicere!

Durante i sette anni di carestia i fratelli di Giuseppe, che vivevano ancora in Canaan insieme al padre Giacobbe, si recarono in Egitto per acquistare del grano e si dovettero inginocchiare davanti al visir, cioè a Giuseppe, senza riconoscerlo. Essi peraltro si recarono diverse volte in Egitto a trovare Giuseppe, sempre prostrandosi innanzi a lui.

Ad ulteriore dimostrazione che a quel tempo le relazioni ed i viaggi degli abitanti della Palestina da e per l'Egitto erano frequentissimi ricordo che, secondo la Bibbia, non solo i fratelli ma anche Giacobbe si recò in Egitto e Giuseppe alla fine diede al padre ed ai fratelli dei possedimenti nella parte migliore dell'Egitto, come il faraone

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aveva ordinato. Indovinando quel che sarebbe successo quasi un secolo dopo, cioè l'Esodo, Giuseppe chiese che, dopo la sua morte, la sua salma venisse trasportata dall'Egitto in Terra d'Israele con l'Esodo del popolo ebraico e così fu: lo stesso Mosè ordinò al sarcofago contenente la sua salma di venir fuori miracolosamente dalle acque del Nilo in cui era stato depositato per proteggerlo. A parte questo ulteriore miracolo, occorre notare che questa volta il testo biblico fa il nome del faraone che nominò Giuseppe vicere, dicendo che era Ramesses. Probabilmente si trattava di Ramesses I (1320 o 1295 a. C.) che era il padre di Sethi I (1318 o 1294 a.C.) ed il nonno di Ramesse II (1304 o 1279 a.C.) il più grande dei faraoni di questa dinastia, l'amico/nemico di Mosè, durante il regno del quale sarebbe avvenuto l'Esodo.

Sembra che gli Hyksos (invasori asiatici o libici?) conquistarono qualche secolo prima il delta del Nilo, il nord dell'Egitto e la Palestina fissando la capitale a Tanis sul delta. In quel tempo, Tebe resistette all'invasione dato che il faraone Amosis (della XVIII dinastia e che regnò dal 1552 al 1545) disponeva di un forte esercito equipaggiato con spade di ferro (molto più duro del bronzo, per cui durante gli scontri uomo contro uomo chi aveva la spada di bronzo doveva soccombere perché gli si rompeva la spada!) e con carri e cavalli, mentre Amenofi IV, chiamato pure Amenhotep IV(1379-1372), predilegeva la religiosità più della guerra, tanto da “inventarsi” una nuova religione monoteista incentrata sul dio Aton, rappresentato dal disco del sole. Egli lasciò Tebe e fondò una nuova capitale, Haket-Aton, fra Tanis e Tebe. Amenofi cambiò nome in Aken-Aton e modificò l'arte figurativa preesistente che prima di lui mostrava figure tutte uguali o quasi. Nei dipinti dedicati al nuovo dio Aton le figure umane sono un po' più somiglianti ed appare per la prima volta il segno di una specie di piccola croce, detta hank, che veniva venerata quale segno di pace e dispensatrice della grazie del dio unico Aton. E la croce venerata dai cristiani? Viene da pensare: nulla di nuovo sotto il sole!?

Più o meno in questo periodo, dal 1500 al 1350 a.C., mentre regnavano i faraoni delle XVIII e XIX dinastia, in Medio Oriente avvennero grandi migrazioni: Cananei, Assiri, Achei Siriani, Mitagni, Ittiti, Babilonesi, abitanti delle isole dell'Egeo si spostavano senza rispettare alcun confine, ed i popoli del mare oltre che gli Hyksos si infiltrarono nel delta. Dal punto di vista storico l'Esodo va inquadrato in questa situazione di grandi migrazioni.

Esodo

Come tutti sanno l'Esodo è stato descritto con molti particolari nel secondo libro della Bibbia. Secondo la tradizione il testo è stato definitivamente redatto, al pari degli altri libri della Torah o Pentateuco, all'epoca del ritorno in Palestina degli Ebrei che erano stati deportati in esilio a Babilonia nel V secolo a.C. Dal Libro dell'Esodo apprendiamo che il faraone Ramses II che regnò nel XIII secolo a.C. fece costruire la città di Pi-Ramses e ampliare l'altra città chiamata Pitom. Fonti storiche ci dicono che Pi-Ramses fu edificata dopo il 1300 a.C., nel territorio sotto il controllo di Paramses, visir del faraone Haremhab, che poi diverrà faraone col nome di Ramses I, la città di Pitom fu costruita durante il regno del faraone Horemheb, predecessore di Ramses I, quindi tutte e due le città furono costruite tra il 1319 ed il 1291 a.C sotto il regno

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di Horemheb, predecessore di Ramses I.

La stele di Meremptah (fine XIII secolo a.C.) testimonia la presenza nei dintorni della terra di Canaan di un popolo nomade di nome “ysrỉr”, comunemente interpretato da storici e biblisti come Israele, mentre scavi archeologici hanno portato alla luce tracce di distruzione violenta di alcune città cananite databili approssimativamente tra il 1250 e il 1150 a.C., compatibili con i racconti delle conquiste di Giosuè narrate nell'omonimo libro biblico: Betel, Debir, Eglon, ecc. Altri scavi archeologici hanno rilevato l'esistenza di circa 250 piccole comunità rurali non fortificate sorte nella regione montuosa della terra di Canaan attorno al 1200 a.C.

È necessario notare che, a fronte di queste testimonianze a favore della veridicità di alcuni elementi relativi all'Esodo biblico, non sono stati ancora trovati documenti riguardo alla presenza di popolazioni ebraiche in Egitto, e nessuna fonte egizia riporta un evento di liberazione o fuga di schiavi (probabilmente perché gli schiavi, intesi secondo l'accezione moderna, non esistevano in Egitto: erano lavoratori salariati ed che alcuni addirittura conquistavano il rango di 'favorito del faraone' per compensare l'eccezionale fedeltà mostrata.

La narrazione della Bibbia circa gli eventi relativi all'Esodo può essere così sintetizzata:

· Giuseppe, diventato viceré d'Egitto, invita suo padre Giacobbe e i suoi fratelli a stabilirsi nella terra di Gosen, all'interno del dominio egiziano;

· i discendenti di Giacobbe, i figli d'Israele, dimorano in Egitto e prosperano in pace per circa 400 anni, cioè per un generico lungo periodo, come bisogna intendere i 40 anni della durata dell'Esodo;

·gli Ebrei si moltiplicano tanto che un faraone, temendo che il loro numero potesse diventare pericoloso per eventuali sommosse o rivolte, li separa in due gruppi obbligandoli a costruire le città di Pitom e Pi-Ramses;

· continuando gli Ebrei a crescere di numero, il faraone ordina l'uccisione dei nuovi nati maschi. Mosè viene salvato da sua madre, messo dentro una cesta galleggiante e affidato al Nilo, sulla riva del quale viene trovato dalla figlia del faraone ed allevato a corte.

Il Libro dell'Esodo presenta due distinti faraoni, entrambi anonimi:

1. il primo, "che non aveva conosciuto Giuseppe", è responsabile della riduzione in schiavitù degli ebrei e dell'ordine dell'uccisione dei neonati maschi, la cui figlia trovò ed allevò Mosè. Viene solitamente indicato come "il faraone dell'oppressione";

2. il secondo, distinto dal primo, è quello con cui si scontra Mosè adulto, che con il suo rifiuto di lasciar partire gli Ebrei attira sull'Egitto le 10 piaghe. Viene solitamente indicato come "il faraone dell'Esodo".

Fin dall'antichità sono state proposte diverse identificazioni per i faraoni, e l'attenzione è stata rivolta principalmente al faraone dell'Esodo antagonista di Mosè:

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Assumendo come valido il dato biblico, secondo il quale il faraone dell'oppressione va distinto dal faraone dell'Esodo, suo successore, ne deriva che il faraone antagonista di Mosè era Merenptah (circa 1213-1203 a.C.), figlio di Ramses I (?).

Un'altra possibile datazione può essere ricavata dal Libro dei Re ( 6,1) della Bibbia, nel quale è riferito che la costruzione del tempio di Salomome, iniziata nel quarto anno del suo regno (cioè attorno al 968 a.C.), avvenne 480 anni dopo l'uscita degli Israeliti dall'Egitto. Questo collocherebbe l'Esodo attorno al 1450 a.C., sotto il regno del faraone Thutmose III, quindi non di Merenptah! Tuttavia i 480 anni non vanno intesi come un attendibile dato storico, ma come un calcolo degli anni che usavano fare gli Ebrei del tempo che si basa sul numero dei sacerdoti in carica da Aronne a Zadok, moltiplicato per la durata tradizionale di una generazione, cioè 40 anni! Secondo la cosiddetta "ipotesi degli Hyksos", l'uscita descritta dal Libro dell'Esodo non sarebbe una fuga dall'oppressione, ma una scacciata degli Ebrei-Hyksos da parte degli Egiziani. Ricordo che gli Hyksos erano un popolo semitico, come gli Ebrei, che aveva invaso l'Egitto attorno al 1600 a.C. instaurando la loro capitale ad Avaris, nel Basso Egitto, vicino al delta del Nilo. Attorno al 1550-1525 a.C. il faraone Ahmose riuscì a conquistare la loro capitale e scacciò gli Hyksos dall'Egitto. A questo punto sembra logico concludere che gli Hykso-Ebrei scacciati dall'Egitto una prima volta diedero luogo all'Esodo con a capo Mosè e dopo 500/600 anni ritornarono in Egitto impossessandosi del trono e del regno del Basso Egitto (cioè il nord dell'Egitto).

L'ipotesi degli Hyksos ha origini antiche: il primo che identificò gli Hyksos con gli Ebrei fu Erodoto, nel V secolo a.C., ripreso poi da Giuseppe Flavio e da molti Padri della Chiesa nei primi secoli dell'era cristiana. Secondo questa ipotesi gli Ebrei-Hyksos furono scacciati dall'Egitto dal faraone Ahmose che regnò dal 1550 al 1525 a.C. circa. John J. Bimbon è il principale sostenitore contemporaneo di questa teoria, che non gode comunque di particolare diffusione tra biblisti e storici antichi, i quali sottolineano che il racconto biblico descrive gli Ebrei come ridotti in schiavitù e non come classe dominante dell'Egitto cacciata fuori dall'Egitto dal nuovo faraone.

Identificazione del faraone dell'Esodo in scrittori antichi[17]



Scrittore

Ebrei = Hyksos

Faraone dell'Esodo

Erodoto



Ahmose
(XVI secolo a.C.)

Giuseppe Flavio[18]



Ahmose
(XVI secolo a.C.)

Tacito

no

Wahkara (Bòcchoris in greco)
(VIII secolo a.C.)

Diodoro Siculo



Hatshepsut
(XV secolo a.C.)

Eusebio di Cesarea

no

Chencheres (Akhenaton?)
(XIV secolo a.C.?)



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La maggior parte degli studiosi ed esegeti moderni è invece orientata a identificare nel faraone dell'oppressione Ramses II (circa 1279-1212 a.C.). Infatti le città menzionate nel Libro dell'Esodo costruite dagli Ebrei durante la schiavitù, Pitom e Ramses, sono verosimilmente da identificare con Pi-tom ("casa di Atum" in egiziano) e Pi-Ramses ("casa di Ramses" in egiziano). Entrambe le città, secondo le cronache egiziane, sono state edificate appunto dal faraone Ramses II, utilizzando mano d'opera costretta ai lavori forzati.

Una possibile coincidenza tra il racconto biblico e la teoria degli Hyksos vi può essere per il caso di Giuseppe, che secondo il racconto del Libro della Genesi divenne viceré d'Egitto e condusse a sé il suo clan, ma questo è un evento precedente e distinto dall'Esodo. Ciò però non vuol dire che sia impossibile che gli Ebrei-Hyksos siano ritornati nel nord dell'Egitto qualche secolo dopo l'Esodo, data non solo la dimestichezza che avevano gli Ebrei con il vicino Egitto, ma pure il periodo di grandi migrazioni che nel Medio Oriente si succedevano da parte delle popolazioni nomadi e seminomadi che vi abitavano. Passare dalla Palestina all'Egitto e viceversa in dette condizioni, e senza l'esistenza di confini ben definiti fra uno stato e l'altro, doveva essere molto semplice e frequente.

Ricordo pure che secondo i vangeli anche San Giuseppe si recò in Egitto con Maria e Gesù bambino per sfuggire alla “strage degli innoccenti” ordinata dal re Erode molti secoli dopo l'epoca storica di cui ci stiamo occupando. Sia qui detto per inciso: al tempo, doveva essere abbastanza frequente che un re ordinasse l'uccisione di tutti i figli maschi appena nati!! E ciò, solo per paura che qualcuno dei nuovi nati gli rubasse il trono! Altra interpretazione che è stata data dell'Esodo e che ho trovato su internet è che l'espressione "uscire dall'Egitto", significava il contrario di quanto raccontato nella Bibbia, cioè in effetti significava la "fine della dominazione egiziana sulla Palestina"; in altri termini, secondo questa ipotesi, accadde l'inverso: furono gli Egizi che lasciarono la Palestina e non gli Ebrei che lasciarono l'Egitto!! Questa interpretazione è suffragata dall' evento storico avvenuto nel momento di passaggio fra Tardo Bronzo (quando la Palestina era un dominio egiziano) e prima età del ferro (quando la Palestina raggiunse l'autonomia, dopo le invasioni dei popoli del mare (presenti nei pressi dell'attuale Suez) e la crisi dei grandi imperi.



Ma torniamo all'interpretazione più letterale dell'Esodo, secondo quanto scritto nella Bibbia. Il testo biblico riporta dettagliatamente le tappe del viaggio dall'Egitto alla Palestina. Molte però delle stazioni intermedie, sebbene siano noti i nomi, non sono identificabili con certezza in base alla toponomastica successiva ed attuale.

Gli unici punti identificati con relativa certezza sono la partenza dalle città di Pitom e Pi-Ramses, all'epoca capitale del regno, e l'arrivo a Kades-Barnea, in prossimità della Palestina.

Pi-Ramses fu edificata dopo il 1300 a.C., nel territorio sotto il controllo di Paramses, visir del faraone Haremhab, che poi diverrà faraone col nome di Ramses I, la città di

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Pitom fu costruita durante il regno del faraone Horemheb, predecessore di Ramses I, quindi tutte e due le città furono costruite tra il 1319 ed il 1291 a.C. sotto il regno di Horemhab, predecessore di Ramses I.

La cartina che segue mostra chiaramente dove si trovavano le tre città:



Non vi è alcun dubbio che chi doveva spostarsi da Pi-Ramses e/o da Pitom per arrivare a Kades-Barnea non doveva affatto attraversare il Mar Rosso, che restava e resta molto più a Sud. Seguendo un itinerario vicino al Mare Mediterraneo, avrebbe dovuto passare accanto al Lago Sirbonico o Lago di Menzaleh, che è una specie di golfo nel Mediterraneo a Nord-est del delta e molto più a nord del Sinai. Questo itinerario settentrionale trova attualmente concordi numerosi e autorevoli biblisti. Altro probabile, ragionevole percorso si trova seguendo un itinerario più interno e in linea retta. A mio avviso, chi seguiva tale percorso diretto e più breve non doveva fare altro che attraversare i Laghi Amari, che erano una serie di laghetti acquitrinosi che si trovavano a Nord del Mar Rosso e ad est del delta del Nilo, dove oggi c'è il Canale di Suez.

L'ipotesi che identifica il Mare di Giunco attraversato dagli Ebrei con il Mar Rosso, difficilmente è compatibile col racconto della fonte biblica per la quale il mare fu prosciugato da "un forte vento d'oriente".

Le due ipotesi fatte dagli studiosi secondo cui vi fu l'attraversamento di specchi d'acqua paludosi, possono essere compatibili sia con l'attraversamento del Mar Rosso sia dei Laghi Amari. Infatti, è del tutto verosimile che, in occasione delle massime escursioni di marea, nel Mar Rosso affiorasse una linea di secche ancorate ad una serie di scogli affioranti (che ancora oggi, grazie a una cartina nautica possiamo vedere), che consentiva il passaggio da una sponda all'altra della baia anche con mezzi pesanti, essendo la sabbia di questo mare molto compatta. Il fenomeno si ripeteva soltanto in occasione delle maree sigiziali, quando luna e sole sono in congiunzione allo zenit, cioè nel novilunio più prossimo al solstizio d'estate; sempre

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di notte. Questo Mosè lo sapeva e infatti proprio durante la notte, come afferma anche la Bibbia, Dio divise in due le acque del mare, che mostrò così una linea asciutta. L'altra ipotesi, cioè quella dell'attraversamento delle paludi e acquitrini di basso fondale dei Laghi Amari mi sembra la più verosimile dato che corrisponde maggiormente ad un corretto itinerario più diretto dalle due città del delta alla Palestina ed anche più breve e veloce, tale cioè da evitare che l'esercito mandato dal faraone potesse raggiungere gli Ebrei fuggitivi. Perchè Mosè avrebbe dovuto scegliere un itinerario molto più lungo dirigendosi subito verso sud? Ciò comportava certamente la necessità di restare in territorio egiziano molto più a lungo col maggior rischio e col concreto pericolo di essere raggiunti e sterminati dai soldati del faraone!

Non credo possa ragionevolmente sostenersi che Mosè già sapeva che il buon Dio avrebbe fatto il miracolo della spartizione delle acque del Mar Rosso quando sarebbe passato lui con gli Ebrei per richiudersi improvvisamente sull'esercito del faraone che li inseguiva, facendo morire tutti!! E' più ragionevole sostenere che Mosè, principe egizio che sembra avesse addirittura studiato assieme a Ramses II, conoscesse bene la topografia dei luoghi e che dalle due città sul delta puntasse direttamente a Est verso la Palestina senza dover attraversare il Mar Rosso.

D'altro canto, è pur vero che la Bibbia dice che Mosè ricevette le tavole dei 10 Comandamenti sul Monte Sinai, dove sembra che Mosè fosse stato per alcuni anni quando era responsabile delle miniere del faraone. Infatti, il Monte Sinai si trova molto più a Sud e avrebbe reso necessario l'attraversamento del Mar Rosso se Mosè col suo popolo si fosse diretto subito a sud quando partì da Pi-Ramses e Pitom. Ma è anche possibile che Mosè sbagliò direzione dirigendosi verso Sud, invece che verso Est, dopo aver superato i Laghi Amari.



Mosè

Il già menzionato grande faraone Ramesses II (o Ramsete o Ramses) sembra che abbia regnato dal 1304 al 1279 e quindi relativamente in epoca vicina (circa 100 anni prima?) al suo predecessore monoteista Amenofi IV (o Amenhotep IV), che in omaggio al dio Aton cambiò il suo nome in Aken-Aton e che regnò dal 1379 al 1372 , per cui sembra molto probabile che Mosè sia stato affascinato dalla religione monoteista di Aken-Aton e abbia identificato Aton con il Dio Javeh, venerato dai numerosi Ebrei che si trovavano in Egitto e che lavoravano, in condizione di semischiavitù o schiavitù per conto dei Faraoni (sembra fossero addetti alla costruzione dei mattoni che si ottenevano mescolando l'argilla con la paglia e forse anche alla lavorazione delle pietre da costruzione). Considerato che gli Egizi con Tutankh-Amon, genero di Amenofi IV/Aken-Aton, che regnò dopo il suocero e ritornò a Tebe) erano tornati all'antica religione politeista dominante a Tebe, circa 100 anni dopo, Mosè, che era stato molto amico di Ramses II, litigò con lui e fuggì con gli Ebrei, mettendo in atto una grande migrazione dall'Egitto alla Palestina, sull'esempio di altre e numerose migrazioni che, come già detto, facevano anche altri popoli in quel periodo storico ed i quella area geografica.

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Data la notorietà ed importanza biblica e storica di Mosè pare utile ricordare che “mosis”, “mesis” e simili dittonghi, che si trovavano quale “parte” (suffissi o prefissi) dei nomi dei faraoni, significavano “figlio” (Thutmosis= figlio della dea Thut; Ahmosis= figlio del dio Ahmon; Ramses= figlio del dio Ra). Anzi ricordando che Mosè bambino venne trovato dalla figlia del faraone nelle acque del Nilo taluni ritengono che “m-s-” (gli egizi non scrivevano le vocali) significasse “venuto dalle acque”. A mio avviso, potrebbero aver ragione sia gli uni che gli altri, perché tutti i figli nascono dalle “acque” della madre-partoriente.



Mosè, ammesso che fosse davvero un Israelita (o Hyksos?), era di certo completamente “egizianizzato” dato che aveva vissuto a lungo presso la corte dei faraoni e che entrava e usciva tranquillamente dal palazzo reale e dalla stessa sala del trono dove il faraone teneva udienza, assistito dai sacerdoti, dal visir e dagli alti funzionari di corte.

Quasi tutti gli storici mettono in dubbio che la migrazione dell'Esodo sia durata veramente 40 anni e che Mosè abbia attraversato veramente il Mar Rosso che si aprì al suo passaggio per miracolo. Ed a mio avviso, essi hanno pienamente ragione. E ciò anche perché potrebbe essere vero quanto scritto nella Bibbia e cioè che Mosè morì prima di arrivare nella Terra Promessa, cioè in Palestina, dato che quando iniziò l'Esodo, Mosè doveva essere già avanti negli anni (è rappresentato sempre con una lunga barba bianca!). Infatti, prima dell'Esodo egli aveva avuto dai faraoni (Ramses II?) degli incarichi importanti, in quanto sembra che fosse stato nominato responsabile delle miniere egizie del Sinai e successivamente responsabile della costruzione di una città (Pi-Ramses?) nel delta del Nilo. Poi, dopo aver ucciso il sovrastante dell'operaio ebreo, Mosè fuggì nel deserto dove restò alcuni anni e sposò la figlia del capo tribù che lo ospitò. Peraltro, come già detto, non si sa bene come gli Israeliti contassero gli anni (basti pensare ai primi patriarchi come Matusalemme che, secondo la Bibbia, vissero centinaia di anni!!). Pare difficile immaginare che Mosè fosse vissuto 80-90 anni senza le moderne medicine e mangiando per 40 anni soltanto la “manna” nel deserto! Quindi l'Esodo deve essere durato molto di meno dei “nostri” 40 anni, ma un periodo molto più breve, come ho sottolineato in precedenza.

Quanto alla miracolosa separazione delle acque che permisero l'attraversamento del Mar Rosso bisogna dire che anche in questo caso, la Bibbia esagera un po': la cosa sembra del tutto improbabile dato che gli Ebrei dell'Esodo si trovavano nelle vicinanze del delta, cioè molto più a Nord di Tebe, e come abbiamo visto prima non c'era nessun bisogno di scendere tanto a Sud da dover poi attraversare il Mar Rosso! Quindi Mosè partì per l'Esodo non da Tebe, ma dalla capitale Pi-Ramses che si trovava nel delta: in quel punto il Mar Rosso non c'è, perché si trova molto più a Sud. Come ho prima evidenziato, dove oggi c'è il Canale di Suez, vi erano dei laghetti o paludi con basso fondale, magari con acqua salata o salmastra donde il nome di Laghi Amari, che addirittura mostravano il fondo fangoso quando spirava un forte vento da Oriente! Ecco quindi da dove Mosè ed i suoi passarono, magari approfittando di un forte vento da Est che aveva spinto le acque dei laghetti di cui sopra sulla sabbia del deserto, rendendo facilissimo il passaggio delle tribù di Israele, bagnando solo i piedi

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di uomini e bestie, o magari le gambe fino alle ginocchia!



I re d'Israele ed i faraoni d'Egitto

Esaminiamo adesso un periodo storico successivo di 200 o 300 anni e vediamo chi erano i re d'Israele fino a Salomone per poterne confrontare sinteticamente le storie ed i nomi con i faraoni dello stesso periodo storico.

Riporto qui di seguito la lista dei nomi dei faraoni e dei “leaders” o eroi e re degli Israeliti come è stata pubblicata nell'articolo di Ralph Ellis, integrandola con quella riportata con le relative date nel Volume I della Storia Universale di Nicolas Grimal, edita nel 2004 dal Corriere della Sera, relativamente allo stesso periodo:



Ralph Ellis Storia Universale

Faraoni Leader o Re d'Israele Re d'Israele Faraoni Date a.C.

Ramesses (Ramses) Ezron (Hezron) Gedeone Ramses XI 1098-1069

Ramesses IX Ram

Amen-Nesbanebdjed

(Smendes) Amminadab Jefte Smendes 1069-1043

Nemneshu (Amenem

Neshu) Nahshon Sansone Amenemnesut 1043-1039

Samuele Pseusennes I 1039-993

Saul Pseusennes I 1039-993

Siamun Salmon (Salmah)

David Pseusennes I 1039-993

Bas-Uasorkon Boaz David Pseusennes I 1039-993

Amenem-Opet Obed David Amenemope 993-984

David Osorkon 984-978

(il Vecchio)

Salomon Siamon 978-959

Salomon Pseusennes II 959-945

Psusennes II(??) David (??)

Roboamo Sheshonq I 945-924

e Geroboamo Sheshonq I 945-924



Prego notare che, secondo la Bibbia, Salmon o Salmah, contemporaneo del faraone Siamun o lo stesso faraone(?), era persona diversa da Salomon, figlio di David. Salmon infatti era il padre di Boaz o Booz ed il nonno di Obed, che a sua volta era il nonno di David e quindi un antenato di Gesù.

Constatato con sorpresa che gran parte dei nomi dei re d'Israele e dei Faraoni della lista sono davvero molto simili, non solo come Salmon e Siamun e David e Duad, ma pure quelli che a prima vista possono sembrare differenti come Ramses e Ram, Amenem-Opet e Amenemope(d), Bas-Uasorkon e Boaz, Sansone-Nahshon e Neshu (Amenem-Neshu),) si potrebbe davvero concludere che i re d'Israele furono in effetti i faraoni della XXI dinastia come fa Ellis !!

Ralph Ellis sostiene l'identità di David con Pseusennes II. Preciso che l'indicazione di

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David come contemporaneo di Pseusennes II e non di Pseusenne I, deve quasi certamente attribuirsi ad un errore di stampa, perché Pseusennes II fu contemporaneo di Salomone, e David fu contemporaneo di Pseusennes I, se non addirittura la stessa persona! Quindi, a mio avviso, Ellis in realtà si riferisce a Pseusennes I e ricorda che:

(a) sia Pseusennes che David venivano associati entrambi ad una stella (la stella di David) e ad una città (la città di David)

(b) che un altro nome di Pseusennes era “Pa-seba-kha-en-nuit” che significherebbe: “la mia stella sorge sopra la città!”

(c) che Pseusennes era chiamato pure Duad

(d) che re David aveva una figlia che si chiamava Maakahah Tamar rmt hkem, mentre Pseuesennes aveva pure una figlia dal nome molto simile, cioè Maakhare Mu-Tamhat!!

(e) che i due re avevano due generali del loro esercito con i medesimi nomi: Un-Joab-Endjed e Herum Atif.



Ma queste coincidenze pur se molto significative, per me non sono sufficienti a far concludere per una definitiva identità fra David e Pseusennes I e più in generale per una identità fra re d'Israele e faraoni della XX o XXI dinastia. Bisogna, a mio avviso, cercare di fare un più preciso confronto fra le personalità di ciascuno dei diversi re e faraoni e vedere anche quello che ciascuno fece o realizzò durante il suo regno. Innanzi tutto, sono da sottolineare due aspetti di carattere generale che si riferiscono alla XXI dinastia. Secondo la storia dell'antico Egitto che si ricava da diversi scritti degli stessi egizi

A) i faraoni della XXI dinastia, cioè da Ramses III a Ramses XI, erano personaggi secondari (sembra che Ramses VIII non avesse neppure un esercito degno di questo nome, perciò sotto il suo regno nel delta vi furono molte incursioni e saccheggi),

B) i grandi sacerdoti del dio Amon di Tebe non riconoscevano l'autorità regale, il potere e la supremazia politica e religiosa dei faraoni del Basso Egitto, la capitale dei quali era stata spostata a Tanis, nel delta del Nilo. Ciò significa che vi fu una significativa rottura fra i faraoni del Nord ed i sacerdoti e l'aristocrazia del Centro-Sud dell'Egitto.

Esaminiamo adesso, uno per uno, in parallelo, la vita di ciascuno dei re e dei faraoni elencati nella tabella di cui sopra:



Ramses IX e Ramses XI vs Ezron, Ram e Gedeone

Ramses IX e Ramses XI furono faraoni di scarsa importanza storica che regnarono intorno all'anno 1050-1000 a.C. quando, come detto prima, il potere era diviso fra i faraoni al nord ed i sacerdoti di Tebe al Centro-Sud. Ezron o Hezron sarebbe della stessa epoca di Ramses IX e Gedeone sarebbe stato “giudice” del popolo di Israele nello stesso periodo di Ramses XI (1098-1069 a.C.). Nella Bibbia (Libro dei Giudici), i “giudici” del popolo di Israele sono presentati come capi militari, civili e spirituali ispirati da Dio, tanto da parlargli spesso e sentire i suoi comandi dalla viva voce di Dio stesso! I giudici praticamente governarono l'antico stato d'Israele all'incirca dal 1150 al 1025 a.C, cioè fino all'elezione del primo Re d'Israele, Saul.

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Nel Terzo Libro dei Re è scritto però che Ezron era un re della Siria che abitava a Damasco e che era il padre di Tabremon ed il nonno di Benadab. Nel Primo Libro delle Cronache è scritto che Hezron sposò la figlia di Machir, padre di Gelead, da cui nacque il primogenito Ram, che a sua volta generò Amminadab, da cui nacque Salmon o Salmah, padre di Booz e nonno di Obed, padre di Iesse e nonno di David.

Quindi se l'Ezron del Libro dei Giudici è la stessa persona dell'Ezron del Primo Libro delle Cronache, bisogna concludere che gli antenati di David erano dei Siriani e non degli Israeliti. Nulla di male, per la verità, perché lo spostamento continuo di popoli nomadi e seminomadi, dediti alla pastorizia è assolutamente necessario per i pastori che devono trovare sempra nuovi territori per sfamare i propri greggi (l'agricoltura favorisce la stanzialità) e quindi si sarà verificato il caso che il medesimo popolo sia stato prima in Siria e poi in Palestina, dove magari si fermarono per molte generazioni.

Poco o nulla dice la Bibbia di Ram: noto però che il suo nome corrisponde esattamente alla parte iniziale del nome Ramesse o Ramses: potrebbe essere un indizio della identità di Ram con uno dei faraoni che si chiamavano Ramses? Però di faraoni col nome Ramses, cioè figlio di RA (Amon-Ra era notoriamente una divinità maggiore dell'antico Egitto) ce ne sono stati tanti, almeno undici! Con chi di loro identificare Ram? Il raffronto va fatto con gli ultimi due Ramses, non certo coi precedenti, vissuti molto tempo prima del periodo storico che stiamo esaminando.

Il “regno” del faraone Ramses o Ramesse XI si può dividere in due parti:
la prima è caratterizzata da un periodo di diciotto anni in cui il paese fu travagliato da una guerra civile nel Nord dell'Egitto, mentre la seconda è quella denominata della "Rinascita" in cui viene annullato il conteggio dei precedenti anni di governo per ripartire da zero, quando Ramesse XI con l'aiuto di Herihor, generale, gran sacerdote e futuro "re di Tebe", riprende il controllo di tutto il paese.
Sotto Ramesse XI si compirono furti in pieno giorno al Ramesseum e a Medinet Habu. E' questo un altro segno della grande difficoltà in cui si trovava l'Egitto al termine della XX dinastia. A rendere ancora più complicata questa situazione è la presenza di alcuni personaggi, la cui figura è stata a lungo studiata dagli storici. Tra questi segnaliamo Panehesy, vicerè di Kush, chiamato in territorio egizio da Ramesse XI per riportare ordine nelle zone della Tebaide, ma Panehesy invece di riportare l'ordine a Tebe vi spadroneggiò impunemente e si spinse fino a Hardai, a 400 chilometri da Tebe.
In poco tempo, dopo aver saccheggiato diverse città, le truppe del vicerè di Kush controllavano l'intera zona dell'Alto Egitto. La popolazione soffriva la fame, la corruzione dilagava e continuavano i saccheggi alle necropoli. Le tombe recavano le tracce dei danni causati da spoliazioni che non potevano certo essere attribuite a piccoli ladruncoli affamati in cerca di qualche oggetto prezioso. Una ipotesi è che quelle distruzioni fossero opera delle truppe di Panehesy, il quale diventò presto una minaccia per il paese e per il faraone stesso. Altra ipotesi che riguarda i saccheggi alle tombe della Valle dei Re, è stata proposta da Ralph Ellis. Di essa riferirò in seguito.

Sappiamo così poco della vita di Ram che non è possibile confrontarla con quella di Ramses XI per capire se si trattò della stessa persona o no.

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Il giudice Gedeone era il più piccolo figlio di Ioas, ed abitava ad Ofra, un villaggio ad Ovest del Giordano ed era uomo di grande fede nel Dio di Israele. Dopo 40 anni di pace che seguirono la vittoria contro i Cananei, gli israeliti si allontanaronoo di nuovo dai comandamenti di Dio e dalla sua protezione. Dio li lasciò alla mercé di due popoli pagani ed oppressivi fino a quando Gedeone venne scelto da Dio per salvare il popolo dagli attacchi dei Madianiti e dagliAmaleciti, e per rimuovere l'idolatria. Seguendo l'ordine divino, Gedeone distrusse di notte l'altare in onore di Baal costruito nella città. Quando gli abitanti seppero quello che aveva fatto vennero a reclamare che Gedeone fosse consegnato a loro, ma il padre Ioas intervenne replicando sprezzantemente che se Baal era un dio avrebbe potuto difendersi da solo (cfr. Giudici 6,25-32).

Gedeone riunì in seguito gli uomini delle tribù di Manasse, di Aser, di Zabulon e di Neftali per combattere gli invasori di Madian e di Amalek.]Nonostante gli invasori avessero un esercito di 135.000 uomini rispetto ai 32.000 israeliti di Gedeone, Dio ordinò a Gedeone di scegliere solo trecento uomini. Durante la notte, Gedeone si infiltrò nel campo dei Madianiti e quando i trecento israeliti si lanciarono all'attacco al suono dei corni, i madianiti furono presi dal panico e molti di loro si uccisero a vicenda. I sopravvissuti si dettero alla fuga (cfr. Giudici 7,16-22). Dopo quella vittoria gli israeliti chiesero a Gedeone di diventare loro re, ma Gedeone rifiutò rispondendo che né lui né i suoi figli li avrebbe mai governati perché solo Dio era e doveva essere la loro unica guida (cfr. Giudici 8,22-23). In questo modo il paese conobbe la pace durante tutto il periodo in cui Gedeone fu giudice, ovvero 40 anni (i soliti 40 anni, misura del tempo approssimativa che gli Israeliti usavano per indicare un lungo periodo di tempo, ed in genere la durata della vita di una intera generazione.

Esaminata la storia parallela di Ramses XI e di Gedeone non mi pare ci siano punti di contatto tali da giustificarne l'identità. Si tratta di due storie completamente diverse!



Amen-Nesbanebdjed o Smendes vs. Amminadab e Jefte

Passiamo adesso al confronto fra il faraone Amen-Nesbanebdjed o Smendes e il re Amminadab o Jefte, figlio di Ram, che vissero nel periodo che va dal 1070 al 1050 a.C. circa.

Amen-Nesbanebdjed o Smendes era di origine sconosciuta (forse perché di origine Hyksos?), ebbe come seconda moglie Mutnedjem che gli diede il figlio Pseusennes e spostò la capitale da Pi-Ramses a Tanis. Smendes fu contemporaneo del re d'Israele Amminabad o Jefte, che succedette al leader di Israele Ezron o Hezron, padre di Ram. Non è chiaro se Smendes fu il successore di Ramses XI e se regnò sul nord dell'Egitto dalla capitale Tanis, divenuta il luogo principale del culto di Amon nel Nord dell'Egitto, oppure se egli fosse un generale dell'esercito di Ramses XI e poi visir (governatore) nella parte finale della XX dinastia. Egli non aveva alcun legame con la famiglia reale eccetto che aveva sposato la figlia di Ramses XI Tentamon. Si pensa che fu lui il responsabile della reclusione di Ramses XI, di cui magari prese il posto dopo averlo fatto incarcerare.

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Come detto si erano costituiti in pratica due regni, quello del Basso Egitto (a Nord) e quello dell'Alto Egitto (a Sud) e può darsi che Smendes trovasse un accordo con Tebe, tanto che circa 50 anni più tardi Sheshonq, fondatore della XXII dinastia, riunì l'Egitto nuovamente. Vi è poi un Nesbanebdjed II o Smendes II che fu gran sacerdote di Amon a Tebe e che governò dal 992 al 990 a.C. circa a cui succedette il fratello Pinedjem II. Nel documento detto di Wenamun (che si trova nel museo di Mosca) sta scritto che durante l'ultima decade del regno di Ramses XI, Wenamun viaggiando da Biblos verso il Libano per procurarsi il legno di cedro per costruire una nuova barca di Amon-Ra, passò per Tanis dove incontrò Smendes e la moglie Tentamon. Smendes viene descritto come la persona a cui Wenamun diede le proprie credenziali dategli da Herihor, l'alto sacerdote di Amon e grande generale del sud dell'Egitto. Wenamun fu inviato in Siria da Smendes, futuro faraone, in accordo con Herihor e altri nobili che collaborarono per mettere assieme il denaro occorrente per il viaggio in Siria di Wenamun. A quel tempo Ramses (se non era già in carcere) viveva nella città di Pi-Ramses, che distava almeno 20 km da Tanis, e Wenamun passò per Tanis dove incontrò Smendes e la moglie Tentamon da lui definiti come i “pilastri” di Amon nel Nord del paese. Quindi vi era stata una riconciliazione con Tebe.

Amminadab è il leader israelita contemporaneo di Smendes e viene citato nel Vangelo di Matteo come antenato di Gesù (Matteo 1.4): “Abramo fu il padre di Isacco, Isacco di Giacobbe, ….. Heszròm di Aram, Aram fu il padre di Amminadab, Amminadab di Nahshon, Nahshon di Salmon (o Salmoah). Salmon fu il padre di Boaz da parte di Rahab (madre di Boaz), e Boaz fu il padre di Obed (la madre fu Ruth) e Obed di Jesse, Jesse di David, David di Salomone….Mattan di Giacobbe, Giacobbe di Giuseppe, Giuseppe sposò Maria e Maria fu madre di Gesù, chiamato Cristo”.

In base alla genealogia della Genesi, Amminadab era figlio di Ram (o Aram) ed era nato durante l'esilio degli Isareliti in Egitto. Era il padre di Nahshon, capo della tribù di Giuda. La sorella Elisheva era moglie di Aaron (Esodo 6.23).

Una curiosità: in una lunetta della Cappella Sistina a Roma è dipinto il “ritratto” di Amminadab, quale antenato di Gesù Cristo e allora mi chiedo: ma Gesù non era figlio di Dio e di Maria Vergine? O mi sbaglio? Cosa c'entra Amminadab antenato, nonno o bisnonno di Gesù?? Come mai Papa Sisto permise a Michelangelo di fare questo “ritratto” che è contrario ad uno dei cardini della Chiesa Cattolica e cioè che Gesù figlio di Dio? Quel Papa che ordinò di “ricoprire” le nudità dei personaggi di Michelangelo nella Cappella Sistina, perché non ordinò di ricoprire pure questo dipinto che mostrava un antenato di Gesù? Il quale non aveva antenati perché figlio di Dio, anzi Dio egli stesso formando la Trinità assieme allo Spirito Santo!!

Le notizie su Amminadab non sono tali da permetterci un raffronto con Smendes/Amen-Nesbanebdjed: solo i due nomi hanno qualche somiglianza:

ammin = amen (= amon?); nonchè nabad = neb..ed! Per la verità, la Bibbia sembra parlare di tre persone aventi lo stesso nome Amminadab, anche se tutti e tre sono stati della tribù di Giuda e antenati di David. Che uno dei tre fosse la stessa persona del faraone Amen-Nesbanebdjed/Smendes?

Jefte, il Galaadita, era il nono giudice di Israele: uomo forte e valoroso, figlio di una prostituta e di Galaad, visse per questo gravi motivi familiari dato che gli altri figli -17-

che Gallad ebbe con la moglie, quando divennero adulti, scacciarono Jefte (o Jesse) da casa dicendogli che a lui non sarebbe spettata alcuna eredità del padre, perché figlio di un'altra donna (prostituta per giunta!!) Ricordo che questa situazione di gelosia e odio fra fratelli Israeliti capitò anche a Giuseppe che, come abbiamo visto, prima i fratelli volevano ammazzare buttandolo nel pozzo e poi lo vendettero come schiavo: quest'odio fra fratelli forse doveva accadere spesso come conseguenza del fatto che a quel tempo i capi tribù degli Israeliti (lo ricordo, popolo eletto di Dio!) avevano “legittimamente” diverse mogli e concubine!

Jefte allora fuggì lontano dai suoi fratelli e si stabilì nel paese di Tob. Attorno a Jefte si raccolsero dei predoni, che facevano con lui incursioni e saccheggi. Qualche tempo dopo i figli di Ammon (cioè gli Egizi?) mossero guerra a Israele, e gli anziani della tribù andarono a cercare Jefte e gli offrirono il comando delle truppe che dovevano combattere contro l'Egitto.

Jefte prima rispose agli anziani di Galaad: "Non mi avete voi odiato e scacciato dalla casa di mio padre? Perché venite da me ora che siete nell'avversità?", ma poi accettò l'incarico e per prima cosa inviò dei messaggeri al re dei figli di Ammon, cioè al faraone, per dirgli: "Che c'è fra me e te, perché tu venga contro di me a far guerra nel mio paese?". Il faraone rispose che quando gli Israeliti lasciarono l'Egitto si impadronirono del suo paese, dal fiume Arnon fino al fiume Jabbok ed al Giordano, e chiese a Jefte di restituirgli quei territori amichevolmente. Jefte rispose che non era vero quanto affermato dal faraone perché gli Israeliti, dopo aver attraversato il Mar Rosso, si fermarono a Kades. Insomma, dopo l'ulteriore scambio di messaggi iniziò la guerra che fu vinta da Jefte. Se questa è la storia, dato il conflitto fra Jefte ed il faraone, cioè Smendes suo contemporaneo, non vi è molto spazio per ritenere che i due fossero la stessa persona. Forse si potrebbe sostenere l'ipotesi che Smendes/Amminabad, faraone Hyksos residente nel nord del paese entrò in conflitto con una tribù o più tribù di predoni comandati da Jefte che al momento occupavano il territorio della Palestina immediatamente ad ovest del Giordano e che venne sconfitto dagli stessi che continuarono a vivere in quel territorio. Mi pare interessante riferire quanto scritto nella Bibbia a proposito di questa vittoria di Jefte: Jefte aveva fatto un voto all'Eterno che, se lo avesse fatto vincere, egli avrebbe ucciso ed offerto in sacrificio a Dio “ciò che uscirà dalle porte di casa per venirmi incontro”. Quando Jesse ritornò vittorioso a casa sua, dopo aver fatto una grande strage di figli di Ammon, gli uscì incontro la sua unica figlia con tamburelli e danze. Come la vide, Jefte si stracciò le vesti e disse: "Ah, figlia mia, tu mi rendi grandemente infelice, tu mi porti sventura! Io ho dato la mia parola all'Eterno e non posso tirarmi indietro". Ella gli disse: "Padre mio, se hai dato la tua parola all'Eterno, fa' di me secondo ciò che è uscito dalla tua bocca, perché l'Eterno ti ha vendicato dei tuoi nemici, i figli di Ammon".

Poi disse a suo padre: "Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, affinché possa andare in giro per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne". Egli le rispose: "Va'!". E la lasciò andare per due mesi. Così ella se ne andò con le sue compagne e pianse sui monti la sua verginità. Alla fine dei due mesi ella tornò da suo

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padre; ed egli la uccise secondo il voto che aveva fatto. Ella non aveva conosciuto uomo. Così divenne usanza in Israele che le figlie d'Israele vanno tutti gli anni a piangere la figlia di Jefte, il Galaadita, per quattro giorni.

Noto che nella Bibbia non vi è alcuna parola di pietà per la figlia uccisa dal padre, ma una sorta di compiacimento per il fatto che il padre uccide la figlia per rispettare una promessa fatta all'Eterno e Misericordioso!! Nessuna misericordia, nessun angelo viene mandato a fermare la mano assassina di Jefte!

Quanto sopra mi ricorda un altro episodio della Bibbia che giustifica il sacrificio umano per compiacere a Dio: quello di Abramo che avrebbe certamente ucciso Isacco se non fosse apparso l'angelo col caprone che fu ucciso al posto del figlio! Vi è poi una tragedia greca di Euripide “Ifigenia in Tauride” (che abbiamo tradotto dal greco in terza liceo) con l'episodio di Agamennone che prima di arrivare a Troia, immolò in sacrificio la figlia Ifigenia per assicurarsi la benevolenza degli dei che avrebbero dovuto farlo vincere nella guerra contro i troiani! Per non parlare poi degli dei sanguinari degli Inca, Maja e Aztechi a cui venivano sacrificati giovinetti e giovinette in gran quantità!! Insomma non vi è dubbio che i popoli antichi e primitivi ricorrevano più o meno spesso ai sacrifici umani, magari dei propri figli, immolandoli alla divinità per cercare di ottenerne la benevolenza o di attenuarne l'ira che si manifestava con guerre, saccheggi, terremoti, temporali con tuoni e fulmini, ecc.

Nemneshu o Amenem-Neshu o Amenemnesut

Su internet non ho trovato notizie sulla vita del faraone Nemnemshu o Amenem-Neshu, per cui le seguenti notizie sono derivate dal volume I della Storia Universale di Nicolas Grimal e si riferiscono ad Amenemnesut che, almeno dal nome quasi uguale, dovrebbe essere la stessa persona di Amenem-Neshu.

Quando Smendes morì, il potere venne diviso tra due corregenti Neferkara Amenemnesut e Psusennes I che gli sopravvisse e regnò fino al 993 a.C. Amenemnesut visse (a Tebe?) nel periodo in cui iniziò il pontificato del sommo sacerdote di Tebe Menkheperra che fronteggiò gli ultimi esiti della guerra civile che aveva infiammato Tebe ed amnistiò coloro che si opponevano al potere dei sacerdoti di Amon che abitavano nel deserto occidentale ed erano di origine libica (Hyksos?) particolarmente odiati e disprezzati dalla nobiltà sacerdotale tebana in quanto discendenti degli immigrati libici. Menkheperra era fratello di Psusennes I di cui parlerò in seguito. Noto allora che il passaggio del potere nelle due città gemelle Tebe e Tanis avvenne nello stesso periodo: a Tebe Smendes II successe al padre, il gran sacerdote di Amon Menkheperra, mentre a Tanis Amenopet o Amenemope successe a Psusennes I (che forse era suo padre) nel 993 a.C. e sembra essere stato contemporaneo di David che regnò nello stesso periodo di Pseusennes I verso la fine dell'anno 1000 a.C. ed in parte anche nello stesso periodo di Amenopet o Amenemope (993-984 a.C.) e di Osorkon (984-978 a.C.).

Intorno all'anno 1000 a.C., quando a Tanis regnava Pseusennes I dovevano essere contemporanei, se non la stessa persona, l'Egizio Nemneshu o Amenem Neshu e fra gli Israeliti Nashon e Sansone. Però c'è qualcosa che non quadra, cioè una differenza

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di tempo considerevole fra l'epoca di Nashon, che stando alla Bibbia visse molto prima, ai tempi di Mosè,e quella di Sansone che invece visse un po' prima di Samuele.

Nashon

Nashon, figlio di Amminadab, sembra essere stato uno dei capi tribù che il buon Dio indicò a Mosè per fare il suo assistente ed aiutarlo a fare il censimento degli Israeliti delle varie tribù che fuggivano dall'Egitto durante l'Esodo. Trattasi del capo della tribù di Giuda che ovviamente visse molto prima del periodo storico che stiamo esaminando (1043-1039 a.C.). Quindi direi che questo Nashon era magari un antenato di un altro Nashon vissuto nel periodo che stiamo esaminando, ma di cui non si hanno notizie o almeno io non ne ho trovate. Forse questo secondo Nashon era la stessa persona del molto più noto Sansone, data una certa assonanza dei nomi.



Sansone

Su Sansone, invece, Wikipedia racconta una storia molto interessante, che val la pena di riassumere qui anche se rischio di andare un bel po' “fuori tema”. Questa storia, a mio avviso, fa luce sulla mentalità del tempo e sulla ingenua o assurda credenza di contatti diretti e abbastanza continuativi fra uomini, angeli e Dio Onnipotente! Le conoscenze e la cultura generale dei popoli di allora dovevano essere davvero di livello molto basso per credere a certe cose che certamente qualche profeta, giudice o sacerdote sosteneva fosse la verità, come i contatti diretti con la divinità che qualche “privilegiato” aveva in gran quantità!! Purtroppo, questi contatti diretti da un po' di tempo sono malauguratamente venuti a cessare!! Ma che, fra l'altro, al tempo non evitavano che le persone fossero meno “cattive” di adesso! Un esempio ci è dato proprio da Sansone!

Allora, nel Libro dei Giudici della Bibbia, è scritto che Sansone era un giudice di Israele, come Samuele. Egli però era anche un eroe dalla forza prodigiosa, concessa direttamente da Dio. Le sue imprese sono straordinarie, ma sono solo una tappa verso la liberazione dai Filistei dato che gli Israeliti restarono in balìa dei Filistei per quarant'anni (termine, come già detto, non tassativo, ma che per gli Ebrei indicava più o meno una generazione). Durante questo periodo a Zorea viveva Manoach, della tribù di Dan, assieme a sua moglie, che non aveva avuto figli. Un angelo apparve alla donna e le annunciò la nascita di un figlio! (Come si sa, un altro angelo apparve alla Vergine Maria per annunciarle la nascita di Gesù. E allora mi chiedo: non è che gli Israeliti scambiavano le cicogne che portano i bambini con gli angeli? Le cicogne hanno grandi ali bianche come gli angeli, o no? Per la verità, le cicogne non parlano, ma gli angeli sì, anzi parlano in nome di Dio!) L'angelo quindi ordinò alla moglie di Manoach di astenersi da cibi impuri e bevande inebrianti e di non tagliare i capelli del bambino perché egli sarà un “nazireo”, cioè consacrato a Dio fin dal concepimento, e libererà Israele dai Filistei. La moglie riferì al marito della visita. Manoach pregò il Signore di mandare di nuovo l'angelo per insegnare loro cosa fare per il nascituro.

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L'angelo tornò e confermò quanto preannunciato. Manoach allora sacrificò un capretto al Signore, con grande raccapriccio dei vegetariani e vegani dell'epoca che non compresero il motivo di ammazzare un capretto e sacrificarlo a Dio Onnipotente. Ma al tempo era normale sacrificare gli animali a Dio (lo facevano anche i greci e i romani) tanto che si creò la figura del “capro espiatorio” e dell'agnello che, sacrificato, toglieva i peccati del mondo (ancora oggi durante la messa si invoca l'”agnus Dei qui tollis peccata mundi”!). E poi le fiamme dell'olocausto (perché dopo l'uccisione il capretto veniva ben cotto allo spiedo seduta stante!) che naturalmente vanno verso l'alto, verso il cielo, dovevano aiutare gli angeli a ritornare in cielo, assieme al fumo ed al profumo dell'arrosto, come appunto accadde all'angelo in questione. Infatti, il racconto biblico continua dicendo che quando l'angelo salì verso il cielo assieme alle fiamme dell'olocausto, Manoach e la moglie si gettarono faccia a terra. Nonostante la faccia fosse rivolta verso terra, Manoach disse alla moglie di temere la morte perchè aveva visto Dio! La moglie (un po' più intelligente!) però lo rassicurò, dicendogli che se questa era la volontà del buon Dio (cioè di farlo morire), allora Egli non avrebbe accettato l'offerta del capretto. In seguito la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. Ciò nonostante, ne combinò di tutti i colori!

Divenuto grande, Sansone vede una figlia dei Filistei e se ne innamora. Tornato a casa, dice ai genitori di volerla chiedere in sposa. Costore, davanti alla risolutezza del figlio, accettano di imparentarsi con una straniera, filistea per giunta. Sansone si mette in viaggio con i genitori per andare a chiedere la mano della sposa ai genitori di lei. Giunti presso le vigne di Timna, un leone attacca Sansone. Investito dallo spirito del Signore, Sansone squarcia a mani nude il leone! Va quindi dalla donna, le parla e la chiede in sposa. Dopo qualche tempo, tornando per prendere la donna, esce dalla strada e vede la carcassa del leone: tra i suoi resti trova una colonia di api. Prende del miele (che le api avevano prodotto dentro la carcassa del leone!!??), ne mangia e poi lo offre ai genitori, ma senza raccontarne la provenienza (se lo avesse detto, col cavolo che l'avrebbero assaggiato!!). Anche Manoach va a casa della donna per lo sposalizio. Sansone offre un banchetto ai trenta invitati della sposa nel corso del quale Sansone propone un indovinello agli invitati: «Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce».

Il banchetto è colossale perché durerà sette giorni! Se gli invitati sopravviveranno a sette giorni di mangiate e bevute e riusciranno a risolvere l'indovinello entro i sette giorni del banchetto, riceveranno in dono da Sansone trenta tuniche e trenta vesti; ma se nessuno indovinerà la soluzione, allora saranno gli invitati Filistei a dover donare altrettanto a Sansone. Dopo tre giorni di banchetto e di tentativi di risolvere l'indovinello, al quarto giorno gli invitati (tanto per gradire!!) minacciano la sposa di dar fuoco a lei e alla casa di suo padre se non convince il marito, cioè Sansone, a spiegare l'indovinello. Per i sette giorni del banchetto la sposa tormenta Sansone con continui piagnistei per avere la soluzione. Il settimo giorno Sansone cede e spiega solo a lei la soluzione. Lei però lo tradisce e la riferisce ai Filistei. Nel settimo giorno,

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prima del tramonto, i filistei dicono a Sansone di aver risolto l'enigma: «Che c'è di più dolce del miele? Che c'è di più forte del leone?»

Sansone capisce di essere stato raggirato dalla sposina che aveva svelato l'enigma agli invitati. Allora Sansone viene investito dallo spirito del Signore e si reca ad Ascalon (forse un paese vicino a quello dove si svolgeva il banchetto nuziale), dove uccide trenta uomini e prende le loro vesti per darle agli invitati della sposa (per la verità, doveva portare loro anche 30 tuniche, ma Sansone non va tanto per il sottile e forse non si sente di ammazzare altri trenta uomini per appropriarsi delle loro tuniche! E poi, sia detto qui per inciso, per fortuna che Sansone poco prima era stato “investito dallo spirito del Signore”, cioè era diventato un po' più “buono” del solito, altrimenti chi sa che macello avrebbe fatto, invece di trenta uomini, ne avrebbe ammazzati trecento!?). Comunque, incavolatissimo, Sansone abbandona il tetto coniugale e se ne torna a casa di suo padre, affidando la sposa al suo compagno che aveva fatto da “amico di nozze”, cioè al testimone. Dopo un certo tempo, tornato dalla moglie, Sansone scopre che il padre l'ha maritata al compagno di nozze (praticamente il suocero, restò del tutto indifferente al fatto che la figlia era già sposata con Sansone, il quale era ancora vivo, anzi aveva ammazzato trenta uomini non appena finito il banchetto nuziale, e quindi era un assassino pericoloso ancora libero e non in carcere: è vero Sansone era un “giudice”, ma la giustizia in Palestina allora doveva funzionare peggio di adesso in Italia o comunque essere ancora più lenta perché il processo non era ancora cominciato!!). Ma torniamo al racconto biblico: Sansone decide di vendicarsi e cattura trecento volpi, lega le loro code a due a due e mette tra le code legate una fiaccola. Poi accende la fiaccola e libera le volpi per i campi dei Filistei, così tutto il raccolto viene bruciato! Quando i Filistei vengono a sapere che la causa del disastro è il matrimonio tradito, bruciano la donna e suo padre. Persa la moglie, anche se era bigama per aver sposato il testimone di nozze, Sansone giura di vendicarsi e compie una strage nel villaggio filisteo. Poi si ritira nella caverna della rupe di Etam. Allora i Filistei si accampano in Giudea e chiedono che Sansone venga legato e consegnato a loro. Tremila Giudei vanno alla caverna, promettono a Sansone che non gli verrà fatto alcun male e lo legano con due funi nuove. Mentre Sansone è ben legato, viene consegnato ai Filistei che gli vanno incontro con grida di gioia. Allora lo spirito del Signore lo investe, le funi si carbonizzano e cadono disfatte dalle mani. Trovata una mascella d'asino, Sansone la usa come arma e uccide mille uomini. Poi, tutto contento, getta via la mascella d'asino. Dopo il massacro, Sansone prova una grande sete e invoca il soccorso del Signore (che nonostante tutto era sempre pronto ad esaudirne i suoi desideri!). Allora Dio spacca una roccia concava che si trova vicino al buon Sansone e ne fa scaturire acqua fresca. Visto che nonostante i massacri ed i danneggiamenti ai raccolti che causarono certamente la fame e forse la morte di tante persone, incluse donne e bambini, il Signore continua a beneficiare Sansone facendolo bere a sazietà e facendolo diventare giudice di Israele per venti anni. Ma non è finita! Il racconto tragicomico su Sansone continua: infatti Sansone va a trovare una donna a Gaza, in terra filistea. Saputolo, i Filistei circondano la casa in

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attesa dell'alba e gli tendono un agguato. A mezzanotte Sansone esce, scardina la porta della città, se la mette sulle spalle e la porta in cima al monte che guarda in direzione di Ebron. In seguito Sansone si innamora di Dalila, una donna della valle di Sorek. Allora i capi dei Filistei offrono a Dalila mille e cento sicli d'argento ciascuno per sedurlo e farsi rivelare il segreto della sua forza, in modo da poterlo legare e magari dargli una bella lezione dopo tutti i disastri che aveva combinato, nonostante egli fosse, come disse l'angelo, un “nazireo”, consacrato a Dio fin dal concepimento!! Ad ogni incontro Dalila interroga Sansone su come dovrebbe essere legato per impedirgli di sciogliersi, ma Sansone giustamente la inganna: la prima volta parla di sette corde d'arco fresche, la seconda di funi nuove, la terza di tessere le sue sette trecce nell'ordito e di fissarle al pettine del telaio. Di volta in volta Dalila esegue le sue indicazioni, inclusa l'ultima soluzione di legare le sette trecce di Sansone al telaio (ma Sansone dormiva accanto al telaio? No!? Ma come fece la sposina a portarlo vicino al telaio? Un bestione di quella stazza doveva essere davvero pesante e altrettanto pesante doveva essere il suo sonno per essere legato, senza svegliarsi, con le trecce al telaio!! Ma poichè Sansone si libera tutte le volte facilmente dai legami, Dalila allora lo tormenta fino alla noia e alla fine Sansone le rivela il suo segreto: se il suo capo venisse rasato, egli perderebbe tutta la forza. Dalila comprende che questa volta Sansone le ha detto la verità e quindi chiama i capi dei Filistei. Questi le portano il denaro e si mettono in agguato. La notte Dalila fa addormentare Sansone sulle sue ginocchia, chiama un “uomo adatto” (cioè un barbiere o parrucchiere) e gli fa tagliare le sette trecce e radere la testa come è di moda oggi. Persa la forza, Sansone viene sopraffatto dai Filistei: gli cavano gli occhi, lo portano a Gaza, lo legano con catene di rame e lo mettono a girare la macina della prigione.

Mentre i capelli cominciano a ricrescergli, i Filistei celebrano un grande sacrificio in onore del loro dio Dagon per ringraziarlo di aver permesso la cattura del loro nemico. I Filistei quindi chiamano Sansone che li intrattiene con dei giochi (anche se cieco perché accecato dai Filistei, Sansone ha ancora voglia di giocare o comunque di intrattenere con dei giochi i suoi carnefici!?). Al fanciullo che lo tiene per mano chiede di lasciarlo e di fargli toccare le colonne portanti della casa per appoggiarsi. Nella casa vi sono tutti i capi dei Filistei e sulla terrazza assistono allo spettacolo tremila persone. Allora Sansone invoca il Signore per vendicarsi del fatto che gli avevano cavato gli occhi, si mette tra le due colonne portanti e gridando «Morte a Sansone e a tutti i Filistei!» con tutta la forza che ha fa crollare la casa. Con lui muoiono più persone di quante ne abbia uccise in tutta la sua vita. Poi i suoi fratelli e familiari prendono il suo corpo e lo seppelliscono nel sepolcro di Manoach, suo padre, tra Zorea ed Estaol.

Nel Kebra Nagast (La Gloria dei Re), antico testo etiope scritto nel IV secolo d.C., vi è un'ampia sezione nella quale è raccontato di come un angelo annunci alla madre del neonato Sansone, che il figlio avrebbe un giorno liberato Israele dai Filistei, e la inviti a farlo crescere illibato, ovvero il più possibile vicino a Dio. I credenti Rastafari (setta religiosa di pseudo-cristiani etiopi durata fino al 1930 quando regnò Hailè Salassiè,

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creduto il nuovo Messia!) sono comunemente conosciuti per le lunghe e dure trecce (rasta) che caratterizzano la chioma di alcuni fedeli e che costituiscono la realizzazione materiale di un voto biblico, il Nazireato, descritto nella Legge Mosaica (Numeri 6) che implica una dieta vegetariana e l'astensione da tutto ciò che sia impuro (ad esempio alcolici e tabacco). La figura finale di Sansone rasato a zero, cieco, incatenato, è dunque un esempio di ciò che può accadere a chi disobbedisce ai comandi divini. Bisogna quindi conservare la propria integrità fisica e morale, e di cui le treccine sono un simbolo da custodire gelosamente. E ancora oggi l'uso delle treccine persiste fra gli ebrei ortodossi: infatti dal cappello nero a larghe falde degli ebrei ortodossi fuoriescono due treccine che incorniciano loro il volto. Poi, oggigiorno cè pure qualcuno che si fa crescere delle lunghe trecce, dette rasta, ma che non credo c'entrino nulla con questa setta religiosa.

Per concludere su Sansone, non mi pare che ci sia possibilità di confronto fra Sansone e qualcuno dei faraoni del suo tempo, salvo forse con Siamun, che però avrebbe regnato più tardi, cioè intorno all'anno 1000 a.C. Siamun restaurò il santuario del grande tempio di Amon, nonché altri templi a Pi-Ramses ed a Eliopolis. In un bassorilievo Siamun è rappresentato a Tanis mentre massacra un asiatico, il che potrebbe evocare, secondo alcuni studiosi, uno scontro fra Egizi-Israeliti e Filistei ricordato anche nel Primo Libro dei Re (IX, 16) della Bibbia. A Siamon succedette Pseusennes I (contemporaneo di David o la stessa persona?) o Pseusennes II (contemporaneo o la stessa persona di Salomone!). Secondo altre fonti a Siamun, succedette Bas-Uasorkon, contemporaneo di Boaz, di David e di Pseusennes I (1039-993 a.C.) e poi Amenem-Opet o Amemenope, contemporaneo di Obed e di David (993-984 a.C.).



Pseusennes I vs. Samuele

Il faraone Pseusennes I o Psusennes I, regnò dal 1039 al 993 a.C. e fu contemporaneo del “profeta-giudice” Samuele e dei primi due re d'Israele: Saul e David. Secondo l'ipotesi di Ralph Ellis, David e Pseusennes erano la stessa persona, ma, faccio notare, che il secondo era figlio di un gran sacerdote di Amon, mentre non pare che David fosse figlio di un gran sacerdote, salvo che suo padre Jesse non fosse anche lui un gran sacerdote di Yaweh. David era della tribù di Giuda e, come detto prima, da lui discenderà il Messia dato che da Davide discende Giuseppe, padre putativo di Gesù (la genealogia di Gesù è riportata nel Vangelo secondo Matteo (1,1-16) e nel Vangelo di Luca ed è tradizionalmente rappresentata da un albero detto albero di Jesse). Peraltro, Samuele, che designò David, era giudice/profeta, figura che potrebbe essere assimilata ad un gran sacerdote.

Psusennes era figlio di Pinedjem, il grande sacerdote di Amon e si insediò nel 1039 a.C. a Tanis, città del nord dell'Egitto, gemella di Tebe, esercitando in prima persona il pontificato di Amon. Per consolidare i legami fra Tanis e Tebe, Pseusennes I diede in sposa al nuovo gran sacerdote di Amon Menkheperra la figlia Asetemkheb e fu uno dei principali costruttori del tempio di Tanis, consacrato alla triade formata da Amon (il padre = il sole), Mut (la madre = la luna) e Khonsu (il figlio = la terra?),

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edificando il nucleo del grande tempio ed un colossale muro di cinta che delimitava il recinto sacro a protezione del tempio di Amon.



Gli archeologi però non hanno trovato molti resti di questi templi che avrebbero dovuto avere una monumentale porta a oriente e la parte più importante dedicata ad Amon o Ammone, a Nord il tempio del dio-figlio Khonsu ed a Sud il tempio della dea-madre Mut in modo da riprodurre il parallelismo con Karnak. I pochi resti trovati testimoniano forse del fatto che Pseusennes I avrebbe voluto costruire questo grande tempio a Tanis (che secondo alcuni studiosi andrebbe identificata con Zion, cioè Sion, cioè un'altra Gerusalemme!), anzi che cominciò a costruirlo, ma non riuscì a completarlo, edificando solo parte del tempio di Ammone e non della triade tebana al completo di Amon, Mut e Konsu.

A costo di sembrare blasfemo, vorrrei qui dire che il cristianesimo cattolico non ha inventato poi nulla di nuovo: gli Egizi avevano la triade ed i cristiani hanno la trinità, formata però da Padre, Figlio e Spirito Santo, mentre Maria Vergine, che pure è chiamata “madre di Dio”, perché madre dell'uomo/Dio Gesù Cristo, non fa parte della Trinità, di cui invece fa parte lo Spirito Santo che ingravidò Maria! La trinità è quindi di “sesso maschile”, forse a comprova della poca considerazione che il cristianesimo cattolico ha della donna tanto che non le è permesso di essere prete e somministrare i sacramenti. Questo della Trinità è uno dei misteri e dogmi più importanti del Cristianesimo perché riconosciuto non solo da Cattolici e Ortodossi, ma anche da Luterani, Anglicani, ecc. ma non dai Testimoni di Geova nè dai Mormoni. Questa dottrina fu precisata nel Concilio di Nicea (325 d.C.) e nel credo niceno-costantinopoletano (381 d.C.) e va interpretato non come la triade egizia di cui sopra, cioè tre divinità distinte, bensì come tre persone della stessa “sostanza” divina (consustanzialità) e non come tre aspetti della stessa divinità (ipòstasi).

Concetti un po' troppo complicati per la mente di un comune mortale. Ma forse molto chiari per i colti vescovi che discussero questi argomenti e decisero queste soluzioni trecento o quattrocento anni dopo la morte di Gesù Cristo (che non mi pare avesse sollevato simili questioni dottrinarie, ma si era sempre qualificato come il Figlio dell'Uomo, inviato dal Padre a predicare la buona novella sulla terra).

Mi pare che gli antichi egizi fossero più “logici” e tenessero le donne in maggiore considerazione: se c'è un padre ed un figlio, non può mancare una madre, no? Ma il cattolicesimo è pieno di dogmi e di misteri della fede! E i dogmi e i misteri sono incomprensibili per la piccola mente del genere umano ovvero incompatibili con la ragione: si deve credere e basta! Senza ragionarci su più di tanto!

So di essere un po' fuori tema rispetto a quanto sto cercando di illustrare in queste mie note, ma accenno solo a un'altra cosa interssante e che dimostra l'alta considerazione di cui godevano le donne nel mondo dell'antico Egitto: la sorella di Psusennes I, di nome Maatkara, era contemporaneamente Divina Sposa di Amon e

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Superiora delle Recluse di Amon: ciò significa che anche nell'antico Egitto vi erano delle donne spose di Amon che restavano recluse (per tutta la vita?), come nel cattolicesimo abbiamo avuto e continuiamo ad avere ancor oggi delle donne-suore “condannate” a restare recluse a vita, perchè monache di clausura. Anche in questo caso, mi viene da dire: nulla di nuovo sotto il sole!! E' risaputo che le donne egizie potevano diventare e/o essere sacerdotesse di Amon o di un altro dio, e così accadeva anche per i Greci ed i Romani (ad es. le Vestali): invece per il cattolicesimo, le donne possono essere soltanto “suore” e mai diventare “sacerdoti”, cioè sacerdotesse, né tantomeno occupare posizioni più elevate nella gerarchia ecclesiastica cattolica formata da parroci, monsignori, vescovi, arcivescovi, cardinali e papi, tutti rigorosamente di sesso maschile e celibi (salvo le eccezioni di omosessuali o amanti svelate negli ultimissimi tempi all'interno del Vaticano e fuori, mentre è noto che all'interno del Vaticano le suore svolgono in genere le funzioni delle donne di servizio -per non dire “serve”- di arcivescovi e cardinali!!). E sembra davvero risibile quanto affermato recentemente da Papa Francesco a proposito delle donne e delle suore, durante un incontro con un numeroso gruppo di suore: ha detto che farà presto una Commissione per studiare la posizione delle donne “diacone” nei primi decenni del cristianesimo (diacone che sembra potessero somministrare l'eucarestia e battezzare le donne, in quanto il battesimo era allora “per immersione” e l'adulto o l'adulta che doveva battezzarsi, doveva immergersi nell'apposita vasca del Battistero, più o meno spogliato o spogliata, e purificarsi con acqua abbondante, come fosse una doccia. E

allora si capisce che un prete “maschio” non poteva battezzare una donna!). Per rivalutare il ruolo delle donne, nella stessa occasione Papa Francesco ha pure detto che le suore che fanno le “serve” in Vaticano e fuori (ogni Cardinale abita in lussuosi appartamenti vaticani assieme a tre o quattro suore che lo servono), può rifiutarsi di farlo!! Va bene: e allora che fa? Va a chiedere l'elemosina? O a iscriversi nelle liste dei disoccupati? Ma torniamo a Pseusennes I e Samuele.

Il Profeta Samuele è un personaggio della Bibbia ebraica e dell'Antico Testamento cristiano. La sua storia è raccontata nel primo dei libri di Samuele, che vengono tradizionalmente a lui attribuiti. E' un santo per i cristiani. Nella Bibbia viene presentato sia come profeta e sia come "giudice" in senso biblico. Egli era figlio di Elkanah e di sua moglie Anna.

Samuele apparteneva alla tribù di Efraim. Sua madre, Anna, era sterile e per questo veniva derisa e disprezzata dall'altra moglie di Elkanah, di nome Peninnah, che aveva già dato ad Elkanah due figli. Anna si recò allora presso il santuario di Silo per pregare il Signore. Ottenne così miracolosamente di rimanere incinta di un figlio, che chiamò Samuele e che consacrò al Signore, con voto di nazireato (cioè era un "nazareo" come Sansone), facendolo vivere presso l'anziano sacerdote Eli nel tempio di Silo (cfr. 1 Samuele 1-2), per cui, ancora molto giovane, Samuele ricevette la “vocazione” e diventò giudice e profeta del popolo ebraico (cfr. 1 Samuele 3).

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In seguito, Samuele nominò o fece nominare giudici d'Israele i due figli (Abia e il fratello minore Gioele), che esercitarono l'incarico a Bersabea.

Per gli Ebrei Samuele è particolarmente importante, perchè fu Samuele a scegliere sia il primo re del popolo ebraico Saul, sia il suo successore Davide, giocando così un ruolo di primo piano nella nascita della monarchia in Israele. Il re Saul dopo la morte di Samuele fece evocare la sua anima all'indovina di Endor allo scopo di sapere il da farsi nell'imminente guerra contro i Filistei, ma Samuele gli disse che avrebbe perso e che il giorno dopo sarebbe morto suicida e così avvenne.

Le “vite parallele” di Samuele e Pseusennes non mostrano nulla in comune. Quindi non si può ragionevolmente ipotizzare che essi fossero la stessa persona.

Come costruttore di templi di cui restano solo pochissime tracce esplorate dagli archeologi, Pseusennes potrebbe invece essere identificato con David a cui Yaweh aveva ordinato di costruire in suo onore un grande Tempio a Gerusalemme, ma di cui gli archeologi non hanno trovato traccia anche perché sembra che intorno al 1000 a.C. la città di Gerusalemme in Palestina fosse un piccolo villaggio, abitato prevalentemente da pastori che non avevano case stabili ma tende o capanne.



I primi re d'Israele: Saul o Saulo e David

Le storie di Saul e di David vanno raccontate assieme non solo perché essi regnarono contemporaneamente per un certo periodo, ma pure si fecero guerra con numerosi morti e feriti dei due eserciti della stessa tribù.

Nato nel 1080 e morto nel 1010 a.C. Saul, pur facendo parte della piccola tribù di Beniamino, fu scelto dal giudice-profeta Samuele ed unto con l'olio profumato primo re di Israele, ma dopo qualche anno, dice la Bibbia, Dio revocò la sua predilezione per Saul, a causa del suo rifiuto di sterminare gli Amaleciti e tutto ciò che apparteneva loro.

Cosa avessero fatto di male gli Amaleciti per meritare, agli occhi del Dio biblico, un completo sterminio, non è dato sapere. Quel che appare incomprensibile è che il buon Dio Onnipotente, ma pure misericordioso, punì Saul revocandogli la sua predilezione, non perché costui, molto crudelmente, si fosse accanito contro gli sconfitti Amaleciti ammazzandoli tutti e distruggendo i loro beni, ma per aver avuto pietà di loro e per averli risparmiati!

Prima ancora che il figlio di Saul Is-Boset (o Is-Baal) potesse diventare il secondo re d'Israele, fu Davide a entrare subito in scena. Infatti, perduta la fiducia in Saul, il “buon” Dio mandò il giudice-profeta Samuele a Betlemme a cercare un nuovo re di Israele tra i figli di Iesse (o Jefte?). Quest'ultimo fece passare sette dei suoi figli davanti a Samuele, ma nessuno di loro fu il prescelto. Allora Samuele chiese a Jesse se aveva altri figli e Iesse gli rispose che il più giovane, Davide, fulvo di capelli e di

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bell'aspetto, era al pascolo con le pecore. Quando Davide gli fu portato davanti, Dio disse a Samuele: «Alzati, ungilo, perché è lui». Così Davide passò subito dal mestiere di pastore, al mestiere di re, perchè fu unto con l'olio profumato dal profeta Samuele.

Dopo essere stato ripudiato da Dio, uno spirito cattivo era entrato in Saul, tormentandolo. Uno dei suoi servi gli suggerì di far venire un citarista, David, che con il suono della sua arpa avrebbe lenito le sue sofferenze. Così David andò a suonare per il re Saul nel palazzo del re, e suonava tanto bene che Saul si affezionò a David, facendolo diventare suo scudiero. Ogni volta che lo spirito cattivo veniva da Saul, Davide suonava l'arpa e lo calmava e lo spirito maligno si allontanava.



Mi fa piacere ricordare a questo proposito che sulla cantoria destra della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo vi è un dipinto che raffigura David che suona l'arpa al cospetto di Saul!. Come ben noto, però, l'episodio biblico più famoso riguardante Davide è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello, prima della battaglia, con i due eserciti schierati sul campo. Davide ascoltò l'ennesima sfida di Golia e si offrì di affrontarlo, raccontando a Saul, il quale non voleva mandarlo a duellare con Golia, che era stato in grado di uccidere orsi e leoni per difendere il suo gregge e che quindi era in grado di farcela anche contro Golia. Ed infatti, come noto, Davide uccise Golia lanciandogli un sasso con la sua fionda e colpendolo in mezzo alla fronte!

Passò un po' di tempo e Saul, sempre più irritato per la crescente fama di Davide, decise di dargli in sposa la figlia Mikal a patto che Davide uccidesse cento Filistei: così facendo pensava che egli sarebbe andato incontro a morte sicura. Ma Davide superò la prova e prese in sposa Mikal dopo aver consegnato a Saul 100 prepuzi di Filistei uccisi. Dopo un'altra grande vittoria di Davide contro i Filistei, Saul decise di ucciderlo: Mikal lo aiutò a fuggire, facendolo calare da una finestra e mettendo un idolo nel letto per fare finta che egli, malato, stesse riposando.

Mentre Davide era in fuga, Saul diede Mikal in sposa a Pati, figlio di Lais. Successivamente Davide ebbe altre due mogli: Abigail e Ainoam.

Da quanto sopra si deve dedurre che i re israeliti e forse anche i capi trinù e gli altri uomini, potevano avere diverse mogli e anche delle concubine, in pratica un harem. E ciò, al fine di poter avere molti figli i quali costituivano una delle maggiori ricchezze di una famiglia o di un casato. Questa situazione creava però, come abbiamo visto, un certo odio fra i fratelli figli dello stesso padre, ma di madri diverse! La stessa cosa avveniva in Egitto, con la variante (?) che i Faraoni sposavano pure le loro sorelle e forse anche le loro stesse figlie!!

L'odio di Saul verso Davide, dovuto anche al fatto che egli gli insidiava il trono pure in danno del figlio Is-Boset, portò ad una guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide, durante la quale l'altro figlio di Saul Abner acquistava autorità nella casa del padre. Saul aveva avuto una concubina di nome Rispa, figlia di Aia; e Is-Boset disse un giorno ad Abner: «Perché sei andato (a dormire e copulato con la) concubina di



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mio padre?». Abner si adirò moltissimo per le parole di Is-Boset, e rispose: “Sono forse una testa di cane di quelli di Giuda? Finora ho dato prova di lealtà verso la

casa di Saul tuo padre, verso i suoi fratelli e i suoi amici, non ti ho dato (cioè ho evitato che tu cadessi) nelle mani di Davide, e proprio oggi tu mi rimproveri lo sbaglio commesso con questa donna?!” Abner era tanto arrabbiato che promise davanti a Dio che sarebbe passato dalla parte di Davide e che avrebbe fatto di tutto per fare sì che il regno della casa di Saul si trasferisse a quella di David, “stabilendo il trono di Davide sopra Israele e sopra Giuda, da Dan, fino a Beer-Sceba”.

Is-Boset non poté replicare ad Abner, che lasciò Saul e Is-Boset e si mise al servizio di Davide. Successivamente, mentre a sud Davide regnava sulla Giudea e a nord Is-Boset , fratello di Mikal e figlio di Saul, regnava sulle tribù di Israele, Davide chiese che la sua prima moglie Mikal tornasse da lui, in segno di alleanza tra i due regni.

E' scritto nella Bibbia che un bel giorno Davide spedí dei messaggeri a Is-Boset per dirgli: “Rendimi Mical, mia moglie, con la quale mi fidanzai a prezzo di cento prepuzi di Filistei”. Is-Boset acconsentì e mandò a prendere Mikal dal nuovo marito Pati o Paltiel, figlio di Lais. Il marito andò con lei, l'accompagnò piangendo e la seguí fino a Baurim dove c'era Abner ad attenderli per portare Mikal da David. Paltiel la consegnò a Abner che gli disse: “Va', torna indietro!” Ed egli se ne ritornò a casa sua (senza neppure protestare!). Come detto, Davide ebbe altre due mogli: Abigail e Ainoam. E allora, pare di capire che:

(a) i figli dei re di Israele si accoppiassero anche con le mogli o concubine del padre,

(b) che Davide per fidanzarsi con Mikal dovette dare a Saul cento prepuzi, frutto della circoncisione di cento Filistei (che non erano circoncisi) nemici morti, perchè da lui uccisi durante la battaglia. Così mentre i pellerossa d'America usavano togliere lo scalpo ai nemici sconfitti o uccisi, invece gli ebrei tagliavano loro l'uccello, nel senso che circoncidevano i nemici uccisi, e utilizzavano il prepurzio come moneta di scambio o per acquistare una bella mogliettina! Ed infine,

(c) che le ragazze potessero essere date in sposa dal padre ad un altro uomo anche se il marito (Davide) era ancora vivo (la stessa cosa era successa a Sansone!)!! Assai patetica poi la figura di Paltiel, marito davvero innamorato, ma debole, che piange disperatamente, mentre scorta la moglie fino a Baurim per poi tornarsene indietro senza neanche protestare con Abner!

Qualche tempo dopo che era stata restituita al primo marito David, Mikal criticò David perché lui aveva ballato parzialmente nudo durante una processione religiosa, mentre portava l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme appena conquistata. Mikal morì senza aver avuto figli con Davide. Per non essere più perseguitato da Saul, Davide si stabilì presso i Filistei ed il re di Gath, dimentico dei cento e più Filistei uccisi da David nella guerra precedente al suo matrimonio con Mikal, gli diede la città di Ziklag, dove si insediò insieme alle sue due mogli Ainoam e Abigail.

Ma chi erano in effetti questi Filistei? Secondo una tradizione ripetutamente affermata nella Bibbia (Deuter., II, 23; Amos, IX, 7; Geremia, XLVII, 4) i Filistei

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erano un popolo emigrato da Kaphtor, e questo nome è stato identificato da una tradizione già antica con la Cappadocia.

Tuttavia, la presenza in documenti egizi di taluni riferimenti, ha indotto la maggior parte degli studiosi ad ipotizzare che i Filistei provenissero da Creta che fossero cioè “un popolo del mare" che dalla costa di Siria minacciarono d'invasione l'Egitto sullo scorcio del sec. XIII a. C. e sul principio del XII. Ciò sembra confermare la teoria che mette in relazione la venuta dei Filistei in Palestina col crollo della talassocrazia cretese in seguito alle migrazioni elleniche. Che i Filistei siano partiti da Creta per conquistare la Palestina sembra accertato storicamente. Il territorio filisteo, estendentesi da Giaffa a Gaza, non è che la continuazione di quello fenicio; tuttavia esso possiede un retroterra più ampio, formato dalla fertile valle di Yezre'el a Nord e dalla steppa di Giuda a Sud. Questa assoluta diversità di stirpe, che si manifesta tra l'altro nell'essere i Filistei incirconcisi ('ărēlīm), spiega l'odio profondo fra le due popolazioni che erano in guerra permanente fra di loro. Ciononostante, come detto, Davide per sfuggire a Saul e a Is-Boset si alleò coi Filistei e ne ebbe in cambio il governo di una città, Ziglag!!

Qualche tempo dopo, Davide e i suoi uomini si aggiunsero ad Achis (Acheo?) e ai Filistei che avanzavano per affrontare gli Israeliti, ma gli altri principi Filistei lo rimandarono indietro, perché non lo consideravano uno di loro. Tornato a Ziklag, la trovò sottosopra, devastata dagli Amaleciti, che avevano razziato tutto e portato via donne e bambini, tra cui anche le due mogli di Davide. Davide allora prese con sé i suoi 600 uomini e recuperò il bottino riportando indietro donne e bambini.

Intanto la fine di Saul era vicina (morì nel 1010 a.C.) e gli Israeliti furono decimati dai Filistei: a soccombere anche i figli di Saul. Un figlio di Saul, piuttosto che perdere la vita per mano dei Filistei, preferì morire gettandosi sulla sua stessa spada e rimanendone trafitto. Saul e Gionata rimasero uccisi durante la battaglia di Ghilboa contro i Filistei e Davide ne fu molto addolorato. Salì quindi a Ebron dove fu unto re di Giudea, mentre più a Nord il figlio di Saul, Is-Boset chiamato pure Is-Baal, era diventato re delle tribù d'Israele.Ne conseguì una guerra civile tra Is-Baal e Davide, conclusasi con l'uccisione di Is-Baal per mano di due disertori, Baanah e Rekab, capitani del suo stesso esercito, i quali, sperando in un premio, portarono la sua testa a Davide: ma quest'ultimo, addolorato da tale visione, li fece giustiziare.

David fu unto re d'Israele a 37 anni

Con la fine della dinastia di Saul, tutti gli anziani di Israele si recarono a Ebron e Davide, all'età di 37 anni, fu “unto” re d'Israele e di Giudea. Come noto, quando venivano incoronati, i re Israeliti venivano “unti” con l'olio sacro perché diventavano i rappresentanti di Dio in terra: ed erano gli “unti del Signore”. David aveva però solo trent'anni quando cominciò il suo quarantennale regno, all'inizio solo di Giudea: infatti, da Ebron regnò sulla Giudea per sette anni e sei mesi. Ebron o Hebron è il paese più alto della Palestina, a 927 metri s.l.m. e a 30 chilometri a sud di Gerusalemme. Abramo abitò vicino a Ebron per molti anni, e lì Sarah morì e fu

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seppellita in un campo che Abramo comprò, l'unico terreno della terra promessa che possedeva ( Gen 13:18; 23:2-20). Anche Isacco e Giacobbe ci abitarono.

Notata l'assonanza tra Ebron ed Ebreo, ricordiamo che Davide regnò su tutta Israele e la Giudea per trentatré anni da Gerusalemme. Dopo aver sconfitto i Gebusei, che abitavano Gerusalemme, la nominò capitale del suo regno. Sappiamo che David doveva costruirsi la sua casa, cioè la sua reggia, a Gerusalemme e che Hiram, re di Tiro in Fenicia, vi spedì messaggeri, alberi di cedro, falegnami e muratori per costruire la casa di Davide. Ma questa Gerusalemme era quella che si trovava in Palestina oppure quella che si trovava sul delta del Nilo? La Gerusalemme di Palestina, secondo quanto rilevato dagli archeologi, era un villaggio prevalentemente costituito da tende e capanne e che quindi era necessaria una grande costruzione per ospitare il re di Israele e di Giudea. Ma sembra che vi fosse un'altra Gerusalemme, cioè la città di Tanis, che secondo taluni storici, come vedremo in maggiore dettaglio, era in sostanza Zoan, cioè Sion, cioè Gerusalemme!

Ora, poiché Davide era il padre di Salomone e regnò dopo la morte di Saul in parte contemporaneamente a Pseusennes I (1039-993 a.C.), a Amenemopet (993-984) ed a Osorkon il Vecchio o Uasorkon (984-978 a.C.) e morì nel 970 a.C. egli è stato ritenuto da Ralph Ellis non solo contemporaneo di Pseusennes, ma la stessa persona, cioè David era Pseusennes!! L'ipotesi è verosimile? Potrebbe esserlo se davvero Tanis si può identificare con Gerusalemme e se Davide, dopo aver governato sette anni e sei mesi dal piccolo villaggio di Ebron in Palestina, attaccò non i Gebusei ma gli Egizi, e scacciò da Tanis-Gerusalemme sul delta, capitale del Basso Egitto, l'ultimo faraone della XXI dinastia, magari Amenemopet ovvero Osorkon, e vi si insediò, decidendo di costruirvi il suo grande palazzo, una grande reggia in una grande città (e non in un villaggetto come l'altra Gerusalemme a circa 30 Km da Ebron!). Una grande costruzione, magari vicina al grande tempio da costruire in onore di Yawè! Da Tanis-Gerusalemme David avrebbe governato un grande regno, quello riunito di Israele e di Giudea e che comprendeva pure il Basso Egitto!



A proposito di grandi costruzioni di reggie e di templi in questo periodo storico, mi sembra interessante riferire un articolo scritto da Giustino Languasco nel 2007 (“La dinastia perduta”). L'Autore dapprima sottolinea alcune caratteristiche delle costruzioni dei templi egizi, soffermandosi sulla cosidetta colonna Boaz o Booz, così chiamata in “onore” del faraone della XXI dinastia il cui nome completo era Bas- Uasorkon o B.uas (Bs Uas) Osorkon e ricorda che “Uas” era lo scettro che tenevano in mano i faraoni e che rappresentava la "potenza " di Atum e Amon, mentre “B” indicava “cavità”, secondo l'antico dizionario demotico egiziano.

Dunque il nome di questo faraone, ma anche della colonna significava: "forza, potenza nella cavità".

L'Autore continua affermando che le anomale dimensioni, riportate dal racconto biblico, della colonna Boaz riceverebbero una spiegazione come applicazione pratica derivata dallo scettro Uas. Gli archeologi sanno infatti che, associato al pilastro Djed, che veniva piantato al suolo (nel punto geodetico di forza preventivamente

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identificato ), la colonna Boas veniva inforcata sul pilastro Djed mediante la sua parte terminale poggiante al suolo, sul pavimento, e serviva a delineare sul terreno lo spazio sacro, cioè i due cerchi perfetti e concentrici, su cui si sarebbe poggiato il peso della colonna e della trabeazione che essa sosteneva, cerchi concentrici che erano il simbolo geroglifico di Atom, mediante la rotazione successiva ed alternata dell'altra parte terminale del bastone Uas, quella a forma stilizzata del canide Upuaut. Così si aveva un sostituto del compasso, che tracciava al suolo la proiezione di base della piramide e definiva nei due cerchi concentrici esterni lo spessore della parete della stessa. Su di essa si sviluppava la colonna a rappresentare la corrente ascensionale dalla terra verso il cielo, fungendo da porta di comunicazione fra i due mondi (peraltro “bs” , sta in egiziano, per porta, dal che Bes o dio della porta, come figura anche nella Porta Ermetica di Roma).

L'Autore poi esprime alcune considerazioni: non dovrebbe risultare scandaloso e/o inaccettabile il fatto che, per un certo periodo di tempo, la dignità di Faraone sia stata ricoperta da appartenenti a popoli diversi da quello originario egiziano: nei periodi di decadenza o di crisi sono infatti storicamente accertati faraoni neri nubiani, libici, asiatico-siriani. Potrebbero starci dunque anche uno e più faraoni Apiru, visto e considerato che appare pure attestato storiograficamente che gli estensori dell'Esodo padroneggiassero bene e si esprimessero pure con l'uso dei geroglifici.

Ma chi erano questi Apiru o Habiru? Habiru è un termine di derivazione accadica per indicare i nomadi senzaterra che vagavano tra la Mesopotamia, la Siria e l'Egitto, durante il II millennio a.C. Il nome Apiru o Habiru è testimoniato da molte fonti: dalla città di Mari in Mesopotamia fino in Egitto e in Palestina. Il suo significato è incerto forse significa “quelli che vagano a piedi” oppure “la gente che vive nella polvere” oppure è in relazione al fiume Habur dove si concentrava questa gente. Le attività principali degli Habiru erano la pastorizia nomade, il trasporto di mercanzie con muli ed asini, il brigantaggio, l'attività di mercenari ed i lavori operai stagionali nelle città della zona. Gli Habiru sono messi in relazione con l'origine degli Ebrei, e in effetti i primi patriarchi biblici possono aver fatto parte di questo gruppo di nomadi che adoravano la dea luna dal nome Jah (Già) da cui potrebbe derivare il nome del

patriarca Gia-cobbe; o il nome Jah-wè. Quindi Ha-bi-ru uguale E-bre-o! Interessante! E che dire della consecuzione: Ha-bi-ru, He-b-ron e E-bre-o!? Molto verosimile!

Giustino Languasco espone quindi una ipotesi molto vicina a quella di Ralph Ellis e si pone una domanda: ma come mai la Bibbia non parla della dignità faraonica di Boaz, Salomone e Davide ? Ma siamo proprio sicuri che non ne parli? Certamente non in modo esplicito, ma alcune grosse perplessità indotte dalla narrazione biblica, e che da sempre arrovellano i commentatori biblici, possono indurci a ritenere che la appartenenza al "politeismo" egiziano di Boaz, Salomone e Davide sia stata vista così di malocchio da parte dei monoteisti Jahivisti che molti anni dopo scrissero la Bibbia e/o da parte dei monoteisti copisti che copiarono di volta in volta i sacri testi per secoli, da cancellarla dal testo "canonico" della Bibbia.

Tale espunzione però lascia in sospeso dei pesanti interrogativi:

1) come mai David non poté edificare il primo Tempio, pur avendone ricevuto per diretta rivelazione divina i precisi e dettagliati piani di costruzione di tutto il

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progetto? L'esegesi biblica sia giudaica che cristiana in fondo non risolve questo dilemma e si abbarbica alla debole ipotesi della punizione di Dio per l'adulterio con successivo "assassinio" di Uria l'Hittita da parte di David. Eppure Salomone, che è detto costruttore del primo Tempio, non era meno adultero (e suo fratello Adonia morì per suo volere);

2) come mai Salomone, campione del monoteismo in quanto edificatore del primo Tempio, diviene in seguito politeista e poligamo? L'esegesi biblica non lo spiega, ma la tolleranza religiosa tipica dell'istituzione faraonica invece sì. Cioè non c'era nessun problema a adorare diversi dei ed aggiungerne di altri per un politeista come erano i faraoni.

In questa medesima direzione un altro fatto appare all'Autore estremamente interessante ed intrigante: Tanis è il nome greco della capitale dei faraoni della XXI dinastia. Ma il nome egizio storico di Tanis è Zoan, che venne tradotto in greco divenendo Tanis. In fondo, la traduzione in greco ha conservato le stesse consonanti “Tz...N” del nome originario e visto che in egiziano le vocali sono ballerine, anzi gli Egizi non le scrivevano affatto, la parola “Tanis” non è poi così lontana dalla parola “Tzion”, anzi, coincide proprio e Tzion è uguale a Sion in latino ed in italiano!! E Sion infine non è altro che Gerusalemme!



E allora, secondo questa teoria, al tempo di David e di Salomone vi sono state due Gerusalemme: una sul delta del Nilo e l'altra in Palestina, a 30 Km da Ebron (luogo di un primo insediamento stabile degli Ebrei!).



Il tempio che secondo la Bibbia avrebbe costruito Salomone a Gerusalemme in Palestina e che è scritto che sorge sul monte Moriah, oggi nella c.d. Spianata delle Moschee, non è detto che effettivamente sia stato costruito da Salomone. Innanzi tutto sembra proprio che nel Libro della Genesi la parola “Moriah” non è il nome proprio di una determinata montagna, ma è il nome generico di “montagna” o “catena montuosa”, cioè indica genericamente una montagna. Ad esempio, è indicata come “Moriah” il luogo del sacrificio di Isacco. Anche Noè fece su una “Moriah” sacrifici animali dopo il diluvio. Ma non si sa di preciso ove essa si trovi o si trovava, e la sua esatta collocazione è attualmente oggetto di dibattito. Peraltro, “Morriyya” significa in ebraico "ordine di JHWH", cioè un ordine dato da Yawè o Geova, ed il sacrificio di Isacco da parte di Abramo stava per avvenire per ordine di JHWH in un luogo scelto da JHWH stesso. Secondo questa interpretazione il nome Moriah non starebbe dunque a indicare un preciso luogo geografico, bensì il fatto che quel luogo è stato scelto e indicato da JHWH. La Bibbia dunque ricorda come Salomone scelse il monte Moriah per costruirvi il Tempio dedicato al Dio unico dell'ebraismo JHWH. Ma dato che di quel tempio non resta praticamente nulla, siamo proprio sicuri che si tratta dello stesso tempio distrutto e ricostruito nel VI secolo a.C. dagli ebrei, ed ampliato a partire dal 20 a.C. dal re d'Israele Erode il Grande e dai suoi successori, ed infine distrutto dai Romani nell'anno 70 d.C., i quali lasciarono in piedi solo il muro di cinta esterno che oggi è chiamato Muro del Pianto.



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Siamo proprio sicuri che re Salomone costruì intorno al X secolo a. C. quel tempio che poi, come ricordato, fu distrutto e ricostruito nel VI secolo a.C. sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme in Palestina? E siamo proprio certi che invece il tempio costruito proprio in quell'epoca non sia stato costruito dal faraone Salomone/Siamon a Tanis, nella Gerusalemme del delta, al fine di completare il grande complesso dei tre templi collegati fra loro e dedicati alla triade Amon, Mut e Konsu, complesso iniziato qualche anno prima da David/Pseusennes I e di cui sono stati trovati pochi resti dagli archeologi a Tanis?



A questo punto, anche a costo di uscire fuori tema un'altra volta, vorrei ricordare cosa in effetti sia il Muro del Pianto: da decenni, milioni di persone, in veste di turisti o pellegrini, si recano al Muro per poterlo toccare con le loro mani. Nelle fessure del Muro, gli ebrei infilano dei foglietti con sopra scritte delle preghiere. Il Tempio era, ed è, il luogo più sacro all'Ebraismo. Erode il Grande costruì imponenti mura di contenimento intorno al Monte Moriah, allargando la piccola spianata posta sulla sua cima. Su tale cima erano stati eretti, secondo la Bibbia, il Primo e poi il Secondo Tempio.

·Il Tempio di Salomone o Primo Tempio sarebbe stato costruito, secondo la Bibbia, dal Re Salomone nel X secolo a.C. e fu completamente distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C.

·Il Secondo Tempio fu costruito molto tempo dopo, e cioè al ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese a partire dal 536 a.C. Fu terminato nel 515 a.C. e venne restaurato nel 164 a.C. da Giuda Maccabeo.

Il Tempio di Erode fu un ampliamento importante del Secondo Tempio, compresa una risistemazione del Monte del Tempio. Ampliamento e risistemazione furono iniziati da Erode il Grande verso il 19 d.C. e terminati in tutte le sue parti solo nel 64 d.C.. Come raccontato dal Talmud nel trattato di Ghittin, il Secondo Tempio fu distrutto da Tito nell'anno 70 d.C..

Oggi di questo tempio resta solamente il muro occidentale di contenimento o muro di cinta, ed è questo che è detto comunemente Muro del Pianto. Secondo le credenze ebraiche, si tratterebbe invece del muro che sorreggeva il primo e secondo tempio di Salomone, nonché il punto più vicino al “Sancta sanctorum”, cioè al santuario interno al Tabernacolo, dov'era conservata l'Arca dell'Alleanza. Il Sancta Santorum, luogo più santo, era accessibile unicamente al Grande Sacerdote durante la festa di YumKippur.
Fino a qualche tempo fa, la zona del Muro del Pianto dedicata alla preghiera era separata tra uomini e donne, le quali non potevano pregare nella zona riservata agli uomini! Ma le Donne del Muro, ebree riformate e conservatrici, in larga parte statunitensi, che da 24 anni si battono per ottenere spazi in cui poter pregare secondo le loro consuetudini, diverse da quelle previste dall'ortodossia che separava maschi e femmine, finalmente hanno ottenuto di poter pregare con gli uomini, indossando i “tallit”, lo scialle da preghiera, i “tefillin” (scatolette di cuoio legate con le cinghie e contenenti versetti sacri) e recitando la Torah ad alta voce. Una vittoria, la loro,

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giunta al termine di una lunghissima battaglia che negli ultimi anni è stata segnata anche da scontri. Va detto però che la vecchia e la nuova zona di preghiera non saranno comunicanti tra di loro!! La necessità di separare gli uomini dalle donne sembra resistere ancora! Uguaglianza fra uomini e donne nel modo di pregare, ma a metà, cioè donne separate dagli uomini!

Ritorniamo all'articolo di Giustino Languasco, il quale prosegue nella sua analisi affermando che bisognerà forse guardare con occhi più attenti al tempio di Ammone costruito a Tanis da Pseusennes I, che gli scavi archeologici del Montet avrebbero rivelato come incompleto, ed alle sue eventuali similitudini costruttive e architettoniche con il tempio di Salomone. Il Languasco ritiene che si tratti di un campo di indagine sicuramente interessante e foriero di grandi conseguenze: e ne accenna una, tra le altre. Se Boaz davvero fosse Buas Osokron, essendo Boaz antenato coincidente in ambo le due genealogie neotestamentarie di Gesù (quella di Luca e quella di Marco), nel retaggio di Gesù vi sarebbe, per familiarità, la discendenza culturale egizia!



A mio modesto avviso, l'altra importantissima conseguenza è la conferma dell'ipotesi di Ralph Ellis, e cioè che David e Salomone non furono re d'Israele, ma faraoni d'Egitto, oppure la conferma dell'altra ipotesi alternativa-concorrente, che, molto più modestamente, credo poter suggerire, e cioè che forse essi non furono solamente re d'Israele, ma (pure) faraoni del Basso Egitto, regno che magari comprendeva nel suo territorio anche la Palestina dove la maggioranza degli Ebrei (Apiru o Habiru) era dislocata nel X secolo a.C.



Salmon o Salmah



Ho prima precisato che Salmon o Salmah è un personaggio biblico, antenato di Davide e di Gesù, ma non è facile stabilire con certezza quando egli visse. E quindi non è lo stesso Salomone figlio di David. Egli era figlio di Naasson, il capo della tribù di Giuda durante l'Esodo ed apparteneva alla generazione di israeliti che per primi entrarono nella Terra Promessa. Salmon era padre di Boaz, la cui madre era Rahab, mentre Boaz era il padre di Obed, la cui madre era Ruth, mentre Obed era il padre di Jesse (o Jefte?).

Al momento della partenza dell'Esodo dall'Egitto Salmon non doveva essere ancora nato o doveva avere meno di vent'anni, per cui poté entrare nella Terra Promessa (Numeri 14,26-30). Secondo il vangelo di Matteo egli avrebbe sposato "Racab" (Matteo 1,4-5), ossia Raab, la locandiera di Gerico che protesse le spie israelite, inviate da Giosuè segretamente a Gerico prima dell'assedio, ed entrò a far parte del popolo ebraico. Secondo Giuseppe Flavio Racab era una prostituta, ma nel mondo ebraico le locande erano equiparate ai bordelli e infatti nella Bibbia Raab viene chiamata "prostituta".

Nell'Antico Testamento Salmon compare in due genealogie di Davide (Rut 4,20-21 e 1 Cronache 2,10-11) come il suo trisnonno paterno. Nella seconda genealogia

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viene utilizzato il nome "Salma". Nel Nuovo Testamento, Salmon compare nelle due genealogie di Gesù. In quella di Matteo il nome Salmah viene traslitterato in Greco come σαλμων (Matteo 1,4-5). Nella genealogia del vangelo di Luca, invece, il nome "Salma" è storpiato in "Sala" (Luca 3,32).Questo matrimonio può far supporre che Salmon fosse uno dei due esploratori ospitati e salvati da Raab.[2] Dal matrimonio di Salmon con Raab nacque Booz, che sposa Rut nel Libro di Rut.

A parte le notizie di cui sopra, poco si sa di questo Salmon o Salmah. Sorge allora la domanda: Salmon potrebbe essere la stessa persona del faraone egizio Siamun?



Siamun

Neterkheperre or Netjerkheperre-setepenamun Siamun, che di seguito chiamerò brevemente Siamun, sembra sia stato il sesto faraone della XXI dinastia, che avrebbe operato e costruito molto nel Basso Egitto, cioè nel nord. Sposò Karimala, figlia di Osorkon il Vecchio, che ebbe gli appellativi di “Figlia del re” e di “Moglie del re”. Il suo nome suggerisce agli studiosi che essa possa essere originaria della Libia (di origine Hyksos ?). Il che confermerebbe che era figlia di Osorkon o Osochor, il quale, secondo gli studiosi, era di sicura origine libica. La regina Karimala fu probabilmente moglie sia di Siamun che di Pseusennes II. Non è ben chiaro se Siamun fosse la stessa persona di Siamon. Se fosse vero che egli era figlio di Osorkon il Vecchio e che gli succedette Pseusennes II allora egli non fu contemporaneo di Salmon o Salmah, ma di re Salomone!! E allora converrà parlarne un po' più avanti e tornare a parlare di David.



Ancora su re David

Avevamo lasciato David occupato nel progetto di costruire a Gerusalemme la sua reggia ed il sacro Tempio, dimora terrena di Yaweh, Dio Onnipotente degli Ebrei (Apiru), e dove opportunamente custodire l'Arca dell'Alleanza che Dio stesso aveva ordinato a Mosè di costruire, fornendogli ogni dettaglio delle misure di altezza, larghezza e profondità dell'Arca, cioè della cassetta, nonché di dove collocare i due angeli con le grandi ali che, a loro volta, dovevano stare di guardia all'oggetto ancora più sacro ed importante che sarebbe stato custodito nell'Arca, la Tavola della Legge, cioè la stele su cui Dio stesso aveva scolpito i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai.

Dunque, David aveva portato l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme con l'intento di costruire il Tempio. Ma Dio, per bocca del profeta Natan, gli proibì di costruirlo, dicendo che il tempio sarebbe stato costruito dalle generazioni future. Per bocca del profeta Natan, Dio fece però un patto con Davide, promettendogli che egli avrebbe stabilito la casa di Davide in eterno: "... e il tuo trono sarà reso stabile per sempre."

Per la verità, Natan (o Dio stesso) si sbagliò, perché il regno “unificato” d'Israele non fu affatto eterno e durò solo fino alla morte di re Salomone nel 945 a.C. quando il

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regno di Israele fu diviso in due e governato da due re, Roboamo e Geroboamo. In ogni caso, i due regni di David e Salomone messi assieme durarono meno di 100 anni, quindi l'errore di Natan appare piuttosto grave ed evidente. Se invece Natan si riferiva al regno di David, faraone del Basso Egitto, allora l'errore appare meno grave e forse anche giustificabile perché il regno dell'antico Egitto dei Faraoni che durò in tutto più di 2000 anni, durata che potrebbe davvero avvicinarsi ad una eternità!

Ad ogni modo, ricordato che per tutto il regno di David, secondo la Bibbia, l'Arca rimase all'interno dell'apposita tenda innalzata da Davide: da lì sarebbe stata spostata solo dopo la costruzione del Tempio di Salomone che fu costruito utilizzando la tecnica costruttiva, i materiali e gli uomini inviati dal re di Tiro. Ciò fa presumere che gli Ebrei fino a quel momento, cioè all'anno 1000 a.C., non costruivano case e palazzi in legno e/o pietra, ma abitavano nelle tende come tutte le tribù di nomadi dediti alla pastorizia, principale risorsa economica del tempo, quando l'agricoltura, ben conosciuta invece dagli Egizi, doveva essere sconosciuta da quelle popolazioni che abitavano zone desertiche o semidesertiche.

Fonti bibliche riferiscono che una sera, mentre passeggiava sulla terrazza della sua reggia che nel frattempo si era fatta costruire dagli operai mandati dal re dei Fenici, Davide vide una donna bellissima che faceva il bagno: si trattava di Betsabea, figlia di Eliam e moglie del suo ufficiale Uria l'Ittita. La fece venire da lui e i due commisero adulterio a seguito del quale venne concepito un bambino. Intanto l'esercito di Davide, guidato da Joab e tra le cui file figurava anche Uria l'Ittita, era impegnato nell'assedio della città ammonita di Rabbah. Davide richiamò Uria l'Ittita a Gerusalemme, con la scusa di dovergli chiedere informazioni sull'andamento della guerra e poi gli ordinò di andare a casa: anche se non esplicitamente dichiarato nei testi biblici, l'intento era quello di far sì che Uria trascorresse la notte con la moglie, così da poter mascherare la paternità del bambino che sarebbe nato. Ma Uria, forse subodorando qualcosa, disubbidì e dormì fuori dalla porta del re, invece di andarsene a casa sua dove l'attendeva la bella Betsabea che certo avrebbe gradito dormire con lui, dopo il lungo periodo di assenza! Ma Uria era un soldato talmente bravo e buono che non riteneva giusto godere degli agi della sua casa e delle delizie offerte dalla bella moglie mentre gli altri soldati erano impegnati al fronte!! L'indomani, Davide lo fece mangiare e ubriacare, sempre con la stessa speranza che andasse poi a letto con Betsabea: ma neanche la notte successiva Uria se ne andò a casa. L'indomani, Davide, bontà sua, scrisse una lettera al Comandante in capo del suo esercito Joab nella quale gli chiedeva che Uria venisse mandato a combattere in prima linea e lasciato da solo, affinchè andasse incontro a morte sicura: David diede quindi la lettera allo stesso Uria perché la recapitasse a Joab. Cosa che il bravo Uria fece, senza leggere la lettera (magari perché non sapeva leggere!). Così il bravo e buono Uria cadde sotto i colpi degli ammoniti (cioè i figli di Amon) e Betsabea divenne moglie di Davide.

Certo che il grande Davide qui non ci fa bella figura, anzi sembra davvero meschino e crudele: si inventa dei miseri trucchi per indurre il povero Uria ad andare a letto con

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la moglie che lo aveva cornificato e poi, non contento, scrive una lettera con la condanna a morte per Uria, il quale dimostra davvero di essere un eroe e un soldato ideale, che non solo non vuole spassarsela con Betsabea mentre i suoi commilitoni sono sul campo di battaglia in mezzo ai pericoli di morte e/o ferimenti (al tempo le ferite dovevano essere peggiori della...buona morte), ma addirittura porta la lettera al suo generale in capo che lo manda a morire.

Che Uria avesse capito che la moglie che amava lo avesse tradito? E per questo si fosse in pratica suicidato? Noi non lo sapremo mai!!

Ma la cosa fu saputa dal profeta Natan che rimproverò David, dicendogli che Dio l'avrebbe punito con la sua stessa colpa, prendendogli tutte le mogli per darle ad altri in pieno giorno, cioè farle mettere in piazza al fine di far sì che chiunque potesse “conoscere”, ovviamente in senso biblico, cioè concupirle o stuprarle.

Davide si pentì e allora Natan gli disse che questo non sarebbe più successo, ma che il bambino che era stato concepito sarebbe morto. Bella giustizia, dico io! Invece di mandare a morte David, il traditore, che si prende Betsabea e manda a morire il marito, si fa scontare la colpa del peccato del padre David al figlio, facendo morire il neonato che non aveva nessuna colpa!! Infatti il bambino nacque, ma si ammalò subito. Per sette giorni Davide digiunò, sperando, invano, nella sua salvezza, cioè che il bambino non morisse: il settimo giorno invece il bambino morì. Allora Davide si unse, si cambiò d'abito e mangiò a volontà: a chi gli chiedeva come mai avesse smesso il digiuno e si fosse vestito con eleganza proprio adesso che il bambino era morto, egli disse che non aveva più senso digiunare, tanto il piccolo non sarebbe più ritornato! Andò poi a consolare Betsabea e quindi passò la notte con lei: sarebbe così stato concepito Salomone, futuro re d'Israele.

Fantastico! Ancora una volta Davide non ci fa una bella figura: che tipo!!

Il pentimento di Davide per la morte di Uria, dopo che il profeta Natan gli ebbe rimproverato la sua colpa, sarebbe all'origine del Miserere composto da David, uno dei Salmi più famosi! E così, con un bel Miserere, Davide si pulì la coscienza!!

Bravo Davide!!

Assalonne era il terzo figlio di Davide, nato a Ebron da Maaca, figlia di Talmai, re di Ghesur. Il primogenito di Davide, Amnon (notare l'assonanza con Ammon!), nato dall'altra moglie Ainoam, aveva usato violenza a Tamar, sorella di Assalonne e sua sorellastra: quest'ultimo, dopo due anni passati a covare vendetta, fece uccidere Amnon dai servi durante un banchetto. Fuggì quindi dal nonno materno, Talmai, a Ghesur, dove rimase tre anni, prima di riconciliarsi con Davide e tornare a Gerusalemme.

Quando Davide divenne vecchio, suo figlio, Adonia, si proclamò re. Betsabea e il profeta Natan, temendo per la loro vita e per quella di Salomone, andarono da Davide e ottennero da lui che Salomone, figlio di Betsabea, sedesse sul trono d'Israele. Fu

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così che i piani di Adonia fallirono e Salomone divenne re. È a Salomone che Davide parlò poco prima di morire: gli promise che la loro stirpe avrebbe ereditato per sempre il trono di Israele; gli chiese di uccidere i suoi vecchi nemici, Joab, capo del suo stesso esercito, reo di aver ucciso Abner e Amasà, e Simèi, che lo maledisse ma a cui aveva fatto la promessa di non ucciderlo, personalmente, con la propria spada; gli raccomandò di essere buono con i figli di Barzillai il Galaadita, che lo avevano aiutato mentre fuggiva davanti ad Assalonne.

Anche questa richiesta di Davide a Salomone sembra assolutamente inspiegabile e certamente crudele! Oltre che spergiuro, avendo promesso a Simèi di non ucciderlo, perché Davide ordinò di uccidere il capo del suo esercito che, se aveva ucciso Abner che stava con Saul, doveva averlo fatto su ordine di Davide?! Altra considerazione dovrebbe sorgere spontanea: ma David conosceva il contenuto dell'Arca dell'Alleanza che aveva riportato indietro da Babilonia e che custodiva i Dieci Comandamenti, fra cui ce n'è uno, molto importante, che dice “Non uccidere”. Davide conosceva questo comandamento o semplicemente non lo osservava, come non lo avrebbe osservato un qualsiasi faraone d'Egitto, per il quale l'uccisione di un uomo non costituiva un “peccato”, in quanto contrario alla religione ed ai suoi precetti, bensì magari un mezzo per eliminare dalla scena politica un personaggio pericoloso per il suo trono, o magari semplicemente un personaggio scomodo o a lui antipatico.

Concludendo sul punto: a me pare che questa completa dimenticanza o trasgressione da parte di Davide delle Tavole della Legge contenute nell'Arca e delle prescrizioni dei dieci Comandamenti consegnati da Yaweh a Mosè sul Monte Sinai, Comandamenti che costituiscono le fondamenta delle religioni ebraica e cristiana, avvalorino e rendano più credibile l'ipotesi di Ralph Ellis, e cioè che David fosse il faraone del Basso Egitto (e non il re d'Israele) di nome Duad, chiamato pure Pseusennes!

Dice la Bibbia che quando Davide morì (nel 970 a.C.) fu sepolto in Gerusalemme dopo aver regnato per quarant'anni su Israele. La sua tomba si troverebbe tuttora subito fuori della cinta muraria della Città Vecchia di Gerusalemme, nel luogo comunemente chiamato Monte Sion, vicino alla Porta di Giaffa. Però non sembra che sia stata trovata dagli archeologi! Possibile che non lo abbiano seppellito con tutti gli onori dovuti ad un re? E se gli archeologi hanno cercato la tomba di un re così importante per tutti gli Ebrei, nonché anche per i cristiani e non l'hanno trovata, bisogna concludere che non c'è! A Gerusalemme in Palestina non c'è alcuna tomba di re David, grande re d'Israele ed antenato di Cristo! E allora dov'è la sua tomba?

E' forse quella che gli archeologi identificano con la tomba di Duad-Pseusennes nella Valle dei Re (di cui parlerò in seguito)? Mi sa tanto di si! Altra realtà che avvalora l'ipotesi di Ellis!

Una curiosità: sembra che Re Davide pregasse molto per divenire bianco di pelle perché lui e parte della sua discendenza dopo di lui non lo erano. Non mi è chiaro se, nonostante tutto, il buon Dio lo esaudì anche in questo: non era "nero di colore" né

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"Egizio" o "Arabo", né degli Ismailiti, Midianita e di altri discendenti di Qeturah (ultima moglie di Avraham) o tra la più parte dei Persiani. Ma, secondo la Bibbia, il colore scuro della sua pelle (qualcuno oggi direbbe “abbronzato”, come Berlusconi disse di Obama!) fu, probabilmente dovuto al fatto che David era discendente di Rut. Notare che tra i suoi vi furono anche discendenti con sposa egizia e con sposa "nera di colore", come la regina di Saba che fu sposa di re Salomone, il quale poi aveva anche amato donne moabite, ammonite, idumee, ittite, ecc. senza commettere “idolatria” (??!).

Concludendo con David ricordiamo che, secondo il racconto biblico, egli era in grado di parlare direttamente con Dio, tanto che un giorno chiese a Dio di conoscere il modo migliore per regnare sul popolo ebraico. Dio rispose a re David dicendogli che il segreto di questo “è nelle tue mani” e quando David Gli confidò la sua intenzione di andare a Roma per conoscere il miglior modo affinché ciò potesse avvenire, Dio gli rispose che “Chi si ribella alla Casa Davidica si ribella a Dio”.

Per la verità questo botta e risposta diretto fra Davide e Dio sembra piuttosto surreale:da una parte Dio risponde che il modo migliore per governare è nelle mani di David, cioè dipende da lui capire quali sono i sistemi del buon governo e di come fare gli interessi dei sudditi, facendo buone leggi, favorendo il miglioramento delle loro condizioni economiche, ecc. Ma Davide non capisce e rendendosi conto che l'Impero Romano è governato molto bene, respinge il buon suggerimento di Dio “è nelle tue mani” e addirittura gli confida che vuole andare a Roma per capire bene come si fa a governare bene come fanno i Romani, ottenendo una risposta che nulla ha a che vedere con Roma ed il buon governo, ma anzi accentuando il carattere un po' dispotico del modo di concepire il buon governo: cioè David può governare come vuole, e anche se governa male vessando i suoi sudditi, costoro non devono ribellarsi perché se si ribellano a David è come se si ribellassero a Dio!

C'è poi da dire che, a parte le facoltà divinatorie e profetiche di David, al tempo Roma non era neppure stata fondata, visto che la probabile data di fondazione di Roma è il 17aprile del 753 a.C. cioè 217 anni dopo la morte di David!) e quindi Davd non poteva neppure sapere dell'esistenza di una futura Roma che avrebbe conquistato il mondo allora conosciuto “col buon governo” (o meno!!) dei suoi imperatori! Queste frasi sopra riferite e tutto il pezzo biblico deve essere stato aggiunto da qualche commentatore o copista vissuto in epoca molto successiva al tempo di re David e certamente almeno 800 anni dopo, nel primo secolo dopo Cristo quando l'impero romano aveva conquistato l'Egitto e la Palestina! Tutto il pezzo è chiaramente una frase interpolata, come ce ne sono in tutti gli antichi testi di carattere religioso, storico, giuridico, letterario, ecc. che furono copiati e ricopiati a mano decine e decine di volte da decine e decine di copisti prima dell'invenzione della stampa a caratteri mobili che in Europa fu inventata dal tedesco Johannes Gutenberg nel 1455 (invece in Cina esisteva fin dal 1041, grazie alla tecnica dell'inventore cinese Bi Sheng. Oltre che copiare, i copisti a volte aggiungevano a

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margine del testo originario delle frasi di commento proprie o di qualche superiore gerarchico (si pensi ai frati copisti nei monasteri), dette glosse. Il copista che ricopiava quel testo dopo 20-50-70 anni, magari lo includeva nel testo, interpolandolo, cioè dando da copiare al copista successivo un testo in cui non si distingueva più il testo originario dalla glossa, originariamente scritta a margine. Così, il copista successivo ricopiava tutto di seguito, incorporando automaticamente la glossa nel testo. E così da interpolazione a interpolazione si finiva per modificare il testo originario fino a renderlo a volte irriconoscibile!

Identità di David e Pseusennes o Duad

Ma si può davvero concludere che il re David e il faraone Pseusennes I - Duad erano la stessa persona? Ralph Ellis per sostenere questa ipotesi utilizza i seguenti argomenti:

(1) sia Pseusennes che David venivano associati ad una stella (la stella di David) e ad una città

(2) che un altro nome di Pseusennes significherebbe: “la mia stella sorge sopra la città!”

(3) che Pseusennes era chiamato pure Duad

(4) che una figlia di re David si chiamava Maakahah Tamar rmt hkem, mentre una figlia di Pseusennes aveva un nome molto simile, cioè Maakhare Mu-Tamhat!!

(5) che i due re avevano due generali del loro esercito con i medesimi nomi: Un-Joab-Endjed e Herum Atif.



A tali argomenti aggiungerei i seguenti:

(6) la tomba di David a Gerusalemme (in Palestina) non è stata trovata dagli archeologi anche se la Bibbia ne indica il luogo preciso: subito fuori della cinta muraria della Città Vecchia di Gerusalemme, nel luogo comunemente chiamato Monte Sion, vicino alla Porta di Giaffa. Però non sembra che la tomba sia stata trovata dagli archeologi, sia di religione ebraica sia di religione cristiana, i quali non avranno certo lesinato gli sforzi per ritrovarla! A mio avviso è impensabile che non sia stata trovata la minima traccia della tomba di una delle personalità più importanti della Bibbia, che oltre ad essere stato il secondo re degli Ebrei, ha la massima importanza anche per i cristiani, dato che David è un antenato di Gesù Cristo secondo i due vangeli canonici prima citati. Ciò potrebbe verosimilmente significare che la tomba di re David non si trovava e non si trova né a Gerusalemme, nè in nessun posto della Palestina, ma nella Valle dei Re! E' qui, in questa Valle, che invece gli archeologi hanno trovato la tomba di Pseusennes-Duad, tomba che conteneva (e ancora contiene?) anche la mummia molto danneggiata di un altro faraone che, secondo gli stessi archeologi e studiosi che hanno esaminato iscrizioni e cartigli, dovrebbe essere proprio Siamun o Siamon! E mentre non mi pare che ci fosse alcuna parentela fra i faraoni Pseusennes I e Siamun (forse erano zio e nipote o

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nonno e nipote), se accettiamo l'ipotesi di cui sopra i conti subito tornano: nella tomba sono sepolti Duad-David e Siamon-Salomone, suo figlio e successore! E' vero che le sepolture nella Valle dei Re erano dirette e curate dai sacerdoti di Tebe, i quali in quel periodo storico non riconoscevano autorità regale ai faraoni della XXI dinastia e quindi difficilmente avrebbero permesso che due faraoni della XXI dinastia quali erano Pseusennes detto Duad-David e Siamon-Salomon fossero sepolti nella Valle dei Re. Però è anche vero che dopo la morte di Salomone, iniziò la XXII dinastia ed il trono d'Egitto fu occupato da un re “libico” Sheshonq I, quel personaggio che aveva chiesto a Pseusennes II l'autorizzazione a creare Abydos, un culto funerario per il padre defunto. In realtà il faraone Sheshonq non era proprio uno "straniero", ma un “libico”: la famiglia da cui proveniva si trovava in Egitto da circa sei generazioni e, come tutti i Libici presenti nella terra del Nilo, si era perfettamente integrata all'interno della società. Sheshonq I era stato infatti generale dell'esercito di Salomone-Siamon e ricopriva l'importante carica di consigliere del re. Egli, divenuto faraone, si recò quasi subito a Tebe e vi si stabilì in permanenza come faraone regnante, in tal modo riconciliando le due parti precedentemente in conflitto: E così, anche se Duad-David e Siamon-Salomone erano faraoni non riconosciuti come tali dalla casta sacerdotale di Tebe, sempre faraoni erano, e non si poteva comunque negare che avevano regnato il Basso Egitto per quasi 100 anni! Quindi forse fu Sheshonq che riuscì a convincere i sacerdoti di Amon a trovare una soluzione di compromesso e seppellire i due faraoni Duad-David e Siamon-Salomon nella Valle dei Re dove erano sepolti gli altri faraoni d'Egitto, ma entro una tomba unica e non in una tomba ciascuno! un'unica tomba, magari modesta e secondaria, dove sarebbero stati un po' strettini in due, ma meglio di niente! E meglio di non avere alcuna tomba, come sembra che sarebbe accaduto ai due re di Israele….se avessero regnato da Gerusalemme in Palestina, piuttosto che dalla Tanis-Gerusalemme sul delta del Nilo!

(7) entrambi i regnanti David e Pseusennes-Duad condussero vittoriosamente a termine importanti guerre nella medesima area geografica contro gli stessi nemici ed in particolare contro i Filistei, servendosi di due generali con i medesimi nomi;

(8) né David né Pseusennes-Duad riuscirono a costruire un Tempio al loro Dio. Il primo perché alla fine Dio stesso glielo proibì per bocca del profeta Natan, il secondo perché non fece a tempo a costruire i tre templi da dedicare alla triade tebana, tanto che fu Siamon-Salomon (e/o Pseusennes II) che dovette completare l'opera, costruendo il Tempio di Salomone, ma non a Gerusalemme in Palestina dove gli archeologi non hanno trovato nulla, ma a Gerusalemme-Tanis nel Basso Egitto, dove i resti di un grande tempio sono stati trovati dagli archeologi;

(9) a Davide successe il figlio Salomone e a Pseusennes-Duad successe il nipote Siamon, forse dopo la breve parentesi dei faraoni Ameneope e Osorkon il Vecchio. Salomone e Siamon regnarono dal 978 al 959 a.C. e molto probabilmente erano la stessa persona dato che avevano praticamente lo stesso nome costituito dal prefisso “Sal”o “Si” e “Amon”. Da notare poi che, secondo la Bibbia, David diede al

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primogenito proprio il nome Amnon che richiama certo molto di più il dio Amon o Ammon che non il dio Yaveh! Curioso, se non impensabile, che un re non egizio come David, che secondo la Bibbia aveva accanto a sè il profeta Natan e che parlava direttamente con il Dio unico degli Ebrei Yaveh desse ai due figli i nomi di Amnon e Salomon, cioè dei nomi che contenevano il nome del più importante degli dei Egizi Amon. Molto strano, no?

(10) anche se parlava direttamente con Yaveh, e custidiva l'Arca dell'Alleanza contenente i dieci Comandamenti, non è che David rispettasse i Comandamenti più di tanto, perché sono certo che almeno due Comandamenti non li rispettò affatto: il quinto “non ammazzare” ed il decimo “non desiderare la donna d'altri”. Infatti, se è vero che Betsabea era sposata e che David fece uccidere suo marito Uria (oltre a Simei e ad Abner). Se ne deduce che David non osservò i Comandamenti perché non solo uccise, ma pure desiderò ed ebbe la donna d'altri! Insomma, si comportò come un non-credente, come poteva senz'altro comportarsi un miscredente, cioè un faraone egizio che non aveva Comandamenti da rispettare.

(11) David era di pelle scura, come lo sono anche oggi gli abitanti arabi dell'Africa settendrionale e dell'Egitto. Non era di pelle completamente nera, ma certamente non era di carnagione bianca come i popoli che abitano ed hanno sempre abitato in Palestina, Turchia, Siria ed in genere in Medio Oriente.

Concludendo, l'ipotesi che David fosse la stessa persona di Duad-Pseusennes I, cioè fosse un faraone d'Egitto, mi pare fondata. Se proprio si volesse dare maggior valore alla tesi tradizionale che David era re d'Israele, potrebbe avere validità o prevalenza la mia tesi che David/Duad/Pseusennes era un faraone che governava sia il Nord dell'Egitto, sia la Palestina e che egli era onorato col titolo di Re d'Israele e di Giudea (questi due regni si divisero ancora dopo Salomone). Lo stesso dicasi per Salomone-Siamon. Se le cose stanno così, se ne deve dedurre che gli estensori Israeliti che scrissero nei secoli successivi, a partire dal secondo-terzo secolo d.C., i vari testi che formano la Bibbia ebraica, da Ebrei o Isaraeliti raccontarono la vita e le gesta di David e di Salomone nella loro veste soltanto di re di Israele, cioè re degli Israeliti! In altre parole, essi riconobbero in loro i due Re Israeleti che governarono la Palestina prima di Erode e della conquista/invasione dei Romani. Gli estensori Israeliti non riconobbero gli stessi sovrani come faraoni d'Egitto, forse anche perché erano interessati a narrare le gesta dei loro re, e non gli importava nulla della storia d'Egitto e delle gesta dei loro faraoni.

Siamon

Siamon, che probabilmente non era la stessa persona chiamata Siamun, e forse vissuto qualche secolo prima di Siamon, corrisponde nella lista dello storico Manetone a Psinaches al quale viene attribuito un regno di 9 anni. Siamon è spesso identificato come l'ultimo o il penultimo faraone della XXI dinastia (l'ultimo sarebbe stato Pseusennes II?). Il regno di Siamon durò 9 anni o forse 19 anni. La durata di 19 anni risulterebbe da una iscrizione (v. frammento 3B, righe 3-5!) derivata dagli

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Annali dei Sacerdoti di Karnak che menziona l'anno 17° di re Siamon quale anno dell'iniziazione al sacerdozio di Hori, figlio di Nespaneferhor. Ciò ha portato gli archeologi ad attribuire a questo sovrano un regno della durata di 19 anni.

Tale iscrizione è rilevante anche perché è la prima che possediamo dove il termine faraone viene utilizzato come titolo legato direttamente al nome del sovrano.
L'egittologo tedesco Rolf Krauss ha calcolato che tale anno dovrebbe corrispondere al 970 a.C. e che quindi il regno di Siamon coprirebbe il periodo dal 986 al 968 a.C., mentre per il regno di Salomone si indica il periodo dal 978 al 945 a.C.. Non sono purtroppo noti gli eventuali legami di parentela di Siamon con colui che viene indicato dagli storici come suo predecessore, Osorkon il Vecchio che avrebbe regnato nell'ultimo periodo del regno di David dal 984 al 978 a.C.. Durante il suo regno presero più potere le famiglie dei libici che abitavano nel Nord del paese, tanto che il capo dei libici e ex-generale di Siamon-Salomone di nome Sheshonq divenne il primo faraone libico della XXII dinastia. Tebe era sempre più governata dai sacerdoti fra cui vi era Pinedjem ed in quel periodo aumentarono i furti nelle tombe della Valle dei Re, tanto che i sacerdoti di Amon a Tebe intensificarono il riordino delle sepolture. Vedremo più avanti la vera natura di questi furti nelle tombe.

Con Siamon l'Egitto iniziò una forte politica estera e sembra probabile, secondo gli storici “tradizionalisti” che egli si sia alleato contro i Filistei con re Salomone, il quale era andato al potere intorno all'anno 975 a.C. Quale parte dell'alleanza con gli Israeliti, Siamon attaccò e distrusse la città dei Filistei Gezer, che si trovava a circa 30 Km a ovest di Gerusalemme, in una posizione strategica, alla confluenza della strada costiera e di quella che la legava a Gerusalemme in Palestina tramite la valle di Ajalon (l'identificazione di questa città con la biblica Gezer è stata fatta grazie alle iscrizioni ebraiche trovate incise sulle rocce, risalenti al I secolo a.C. sulle quali si legge "confine di Gezer"). Detta guerra fu scatenata sia per salvaguardare i legami commerciali dell'Egitto con i Fenici, che i Filistei minacciavano, sia per trarre vantaggio dalla momentanea debolezza dei Filistei dopo la serie di guerre contro di loro che aveva fatto re David. Salomone da parte sua ebbe il permesso di mantenere permanentemente sicuri i confini meridionale del suo regno occupando Gezer che quindi ridiventò parte dell' antico Israele. Detta alleanza fu consacrata dal matrimonio reale fra Salomone e una figlia del faraone Siamon.

Siamon fu un costruttore piuttosto attivo, perlomeno nel Basso Egitto: a Tanis (Sion, cioè Gerusalemme) compì lavori significativi nel tempio di Amon ed in quello dell'Horo di Mesen, ed è registrata la sua attività anche ad Eliopoli, Pi-Ramses e Menfi, dove ordinò lavori in favore del clero di Amon dei lapislazzuli e di Ptah. Nella Tebaide invece è scarsamente documentato, perlopiù in rare occasioni come ad esempio la suddetta iscrizione negli Annali dei sacerdoti di Karnak di cui abbiamo parlato prima. Egli in sostanza fu attivo solo nel Nord dell'Egitto ed in Palestina.

Per la verità, l'Antico Testamento non fa espressamente il nome del faraone che si alleò con Salomone e che conquistò Gezer, ma l'egittologo Kenneth Kitchen

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identifica con Siamon l'anonimo faraone citato nell' Antico Testamento che diede una figlia in sposa a Salomone, re di Giuda e Israele assegnandole in dote la città appena conquistata di Gezer e di cui ho già parlato prima. A prescindere dalla reale identità di questo faraone, rimane comunque l'indicazione che l'Egitto, o almeno il Basso Egitto, mantenesse ancora interessi e relazioni commerciali, nell'area palestinese. Sempre seguendo il racconto biblico, in verità spesso non affidabile soprattutto nella trascrizione dei nomi, potrebbe essere sempre Siamon il sovrano che accolse a corte il principe edomita Hadad dandogli in sposa la cognata Tacheperes.

A parte queste “donazioni in sposa” di figlie e cognate che documentano ancora una volta lo stato di completa sottomissione delle donne nei tempi antichi e probabilmente la completa assenza dell'amore nei rapporti coniugali, non mi pare del tutto provata la tesi di Ralph Ellis e cioè che Salomone era la stessa persona di Siamun/Siamon. E' vero i nomi dei due sono molto simili, se non quasi uguali, e contengono entrambi la parola “Amon” o “Amun”, principale dio egizio. Il periodo storico in cui regnarono è lo stesso anche se le singole date, come più sopra indicate, sono leggermente diverse mostrando qualche anno di differenza. Ma le date sono vicinissime ed oggi appare molto difficile contare dieci anni più o dieci anni meno riferendosi a tremila anni fa, considerando pure il modo differente di contare gli anni che avevano Ebrei ed Egizi.

La Bibbia menziona pure l'episodio della conquista di Gezer da parte del faraone che fece dare alle fiamme la città e fece uccidere tutti i Cananei che vi abitavano. E' vero che su Siamon e Salomone vi sono tuttora molte dispute fra gli studiosi, alcuni dei quali ne negano la contemporaneità. Ad esempio, il Prof. Edward Lipinski argomenta nel senso che Gezer, allora non fortificata, fu distrutta nel tardo X secolo e quindi non nel medesimo tempo di Salomone, perché, secondo lui, la morte di Siamun precederebbe l'ascesa al trono di re Salomone. Ma tale tesi non appare fondata se si accoglie la tesi che Siamon morì nel 959 a.C. e che gli succedette subito Pseusennes II che cessò di governare assieme a Salomone nel 945 a.C. A Pseusennes II che fu l'ultimo faraone della XXI dinastia (che sembra facesse ritorno a Tebe e che fu anche sacerdote) succedette il primo faraone della XXII dinastia, di origine libica, che si chiamava Sheshonq e che, come detto prima, pure lui tornò a Tebe, fissando colà la capitale.

Stai a vedere che anche Pseusennes II e Sheshonq erano la stessa persona!! E ciò pure se i nomi ufficiali sono così differenti (ma come tutti sappiamo i faraoni avevano per la verità tanti nomi diversi).



Il fatto che Salomone e Siamon combatterono la stessa guerra contro Gezer, città che poi restò in dominio di Salomone e che i due furono attivi “costruttori” di templi nel nord dell'Egitto (inclusa Tanis=Sion=Gerusalemme) può avvalorare la tesi di Ellis, e cioè si potrebbe concludere nel senso che in effetti essi furono la stessa persona che, storicamente si “sdoppiò”, nel senso che divenne il re Salomone per gli Israeliti ed il

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faraone Siamon per gli Egizi!

Quel che sembra certo è che nel decimo anno del regno di Siamun/Siamon, in seguito all'aumento di saccheggi nelle necropoli reali della Valle dei Re a Tebe , il clero di Amon decise di recuperare quanti più sarcofagi e mummie possibili e collocarli tutti assieme nella tomba-nascondiglio DB320 a Deir-el-Bahari, scoperta nel 1881 da Gaston Maspero. Sulle spoliazioni e saccheggi dei tesori nascosti nelle tombe dei faraoni nella Valle dei Re, Ralph Ellis ha esposto una sua teoria che mi sembra molto convincente e di cui parlerò in seguito.

A proposito di tombe nella Valle dei Re, va sottolineato che la tomba originale di Siamun non è stata mai localizzata, e che, come ho detto prima, gli archeologi hanno trovato nella tomba di Pseusennes I anche un'altra mummia molto deteriorata con scritto sulle vesti funebri il nome di Siamun, deterioramento forse generato da un allagamento causato dal Nilo. L'ipotesi che Siamun e Salomone erano la stessa persona è avvalorata anche dal fatto che, come prima rilevato, gli archeologi non hanno mai trovato la tomba di re Salomone in Palestina, mentre alcuni ritengono che la tomba di re David sia stata localizzata sin dal XII secolo sul Monte Sion a Gerusalemme, vicino alla Basilica della Dormizione di Maria in un angolo del piano terreno di quanto resta dell'antica chiesa bizantina di Hagia Zion. Un'antica tradizione bizantina, risalente al IV secolo, colloca in tale località il Cenacolo di Gesù e il luogo d'incontro dei primi cristiani. Il fabbricato fa ora parte della Diaspora Yeshiva. Secondo Beniamino di Tudela, che ne scrisse nel 1173, la tomba venne scoperta durante i lavori di restauro della chiesa. Ma bisogna dire che non vi è alcuna evidenza scientifica comprovata dagli archeologi che quella fu ed è davvero la tomba di un re così importante per Ebrei e Cristiani come re David!



Ma torniamo a Siamon: la sua guerra vittoriosa contro i Filistei può benissimo essere stata una delle tante guerre degli Israeliti contro i loro nemici atavici, e cioè una guerra particolare di Salomone che conquistò Gezer e la distrusse anche per salvaguardare i rapporti commerciali con i Fenici.

Altra argomentazione che potrebbe forse essere utile alla tesi di Ellis è che Salomone, pur essendo un faraone d'Egitto, aveva ugualmente in odio Filistei e Cananei e si impossessò di Gezer perchè aveva da tutelare i rapporti commerciali con i Fenici, rapporti che erano tanto buoni da indurre, come vedremo più avanti, il re Fenicio Hiram di Tiro ad inviare a Salomone il legname degli alberi di cedro e di abete, i muratori ed i carpentieri che avrebbero dovuto aiutare Salomone a costruire il Tempio detto di Salomone. Ma dove era questo tempio? Era davvero il tempio di Gerusalemme in Palestina dove custodire l'Arca dell'Alleanza e dedicato a Yaweh (di cui non vi sono tracce archeologiche?), oppure era il Tempio dedicato ad Amon costruito a Tanis, cioè a Zoan = Sion = Gerusalemme sul delta del Nilo e di cui gli archeologi hanno trovato traccia?





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Re Salomone

Salomone è stato, secondo la Bibbia, il terzo re d'Israele, successore e figlio del re David, vissuto dal 1011 al 931 a.C..Notiamo subito, ancora una volta, che il nome stesso di Salomone contiene in sé le sillabe SAL e AMON, cioè il nome della principale divinità egizia, come peraltro lo conteneva il nome del primogenito di David Amnon.

Il regno di Salomone iniziò nel 978 a.C. contemporaneamente a quello del faraone Siamon a cui seguì, come detto innanzi, Pseusennes II, a cui successe Sheshonq I. Intorno all'anno 925 a.C. il regno di Palestina si sdoppiò: Roboano divenne re di Giuda e Geroboamo re di Israele. E probabilmente si sdoppiò pure il regno del Basso Egitto, nel senso che il regno del Basso Egitto si stacco pure dal regno unito di Israele, cioè da un unico regno sotto Salomone/Siamon, faraone egizio, nacquero tre regni: Basso Egitto, Israele e Giuda. Altra ipotesi ancora è che, morto Salomone/Siamun, essendo Pseusennes II e/o Sheshonq ritornati a Tebe ristabilendo lì la capitale, si riunificò il regno d'Egitto mediante la fusione dei regni dell'Alto Egitto (capitale Tebe) e del Basso Egitto (ex capitale Tanis), mentre contemporaneamente si sdoppiò il regno di Israele in regno di Giuda e regno d'Israele.

Il regno di Salomone è datato circa dal 970 al 930 a.C. e, come detto, anche secondo le fonti bibliche, fu l'ultimo dei Re del regno unificato di Giuda e Israele. Secondo il racconto biblico era figlio del re David e di Bath-Sheba (Betsabea), che era stata moglie di Uria l'Ittita, il comandante militare che David aveva fatto mandare dal comandante in capo in prima linea nella battaglia contro i Filistei, e cioè incontro a morte sicura. Probabilmente Salomone era il secondo figlio di David e Betsabea, perché il primo figlio, come abbiamo visto prima, morì subito dopo essere nato (forse per punizione divina, dato che questo primo figlio era stato il frutto di un adulterio). Gli succedette il figlio Roboamo, che Salomone aveva avuto dalla moglie ammonita Naama, ma Roboamo fu re solo del Regno di Giuda. Gli Ammoniti erano un'antica popolazione di origine amorrea, che viveva lungo le rive orientali del medio Giordano, dove si stabilirono durante l'Età del Ferro. Loro capitale era la città di Rabbat Ammon, oggi Amman, in Giordania, la quale fu un importante snodo per le carovane ed un notevole centro commerciale. Secondo la Genesi (19,30-38) gli Ammoniti (letteralmente "figli di Ammon") discendevano da Ammon , figlio di Lot e fratello di Moab, capostipite dei Moabiti. Dopo aver conquistato i territori in cui si insediarono, gli Ammoniti si allearono con i Moabiti per combattere insieme contro gli Israeliti, venendo però sconfitti sia da Saul che da Davide. In seguito vennero conquistati -insieme ai territori limitrofi- dalle varie dinastie dominanti babilonesi, assire, poi da Persiani e Romani.

A quanto pare, secondo le fonti bibliche, Ammon era figlio di Lot! A me non è chiaro se egli fosse o no la stessa persona divinizzata dagli Egizi che fecero di Amon, ed in particolare di Amon-Ra, il dio principale a Tebe, componente della triade di cui abbamo parlato, assieme a Mut e Konsu. Del resto, nell'area c'era molta confusione!

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La seguente cartina dà un'idea dei popoli che vivevano in Medio Oriente intorno all'anno 1000 a.C.

























Il regno di Salomone viene considerato dagli Ebrei come un'età ideale, simile a quella del periodo augusteo a Roma. La sua saggezza, descritta nella Bibbia, è considerata proverbiale. Sembra che egli abbia fatto costruire il Primo Tempio: il Tempio di Salomone che divenne leggendario per le sue molteplici valenze simboliche. Particolari su vita, opere e saggezza di Salomone sono narrati anche nel Kebra Nagast (testo etiope redatto tra il IV e il VI secolo d.C., e nella sua versione definitiva nel XII secolo).

Sempre secondo la Bibbia, Salomone divenne re per designazione divina (1Cr. 22,9), e la congiura di Adonia, suo fratellastro, accelerò solo i tempi. Il primo atto della reggenza di Salomone fu la messa a morte del fratello Adonia e di Joab, generale di Davide, che aveva collaborato con Adonia nella congiura contro Salomone. Salomone condannò a morte anche Shimei per essere venuto meno al giuramento di residenza a Gerusalemme, dopo che gli era stata condonata la vita per aver offeso Davide. Importante fu anche la destituzione dalla carica di sommo sacerdote di Abiathare a favore di Tsadock.

Il punto di snodo del regno di Salomone fu la richiesta a Dio di dargli il discernimento, necessario secondo lui per governare un popolo. Dopo questo fatto la sua potenza e ricchezza divennero leggendarie.

Davvero da apprezzare e molto stimare un re che inizia il suo regno ammazzando il fratello ed il generale dell'esercito paterno!! Gli Ebrei lo mettono sullo stesso livello di Augusto. Ricordiamo però che Augusto non iniziò il suo impero ammazzando il fratello! E quando gli egizi gli portarono su un vassoio la testa del suo nemicoAntonio, si girò dall'altra parte disgustato, si rattristò molto e fece punire i colpevoli di quell'atto poco onorevole!





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Il Tempio di re Salomone

Nella metà del X secolo a.C., 480 anni dopo l'Esodo e 4 anni dopo l'inizio del suo regno, Salomone cominciò la costruzione del Tempio (1Re. 6,1) che terminò in circa sette anni (1Re. 6,38). Questo dato è importante per capire la grandezza di Salomone, poiché Erode impiegò ben quarantasei anni per ampliare il Secondo Tempio (Gv. 2,19), probabilmente senza riuscire a riportarlo allo stato originario.

Tuttavia, bisogna dire non solo che gli anni di durata dei lavori non possono che essere approssimativi (abbiamo detto che gli Israeliti contavano gli anni in un modo un po' particolare, cioè contando i grandi sacerdoti che si succedevano nella carica e le generazioni), ma pure che gli operai che costruirono il Tempio di Salomone furono inviati in loco da Hiram, re di Tiro in Fenicia, ed erano degli specialisti di costruzioni in legno e pietra, mentre gli Israeliti abitavano in accampamenti di tende e non avevano ancora grandi templi in pietra, come li avevano gli Egizi. Infatti, in base ad un accordo con Salomone, il re Hiram inviò via mare operai/servi, dobbiamo supporre particolarmente esperti e qualificati, legname di abete e cedro: in cambio, Salomone si obbligò a pagare il salario agli operai specializzati nel tagliare il legname a regola d'arte, ed a inviare 20.000 cori di grano e 20 cori di olio all'anno al re Hiram. Salomone inoltre scelse 30.000 operai di Israele, 80.000 tagliatori di pietre e 70.000 scaricatori o uomini adatti a portare pesi, tutti coordinati da 3.300 sopraintendenti! Quanto sopra, secondo fonti bibliche che specificano pure che le misure del Tempio erano proporzionali a quelle dell'Arca dell'Alleanza che il Termpio doveva ospitare nell'Oracolo del Sancta Sanctorum, cioè nella cella più sacra ed interna dell'edificio costruito quasi tutto in pietra, ma con le pareti ricoperte di legno di cedro di cui era fatto pure il soffitto. L'Oracolo con l'Arca era di oro massiccio ed era posto al centro del Tempio. Anche l'altare era tutto d'oro, mentre i Cherubini erano di legno d'ulivo!

Su Wikipedia ho trovato numerose e dettagliate notizie di come fosse stato costruito il Primo Tempio e, a rischio di uscire ancora fuori tema, mi pare interessante riferire alcuni particolari.

Davide lasciò a Salomone oro e argento in abbondanza, destinati alla costruzione del Tempio. Il racconto biblico parla di 100.000 talenti (3.000, dico tremila tonnellate) d'oro (più della produzione annuale odierna!! Una bufala!!) e di 1.000.000 di talenti (30.000 dico trentamila tonnellate) d'argento, altra bufala!! Fra l'altro, a cosa doveva servire tutto questo oro e argento? A pagare gli operai e i carpentieri? E' vero: la Bibbia narra che molte migliaia di manovali ed esperti artigiani vennero impiegati nell'opera. Molti non erano Ebrei, ma schiavi sopravvissuti alle guerre di conquista in Canaan. Dice infatti il Libro dei Re:

“Questo fu lo scopo del lavoro forzato che il Re Salomone impose: doveva servire alla costruzione della Casa del Signore [...] Tutti i superstiti degli Amorrei, Ittiti, Perizziti, Iviti, e Gebusei che non erano di discendenza Israelitica, i discendenti di coloro che erano rimasti nella terra e non erano stati distrutti, di questi Salomone fece schiavi [...] Ma non fece schiavo nessun Israelita (Re I 9:15-22a.)”

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A maggior ragione, ciò significa che gli operai non dovevano essere pagati e non venivano pagati, ma essendo schiavi venivano soltanto alimentati ai limiti minimi della sopravvivenza! Quindi tutto quell'oro e argento non serviva a costruire il tempio, ma forse per fare l'altare ed altri oggetti sacri, ma non certo nelle enormi quantità di cui parla la Bibbia!

Ogni tanto gli estensori biblici raccontano delle bufale! O no?

Forse a causa dei profondi lavori fatti nel corso della ricostruzione del Secondo Tempio nei secoli successivi, gli archeologi non hanno trovato reperti del Primo Tempio (tuttavia, certi reperti di questo sono stati trovati nel materiale di risulta di un esteso lavoro di costruzione fatto sul Monte del Tempio dal Fondo Religioso Islamico nel 1999); quindi solo le descrizioni contenute nella Bibbia e ipotesi ragionate basate sui resti di altri templi della regione possono fungere da sorgente di informazioni per affermare la effettiva esistenza di questo Primo Tempio, nonché la ricostruzione del suo aspetto. Non essendo gli scribi che redassero le cronache della costruzione degli architetti, i dati tecnici che restano sono scarsi. Le ricostruzioni differiscono tra loro. Il seguente disegno è basato essenzialmente sull'Easton's Bible Dictionary e l'Enciclopedia Judaica:
























Come i templi egizi, e come si evince dal disegno, il tempio aveva due cortili ed era circondato da muri di cinta doppi, nell'intercapedine dei quali vi erano i vestiboli dei sacerdoti ed i locali dove venivano tenuti i tesori del Tempio. Nel cortile esterno, molto più ampio di quello interno, aveva accesso il popolo dei fedeli, mentre quello più piccolo era il cortile riservato ai sacerdoti che conteneva al suo interno l'altare dei sacrifici (Cronache II 15:8), il lavacro bronzeo (4:2-5, 10), e dieci lavatoi (Re I 7:38, 39). Da Re II 16:14 si evince che vi era un altare di bronzo di fronte al Tempio; Cronache II 4:1 lo descrive come un parallelepipedo a base quadrata larga 20 cubiti e alto 10.

Il lavacro bronzeo, largo 10 cubiti (1 cubito = 45 cm) e profondo 5, era supportato da dodici buoi di bronzo (Re I 7:23-26). Il Libro dei Re lo definisce come avente capacità di duemila bat (1 bat = 45 litri); le Cronache portano la capacità a tremila (Cronache II 4:5-6) e ne descrive la funzione: consentire le abluzioni ai sacerdoti.

I lavatoi, ognuno dei quali conteneva quaranta bagni (Re I 7:38), appoggiavano su

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stanghe di sollevamento di bronzo, con ruote, e decorate con figure di leoni, cherubini e palme . In questi recipienti, che suscitavano l'ammirazione degli Ebrei, dovevano “purificarsi”, cioè lavarsi, i fedeli prima dei sacrifici e delle funzioni sacre.

Secondo Re I 7:48 di fronte al Sancta Sanctorum vi era un altare per l'incenso e una tavola per il pane. La tavola era d'oro, come i cinque candelabri su ciascuno dei suoi lati. Gli accessori dei candelabri - smoccolatoio e bracieri - erano d'oro, come le cerniere delle porte.

Il Primo Tempio doveva mostrare, come comprovato dalle ricostruzioni fatte oggi dagli studiosi, evidenti somiglianze con altri templi del periodo e della regione. Sono visibili influenze siro-fenicie, egiziane e mesopotamiche; uno spiazzo o un cortile attorno alla sacra residenza della divinità, segnata con pietre, è una caratteristica comune nelle religioni semitiche. Vi è una corrispondenza a questa pratica costruttiva nelle dodici pietre che Giosuè pose a Gilgal (Giosuè 4:20) e alle marcature poste da Mosè sul monte Sinai (Esodo 19:12), e nella zona proibita che circondava la tenda, dove venne custodita per un certo tempo l'Arca dell'Alleanza. Ancora oggi i musulmani definiscono certe aree, specie quelle circostanti La Mecca, disponendo delle pietre come inviolabili recinti sacri oltre i quali non è consentito andare.

Tali raffronti con i templi costruiti a quel tempo sono possibili perché gli archeologi conoscono oggi molti templi della Mesopotamia, molti dell'antico Egitto, ed alcuni dei Fenici. In Babilonia la struttura caratteristica era quella delle torri terrazzate, gli ziggurat, ad evidente imitazione delle montagne, che per quasi tutte le religioni sono la residenza degli dei (es Zeus stava sul Monte Olimpo). La camera per il servizio divino era disposta in cima alla costruzione. I primi templi Egiziani consistevano in edifici dotati di due o tre camere, la più interna delle quali era residenza della divinità. Ne è esempio il tempio di granito presso la Sfinge di Giza ed il tempio di Karnak. Il Tempio di Salomone, ammesso che ne avesse costruito uno a Gerusalemme in Palestina e non a Gerusalemme/Sion/Tanis sul delta, avrebbe dovuto riprendere le caratteristiche di tutti questi templi. Doveva essere sulla cima di una collina, come l'altare di Baal sul monte Carmelo e i santuari sul monte Hermon in analogia al concetto babilonese di residenza divina. Era circondato da corti, come i templi fenici e lo splendido tempio di Deir el-Bahari a Tebe. In particolare la sua forma avrebbe dovuto ricordare quella dei santuari Egiziani e le due colonne Jachin e Boaz (di cui ho parlato prima) trovano dei paralleli non solo a Tiro, ma anche a Biblo, Paphos e Telloh.

Il Primo Tempio era probabilmente posto sulla più orientale delle due colline che oggi formano la spianata delle Moschee, luogo che prima era usato come area di trebbiatura, mentre in Samuele II, 24 è descritta la consacrazione del sito durante il regno di Davide. Anche se, come detto, gli archeologi non hanno trovato nulla a Gerusalemme in Palestina, sono stati proposti due siti alternativi: nel primo caso, l'altare di bronzo è visto come disposto sulla roccia che oggi è coperta dalla cupola, con il Tempio disposto verso ovest; il pozzo delle anime (la sala sottostante la roccia), in questa interpretazione, era il luogo di raccolta dei resti dei sacrifici (korbanot).

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La seconda ipotesi situa il Sancta Sanctorum sulla cima della roccia, spiegando così la sua altezza. Questa roccia ha una tradizione di santità: la localizzazione di questa ipotesi sarebbe la stessa del tempio che Adriano fece erigere in onore di Giove, che era poi il sito del Tempio di Erode, altro esempio della costanza dei luoghi sacri nel Medio Oriente.

Re Salomone e le donne

Ma torniamo adesso a Salomone ed ai suoi rapporti…. con le donne!

Salomone prese a circondarsi di mogli, sia per motivi politici (poteva così stringere alleanze con i popoli vicini sposando figlie e sorelle dei regnanti vicini), sia per dimostrare il proprio potere. Ma per questa via attuò anche una decadenza spirituale all'interno di Israele, dato che ogni nuova moglie adorava diverse divinità, anche Salomone prese ad adorare diverse divinità, in particolare quelle adorate dalle mogli!

La Bibbia dice che egli costruì il Primo Tempio per onorare il Dio suo e di tutti gli Ebrei Yaveh, però Salomone adorava anche altri dei, cioè gli dei delle mogli, tanto per tenerseli buoni ed non inimicarseli?! Oppure, li adorava per tenere buone le molte mogli e non litigare con ciascuna di loro? Oggi le coppie, se non sono davvero ben assortite, litigano dopo qualche mese dopo il matrimonio, massimo qualche anno, poi si separano e divorziano. Vi immaginate il povero Salomone che di mogli non ne aveva una sola, ma decine e decine?? Vi immaginate...l'inferno che doveva scoppiare nel gineceo ed in tutta la reggia se due o tre mogli litigavano fra loro o con il buon Salomone? E se Salomone avesse avuto in mente di ripudiarne una doveva aspettarsi che il padre della sposa ripudiata gli muovesse guerra il giorno dopo!! Un inferno!!



A tele proposito bisogna dire che il primo Libro dei Re della Bibbia dà un esempio significativo della sapienza di Salomone. Nel mondo antico era un fatto comune chiedere il giudizio del re, non esistendo la moderna suddivisione dei poteri: i regnanti, quindi, erano i giudici supremi a cui venivano sottoposti i casi più difficili. E quello sottoposto al re d'Israele sembrava irrisolvibile.

Due donne si presentarono da Salomone: ciascuna aveva partorito un figlio a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro ed entrambe dormivano nella stessa casa. Non si sa se entrambe erano mogli di uno stesso marito o no. Una notte accadde che uno dei due bambini morì e sua madre, secondo l'accusa, aveva scambiato il figlio morto con quello vivo dell'altra donna mentre questa dormiva. Salomone, dopo aver ascoltato le due donne sostenere più volte le loro tesi, fece portare una spada e ordinò che il bambino vivente fosse tagliato a metà per darne una parte a ciascuna di esse. Allora la vera madre lo supplicò di consegnare il bimbo all'altra donna, pur di salvarlo. Salomone capì così che quella era la vera madre e le restituì il bambino. Fu così reso noto a tutti che Salomone era veramente un re buono, santo e di fede. Faceva ammazzare il fratello, un generale, ecc. ecc. e se la vera madre non fosse intervenuta in tempo, forse avrebbe fatto ammazzare anche il bambino, tagliandolo in due con la spada, o no?

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Secondo la testimonianza del libro Kebra Nagast, Salomone perdette la saggezza dal momento in cui il figlio primogenito Menyelek (o Menelik) assieme al figlio del sacerdote Zadok (o Tsadok) trafugò l'Arca dell'Alleanza, che come noto conteneva il Decalogo portandola da Israele in Etiopia, dove si trova tutt'oggi secondo la tradizione etiope. La tesi che l'Arca dell'Alleanza fu portata da Menelik in Etiopia è stata sostenuta anche da Graham Hancock nel suo interessante libro “Il mistero del Sacro Graal”. Secondo la tradizione ebraica, l'Arca Santa si trova invece ancora in uno dei meandri sotterranei del Tempio di Gerusalemme: questi furono costruiti appositamente in previsione della futura distruzione del Tempio. Questa tesi non sembra davvero credibile: nascondere l'Arca contenente i Dieci Comandamenti in un buio sotterraneo dove nessuno andava al tempo e oggi va a pregare e nessuno sapeva e sa oggi in quale meandro essa si trovi precisamente, non è da cristiani, né da ebrei. A mio avviso, lo smacco del trafugamento dell'oggetto più sacro e prezioso di tutto l'Antico Testamento dovette essere per gli Ebrei di ieri e di oggi così tremendo che l'Arca non è più stata menzionata nella Bibbia quando in essa si raccontano i fatti “storici” avvenuti dopo l'incontro di Salomone con la Regina di Saba, incontro descritto anche nell'Antico Testamento in: 1 Re 10; 2 Cr 9.

Pare doveroso insistere su questo punto: è davvero molto strano che la Bibbia, in molti casi molto particolareggiata come nella descrizione del Primo Tempio, non dica più una parola con riferimento alla cosa più sacra di tutta la religione ebraica, cioè l'Arca dell'Alleanza, fatta costruire da Mosè secondo le precise indicazioni e misure dategli direttamente di Yaveh e contenente le più sacre delle tavole, le Tavole della Legge, su cui si basa la religione ebraica e quella cristiana (mi pare che neppure nei Vangeli canonici ed apocrifi se ne faccia alcun cenno!!).

Prima di parlare della favolosa ricchezza di re Salomone, e delle sue miniere d'oro converrà ricordare la sua famosa storia d'amore con la Regina di Saba che servirà pure per valutare l'ipotesi di Ralph Ellis che ritiene Salomone ed il faraone Siamon/Siamun un'unica persona.

La Regina di Saba

Secondo la Bibbia, la regina della terra di Saba venne a conoscenza della grande saggezza del re d'Israele, Salomone, e si mise in viaggio con una carovana di cammelli, asini, schiavi, ecc. stracarichi di doni per re Salomone, doni consistenti in spezie, oro e pietre preziose (1 Re 10:1-13; 2 Cronache 9:1-12). Il solo oro che la regina di Saba regalò a Salomone, secondo la Bibbia, pesava ben 4,5 tonnellate!!

Questa mi pare un'altra bufala, perché non mi è chiaro come cammelli ed asini, magari aiutati da schiavi, potessero trasportare dall'Etiopia alla Palestina una tale quantità di oro e come la Regina di Saba si fosse procurato tutto questo oro. Forse l'unico mezzo che a quei tempi potesse trasportare un simile tonnellaggio era la nave o meglio più navi che avrebbero dovuto navigare sul Nilo, partendo dall'Etiopia, superando numerose cateratte ed attraversando tutto l'Egitto da Sud a Nord, col rischio che qualche malintenzionato depredasse la Regina di tutti i suoi doni!

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La cartina che segue mostra le numerose cateratte che vi sono nella parte del Nilo che attraversa la Nubia a Sud dell'Egitto, poi più a Nord, dall'Isola Elefantina vicino a Tebe ed alla prima cateratta al delta, il fiume non presenta dislivelli per cui è perfettamente navigabile senza problemi. L'Etiopia si trova ancora più a Sud dell' antica Nubia, nel Corno d'Africa. In blu si vede il Mar Rosso: il viaggio della Regina di Saba via mare, con un naviglio adeguato, poteva costituire una valida alternativa al completo viaggio via terra, dato che per raggiungere Pi-Ramses nel delta del Nilo la strada che si sarebbe dovuta fare via terra riultava molto inferiore e meno problematica.




























Se è vero che la Regina di Saba portò con sé tutti questi beni preziosi, dovrebbe essere pure vero che con asini e cammelli avrebbe dovuto attraversare a piedi, restando ad Ovest del Mar Rosso, tutto l'Egitto da Sud a Nord, cioè sia l'Alto che il Basso Egitto. E per farlo senza problemi, a mio avviso, doveva avere il pieno consenso del faraone che aveva la sovranità su quel territorio. E pare logico ritenere che il faraone avesse dato il suo consenso al passaggio della carovana o delle navi, solo se i doni fossero destinato a lui e non ad un piccolo re sconosciuto di un territorio molto più a nord del Basso Egitto, cioè al re di Israele!

Israele era molto più distante dall'Etiopia di quanto non fosse il Basso Egitto e non poteva essere raggiunto se non attraversando a piedi la Nubia e tutto l'Egitto da Sud a Nord, oppure sul Nilo superando le cateratte, oppure via mare navigando per tutto il Mar Rosso da Sud a Nord oppure ancora attraversando sempre da Sud a Nord tutto il deserto del Sinai, che si trova ad Est del Mar Rosso, cosa molto più pericolosa non solo per la mancanza d'acqua (e col rischio di perdersi e di starci 40 anni come Mosè, ma senza poter contare sul ….rifornimento di Dio con la manna dal cielo!!), ma pure

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per la presenza di numerose tribù di predoni nomadi!

Quindi, il viaggio della Regina di Saba, che sembra sia avvenuto davvero, anche perché riportato in quasi tutti i libri antichi, autorizza a ritenere valida la tesi di Ellis che Salomone/Siamun fosse il faraone d'Egitto e non il re d'Israele. Altra ipotesi da non scartare a priori è quella da me proposta e cioè che Salomone/Siamon era contemporaneamente faraone d'Egitto e re d'Israele. Molto probabilmente ciascuno dei due popoli raccontò la sua vita, il suo regno e le sue gesta riferendoli gli Ebrei al re di Israele e gli Egizi al faraone d'Egitto!

Ma ritorniamo ai due personaggi della nostra storia: è scritto nella Bibbia che la Regina di Saba fu colpita dalla saggezza e dalla ricchezza di Salomone e pronunciò una preghiera al Dio di Salomone. Salomone la ricambiò con molti doni e con "qualsiasi cosa desiderasse", fino a quando la regina non tornò nel suo regno. Alcune leggende ebraiche sostengono che il regalo che promise Salomone (qualsiasi cosa desiderasse) sia stata concretamente una relazione amorosa. Grandi sforzi sono stati fatti studiando gli enigmi che la regina propose al re per testare la sua saggezza, ma senza alcun risultato! L’incontro tra i due sovrani descritto nella Bibbia (1 Re 10 : Visita della Regina di Saba; 2 Cronache 9 : Gloria di Salomone), è più rispettoso della “privacy” dei due sovrani per cui non si accenna né al loro rapporto, né al loro figlio Bayna-Lehkem, incoronato successivamente imperatore d'Etiopia col nome di Menelik. Nella narrazione del Kebra Nagast invece, il loro profondo ed appassionante dialogo diviene importante per varie ragioni: anzitutto la Regina Makedà decide da allora che non adorerà più il Sole come i suoi avi, bensì il Creatore, Dio di Israele, come Salomone, e questo rappresenta il passaggio da un culto arcaico ad un moderno monoteismo.
Inoltre i due, innamoratisi, trascorrono alcune notti assieme, finchè un mattino, Salomone prima che Makedà parta per tornare al suo regno, le regala un anello speciale da donare all’eventuale frutto del loro amore: dalla loro unione infatti nascerà, come detto, Bayna-Lehkem, che significa il figlio del Saggio. Menyelek I o Menelik, raggiunti i ventidue anni in Saba, partì alla ricerca del padre assieme al prezioso anello, per chiedergli un pezzo del drappo che copriva l’Arca dell’Alleanza, affinché anche il suo popolo potesse venerarla: Salomone lo accoglie con tutti gli onori e insiste molto perché resti a regnare con lui, ma vedendolo deciso a tornare nella terra della madre lo lasciò partire, ma senza esaudire il desiderio del figlio che aveva chiesto che gli regalasse un pezzo del drappo di cui sopra.

Sulla relazione amorosa dei due vi è una leggenda veramente curiosa che ho letto su internet che val la pena di riferire, perché prova la sapienza, ma sopratutto la furbizia di Salomone! Vi era una diceria secondo la quale la Regina di Saba avesse le gambe pelose. Ovviamente Salomone non gradiva i peli sulle gambe e per vedere se le male lingue avessero ragione o meno, Salomone ebbe l'accortezza, quando ricevette la regina nella sala delle udienze o del trono, di far tirare a lucido il pavimento della sala: prima che ci passasse sopra la regina, fece buttare dell'acqua a terra, sul pavimento sul quale doveva passare la regina. L'acqua formò quasi uno specchio, così

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permise al re di sbirciare e guardare sotto la gonna della regina!! La diceria era vera o no? Non lo sappiamo e non lo sapremo mai! Ma, gambe pelose o no la Regina di Saba doveva essere bellissima per cui Salomone gradì molto la sua compagnia nel letto grande della reggia!!

Della Regina di Saba si parla anche nei Vangeli. Ad esempio, riappare in Matteo 12:42 e in Luca 11:31: quando Gesù afferma che lei e gli abitanti di Ninive il giorno del Giudizio Universale sorgeranno per condannare gli ebrei che lo hanno rifiutato, "perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone".

Nonostante la sua notorietà, non si sa bene quale fosse il suo nome. Anche il Corano ne parla, ma non menziona il suo nome, malgrado alcune fonti arabe la chiamino Bilqis. Nel Corano la storia è simile a quella della Bibbia. Cambia il punto di partenza: è Salomone che viene a conoscenza del regno di Saba perché il suo popolo venera il Sole. Dopo aver minacciato una guerra d'invasione nella ricca terra di Saba, Salomone riceve la regina Bilqis che si converte alla religione ebraica. Anche questo racconto del Corano conferma la validità della tesi che Salomone non fosse solo re d'Israele: come poteva muovere guerra alla Regina di Saba e arrivare sino in Etiopia senza passare per l'Egitto? Solo un faraone poteva arrivare in Etipia attraversando l'Egitto a piedi o navigando sul Nilo da Nord a Sud!



Le leggende islamiche riportano che il marito di Bilqis era Yasir Yan'am: da ciò devo dedurre che essendo la Regina di Saba già sposata quando andò a trovare Salomone i due commisero adulterio quando concepirono il figlio Menelik!!

Anche Salomone rispettava poco il nono Comandamento e non solo desiderava le donne d'altri, ma pure le ingravidava!!

Recentemente, alcuni studiosi arabi hanno ipotizzato che Saba non si trovasse nello Yemen, come sostengono alcune fonti, ma nel nord ovest dell'Arabia Saudita. Invece, secondo la testimonianza del Kebra Nagast, antico documento sacro degli Etiopi, la famiglia imperiale etiope discende direttamente dal frutto dell'incontro amoroso tra il re Salomone e la Regina di Saba, chiamata Machedà. Detto libro epico etiope dei Re, contiene la storia di Machedà e dei suoi discendenti: il primogenito, che come ho detto venne incoronato re con il titolo di Menelik I, fu il primo imperatore d'Etiopia, mentre Halié Selassié è stato “negus neghesti” e ultimo imperatore di Etiopia dal 1930 al 1936, e dal 1941 al 1974. Haliè Selassiè era infatti l'erede della Dinastia Salomonide, che secondo la tradizione ebbe origine attorno all'anno 950 avanti Cristo dal re Salomone e dalla regina di Saba. Quando l'Impero d'Etiopia fu invaso e conquistato dall'esercito d'occupazione italiano nel 1936, egli scelse l'esilio volontario e vi restò fino al 1941, quando il Regno Unito conquistò l'Africa Orientale Italiana e riconsegnò il trono al negus. Purtroppo per lui però Haliè Selassiè verrà nuovamente detronizzato nel 1974, quando Menghistu Hailè Mariàm rovesciò l'impero e trasformò l'Etiopia in uno Stato socialista.

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Il Kebra Nagast dovrebbe essere il più attendibile dei vari antichi testi più o meno sacri che parlano di Salomone e della Regina di Saba. Infatti, secondo quanto ho trovato su internet, esso ebbe origine a partire da una serie di testi sionisti trascritti nei primi secoli dell’era cristiana. La principale fonte su cui è basato questo primo nucleo è l’Antico Testamento, ma elementi furono tratti anche da testi rabbinici, leggende etiopi, egiziane e copte. Successivamente furono introdotte influenze coraniche e di altri elementi della tradizione araba, principalmente palestinese e siriana, per esempio Il libro di Bee, nonché di testi cristiani apocrifi come Il libro di Adamo ed Eva, il Kufale, Le istruzioni di San Pietro al suo discepolo Clemente, La vita di Anna madre della vergine Maria, Il libro della Perla, L’ascesa di Isaia e altri minori.
La prima parte del Kebra Nagast racconta storie del tutto simili a quelle Bibliche da Adamo (ed i suoi figli Abele, Caino, e Set) fino a Noè, che in un dialogo mistico riceve dal Creatore futura protezione. Quindi questo antico testo merita molta attenzione. Ma chi era realmente la Regina di Saba, era solo una figura mitica? Se fosse così, cosa ha alimentato l’incredibile leggenda che la circonda? Gli arabi la conoscevano come la regina Bilquis, gli etiopi la chiamavano Machedà, per gli ebrei e i cristiani era la Regina di Saba. In nessuna parte del mondo la leggenda della Regina di Saba è più viva che in Etiopia. Per questo popolo rappresenta il mito fondamentale della loro civiltà e della loro storia, mito che finisce soltanto nel 1974 quando Haliè Salassiè viene definitivamente mandato in esilio dalla rivoluzione comunista!

A tale proposito vale la pena ricordare che è stato provato che le antiche comunità etiopi erano formate da una popolazione semita, emigrata attraverso il Mar Rosso dall'Arabia meridionale, mescolatesi con i locali abitanti non semiti. Inoltre, l'antico regno etiope di Axum ha governato anche una parte dell'Arabia meridionale che comprendeva lo Yemen fino alla nascita dell'Islam nel VII secolo. Per di più, l'amarico e il tigrino, le due principali lingue dell'Etiopia, sono lingue semitiche.

Il Kebra Nagast sembra essere il frutto di una intensa opera di ricerca fra i testi più antichi per cui la sua compilazione non può che riportare almeno un fondo di verità. Quindi le storie in esso contenute mi sembrano più attendibili di quelle raccontate in altri più celebri testi antichi.

La testimonianza del Kebra Nagast riporta quindi di come Menelik abbia trafugato l'Arca dell'Alleanza da Gerusalemme all'Etiopia (ove probabilmente si trova tuttora secondo alcuni studiosi fra cui Graham Hancock che ho citato prima) e racconta anche quel che accadde all'Arca dell'Alleanza, di cui invece gli altri antichi libri non parlano. Menelik, il cui significato intrinseco è “Figlio dell’uomo saggio”, cresciuto e divenuto re, fece proprio il simbolo del leone di Giuda che innalzò a simbolo del proprio regno. Divenuto adulto, come prima ricordato, volle far visita al presunto padre Salomone che lo innvitò a restare con lui, promettendogli che avrebbero governato insieme. Menelik non si fece convincere ed anzi prima di fare ritorno ad

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Axum, assieme al gruppo di suoi giovani “amici” che si era portato dietro da Axum, ne combinarono una davvero grossa!! I giovani unendo forze ed ingegni, costruirono una copia in legno dell’Arca, entrarono di nascosto nel Tempio di Salomone, scardinarono la porta di bronzo del Sancta Santorum e commisero il più grave dei furti sacrileghi di tutti i tempi: rubarono l'Arca vera e la sostituirono con la copia. Poi in tutta fretta, percorrendo in un solo giorno, anziché trenta, il cammino fino al Nilo, si imbarcarono su una delle imbarcazioni con cui avevano percorso il Nilo da Sud a Nord e si diressero verso Sud con l'intenzione di portare l'Arca ad Axum in Etiopia!

Apriamo qui una breve parentesi: se Menelik riuscì ad arrivare al Nilo solo in un giorno, ciò significa che l'Arca non poteva trovarsi a Gerusalemme in Palestina dato che la distanza fra questa città ed il Nilo non potrebbe forse coprirsi in un giorno neppure usando un'automobile!! L'Arca quindi doveva trovarsi a Tanis o a Pi-Ramses che si trovavano sul delta e da una di queste città era certamente possibile impiegare un giorno per raggiungere il Nilo navigabile o il porto fluviale dove Menelik aveva lasciato la nave con cui era arrivato in loco per far visita al faraone Salomone/Siamon. Ecco un altro indizio della correttezza della tesi di Ellis e che l'Arca si trovava non nella Gerusalemme della Palestina, bensì nell'altra Gerusalemme, cioè a Tanis-Sion-Gerusalemme sul delta del Nilo!

Salomone, adirato ma sempre lucido, capisce subito come questo sia potuto accadere, quasi consapevole che da quel momento assieme all'Arca, avrebbe perso anche la benedizione divina!! Ma come, egli era il custode per il suo popolo eletto da Dio (e per la sua discendenza) dell’Arca dell’Alleanza, costruita secondo le misure ed i dettagli comunicati direttamente dall’Onnipotente a Mosè sul monte Sinai, detta perciò “Zion”, e se la fa rubare da un gruppetto di ragazzini??

Ho già detto che l'onta e l'affronto subiti, la conseguente rabbia e l'odio verso Menelik e la sua progenie per lo smacco che un ragazzino aveva fatto subire al grande re degli Israeliti Salomone, e con lui a tutto il suo popolo, dovette essere davvero enorme, sia per lui sia per il popolo ebraico, e questo spiega probabilmente il perché neppure i diversi compilatori della Bibbia e del Nuovo Testamento, ebrei e cristiani, che vissero negli anni e secoli successivi non si arrischiarono a parlare o scrivere dell'esistenza dell'Arca. Non più una riga dedicata all'Arca, l'oggetto divino più importante di tutti! Inoltre, questo antico torto subito dal popolo ebraico spiega forse la riluttanza e freddezza con cui in tempi recenti gli israeliani accolgono gli ebrei di colore e di origine etiopica o nati in Etiopia che immigrano in Israele.



L'Arca dell'Alleanza

Ma che cos'era questa Arca dell'Alleanza? Come era fatta? Quanto era grande?

Wikipedia informa che l'Arca è descritta dettagliatamente nel libro dell'Esodo (25, 10-21; 37, 1-9): era una cassa di legno di acacia rivestita d'oro massiccio all'interno e all'esterno, di forma parallelepipeda, con un coperchio d'oro puro sul quale erano collocate due statuine di cherubini anch'esse d'oro, con le ali spiegate (cherubini di tradizione ebraica, diversi da quelli di tradizione cristiana). Le dimensioni erano di

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circa 110×66×66 cm. Ai lati erano fissate con quattro anelli d'oro due stanghe di legno dorato, per le quali l'arca veniva sollevata quando la si trasportava.

L'Arca era quindi una sorta di cofanetto, che, aggiungo io, doveva essere molto simile a quelli ritrovati nella tomba di Tutankamon ed in altre tombe di faraoni nella Valle dei Re, ed esposti al Museo del Cairo e che ho avuto l'opportunità di vedere anch'io molti anni fa. Secondo la Bibbia essa fu fatta costruire da Mosè, come abbiamo già detto, su precise direttive di Dio Onnipotente, al fine di contenere e custodire le Tavole della Legge, cioè le lastre di pietra o la stele ove vennero scolpiti i Dieci Comandamenti. Ecco un'immagine con una attendibile “ricostruzione” dell'Arca


























Come ben noto, Mosè ricevette la stele con i Dieci Comandamenti quando stava davanti al roveto ardente del Monte Sinai. Secondo molti autori, fra cui il Grancock, detta stele era radioattiva perché trovavasi vicino al Roveto che bruciava sempre, ma non si consumava mai, e quindi anch'esso radioattivo! Cioè, non si trattava del normale fuoco, bensì di un qualcosa di particolare, come le radiazioni che colpirono lo stesso Mosè, provocandogli delle ustioni sul viso . Infatti, Mosè viene spesso raffigurato da pittori e scultori con delle “cornine” in fronte a forma di fiamme, come il famoso Mosè di Michelangelo, oppure col volto celato da un panno o da una sorta di fazzoletto. Prova di questa radioattività sarebbe data dal fatto, raccontato nella Bibbia, che l'Arca era un oggetto che ardeva di luce e fuoco in grado di provocare negli uomini tumori e ferite, nonché di distruggere interi eserciti e devastare città (solite esagerazioni della Bibbia!). Però sembra verosimile quanto accadde durante il viaggio dell'Arca da Babilonia a Gerusalemme: l'Arca era trasportata su uno dei carri della carovana formata dagli ebrei liberati e cadde dal carro che la trasportava a causa di una buca della strada; i due o tre carrettieri ebrei, fra cui uno che si chiamava Uzzà, che la rimisero sul carro, morirono poco dopo a causa delle bruciature provocate dalle radiazioni dell'Arca! Forse anche per proteggere il popolo da tale radiottività, l'Arca, rivestita di oro massiccio, era custodita nella stanza più interna del Tempio, cioè nel Tabernacolo del Sancta Sanctorum, ove poteva entrare solo il capo dei sacerdoti, il quale però doveva prima indossare, sopra la veste o la stola, uno speciale paramento liturgico, cioè una veste tutta ricamata d'oro, simile a quella chiamata pianeta o casula che i vescovi ed i sacerdoti cristiani, cattolici e/o ortodossi, per ricordare



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il modo di vestire dei sacerdoti dei primi secoli della comunità cristiana, indossano ancora oggi quando dicono messa o quando partecipano ad altre funzioni solenni. Questa pianeta, che ancor oggi è la parte più curata e bella dei paramenti liturgici, essendo tutta ricamata d'oro, oltre a svolgere una funzione decorativa, aveva una essenziale funzione pratica, perchè serviva a riparare il corpo del Sommo Sacerdote dalle radiazioni emesse dalle Tavole che, nonostante l'Arca fosse di legno ma tutta rivestita d'oro, fuoriuscivano in parte dall'Arca, anche se in forma attenuate. L'oro infatti, come il piombo e altri metalli, impedisce alle radiazioni di arrivare al corpo umano, tanto che i moderni medici dei nostri reparti radiologici degli ospedali indossano sotto i camici bianchi, speciali “tuniche” di piombo per ripararsi dalle radiazioni. Sembra poi che le ali dei cherubini convergenti al di sopra dell'Arca avessero la funzione di scaricare le radiazioni come accade con la corrente elettrica continua se si mettono assai vicini il polo positivo e quello negativo.

L’Arca dell’Alleanza non arrivò ad Axum subito dopo essere stata rubata. Non si sa perchè, ma impiegò qualche secolo, e vi giunse solo dopo un lento peregrinare in terra d’Egitto e, secondo Graham Grancock, dopo una lunga sosta nell'Isola di Elefantina, che si trova nel Nilo poco a sud della prima cateratta. Sembra infatti che nell'Isola Elefantina sia esistita (e forse ancor oggi esiste) una piccola comunità di ebrei che è sopravvissuta fin quasi ai nostri giorni, prova del fatto che l'Arca vi soggiornò per molto tempo. Poi continuò il suo viaggio verso Sud navigando sul Nilo Bianco e sul Nilo Azzurro, superando diverse cateratte fino ad arrivare alla chiesetta di Santa Maria di Sion vicino Axum dove si troverebbe attualmente, protetta da un

vecchio monaco!

Da quel che apprendo su internet, sembra che questo avvenimento delle lunghe peregrinazioni dell'Arca nel suo viaggio verso Axum sia ancor oggi ricordato con i lenti ed esasperanti riti che la Chiesa Copta etiopica celebra in onore dell’Arca in occasione di Ghenna e Timkat, che sono il Natale e l’Epifania del rito copto.



La miniera d'oro della Regina di Saba

Secondo la leggenda, la Regina di Saba regnava su un dominio di grande ricchezza, cosa che oggi non sembrerebbe possibile in una terra così desolata e arida come l'Etiopia. E' però vero che gli archeologi hanno scoperto in quello che un tempo doveva essere il territorio ove lei regnava, un antichissimo e grandioso sistema d’irrigazione che fece del deserto un giardino: l’acqua proveniva dalla altrettanto grandiosa diga di Marib, lunga 640 metri ed alta 11, situata in pieno deserto in fondo allo Wadi Adhana. Gli archeologi hanno pure scoperto che la diga, di cui ancora è evidente la struttura, sia stata costruita nel sesto secolo avanti Cristo, cioè 400 anni dopo il leggendario regno della regina di Saba, ma sono anche state scoperte tracce di una precedente struttura più antica di qualche centinaio di anni. Forse la pratica dell'agricoltura, magari intensiva conseguente all'abbondanza di acqua, rendeva la popolazione etiopica del tempo più “ricca” rispetto agli altri popoli nomadi che vivevano solo di pastorizia.

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A mio modestissimo avviso, le enormi ricchezze delle regina vanno probabilmente assai ridimensionate, come pure i ricchissimi doni da lei fatti a Salomone/Siamun anche se nel 2012 un gruppo di archeologi inglesi ha scoperto una grande miniera d'oro nel Nord dell'Etiopia, con vicino un campo di battaglia con diversi teschi e scheletri di soldati morti, nonché le rovine di un tempio. Il tutto si trova nell'altipiano di Gheralta che, secondo gli archeologi, faceva parte un tempo del regno di Saba come si evince da una stele di 20 piedi di pietra con scolpite le immagini del sole e della mezza luna, che erano le due divinità, divenute emblemi del regno di Saba! Si ritiene quindi che la vecchia miniera appartenesse alla Regina di Saba e che possa aver rifornito il tesoro della casa reale. Ed allora è pure possibile che la Regina di Saba portasse in dono al re-faraone Salomone/Siamon dell'oro, come d'uso anche in tempi più recenti del 1000 a.C. . Infatti, nell'anno 0, uno dei tre Re Magi portò in dono a Gesù Bambino dell'oro, no? Oro che certamente sarà stato più utile alla Sacra Famiglia dell'incenso e della mirra portati dagli altri due Re Magi. In particolare quell'oro dovette servire sia per le spese del viaggio fino in Egitto, resosi necessario per evitare che Gesù Bambino venisse ucciso nella Strage degli Innocentie, sia per il lungo soggiorno in quel paese dato che il buon San Giuseppe, pur essendo un bravo falegname, forse non trovava lavoro perché straniero e perché non parlava la lingua.

Una breve osservazione: non è strano che due importantissimi personaggi del Cristianesimo come Mosè e Gesù siano entrambi scampati alla morte quando erano appena nati a seguito di un ordine simile dato da un re (Erode) e da un faraone (forse Ramses II), cioè l'ordine di uccidere tutti i neonati maschi in modo da evitare problemi di successione al trono monarca del tempo !! Che coincidenza!

Ma torniamo al regno di Saba: a mio avviso, i resti di ossa umane e teschi ritrovati dagli archeologi nei pressi della miniera di cui sopra stanno a testimoniare o che i minatori che morivano scavando nella miniera venivano inumati lì vicino alla bell'e meglio oppure che la miniera era oggetto di continue battaglie per assicurarsene lo sfruttamento. Pertanto non è detto che la miniera fosse sotto il dominio della Regina di Saba al tempo in cui si recò a trovare Salomone/Siamon, ma forse lo era stata prima.

Comunque sia, fosse solo per la difficoltà insormontabile di portarsi dietro con cammelli o navi per centinaia di chilometri le 4,5 tonnellate d'oro menzionate nella Bibbia pare impossibile che la Regina di Saba abbia potuto donare tutto quell'oro a Salomone/Siamun. Ma la verità è che i doni e le tonnellate d'oro che la regina di Saba si dice abbia regalato a Salomone/Siamon erano tutto sommato di ben scarsa importanza per Salomone/Siamun (dato che egli era ricco di suo!), come si evince pure da altri riferimenti di antichi testi che sono interpretati come prova dell'amore tra Salomone e la regina di Saba. Si cita in proposito il Cantico dei Cantici, attribuito allo stesso Salomone: in 1,5, la Sposa, con cui la Regina di Saba è identificata, dice appunto di sé Nigra sum sed formosa (“Sono bruna – o nera -- ma bella”). Per questa via, la tradizione occidentale si è poi spinta sorprendentemente ad assimilare la

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Regina di Saba alla Vergine Maria: la prima sarebbe “figura”, ossia anticipazione tipologica della seconda (di quì anche il culto della “Madonna nera”). Di tale culto è prova sicura la statuetta lignea della Madonna nera, con in braccio Gesù Bambino, che io ho potuto vedere, e che tutti possono vedere, nel santuario della Madonna Nera di Tindari, ad ovest di Messina, santuario costruito sulle fondamenta di un altro santuario costruito dai Greci del tiranno Gerone di Siracusa, e quindi molto più antico, dedicato alla dea “madre” Cerere. Sotto la statuetta della Madonna nera, si possono leggere le stesse parole “Nigra sum sed formosa”.

La verità vera è che tutti i doni più o meno ricchi portati dalla Regina di Saba a Salomone/Siamon non contano e non contarono nulla rispetto al dono più grande che la regina poteva fargli: il dono del suo incondizionato amore, la donazione completa di sé che ebbe come risultato il concepimento di un figlio, di un bambino davvero geniale che, divenuto grande, seppe non solo organizzare e portare a compimento il furto più importante di tutta la storia dell'umanità (l'Arca contenente il Decalogo dettato da Dio tale dovrebbe essere almeno per gli ebrei ed i cristiani!), ma seppe pure incardinare nel suo paese, l'Etiopia, una dinastia imperiale che è durata praticamente fino ad oggi, cioè per circa 2.500 anni!!

Bravo Menelik!



Le miniere d'oro di re Salomone

Constatato che in effetti quanto si suppone normalmente, e cioè che intorno al 1000 a.C. i regni di Israele e del Basso Egitto fossero due regni separati, non sembra essere vero, Ralph Ellis si chiede in un secondo articolo, sempre pubblicato sul sito “Ancient Origins”, dove fossero le famose miniere d'oro di re Salomone, che secondo la sua ipotesi, era un faraone della XXI dinastia. Poiché i faraoni di questa dinastia stavano a Tanis, le miniere non potevano certo trovarsi in Etiopia o nel sud dell'Africa o nell'Alto Egitto (Sud Egitto), bensì dovevano trovarsi nelle vicinanze della capitale, cioè nel Basso Egitto (Nord Egitto).

Ellis osserva che nel Museo Egizio del Cairo, accanto agli splendidi oggetti e manufatti del tesoro di Tutankamon vi sono molti altri manufatti altrettanto belli e superbi in oro e argento che fanno parte della poco nota Collezione di Tanis. Ma da dove veniva tutto quell'oro e argento necessario per costruire e modellare gli oggetti di detta Collezione? Non certo poteva venire dalla Palestina, territorio piuttosto povero che qualche decennio prima dell'anno 1000 a.C. era governato da Giudici e Profeti. E forse neppure i primi re di Israele Saul, David e Salomone avrebbero potuto accumulare tante ricchezze in un paio di generazioni, specialmente se non vi erano grandi miniere d'oro nella zona o quanto meno nessuna miniera d'oro è stata trovata dagli archeologi. E allora, in che posto misterioso si trovavano queste miniere? Dove si trovavano queste benedette miniere di re Salomone?

Poichè, come già detto, secondo Ellis i re David e Salomone altri non erano che i faraoni Pseusennes I-Duad e Siamon o Siamun che abitavano a Tanis nel Basso

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Egitto, la risposta può essere data solo dopo aver riesaminato la complessa situazione politica che vi era in Egitto durante la XXI dinastia. Tempi molto duri e travagliati! Intanto vi era stata un'invasione da parte dei Meshwesh= Apiri?= Ebrei? i quali presero il potere e costituirono la XXI dinastia con capitale appunto a Tanis nel delta, i cui faraoni governavano solo sul Basso Egitto (e sulla Palestina?). In tal modo, l'Egitto si divise ancora una volta fra Nord e Sud, proprio come era successo durante l'era degli Hyxos un paio di secoli prima. E ciò perché, i veri “egiziani” che abitavano a Tebe ed in particolare i sacerdoti di Amon non volevano riconoscere l'autorità regale di “faraoni” a questi stranieri che per loro erano degli usurpatori.



Ancora una volta vi fu una guerra civile fra i due territori ed ancora una volta gli eserciti del Nord e del Sud si scontrarono nel bel mezzo dell'Egitto. Questa guerra tagliò Tebe fuori dai tradizionali rifornimenti di grano che provenivano via fiume con le navi che partivano dal delta del Nilo e che trasportavano a Tebe non solo granaglie, ma anche altri prodotti che usualmente provenivano dai commerci con l'estero, specialmente con i paesi del Mediterraneo, e che viaggiavano sul Nilo fino a Tebe ed oltre. Come è stato prima evidenziato, quando la guerra “guerreggiata” cessò e si trovò un minimo di tregua, la casta dei sacerdoti di Amon a Tebe non riconobbe l'autorità dei faraoni del Basso Egitto, e quindi sostanzialmente Tebe si trovò effettivamente in una sorta di stato di assedio e comunque soffriva tempi davvero duri, tanto che nel frammento del Papiro Ro2, 3-5 così sta scritto: “Non vi sono né vestiti, né olio, né pesce, né vegetali. Essi dissero: mandate al faraone …. in relazione a ciò, e mandate anche al vizir nostro maestro che ci siano inviati i mezzi di sostentamento per noi”!

Inoltre, si verificavano a Tebe o meglio nella Valle dei Re che sta di fronte, sulla riva occidentale del Nilo, fatti assai gravi, e cioè le tombe venivano sistematicamente violate e spogliate dei preziosi tesori ed oggetti d'oro e molte delle mummie reali venivano ri-sotterrate in un luogo segreto dietro il Tempio Funerario della Regina/Faraone Hatchepsut (tempio favoloso da me visitato) per tenerle al sicuro. Kenneth Kitchen ritiene che questa opera di salvataggio delle mummie suona come un pio intervento volto a salvare le mummie reali dai sacrileghi ladri. Ma questa ipotesi non convince Ellis che invece si pone la domanda di dove andassero a finire i bellissimi manufatti d'oro e d'argento, che venivano riposti in abbondanza nelle tombe reali al momento della sepoltura e che venivano presi dai “ladri profanatori” nelle tombe reali? E come mai alle mummie venivano tolti anche i gioielli che portavano addosso, prima di risotterrarle? E come mai le guardie di Tebe non intervenivano? Se davvero questi furti fossero stati opera di ladri, come è potuto succedere, si chiede Ellis, che essi abbiano spogliato tutte quelle tombe senza alcuna conseguenza e nell'impunità più assoluta? Come era possibile che la “sicurezza” nella Valle dei Re fosse così carente ed insufficiente che qualsiasi vagabondo che si aggirava nella Valle potesse addirittura scegliersi la tomba da depredare subito e



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quella successiva? Avrebbero davvero potuto portar via pesanti pezzi di corredi funerari, inclusi i sarcofagi di granito, e rivenderseli nella città più vicina, cioè a Tebe, dopo aver riattraversato il Nilo senza che nessuno notasse niente o non intervenisse?

La conclusione di Ellis è che l'argomento tradizionale che si trattò di semplici ladri che magari avevano lavorato nella costruzione delle tombe e che conoscevano i trucchi che ne impedivano l'accesso agli estranei non sta in piedi, non è credibile!!

A suo avviso, la verità è che i furti sacrileghi nelle tombe iniziarono esattamente nello stesso periodo che i faraoni della XXI dinastia presero il potere a Tanis, per cui l'ipotesi più verosimile sembra quella che queste spoliazioni non furono clandestine ma “sponsorizzate” o meglio ordinate dalla stessa classe dirigente/sacerdotale di Tebe. Prova ne sia la destinazione di questi tesori. Come tutti i rapinatori ed i ladri sanno è assoluamente inutile rubare qualcosa se non vi è un mercato di quel che si ruba, cioè se non c'è nessun che compra la refurtiva!! E pur se è vero che i preziosi metalli con cui erano fatti quegli oggetti avrebbero potuto essere fusi e riutilizzati per fare degli altri oggetti, è anche vero che quasi tutti questi manufatti erano marcati col nome del proprietario e potevano quindi essere facilmente riportati nella tomba del legittimo proprietario da cui erano stato rubati. Non vi sarebbe stata alcuna possibilità di prendere alcuno di questi oggetti, salvo che vi fosse stata la ragionevole possibilità di rivenderli “nel mercato”. Adesso noi sappiamo che il principale mercato di questi oggetti era Tanis dato che la maggior parte di tali oggetti preziosi è stata trovata dagli archeologi nelle tombe di Tanis! E allora Ellis ragionevolmente ritiene che molto probabilmente la ragione dei saccheggi delle tombe della Valle dei Re sta nel ricatto di Tanis e dei suoi faraoni che richiedevano sostanziali e ricchi tributi ai tebani per non attaccare e distruggere Tebe oppure in cambio dei rifornimenti di grano ed altri prodotti che dal delta venivano inviati a Tebe. E poiché queste dispute e guerre si erano prolungate per decenni e più, è ben possibile che Tebe avesse esaurito le sue normali riserve di metalli preziosi con cui pagare, sicché le stesse autorità tebane erano state costrette a sfruttare le risorse che provenivano dalla spoliazione delle tombe della Valle dei Re per pagare i faraoni di Tanis, che non erano altri che re David/faraone Pseusennes I/Duad e re Salomone/faraoni Siamon e Pseusennes II! Questa ipotesi è suffragata anche da un fatto altrimenti inspiegabile: come mai i sarcofagi e le mummie delle tombe che venivano violate per spogliarle dei ricchissimi corredi funerari venivano recuperati e ri-seppelliti tutti assieme in altre tombe o in fosse comuni, come prima ricordato? Non si può credere che questa fosse opera dei ladri sacrileghi, no? Ma se si ipotizza che a ordinare la ri-sepoltura fossero gli stessi sacerdoti di Amon a Tebe che ordinavano e regolavano la spoliazione degli oggetti funerari al fine di garantirsi la sopravvivenza propria e del popolo tebano, sembra più credibile se non proprio naturale che i buoni sacerdati mostrassero un religioso rispetto per le salme dei faraoni mummificate, e quindi ne curassero la ri-sepoltura, magari tutti assieme in una o più altre tombe reali preesistenti o da scavare nella roccia per la bisogna, come nel caso della “location” vicino alla tomba della

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regina Hatceptsut. E' comprensibile che i sacerdoti di Amon avessero una religiosa pietà verso le mummie dei faraoni che avevano governato l'Egitto nei secoli precedenti, pietà che certamente non avrebbero avuto dei semplici ladri sacrileghi!

Il faraone Uasorkon, forse figlio di Salomone/Siamon, fece compilare un inventario dei tesori che erano stati donati ai vari templi in Egitto nel quale sono elencati oggetti per circa due tonnellate di oro e sette tonnellate di argento: la donazione maggiore (oppure il totale?) era stata fatta al (ovvero si trovava nel) tempio dove era custodito l'inventario: 200 tonnellate di argento e 230 tonnellate di oro e argento. Forse si tratta di esagerazioni, ma certo è che i faraoni di Tanis avevano accumulato una bella ricchezza sfruttando le miniere di re Salomone, cioè, come sembra probabile, le tombe/miniere della Valle dei Re.

In conclusione, a me pare da condividere l'ipotesi di Ralph Ellis; l'amara verità è che le leggendarie miniere di re Salomone altro non erano che le tombe reali della Valle dei Re e la spoliazione di queste tombe non fu quindi un incontrollato saccheggio da parte di ladri sacrileghi sprovveduti o ex operai delle stesse tombe, bensì una risorsa regolata da un programma ben studiato ed organizzato dalle autorità di Tebe al fine di pagare i tributi dovuti a Tanis. E in base agli archivi di Tanis, la quantità e qualità di tali oggetti ricevuti da Tanis, e oggi facenti parte della Collezione di Tanis, è semplicemente prodigiosa.

Tuttavia sembra che la maggior parte di questa grande ricchezza sia stata dispersa in secoli e secoli di storia. Molta parte del tesoro fu spesa dai faraoni nel mantenimento delle truppe mercenarie greche e della “marina” fenicia e molte di queste ricchezze rimaste a Tanis furono senz'altro depredate dai Babilonesi quando invasero la Giudea e l'Egitto nel VI secolo a.C. A sua volta molte di queste ricchezze furono “preda di guerra” di Alessandro Magno quando saccheggioò la grande capitale persiana Persepoli: infatti, Alessandro allestì una carovana di 7.000 animali per trasportare ad Atene il tesoro persiano di cui buona parte doveva essere derivato dal tesoro d'Egitto. Per non parlare dei Romani che certamente si appropriarono come “preda di guerra” di ciò che rimaneva, quando conquistarono la Grecia ed il Medio Oriente.

E allora, conclude Ellis, questi tesori e ricchezze furono costantemente riciclate, l'oro fuso o perduto o sotterrato, tanto che adesso sono rimasti solo alcuni oggetti meravigliosi che possiamo vedere nei principali musei del mondo, come in quello del Cairo, al Museo Egizio di Torino, al British Museum, ecc.



CONCLUSIONE

Sperando di non aver annoiato troppo gli amici che hanno avuto la bontà di leggere questa mia ricerca, cercherò di sintetizzare il mio pensiero sui vari argomenti prima trattati. Ho già ricordato che molte delle notizie sopra riportate sono state ricavate o dagli articoli di Ralph Ellis oppure da internet e Wikipedia oppure dal primo volume della Storia Universale oppure direttamente dalla Bibbia e da altri antichi testi. In proposito, ho già evidenziato come la Bibbia ed i vari testi di cui essa è composta (peraltro per Ebrei e Cristiani i testi sono differenti) sono stati scritti dopo che almeno

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per un paio di secoli i fatti ivi narrati erano stati tramandati oralmente dai racconti di varie persone (capi tribù, capi religiosi, sacerdoti, ecc.) e poi raccolti, a partire dal II secolo fino al VI secolo d.C. ed oltre, in testi scritti in diverse lingue fra cui l'aramaico ed il greco, poi tradotti in latino ed infine in italiano e nelle altre lingue oggi parlate. Quindi è impossibile contare le interpretazioni dei racconti, le traduzioni, più o meno precise, le glosse e le interpolazioni dovute ai numerosissimi copisti che copiavano a mano questi lunghi testi. L'affidabilità di questi testi biblici con riferimento ai fatti storici effettivamente accaduti nelle epoche di interesse per questa ricerca è a mio avviso molto relativa, e comunque certamente inferiore alle fonti egizie dello stesso periodo storico. Infatti, quanto conosciuto dagli storici e dagli archeologi sugli Egizi è ricavato principalmente dalla lettura delle iscrizioni fatte nelle tombe o nei papiri o nelle stele di pietra o nelle tavolette di argilla e altri supporti usati dagli scribi del medesimo tempo, che magari avranno esagerato in alcuni casi, magnificando le gesta del proprio faraone. Comunque le informazioni ivi contenute sono per così dire “di prima mano” e non sono state soggette ad innumerevoli riscritture, ricopiature, interpretazioni ed interpolazioni come gli scritti biblici.

Non vi è dubbio che i rapporti fra Palestina ed Egitto erano al tempo assai frequenti: non solo intere tribù di pastori seminomadi o nomadi si spostavano continuamente nella zona, senza rispettare alcun confine statuale, ma pure singoli individui si spostavano dalla Palestina all'Egitto e viceversa con grande facilità, come dimostrano Giuseppe ed i suoi fratelli, Mosè e l'Esodo, e perfino la Sacra Famiglia, che si rifuggiò in Egitto circa 1000 anni dopo il periodo storico che stiamo esaminando.

Appare verosimile che prima dell'avvento al potere in Egitto della XXI dinastia non vi furono “commistioni” fra i faraoni della XX dinastia che erano al potere nel Nord dell'Egitto, come Ramses IX, Ramses X e Smendes ed i governanti di Israele, che all'inizio del racconto biblico non erano nemmeno re, bensì “giudici” o profeti, come Ezron, Ram, Gedeone, Amminadab, Jefte (o Jesse) e Samuele, oppure “eroi”, come Nashon e Sansone. Questa situazione, a mio avviso, durò fino all'inizio del regno di Saul, mentre si complicò con la presa del potere da parte di David, quando il regno “unito” di Israele si spaccò in due per qualche tempo, ed Is-Boset o Is-Baal, figlio di Saul, era re di Giuda e David era re d'Israele.

E' quindi intorno al 1040 a.C. che comincia contemporaneamente il regno di David e quello di Duad/Pseusennes I e che inizia pure la “confusione”, e cioè la possibilità che il regno d'Israele ed il regno del Basso Egitto si siano fusi sotto lo scettro di un unico re-faraone, cioè David. Infatti, David potrebbe benissimo aver sconfinato col suo esercito e, arrivato nella zona del delta, si impadronì di un regno in grande difficoltà con la fine della XX dinastia, di cui addirittura non conosciamo bene neppure il nome dell'ultimo faraone. Il “ritorno armato” di un popolo di Apiru/Ebrei nel Nord dell'Egitto, da cui alcuni secoli prima era stato scacciato guidato da Mosè, non mi sembra del tutto improbabile, anche se nessuno dei vari testi “sacri” che compongono la Bibbia ne parli espressamente. Le molte coincidenze rilevate prima e che qui riassumerò molto sinteticamente, mi portano a concludere che l'ipotesi di

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Ralph Ellis appare corretta:

- i nomi dei “regnanti” David e Duad nonché di Salomone e Siamon erano quasi uguali ;

- i nomi delle due capitali Sion=Gerusalemme in Palestina e Tanis=Tzion=Sion=Gerusalemme nel Basso Egitto erano coincidenti;

- il colore un po' scuro (abbronzato) della pelle di Salomone assomiglia al colore un po' scuro o olivastro degli egiziani o comunque di chi sta molto esposto ad uno sole “cocente” come quello che c'è in Egitto;

- la costruzione del tempio appena iniziata da David e completata da Salomone coincide la costruzione del tempio in onore di Amon-Mut-Konsu iniziata da Duad/Pseusennes I a Tanis e completata da Siamon;

- le caratteristiche della struttura del tempio di re Salomone, che secondo la Bibbia, erano state dettate direttamente da Yaweh con le esatte misure del progetto, peraltro proporzionate in scala rispetto a quelle dell'Arca dell'Alleanza, corrispondono con poche varianti a quelle dei templi egizi e quindi del suddetto tempio di Tanis;

- il mancato ritrovamento di resti archeologici del tempio di Salomone a Gerusalemme in Palestina ed il ritrovamento, invece, dei resti del tempio iniziato da Pseusennes/Duad in onore della triade egizia a Tanis=Gerusalemme nel delta e completato da Siamon fa concludere che il tempio non fu costruito a Gerusalemme in Palestina, ma a Tanis=Gerusalemme nel delta;

- la conquista della città di Gezer i cui abitanti cananei ostacolavano i traffici sia di Israele sia dell'Egitto e la successiva acquisizione, seconto il racconto biblico, del suo governo da parte del re d'Israele, su concessione del faraone d'Egitto, potrebbe benissimo celare più che una sporadica alleanza fra i due re, una vera e propria fusione dei due regni in un unico regno con capitale a Tanis=Tzion=Sion=Gerusalemme;

- la visita della Regina di Saba a re Salomone/Siamon sarebbe stata impossibile se la stessa regina non avesse avuto il “permesso di transito” sul territorio egiziano o sulle acque del Nilo dal faraone Siamon che la Regina veniva ad omaggiare;

- la fuga velocissima (un giorno invece degli otto necessari normalmente per raggiungere il Nilo) di Menelik e dei suoi amici con cui trafugò l'Arca dell'Alleanza non sarebbe stata possibile se l'Arca fosse stata custodita a Gerusalemme in Palestina;

- delle favolose ricchezze e di tutto l'oro che possedeva Salomone (nonché di quello che, secondo la Bibbia, gli regalò la Regina di Saba) mi pare non sia rimasta significativa traccia a Gerusalemme in Palestina, mentre al Museo Egizio del Cairo esistono numerosi manufatti ed oggetti preziosi di valore inestimabile che fanno parte della Collezione di Tanis;

- a Gerusalemme in Palestina gli archeologi non hanno trovato la minima traccia delle tombe dei più importanti re d'Israele, David e Salomone, mentre nella Valle dei Re in una tomba secondaria sono state trovate le mummie di Pseusennes I/Duad-David e di Siamon-Salomone.

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Tutte queste coincidenze mi inducono a ritenere che la ipotesi avanzata da Ralph Ellis sia molto ragionevole e fondata: i re d'Israele David e Salomone erano in effetti faraoni d'Egitto, membri della XXI dinastia.

L'ipotesi che, molto modestamente, ritengo di poter formulare io è un po' diversa da quella di Ellis, ma forse un po' meno distante da quanto è scritto nella Bibbia, che resta comunque per me un interessantissimo testo più storico che “sacro” e che mette bene in luce non solo la credulità dell'antico popolo di Israele, il quale credeva a tutto quello che profeti, giudici e re d'Israele dicevano di aver fatto o sentito, magari parlando direttamente con Dio, ma pure la malizia, la furbizia e se vogliamo anche la crudeltà attuata senza scrupoli da capi tribù e re d'Israele, inclusi David e Salomone ed incluso pure Sansone che era un “nazareo”, cioè consacrato a Dio fin dalla nascita. Questi antichi e “religiosi” eroi del popolo ebraico, come ho letto nella Bibbia ed ho raccontato, non ci pensavano due volte ad uccidere o far uccidere le persone o a tenere in casa parecchie mogli e concubine, ma restavano “puri" e senza peccati dinnanzi a Jaweh, che non li puniva affatto ed anzi continuava addirittura a parlare con loro come se nulla fosse!



La mia ipotesi, a cui prima ho avuto modo di accennare, è che in effetti David e Salomone furono i faraoni del Basso Egitto che la storiografia egiziana ci ha tranmandato con i nomi di Pseusennes/Duad e Siamon. Essi però furono contemporaneamente anche re d'Israele. E ciò, anche perché al tempo non era facile poter determinare con esattezza i confini dei singoli stati e regni, e perché Basso Egitto e Israele erano sostanzialmente un vastissimo territorio che si estendeva dal delta del Nilo, verso Est e poi verso Nord fino al Libano, dove a Tiro regnava un'altra casa reale. In sostanza, a mio avviso, i faraoni della XXI dinastia non erano egiziani, ma Hyksos o Meshwesh o Libici o Apiri, cioè Ebrei che si erano impadroniti del Nord dell'Egitto approfittando della debolezza degli ultimi faraoni della XX dinastia. Conquistato il Nord, questi faraoni (in particolare Pseusennes I-Duad-David) avevano mosso guerra contro il Sud dell'Egitto, e l'avrebbero pure conquistato, se non vi fosse stata un'accanita resistenza dei tebani, la cui classe sacerdotale peraltro non volle riconoscere l'autorità “regale” di questi faraoni considerati stranieri. A loro volta, costoro ricattavano i tebani che furono costretti a spogliare le tombe dei “veri” faraoni delle dinastie precedenti per pagare i tributi in oro e oggetti preziosi che quei “tiranni” stranieri continuavano a chiedere, minacciando di distruggere Tebe se non avessero ceduto al ricatto.

Alla domanda se i re d'Israele erano faraoni d'Egitto, dopo aver eseguito un'attenta esegesi delle fonti storiche oggi disponibili, confrontando le vite e le gesta dei protagonisti, mi sento di poter rispondere: sì, David e Salomone governarono il Basso Egitto come faraoni della XXI dinastia coi nomi di Pseusennes I/Duad e Siamon, ma contemporaneamente governarono la Palestina con il titolo di re d'Israele.





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Vittorio Cardillo













DAVIDE E SALOMONE



ERANO RE D'ISRAELE

OPPURE

FARAONI D'EGITTO?





































2016




















INDICE





Pagina

Premessa 1

Esegesi delle fonti 2

Giacobbe 2

Poligamia e celibato 3

Giuseppe 5

Esodo 6

Mosè 11

I re d'Israele ed i faraoni d'Egitto 13

Ramses IX e Ramses XI vs Ezron, Ram e Gedeone 14

Amen-Nesbanebdjed o Smendes vs. Amminadab e Jefte 16

Nemneshu o Amenem-Neshu o Amenemnesut 19

Nashon 20

Sansone 20

Pseusennes I vs. Samuele 24

I primi re d'Israele: Saul o Saulo e David 27

David fu unto re d'Israele a 37 anni 30

Salmon o Salmah 35

Siamun 36

Ancora su re David 36

Identità di David e Pseusennes I o Duad 41

Siamon 43

Re Salomone 47

Il Tempio di re Salomone 49

Re Salomone e le donne 52

La Regina di Saba 53

L'Arca dell'Alleanza 58

La miniera d'oro della Regina di Saba 60

Le miniere d'oro di re Salomone 62

Conclusione 65








































PREMESSA



In un recente articolo apparso sul sito “Ancient Origins”, lo scrittore Ralph Ellis (autore di una decina di libri sull'antico Egitto, la Palestina e la Siria) ha sostenuto che ancora non sappiamo bene chi in effetti erano i personaggi biblici re David e re Salomone, né quale fosse la loro capitale, dato che non è stato possibile trovare i loro nomi nella documentazione storico-scientifica esistente. Peraltro, i professori Finkelstein e Silberman hanno dimostrato che la Palestina a quel tempo, cioè intorno all'anno 1.000 a.C., era pochissimo popolata, principalmente da pastori semi-nomadi e che la stessa Sion-Gerusalemme era poco più di un villaggio. Invece, gli estensori della Bibbia descrivono la Palestina come una nazione molto fiorente e sostiengono che re Davide e re Salomone erano molto ricchi ed influenti, che vi erano altri re a loro sottomessi e che pagavano loro dei tributi in oro e spezie: ma sembra che gli archeologi non abbiano trovato alcun riscontro a quanto sopra e ritengono che questa situazione di ricchezza, potenza ed influenza politica era impossibile e che, quindi, gli autori della Bibbia si sono inventati tutto e che questi due re semplicemente non sono mai esistiti! Osservo però che gli archeologi difficilmente potrebbero trovare oggi resti di costruzioni in pietra in una regione semidesertica, dove le tribù di nomadi o seminomadi vivevano nelle tende e dove la ricchezza non era correlata alle case e al denaro, bensì a pecore, buoi, cavalli, asini, muli, cammelli, ecc. che ciascun capo tribù possedeva. Ritengo che sia difficile, se non impossibile, trovare oggi i resti delle tende e degli animali…..E allora, bisogna cercare più a fondo! Bisogna scavare bene nella ...storia!

Ellis sostiene che una ragionevole alternativa potrebbe essere questa: gli autori della Bibbia hanno collocato re Davide e re Salomone in un'era ed in una zona geografica errata, cioè diversa da quella in cui effettivamente regnarono e ricorda che Giuseppe Flavio, storico israelita vissuto nel primo secolo d.C., scrisse che gli antichi Israeliti non erano altri che gli Hyksos, principi di origine asiatica e di razza in parte semitica, i quali, dal 1650 al 1550 a.C. circa, avevano conquistato il basso Egitto ed il delta del Nilo, fissando la loro capitale ad Avaris, ed i cui capi divennero faraoni d'Egitto.

Ben presto gli Israeliti-Hyksos divennero un popolo quasi del tutto “egizianizzato”. Prova di ciò sarebbe che, intorno al 1300 a.C., fuggendo dall'Egitto, le tribù di Israeliti/Hyksos (?) che seguirono Mosè si portarono dietro un simulacro del dio egizio Api, rappresentato da un toro, il vitello d'oro che essi adoravano e che tanto fece arrabbiare Mosè quando ritornò all'accampamento degli Ebrei, dopo aver ricevuto le tavole dei 10 Comandamenti nel Sinai vicino al roveto ardente! Peraltro, essi erano quasi del tutto “egizianizzati” e non più distignuibili dai veri e propri egiziani, come “egizianizzato” era l'altro popolo di immigrati proveniente dalla Libia, i Meshwesh, che nel periodo della XXI e XXII dinastia sembra che abbiano governato l'Egitto da cui erano stati cacciati o esiliati in precedenza. Esiste quindi la possibilità che nella Bibbia sia stata fatta un po' di confusione nel senso che gli Hyksos o i Meshwesh e gli Israeliti erano lo stesso popolo e che essi non stabilirono la loro prima capitale a Sion, cioè Gerusalemme in Palestina, bensì a Tanis, cioè Zoan, cioè Sion, cioè Gerusalemme sul delta del Nilo.

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ESEGESI DELLE FONTI

Ma se questo è vero, allora bisogna confrontare la storia dei re israeliti con quella dei faraoni della XXI dinastia: gli studiosi ritengono che ciò non sia facile perché non abbiamo tutti i dati ed i riscontri storici per fare il raffronto fra queste due dinastie di regnanti, i faraoni ed i re di Israele. E' vero, è difficile! Ma proviamoci, no?

A mio avviso, che gli Ebrei nel periodo del Bronzo Medio intorno al 1000 a.C. fossero in buona parte “egizianizzati”, o comunque che avessero molti rapporti con gli Egizi, appare incontrovertibile. Gli scambi commerciali e gli scontri territoriali fra gli Egizi e gli altri popoli che vivevano in Medio Oriente erano molto frequenti (es. battaglia di Qadesh in Siria vinta da Ramses II nel 1275 a.C.), tanto che appare oggi difficile distinguere dove esattamente finisse l'Egitto e iniziasse la Palestina. Che gli Egizi fossero pervenuti ad uno stadio più evoluto di civiltà rispetto ai popoli nomadi o seminomadi che vivevano in Palestina appare senz'altro sostenibile (basti guardare ai miracoli di ingegneria delle Piramidi e dei vari templi costruiti lungo tutto il corso del Nilo, fino ad Abu Simbel). Però, dobbiamo anche confrontare i dati storici di cui disponiamo ed in particolare le date o meglio i periodi storici in cui sono accaduti alcuni avvenimenti abbastanza certi come l'invasione del nord dell'Egitto da parte degli Hyksos, il regno di Ramses II e l'esodo degli Ebrei dall'Egitto, guidati da Mosè.

A questo punto, pare necessario fare un passo indietro ed aprire una piccola parentesi storica, senza la pretesa di assoluta precisione, ma con grande approssimazione, giusto per inquadrare meglio quel che si dirà in seguito. Prima di parlare di Davide e di Salomone, mi pare interessante conoscere chi fossero i loro illustri progenitori.



Giacobbe

Giacobbe ebbe 4 mogli e 12 figli da cui discendevano le 12 tribù d'Israele. Giuseppe fu concepito quando Giacobbe era in età avanzata e fu il suo undicesimo figlio, ma fu il primo di Rebecca, la moglie molto amata da Giacobbe. Beniamino fu l'ultimo figlio di Giacobbe, avuto forse da una moglie diversa o da una concubina. Secondo altre fonti Giuseppe è stato il primogenito di Rachele, moglie amatissima, morta partorendo Beniamino, il minore dei figli di Giacobbe.

Giacobbe si appropriò con l'inganno della primogenitura che spettava invece al fratello Esaù. Approfittando della cecità del vecchio padre Isacco e con la complicità della madre Rebecca, Giacobbe venne coperto dalla madre con una pelle di animale, per imitare l'abbondante peluria del fratello Esaù, forse figlio di un'altra madre. Presentato al padre Isacco, Giacobbe riceve l'ambita benedizione quale primogenito del padre. Esaù, scoperto l'inganno, minaccia di vendicarsi. Rebecca, per sottrarlo alla furia del fratello, costringe Giacobbe ad allontanarsi dalla casa paterna per rifugiarsi dallo zio, il fratello di Rebecca di nome Labano. Giunto in casa dello zio, dopo un lungo viaggio, esausto e privo di ogni cosa, Giacobbe è costretto ad accettare le condizioni ingenerose di Labano: in cambio della sua modesta ospitalità, farà il pastore delle sue greggi.

Labano ha due figlie: Lia la maggiore, un po' bruttina, e la bella Rachele. Giacobbe è attratto dalla minore e la chiede in moglie. Lo zio approfitta del sentimento del

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giovane: se vuole la mano della figlia dovrà lavorare per lui per sette anni. Giacobbe, innamorato, accetta.

Giunto il sospirato termine pattuito, si organizza la festa di nozze. L'astuto Labano, approfittando del velo che copre la fanciulla, inganna il nipote: al posto di Rachele gli consegna la figlia maggiore, Lia. Giacobbe scopre l'inganno quando il matrimonio è ormai consumato. Labano reagisce alle proteste del nipote: come avrebbe potuto consegnargli la figlia più giovane quando la maggiore doveva ancora maritarsi? Ma a tutto c'è un rimedio. È disposto, se Giacobbe accetta, a dargli in moglie anche la giovane Rachele. Il prezzo è quello solito: s'impegni il nipote e genero a lavorare per lo zio suocero per altri sette anni. Giacobbe accetta, il suo lavoro continuerà ad arricchire lo zio. Trascorsi gli ultimi sette anni, finalmente Giacobbe, con le sue due mogli Lia e Rachele, le serve Bilah e Zilpah, i figli, le greggi acquisite con il suo lavoro, lascia la casa di Labano, per tornare nella sua vecchia dimora



Poligamia e celibato

A quel tempo, forse in obbedienza all'ordine dato da Dio Padre quando scacciò Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre “andate e moltiplicatevi”, gli uomini del tempo ed in particolare i capi tribù, anche Israeliti, potevano avere molte mogli e concubine/schiave con cui copulare in modo da avere il maggior numero possibile di figli! Non si sa da chi, quando e perché la poligamia venne proibita, almeno per i cristiani, essendo invece ammessa per i musulmani ed i Mormoni, cioè i fedeli della Chiesa Cristiana del Settimo Giorno .

Relativamente alla poliginia, cioè il legame matrimoniale/sessuale di un uomo con più donne, leggo su Wikipedia che accenni si ritrovano nelle Sacre Scritture ove la poliginia era ritenuta pratica fondamentale riservata a ceti sociali elevati o prestigiosi, in quanto permetteva la generazione di numerosi rampolli di "stirpe reale" atti a espandere il buon nome della casata. Molto importante è l'episodio di Abramo e Sara, la quale essendo sterile, "offre" una consenziente Agar ad Abramo, al fine di renderlo finalmente padre. Il figlio di quella unione è conosciuto come Ismaele, il progenitore degli Ismaeliti, cioè il proto-fondatore degli appartenenti alla religione Islamica . Poi però Sara divenne molto gelosa e fece sì che Abramo, con particolare cattiveria, scacciasse Agar e Ismaele facendoli abbandonare soli e senza viveri nel deserto dove stavano per morire di fame e di sete e furono salvati dal solito angelo, inviato da Yahvè che però non punisce Abramo che aveva commesso una simile cattiveria, mandando a morire madre e figlio!

Un altro esempio di poliginia ...spinta fu Salomone che ebbe uno stuolo di mogli e concubine impressionante, atto a dare prestigio ed a sancire alleanze, più che a generare rapporti sentimentali tra padre, mogli e relativa prole.

Nella società greca e romana non vi è traccia di poliginia almeno come forma legalizzata. Fra i Mormoni parecchi uomini praticavano il matrimonio plurimo, una forma di poliginia, basata sul modello del matrimonio degli antichi patriarchi

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biblici, Abramo, Isacco, ecc. e ciò fino al 24 settembre 1890, quando detto matrimonio plurimo venne abolito, provocando fra i fedeli parecchio scontento.

In Cina la poligamia maschile è stata abolita dalla legge sul matrimonio del 1953, dopo la rivoluzione maoista. La maggior parte delle società africane e islamiche continua a consentire la poliginia. Questo comprende l'India dove la poliginia è ammessa per i cittadini musulmani. La poliandria, una donna che ha più partner, si verifica o si è verificata in India, Tibet, Africa, Oceania, più raramente in contesti europei, forse fra i Britanni al tempo dell'impero romano.

Per quanto riguarda il celibato dei preti cattolici di rito latino, può essere interessante ricordare che nelle Lettere di San Paolo (ad es. nella Lettera ai Corinti) egli raccomanda ai vescovi di essere «mariti di una sola moglie», ma solo nel senso autentico: «di aver preso moglie una sola volta», cioè di contrarre formalmente un solo matrimonio, e poi aggiunge:"Se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato". Altre lettere attribuite a San Paolo trattano esplicitamente dei responsabili delle comunità cristiane, che oggi sarebbero chiamati chierici (vescovi, presbiteri, diaconi) dando per scontato che siano sposati ed abbiano già figli maggiori. Infatti fra le qualità di un aspirante all'episcopato si raccomanda "che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta [...] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?" (molto giusto e ragionevole, condivido senz'altro!!). Peraltro è ben noto che nel solo Cristianesimo Cattolico di rito latino i preti, vescovi, ecc. non possono sposarsi mentre secondo altre confessioni cristiane di rito Ortodosso, i luterani, gli anglicani, i valdesi, ecc., nonché i sacerdoti di tutte le altre religioni del mondo, invece, possono sposarsi e sono in gran parte sposati, con moglie e figli. E non per questo svolgono i loro compiti peggio dei preti cattolici che non possono sposarsi perché moglie e figli lo distaerebbero dai suoi compiti di cura dei fedeli! Argomento del tutto risibile, perché se questo fosse vero, il matrimonio dovrebbe essere vietato a tutti coloro che svolgono una professione molto impegnativa!!

E allora vediamo qual'è la verità ben poco nota agli stessi cattolici: il celibato dei vescovi venne introdotto nel XI secolo (quando era assolutamente normale comprare le cariche ecclesiastiche, come ad es. la nomina a vescovo), per motivi più di carattere ereditario che ecclesiastico, e cioè per impedire che il vescovo lasciasse in eredità al figlio maggiore il titolo di vescovo, le terre e gli altri beni a lui donati dai fedeli e che invece, secondo i Papi del tempo, dovevano restare di proprietà della Chiesa di Roma. Così si iniziò a condannare come simonia il dare denaro al re o al Papa per essere nominato vescovo e come nicolaismo il concubinaggio dei chierici. Papa Leone IX (1049-1054), oltre a deporre vescovi che avevano comprato la loro nomina, riaffermò il divieto dei rapporti coniugali ai presbiteri e ai diaconi, e ordinò che le concubine del clero di Roma fossero confinate al palazzo Lateranense come serve. Infine, il Concilio Lateranense II del 1139 dichiarò non solo illeciti, ma anche invalidi, i matrimoni di chierici negli ordini sacri.

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Giuseppe

Il nome Giuseppe (ebr. Yohsèf) significa "Yah (Yahvè) aggiunga” oppure “Yah (Yahvè) ha aggiunto", cioè Dio ha aggiunto un altro figlio! Come si vede, anche gli Ebrei, come gli Egizi, davano il nome ai propri figli usando il nome di Dio (Yahvè) con un prefisso o suffisso (Ramsses: m-ss-es= figlio del dio Ra). Oggigiorno noi diamo ai nostri figli il nome dei santi. E' cambiato ben poco in 3000 anni!

Come già ricordato, Giuseppe è il penultimo dei dodici figli di Giacobbe ed il primo dei due figli (con Beniamino) della moglie Rachele. Egli è il padre di Efraim e Manasse dai quali discendono le due omonime tribù. E' il figlio prediletto di Giacobbe. Dio lo ha dotato del potere di fare sogni, che in realtà sono delle rivelazioni di Dio stesso, ed anche di sapere interpretare i sogni degli altri!! E' evidente che al tempo, oltre ai Profeti che parlavano direttamente con Dio, c'erano anche molti indovini e interpreti di sogni altrui. I fratelli di Giuseppe gelosi di lui, lo odiavano e dopo aver tentato di ucciderlo buttandolo in un pozzo pieno di serpenti che miracolosamente non lo ammazzarono, lo vendettero agli Ismaeliti che lo portarono in Egitto e lo vendettero a Putifar, capitano dell'esercito del faraone. La moglie di Putifarre si innamorò di Giuseppe e voleva fare l'amore con lui, tradendo il marito. Di fronte al rifiuto di Giuseppe, la donna usò un vecchio trucco delle donne respinte e non esitò a denunciarlo ingiustamente presso il marito dicendogli che era lui ad insidiarla, così Giuseppe venne imprigionato!!

Sia qui detto per inciso: Giuseppe doveva essere davvero un “santo” (da non confondere con San Giuseppe!!) per rifiutare i favori della moglie di Putifarre oppure quest'ultima doveva essere davvero brutta assai!!

Ma Giuseppe sapeva interpretare bene i sogni, così fu chiamato alla corte del faraone che aveva fatto un terribile sogno: sette mucche grasse divorate da sette mucche magre e sette spighe rigonfie di chicchi mangiate da sette spighe arse e rinsecchite.

Interpretando il sogno, Giuseppe predice al Faraone sette anni di grande abbondanza cui faranno seguito sette anni di carestia e suggerisce al Faraone di ammucchiare, durante il periodo dell'abbondanza, molto grano, per poi utilizzarlo nel tempo della carestia. Il Faraone, colpito dall’intelligenza e dall’abilità di Giuseppe, lo nomina seduta stante grande ministro del suo Regno, perché realizzi quanto aveva suggerito.

Egli divenne così il braccio destro del faraone e fu nominato visir, cioè vicere!

Durante i sette anni di carestia i fratelli di Giuseppe, che vivevano ancora in Canaan insieme al padre Giacobbe, si recarono in Egitto per acquistare del grano e si dovettero inginocchiare davanti al visir, cioè a Giuseppe, senza riconoscerlo. Essi peraltro si recarono diverse volte in Egitto a trovare Giuseppe, sempre prostrandosi innanzi a lui.

Ad ulteriore dimostrazione che a quel tempo le relazioni ed i viaggi degli abitanti della Palestina da e per l'Egitto erano frequentissimi ricordo che, secondo la Bibbia, non solo i fratelli ma anche Giacobbe si recò in Egitto e Giuseppe alla fine diede al padre ed ai fratelli dei possedimenti nella parte migliore dell'Egitto, come il faraone

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aveva ordinato. Indovinando quel che sarebbe successo quasi un secolo dopo, cioè l'Esodo, Giuseppe chiese che, dopo la sua morte, la sua salma venisse trasportata dall'Egitto in Terra d'Israele con l'Esodo del popolo ebraico e così fu: lo stesso Mosè ordinò al sarcofago contenente la sua salma di venir fuori miracolosamente dalle acque del Nilo in cui era stato depositato per proteggerlo. A parte questo ulteriore miracolo, occorre notare che questa volta il testo biblico fa il nome del faraone che nominò Giuseppe vicere, dicendo che era Ramesses. Probabilmente si trattava di Ramesses I (1320 o 1295 a. C.) che era il padre di Sethi I (1318 o 1294 a.C.) ed il nonno di Ramesse II (1304 o 1279 a.C.) il più grande dei faraoni di questa dinastia, l'amico/nemico di Mosè, durante il regno del quale sarebbe avvenuto l'Esodo.

Sembra che gli Hyksos (invasori asiatici o libici?) conquistarono qualche secolo prima il delta del Nilo, il nord dell'Egitto e la Palestina fissando la capitale a Tanis sul delta. In quel tempo, Tebe resistette all'invasione dato che il faraone Amosis (della XVIII dinastia e che regnò dal 1552 al 1545) disponeva di un forte esercito equipaggiato con spade di ferro (molto più duro del bronzo, per cui durante gli scontri uomo contro uomo chi aveva la spada di bronzo doveva soccombere perché gli si rompeva la spada!) e con carri e cavalli, mentre Amenofi IV, chiamato pure Amenhotep IV(1379-1372), predilegeva la religiosità più della guerra, tanto da “inventarsi” una nuova religione monoteista incentrata sul dio Aton, rappresentato dal disco del sole. Egli lasciò Tebe e fondò una nuova capitale, Haket-Aton, fra Tanis e Tebe. Amenofi cambiò nome in Aken-Aton e modificò l'arte figurativa preesistente che prima di lui mostrava figure tutte uguali o quasi. Nei dipinti dedicati al nuovo dio Aton le figure umane sono un po' più somiglianti ed appare per la prima volta il segno di una specie di piccola croce, detta hank, che veniva venerata quale segno di pace e dispensatrice della grazie del dio unico Aton. E la croce venerata dai cristiani? Viene da pensare: nulla di nuovo sotto il sole!?

Più o meno in questo periodo, dal 1500 al 1350 a.C., mentre regnavano i faraoni delle XVIII e XIX dinastia, in Medio Oriente avvennero grandi migrazioni: Cananei, Assiri, Achei Siriani, Mitagni, Ittiti, Babilonesi, abitanti delle isole dell'Egeo si spostavano senza rispettare alcun confine, ed i popoli del mare oltre che gli Hyksos si infiltrarono nel delta. Dal punto di vista storico l'Esodo va inquadrato in questa situazione di grandi migrazioni.

Esodo

Come tutti sanno l'Esodo è stato descritto con molti particolari nel secondo libro della Bibbia. Secondo la tradizione il testo è stato definitivamente redatto, al pari degli altri libri della Torah o Pentateuco, all'epoca del ritorno in Palestina degli Ebrei che erano stati deportati in esilio a Babilonia nel V secolo a.C. Dal Libro dell'Esodo apprendiamo che il faraone Ramses II che regnò nel XIII secolo a.C. fece costruire la città di Pi-Ramses e ampliare l'altra città chiamata Pitom. Fonti storiche ci dicono che Pi-Ramses fu edificata dopo il 1300 a.C., nel territorio sotto il controllo di Paramses, visir del faraone Haremhab, che poi diverrà faraone col nome di Ramses I, la città di Pitom fu costruita durante il regno del faraone Horemheb, predecessore di Ramses I, quindi tutte e due le città furono costruite tra il 1319 ed il 1291 a.C sotto il regno

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di Horemheb, predecessore di Ramses I.

La stele di Meremptah (fine XIII secolo a.C.) testimonia la presenza nei dintorni della terra di Canaan di un popolo nomade di nome “ysrỉr”, comunemente interpretato da storici e biblisti come Israele, mentre scavi archeologici hanno portato alla luce tracce di distruzione violenta di alcune città cananite databili approssimativamente tra il 1250 e il 1150 a.C., compatibili con i racconti delle conquiste di Giosuè narrate nell'omonimo libro biblico: Betel, Debir, Eglon, ecc. Altri scavi archeologici hanno rilevato l'esistenza di circa 250 piccole comunità rurali non fortificate sorte nella regione montuosa della terra di Canaan attorno al 1200 a.C.

È necessario notare che, a fronte di queste testimonianze a favore della veridicità di alcuni elementi relativi all'Esodo biblico, non sono stati ancora trovati documenti riguardo alla presenza di popolazioni ebraiche in Egitto, e nessuna fonte egizia riporta un evento di liberazione o fuga di schiavi (probabilmente perché gli schiavi, intesi secondo l'accezione moderna, non esistevano in Egitto: erano lavoratori salariati ed che alcuni addirittura conquistavano il rango di 'favorito del faraone' per compensare l'eccezionale fedeltà mostrata.

La narrazione della Bibbia circa gli eventi relativi all'Esodo può essere così sintetizzata:

· Giuseppe, diventato viceré d'Egitto, invita suo padre Giacobbe e i suoi fratelli a stabilirsi nella terra di Gosen, all'interno del dominio egiziano;

· i discendenti di Giacobbe, i figli d'Israele, dimorano in Egitto e prosperano in pace per circa 400 anni, cioè per un generico lungo periodo, come bisogna intendere i 40 anni della durata dell'Esodo;

·gli Ebrei si moltiplicano tanto che un faraone, temendo che il loro numero potesse diventare pericoloso per eventuali sommosse o rivolte, li separa in due gruppi obbligandoli a costruire le città di Pitom e Pi-Ramses;

· continuando gli Ebrei a crescere di numero, il faraone ordina l'uccisione dei nuovi nati maschi. Mosè viene salvato da sua madre, messo dentro una cesta galleggiante e affidato al Nilo, sulla riva del quale viene trovato dalla figlia del faraone ed allevato a corte.

Il Libro dell'Esodo presenta due distinti faraoni, entrambi anonimi:

1. il primo, "che non aveva conosciuto Giuseppe", è responsabile della riduzione in schiavitù degli ebrei e dell'ordine dell'uccisione dei neonati maschi, la cui figlia trovò ed allevò Mosè. Viene solitamente indicato come "il faraone dell'oppressione";

2. il secondo, distinto dal primo, è quello con cui si scontra Mosè adulto, che con il suo rifiuto di lasciar partire gli Ebrei attira sull'Egitto le 10 piaghe. Viene solitamente indicato come "il faraone dell'Esodo".

Fin dall'antichità sono state proposte diverse identificazioni per i faraoni, e l'attenzione è stata rivolta principalmente al faraone dell'Esodo antagonista di Mosè:

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Assumendo come valido il dato biblico, secondo il quale il faraone dell'oppressione va distinto dal faraone dell'Esodo, suo successore, ne deriva che il faraone antagonista di Mosè era Merenptah (circa 1213-1203 a.C.), figlio di Ramses I (?).

Un'altra possibile datazione può essere ricavata dal Libro dei Re ( 6,1) della Bibbia, nel quale è riferito che la costruzione del tempio di Salomome, iniziata nel quarto anno del suo regno (cioè attorno al 968 a.C.), avvenne 480 anni dopo l'uscita degli Israeliti dall'Egitto. Questo collocherebbe l'Esodo attorno al 1450 a.C., sotto il regno del faraone Thutmose III, quindi non di Merenptah! Tuttavia i 480 anni non vanno intesi come un attendibile dato storico, ma come un calcolo degli anni che usavano fare gli Ebrei del tempo che si basa sul numero dei sacerdoti in carica da Aronne a Zadok, moltiplicato per la durata tradizionale di una generazione, cioè 40 anni! Secondo la cosiddetta "ipotesi degli Hyksos", l'uscita descritta dal Libro dell'Esodo non sarebbe una fuga dall'oppressione, ma una scacciata degli Ebrei-Hyksos da parte degli Egiziani. Ricordo che gli Hyksos erano un popolo semitico, come gli Ebrei, che aveva invaso l'Egitto attorno al 1600 a.C. instaurando la loro capitale ad Avaris, nel Basso Egitto, vicino al delta del Nilo. Attorno al 1550-1525 a.C. il faraone Ahmose riuscì a conquistare la loro capitale e scacciò gli Hyksos dall'Egitto. A questo punto sembra logico concludere che gli Hykso-Ebrei scacciati dall'Egitto una prima volta diedero luogo all'Esodo con a capo Mosè e dopo 500/600 anni ritornarono in Egitto impossessandosi del trono e del regno del Basso Egitto (cioè il nord dell'Egitto).

L'ipotesi degli Hyksos ha origini antiche: il primo che identificò gli Hyksos con gli Ebrei fu Erodoto, nel V secolo a.C., ripreso poi da Giuseppe Flavio e da molti Padri della Chiesa nei primi secoli dell'era cristiana. Secondo questa ipotesi gli Ebrei-Hyksos furono scacciati dall'Egitto dal faraone Ahmose che regnò dal 1550 al 1525 a.C. circa. John J. Bimbon è il principale sostenitore contemporaneo di questa teoria, che non gode comunque di particolare diffusione tra biblisti e storici antichi, i quali sottolineano che il racconto biblico descrive gli Ebrei come ridotti in schiavitù e non come classe dominante dell'Egitto cacciata fuori dall'Egitto dal nuovo faraone.

Identificazione del faraone dell'Esodo in scrittori antichi[17]



Scrittore

Ebrei = Hyksos

Faraone dell'Esodo

Erodoto



Ahmose
(XVI secolo a.C.)

Giuseppe Flavio[18]



Ahmose
(XVI secolo a.C.)

Tacito

no

Wahkara (Bòcchoris in greco)
(VIII secolo a.C.)

Diodoro Siculo



Hatshepsut
(XV secolo a.C.)

Eusebio di Cesarea

no

Chencheres (Akhenaton?)
(XIV secolo a.C.?)



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La maggior parte degli studiosi ed esegeti moderni è invece orientata a identificare nel faraone dell'oppressione Ramses II (circa 1279-1212 a.C.). Infatti le città menzionate nel Libro dell'Esodo costruite dagli Ebrei durante la schiavitù, Pitom e Ramses, sono verosimilmente da identificare con Pi-tom ("casa di Atum" in egiziano) e Pi-Ramses ("casa di Ramses" in egiziano). Entrambe le città, secondo le cronache egiziane, sono state edificate appunto dal faraone Ramses II, utilizzando mano d'opera costretta ai lavori forzati.

Una possibile coincidenza tra il racconto biblico e la teoria degli Hyksos vi può essere per il caso di Giuseppe, che secondo il racconto del Libro della Genesi divenne viceré d'Egitto e condusse a sé il suo clan, ma questo è un evento precedente e distinto dall'Esodo. Ciò però non vuol dire che sia impossibile che gli Ebrei-Hyksos siano ritornati nel nord dell'Egitto qualche secolo dopo l'Esodo, data non solo la dimestichezza che avevano gli Ebrei con il vicino Egitto, ma pure il periodo di grandi migrazioni che nel Medio Oriente si succedevano da parte delle popolazioni nomadi e seminomadi che vi abitavano. Passare dalla Palestina all'Egitto e viceversa in dette condizioni, e senza l'esistenza di confini ben definiti fra uno stato e l'altro, doveva essere molto semplice e frequente.

Ricordo pure che secondo i vangeli anche San Giuseppe si recò in Egitto con Maria e Gesù bambino per sfuggire alla “strage degli innoccenti” ordinata dal re Erode molti secoli dopo l'epoca storica di cui ci stiamo occupando. Sia qui detto per inciso: al tempo, doveva essere abbastanza frequente che un re ordinasse l'uccisione di tutti i figli maschi appena nati!! E ciò, solo per paura che qualcuno dei nuovi nati gli rubasse il trono! Altra interpretazione che è stata data dell'Esodo e che ho trovato su internet è che l'espressione "uscire dall'Egitto", significava il contrario di quanto raccontato nella Bibbia, cioè in effetti significava la "fine della dominazione egiziana sulla Palestina"; in altri termini, secondo questa ipotesi, accadde l'inverso: furono gli Egizi che lasciarono la Palestina e non gli Ebrei che lasciarono l'Egitto!! Questa interpretazione è suffragata dall' evento storico avvenuto nel momento di passaggio fra Tardo Bronzo (quando la Palestina era un dominio egiziano) e prima età del ferro (quando la Palestina raggiunse l'autonomia, dopo le invasioni dei popoli del mare (presenti nei pressi dell'attuale Suez) e la crisi dei grandi imperi.



Ma torniamo all'interpretazione più letterale dell'Esodo, secondo quanto scritto nella Bibbia. Il testo biblico riporta dettagliatamente le tappe del viaggio dall'Egitto alla Palestina. Molte però delle stazioni intermedie, sebbene siano noti i nomi, non sono identificabili con certezza in base alla toponomastica successiva ed attuale.

Gli unici punti identificati con relativa certezza sono la partenza dalle città di Pitom e Pi-Ramses, all'epoca capitale del regno, e l'arrivo a Kades-Barnea, in prossimità della Palestina.

Pi-Ramses fu edificata dopo il 1300 a.C., nel territorio sotto il controllo di Paramses, visir del faraone Haremhab, che poi diverrà faraone col nome di Ramses I, la città di

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Pitom fu costruita durante il regno del faraone Horemheb, predecessore di Ramses I, quindi tutte e due le città furono costruite tra il 1319 ed il 1291 a.C. sotto il regno di Horemhab, predecessore di Ramses I.

La cartina che segue mostra chiaramente dove si trovavano le tre città:



Non vi è alcun dubbio che chi doveva spostarsi da Pi-Ramses e/o da Pitom per arrivare a Kades-Barnea non doveva affatto attraversare il Mar Rosso, che restava e resta molto più a Sud. Seguendo un itinerario vicino al Mare Mediterraneo, avrebbe dovuto passare accanto al Lago Sirbonico o Lago di Menzaleh, che è una specie di golfo nel Mediterraneo a Nord-est del delta e molto più a nord del Sinai. Questo itinerario settentrionale trova attualmente concordi numerosi e autorevoli biblisti. Altro probabile, ragionevole percorso si trova seguendo un itinerario più interno e in linea retta. A mio avviso, chi seguiva tale percorso diretto e più breve non doveva fare altro che attraversare i Laghi Amari, che erano una serie di laghetti acquitrinosi che si trovavano a Nord del Mar Rosso e ad est del delta del Nilo, dove oggi c'è il Canale di Suez.

L'ipotesi che identifica il Mare di Giunco attraversato dagli Ebrei con il Mar Rosso, difficilmente è compatibile col racconto della fonte biblica per la quale il mare fu prosciugato da "un forte vento d'oriente".

Le due ipotesi fatte dagli studiosi secondo cui vi fu l'attraversamento di specchi d'acqua paludosi, possono essere compatibili sia con l'attraversamento del Mar Rosso sia dei Laghi Amari. Infatti, è del tutto verosimile che, in occasione delle massime escursioni di marea, nel Mar Rosso affiorasse una linea di secche ancorate ad una serie di scogli affioranti (che ancora oggi, grazie a una cartina nautica possiamo vedere), che consentiva il passaggio da una sponda all'altra della baia anche con mezzi pesanti, essendo la sabbia di questo mare molto compatta. Il fenomeno si ripeteva soltanto in occasione delle maree sigiziali, quando luna e sole sono in congiunzione allo zenit, cioè nel novilunio più prossimo al solstizio d'estate; sempre

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di notte. Questo Mosè lo sapeva e infatti proprio durante la notte, come afferma anche la Bibbia, Dio divise in due le acque del mare, che mostrò così una linea asciutta. L'altra ipotesi, cioè quella dell'attraversamento delle paludi e acquitrini di basso fondale dei Laghi Amari mi sembra la più verosimile dato che corrisponde maggiormente ad un corretto itinerario più diretto dalle due città del delta alla Palestina ed anche più breve e veloce, tale cioè da evitare che l'esercito mandato dal faraone potesse raggiungere gli Ebrei fuggitivi. Perchè Mosè avrebbe dovuto scegliere un itinerario molto più lungo dirigendosi subito verso sud? Ciò comportava certamente la necessità di restare in territorio egiziano molto più a lungo col maggior rischio e col concreto pericolo di essere raggiunti e sterminati dai soldati del faraone!

Non credo possa ragionevolmente sostenersi che Mosè già sapeva che il buon Dio avrebbe fatto il miracolo della spartizione delle acque del Mar Rosso quando sarebbe passato lui con gli Ebrei per richiudersi improvvisamente sull'esercito del faraone che li inseguiva, facendo morire tutti!! E' più ragionevole sostenere che Mosè, principe egizio che sembra avesse addirittura studiato assieme a Ramses II, conoscesse bene la topografia dei luoghi e che dalle due città sul delta puntasse direttamente a Est verso la Palestina senza dover attraversare il Mar Rosso.

D'altro canto, è pur vero che la Bibbia dice che Mosè ricevette le tavole dei 10 Comandamenti sul Monte Sinai, dove sembra che Mosè fosse stato per alcuni anni quando era responsabile delle miniere del faraone. Infatti, il Monte Sinai si trova molto più a Sud e avrebbe reso necessario l'attraversamento del Mar Rosso se Mosè col suo popolo si fosse diretto subito a sud quando partì da Pi-Ramses e Pitom. Ma è anche possibile che Mosè sbagliò direzione dirigendosi verso Sud, invece che verso Est, dopo aver superato i Laghi Amari.



Mosè

Il già menzionato grande faraone Ramesses II (o Ramsete o Ramses) sembra che abbia regnato dal 1304 al 1279 e quindi relativamente in epoca vicina (circa 100 anni prima?) al suo predecessore monoteista Amenofi IV (o Amenhotep IV), che in omaggio al dio Aton cambiò il suo nome in Aken-Aton e che regnò dal 1379 al 1372 , per cui sembra molto probabile che Mosè sia stato affascinato dalla religione monoteista di Aken-Aton e abbia identificato Aton con il Dio Javeh, venerato dai numerosi Ebrei che si trovavano in Egitto e che lavoravano, in condizione di semischiavitù o schiavitù per conto dei Faraoni (sembra fossero addetti alla costruzione dei mattoni che si ottenevano mescolando l'argilla con la paglia e forse anche alla lavorazione delle pietre da costruzione). Considerato che gli Egizi con Tutankh-Amon, genero di Amenofi IV/Aken-Aton, che regnò dopo il suocero e ritornò a Tebe) erano tornati all'antica religione politeista dominante a Tebe, circa 100 anni dopo, Mosè, che era stato molto amico di Ramses II, litigò con lui e fuggì con gli Ebrei, mettendo in atto una grande migrazione dall'Egitto alla Palestina, sull'esempio di altre e numerose migrazioni che, come già detto, facevano anche altri popoli in quel periodo storico ed i quella area geografica.

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Data la notorietà ed importanza biblica e storica di Mosè pare utile ricordare che “mosis”, “mesis” e simili dittonghi, che si trovavano quale “parte” (suffissi o prefissi) dei nomi dei faraoni, significavano “figlio” (Thutmosis= figlio della dea Thut; Ahmosis= figlio del dio Ahmon; Ramses= figlio del dio Ra). Anzi ricordando che Mosè bambino venne trovato dalla figlia del faraone nelle acque del Nilo taluni ritengono che “m-s-” (gli egizi non scrivevano le vocali) significasse “venuto dalle acque”. A mio avviso, potrebbero aver ragione sia gli uni che gli altri, perché tutti i figli nascono dalle “acque” della madre-partoriente.



Mosè, ammesso che fosse davvero un Israelita (o Hyksos?), era di certo completamente “egizianizzato” dato che aveva vissuto a lungo presso la corte dei faraoni e che entrava e usciva tranquillamente dal palazzo reale e dalla stessa sala del trono dove il faraone teneva udienza, assistito dai sacerdoti, dal visir e dagli alti funzionari di corte.

Quasi tutti gli storici mettono in dubbio che la migrazione dell'Esodo sia durata veramente 40 anni e che Mosè abbia attraversato veramente il Mar Rosso che si aprì al suo passaggio per miracolo. Ed a mio avviso, essi hanno pienamente ragione. E ciò anche perché potrebbe essere vero quanto scritto nella Bibbia e cioè che Mosè morì prima di arrivare nella Terra Promessa, cioè in Palestina, dato che quando iniziò l'Esodo, Mosè doveva essere già avanti negli anni (è rappresentato sempre con una lunga barba bianca!). Infatti, prima dell'Esodo egli aveva avuto dai faraoni (Ramses II?) degli incarichi importanti, in quanto sembra che fosse stato nominato responsabile delle miniere egizie del Sinai e successivamente responsabile della costruzione di una città (Pi-Ramses?) nel delta del Nilo. Poi, dopo aver ucciso il sovrastante dell'operaio ebreo, Mosè fuggì nel deserto dove restò alcuni anni e sposò la figlia del capo tribù che lo ospitò. Peraltro, come già detto, non si sa bene come gli Israeliti contassero gli anni (basti pensare ai primi patriarchi come Matusalemme che, secondo la Bibbia, vissero centinaia di anni!!). Pare difficile immaginare che Mosè fosse vissuto 80-90 anni senza le moderne medicine e mangiando per 40 anni soltanto la “manna” nel deserto! Quindi l'Esodo deve essere durato molto di meno dei “nostri” 40 anni, ma un periodo molto più breve, come ho sottolineato in precedenza.

Quanto alla miracolosa separazione delle acque che permisero l'attraversamento del Mar Rosso bisogna dire che anche in questo caso, la Bibbia esagera un po': la cosa sembra del tutto improbabile dato che gli Ebrei dell'Esodo si trovavano nelle vicinanze del delta, cioè molto più a Nord di Tebe, e come abbiamo visto prima non c'era nessun bisogno di scendere tanto a Sud da dover poi attraversare il Mar Rosso! Quindi Mosè partì per l'Esodo non da Tebe, ma dalla capitale Pi-Ramses che si trovava nel delta: in quel punto il Mar Rosso non c'è, perché si trova molto più a Sud. Come ho prima evidenziato, dove oggi c'è il Canale di Suez, vi erano dei laghetti o paludi con basso fondale, magari con acqua salata o salmastra donde il nome di Laghi Amari, che addirittura mostravano il fondo fangoso quando spirava un forte vento da Oriente! Ecco quindi da dove Mosè ed i suoi passarono, magari approfittando di un forte vento da Est che aveva spinto le acque dei laghetti di cui sopra sulla sabbia del deserto, rendendo facilissimo il passaggio delle tribù di Israele, bagnando solo i piedi

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di uomini e bestie, o magari le gambe fino alle ginocchia!



I re d'Israele ed i faraoni d'Egitto

Esaminiamo adesso un periodo storico successivo di 200 o 300 anni e vediamo chi erano i re d'Israele fino a Salomone per poterne confrontare sinteticamente le storie ed i nomi con i faraoni dello stesso periodo storico.

Riporto qui di seguito la lista dei nomi dei faraoni e dei “leaders” o eroi e re degli Israeliti come è stata pubblicata nell'articolo di Ralph Ellis, integrandola con quella riportata con le relative date nel Volume I della Storia Universale di Nicolas Grimal, edita nel 2004 dal Corriere della Sera, relativamente allo stesso periodo:



Ralph Ellis Storia Universale

Faraoni Leader o Re d'Israele Re d'Israele Faraoni Date a.C.

Ramesses (Ramses) Ezron (Hezron) Gedeone Ramses XI 1098-1069

Ramesses IX Ram

Amen-Nesbanebdjed

(Smendes) Amminadab Jefte Smendes 1069-1043

Nemneshu (Amenem

Neshu) Nahshon Sansone Amenemnesut 1043-1039

Samuele Pseusennes I 1039-993

Saul Pseusennes I 1039-993

Siamun Salmon (Salmah)

David Pseusennes I 1039-993

Bas-Uasorkon Boaz David Pseusennes I 1039-993

Amenem-Opet Obed David Amenemope 993-984

David Osorkon 984-978

(il Vecchio)

Salomon Siamon 978-959

Salomon Pseusennes II 959-945

Psusennes II(??) David (??)

Roboamo Sheshonq I 945-924

e Geroboamo Sheshonq I 945-924



Prego notare che, secondo la Bibbia, Salmon o Salmah, contemporaneo del faraone Siamun o lo stesso faraone(?), era persona diversa da Salomon, figlio di David. Salmon infatti era il padre di Boaz o Booz ed il nonno di Obed, che a sua volta era il nonno di David e quindi un antenato di Gesù.

Constatato con sorpresa che gran parte dei nomi dei re d'Israele e dei Faraoni della lista sono davvero molto simili, non solo come Salmon e Siamun e David e Duad, ma pure quelli che a prima vista possono sembrare differenti come Ramses e Ram, Amenem-Opet e Amenemope(d), Bas-Uasorkon e Boaz, Sansone-Nahshon e Neshu (Amenem-Neshu),) si potrebbe davvero concludere che i re d'Israele furono in effetti i faraoni della XXI dinastia come fa Ellis !!

Ralph Ellis sostiene l'identità di David con Pseusennes II. Preciso che l'indicazione di

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David come contemporaneo di Pseusennes II e non di Pseusenne I, deve quasi certamente attribuirsi ad un errore di stampa, perché Pseusennes II fu contemporaneo di Salomone, e David fu contemporaneo di Pseusennes I, se non addirittura la stessa persona! Quindi, a mio avviso, Ellis in realtà si riferisce a Pseusennes I e ricorda che:

(a) sia Pseusennes che David venivano associati entrambi ad una stella (la stella di David) e ad una città (la città di David)

(b) che un altro nome di Pseusennes era “Pa-seba-kha-en-nuit” che significherebbe: “la mia stella sorge sopra la città!”

(c) che Pseusennes era chiamato pure Duad

(d) che re David aveva una figlia che si chiamava Maakahah Tamar rmt hkem, mentre Pseuesennes aveva pure una figlia dal nome molto simile, cioè Maakhare Mu-Tamhat!!

(e) che i due re avevano due generali del loro esercito con i medesimi nomi: Un-Joab-Endjed e Herum Atif.



Ma queste coincidenze pur se molto significative, per me non sono sufficienti a far concludere per una definitiva identità fra David e Pseusennes I e più in generale per una identità fra re d'Israele e faraoni della XX o XXI dinastia. Bisogna, a mio avviso, cercare di fare un più preciso confronto fra le personalità di ciascuno dei diversi re e faraoni e vedere anche quello che ciascuno fece o realizzò durante il suo regno. Innanzi tutto, sono da sottolineare due aspetti di carattere generale che si riferiscono alla XXI dinastia. Secondo la storia dell'antico Egitto che si ricava da diversi scritti degli stessi egizi

A) i faraoni della XXI dinastia, cioè da Ramses III a Ramses XI, erano personaggi secondari (sembra che Ramses VIII non avesse neppure un esercito degno di questo nome, perciò sotto il suo regno nel delta vi furono molte incursioni e saccheggi),

B) i grandi sacerdoti del dio Amon di Tebe non riconoscevano l'autorità regale, il potere e la supremazia politica e religiosa dei faraoni del Basso Egitto, la capitale dei quali era stata spostata a Tanis, nel delta del Nilo. Ciò significa che vi fu una significativa rottura fra i faraoni del Nord ed i sacerdoti e l'aristocrazia del Centro-Sud dell'Egitto.

Esaminiamo adesso, uno per uno, in parallelo, la vita di ciascuno dei re e dei faraoni elencati nella tabella di cui sopra:



Ramses IX e Ramses XI vs Ezron, Ram e Gedeone

Ramses IX e Ramses XI furono faraoni di scarsa importanza storica che regnarono intorno all'anno 1050-1000 a.C. quando, come detto prima, il potere era diviso fra i faraoni al nord ed i sacerdoti di Tebe al Centro-Sud. Ezron o Hezron sarebbe della stessa epoca di Ramses IX e Gedeone sarebbe stato “giudice” del popolo di Israele nello stesso periodo di Ramses XI (1098-1069 a.C.). Nella Bibbia (Libro dei Giudici), i “giudici” del popolo di Israele sono presentati come capi militari, civili e spirituali ispirati da Dio, tanto da parlargli spesso e sentire i suoi comandi dalla viva voce di Dio stesso! I giudici praticamente governarono l'antico stato d'Israele all'incirca dal 1150 al 1025 a.C, cioè fino all'elezione del primo Re d'Israele, Saul.

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Nel Terzo Libro dei Re è scritto però che Ezron era un re della Siria che abitava a Damasco e che era il padre di Tabremon ed il nonno di Benadab. Nel Primo Libro delle Cronache è scritto che Hezron sposò la figlia di Machir, padre di Gelead, da cui nacque il primogenito Ram, che a sua volta generò Amminadab, da cui nacque Salmon o Salmah, padre di Booz e nonno di Obed, padre di Iesse e nonno di David.

Quindi se l'Ezron del Libro dei Giudici è la stessa persona dell'Ezron del Primo Libro delle Cronache, bisogna concludere che gli antenati di David erano dei Siriani e non degli Israeliti. Nulla di male, per la verità, perché lo spostamento continuo di popoli nomadi e seminomadi, dediti alla pastorizia è assolutamente necessario per i pastori che devono trovare sempra nuovi territori per sfamare i propri greggi (l'agricoltura favorisce la stanzialità) e quindi si sarà verificato il caso che il medesimo popolo sia stato prima in Siria e poi in Palestina, dove magari si fermarono per molte generazioni.

Poco o nulla dice la Bibbia di Ram: noto però che il suo nome corrisponde esattamente alla parte iniziale del nome Ramesse o Ramses: potrebbe essere un indizio della identità di Ram con uno dei faraoni che si chiamavano Ramses? Però di faraoni col nome Ramses, cioè figlio di RA (Amon-Ra era notoriamente una divinità maggiore dell'antico Egitto) ce ne sono stati tanti, almeno undici! Con chi di loro identificare Ram? Il raffronto va fatto con gli ultimi due Ramses, non certo coi precedenti, vissuti molto tempo prima del periodo storico che stiamo esaminando.

Il “regno” del faraone Ramses o Ramesse XI si può dividere in due parti:
la prima è caratterizzata da un periodo di diciotto anni in cui il paese fu travagliato da una guerra civile nel Nord dell'Egitto, mentre la seconda è quella denominata della "Rinascita" in cui viene annullato il conteggio dei precedenti anni di governo per ripartire da zero, quando Ramesse XI con l'aiuto di Herihor, generale, gran sacerdote e futuro "re di Tebe", riprende il controllo di tutto il paese.
Sotto Ramesse XI si compirono furti in pieno giorno al Ramesseum e a Medinet Habu. E' questo un altro segno della grande difficoltà in cui si trovava l'Egitto al termine della XX dinastia. A rendere ancora più complicata questa situazione è la presenza di alcuni personaggi, la cui figura è stata a lungo studiata dagli storici. Tra questi segnaliamo Panehesy, vicerè di Kush, chiamato in territorio egizio da Ramesse XI per riportare ordine nelle zone della Tebaide, ma Panehesy invece di riportare l'ordine a Tebe vi spadroneggiò impunemente e si spinse fino a Hardai, a 400 chilometri da Tebe.
In poco tempo, dopo aver saccheggiato diverse città, le truppe del vicerè di Kush controllavano l'intera zona dell'Alto Egitto. La popolazione soffriva la fame, la corruzione dilagava e continuavano i saccheggi alle necropoli. Le tombe recavano le tracce dei danni causati da spoliazioni che non potevano certo essere attribuite a piccoli ladruncoli affamati in cerca di qualche oggetto prezioso. Una ipotesi è che quelle distruzioni fossero opera delle truppe di Panehesy, il quale diventò presto una minaccia per il paese e per il faraone stesso. Altra ipotesi che riguarda i saccheggi alle tombe della Valle dei Re, è stata proposta da Ralph Ellis. Di essa riferirò in seguito.

Sappiamo così poco della vita di Ram che non è possibile confrontarla con quella di Ramses XI per capire se si trattò della stessa persona o no.

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Il giudice Gedeone era il più piccolo figlio di Ioas, ed abitava ad Ofra, un villaggio ad Ovest del Giordano ed era uomo di grande fede nel Dio di Israele. Dopo 40 anni di pace che seguirono la vittoria contro i Cananei, gli israeliti si allontanaronoo di nuovo dai comandamenti di Dio e dalla sua protezione. Dio li lasciò alla mercé di due popoli pagani ed oppressivi fino a quando Gedeone venne scelto da Dio per salvare il popolo dagli attacchi dei Madianiti e dagliAmaleciti, e per rimuovere l'idolatria. Seguendo l'ordine divino, Gedeone distrusse di notte l'altare in onore di Baal costruito nella città. Quando gli abitanti seppero quello che aveva fatto vennero a reclamare che Gedeone fosse consegnato a loro, ma il padre Ioas intervenne replicando sprezzantemente che se Baal era un dio avrebbe potuto difendersi da solo (cfr. Giudici 6,25-32).

Gedeone riunì in seguito gli uomini delle tribù di Manasse, di Aser, di Zabulon e di Neftali per combattere gli invasori di Madian e di Amalek.]Nonostante gli invasori avessero un esercito di 135.000 uomini rispetto ai 32.000 israeliti di Gedeone, Dio ordinò a Gedeone di scegliere solo trecento uomini. Durante la notte, Gedeone si infiltrò nel campo dei Madianiti e quando i trecento israeliti si lanciarono all'attacco al suono dei corni, i madianiti furono presi dal panico e molti di loro si uccisero a vicenda. I sopravvissuti si dettero alla fuga (cfr. Giudici 7,16-22). Dopo quella vittoria gli israeliti chiesero a Gedeone di diventare loro re, ma Gedeone rifiutò rispondendo che né lui né i suoi figli li avrebbe mai governati perché solo Dio era e doveva essere la loro unica guida (cfr. Giudici 8,22-23). In questo modo il paese conobbe la pace durante tutto il periodo in cui Gedeone fu giudice, ovvero 40 anni (i soliti 40 anni, misura del tempo approssimativa che gli Israeliti usavano per indicare un lungo periodo di tempo, ed in genere la durata della vita di una intera generazione.

Esaminata la storia parallela di Ramses XI e di Gedeone non mi pare ci siano punti di contatto tali da giustificarne l'identità. Si tratta di due storie completamente diverse!



Amen-Nesbanebdjed o Smendes vs. Amminadab e Jefte

Passiamo adesso al confronto fra il faraone Amen-Nesbanebdjed o Smendes e il re Amminadab o Jefte, figlio di Ram, che vissero nel periodo che va dal 1070 al 1050 a.C. circa.

Amen-Nesbanebdjed o Smendes era di origine sconosciuta (forse perché di origine Hyksos?), ebbe come seconda moglie Mutnedjem che gli diede il figlio Pseusennes e spostò la capitale da Pi-Ramses a Tanis. Smendes fu contemporaneo del re d'Israele Amminabad o Jefte, che succedette al leader di Israele Ezron o Hezron, padre di Ram. Non è chiaro se Smendes fu il successore di Ramses XI e se regnò sul nord dell'Egitto dalla capitale Tanis, divenuta il luogo principale del culto di Amon nel Nord dell'Egitto, oppure se egli fosse un generale dell'esercito di Ramses XI e poi visir (governatore) nella parte finale della XX dinastia. Egli non aveva alcun legame con la famiglia reale eccetto che aveva sposato la figlia di Ramses XI Tentamon. Si pensa che fu lui il responsabile della reclusione di Ramses XI, di cui magari prese il posto dopo averlo fatto incarcerare.

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Come detto si erano costituiti in pratica due regni, quello del Basso Egitto (a Nord) e quello dell'Alto Egitto (a Sud) e può darsi che Smendes trovasse un accordo con Tebe, tanto che circa 50 anni più tardi Sheshonq, fondatore della XXII dinastia, riunì l'Egitto nuovamente. Vi è poi un Nesbanebdjed II o Smendes II che fu gran sacerdote di Amon a Tebe e che governò dal 992 al 990 a.C. circa a cui succedette il fratello Pinedjem II. Nel documento detto di Wenamun (che si trova nel museo di Mosca) sta scritto che durante l'ultima decade del regno di Ramses XI, Wenamun viaggiando da Biblos verso il Libano per procurarsi il legno di cedro per costruire una nuova barca di Amon-Ra, passò per Tanis dove incontrò Smendes e la moglie Tentamon. Smendes viene descritto come la persona a cui Wenamun diede le proprie credenziali dategli da Herihor, l'alto sacerdote di Amon e grande generale del sud dell'Egitto. Wenamun fu inviato in Siria da Smendes, futuro faraone, in accordo con Herihor e altri nobili che collaborarono per mettere assieme il denaro occorrente per il viaggio in Siria di Wenamun. A quel tempo Ramses (se non era già in carcere) viveva nella città di Pi-Ramses, che distava almeno 20 km da Tanis, e Wenamun passò per Tanis dove incontrò Smendes e la moglie Tentamon da lui definiti come i “pilastri” di Amon nel Nord del paese. Quindi vi era stata una riconciliazione con Tebe.

Amminadab è il leader israelita contemporaneo di Smendes e viene citato nel Vangelo di Matteo come antenato di Gesù (Matteo 1.4): “Abramo fu il padre di Isacco, Isacco di Giacobbe, ….. Heszròm di Aram, Aram fu il padre di Amminadab, Amminadab di Nahshon, Nahshon di Salmon (o Salmoah). Salmon fu il padre di Boaz da parte di Rahab (madre di Boaz), e Boaz fu il padre di Obed (la madre fu Ruth) e Obed di Jesse, Jesse di David, David di Salomone….Mattan di Giacobbe, Giacobbe di Giuseppe, Giuseppe sposò Maria e Maria fu madre di Gesù, chiamato Cristo”.

In base alla genealogia della Genesi, Amminadab era figlio di Ram (o Aram) ed era nato durante l'esilio degli Isareliti in Egitto. Era il padre di Nahshon, capo della tribù di Giuda. La sorella Elisheva era moglie di Aaron (Esodo 6.23).

Una curiosità: in una lunetta della Cappella Sistina a Roma è dipinto il “ritratto” di Amminadab, quale antenato di Gesù Cristo e allora mi chiedo: ma Gesù non era figlio di Dio e di Maria Vergine? O mi sbaglio? Cosa c'entra Amminadab antenato, nonno o bisnonno di Gesù?? Come mai Papa Sisto permise a Michelangelo di fare questo “ritratto” che è contrario ad uno dei cardini della Chiesa Cattolica e cioè che Gesù figlio di Dio? Quel Papa che ordinò di “ricoprire” le nudità dei personaggi di Michelangelo nella Cappella Sistina, perché non ordinò di ricoprire pure questo dipinto che mostrava un antenato di Gesù? Il quale non aveva antenati perché figlio di Dio, anzi Dio egli stesso formando la Trinità assieme allo Spirito Santo!!

Le notizie su Amminadab non sono tali da permetterci un raffronto con Smendes/Amen-Nesbanebdjed: solo i due nomi hanno qualche somiglianza:

ammin = amen (= amon?); nonchè nabad = neb..ed! Per la verità, la Bibbia sembra parlare di tre persone aventi lo stesso nome Amminadab, anche se tutti e tre sono stati della tribù di Giuda e antenati di David. Che uno dei tre fosse la stessa persona del faraone Amen-Nesbanebdjed/Smendes?

Jefte, il Galaadita, era il nono giudice di Israele: uomo forte e valoroso, figlio di una prostituta e di Galaad, visse per questo gravi motivi familiari dato che gli altri figli -17-

che Gallad ebbe con la moglie, quando divennero adulti, scacciarono Jefte (o Jesse) da casa dicendogli che a lui non sarebbe spettata alcuna eredità del padre, perché figlio di un'altra donna (prostituta per giunta!!) Ricordo che questa situazione di gelosia e odio fra fratelli Israeliti capitò anche a Giuseppe che, come abbiamo visto, prima i fratelli volevano ammazzare buttandolo nel pozzo e poi lo vendettero come schiavo: quest'odio fra fratelli forse doveva accadere spesso come conseguenza del fatto che a quel tempo i capi tribù degli Israeliti (lo ricordo, popolo eletto di Dio!) avevano “legittimamente” diverse mogli e concubine!

Jefte allora fuggì lontano dai suoi fratelli e si stabilì nel paese di Tob. Attorno a Jefte si raccolsero dei predoni, che facevano con lui incursioni e saccheggi. Qualche tempo dopo i figli di Ammon (cioè gli Egizi?) mossero guerra a Israele, e gli anziani della tribù andarono a cercare Jefte e gli offrirono il comando delle truppe che dovevano combattere contro l'Egitto.

Jefte prima rispose agli anziani di Galaad: "Non mi avete voi odiato e scacciato dalla casa di mio padre? Perché venite da me ora che siete nell'avversità?", ma poi accettò l'incarico e per prima cosa inviò dei messaggeri al re dei figli di Ammon, cioè al faraone, per dirgli: "Che c'è fra me e te, perché tu venga contro di me a far guerra nel mio paese?". Il faraone rispose che quando gli Israeliti lasciarono l'Egitto si impadronirono del suo paese, dal fiume Arnon fino al fiume Jabbok ed al Giordano, e chiese a Jefte di restituirgli quei territori amichevolmente. Jefte rispose che non era vero quanto affermato dal faraone perché gli Israeliti, dopo aver attraversato il Mar Rosso, si fermarono a Kades. Insomma, dopo l'ulteriore scambio di messaggi iniziò la guerra che fu vinta da Jefte. Se questa è la storia, dato il conflitto fra Jefte ed il faraone, cioè Smendes suo contemporaneo, non vi è molto spazio per ritenere che i due fossero la stessa persona. Forse si potrebbe sostenere l'ipotesi che Smendes/Amminabad, faraone Hyksos residente nel nord del paese entrò in conflitto con una tribù o più tribù di predoni comandati da Jefte che al momento occupavano il territorio della Palestina immediatamente ad ovest del Giordano e che venne sconfitto dagli stessi che continuarono a vivere in quel territorio. Mi pare interessante riferire quanto scritto nella Bibbia a proposito di questa vittoria di Jefte: Jefte aveva fatto un voto all'Eterno che, se lo avesse fatto vincere, egli avrebbe ucciso ed offerto in sacrificio a Dio “ciò che uscirà dalle porte di casa per venirmi incontro”. Quando Jesse ritornò vittorioso a casa sua, dopo aver fatto una grande strage di figli di Ammon, gli uscì incontro la sua unica figlia con tamburelli e danze. Come la vide, Jefte si stracciò le vesti e disse: "Ah, figlia mia, tu mi rendi grandemente infelice, tu mi porti sventura! Io ho dato la mia parola all'Eterno e non posso tirarmi indietro". Ella gli disse: "Padre mio, se hai dato la tua parola all'Eterno, fa' di me secondo ciò che è uscito dalla tua bocca, perché l'Eterno ti ha vendicato dei tuoi nemici, i figli di Ammon".

Poi disse a suo padre: "Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, affinché possa andare in giro per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne". Egli le rispose: "Va'!". E la lasciò andare per due mesi. Così ella se ne andò con le sue compagne e pianse sui monti la sua verginità. Alla fine dei due mesi ella tornò da suo

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padre; ed egli la uccise secondo il voto che aveva fatto. Ella non aveva conosciuto uomo. Così divenne usanza in Israele che le figlie d'Israele vanno tutti gli anni a piangere la figlia di Jefte, il Galaadita, per quattro giorni.

Noto che nella Bibbia non vi è alcuna parola di pietà per la figlia uccisa dal padre, ma una sorta di compiacimento per il fatto che il padre uccide la figlia per rispettare una promessa fatta all'Eterno e Misericordioso!! Nessuna misericordia, nessun angelo viene mandato a fermare la mano assassina di Jefte!

Quanto sopra mi ricorda un altro episodio della Bibbia che giustifica il sacrificio umano per compiacere a Dio: quello di Abramo che avrebbe certamente ucciso Isacco se non fosse apparso l'angelo col caprone che fu ucciso al posto del figlio! Vi è poi una tragedia greca di Euripide “Ifigenia in Tauride” (che abbiamo tradotto dal greco in terza liceo) con l'episodio di Agamennone che prima di arrivare a Troia, immolò in sacrificio la figlia Ifigenia per assicurarsi la benevolenza degli dei che avrebbero dovuto farlo vincere nella guerra contro i troiani! Per non parlare poi degli dei sanguinari degli Inca, Maja e Aztechi a cui venivano sacrificati giovinetti e giovinette in gran quantità!! Insomma non vi è dubbio che i popoli antichi e primitivi ricorrevano più o meno spesso ai sacrifici umani, magari dei propri figli, immolandoli alla divinità per cercare di ottenerne la benevolenza o di attenuarne l'ira che si manifestava con guerre, saccheggi, terremoti, temporali con tuoni e fulmini, ecc.

Nemneshu o Amenem-Neshu o Amenemnesut

Su internet non ho trovato notizie sulla vita del faraone Nemnemshu o Amenem-Neshu, per cui le seguenti notizie sono derivate dal volume I della Storia Universale di Nicolas Grimal e si riferiscono ad Amenemnesut che, almeno dal nome quasi uguale, dovrebbe essere la stessa persona di Amenem-Neshu.

Quando Smendes morì, il potere venne diviso tra due corregenti Neferkara Amenemnesut e Psusennes I che gli sopravvisse e regnò fino al 993 a.C. Amenemnesut visse (a Tebe?) nel periodo in cui iniziò il pontificato del sommo sacerdote di Tebe Menkheperra che fronteggiò gli ultimi esiti della guerra civile che aveva infiammato Tebe ed amnistiò coloro che si opponevano al potere dei sacerdoti di Amon che abitavano nel deserto occidentale ed erano di origine libica (Hyksos?) particolarmente odiati e disprezzati dalla nobiltà sacerdotale tebana in quanto discendenti degli immigrati libici. Menkheperra era fratello di Psusennes I di cui parlerò in seguito. Noto allora che il passaggio del potere nelle due città gemelle Tebe e Tanis avvenne nello stesso periodo: a Tebe Smendes II successe al padre, il gran sacerdote di Amon Menkheperra, mentre a Tanis Amenopet o Amenemope successe a Psusennes I (che forse era suo padre) nel 993 a.C. e sembra essere stato contemporaneo di David che regnò nello stesso periodo di Pseusennes I verso la fine dell'anno 1000 a.C. ed in parte anche nello stesso periodo di Amenopet o Amenemope (993-984 a.C.) e di Osorkon (984-978 a.C.).

Intorno all'anno 1000 a.C., quando a Tanis regnava Pseusennes I dovevano essere contemporanei, se non la stessa persona, l'Egizio Nemneshu o Amenem Neshu e fra gli Israeliti Nashon e Sansone. Però c'è qualcosa che non quadra, cioè una differenza

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di tempo considerevole fra l'epoca di Nashon, che stando alla Bibbia visse molto prima, ai tempi di Mosè,e quella di Sansone che invece visse un po' prima di Samuele.

Nashon

Nashon, figlio di Amminadab, sembra essere stato uno dei capi tribù che il buon Dio indicò a Mosè per fare il suo assistente ed aiutarlo a fare il censimento degli Israeliti delle varie tribù che fuggivano dall'Egitto durante l'Esodo. Trattasi del capo della tribù di Giuda che ovviamente visse molto prima del periodo storico che stiamo esaminando (1043-1039 a.C.). Quindi direi che questo Nashon era magari un antenato di un altro Nashon vissuto nel periodo che stiamo esaminando, ma di cui non si hanno notizie o almeno io non ne ho trovate. Forse questo secondo Nashon era la stessa persona del molto più noto Sansone, data una certa assonanza dei nomi.



Sansone

Su Sansone, invece, Wikipedia racconta una storia molto interessante, che val la pena di riassumere qui anche se rischio di andare un bel po' “fuori tema”. Questa storia, a mio avviso, fa luce sulla mentalità del tempo e sulla ingenua o assurda credenza di contatti diretti e abbastanza continuativi fra uomini, angeli e Dio Onnipotente! Le conoscenze e la cultura generale dei popoli di allora dovevano essere davvero di livello molto basso per credere a certe cose che certamente qualche profeta, giudice o sacerdote sosteneva fosse la verità, come i contatti diretti con la divinità che qualche “privilegiato” aveva in gran quantità!! Purtroppo, questi contatti diretti da un po' di tempo sono malauguratamente venuti a cessare!! Ma che, fra l'altro, al tempo non evitavano che le persone fossero meno “cattive” di adesso! Un esempio ci è dato proprio da Sansone!

Allora, nel Libro dei Giudici della Bibbia, è scritto che Sansone era un giudice di Israele, come Samuele. Egli però era anche un eroe dalla forza prodigiosa, concessa direttamente da Dio. Le sue imprese sono straordinarie, ma sono solo una tappa verso la liberazione dai Filistei dato che gli Israeliti restarono in balìa dei Filistei per quarant'anni (termine, come già detto, non tassativo, ma che per gli Ebrei indicava più o meno una generazione). Durante questo periodo a Zorea viveva Manoach, della tribù di Dan, assieme a sua moglie, che non aveva avuto figli. Un angelo apparve alla donna e le annunciò la nascita di un figlio! (Come si sa, un altro angelo apparve alla Vergine Maria per annunciarle la nascita di Gesù. E allora mi chiedo: non è che gli Israeliti scambiavano le cicogne che portano i bambini con gli angeli? Le cicogne hanno grandi ali bianche come gli angeli, o no? Per la verità, le cicogne non parlano, ma gli angeli sì, anzi parlano in nome di Dio!) L'angelo quindi ordinò alla moglie di Manoach di astenersi da cibi impuri e bevande inebrianti e di non tagliare i capelli del bambino perché egli sarà un “nazireo”, cioè consacrato a Dio fin dal concepimento, e libererà Israele dai Filistei. La moglie riferì al marito della visita. Manoach pregò il Signore di mandare di nuovo l'angelo per insegnare loro cosa fare per il nascituro.

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L'angelo tornò e confermò quanto preannunciato. Manoach allora sacrificò un capretto al Signore, con grande raccapriccio dei vegetariani e vegani dell'epoca che non compresero il motivo di ammazzare un capretto e sacrificarlo a Dio Onnipotente. Ma al tempo era normale sacrificare gli animali a Dio (lo facevano anche i greci e i romani) tanto che si creò la figura del “capro espiatorio” e dell'agnello che, sacrificato, toglieva i peccati del mondo (ancora oggi durante la messa si invoca l'”agnus Dei qui tollis peccata mundi”!). E poi le fiamme dell'olocausto (perché dopo l'uccisione il capretto veniva ben cotto allo spiedo seduta stante!) che naturalmente vanno verso l'alto, verso il cielo, dovevano aiutare gli angeli a ritornare in cielo, assieme al fumo ed al profumo dell'arrosto, come appunto accadde all'angelo in questione. Infatti, il racconto biblico continua dicendo che quando l'angelo salì verso il cielo assieme alle fiamme dell'olocausto, Manoach e la moglie si gettarono faccia a terra. Nonostante la faccia fosse rivolta verso terra, Manoach disse alla moglie di temere la morte perchè aveva visto Dio! La moglie (un po' più intelligente!) però lo rassicurò, dicendogli che se questa era la volontà del buon Dio (cioè di farlo morire), allora Egli non avrebbe accettato l'offerta del capretto. In seguito la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. Ciò nonostante, ne combinò di tutti i colori!

Divenuto grande, Sansone vede una figlia dei Filistei e se ne innamora. Tornato a casa, dice ai genitori di volerla chiedere in sposa. Costore, davanti alla risolutezza del figlio, accettano di imparentarsi con una straniera, filistea per giunta. Sansone si mette in viaggio con i genitori per andare a chiedere la mano della sposa ai genitori di lei. Giunti presso le vigne di Timna, un leone attacca Sansone. Investito dallo spirito del Signore, Sansone squarcia a mani nude il leone! Va quindi dalla donna, le parla e la chiede in sposa. Dopo qualche tempo, tornando per prendere la donna, esce dalla strada e vede la carcassa del leone: tra i suoi resti trova una colonia di api. Prende del miele (che le api avevano prodotto dentro la carcassa del leone!!??), ne mangia e poi lo offre ai genitori, ma senza raccontarne la provenienza (se lo avesse detto, col cavolo che l'avrebbero assaggiato!!). Anche Manoach va a casa della donna per lo sposalizio. Sansone offre un banchetto ai trenta invitati della sposa nel corso del quale Sansone propone un indovinello agli invitati: «Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce».

Il banchetto è colossale perché durerà sette giorni! Se gli invitati sopravviveranno a sette giorni di mangiate e bevute e riusciranno a risolvere l'indovinello entro i sette giorni del banchetto, riceveranno in dono da Sansone trenta tuniche e trenta vesti; ma se nessuno indovinerà la soluzione, allora saranno gli invitati Filistei a dover donare altrettanto a Sansone. Dopo tre giorni di banchetto e di tentativi di risolvere l'indovinello, al quarto giorno gli invitati (tanto per gradire!!) minacciano la sposa di dar fuoco a lei e alla casa di suo padre se non convince il marito, cioè Sansone, a spiegare l'indovinello. Per i sette giorni del banchetto la sposa tormenta Sansone con continui piagnistei per avere la soluzione. Il settimo giorno Sansone cede e spiega solo a lei la soluzione. Lei però lo tradisce e la riferisce ai Filistei. Nel settimo giorno,

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prima del tramonto, i filistei dicono a Sansone di aver risolto l'enigma: «Che c'è di più dolce del miele? Che c'è di più forte del leone?»

Sansone capisce di essere stato raggirato dalla sposina che aveva svelato l'enigma agli invitati. Allora Sansone viene investito dallo spirito del Signore e si reca ad Ascalon (forse un paese vicino a quello dove si svolgeva il banchetto nuziale), dove uccide trenta uomini e prende le loro vesti per darle agli invitati della sposa (per la verità, doveva portare loro anche 30 tuniche, ma Sansone non va tanto per il sottile e forse non si sente di ammazzare altri trenta uomini per appropriarsi delle loro tuniche! E poi, sia detto qui per inciso, per fortuna che Sansone poco prima era stato “investito dallo spirito del Signore”, cioè era diventato un po' più “buono” del solito, altrimenti chi sa che macello avrebbe fatto, invece di trenta uomini, ne avrebbe ammazzati trecento!?). Comunque, incavolatissimo, Sansone abbandona il tetto coniugale e se ne torna a casa di suo padre, affidando la sposa al suo compagno che aveva fatto da “amico di nozze”, cioè al testimone. Dopo un certo tempo, tornato dalla moglie, Sansone scopre che il padre l'ha maritata al compagno di nozze (praticamente il suocero, restò del tutto indifferente al fatto che la figlia era già sposata con Sansone, il quale era ancora vivo, anzi aveva ammazzato trenta uomini non appena finito il banchetto nuziale, e quindi era un assassino pericoloso ancora libero e non in carcere: è vero Sansone era un “giudice”, ma la giustizia in Palestina allora doveva funzionare peggio di adesso in Italia o comunque essere ancora più lenta perché il processo non era ancora cominciato!!). Ma torniamo al racconto biblico: Sansone decide di vendicarsi e cattura trecento volpi, lega le loro code a due a due e mette tra le code legate una fiaccola. Poi accende la fiaccola e libera le volpi per i campi dei Filistei, così tutto il raccolto viene bruciato! Quando i Filistei vengono a sapere che la causa del disastro è il matrimonio tradito, bruciano la donna e suo padre. Persa la moglie, anche se era bigama per aver sposato il testimone di nozze, Sansone giura di vendicarsi e compie una strage nel villaggio filisteo. Poi si ritira nella caverna della rupe di Etam. Allora i Filistei si accampano in Giudea e chiedono che Sansone venga legato e consegnato a loro. Tremila Giudei vanno alla caverna, promettono a Sansone che non gli verrà fatto alcun male e lo legano con due funi nuove. Mentre Sansone è ben legato, viene consegnato ai Filistei che gli vanno incontro con grida di gioia. Allora lo spirito del Signore lo investe, le funi si carbonizzano e cadono disfatte dalle mani. Trovata una mascella d'asino, Sansone la usa come arma e uccide mille uomini. Poi, tutto contento, getta via la mascella d'asino. Dopo il massacro, Sansone prova una grande sete e invoca il soccorso del Signore (che nonostante tutto era sempre pronto ad esaudirne i suoi desideri!). Allora Dio spacca una roccia concava che si trova vicino al buon Sansone e ne fa scaturire acqua fresca. Visto che nonostante i massacri ed i danneggiamenti ai raccolti che causarono certamente la fame e forse la morte di tante persone, incluse donne e bambini, il Signore continua a beneficiare Sansone facendolo bere a sazietà e facendolo diventare giudice di Israele per venti anni. Ma non è finita! Il racconto tragicomico su Sansone continua: infatti Sansone va a trovare una donna a Gaza, in terra filistea. Saputolo, i Filistei circondano la casa in

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attesa dell'alba e gli tendono un agguato. A mezzanotte Sansone esce, scardina la porta della città, se la mette sulle spalle e la porta in cima al monte che guarda in direzione di Ebron. In seguito Sansone si innamora di Dalila, una donna della valle di Sorek. Allora i capi dei Filistei offrono a Dalila mille e cento sicli d'argento ciascuno per sedurlo e farsi rivelare il segreto della sua forza, in modo da poterlo legare e magari dargli una bella lezione dopo tutti i disastri che aveva combinato, nonostante egli fosse, come disse l'angelo, un “nazireo”, consacrato a Dio fin dal concepimento!! Ad ogni incontro Dalila interroga Sansone su come dovrebbe essere legato per impedirgli di sciogliersi, ma Sansone giustamente la inganna: la prima volta parla di sette corde d'arco fresche, la seconda di funi nuove, la terza di tessere le sue sette trecce nell'ordito e di fissarle al pettine del telaio. Di volta in volta Dalila esegue le sue indicazioni, inclusa l'ultima soluzione di legare le sette trecce di Sansone al telaio (ma Sansone dormiva accanto al telaio? No!? Ma come fece la sposina a portarlo vicino al telaio? Un bestione di quella stazza doveva essere davvero pesante e altrettanto pesante doveva essere il suo sonno per essere legato, senza svegliarsi, con le trecce al telaio!! Ma poichè Sansone si libera tutte le volte facilmente dai legami, Dalila allora lo tormenta fino alla noia e alla fine Sansone le rivela il suo segreto: se il suo capo venisse rasato, egli perderebbe tutta la forza. Dalila comprende che questa volta Sansone le ha detto la verità e quindi chiama i capi dei Filistei. Questi le portano il denaro e si mettono in agguato. La notte Dalila fa addormentare Sansone sulle sue ginocchia, chiama un “uomo adatto” (cioè un barbiere o parrucchiere) e gli fa tagliare le sette trecce e radere la testa come è di moda oggi. Persa la forza, Sansone viene sopraffatto dai Filistei: gli cavano gli occhi, lo portano a Gaza, lo legano con catene di rame e lo mettono a girare la macina della prigione.

Mentre i capelli cominciano a ricrescergli, i Filistei celebrano un grande sacrificio in onore del loro dio Dagon per ringraziarlo di aver permesso la cattura del loro nemico. I Filistei quindi chiamano Sansone che li intrattiene con dei giochi (anche se cieco perché accecato dai Filistei, Sansone ha ancora voglia di giocare o comunque di intrattenere con dei giochi i suoi carnefici!?). Al fanciullo che lo tiene per mano chiede di lasciarlo e di fargli toccare le colonne portanti della casa per appoggiarsi. Nella casa vi sono tutti i capi dei Filistei e sulla terrazza assistono allo spettacolo tremila persone. Allora Sansone invoca il Signore per vendicarsi del fatto che gli avevano cavato gli occhi, si mette tra le due colonne portanti e gridando «Morte a Sansone e a tutti i Filistei!» con tutta la forza che ha fa crollare la casa. Con lui muoiono più persone di quante ne abbia uccise in tutta la sua vita. Poi i suoi fratelli e familiari prendono il suo corpo e lo seppelliscono nel sepolcro di Manoach, suo padre, tra Zorea ed Estaol.

Nel Kebra Nagast (La Gloria dei Re), antico testo etiope scritto nel IV secolo d.C., vi è un'ampia sezione nella quale è raccontato di come un angelo annunci alla madre del neonato Sansone, che il figlio avrebbe un giorno liberato Israele dai Filistei, e la inviti a farlo crescere illibato, ovvero il più possibile vicino a Dio. I credenti Rastafari (setta religiosa di pseudo-cristiani etiopi durata fino al 1930 quando regnò Hailè Salassiè,

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creduto il nuovo Messia!) sono comunemente conosciuti per le lunghe e dure trecce (rasta) che caratterizzano la chioma di alcuni fedeli e che costituiscono la realizzazione materiale di un voto biblico, il Nazireato, descritto nella Legge Mosaica (Numeri 6) che implica una dieta vegetariana e l'astensione da tutto ciò che sia impuro (ad esempio alcolici e tabacco). La figura finale di Sansone rasato a zero, cieco, incatenato, è dunque un esempio di ciò che può accadere a chi disobbedisce ai comandi divini. Bisogna quindi conservare la propria integrità fisica e morale, e di cui le treccine sono un simbolo da custodire gelosamente. E ancora oggi l'uso delle treccine persiste fra gli ebrei ortodossi: infatti dal cappello nero a larghe falde degli ebrei ortodossi fuoriescono due treccine che incorniciano loro il volto. Poi, oggigiorno cè pure qualcuno che si fa crescere delle lunghe trecce, dette rasta, ma che non credo c'entrino nulla con questa setta religiosa.

Per concludere su Sansone, non mi pare che ci sia possibilità di confronto fra Sansone e qualcuno dei faraoni del suo tempo, salvo forse con Siamun, che però avrebbe regnato più tardi, cioè intorno all'anno 1000 a.C. Siamun restaurò il santuario del grande tempio di Amon, nonché altri templi a Pi-Ramses ed a Eliopolis. In un bassorilievo Siamun è rappresentato a Tanis mentre massacra un asiatico, il che potrebbe evocare, secondo alcuni studiosi, uno scontro fra Egizi-Israeliti e Filistei ricordato anche nel Primo Libro dei Re (IX, 16) della Bibbia. A Siamon succedette Pseusennes I (contemporaneo di David o la stessa persona?) o Pseusennes II (contemporaneo o la stessa persona di Salomone!). Secondo altre fonti a Siamun, succedette Bas-Uasorkon, contemporaneo di Boaz, di David e di Pseusennes I (1039-993 a.C.) e poi Amenem-Opet o Amemenope, contemporaneo di Obed e di David (993-984 a.C.).



Pseusennes I vs. Samuele

Il faraone Pseusennes I o Psusennes I, regnò dal 1039 al 993 a.C. e fu contemporaneo del “profeta-giudice” Samuele e dei primi due re d'Israele: Saul e David. Secondo l'ipotesi di Ralph Ellis, David e Pseusennes erano la stessa persona, ma, faccio notare, che il secondo era figlio di un gran sacerdote di Amon, mentre non pare che David fosse figlio di un gran sacerdote, salvo che suo padre Jesse non fosse anche lui un gran sacerdote di Yaweh. David era della tribù di Giuda e, come detto prima, da lui discenderà il Messia dato che da Davide discende Giuseppe, padre putativo di Gesù (la genealogia di Gesù è riportata nel Vangelo secondo Matteo (1,1-16) e nel Vangelo di Luca ed è tradizionalmente rappresentata da un albero detto albero di Jesse). Peraltro, Samuele, che designò David, era giudice/profeta, figura che potrebbe essere assimilata ad un gran sacerdote.

Psusennes era figlio di Pinedjem, il grande sacerdote di Amon e si insediò nel 1039 a.C. a Tanis, città del nord dell'Egitto, gemella di Tebe, esercitando in prima persona il pontificato di Amon. Per consolidare i legami fra Tanis e Tebe, Pseusennes I diede in sposa al nuovo gran sacerdote di Amon Menkheperra la figlia Asetemkheb e fu uno dei principali costruttori del tempio di Tanis, consacrato alla triade formata da Amon (il padre = il sole), Mut (la madre = la luna) e Khonsu (il figlio = la terra?),

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edificando il nucleo del grande tempio ed un colossale muro di cinta che delimitava il recinto sacro a protezione del tempio di Amon.



Gli archeologi però non hanno trovato molti resti di questi templi che avrebbero dovuto avere una monumentale porta a oriente e la parte più importante dedicata ad Amon o Ammone, a Nord il tempio del dio-figlio Khonsu ed a Sud il tempio della dea-madre Mut in modo da riprodurre il parallelismo con Karnak. I pochi resti trovati testimoniano forse del fatto che Pseusennes I avrebbe voluto costruire questo grande tempio a Tanis (che secondo alcuni studiosi andrebbe identificata con Zion, cioè Sion, cioè un'altra Gerusalemme!), anzi che cominciò a costruirlo, ma non riuscì a completarlo, edificando solo parte del tempio di Ammone e non della triade tebana al completo di Amon, Mut e Konsu.

A costo di sembrare blasfemo, vorrrei qui dire che il cristianesimo cattolico non ha inventato poi nulla di nuovo: gli Egizi avevano la triade ed i cristiani hanno la trinità, formata però da Padre, Figlio e Spirito Santo, mentre Maria Vergine, che pure è chiamata “madre di Dio”, perché madre dell'uomo/Dio Gesù Cristo, non fa parte della Trinità, di cui invece fa parte lo Spirito Santo che ingravidò Maria! La trinità è quindi di “sesso maschile”, forse a comprova della poca considerazione che il cristianesimo cattolico ha della donna tanto che non le è permesso di essere prete e somministrare i sacramenti. Questo della Trinità è uno dei misteri e dogmi più importanti del Cristianesimo perché riconosciuto non solo da Cattolici e Ortodossi, ma anche da Luterani, Anglicani, ecc. ma non dai Testimoni di Geova nè dai Mormoni. Questa dottrina fu precisata nel Concilio di Nicea (325 d.C.) e nel credo niceno-costantinopoletano (381 d.C.) e va interpretato non come la triade egizia di cui sopra, cioè tre divinità distinte, bensì come tre persone della stessa “sostanza” divina (consustanzialità) e non come tre aspetti della stessa divinità (ipòstasi).

Concetti un po' troppo complicati per la mente di un comune mortale. Ma forse molto chiari per i colti vescovi che discussero questi argomenti e decisero queste soluzioni trecento o quattrocento anni dopo la morte di Gesù Cristo (che non mi pare avesse sollevato simili questioni dottrinarie, ma si era sempre qualificato come il Figlio dell'Uomo, inviato dal Padre a predicare la buona novella sulla terra).

Mi pare che gli antichi egizi fossero più “logici” e tenessero le donne in maggiore considerazione: se c'è un padre ed un figlio, non può mancare una madre, no? Ma il cattolicesimo è pieno di dogmi e di misteri della fede! E i dogmi e i misteri sono incomprensibili per la piccola mente del genere umano ovvero incompatibili con la ragione: si deve credere e basta! Senza ragionarci su più di tanto!

So di essere un po' fuori tema rispetto a quanto sto cercando di illustrare in queste mie note, ma accenno solo a un'altra cosa interssante e che dimostra l'alta considerazione di cui godevano le donne nel mondo dell'antico Egitto: la sorella di Psusennes I, di nome Maatkara, era contemporaneamente Divina Sposa di Amon e

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Superiora delle Recluse di Amon: ciò significa che anche nell'antico Egitto vi erano delle donne spose di Amon che restavano recluse (per tutta la vita?), come nel cattolicesimo abbiamo avuto e continuiamo ad avere ancor oggi delle donne-suore “condannate” a restare recluse a vita, perchè monache di clausura. Anche in questo caso, mi viene da dire: nulla di nuovo sotto il sole!! E' risaputo che le donne egizie potevano diventare e/o essere sacerdotesse di Amon o di un altro dio, e così accadeva anche per i Greci ed i Romani (ad es. le Vestali): invece per il cattolicesimo, le donne possono essere soltanto “suore” e mai diventare “sacerdoti”, cioè sacerdotesse, né tantomeno occupare posizioni più elevate nella gerarchia ecclesiastica cattolica formata da parroci, monsignori, vescovi, arcivescovi, cardinali e papi, tutti rigorosamente di sesso maschile e celibi (salvo le eccezioni di omosessuali o amanti svelate negli ultimissimi tempi all'interno del Vaticano e fuori, mentre è noto che all'interno del Vaticano le suore svolgono in genere le funzioni delle donne di servizio -per non dire “serve”- di arcivescovi e cardinali!!). E sembra davvero risibile quanto affermato recentemente da Papa Francesco a proposito delle donne e delle suore, durante un incontro con un numeroso gruppo di suore: ha detto che farà presto una Commissione per studiare la posizione delle donne “diacone” nei primi decenni del cristianesimo (diacone che sembra potessero somministrare l'eucarestia e battezzare le donne, in quanto il battesimo era allora “per immersione” e l'adulto o l'adulta che doveva battezzarsi, doveva immergersi nell'apposita vasca del Battistero, più o meno spogliato o spogliata, e purificarsi con acqua abbondante, come fosse una doccia. E

allora si capisce che un prete “maschio” non poteva battezzare una donna!). Per rivalutare il ruolo delle donne, nella stessa occasione Papa Francesco ha pure detto che le suore che fanno le “serve” in Vaticano e fuori (ogni Cardinale abita in lussuosi appartamenti vaticani assieme a tre o quattro suore che lo servono), può rifiutarsi di farlo!! Va bene: e allora che fa? Va a chiedere l'elemosina? O a iscriversi nelle liste dei disoccupati? Ma torniamo a Pseusennes I e Samuele.

Il Profeta Samuele è un personaggio della Bibbia ebraica e dell'Antico Testamento cristiano. La sua storia è raccontata nel primo dei libri di Samuele, che vengono tradizionalmente a lui attribuiti. E' un santo per i cristiani. Nella Bibbia viene presentato sia come profeta e sia come "giudice" in senso biblico. Egli era figlio di Elkanah e di sua moglie Anna.

Samuele apparteneva alla tribù di Efraim. Sua madre, Anna, era sterile e per questo veniva derisa e disprezzata dall'altra moglie di Elkanah, di nome Peninnah, che aveva già dato ad Elkanah due figli. Anna si recò allora presso il santuario di Silo per pregare il Signore. Ottenne così miracolosamente di rimanere incinta di un figlio, che chiamò Samuele e che consacrò al Signore, con voto di nazireato (cioè era un "nazareo" come Sansone), facendolo vivere presso l'anziano sacerdote Eli nel tempio di Silo (cfr. 1 Samuele 1-2), per cui, ancora molto giovane, Samuele ricevette la “vocazione” e diventò giudice e profeta del popolo ebraico (cfr. 1 Samuele 3).

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In seguito, Samuele nominò o fece nominare giudici d'Israele i due figli (Abia e il fratello minore Gioele), che esercitarono l'incarico a Bersabea.

Per gli Ebrei Samuele è particolarmente importante, perchè fu Samuele a scegliere sia il primo re del popolo ebraico Saul, sia il suo successore Davide, giocando così un ruolo di primo piano nella nascita della monarchia in Israele. Il re Saul dopo la morte di Samuele fece evocare la sua anima all'indovina di Endor allo scopo di sapere il da farsi nell'imminente guerra contro i Filistei, ma Samuele gli disse che avrebbe perso e che il giorno dopo sarebbe morto suicida e così avvenne.

Le “vite parallele” di Samuele e Pseusennes non mostrano nulla in comune. Quindi non si può ragionevolmente ipotizzare che essi fossero la stessa persona.

Come costruttore di templi di cui restano solo pochissime tracce esplorate dagli archeologi, Pseusennes potrebbe invece essere identificato con David a cui Yaweh aveva ordinato di costruire in suo onore un grande Tempio a Gerusalemme, ma di cui gli archeologi non hanno trovato traccia anche perché sembra che intorno al 1000 a.C. la città di Gerusalemme in Palestina fosse un piccolo villaggio, abitato prevalentemente da pastori che non avevano case stabili ma tende o capanne.



I primi re d'Israele: Saul o Saulo e David

Le storie di Saul e di David vanno raccontate assieme non solo perché essi regnarono contemporaneamente per un certo periodo, ma pure si fecero guerra con numerosi morti e feriti dei due eserciti della stessa tribù.

Nato nel 1080 e morto nel 1010 a.C. Saul, pur facendo parte della piccola tribù di Beniamino, fu scelto dal giudice-profeta Samuele ed unto con l'olio profumato primo re di Israele, ma dopo qualche anno, dice la Bibbia, Dio revocò la sua predilezione per Saul, a causa del suo rifiuto di sterminare gli Amaleciti e tutto ciò che apparteneva loro.

Cosa avessero fatto di male gli Amaleciti per meritare, agli occhi del Dio biblico, un completo sterminio, non è dato sapere. Quel che appare incomprensibile è che il buon Dio Onnipotente, ma pure misericordioso, punì Saul revocandogli la sua predilezione, non perché costui, molto crudelmente, si fosse accanito contro gli sconfitti Amaleciti ammazzandoli tutti e distruggendo i loro beni, ma per aver avuto pietà di loro e per averli risparmiati!

Prima ancora che il figlio di Saul Is-Boset (o Is-Baal) potesse diventare il secondo re d'Israele, fu Davide a entrare subito in scena. Infatti, perduta la fiducia in Saul, il “buon” Dio mandò il giudice-profeta Samuele a Betlemme a cercare un nuovo re di Israele tra i figli di Iesse (o Jefte?). Quest'ultimo fece passare sette dei suoi figli davanti a Samuele, ma nessuno di loro fu il prescelto. Allora Samuele chiese a Jesse se aveva altri figli e Iesse gli rispose che il più giovane, Davide, fulvo di capelli e di

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bell'aspetto, era al pascolo con le pecore. Quando Davide gli fu portato davanti, Dio disse a Samuele: «Alzati, ungilo, perché è lui». Così Davide passò subito dal mestiere di pastore, al mestiere di re, perchè fu unto con l'olio profumato dal profeta Samuele.

Dopo essere stato ripudiato da Dio, uno spirito cattivo era entrato in Saul, tormentandolo. Uno dei suoi servi gli suggerì di far venire un citarista, David, che con il suono della sua arpa avrebbe lenito le sue sofferenze. Così David andò a suonare per il re Saul nel palazzo del re, e suonava tanto bene che Saul si affezionò a David, facendolo diventare suo scudiero. Ogni volta che lo spirito cattivo veniva da Saul, Davide suonava l'arpa e lo calmava e lo spirito maligno si allontanava.



Mi fa piacere ricordare a questo proposito che sulla cantoria destra della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo vi è un dipinto che raffigura David che suona l'arpa al cospetto di Saul!. Come ben noto, però, l'episodio biblico più famoso riguardante Davide è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello, prima della battaglia, con i due eserciti schierati sul campo. Davide ascoltò l'ennesima sfida di Golia e si offrì di affrontarlo, raccontando a Saul, il quale non voleva mandarlo a duellare con Golia, che era stato in grado di uccidere orsi e leoni per difendere il suo gregge e che quindi era in grado di farcela anche contro Golia. Ed infatti, come noto, Davide uccise Golia lanciandogli un sasso con la sua fionda e colpendolo in mezzo alla fronte!

Passò un po' di tempo e Saul, sempre più irritato per la crescente fama di Davide, decise di dargli in sposa la figlia Mikal a patto che Davide uccidesse cento Filistei: così facendo pensava che egli sarebbe andato incontro a morte sicura. Ma Davide superò la prova e prese in sposa Mikal dopo aver consegnato a Saul 100 prepuzi di Filistei uccisi. Dopo un'altra grande vittoria di Davide contro i Filistei, Saul decise di ucciderlo: Mikal lo aiutò a fuggire, facendolo calare da una finestra e mettendo un idolo nel letto per fare finta che egli, malato, stesse riposando.

Mentre Davide era in fuga, Saul diede Mikal in sposa a Pati, figlio di Lais. Successivamente Davide ebbe altre due mogli: Abigail e Ainoam.

Da quanto sopra si deve dedurre che i re israeliti e forse anche i capi trinù e gli altri uomini, potevano avere diverse mogli e anche delle concubine, in pratica un harem. E ciò, al fine di poter avere molti figli i quali costituivano una delle maggiori ricchezze di una famiglia o di un casato. Questa situazione creava però, come abbiamo visto, un certo odio fra i fratelli figli dello stesso padre, ma di madri diverse! La stessa cosa avveniva in Egitto, con la variante (?) che i Faraoni sposavano pure le loro sorelle e forse anche le loro stesse figlie!!

L'odio di Saul verso Davide, dovuto anche al fatto che egli gli insidiava il trono pure in danno del figlio Is-Boset, portò ad una guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide, durante la quale l'altro figlio di Saul Abner acquistava autorità nella casa del padre. Saul aveva avuto una concubina di nome Rispa, figlia di Aia; e Is-Boset disse un giorno ad Abner: «Perché sei andato (a dormire e copulato con la) concubina di



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mio padre?». Abner si adirò moltissimo per le parole di Is-Boset, e rispose: “Sono forse una testa di cane di quelli di Giuda? Finora ho dato prova di lealtà verso la

casa di Saul tuo padre, verso i suoi fratelli e i suoi amici, non ti ho dato (cioè ho evitato che tu cadessi) nelle mani di Davide, e proprio oggi tu mi rimproveri lo sbaglio commesso con questa donna?!” Abner era tanto arrabbiato che promise davanti a Dio che sarebbe passato dalla parte di Davide e che avrebbe fatto di tutto per fare sì che il regno della casa di Saul si trasferisse a quella di David, “stabilendo il trono di Davide sopra Israele e sopra Giuda, da Dan, fino a Beer-Sceba”.

Is-Boset non poté replicare ad Abner, che lasciò Saul e Is-Boset e si mise al servizio di Davide. Successivamente, mentre a sud Davide regnava sulla Giudea e a nord Is-Boset , fratello di Mikal e figlio di Saul, regnava sulle tribù di Israele, Davide chiese che la sua prima moglie Mikal tornasse da lui, in segno di alleanza tra i due regni.

E' scritto nella Bibbia che un bel giorno Davide spedí dei messaggeri a Is-Boset per dirgli: “Rendimi Mical, mia moglie, con la quale mi fidanzai a prezzo di cento prepuzi di Filistei”. Is-Boset acconsentì e mandò a prendere Mikal dal nuovo marito Pati o Paltiel, figlio di Lais. Il marito andò con lei, l'accompagnò piangendo e la seguí fino a Baurim dove c'era Abner ad attenderli per portare Mikal da David. Paltiel la consegnò a Abner che gli disse: “Va', torna indietro!” Ed egli se ne ritornò a casa sua (senza neppure protestare!). Come detto, Davide ebbe altre due mogli: Abigail e Ainoam. E allora, pare di capire che:

(a) i figli dei re di Israele si accoppiassero anche con le mogli o concubine del padre,

(b) che Davide per fidanzarsi con Mikal dovette dare a Saul cento prepuzi, frutto della circoncisione di cento Filistei (che non erano circoncisi) nemici morti, perchè da lui uccisi durante la battaglia. Così mentre i pellerossa d'America usavano togliere lo scalpo ai nemici sconfitti o uccisi, invece gli ebrei tagliavano loro l'uccello, nel senso che circoncidevano i nemici uccisi, e utilizzavano il prepurzio come moneta di scambio o per acquistare una bella mogliettina! Ed infine,

(c) che le ragazze potessero essere date in sposa dal padre ad un altro uomo anche se il marito (Davide) era ancora vivo (la stessa cosa era successa a Sansone!)!! Assai patetica poi la figura di Paltiel, marito davvero innamorato, ma debole, che piange disperatamente, mentre scorta la moglie fino a Baurim per poi tornarsene indietro senza neanche protestare con Abner!

Qualche tempo dopo che era stata restituita al primo marito David, Mikal criticò David perché lui aveva ballato parzialmente nudo durante una processione religiosa, mentre portava l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme appena conquistata. Mikal morì senza aver avuto figli con Davide. Per non essere più perseguitato da Saul, Davide si stabilì presso i Filistei ed il re di Gath, dimentico dei cento e più Filistei uccisi da David nella guerra precedente al suo matrimonio con Mikal, gli diede la città di Ziklag, dove si insediò insieme alle sue due mogli Ainoam e Abigail.

Ma chi erano in effetti questi Filistei? Secondo una tradizione ripetutamente affermata nella Bibbia (Deuter., II, 23; Amos, IX, 7; Geremia, XLVII, 4) i Filistei

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erano un popolo emigrato da Kaphtor, e questo nome è stato identificato da una tradizione già antica con la Cappadocia.

Tuttavia, la presenza in documenti egizi di taluni riferimenti, ha indotto la maggior parte degli studiosi ad ipotizzare che i Filistei provenissero da Creta che fossero cioè “un popolo del mare" che dalla costa di Siria minacciarono d'invasione l'Egitto sullo scorcio del sec. XIII a. C. e sul principio del XII. Ciò sembra confermare la teoria che mette in relazione la venuta dei Filistei in Palestina col crollo della talassocrazia cretese in seguito alle migrazioni elleniche. Che i Filistei siano partiti da Creta per conquistare la Palestina sembra accertato storicamente. Il territorio filisteo, estendentesi da Giaffa a Gaza, non è che la continuazione di quello fenicio; tuttavia esso possiede un retroterra più ampio, formato dalla fertile valle di Yezre'el a Nord e dalla steppa di Giuda a Sud. Questa assoluta diversità di stirpe, che si manifesta tra l'altro nell'essere i Filistei incirconcisi ('ărēlīm), spiega l'odio profondo fra le due popolazioni che erano in guerra permanente fra di loro. Ciononostante, come detto, Davide per sfuggire a Saul e a Is-Boset si alleò coi Filistei e ne ebbe in cambio il governo di una città, Ziglag!!

Qualche tempo dopo, Davide e i suoi uomini si aggiunsero ad Achis (Acheo?) e ai Filistei che avanzavano per affrontare gli Israeliti, ma gli altri principi Filistei lo rimandarono indietro, perché non lo consideravano uno di loro. Tornato a Ziklag, la trovò sottosopra, devastata dagli Amaleciti, che avevano razziato tutto e portato via donne e bambini, tra cui anche le due mogli di Davide. Davide allora prese con sé i suoi 600 uomini e recuperò il bottino riportando indietro donne e bambini.

Intanto la fine di Saul era vicina (morì nel 1010 a.C.) e gli Israeliti furono decimati dai Filistei: a soccombere anche i figli di Saul. Un figlio di Saul, piuttosto che perdere la vita per mano dei Filistei, preferì morire gettandosi sulla sua stessa spada e rimanendone trafitto. Saul e Gionata rimasero uccisi durante la battaglia di Ghilboa contro i Filistei e Davide ne fu molto addolorato. Salì quindi a Ebron dove fu unto re di Giudea, mentre più a Nord il figlio di Saul, Is-Boset chiamato pure Is-Baal, era diventato re delle tribù d'Israele.Ne conseguì una guerra civile tra Is-Baal e Davide, conclusasi con l'uccisione di Is-Baal per mano di due disertori, Baanah e Rekab, capitani del suo stesso esercito, i quali, sperando in un premio, portarono la sua testa a Davide: ma quest'ultimo, addolorato da tale visione, li fece giustiziare.

David fu unto re d'Israele a 37 anni

Con la fine della dinastia di Saul, tutti gli anziani di Israele si recarono a Ebron e Davide, all'età di 37 anni, fu “unto” re d'Israele e di Giudea. Come noto, quando venivano incoronati, i re Israeliti venivano “unti” con l'olio sacro perché diventavano i rappresentanti di Dio in terra: ed erano gli “unti del Signore”. David aveva però solo trent'anni quando cominciò il suo quarantennale regno, all'inizio solo di Giudea: infatti, da Ebron regnò sulla Giudea per sette anni e sei mesi. Ebron o Hebron è il paese più alto della Palestina, a 927 metri s.l.m. e a 30 chilometri a sud di Gerusalemme. Abramo abitò vicino a Ebron per molti anni, e lì Sarah morì e fu

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seppellita in un campo che Abramo comprò, l'unico terreno della terra promessa che possedeva ( Gen 13:18; 23:2-20). Anche Isacco e Giacobbe ci abitarono.

Notata l'assonanza tra Ebron ed Ebreo, ricordiamo che Davide regnò su tutta Israele e la Giudea per trentatré anni da Gerusalemme. Dopo aver sconfitto i Gebusei, che abitavano Gerusalemme, la nominò capitale del suo regno. Sappiamo che David doveva costruirsi la sua casa, cioè la sua reggia, a Gerusalemme e che Hiram, re di Tiro in Fenicia, vi spedì messaggeri, alberi di cedro, falegnami e muratori per costruire la casa di Davide. Ma questa Gerusalemme era quella che si trovava in Palestina oppure quella che si trovava sul delta del Nilo? La Gerusalemme di Palestina, secondo quanto rilevato dagli archeologi, era un villaggio prevalentemente costituito da tende e capanne e che quindi era necessaria una grande costruzione per ospitare il re di Israele e di Giudea. Ma sembra che vi fosse un'altra Gerusalemme, cioè la città di Tanis, che secondo taluni storici, come vedremo in maggiore dettaglio, era in sostanza Zoan, cioè Sion, cioè Gerusalemme!

Ora, poiché Davide era il padre di Salomone e regnò dopo la morte di Saul in parte contemporaneamente a Pseusennes I (1039-993 a.C.), a Amenemopet (993-984) ed a Osorkon il Vecchio o Uasorkon (984-978 a.C.) e morì nel 970 a.C. egli è stato ritenuto da Ralph Ellis non solo contemporaneo di Pseusennes, ma la stessa persona, cioè David era Pseusennes!! L'ipotesi è verosimile? Potrebbe esserlo se davvero Tanis si può identificare con Gerusalemme e se Davide, dopo aver governato sette anni e sei mesi dal piccolo villaggio di Ebron in Palestina, attaccò non i Gebusei ma gli Egizi, e scacciò da Tanis-Gerusalemme sul delta, capitale del Basso Egitto, l'ultimo faraone della XXI dinastia, magari Amenemopet ovvero Osorkon, e vi si insediò, decidendo di costruirvi il suo grande palazzo, una grande reggia in una grande città (e non in un villaggetto come l'altra Gerusalemme a circa 30 Km da Ebron!). Una grande costruzione, magari vicina al grande tempio da costruire in onore di Yawè! Da Tanis-Gerusalemme David avrebbe governato un grande regno, quello riunito di Israele e di Giudea e che comprendeva pure il Basso Egitto!



A proposito di grandi costruzioni di reggie e di templi in questo periodo storico, mi sembra interessante riferire un articolo scritto da Giustino Languasco nel 2007 (“La dinastia perduta”). L'Autore dapprima sottolinea alcune caratteristiche delle costruzioni dei templi egizi, soffermandosi sulla cosidetta colonna Boaz o Booz, così chiamata in “onore” del faraone della XXI dinastia il cui nome completo era Bas- Uasorkon o B.uas (Bs Uas) Osorkon e ricorda che “Uas” era lo scettro che tenevano in mano i faraoni e che rappresentava la "potenza " di Atum e Amon, mentre “B” indicava “cavità”, secondo l'antico dizionario demotico egiziano.

Dunque il nome di questo faraone, ma anche della colonna significava: "forza, potenza nella cavità".

L'Autore continua affermando che le anomale dimensioni, riportate dal racconto biblico, della colonna Boaz riceverebbero una spiegazione come applicazione pratica derivata dallo scettro Uas. Gli archeologi sanno infatti che, associato al pilastro Djed, che veniva piantato al suolo (nel punto geodetico di forza preventivamente

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identificato ), la colonna Boas veniva inforcata sul pilastro Djed mediante la sua parte terminale poggiante al suolo, sul pavimento, e serviva a delineare sul terreno lo spazio sacro, cioè i due cerchi perfetti e concentrici, su cui si sarebbe poggiato il peso della colonna e della trabeazione che essa sosteneva, cerchi concentrici che erano il simbolo geroglifico di Atom, mediante la rotazione successiva ed alternata dell'altra parte terminale del bastone Uas, quella a forma stilizzata del canide Upuaut. Così si aveva un sostituto del compasso, che tracciava al suolo la proiezione di base della piramide e definiva nei due cerchi concentrici esterni lo spessore della parete della stessa. Su di essa si sviluppava la colonna a rappresentare la corrente ascensionale dalla terra verso il cielo, fungendo da porta di comunicazione fra i due mondi (peraltro “bs” , sta in egiziano, per porta, dal che Bes o dio della porta, come figura anche nella Porta Ermetica di Roma).

L'Autore poi esprime alcune considerazioni: non dovrebbe risultare scandaloso e/o inaccettabile il fatto che, per un certo periodo di tempo, la dignità di Faraone sia stata ricoperta da appartenenti a popoli diversi da quello originario egiziano: nei periodi di decadenza o di crisi sono infatti storicamente accertati faraoni neri nubiani, libici, asiatico-siriani. Potrebbero starci dunque anche uno e più faraoni Apiru, visto e considerato che appare pure attestato storiograficamente che gli estensori dell'Esodo padroneggiassero bene e si esprimessero pure con l'uso dei geroglifici.

Ma chi erano questi Apiru o Habiru? Habiru è un termine di derivazione accadica per indicare i nomadi senzaterra che vagavano tra la Mesopotamia, la Siria e l'Egitto, durante il II millennio a.C. Il nome Apiru o Habiru è testimoniato da molte fonti: dalla città di Mari in Mesopotamia fino in Egitto e in Palestina. Il suo significato è incerto forse significa “quelli che vagano a piedi” oppure “la gente che vive nella polvere” oppure è in relazione al fiume Habur dove si concentrava questa gente. Le attività principali degli Habiru erano la pastorizia nomade, il trasporto di mercanzie con muli ed asini, il brigantaggio, l'attività di mercenari ed i lavori operai stagionali nelle città della zona. Gli Habiru sono messi in relazione con l'origine degli Ebrei, e in effetti i primi patriarchi biblici possono aver fatto parte di questo gruppo di nomadi che adoravano la dea luna dal nome Jah (Già) da cui potrebbe derivare il nome del

patriarca Gia-cobbe; o il nome Jah-wè. Quindi Ha-bi-ru uguale E-bre-o! Interessante! E che dire della consecuzione: Ha-bi-ru, He-b-ron e E-bre-o!? Molto verosimile!

Giustino Languasco espone quindi una ipotesi molto vicina a quella di Ralph Ellis e si pone una domanda: ma come mai la Bibbia non parla della dignità faraonica di Boaz, Salomone e Davide ? Ma siamo proprio sicuri che non ne parli? Certamente non in modo esplicito, ma alcune grosse perplessità indotte dalla narrazione biblica, e che da sempre arrovellano i commentatori biblici, possono indurci a ritenere che la appartenenza al "politeismo" egiziano di Boaz, Salomone e Davide sia stata vista così di malocchio da parte dei monoteisti Jahivisti che molti anni dopo scrissero la Bibbia e/o da parte dei monoteisti copisti che copiarono di volta in volta i sacri testi per secoli, da cancellarla dal testo "canonico" della Bibbia.

Tale espunzione però lascia in sospeso dei pesanti interrogativi:

1) come mai David non poté edificare il primo Tempio, pur avendone ricevuto per diretta rivelazione divina i precisi e dettagliati piani di costruzione di tutto il

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progetto? L'esegesi biblica sia giudaica che cristiana in fondo non risolve questo dilemma e si abbarbica alla debole ipotesi della punizione di Dio per l'adulterio con successivo "assassinio" di Uria l'Hittita da parte di David. Eppure Salomone, che è detto costruttore del primo Tempio, non era meno adultero (e suo fratello Adonia morì per suo volere);

2) come mai Salomone, campione del monoteismo in quanto edificatore del primo Tempio, diviene in seguito politeista e poligamo? L'esegesi biblica non lo spiega, ma la tolleranza religiosa tipica dell'istituzione faraonica invece sì. Cioè non c'era nessun problema a adorare diversi dei ed aggiungerne di altri per un politeista come erano i faraoni.

In questa medesima direzione un altro fatto appare all'Autore estremamente interessante ed intrigante: Tanis è il nome greco della capitale dei faraoni della XXI dinastia. Ma il nome egizio storico di Tanis è Zoan, che venne tradotto in greco divenendo Tanis. In fondo, la traduzione in greco ha conservato le stesse consonanti “Tz...N” del nome originario e visto che in egiziano le vocali sono ballerine, anzi gli Egizi non le scrivevano affatto, la parola “Tanis” non è poi così lontana dalla parola “Tzion”, anzi, coincide proprio e Tzion è uguale a Sion in latino ed in italiano!! E Sion infine non è altro che Gerusalemme!



E allora, secondo questa teoria, al tempo di David e di Salomone vi sono state due Gerusalemme: una sul delta del Nilo e l'altra in Palestina, a 30 Km da Ebron (luogo di un primo insediamento stabile degli Ebrei!).



Il tempio che secondo la Bibbia avrebbe costruito Salomone a Gerusalemme in Palestina e che è scritto che sorge sul monte Moriah, oggi nella c.d. Spianata delle Moschee, non è detto che effettivamente sia stato costruito da Salomone. Innanzi tutto sembra proprio che nel Libro della Genesi la parola “Moriah” non è il nome proprio di una determinata montagna, ma è il nome generico di “montagna” o “catena montuosa”, cioè indica genericamente una montagna. Ad esempio, è indicata come “Moriah” il luogo del sacrificio di Isacco. Anche Noè fece su una “Moriah” sacrifici animali dopo il diluvio. Ma non si sa di preciso ove essa si trovi o si trovava, e la sua esatta collocazione è attualmente oggetto di dibattito. Peraltro, “Morriyya” significa in ebraico "ordine di JHWH", cioè un ordine dato da Yawè o Geova, ed il sacrificio di Isacco da parte di Abramo stava per avvenire per ordine di JHWH in un luogo scelto da JHWH stesso. Secondo questa interpretazione il nome Moriah non starebbe dunque a indicare un preciso luogo geografico, bensì il fatto che quel luogo è stato scelto e indicato da JHWH. La Bibbia dunque ricorda come Salomone scelse il monte Moriah per costruirvi il Tempio dedicato al Dio unico dell'ebraismo JHWH. Ma dato che di quel tempio non resta praticamente nulla, siamo proprio sicuri che si tratta dello stesso tempio distrutto e ricostruito nel VI secolo a.C. dagli ebrei, ed ampliato a partire dal 20 a.C. dal re d'Israele Erode il Grande e dai suoi successori, ed infine distrutto dai Romani nell'anno 70 d.C., i quali lasciarono in piedi solo il muro di cinta esterno che oggi è chiamato Muro del Pianto.



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Siamo proprio sicuri che re Salomone costruì intorno al X secolo a. C. quel tempio che poi, come ricordato, fu distrutto e ricostruito nel VI secolo a.C. sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme in Palestina? E siamo proprio certi che invece il tempio costruito proprio in quell'epoca non sia stato costruito dal faraone Salomone/Siamon a Tanis, nella Gerusalemme del delta, al fine di completare il grande complesso dei tre templi collegati fra loro e dedicati alla triade Amon, Mut e Konsu, complesso iniziato qualche anno prima da David/Pseusennes I e di cui sono stati trovati pochi resti dagli archeologi a Tanis?



A questo punto, anche a costo di uscire fuori tema un'altra volta, vorrei ricordare cosa in effetti sia il Muro del Pianto: da decenni, milioni di persone, in veste di turisti o pellegrini, si recano al Muro per poterlo toccare con le loro mani. Nelle fessure del Muro, gli ebrei infilano dei foglietti con sopra scritte delle preghiere. Il Tempio era, ed è, il luogo più sacro all'Ebraismo. Erode il Grande costruì imponenti mura di contenimento intorno al Monte Moriah, allargando la piccola spianata posta sulla sua cima. Su tale cima erano stati eretti, secondo la Bibbia, il Primo e poi il Secondo Tempio.

·Il Tempio di Salomone o Primo Tempio sarebbe stato costruito, secondo la Bibbia, dal Re Salomone nel X secolo a.C. e fu completamente distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C.

·Il Secondo Tempio fu costruito molto tempo dopo, e cioè al ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese a partire dal 536 a.C. Fu terminato nel 515 a.C. e venne restaurato nel 164 a.C. da Giuda Maccabeo.

Il Tempio di Erode fu un ampliamento importante del Secondo Tempio, compresa una risistemazione del Monte del Tempio. Ampliamento e risistemazione furono iniziati da Erode il Grande verso il 19 d.C. e terminati in tutte le sue parti solo nel 64 d.C.. Come raccontato dal Talmud nel trattato di Ghittin, il Secondo Tempio fu distrutto da Tito nell'anno 70 d.C..

Oggi di questo tempio resta solamente il muro occidentale di contenimento o muro di cinta, ed è questo che è detto comunemente Muro del Pianto. Secondo le credenze ebraiche, si tratterebbe invece del muro che sorreggeva il primo e secondo tempio di Salomone, nonché il punto più vicino al “Sancta sanctorum”, cioè al santuario interno al Tabernacolo, dov'era conservata l'Arca dell'Alleanza. Il Sancta Santorum, luogo più santo, era accessibile unicamente al Grande Sacerdote durante la festa di YumKippur.
Fino a qualche tempo fa, la zona del Muro del Pianto dedicata alla preghiera era separata tra uomini e donne, le quali non potevano pregare nella zona riservata agli uomini! Ma le Donne del Muro, ebree riformate e conservatrici, in larga parte statunitensi, che da 24 anni si battono per ottenere spazi in cui poter pregare secondo le loro consuetudini, diverse da quelle previste dall'ortodossia che separava maschi e femmine, finalmente hanno ottenuto di poter pregare con gli uomini, indossando i “tallit”, lo scialle da preghiera, i “tefillin” (scatolette di cuoio legate con le cinghie e contenenti versetti sacri) e recitando la Torah ad alta voce. Una vittoria, la loro,

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giunta al termine di una lunghissima battaglia che negli ultimi anni è stata segnata anche da scontri. Va detto però che la vecchia e la nuova zona di preghiera non saranno comunicanti tra di loro!! La necessità di separare gli uomini dalle donne sembra resistere ancora! Uguaglianza fra uomini e donne nel modo di pregare, ma a metà, cioè donne separate dagli uomini!

Ritorniamo all'articolo di Giustino Languasco, il quale prosegue nella sua analisi affermando che bisognerà forse guardare con occhi più attenti al tempio di Ammone costruito a Tanis da Pseusennes I, che gli scavi archeologici del Montet avrebbero rivelato come incompleto, ed alle sue eventuali similitudini costruttive e architettoniche con il tempio di Salomone. Il Languasco ritiene che si tratti di un campo di indagine sicuramente interessante e foriero di grandi conseguenze: e ne accenna una, tra le altre. Se Boaz davvero fosse Buas Osokron, essendo Boaz antenato coincidente in ambo le due genealogie neotestamentarie di Gesù (quella di Luca e quella di Marco), nel retaggio di Gesù vi sarebbe, per familiarità, la discendenza culturale egizia!



A mio modesto avviso, l'altra importantissima conseguenza è la conferma dell'ipotesi di Ralph Ellis, e cioè che David e Salomone non furono re d'Israele, ma faraoni d'Egitto, oppure la conferma dell'altra ipotesi alternativa-concorrente, che, molto più modestamente, credo poter suggerire, e cioè che forse essi non furono solamente re d'Israele, ma (pure) faraoni del Basso Egitto, regno che magari comprendeva nel suo territorio anche la Palestina dove la maggioranza degli Ebrei (Apiru o Habiru) era dislocata nel X secolo a.C.



Salmon o Salmah



Ho prima precisato che Salmon o Salmah è un personaggio biblico, antenato di Davide e di Gesù, ma non è facile stabilire con certezza quando egli visse. E quindi non è lo stesso Salomone figlio di David. Egli era figlio di Naasson, il capo della tribù di Giuda durante l'Esodo ed apparteneva alla generazione di israeliti che per primi entrarono nella Terra Promessa. Salmon era padre di Boaz, la cui madre era Rahab, mentre Boaz era il padre di Obed, la cui madre era Ruth, mentre Obed era il padre di Jesse (o Jefte?).

Al momento della partenza dell'Esodo dall'Egitto Salmon non doveva essere ancora nato o doveva avere meno di vent'anni, per cui poté entrare nella Terra Promessa (Numeri 14,26-30). Secondo il vangelo di Matteo egli avrebbe sposato "Racab" (Matteo 1,4-5), ossia Raab, la locandiera di Gerico che protesse le spie israelite, inviate da Giosuè segretamente a Gerico prima dell'assedio, ed entrò a far parte del popolo ebraico. Secondo Giuseppe Flavio Racab era una prostituta, ma nel mondo ebraico le locande erano equiparate ai bordelli e infatti nella Bibbia Raab viene chiamata "prostituta".

Nell'Antico Testamento Salmon compare in due genealogie di Davide (Rut 4,20-21 e 1 Cronache 2,10-11) come il suo trisnonno paterno. Nella seconda genealogia

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viene utilizzato il nome "Salma". Nel Nuovo Testamento, Salmon compare nelle due genealogie di Gesù. In quella di Matteo il nome Salmah viene traslitterato in Greco come σαλμων (Matteo 1,4-5). Nella genealogia del vangelo di Luca, invece, il nome "Salma" è storpiato in "Sala" (Luca 3,32).Questo matrimonio può far supporre che Salmon fosse uno dei due esploratori ospitati e salvati da Raab.[2] Dal matrimonio di Salmon con Raab nacque Booz, che sposa Rut nel Libro di Rut.

A parte le notizie di cui sopra, poco si sa di questo Salmon o Salmah. Sorge allora la domanda: Salmon potrebbe essere la stessa persona del faraone egizio Siamun?



Siamun

Neterkheperre or Netjerkheperre-setepenamun Siamun, che di seguito chiamerò brevemente Siamun, sembra sia stato il sesto faraone della XXI dinastia, che avrebbe operato e costruito molto nel Basso Egitto, cioè nel nord. Sposò Karimala, figlia di Osorkon il Vecchio, che ebbe gli appellativi di “Figlia del re” e di “Moglie del re”. Il suo nome suggerisce agli studiosi che essa possa essere originaria della Libia (di origine Hyksos ?). Il che confermerebbe che era figlia di Osorkon o Osochor, il quale, secondo gli studiosi, era di sicura origine libica. La regina Karimala fu probabilmente moglie sia di Siamun che di Pseusennes II. Non è ben chiaro se Siamun fosse la stessa persona di Siamon. Se fosse vero che egli era figlio di Osorkon il Vecchio e che gli succedette Pseusennes II allora egli non fu contemporaneo di Salmon o Salmah, ma di re Salomone!! E allora converrà parlarne un po' più avanti e tornare a parlare di David.



Ancora su re David

Avevamo lasciato David occupato nel progetto di costruire a Gerusalemme la sua reggia ed il sacro Tempio, dimora terrena di Yaweh, Dio Onnipotente degli Ebrei (Apiru), e dove opportunamente custodire l'Arca dell'Alleanza che Dio stesso aveva ordinato a Mosè di costruire, fornendogli ogni dettaglio delle misure di altezza, larghezza e profondità dell'Arca, cioè della cassetta, nonché di dove collocare i due angeli con le grandi ali che, a loro volta, dovevano stare di guardia all'oggetto ancora più sacro ed importante che sarebbe stato custodito nell'Arca, la Tavola della Legge, cioè la stele su cui Dio stesso aveva scolpito i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai.

Dunque, David aveva portato l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme con l'intento di costruire il Tempio. Ma Dio, per bocca del profeta Natan, gli proibì di costruirlo, dicendo che il tempio sarebbe stato costruito dalle generazioni future. Per bocca del profeta Natan, Dio fece però un patto con Davide, promettendogli che egli avrebbe stabilito la casa di Davide in eterno: "... e il tuo trono sarà reso stabile per sempre."

Per la verità, Natan (o Dio stesso) si sbagliò, perché il regno “unificato” d'Israele non fu affatto eterno e durò solo fino alla morte di re Salomone nel 945 a.C. quando il

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regno di Israele fu diviso in due e governato da due re, Roboamo e Geroboamo. In ogni caso, i due regni di David e Salomone messi assieme durarono meno di 100 anni, quindi l'errore di Natan appare piuttosto grave ed evidente. Se invece Natan si riferiva al regno di David, faraone del Basso Egitto, allora l'errore appare meno grave e forse anche giustificabile perché il regno dell'antico Egitto dei Faraoni che durò in tutto più di 2000 anni, durata che potrebbe davvero avvicinarsi ad una eternità!

Ad ogni modo, ricordato che per tutto il regno di David, secondo la Bibbia, l'Arca rimase all'interno dell'apposita tenda innalzata da Davide: da lì sarebbe stata spostata solo dopo la costruzione del Tempio di Salomone che fu costruito utilizzando la tecnica costruttiva, i materiali e gli uomini inviati dal re di Tiro. Ciò fa presumere che gli Ebrei fino a quel momento, cioè all'anno 1000 a.C., non costruivano case e palazzi in legno e/o pietra, ma abitavano nelle tende come tutte le tribù di nomadi dediti alla pastorizia, principale risorsa economica del tempo, quando l'agricoltura, ben conosciuta invece dagli Egizi, doveva essere sconosciuta da quelle popolazioni che abitavano zone desertiche o semidesertiche.

Fonti bibliche riferiscono che una sera, mentre passeggiava sulla terrazza della sua reggia che nel frattempo si era fatta costruire dagli operai mandati dal re dei Fenici, Davide vide una donna bellissima che faceva il bagno: si trattava di Betsabea, figlia di Eliam e moglie del suo ufficiale Uria l'Ittita. La fece venire da lui e i due commisero adulterio a seguito del quale venne concepito un bambino. Intanto l'esercito di Davide, guidato da Joab e tra le cui file figurava anche Uria l'Ittita, era impegnato nell'assedio della città ammonita di Rabbah. Davide richiamò Uria l'Ittita a Gerusalemme, con la scusa di dovergli chiedere informazioni sull'andamento della guerra e poi gli ordinò di andare a casa: anche se non esplicitamente dichiarato nei testi biblici, l'intento era quello di far sì che Uria trascorresse la notte con la moglie, così da poter mascherare la paternità del bambino che sarebbe nato. Ma Uria, forse subodorando qualcosa, disubbidì e dormì fuori dalla porta del re, invece di andarsene a casa sua dove l'attendeva la bella Betsabea che certo avrebbe gradito dormire con lui, dopo il lungo periodo di assenza! Ma Uria era un soldato talmente bravo e buono che non riteneva giusto godere degli agi della sua casa e delle delizie offerte dalla bella moglie mentre gli altri soldati erano impegnati al fronte!! L'indomani, Davide lo fece mangiare e ubriacare, sempre con la stessa speranza che andasse poi a letto con Betsabea: ma neanche la notte successiva Uria se ne andò a casa. L'indomani, Davide, bontà sua, scrisse una lettera al Comandante in capo del suo esercito Joab nella quale gli chiedeva che Uria venisse mandato a combattere in prima linea e lasciato da solo, affinchè andasse incontro a morte sicura: David diede quindi la lettera allo stesso Uria perché la recapitasse a Joab. Cosa che il bravo Uria fece, senza leggere la lettera (magari perché non sapeva leggere!). Così il bravo e buono Uria cadde sotto i colpi degli ammoniti (cioè i figli di Amon) e Betsabea divenne moglie di Davide.

Certo che il grande Davide qui non ci fa bella figura, anzi sembra davvero meschino e crudele: si inventa dei miseri trucchi per indurre il povero Uria ad andare a letto con

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la moglie che lo aveva cornificato e poi, non contento, scrive una lettera con la condanna a morte per Uria, il quale dimostra davvero di essere un eroe e un soldato ideale, che non solo non vuole spassarsela con Betsabea mentre i suoi commilitoni sono sul campo di battaglia in mezzo ai pericoli di morte e/o ferimenti (al tempo le ferite dovevano essere peggiori della...buona morte), ma addirittura porta la lettera al suo generale in capo che lo manda a morire.

Che Uria avesse capito che la moglie che amava lo avesse tradito? E per questo si fosse in pratica suicidato? Noi non lo sapremo mai!!

Ma la cosa fu saputa dal profeta Natan che rimproverò David, dicendogli che Dio l'avrebbe punito con la sua stessa colpa, prendendogli tutte le mogli per darle ad altri in pieno giorno, cioè farle mettere in piazza al fine di far sì che chiunque potesse “conoscere”, ovviamente in senso biblico, cioè concupirle o stuprarle.

Davide si pentì e allora Natan gli disse che questo non sarebbe più successo, ma che il bambino che era stato concepito sarebbe morto. Bella giustizia, dico io! Invece di mandare a morte David, il traditore, che si prende Betsabea e manda a morire il marito, si fa scontare la colpa del peccato del padre David al figlio, facendo morire il neonato che non aveva nessuna colpa!! Infatti il bambino nacque, ma si ammalò subito. Per sette giorni Davide digiunò, sperando, invano, nella sua salvezza, cioè che il bambino non morisse: il settimo giorno invece il bambino morì. Allora Davide si unse, si cambiò d'abito e mangiò a volontà: a chi gli chiedeva come mai avesse smesso il digiuno e si fosse vestito con eleganza proprio adesso che il bambino era morto, egli disse che non aveva più senso digiunare, tanto il piccolo non sarebbe più ritornato! Andò poi a consolare Betsabea e quindi passò la notte con lei: sarebbe così stato concepito Salomone, futuro re d'Israele.

Fantastico! Ancora una volta Davide non ci fa una bella figura: che tipo!!

Il pentimento di Davide per la morte di Uria, dopo che il profeta Natan gli ebbe rimproverato la sua colpa, sarebbe all'origine del Miserere composto da David, uno dei Salmi più famosi! E così, con un bel Miserere, Davide si pulì la coscienza!!

Bravo Davide!!

Assalonne era il terzo figlio di Davide, nato a Ebron da Maaca, figlia di Talmai, re di Ghesur. Il primogenito di Davide, Amnon (notare l'assonanza con Ammon!), nato dall'altra moglie Ainoam, aveva usato violenza a Tamar, sorella di Assalonne e sua sorellastra: quest'ultimo, dopo due anni passati a covare vendetta, fece uccidere Amnon dai servi durante un banchetto. Fuggì quindi dal nonno materno, Talmai, a Ghesur, dove rimase tre anni, prima di riconciliarsi con Davide e tornare a Gerusalemme.

Quando Davide divenne vecchio, suo figlio, Adonia, si proclamò re. Betsabea e il profeta Natan, temendo per la loro vita e per quella di Salomone, andarono da Davide e ottennero da lui che Salomone, figlio di Betsabea, sedesse sul trono d'Israele. Fu

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così che i piani di Adonia fallirono e Salomone divenne re. È a Salomone che Davide parlò poco prima di morire: gli promise che la loro stirpe avrebbe ereditato per sempre il trono di Israele; gli chiese di uccidere i suoi vecchi nemici, Joab, capo del suo stesso esercito, reo di aver ucciso Abner e Amasà, e Simèi, che lo maledisse ma a cui aveva fatto la promessa di non ucciderlo, personalmente, con la propria spada; gli raccomandò di essere buono con i figli di Barzillai il Galaadita, che lo avevano aiutato mentre fuggiva davanti ad Assalonne.

Anche questa richiesta di Davide a Salomone sembra assolutamente inspiegabile e certamente crudele! Oltre che spergiuro, avendo promesso a Simèi di non ucciderlo, perché Davide ordinò di uccidere il capo del suo esercito che, se aveva ucciso Abner che stava con Saul, doveva averlo fatto su ordine di Davide?! Altra considerazione dovrebbe sorgere spontanea: ma David conosceva il contenuto dell'Arca dell'Alleanza che aveva riportato indietro da Babilonia e che custodiva i Dieci Comandamenti, fra cui ce n'è uno, molto importante, che dice “Non uccidere”. Davide conosceva questo comandamento o semplicemente non lo osservava, come non lo avrebbe osservato un qualsiasi faraone d'Egitto, per il quale l'uccisione di un uomo non costituiva un “peccato”, in quanto contrario alla religione ed ai suoi precetti, bensì magari un mezzo per eliminare dalla scena politica un personaggio pericoloso per il suo trono, o magari semplicemente un personaggio scomodo o a lui antipatico.

Concludendo sul punto: a me pare che questa completa dimenticanza o trasgressione da parte di Davide delle Tavole della Legge contenute nell'Arca e delle prescrizioni dei dieci Comandamenti consegnati da Yaweh a Mosè sul Monte Sinai, Comandamenti che costituiscono le fondamenta delle religioni ebraica e cristiana, avvalorino e rendano più credibile l'ipotesi di Ralph Ellis, e cioè che David fosse il faraone del Basso Egitto (e non il re d'Israele) di nome Duad, chiamato pure Pseusennes!

Dice la Bibbia che quando Davide morì (nel 970 a.C.) fu sepolto in Gerusalemme dopo aver regnato per quarant'anni su Israele. La sua tomba si troverebbe tuttora subito fuori della cinta muraria della Città Vecchia di Gerusalemme, nel luogo comunemente chiamato Monte Sion, vicino alla Porta di Giaffa. Però non sembra che sia stata trovata dagli archeologi! Possibile che non lo abbiano seppellito con tutti gli onori dovuti ad un re? E se gli archeologi hanno cercato la tomba di un re così importante per tutti gli Ebrei, nonché anche per i cristiani e non l'hanno trovata, bisogna concludere che non c'è! A Gerusalemme in Palestina non c'è alcuna tomba di re David, grande re d'Israele ed antenato di Cristo! E allora dov'è la sua tomba?

E' forse quella che gli archeologi identificano con la tomba di Duad-Pseusennes nella Valle dei Re (di cui parlerò in seguito)? Mi sa tanto di si! Altra realtà che avvalora l'ipotesi di Ellis!

Una curiosità: sembra che Re Davide pregasse molto per divenire bianco di pelle perché lui e parte della sua discendenza dopo di lui non lo erano. Non mi è chiaro se, nonostante tutto, il buon Dio lo esaudì anche in questo: non era "nero di colore" né

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"Egizio" o "Arabo", né degli Ismailiti, Midianita e di altri discendenti di Qeturah (ultima moglie di Avraham) o tra la più parte dei Persiani. Ma, secondo la Bibbia, il colore scuro della sua pelle (qualcuno oggi direbbe “abbronzato”, come Berlusconi disse di Obama!) fu, probabilmente dovuto al fatto che David era discendente di Rut. Notare che tra i suoi vi furono anche discendenti con sposa egizia e con sposa "nera di colore", come la regina di Saba che fu sposa di re Salomone, il quale poi aveva anche amato donne moabite, ammonite, idumee, ittite, ecc. senza commettere “idolatria” (??!).

Concludendo con David ricordiamo che, secondo il racconto biblico, egli era in grado di parlare direttamente con Dio, tanto che un giorno chiese a Dio di conoscere il modo migliore per regnare sul popolo ebraico. Dio rispose a re David dicendogli che il segreto di questo “è nelle tue mani” e quando David Gli confidò la sua intenzione di andare a Roma per conoscere il miglior modo affinché ciò potesse avvenire, Dio gli rispose che “Chi si ribella alla Casa Davidica si ribella a Dio”.

Per la verità questo botta e risposta diretto fra Davide e Dio sembra piuttosto surreale:da una parte Dio risponde che il modo migliore per governare è nelle mani di David, cioè dipende da lui capire quali sono i sistemi del buon governo e di come fare gli interessi dei sudditi, facendo buone leggi, favorendo il miglioramento delle loro condizioni economiche, ecc. Ma Davide non capisce e rendendosi conto che l'Impero Romano è governato molto bene, respinge il buon suggerimento di Dio “è nelle tue mani” e addirittura gli confida che vuole andare a Roma per capire bene come si fa a governare bene come fanno i Romani, ottenendo una risposta che nulla ha a che vedere con Roma ed il buon governo, ma anzi accentuando il carattere un po' dispotico del modo di concepire il buon governo: cioè David può governare come vuole, e anche se governa male vessando i suoi sudditi, costoro non devono ribellarsi perché se si ribellano a David è come se si ribellassero a Dio!

C'è poi da dire che, a parte le facoltà divinatorie e profetiche di David, al tempo Roma non era neppure stata fondata, visto che la probabile data di fondazione di Roma è il 17aprile del 753 a.C. cioè 217 anni dopo la morte di David!) e quindi Davd non poteva neppure sapere dell'esistenza di una futura Roma che avrebbe conquistato il mondo allora conosciuto “col buon governo” (o meno!!) dei suoi imperatori! Queste frasi sopra riferite e tutto il pezzo biblico deve essere stato aggiunto da qualche commentatore o copista vissuto in epoca molto successiva al tempo di re David e certamente almeno 800 anni dopo, nel primo secolo dopo Cristo quando l'impero romano aveva conquistato l'Egitto e la Palestina! Tutto il pezzo è chiaramente una frase interpolata, come ce ne sono in tutti gli antichi testi di carattere religioso, storico, giuridico, letterario, ecc. che furono copiati e ricopiati a mano decine e decine di volte da decine e decine di copisti prima dell'invenzione della stampa a caratteri mobili che in Europa fu inventata dal tedesco Johannes Gutenberg nel 1455 (invece in Cina esisteva fin dal 1041, grazie alla tecnica dell'inventore cinese Bi Sheng. Oltre che copiare, i copisti a volte aggiungevano a

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margine del testo originario delle frasi di commento proprie o di qualche superiore gerarchico (si pensi ai frati copisti nei monasteri), dette glosse. Il copista che ricopiava quel testo dopo 20-50-70 anni, magari lo includeva nel testo, interpolandolo, cioè dando da copiare al copista successivo un testo in cui non si distingueva più il testo originario dalla glossa, originariamente scritta a margine. Così, il copista successivo ricopiava tutto di seguito, incorporando automaticamente la glossa nel testo. E così da interpolazione a interpolazione si finiva per modificare il testo originario fino a renderlo a volte irriconoscibile!

Identità di David e Pseusennes o Duad

Ma si può davvero concludere che il re David e il faraone Pseusennes I - Duad erano la stessa persona? Ralph Ellis per sostenere questa ipotesi utilizza i seguenti argomenti:

(1) sia Pseusennes che David venivano associati ad una stella (la stella di David) e ad una città

(2) che un altro nome di Pseusennes significherebbe: “la mia stella sorge sopra la città!”

(3) che Pseusennes era chiamato pure Duad

(4) che una figlia di re David si chiamava Maakahah Tamar rmt hkem, mentre una figlia di Pseusennes aveva un nome molto simile, cioè Maakhare Mu-Tamhat!!

(5) che i due re avevano due generali del loro esercito con i medesimi nomi: Un-Joab-Endjed e Herum Atif.



A tali argomenti aggiungerei i seguenti:

(6) la tomba di David a Gerusalemme (in Palestina) non è stata trovata dagli archeologi anche se la Bibbia ne indica il luogo preciso: subito fuori della cinta muraria della Città Vecchia di Gerusalemme, nel luogo comunemente chiamato Monte Sion, vicino alla Porta di Giaffa. Però non sembra che la tomba sia stata trovata dagli archeologi, sia di religione ebraica sia di religione cristiana, i quali non avranno certo lesinato gli sforzi per ritrovarla! A mio avviso è impensabile che non sia stata trovata la minima traccia della tomba di una delle personalità più importanti della Bibbia, che oltre ad essere stato il secondo re degli Ebrei, ha la massima importanza anche per i cristiani, dato che David è un antenato di Gesù Cristo secondo i due vangeli canonici prima citati. Ciò potrebbe verosimilmente significare che la tomba di re David non si trovava e non si trova né a Gerusalemme, nè in nessun posto della Palestina, ma nella Valle dei Re! E' qui, in questa Valle, che invece gli archeologi hanno trovato la tomba di Pseusennes-Duad, tomba che conteneva (e ancora contiene?) anche la mummia molto danneggiata di un altro faraone che, secondo gli stessi archeologi e studiosi che hanno esaminato iscrizioni e cartigli, dovrebbe essere proprio Siamun o Siamon! E mentre non mi pare che ci fosse alcuna parentela fra i faraoni Pseusennes I e Siamun (forse erano zio e nipote o

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nonno e nipote), se accettiamo l'ipotesi di cui sopra i conti subito tornano: nella tomba sono sepolti Duad-David e Siamon-Salomone, suo figlio e successore! E' vero che le sepolture nella Valle dei Re erano dirette e curate dai sacerdoti di Tebe, i quali in quel periodo storico non riconoscevano autorità regale ai faraoni della XXI dinastia e quindi difficilmente avrebbero permesso che due faraoni della XXI dinastia quali erano Pseusennes detto Duad-David e Siamon-Salomon fossero sepolti nella Valle dei Re. Però è anche vero che dopo la morte di Salomone, iniziò la XXII dinastia ed il trono d'Egitto fu occupato da un re “libico” Sheshonq I, quel personaggio che aveva chiesto a Pseusennes II l'autorizzazione a creare Abydos, un culto funerario per il padre defunto. In realtà il faraone Sheshonq non era proprio uno "straniero", ma un “libico”: la famiglia da cui proveniva si trovava in Egitto da circa sei generazioni e, come tutti i Libici presenti nella terra del Nilo, si era perfettamente integrata all'interno della società. Sheshonq I era stato infatti generale dell'esercito di Salomone-Siamon e ricopriva l'importante carica di consigliere del re. Egli, divenuto faraone, si recò quasi subito a Tebe e vi si stabilì in permanenza come faraone regnante, in tal modo riconciliando le due parti precedentemente in conflitto: E così, anche se Duad-David e Siamon-Salomone erano faraoni non riconosciuti come tali dalla casta sacerdotale di Tebe, sempre faraoni erano, e non si poteva comunque negare che avevano regnato il Basso Egitto per quasi 100 anni! Quindi forse fu Sheshonq che riuscì a convincere i sacerdoti di Amon a trovare una soluzione di compromesso e seppellire i due faraoni Duad-David e Siamon-Salomon nella Valle dei Re dove erano sepolti gli altri faraoni d'Egitto, ma entro una tomba unica e non in una tomba ciascuno! un'unica tomba, magari modesta e secondaria, dove sarebbero stati un po' strettini in due, ma meglio di niente! E meglio di non avere alcuna tomba, come sembra che sarebbe accaduto ai due re di Israele….se avessero regnato da Gerusalemme in Palestina, piuttosto che dalla Tanis-Gerusalemme sul delta del Nilo!

(7) entrambi i regnanti David e Pseusennes-Duad condussero vittoriosamente a termine importanti guerre nella medesima area geografica contro gli stessi nemici ed in particolare contro i Filistei, servendosi di due generali con i medesimi nomi;

(8) né David né Pseusennes-Duad riuscirono a costruire un Tempio al loro Dio. Il primo perché alla fine Dio stesso glielo proibì per bocca del profeta Natan, il secondo perché non fece a tempo a costruire i tre templi da dedicare alla triade tebana, tanto che fu Siamon-Salomon (e/o Pseusennes II) che dovette completare l'opera, costruendo il Tempio di Salomone, ma non a Gerusalemme in Palestina dove gli archeologi non hanno trovato nulla, ma a Gerusalemme-Tanis nel Basso Egitto, dove i resti di un grande tempio sono stati trovati dagli archeologi;

(9) a Davide successe il figlio Salomone e a Pseusennes-Duad successe il nipote Siamon, forse dopo la breve parentesi dei faraoni Ameneope e Osorkon il Vecchio. Salomone e Siamon regnarono dal 978 al 959 a.C. e molto probabilmente erano la stessa persona dato che avevano praticamente lo stesso nome costituito dal prefisso “Sal”o “Si” e “Amon”. Da notare poi che, secondo la Bibbia, David diede al

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primogenito proprio il nome Amnon che richiama certo molto di più il dio Amon o Ammon che non il dio Yaveh! Curioso, se non impensabile, che un re non egizio come David, che secondo la Bibbia aveva accanto a sè il profeta Natan e che parlava direttamente con il Dio unico degli Ebrei Yaveh desse ai due figli i nomi di Amnon e Salomon, cioè dei nomi che contenevano il nome del più importante degli dei Egizi Amon. Molto strano, no?

(10) anche se parlava direttamente con Yaveh, e custidiva l'Arca dell'Alleanza contenente i dieci Comandamenti, non è che David rispettasse i Comandamenti più di tanto, perché sono certo che almeno due Comandamenti non li rispettò affatto: il quinto “non ammazzare” ed il decimo “non desiderare la donna d'altri”. Infatti, se è vero che Betsabea era sposata e che David fece uccidere suo marito Uria (oltre a Simei e ad Abner). Se ne deduce che David non osservò i Comandamenti perché non solo uccise, ma pure desiderò ed ebbe la donna d'altri! Insomma, si comportò come un non-credente, come poteva senz'altro comportarsi un miscredente, cioè un faraone egizio che non aveva Comandamenti da rispettare.

(11) David era di pelle scura, come lo sono anche oggi gli abitanti arabi dell'Africa settendrionale e dell'Egitto. Non era di pelle completamente nera, ma certamente non era di carnagione bianca come i popoli che abitano ed hanno sempre abitato in Palestina, Turchia, Siria ed in genere in Medio Oriente.

Concludendo, l'ipotesi che David fosse la stessa persona di Duad-Pseusennes I, cioè fosse un faraone d'Egitto, mi pare fondata. Se proprio si volesse dare maggior valore alla tesi tradizionale che David era re d'Israele, potrebbe avere validità o prevalenza la mia tesi che David/Duad/Pseusennes era un faraone che governava sia il Nord dell'Egitto, sia la Palestina e che egli era onorato col titolo di Re d'Israele e di Giudea (questi due regni si divisero ancora dopo Salomone). Lo stesso dicasi per Salomone-Siamon. Se le cose stanno così, se ne deve dedurre che gli estensori Israeliti che scrissero nei secoli successivi, a partire dal secondo-terzo secolo d.C., i vari testi che formano la Bibbia ebraica, da Ebrei o Isaraeliti raccontarono la vita e le gesta di David e di Salomone nella loro veste soltanto di re di Israele, cioè re degli Israeliti! In altre parole, essi riconobbero in loro i due Re Israeleti che governarono la Palestina prima di Erode e della conquista/invasione dei Romani. Gli estensori Israeliti non riconobbero gli stessi sovrani come faraoni d'Egitto, forse anche perché erano interessati a narrare le gesta dei loro re, e non gli importava nulla della storia d'Egitto e delle gesta dei loro faraoni.

Siamon

Siamon, che probabilmente non era la stessa persona chiamata Siamun, e forse vissuto qualche secolo prima di Siamon, corrisponde nella lista dello storico Manetone a Psinaches al quale viene attribuito un regno di 9 anni. Siamon è spesso identificato come l'ultimo o il penultimo faraone della XXI dinastia (l'ultimo sarebbe stato Pseusennes II?). Il regno di Siamon durò 9 anni o forse 19 anni. La durata di 19 anni risulterebbe da una iscrizione (v. frammento 3B, righe 3-5!) derivata dagli

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Annali dei Sacerdoti di Karnak che menziona l'anno 17° di re Siamon quale anno dell'iniziazione al sacerdozio di Hori, figlio di Nespaneferhor. Ciò ha portato gli archeologi ad attribuire a questo sovrano un regno della durata di 19 anni.

Tale iscrizione è rilevante anche perché è la prima che possediamo dove il termine faraone viene utilizzato come titolo legato direttamente al nome del sovrano.
L'egittologo tedesco Rolf Krauss ha calcolato che tale anno dovrebbe corrispondere al 970 a.C. e che quindi il regno di Siamon coprirebbe il periodo dal 986 al 968 a.C., mentre per il regno di Salomone si indica il periodo dal 978 al 945 a.C.. Non sono purtroppo noti gli eventuali legami di parentela di Siamon con colui che viene indicato dagli storici come suo predecessore, Osorkon il Vecchio che avrebbe regnato nell'ultimo periodo del regno di David dal 984 al 978 a.C.. Durante il suo regno presero più potere le famiglie dei libici che abitavano nel Nord del paese, tanto che il capo dei libici e ex-generale di Siamon-Salomone di nome Sheshonq divenne il primo faraone libico della XXII dinastia. Tebe era sempre più governata dai sacerdoti fra cui vi era Pinedjem ed in quel periodo aumentarono i furti nelle tombe della Valle dei Re, tanto che i sacerdoti di Amon a Tebe intensificarono il riordino delle sepolture. Vedremo più avanti la vera natura di questi furti nelle tombe.

Con Siamon l'Egitto iniziò una forte politica estera e sembra probabile, secondo gli storici “tradizionalisti” che egli si sia alleato contro i Filistei con re Salomone, il quale era andato al potere intorno all'anno 975 a.C. Quale parte dell'alleanza con gli Israeliti, Siamon attaccò e distrusse la città dei Filistei Gezer, che si trovava a circa 30 Km a ovest di Gerusalemme, in una posizione strategica, alla confluenza della strada costiera e di quella che la legava a Gerusalemme in Palestina tramite la valle di Ajalon (l'identificazione di questa città con la biblica Gezer è stata fatta grazie alle iscrizioni ebraiche trovate incise sulle rocce, risalenti al I secolo a.C. sulle quali si legge "confine di Gezer"). Detta guerra fu scatenata sia per salvaguardare i legami commerciali dell'Egitto con i Fenici, che i Filistei minacciavano, sia per trarre vantaggio dalla momentanea debolezza dei Filistei dopo la serie di guerre contro di loro che aveva fatto re David. Salomone da parte sua ebbe il permesso di mantenere permanentemente sicuri i confini meridionale del suo regno occupando Gezer che quindi ridiventò parte dell' antico Israele. Detta alleanza fu consacrata dal matrimonio reale fra Salomone e una figlia del faraone Siamon.

Siamon fu un costruttore piuttosto attivo, perlomeno nel Basso Egitto: a Tanis (Sion, cioè Gerusalemme) compì lavori significativi nel tempio di Amon ed in quello dell'Horo di Mesen, ed è registrata la sua attività anche ad Eliopoli, Pi-Ramses e Menfi, dove ordinò lavori in favore del clero di Amon dei lapislazzuli e di Ptah. Nella Tebaide invece è scarsamente documentato, perlopiù in rare occasioni come ad esempio la suddetta iscrizione negli Annali dei sacerdoti di Karnak di cui abbiamo parlato prima. Egli in sostanza fu attivo solo nel Nord dell'Egitto ed in Palestina.

Per la verità, l'Antico Testamento non fa espressamente il nome del faraone che si alleò con Salomone e che conquistò Gezer, ma l'egittologo Kenneth Kitchen

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identifica con Siamon l'anonimo faraone citato nell' Antico Testamento che diede una figlia in sposa a Salomone, re di Giuda e Israele assegnandole in dote la città appena conquistata di Gezer e di cui ho già parlato prima. A prescindere dalla reale identità di questo faraone, rimane comunque l'indicazione che l'Egitto, o almeno il Basso Egitto, mantenesse ancora interessi e relazioni commerciali, nell'area palestinese. Sempre seguendo il racconto biblico, in verità spesso non affidabile soprattutto nella trascrizione dei nomi, potrebbe essere sempre Siamon il sovrano che accolse a corte il principe edomita Hadad dandogli in sposa la cognata Tacheperes.

A parte queste “donazioni in sposa” di figlie e cognate che documentano ancora una volta lo stato di completa sottomissione delle donne nei tempi antichi e probabilmente la completa assenza dell'amore nei rapporti coniugali, non mi pare del tutto provata la tesi di Ralph Ellis e cioè che Salomone era la stessa persona di Siamun/Siamon. E' vero i nomi dei due sono molto simili, se non quasi uguali, e contengono entrambi la parola “Amon” o “Amun”, principale dio egizio. Il periodo storico in cui regnarono è lo stesso anche se le singole date, come più sopra indicate, sono leggermente diverse mostrando qualche anno di differenza. Ma le date sono vicinissime ed oggi appare molto difficile contare dieci anni più o dieci anni meno riferendosi a tremila anni fa, considerando pure il modo differente di contare gli anni che avevano Ebrei ed Egizi.

La Bibbia menziona pure l'episodio della conquista di Gezer da parte del faraone che fece dare alle fiamme la città e fece uccidere tutti i Cananei che vi abitavano. E' vero che su Siamon e Salomone vi sono tuttora molte dispute fra gli studiosi, alcuni dei quali ne negano la contemporaneità. Ad esempio, il Prof. Edward Lipinski argomenta nel senso che Gezer, allora non fortificata, fu distrutta nel tardo X secolo e quindi non nel medesimo tempo di Salomone, perché, secondo lui, la morte di Siamun precederebbe l'ascesa al trono di re Salomone. Ma tale tesi non appare fondata se si accoglie la tesi che Siamon morì nel 959 a.C. e che gli succedette subito Pseusennes II che cessò di governare assieme a Salomone nel 945 a.C. A Pseusennes II che fu l'ultimo faraone della XXI dinastia (che sembra facesse ritorno a Tebe e che fu anche sacerdote) succedette il primo faraone della XXII dinastia, di origine libica, che si chiamava Sheshonq e che, come detto prima, pure lui tornò a Tebe, fissando colà la capitale.

Stai a vedere che anche Pseusennes II e Sheshonq erano la stessa persona!! E ciò pure se i nomi ufficiali sono così differenti (ma come tutti sappiamo i faraoni avevano per la verità tanti nomi diversi).



Il fatto che Salomone e Siamon combatterono la stessa guerra contro Gezer, città che poi restò in dominio di Salomone e che i due furono attivi “costruttori” di templi nel nord dell'Egitto (inclusa Tanis=Sion=Gerusalemme) può avvalorare la tesi di Ellis, e cioè si potrebbe concludere nel senso che in effetti essi furono la stessa persona che, storicamente si “sdoppiò”, nel senso che divenne il re Salomone per gli Israeliti ed il

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faraone Siamon per gli Egizi!

Quel che sembra certo è che nel decimo anno del regno di Siamun/Siamon, in seguito all'aumento di saccheggi nelle necropoli reali della Valle dei Re a Tebe , il clero di Amon decise di recuperare quanti più sarcofagi e mummie possibili e collocarli tutti assieme nella tomba-nascondiglio DB320 a Deir-el-Bahari, scoperta nel 1881 da Gaston Maspero. Sulle spoliazioni e saccheggi dei tesori nascosti nelle tombe dei faraoni nella Valle dei Re, Ralph Ellis ha esposto una sua teoria che mi sembra molto convincente e di cui parlerò in seguito.

A proposito di tombe nella Valle dei Re, va sottolineato che la tomba originale di Siamun non è stata mai localizzata, e che, come ho detto prima, gli archeologi hanno trovato nella tomba di Pseusennes I anche un'altra mummia molto deteriorata con scritto sulle vesti funebri il nome di Siamun, deterioramento forse generato da un allagamento causato dal Nilo. L'ipotesi che Siamun e Salomone erano la stessa persona è avvalorata anche dal fatto che, come prima rilevato, gli archeologi non hanno mai trovato la tomba di re Salomone in Palestina, mentre alcuni ritengono che la tomba di re David sia stata localizzata sin dal XII secolo sul Monte Sion a Gerusalemme, vicino alla Basilica della Dormizione di Maria in un angolo del piano terreno di quanto resta dell'antica chiesa bizantina di Hagia Zion. Un'antica tradizione bizantina, risalente al IV secolo, colloca in tale località il Cenacolo di Gesù e il luogo d'incontro dei primi cristiani. Il fabbricato fa ora parte della Diaspora Yeshiva. Secondo Beniamino di Tudela, che ne scrisse nel 1173, la tomba venne scoperta durante i lavori di restauro della chiesa. Ma bisogna dire che non vi è alcuna evidenza scientifica comprovata dagli archeologi che quella fu ed è davvero la tomba di un re così importante per Ebrei e Cristiani come re David!



Ma torniamo a Siamon: la sua guerra vittoriosa contro i Filistei può benissimo essere stata una delle tante guerre degli Israeliti contro i loro nemici atavici, e cioè una guerra particolare di Salomone che conquistò Gezer e la distrusse anche per salvaguardare i rapporti commerciali con i Fenici.

Altra argomentazione che potrebbe forse essere utile alla tesi di Ellis è che Salomone, pur essendo un faraone d'Egitto, aveva ugualmente in odio Filistei e Cananei e si impossessò di Gezer perchè aveva da tutelare i rapporti commerciali con i Fenici, rapporti che erano tanto buoni da indurre, come vedremo più avanti, il re Fenicio Hiram di Tiro ad inviare a Salomone il legname degli alberi di cedro e di abete, i muratori ed i carpentieri che avrebbero dovuto aiutare Salomone a costruire il Tempio detto di Salomone. Ma dove era questo tempio? Era davvero il tempio di Gerusalemme in Palestina dove custodire l'Arca dell'Alleanza e dedicato a Yaweh (di cui non vi sono tracce archeologiche?), oppure era il Tempio dedicato ad Amon costruito a Tanis, cioè a Zoan = Sion = Gerusalemme sul delta del Nilo e di cui gli archeologi hanno trovato traccia?





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Re Salomone

Salomone è stato, secondo la Bibbia, il terzo re d'Israele, successore e figlio del re David, vissuto dal 1011 al 931 a.C..Notiamo subito, ancora una volta, che il nome stesso di Salomone contiene in sé le sillabe SAL e AMON, cioè il nome della principale divinità egizia, come peraltro lo conteneva il nome del primogenito di David Amnon.

Il regno di Salomone iniziò nel 978 a.C. contemporaneamente a quello del faraone Siamon a cui seguì, come detto innanzi, Pseusennes II, a cui successe Sheshonq I. Intorno all'anno 925 a.C. il regno di Palestina si sdoppiò: Roboano divenne re di Giuda e Geroboamo re di Israele. E probabilmente si sdoppiò pure il regno del Basso Egitto, nel senso che il regno del Basso Egitto si stacco pure dal regno unito di Israele, cioè da un unico regno sotto Salomone/Siamon, faraone egizio, nacquero tre regni: Basso Egitto, Israele e Giuda. Altra ipotesi ancora è che, morto Salomone/Siamun, essendo Pseusennes II e/o Sheshonq ritornati a Tebe ristabilendo lì la capitale, si riunificò il regno d'Egitto mediante la fusione dei regni dell'Alto Egitto (capitale Tebe) e del Basso Egitto (ex capitale Tanis), mentre contemporaneamente si sdoppiò il regno di Israele in regno di Giuda e regno d'Israele.

Il regno di Salomone è datato circa dal 970 al 930 a.C. e, come detto, anche secondo le fonti bibliche, fu l'ultimo dei Re del regno unificato di Giuda e Israele. Secondo il racconto biblico era figlio del re David e di Bath-Sheba (Betsabea), che era stata moglie di Uria l'Ittita, il comandante militare che David aveva fatto mandare dal comandante in capo in prima linea nella battaglia contro i Filistei, e cioè incontro a morte sicura. Probabilmente Salomone era il secondo figlio di David e Betsabea, perché il primo figlio, come abbiamo visto prima, morì subito dopo essere nato (forse per punizione divina, dato che questo primo figlio era stato il frutto di un adulterio). Gli succedette il figlio Roboamo, che Salomone aveva avuto dalla moglie ammonita Naama, ma Roboamo fu re solo del Regno di Giuda. Gli Ammoniti erano un'antica popolazione di origine amorrea, che viveva lungo le rive orientali del medio Giordano, dove si stabilirono durante l'Età del Ferro. Loro capitale era la città di Rabbat Ammon, oggi Amman, in Giordania, la quale fu un importante snodo per le carovane ed un notevole centro commerciale. Secondo la Genesi (19,30-38) gli Ammoniti (letteralmente "figli di Ammon") discendevano da Ammon , figlio di Lot e fratello di Moab, capostipite dei Moabiti. Dopo aver conquistato i territori in cui si insediarono, gli Ammoniti si allearono con i Moabiti per combattere insieme contro gli Israeliti, venendo però sconfitti sia da Saul che da Davide. In seguito vennero conquistati -insieme ai territori limitrofi- dalle varie dinastie dominanti babilonesi, assire, poi da Persiani e Romani.

A quanto pare, secondo le fonti bibliche, Ammon era figlio di Lot! A me non è chiaro se egli fosse o no la stessa persona divinizzata dagli Egizi che fecero di Amon, ed in particolare di Amon-Ra, il dio principale a Tebe, componente della triade di cui abbamo parlato, assieme a Mut e Konsu. Del resto, nell'area c'era molta confusione!

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La seguente cartina dà un'idea dei popoli che vivevano in Medio Oriente intorno all'anno 1000 a.C.

























Il regno di Salomone viene considerato dagli Ebrei come un'età ideale, simile a quella del periodo augusteo a Roma. La sua saggezza, descritta nella Bibbia, è considerata proverbiale. Sembra che egli abbia fatto costruire il Primo Tempio: il Tempio di Salomone che divenne leggendario per le sue molteplici valenze simboliche. Particolari su vita, opere e saggezza di Salomone sono narrati anche nel Kebra Nagast (testo etiope redatto tra il IV e il VI secolo d.C., e nella sua versione definitiva nel XII secolo).

Sempre secondo la Bibbia, Salomone divenne re per designazione divina (1Cr. 22,9), e la congiura di Adonia, suo fratellastro, accelerò solo i tempi. Il primo atto della reggenza di Salomone fu la messa a morte del fratello Adonia e di Joab, generale di Davide, che aveva collaborato con Adonia nella congiura contro Salomone. Salomone condannò a morte anche Shimei per essere venuto meno al giuramento di residenza a Gerusalemme, dopo che gli era stata condonata la vita per aver offeso Davide. Importante fu anche la destituzione dalla carica di sommo sacerdote di Abiathare a favore di Tsadock.

Il punto di snodo del regno di Salomone fu la richiesta a Dio di dargli il discernimento, necessario secondo lui per governare un popolo. Dopo questo fatto la sua potenza e ricchezza divennero leggendarie.

Davvero da apprezzare e molto stimare un re che inizia il suo regno ammazzando il fratello ed il generale dell'esercito paterno!! Gli Ebrei lo mettono sullo stesso livello di Augusto. Ricordiamo però che Augusto non iniziò il suo impero ammazzando il fratello! E quando gli egizi gli portarono su un vassoio la testa del suo nemicoAntonio, si girò dall'altra parte disgustato, si rattristò molto e fece punire i colpevoli di quell'atto poco onorevole!





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Il Tempio di re Salomone

Nella metà del X secolo a.C., 480 anni dopo l'Esodo e 4 anni dopo l'inizio del suo regno, Salomone cominciò la costruzione del Tempio (1Re. 6,1) che terminò in circa sette anni (1Re. 6,38). Questo dato è importante per capire la grandezza di Salomone, poiché Erode impiegò ben quarantasei anni per ampliare il Secondo Tempio (Gv. 2,19), probabilmente senza riuscire a riportarlo allo stato originario.

Tuttavia, bisogna dire non solo che gli anni di durata dei lavori non possono che essere approssimativi (abbiamo detto che gli Israeliti contavano gli anni in un modo un po' particolare, cioè contando i grandi sacerdoti che si succedevano nella carica e le generazioni), ma pure che gli operai che costruirono il Tempio di Salomone furono inviati in loco da Hiram, re di Tiro in Fenicia, ed erano degli specialisti di costruzioni in legno e pietra, mentre gli Israeliti abitavano in accampamenti di tende e non avevano ancora grandi templi in pietra, come li avevano gli Egizi. Infatti, in base ad un accordo con Salomone, il re Hiram inviò via mare operai/servi, dobbiamo supporre particolarmente esperti e qualificati, legname di abete e cedro: in cambio, Salomone si obbligò a pagare il salario agli operai specializzati nel tagliare il legname a regola d'arte, ed a inviare 20.000 cori di grano e 20 cori di olio all'anno al re Hiram. Salomone inoltre scelse 30.000 operai di Israele, 80.000 tagliatori di pietre e 70.000 scaricatori o uomini adatti a portare pesi, tutti coordinati da 3.300 sopraintendenti! Quanto sopra, secondo fonti bibliche che specificano pure che le misure del Tempio erano proporzionali a quelle dell'Arca dell'Alleanza che il Termpio doveva ospitare nell'Oracolo del Sancta Sanctorum, cioè nella cella più sacra ed interna dell'edificio costruito quasi tutto in pietra, ma con le pareti ricoperte di legno di cedro di cui era fatto pure il soffitto. L'Oracolo con l'Arca era di oro massiccio ed era posto al centro del Tempio. Anche l'altare era tutto d'oro, mentre i Cherubini erano di legno d'ulivo!

Su Wikipedia ho trovato numerose e dettagliate notizie di come fosse stato costruito il Primo Tempio e, a rischio di uscire ancora fuori tema, mi pare interessante riferire alcuni particolari.

Davide lasciò a Salomone oro e argento in abbondanza, destinati alla costruzione del Tempio. Il racconto biblico parla di 100.000 talenti (3.000, dico tremila tonnellate) d'oro (più della produzione annuale odierna!! Una bufala!!) e di 1.000.000 di talenti (30.000 dico trentamila tonnellate) d'argento, altra bufala!! Fra l'altro, a cosa doveva servire tutto questo oro e argento? A pagare gli operai e i carpentieri? E' vero: la Bibbia narra che molte migliaia di manovali ed esperti artigiani vennero impiegati nell'opera. Molti non erano Ebrei, ma schiavi sopravvissuti alle guerre di conquista in Canaan. Dice infatti il Libro dei Re:

“Questo fu lo scopo del lavoro forzato che il Re Salomone impose: doveva servire alla costruzione della Casa del Signore [...] Tutti i superstiti degli Amorrei, Ittiti, Perizziti, Iviti, e Gebusei che non erano di discendenza Israelitica, i discendenti di coloro che erano rimasti nella terra e non erano stati distrutti, di questi Salomone fece schiavi [...] Ma non fece schiavo nessun Israelita (Re I 9:15-22a.)”

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A maggior ragione, ciò significa che gli operai non dovevano essere pagati e non venivano pagati, ma essendo schiavi venivano soltanto alimentati ai limiti minimi della sopravvivenza! Quindi tutto quell'oro e argento non serviva a costruire il tempio, ma forse per fare l'altare ed altri oggetti sacri, ma non certo nelle enormi quantità di cui parla la Bibbia!

Ogni tanto gli estensori biblici raccontano delle bufale! O no?

Forse a causa dei profondi lavori fatti nel corso della ricostruzione del Secondo Tempio nei secoli successivi, gli archeologi non hanno trovato reperti del Primo Tempio (tuttavia, certi reperti di questo sono stati trovati nel materiale di risulta di un esteso lavoro di costruzione fatto sul Monte del Tempio dal Fondo Religioso Islamico nel 1999); quindi solo le descrizioni contenute nella Bibbia e ipotesi ragionate basate sui resti di altri templi della regione possono fungere da sorgente di informazioni per affermare la effettiva esistenza di questo Primo Tempio, nonché la ricostruzione del suo aspetto. Non essendo gli scribi che redassero le cronache della costruzione degli architetti, i dati tecnici che restano sono scarsi. Le ricostruzioni differiscono tra loro. Il seguente disegno è basato essenzialmente sull'Easton's Bible Dictionary e l'Enciclopedia Judaica:
























Come i templi egizi, e come si evince dal disegno, il tempio aveva due cortili ed era circondato da muri di cinta doppi, nell'intercapedine dei quali vi erano i vestiboli dei sacerdoti ed i locali dove venivano tenuti i tesori del Tempio. Nel cortile esterno, molto più ampio di quello interno, aveva accesso il popolo dei fedeli, mentre quello più piccolo era il cortile riservato ai sacerdoti che conteneva al suo interno l'altare dei sacrifici (Cronache II 15:8), il lavacro bronzeo (4:2-5, 10), e dieci lavatoi (Re I 7:38, 39). Da Re II 16:14 si evince che vi era un altare di bronzo di fronte al Tempio; Cronache II 4:1 lo descrive come un parallelepipedo a base quadrata larga 20 cubiti e alto 10.

Il lavacro bronzeo, largo 10 cubiti (1 cubito = 45 cm) e profondo 5, era supportato da dodici buoi di bronzo (Re I 7:23-26). Il Libro dei Re lo definisce come avente capacità di duemila bat (1 bat = 45 litri); le Cronache portano la capacità a tremila (Cronache II 4:5-6) e ne descrive la funzione: consentire le abluzioni ai sacerdoti.

I lavatoi, ognuno dei quali conteneva quaranta bagni (Re I 7:38), appoggiavano su

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stanghe di sollevamento di bronzo, con ruote, e decorate con figure di leoni, cherubini e palme . In questi recipienti, che suscitavano l'ammirazione degli Ebrei, dovevano “purificarsi”, cioè lavarsi, i fedeli prima dei sacrifici e delle funzioni sacre.

Secondo Re I 7:48 di fronte al Sancta Sanctorum vi era un altare per l'incenso e una tavola per il pane. La tavola era d'oro, come i cinque candelabri su ciascuno dei suoi lati. Gli accessori dei candelabri - smoccolatoio e bracieri - erano d'oro, come le cerniere delle porte.

Il Primo Tempio doveva mostrare, come comprovato dalle ricostruzioni fatte oggi dagli studiosi, evidenti somiglianze con altri templi del periodo e della regione. Sono visibili influenze siro-fenicie, egiziane e mesopotamiche; uno spiazzo o un cortile attorno alla sacra residenza della divinità, segnata con pietre, è una caratteristica comune nelle religioni semitiche. Vi è una corrispondenza a questa pratica costruttiva nelle dodici pietre che Giosuè pose a Gilgal (Giosuè 4:20) e alle marcature poste da Mosè sul monte Sinai (Esodo 19:12), e nella zona proibita che circondava la tenda, dove venne custodita per un certo tempo l'Arca dell'Alleanza. Ancora oggi i musulmani definiscono certe aree, specie quelle circostanti La Mecca, disponendo delle pietre come inviolabili recinti sacri oltre i quali non è consentito andare.

Tali raffronti con i templi costruiti a quel tempo sono possibili perché gli archeologi conoscono oggi molti templi della Mesopotamia, molti dell'antico Egitto, ed alcuni dei Fenici. In Babilonia la struttura caratteristica era quella delle torri terrazzate, gli ziggurat, ad evidente imitazione delle montagne, che per quasi tutte le religioni sono la residenza degli dei (es Zeus stava sul Monte Olimpo). La camera per il servizio divino era disposta in cima alla costruzione. I primi templi Egiziani consistevano in edifici dotati di due o tre camere, la più interna delle quali era residenza della divinità. Ne è esempio il tempio di granito presso la Sfinge di Giza ed il tempio di Karnak. Il Tempio di Salomone, ammesso che ne avesse costruito uno a Gerusalemme in Palestina e non a Gerusalemme/Sion/Tanis sul delta, avrebbe dovuto riprendere le caratteristiche di tutti questi templi. Doveva essere sulla cima di una collina, come l'altare di Baal sul monte Carmelo e i santuari sul monte Hermon in analogia al concetto babilonese di residenza divina. Era circondato da corti, come i templi fenici e lo splendido tempio di Deir el-Bahari a Tebe. In particolare la sua forma avrebbe dovuto ricordare quella dei santuari Egiziani e le due colonne Jachin e Boaz (di cui ho parlato prima) trovano dei paralleli non solo a Tiro, ma anche a Biblo, Paphos e Telloh.

Il Primo Tempio era probabilmente posto sulla più orientale delle due colline che oggi formano la spianata delle Moschee, luogo che prima era usato come area di trebbiatura, mentre in Samuele II, 24 è descritta la consacrazione del sito durante il regno di Davide. Anche se, come detto, gli archeologi non hanno trovato nulla a Gerusalemme in Palestina, sono stati proposti due siti alternativi: nel primo caso, l'altare di bronzo è visto come disposto sulla roccia che oggi è coperta dalla cupola, con il Tempio disposto verso ovest; il pozzo delle anime (la sala sottostante la roccia), in questa interpretazione, era il luogo di raccolta dei resti dei sacrifici (korbanot).

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La seconda ipotesi situa il Sancta Sanctorum sulla cima della roccia, spiegando così la sua altezza. Questa roccia ha una tradizione di santità: la localizzazione di questa ipotesi sarebbe la stessa del tempio che Adriano fece erigere in onore di Giove, che era poi il sito del Tempio di Erode, altro esempio della costanza dei luoghi sacri nel Medio Oriente.

Re Salomone e le donne

Ma torniamo adesso a Salomone ed ai suoi rapporti…. con le donne!

Salomone prese a circondarsi di mogli, sia per motivi politici (poteva così stringere alleanze con i popoli vicini sposando figlie e sorelle dei regnanti vicini), sia per dimostrare il proprio potere. Ma per questa via attuò anche una decadenza spirituale all'interno di Israele, dato che ogni nuova moglie adorava diverse divinità, anche Salomone prese ad adorare diverse divinità, in particolare quelle adorate dalle mogli!

La Bibbia dice che egli costruì il Primo Tempio per onorare il Dio suo e di tutti gli Ebrei Yaveh, però Salomone adorava anche altri dei, cioè gli dei delle mogli, tanto per tenerseli buoni ed non inimicarseli?! Oppure, li adorava per tenere buone le molte mogli e non litigare con ciascuna di loro? Oggi le coppie, se non sono davvero ben assortite, litigano dopo qualche mese dopo il matrimonio, massimo qualche anno, poi si separano e divorziano. Vi immaginate il povero Salomone che di mogli non ne aveva una sola, ma decine e decine?? Vi immaginate...l'inferno che doveva scoppiare nel gineceo ed in tutta la reggia se due o tre mogli litigavano fra loro o con il buon Salomone? E se Salomone avesse avuto in mente di ripudiarne una doveva aspettarsi che il padre della sposa ripudiata gli muovesse guerra il giorno dopo!! Un inferno!!



A tele proposito bisogna dire che il primo Libro dei Re della Bibbia dà un esempio significativo della sapienza di Salomone. Nel mondo antico era un fatto comune chiedere il giudizio del re, non esistendo la moderna suddivisione dei poteri: i regnanti, quindi, erano i giudici supremi a cui venivano sottoposti i casi più difficili. E quello sottoposto al re d'Israele sembrava irrisolvibile.

Due donne si presentarono da Salomone: ciascuna aveva partorito un figlio a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro ed entrambe dormivano nella stessa casa. Non si sa se entrambe erano mogli di uno stesso marito o no. Una notte accadde che uno dei due bambini morì e sua madre, secondo l'accusa, aveva scambiato il figlio morto con quello vivo dell'altra donna mentre questa dormiva. Salomone, dopo aver ascoltato le due donne sostenere più volte le loro tesi, fece portare una spada e ordinò che il bambino vivente fosse tagliato a metà per darne una parte a ciascuna di esse. Allora la vera madre lo supplicò di consegnare il bimbo all'altra donna, pur di salvarlo. Salomone capì così che quella era la vera madre e le restituì il bambino. Fu così reso noto a tutti che Salomone era veramente un re buono, santo e di fede. Faceva ammazzare il fratello, un generale, ecc. ecc. e se la vera madre non fosse intervenuta in tempo, forse avrebbe fatto ammazzare anche il bambino, tagliandolo in due con la spada, o no?

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Secondo la testimonianza del libro Kebra Nagast, Salomone perdette la saggezza dal momento in cui il figlio primogenito Menyelek (o Menelik) assieme al figlio del sacerdote Zadok (o Tsadok) trafugò l'Arca dell'Alleanza, che come noto conteneva il Decalogo portandola da Israele in Etiopia, dove si trova tutt'oggi secondo la tradizione etiope. La tesi che l'Arca dell'Alleanza fu portata da Menelik in Etiopia è stata sostenuta anche da Graham Hancock nel suo interessante libro “Il mistero del Sacro Graal”. Secondo la tradizione ebraica, l'Arca Santa si trova invece ancora in uno dei meandri sotterranei del Tempio di Gerusalemme: questi furono costruiti appositamente in previsione della futura distruzione del Tempio. Questa tesi non sembra davvero credibile: nascondere l'Arca contenente i Dieci Comandamenti in un buio sotterraneo dove nessuno andava al tempo e oggi va a pregare e nessuno sapeva e sa oggi in quale meandro essa si trovi precisamente, non è da cristiani, né da ebrei. A mio avviso, lo smacco del trafugamento dell'oggetto più sacro e prezioso di tutto l'Antico Testamento dovette essere per gli Ebrei di ieri e di oggi così tremendo che l'Arca non è più stata menzionata nella Bibbia quando in essa si raccontano i fatti “storici” avvenuti dopo l'incontro di Salomone con la Regina di Saba, incontro descritto anche nell'Antico Testamento in: 1 Re 10; 2 Cr 9.

Pare doveroso insistere su questo punto: è davvero molto strano che la Bibbia, in molti casi molto particolareggiata come nella descrizione del Primo Tempio, non dica più una parola con riferimento alla cosa più sacra di tutta la religione ebraica, cioè l'Arca dell'Alleanza, fatta costruire da Mosè secondo le precise indicazioni e misure dategli direttamente di Yaveh e contenente le più sacre delle tavole, le Tavole della Legge, su cui si basa la religione ebraica e quella cristiana (mi pare che neppure nei Vangeli canonici ed apocrifi se ne faccia alcun cenno!!).

Prima di parlare della favolosa ricchezza di re Salomone, e delle sue miniere d'oro converrà ricordare la sua famosa storia d'amore con la Regina di Saba che servirà pure per valutare l'ipotesi di Ralph Ellis che ritiene Salomone ed il faraone Siamon/Siamun un'unica persona.

La Regina di Saba

Secondo la Bibbia, la regina della terra di Saba venne a conoscenza della grande saggezza del re d'Israele, Salomone, e si mise in viaggio con una carovana di cammelli, asini, schiavi, ecc. stracarichi di doni per re Salomone, doni consistenti in spezie, oro e pietre preziose (1 Re 10:1-13; 2 Cronache 9:1-12). Il solo oro che la regina di Saba regalò a Salomone, secondo la Bibbia, pesava ben 4,5 tonnellate!!

Questa mi pare un'altra bufala, perché non mi è chiaro come cammelli ed asini, magari aiutati da schiavi, potessero trasportare dall'Etiopia alla Palestina una tale quantità di oro e come la Regina di Saba si fosse procurato tutto questo oro. Forse l'unico mezzo che a quei tempi potesse trasportare un simile tonnellaggio era la nave o meglio più navi che avrebbero dovuto navigare sul Nilo, partendo dall'Etiopia, superando numerose cateratte ed attraversando tutto l'Egitto da Sud a Nord, col rischio che qualche malintenzionato depredasse la Regina di tutti i suoi doni!

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La cartina che segue mostra le numerose cateratte che vi sono nella parte del Nilo che attraversa la Nubia a Sud dell'Egitto, poi più a Nord, dall'Isola Elefantina vicino a Tebe ed alla prima cateratta al delta, il fiume non presenta dislivelli per cui è perfettamente navigabile senza problemi. L'Etiopia si trova ancora più a Sud dell' antica Nubia, nel Corno d'Africa. In blu si vede il Mar Rosso: il viaggio della Regina di Saba via mare, con un naviglio adeguato, poteva costituire una valida alternativa al completo viaggio via terra, dato che per raggiungere Pi-Ramses nel delta del Nilo la strada che si sarebbe dovuta fare via terra riultava molto inferiore e meno problematica.




























Se è vero che la Regina di Saba portò con sé tutti questi beni preziosi, dovrebbe essere pure vero che con asini e cammelli avrebbe dovuto attraversare a piedi, restando ad Ovest del Mar Rosso, tutto l'Egitto da Sud a Nord, cioè sia l'Alto che il Basso Egitto. E per farlo senza problemi, a mio avviso, doveva avere il pieno consenso del faraone che aveva la sovranità su quel territorio. E pare logico ritenere che il faraone avesse dato il suo consenso al passaggio della carovana o delle navi, solo se i doni fossero destinato a lui e non ad un piccolo re sconosciuto di un territorio molto più a nord del Basso Egitto, cioè al re di Israele!

Israele era molto più distante dall'Etiopia di quanto non fosse il Basso Egitto e non poteva essere raggiunto se non attraversando a piedi la Nubia e tutto l'Egitto da Sud a Nord, oppure sul Nilo superando le cateratte, oppure via mare navigando per tutto il Mar Rosso da Sud a Nord oppure ancora attraversando sempre da Sud a Nord tutto il deserto del Sinai, che si trova ad Est del Mar Rosso, cosa molto più pericolosa non solo per la mancanza d'acqua (e col rischio di perdersi e di starci 40 anni come Mosè, ma senza poter contare sul ….rifornimento di Dio con la manna dal cielo!!), ma pure

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per la presenza di numerose tribù di predoni nomadi!

Quindi, il viaggio della Regina di Saba, che sembra sia avvenuto davvero, anche perché riportato in quasi tutti i libri antichi, autorizza a ritenere valida la tesi di Ellis che Salomone/Siamun fosse il faraone d'Egitto e non il re d'Israele. Altra ipotesi da non scartare a priori è quella da me proposta e cioè che Salomone/Siamon era contemporaneamente faraone d'Egitto e re d'Israele. Molto probabilmente ciascuno dei due popoli raccontò la sua vita, il suo regno e le sue gesta riferendoli gli Ebrei al re di Israele e gli Egizi al faraone d'Egitto!

Ma ritorniamo ai due personaggi della nostra storia: è scritto nella Bibbia che la Regina di Saba fu colpita dalla saggezza e dalla ricchezza di Salomone e pronunciò una preghiera al Dio di Salomone. Salomone la ricambiò con molti doni e con "qualsiasi cosa desiderasse", fino a quando la regina non tornò nel suo regno. Alcune leggende ebraiche sostengono che il regalo che promise Salomone (qualsiasi cosa desiderasse) sia stata concretamente una relazione amorosa. Grandi sforzi sono stati fatti studiando gli enigmi che la regina propose al re per testare la sua saggezza, ma senza alcun risultato! L’incontro tra i due sovrani descritto nella Bibbia (1 Re 10 : Visita della Regina di Saba; 2 Cronache 9 : Gloria di Salomone), è più rispettoso della “privacy” dei due sovrani per cui non si accenna né al loro rapporto, né al loro figlio Bayna-Lehkem, incoronato successivamente imperatore d'Etiopia col nome di Menelik. Nella narrazione del Kebra Nagast invece, il loro profondo ed appassionante dialogo diviene importante per varie ragioni: anzitutto la Regina Makedà decide da allora che non adorerà più il Sole come i suoi avi, bensì il Creatore, Dio di Israele, come Salomone, e questo rappresenta il passaggio da un culto arcaico ad un moderno monoteismo.
Inoltre i due, innamoratisi, trascorrono alcune notti assieme, finchè un mattino, Salomone prima che Makedà parta per tornare al suo regno, le regala un anello speciale da donare all’eventuale frutto del loro amore: dalla loro unione infatti nascerà, come detto, Bayna-Lehkem, che significa il figlio del Saggio. Menyelek I o Menelik, raggiunti i ventidue anni in Saba, partì alla ricerca del padre assieme al prezioso anello, per chiedergli un pezzo del drappo che copriva l’Arca dell’Alleanza, affinché anche il suo popolo potesse venerarla: Salomone lo accoglie con tutti gli onori e insiste molto perché resti a regnare con lui, ma vedendolo deciso a tornare nella terra della madre lo lasciò partire, ma senza esaudire il desiderio del figlio che aveva chiesto che gli regalasse un pezzo del drappo di cui sopra.

Sulla relazione amorosa dei due vi è una leggenda veramente curiosa che ho letto su internet che val la pena di riferire, perché prova la sapienza, ma sopratutto la furbizia di Salomone! Vi era una diceria secondo la quale la Regina di Saba avesse le gambe pelose. Ovviamente Salomone non gradiva i peli sulle gambe e per vedere se le male lingue avessero ragione o meno, Salomone ebbe l'accortezza, quando ricevette la regina nella sala delle udienze o del trono, di far tirare a lucido il pavimento della sala: prima che ci passasse sopra la regina, fece buttare dell'acqua a terra, sul pavimento sul quale doveva passare la regina. L'acqua formò quasi uno specchio, così

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permise al re di sbirciare e guardare sotto la gonna della regina!! La diceria era vera o no? Non lo sappiamo e non lo sapremo mai! Ma, gambe pelose o no la Regina di Saba doveva essere bellissima per cui Salomone gradì molto la sua compagnia nel letto grande della reggia!!

Della Regina di Saba si parla anche nei Vangeli. Ad esempio, riappare in Matteo 12:42 e in Luca 11:31: quando Gesù afferma che lei e gli abitanti di Ninive il giorno del Giudizio Universale sorgeranno per condannare gli ebrei che lo hanno rifiutato, "perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone".

Nonostante la sua notorietà, non si sa bene quale fosse il suo nome. Anche il Corano ne parla, ma non menziona il suo nome, malgrado alcune fonti arabe la chiamino Bilqis. Nel Corano la storia è simile a quella della Bibbia. Cambia il punto di partenza: è Salomone che viene a conoscenza del regno di Saba perché il suo popolo venera il Sole. Dopo aver minacciato una guerra d'invasione nella ricca terra di Saba, Salomone riceve la regina Bilqis che si converte alla religione ebraica. Anche questo racconto del Corano conferma la validità della tesi che Salomone non fosse solo re d'Israele: come poteva muovere guerra alla Regina di Saba e arrivare sino in Etiopia senza passare per l'Egitto? Solo un faraone poteva arrivare in Etipia attraversando l'Egitto a piedi o navigando sul Nilo da Nord a Sud!



Le leggende islamiche riportano che il marito di Bilqis era Yasir Yan'am: da ciò devo dedurre che essendo la Regina di Saba già sposata quando andò a trovare Salomone i due commisero adulterio quando concepirono il figlio Menelik!!

Anche Salomone rispettava poco il nono Comandamento e non solo desiderava le donne d'altri, ma pure le ingravidava!!

Recentemente, alcuni studiosi arabi hanno ipotizzato che Saba non si trovasse nello Yemen, come sostengono alcune fonti, ma nel nord ovest dell'Arabia Saudita. Invece, secondo la testimonianza del Kebra Nagast, antico documento sacro degli Etiopi, la famiglia imperiale etiope discende direttamente dal frutto dell'incontro amoroso tra il re Salomone e la Regina di Saba, chiamata Machedà. Detto libro epico etiope dei Re, contiene la storia di Machedà e dei suoi discendenti: il primogenito, che come ho detto venne incoronato re con il titolo di Menelik I, fu il primo imperatore d'Etiopia, mentre Halié Selassié è stato “negus neghesti” e ultimo imperatore di Etiopia dal 1930 al 1936, e dal 1941 al 1974. Haliè Selassiè era infatti l'erede della Dinastia Salomonide, che secondo la tradizione ebbe origine attorno all'anno 950 avanti Cristo dal re Salomone e dalla regina di Saba. Quando l'Impero d'Etiopia fu invaso e conquistato dall'esercito d'occupazione italiano nel 1936, egli scelse l'esilio volontario e vi restò fino al 1941, quando il Regno Unito conquistò l'Africa Orientale Italiana e riconsegnò il trono al negus. Purtroppo per lui però Haliè Selassiè verrà nuovamente detronizzato nel 1974, quando Menghistu Hailè Mariàm rovesciò l'impero e trasformò l'Etiopia in uno Stato socialista.

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Il Kebra Nagast dovrebbe essere il più attendibile dei vari antichi testi più o meno sacri che parlano di Salomone e della Regina di Saba. Infatti, secondo quanto ho trovato su internet, esso ebbe origine a partire da una serie di testi sionisti trascritti nei primi secoli dell’era cristiana. La principale fonte su cui è basato questo primo nucleo è l’Antico Testamento, ma elementi furono tratti anche da testi rabbinici, leggende etiopi, egiziane e copte. Successivamente furono introdotte influenze coraniche e di altri elementi della tradizione araba, principalmente palestinese e siriana, per esempio Il libro di Bee, nonché di testi cristiani apocrifi come Il libro di Adamo ed Eva, il Kufale, Le istruzioni di San Pietro al suo discepolo Clemente, La vita di Anna madre della vergine Maria, Il libro della Perla, L’ascesa di Isaia e altri minori.
La prima parte del Kebra Nagast racconta storie del tutto simili a quelle Bibliche da Adamo (ed i suoi figli Abele, Caino, e Set) fino a Noè, che in un dialogo mistico riceve dal Creatore futura protezione. Quindi questo antico testo merita molta attenzione. Ma chi era realmente la Regina di Saba, era solo una figura mitica? Se fosse così, cosa ha alimentato l’incredibile leggenda che la circonda? Gli arabi la conoscevano come la regina Bilquis, gli etiopi la chiamavano Machedà, per gli ebrei e i cristiani era la Regina di Saba. In nessuna parte del mondo la leggenda della Regina di Saba è più viva che in Etiopia. Per questo popolo rappresenta il mito fondamentale della loro civiltà e della loro storia, mito che finisce soltanto nel 1974 quando Haliè Salassiè viene definitivamente mandato in esilio dalla rivoluzione comunista!

A tale proposito vale la pena ricordare che è stato provato che le antiche comunità etiopi erano formate da una popolazione semita, emigrata attraverso il Mar Rosso dall'Arabia meridionale, mescolatesi con i locali abitanti non semiti. Inoltre, l'antico regno etiope di Axum ha governato anche una parte dell'Arabia meridionale che comprendeva lo Yemen fino alla nascita dell'Islam nel VII secolo. Per di più, l'amarico e il tigrino, le due principali lingue dell'Etiopia, sono lingue semitiche.

Il Kebra Nagast sembra essere il frutto di una intensa opera di ricerca fra i testi più antichi per cui la sua compilazione non può che riportare almeno un fondo di verità. Quindi le storie in esso contenute mi sembrano più attendibili di quelle raccontate in altri più celebri testi antichi.

La testimonianza del Kebra Nagast riporta quindi di come Menelik abbia trafugato l'Arca dell'Alleanza da Gerusalemme all'Etiopia (ove probabilmente si trova tuttora secondo alcuni studiosi fra cui Graham Hancock che ho citato prima) e racconta anche quel che accadde all'Arca dell'Alleanza, di cui invece gli altri antichi libri non parlano. Menelik, il cui significato intrinseco è “Figlio dell’uomo saggio”, cresciuto e divenuto re, fece proprio il simbolo del leone di Giuda che innalzò a simbolo del proprio regno. Divenuto adulto, come prima ricordato, volle far visita al presunto padre Salomone che lo innvitò a restare con lui, promettendogli che avrebbero governato insieme. Menelik non si fece convincere ed anzi prima di fare ritorno ad

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Axum, assieme al gruppo di suoi giovani “amici” che si era portato dietro da Axum, ne combinarono una davvero grossa!! I giovani unendo forze ed ingegni, costruirono una copia in legno dell’Arca, entrarono di nascosto nel Tempio di Salomone, scardinarono la porta di bronzo del Sancta Santorum e commisero il più grave dei furti sacrileghi di tutti i tempi: rubarono l'Arca vera e la sostituirono con la copia. Poi in tutta fretta, percorrendo in un solo giorno, anziché trenta, il cammino fino al Nilo, si imbarcarono su una delle imbarcazioni con cui avevano percorso il Nilo da Sud a Nord e si diressero verso Sud con l'intenzione di portare l'Arca ad Axum in Etiopia!

Apriamo qui una breve parentesi: se Menelik riuscì ad arrivare al Nilo solo in un giorno, ciò significa che l'Arca non poteva trovarsi a Gerusalemme in Palestina dato che la distanza fra questa città ed il Nilo non potrebbe forse coprirsi in un giorno neppure usando un'automobile!! L'Arca quindi doveva trovarsi a Tanis o a Pi-Ramses che si trovavano sul delta e da una di queste città era certamente possibile impiegare un giorno per raggiungere il Nilo navigabile o il porto fluviale dove Menelik aveva lasciato la nave con cui era arrivato in loco per far visita al faraone Salomone/Siamon. Ecco un altro indizio della correttezza della tesi di Ellis e che l'Arca si trovava non nella Gerusalemme della Palestina, bensì nell'altra Gerusalemme, cioè a Tanis-Sion-Gerusalemme sul delta del Nilo!

Salomone, adirato ma sempre lucido, capisce subito come questo sia potuto accadere, quasi consapevole che da quel momento assieme all'Arca, avrebbe perso anche la benedizione divina!! Ma come, egli era il custode per il suo popolo eletto da Dio (e per la sua discendenza) dell’Arca dell’Alleanza, costruita secondo le misure ed i dettagli comunicati direttamente dall’Onnipotente a Mosè sul monte Sinai, detta perciò “Zion”, e se la fa rubare da un gruppetto di ragazzini??

Ho già detto che l'onta e l'affronto subiti, la conseguente rabbia e l'odio verso Menelik e la sua progenie per lo smacco che un ragazzino aveva fatto subire al grande re degli Israeliti Salomone, e con lui a tutto il suo popolo, dovette essere davvero enorme, sia per lui sia per il popolo ebraico, e questo spiega probabilmente il perché neppure i diversi compilatori della Bibbia e del Nuovo Testamento, ebrei e cristiani, che vissero negli anni e secoli successivi non si arrischiarono a parlare o scrivere dell'esistenza dell'Arca. Non più una riga dedicata all'Arca, l'oggetto divino più importante di tutti! Inoltre, questo antico torto subito dal popolo ebraico spiega forse la riluttanza e freddezza con cui in tempi recenti gli israeliani accolgono gli ebrei di colore e di origine etiopica o nati in Etiopia che immigrano in Israele.



L'Arca dell'Alleanza

Ma che cos'era questa Arca dell'Alleanza? Come era fatta? Quanto era grande?

Wikipedia informa che l'Arca è descritta dettagliatamente nel libro dell'Esodo (25, 10-21; 37, 1-9): era una cassa di legno di acacia rivestita d'oro massiccio all'interno e all'esterno, di forma parallelepipeda, con un coperchio d'oro puro sul quale erano collocate due statuine di cherubini anch'esse d'oro, con le ali spiegate (cherubini di tradizione ebraica, diversi da quelli di tradizione cristiana). Le dimensioni erano di

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circa 110×66×66 cm. Ai lati erano fissate con quattro anelli d'oro due stanghe di legno dorato, per le quali l'arca veniva sollevata quando la si trasportava.

L'Arca era quindi una sorta di cofanetto, che, aggiungo io, doveva essere molto simile a quelli ritrovati nella tomba di Tutankamon ed in altre tombe di faraoni nella Valle dei Re, ed esposti al Museo del Cairo e che ho avuto l'opportunità di vedere anch'io molti anni fa. Secondo la Bibbia essa fu fatta costruire da Mosè, come abbiamo già detto, su precise direttive di Dio Onnipotente, al fine di contenere e custodire le Tavole della Legge, cioè le lastre di pietra o la stele ove vennero scolpiti i Dieci Comandamenti. Ecco un'immagine con una attendibile “ricostruzione” dell'Arca


























Come ben noto, Mosè ricevette la stele con i Dieci Comandamenti quando stava davanti al roveto ardente del Monte Sinai. Secondo molti autori, fra cui il Grancock, detta stele era radioattiva perché trovavasi vicino al Roveto che bruciava sempre, ma non si consumava mai, e quindi anch'esso radioattivo! Cioè, non si trattava del normale fuoco, bensì di un qualcosa di particolare, come le radiazioni che colpirono lo stesso Mosè, provocandogli delle ustioni sul viso . Infatti, Mosè viene spesso raffigurato da pittori e scultori con delle “cornine” in fronte a forma di fiamme, come il famoso Mosè di Michelangelo, oppure col volto celato da un panno o da una sorta di fazzoletto. Prova di questa radioattività sarebbe data dal fatto, raccontato nella Bibbia, che l'Arca era un oggetto che ardeva di luce e fuoco in grado di provocare negli uomini tumori e ferite, nonché di distruggere interi eserciti e devastare città (solite esagerazioni della Bibbia!). Però sembra verosimile quanto accadde durante il viaggio dell'Arca da Babilonia a Gerusalemme: l'Arca era trasportata su uno dei carri della carovana formata dagli ebrei liberati e cadde dal carro che la trasportava a causa di una buca della strada; i due o tre carrettieri ebrei, fra cui uno che si chiamava Uzzà, che la rimisero sul carro, morirono poco dopo a causa delle bruciature provocate dalle radiazioni dell'Arca! Forse anche per proteggere il popolo da tale radiottività, l'Arca, rivestita di oro massiccio, era custodita nella stanza più interna del Tempio, cioè nel Tabernacolo del Sancta Sanctorum, ove poteva entrare solo il capo dei sacerdoti, il quale però doveva prima indossare, sopra la veste o la stola, uno speciale paramento liturgico, cioè una veste tutta ricamata d'oro, simile a quella chiamata pianeta o casula che i vescovi ed i sacerdoti cristiani, cattolici e/o ortodossi, per ricordare



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il modo di vestire dei sacerdoti dei primi secoli della comunità cristiana, indossano ancora oggi quando dicono messa o quando partecipano ad altre funzioni solenni. Questa pianeta, che ancor oggi è la parte più curata e bella dei paramenti liturgici, essendo tutta ricamata d'oro, oltre a svolgere una funzione decorativa, aveva una essenziale funzione pratica, perchè serviva a riparare il corpo del Sommo Sacerdote dalle radiazioni emesse dalle Tavole che, nonostante l'Arca fosse di legno ma tutta rivestita d'oro, fuoriuscivano in parte dall'Arca, anche se in forma attenuate. L'oro infatti, come il piombo e altri metalli, impedisce alle radiazioni di arrivare al corpo umano, tanto che i moderni medici dei nostri reparti radiologici degli ospedali indossano sotto i camici bianchi, speciali “tuniche” di piombo per ripararsi dalle radiazioni. Sembra poi che le ali dei cherubini convergenti al di sopra dell'Arca avessero la funzione di scaricare le radiazioni come accade con la corrente elettrica continua se si mettono assai vicini il polo positivo e quello negativo.

L’Arca dell’Alleanza non arrivò ad Axum subito dopo essere stata rubata. Non si sa perchè, ma impiegò qualche secolo, e vi giunse solo dopo un lento peregrinare in terra d’Egitto e, secondo Graham Grancock, dopo una lunga sosta nell'Isola di Elefantina, che si trova nel Nilo poco a sud della prima cateratta. Sembra infatti che nell'Isola Elefantina sia esistita (e forse ancor oggi esiste) una piccola comunità di ebrei che è sopravvissuta fin quasi ai nostri giorni, prova del fatto che l'Arca vi soggiornò per molto tempo. Poi continuò il suo viaggio verso Sud navigando sul Nilo Bianco e sul Nilo Azzurro, superando diverse cateratte fino ad arrivare alla chiesetta di Santa Maria di Sion vicino Axum dove si troverebbe attualmente, protetta da un

vecchio monaco!

Da quel che apprendo su internet, sembra che questo avvenimento delle lunghe peregrinazioni dell'Arca nel suo viaggio verso Axum sia ancor oggi ricordato con i lenti ed esasperanti riti che la Chiesa Copta etiopica celebra in onore dell’Arca in occasione di Ghenna e Timkat, che sono il Natale e l’Epifania del rito copto.



La miniera d'oro della Regina di Saba

Secondo la leggenda, la Regina di Saba regnava su un dominio di grande ricchezza, cosa che oggi non sembrerebbe possibile in una terra così desolata e arida come l'Etiopia. E' però vero che gli archeologi hanno scoperto in quello che un tempo doveva essere il territorio ove lei regnava, un antichissimo e grandioso sistema d’irrigazione che fece del deserto un giardino: l’acqua proveniva dalla altrettanto grandiosa diga di Marib, lunga 640 metri ed alta 11, situata in pieno deserto in fondo allo Wadi Adhana. Gli archeologi hanno pure scoperto che la diga, di cui ancora è evidente la struttura, sia stata costruita nel sesto secolo avanti Cristo, cioè 400 anni dopo il leggendario regno della regina di Saba, ma sono anche state scoperte tracce di una precedente struttura più antica di qualche centinaio di anni. Forse la pratica dell'agricoltura, magari intensiva conseguente all'abbondanza di acqua, rendeva la popolazione etiopica del tempo più “ricca” rispetto agli altri popoli nomadi che vivevano solo di pastorizia.

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A mio modestissimo avviso, le enormi ricchezze delle regina vanno probabilmente assai ridimensionate, come pure i ricchissimi doni da lei fatti a Salomone/Siamun anche se nel 2012 un gruppo di archeologi inglesi ha scoperto una grande miniera d'oro nel Nord dell'Etiopia, con vicino un campo di battaglia con diversi teschi e scheletri di soldati morti, nonché le rovine di un tempio. Il tutto si trova nell'altipiano di Gheralta che, secondo gli archeologi, faceva parte un tempo del regno di Saba come si evince da una stele di 20 piedi di pietra con scolpite le immagini del sole e della mezza luna, che erano le due divinità, divenute emblemi del regno di Saba! Si ritiene quindi che la vecchia miniera appartenesse alla Regina di Saba e che possa aver rifornito il tesoro della casa reale. Ed allora è pure possibile che la Regina di Saba portasse in dono al re-faraone Salomone/Siamon dell'oro, come d'uso anche in tempi più recenti del 1000 a.C. . Infatti, nell'anno 0, uno dei tre Re Magi portò in dono a Gesù Bambino dell'oro, no? Oro che certamente sarà stato più utile alla Sacra Famiglia dell'incenso e della mirra portati dagli altri due Re Magi. In particolare quell'oro dovette servire sia per le spese del viaggio fino in Egitto, resosi necessario per evitare che Gesù Bambino venisse ucciso nella Strage degli Innocentie, sia per il lungo soggiorno in quel paese dato che il buon San Giuseppe, pur essendo un bravo falegname, forse non trovava lavoro perché straniero e perché non parlava la lingua.

Una breve osservazione: non è strano che due importantissimi personaggi del Cristianesimo come Mosè e Gesù siano entrambi scampati alla morte quando erano appena nati a seguito di un ordine simile dato da un re (Erode) e da un faraone (forse Ramses II), cioè l'ordine di uccidere tutti i neonati maschi in modo da evitare problemi di successione al trono monarca del tempo !! Che coincidenza!

Ma torniamo al regno di Saba: a mio avviso, i resti di ossa umane e teschi ritrovati dagli archeologi nei pressi della miniera di cui sopra stanno a testimoniare o che i minatori che morivano scavando nella miniera venivano inumati lì vicino alla bell'e meglio oppure che la miniera era oggetto di continue battaglie per assicurarsene lo sfruttamento. Pertanto non è detto che la miniera fosse sotto il dominio della Regina di Saba al tempo in cui si recò a trovare Salomone/Siamon, ma forse lo era stata prima.

Comunque sia, fosse solo per la difficoltà insormontabile di portarsi dietro con cammelli o navi per centinaia di chilometri le 4,5 tonnellate d'oro menzionate nella Bibbia pare impossibile che la Regina di Saba abbia potuto donare tutto quell'oro a Salomone/Siamun. Ma la verità è che i doni e le tonnellate d'oro che la regina di Saba si dice abbia regalato a Salomone/Siamon erano tutto sommato di ben scarsa importanza per Salomone/Siamun (dato che egli era ricco di suo!), come si evince pure da altri riferimenti di antichi testi che sono interpretati come prova dell'amore tra Salomone e la regina di Saba. Si cita in proposito il Cantico dei Cantici, attribuito allo stesso Salomone: in 1,5, la Sposa, con cui la Regina di Saba è identificata, dice appunto di sé Nigra sum sed formosa (“Sono bruna – o nera -- ma bella”). Per questa via, la tradizione occidentale si è poi spinta sorprendentemente ad assimilare la

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Regina di Saba alla Vergine Maria: la prima sarebbe “figura”, ossia anticipazione tipologica della seconda (di quì anche il culto della “Madonna nera”). Di tale culto è prova sicura la statuetta lignea della Madonna nera, con in braccio Gesù Bambino, che io ho potuto vedere, e che tutti possono vedere, nel santuario della Madonna Nera di Tindari, ad ovest di Messina, santuario costruito sulle fondamenta di un altro santuario costruito dai Greci del tiranno Gerone di Siracusa, e quindi molto più antico, dedicato alla dea “madre” Cerere. Sotto la statuetta della Madonna nera, si possono leggere le stesse parole “Nigra sum sed formosa”.

La verità vera è che tutti i doni più o meno ricchi portati dalla Regina di Saba a Salomone/Siamon non contano e non contarono nulla rispetto al dono più grande che la regina poteva fargli: il dono del suo incondizionato amore, la donazione completa di sé che ebbe come risultato il concepimento di un figlio, di un bambino davvero geniale che, divenuto grande, seppe non solo organizzare e portare a compimento il furto più importante di tutta la storia dell'umanità (l'Arca contenente il Decalogo dettato da Dio tale dovrebbe essere almeno per gli ebrei ed i cristiani!), ma seppe pure incardinare nel suo paese, l'Etiopia, una dinastia imperiale che è durata praticamente fino ad oggi, cioè per circa 2.500 anni!!

Bravo Menelik!



Le miniere d'oro di re Salomone

Constatato che in effetti quanto si suppone normalmente, e cioè che intorno al 1000 a.C. i regni di Israele e del Basso Egitto fossero due regni separati, non sembra essere vero, Ralph Ellis si chiede in un secondo articolo, sempre pubblicato sul sito “Ancient Origins”, dove fossero le famose miniere d'oro di re Salomone, che secondo la sua ipotesi, era un faraone della XXI dinastia. Poiché i faraoni di questa dinastia stavano a Tanis, le miniere non potevano certo trovarsi in Etiopia o nel sud dell'Africa o nell'Alto Egitto (Sud Egitto), bensì dovevano trovarsi nelle vicinanze della capitale, cioè nel Basso Egitto (Nord Egitto).

Ellis osserva che nel Museo Egizio del Cairo, accanto agli splendidi oggetti e manufatti del tesoro di Tutankamon vi sono molti altri manufatti altrettanto belli e superbi in oro e argento che fanno parte della poco nota Collezione di Tanis. Ma da dove veniva tutto quell'oro e argento necessario per costruire e modellare gli oggetti di detta Collezione? Non certo poteva venire dalla Palestina, territorio piuttosto povero che qualche decennio prima dell'anno 1000 a.C. era governato da Giudici e Profeti. E forse neppure i primi re di Israele Saul, David e Salomone avrebbero potuto accumulare tante ricchezze in un paio di generazioni, specialmente se non vi erano grandi miniere d'oro nella zona o quanto meno nessuna miniera d'oro è stata trovata dagli archeologi. E allora, in che posto misterioso si trovavano queste miniere? Dove si trovavano queste benedette miniere di re Salomone?

Poichè, come già detto, secondo Ellis i re David e Salomone altri non erano che i faraoni Pseusennes I-Duad e Siamon o Siamun che abitavano a Tanis nel Basso

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Egitto, la risposta può essere data solo dopo aver riesaminato la complessa situazione politica che vi era in Egitto durante la XXI dinastia. Tempi molto duri e travagliati! Intanto vi era stata un'invasione da parte dei Meshwesh= Apiri?= Ebrei? i quali presero il potere e costituirono la XXI dinastia con capitale appunto a Tanis nel delta, i cui faraoni governavano solo sul Basso Egitto (e sulla Palestina?). In tal modo, l'Egitto si divise ancora una volta fra Nord e Sud, proprio come era successo durante l'era degli Hyxos un paio di secoli prima. E ciò perché, i veri “egiziani” che abitavano a Tebe ed in particolare i sacerdoti di Amon non volevano riconoscere l'autorità regale di “faraoni” a questi stranieri che per loro erano degli usurpatori.



Ancora una volta vi fu una guerra civile fra i due territori ed ancora una volta gli eserciti del Nord e del Sud si scontrarono nel bel mezzo dell'Egitto. Questa guerra tagliò Tebe fuori dai tradizionali rifornimenti di grano che provenivano via fiume con le navi che partivano dal delta del Nilo e che trasportavano a Tebe non solo granaglie, ma anche altri prodotti che usualmente provenivano dai commerci con l'estero, specialmente con i paesi del Mediterraneo, e che viaggiavano sul Nilo fino a Tebe ed oltre. Come è stato prima evidenziato, quando la guerra “guerreggiata” cessò e si trovò un minimo di tregua, la casta dei sacerdoti di Amon a Tebe non riconobbe l'autorità dei faraoni del Basso Egitto, e quindi sostanzialmente Tebe si trovò effettivamente in una sorta di stato di assedio e comunque soffriva tempi davvero duri, tanto che nel frammento del Papiro Ro2, 3-5 così sta scritto: “Non vi sono né vestiti, né olio, né pesce, né vegetali. Essi dissero: mandate al faraone …. in relazione a ciò, e mandate anche al vizir nostro maestro che ci siano inviati i mezzi di sostentamento per noi”!

Inoltre, si verificavano a Tebe o meglio nella Valle dei Re che sta di fronte, sulla riva occidentale del Nilo, fatti assai gravi, e cioè le tombe venivano sistematicamente violate e spogliate dei preziosi tesori ed oggetti d'oro e molte delle mummie reali venivano ri-sotterrate in un luogo segreto dietro il Tempio Funerario della Regina/Faraone Hatchepsut (tempio favoloso da me visitato) per tenerle al sicuro. Kenneth Kitchen ritiene che questa opera di salvataggio delle mummie suona come un pio intervento volto a salvare le mummie reali dai sacrileghi ladri. Ma questa ipotesi non convince Ellis che invece si pone la domanda di dove andassero a finire i bellissimi manufatti d'oro e d'argento, che venivano riposti in abbondanza nelle tombe reali al momento della sepoltura e che venivano presi dai “ladri profanatori” nelle tombe reali? E come mai alle mummie venivano tolti anche i gioielli che portavano addosso, prima di risotterrarle? E come mai le guardie di Tebe non intervenivano? Se davvero questi furti fossero stati opera di ladri, come è potuto succedere, si chiede Ellis, che essi abbiano spogliato tutte quelle tombe senza alcuna conseguenza e nell'impunità più assoluta? Come era possibile che la “sicurezza” nella Valle dei Re fosse così carente ed insufficiente che qualsiasi vagabondo che si aggirava nella Valle potesse addirittura scegliersi la tomba da depredare subito e



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quella successiva? Avrebbero davvero potuto portar via pesanti pezzi di corredi funerari, inclusi i sarcofagi di granito, e rivenderseli nella città più vicina, cioè a Tebe, dopo aver riattraversato il Nilo senza che nessuno notasse niente o non intervenisse?

La conclusione di Ellis è che l'argomento tradizionale che si trattò di semplici ladri che magari avevano lavorato nella costruzione delle tombe e che conoscevano i trucchi che ne impedivano l'accesso agli estranei non sta in piedi, non è credibile!!

A suo avviso, la verità è che i furti sacrileghi nelle tombe iniziarono esattamente nello stesso periodo che i faraoni della XXI dinastia presero il potere a Tanis, per cui l'ipotesi più verosimile sembra quella che queste spoliazioni non furono clandestine ma “sponsorizzate” o meglio ordinate dalla stessa classe dirigente/sacerdotale di Tebe. Prova ne sia la destinazione di questi tesori. Come tutti i rapinatori ed i ladri sanno è assoluamente inutile rubare qualcosa se non vi è un mercato di quel che si ruba, cioè se non c'è nessun che compra la refurtiva!! E pur se è vero che i preziosi metalli con cui erano fatti quegli oggetti avrebbero potuto essere fusi e riutilizzati per fare degli altri oggetti, è anche vero che quasi tutti questi manufatti erano marcati col nome del proprietario e potevano quindi essere facilmente riportati nella tomba del legittimo proprietario da cui erano stato rubati. Non vi sarebbe stata alcuna possibilità di prendere alcuno di questi oggetti, salvo che vi fosse stata la ragionevole possibilità di rivenderli “nel mercato”. Adesso noi sappiamo che il principale mercato di questi oggetti era Tanis dato che la maggior parte di tali oggetti preziosi è stata trovata dagli archeologi nelle tombe di Tanis! E allora Ellis ragionevolmente ritiene che molto probabilmente la ragione dei saccheggi delle tombe della Valle dei Re sta nel ricatto di Tanis e dei suoi faraoni che richiedevano sostanziali e ricchi tributi ai tebani per non attaccare e distruggere Tebe oppure in cambio dei rifornimenti di grano ed altri prodotti che dal delta venivano inviati a Tebe. E poiché queste dispute e guerre si erano prolungate per decenni e più, è ben possibile che Tebe avesse esaurito le sue normali riserve di metalli preziosi con cui pagare, sicché le stesse autorità tebane erano state costrette a sfruttare le risorse che provenivano dalla spoliazione delle tombe della Valle dei Re per pagare i faraoni di Tanis, che non erano altri che re David/faraone Pseusennes I/Duad e re Salomone/faraoni Siamon e Pseusennes II! Questa ipotesi è suffragata anche da un fatto altrimenti inspiegabile: come mai i sarcofagi e le mummie delle tombe che venivano violate per spogliarle dei ricchissimi corredi funerari venivano recuperati e ri-seppelliti tutti assieme in altre tombe o in fosse comuni, come prima ricordato? Non si può credere che questa fosse opera dei ladri sacrileghi, no? Ma se si ipotizza che a ordinare la ri-sepoltura fossero gli stessi sacerdoti di Amon a Tebe che ordinavano e regolavano la spoliazione degli oggetti funerari al fine di garantirsi la sopravvivenza propria e del popolo tebano, sembra più credibile se non proprio naturale che i buoni sacerdati mostrassero un religioso rispetto per le salme dei faraoni mummificate, e quindi ne curassero la ri-sepoltura, magari tutti assieme in una o più altre tombe reali preesistenti o da scavare nella roccia per la bisogna, come nel caso della “location” vicino alla tomba della

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regina Hatceptsut. E' comprensibile che i sacerdoti di Amon avessero una religiosa pietà verso le mummie dei faraoni che avevano governato l'Egitto nei secoli precedenti, pietà che certamente non avrebbero avuto dei semplici ladri sacrileghi!

Il faraone Uasorkon, forse figlio di Salomone/Siamon, fece compilare un inventario dei tesori che erano stati donati ai vari templi in Egitto nel quale sono elencati oggetti per circa due tonnellate di oro e sette tonnellate di argento: la donazione maggiore (oppure il totale?) era stata fatta al (ovvero si trovava nel) tempio dove era custodito l'inventario: 200 tonnellate di argento e 230 tonnellate di oro e argento. Forse si tratta di esagerazioni, ma certo è che i faraoni di Tanis avevano accumulato una bella ricchezza sfruttando le miniere di re Salomone, cioè, come sembra probabile, le tombe/miniere della Valle dei Re.

In conclusione, a me pare da condividere l'ipotesi di Ralph Ellis; l'amara verità è che le leggendarie miniere di re Salomone altro non erano che le tombe reali della Valle dei Re e la spoliazione di queste tombe non fu quindi un incontrollato saccheggio da parte di ladri sacrileghi sprovveduti o ex operai delle stesse tombe, bensì una risorsa regolata da un programma ben studiato ed organizzato dalle autorità di Tebe al fine di pagare i tributi dovuti a Tanis. E in base agli archivi di Tanis, la quantità e qualità di tali oggetti ricevuti da Tanis, e oggi facenti parte della Collezione di Tanis, è semplicemente prodigiosa.

Tuttavia sembra che la maggior parte di questa grande ricchezza sia stata dispersa in secoli e secoli di storia. Molta parte del tesoro fu spesa dai faraoni nel mantenimento delle truppe mercenarie greche e della “marina” fenicia e molte di queste ricchezze rimaste a Tanis furono senz'altro depredate dai Babilonesi quando invasero la Giudea e l'Egitto nel VI secolo a.C. A sua volta molte di queste ricchezze furono “preda di guerra” di Alessandro Magno quando saccheggioò la grande capitale persiana Persepoli: infatti, Alessandro allestì una carovana di 7.000 animali per trasportare ad Atene il tesoro persiano di cui buona parte doveva essere derivato dal tesoro d'Egitto. Per non parlare dei Romani che certamente si appropriarono come “preda di guerra” di ciò che rimaneva, quando conquistarono la Grecia ed il Medio Oriente.

E allora, conclude Ellis, questi tesori e ricchezze furono costantemente riciclate, l'oro fuso o perduto o sotterrato, tanto che adesso sono rimasti solo alcuni oggetti meravigliosi che possiamo vedere nei principali musei del mondo, come in quello del Cairo, al Museo Egizio di Torino, al British Museum, ecc.



CONCLUSIONE

Sperando di non aver annoiato troppo gli amici che hanno avuto la bontà di leggere questa mia ricerca, cercherò di sintetizzare il mio pensiero sui vari argomenti prima trattati. Ho già ricordato che molte delle notizie sopra riportate sono state ricavate o dagli articoli di Ralph Ellis oppure da internet e Wikipedia oppure dal primo volume della Storia Universale oppure direttamente dalla Bibbia e da altri antichi testi. In proposito, ho già evidenziato come la Bibbia ed i vari testi di cui essa è composta (peraltro per Ebrei e Cristiani i testi sono differenti) sono stati scritti dopo che almeno

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per un paio di secoli i fatti ivi narrati erano stati tramandati oralmente dai racconti di varie persone (capi tribù, capi religiosi, sacerdoti, ecc.) e poi raccolti, a partire dal II secolo fino al VI secolo d.C. ed oltre, in testi scritti in diverse lingue fra cui l'aramaico ed il greco, poi tradotti in latino ed infine in italiano e nelle altre lingue oggi parlate. Quindi è impossibile contare le interpretazioni dei racconti, le traduzioni, più o meno precise, le glosse e le interpolazioni dovute ai numerosissimi copisti che copiavano a mano questi lunghi testi. L'affidabilità di questi testi biblici con riferimento ai fatti storici effettivamente accaduti nelle epoche di interesse per questa ricerca è a mio avviso molto relativa, e comunque certamente inferiore alle fonti egizie dello stesso periodo storico. Infatti, quanto conosciuto dagli storici e dagli archeologi sugli Egizi è ricavato principalmente dalla lettura delle iscrizioni fatte nelle tombe o nei papiri o nelle stele di pietra o nelle tavolette di argilla e altri supporti usati dagli scribi del medesimo tempo, che magari avranno esagerato in alcuni casi, magnificando le gesta del proprio faraone. Comunque le informazioni ivi contenute sono per così dire “di prima mano” e non sono state soggette ad innumerevoli riscritture, ricopiature, interpretazioni ed interpolazioni come gli scritti biblici.

Non vi è dubbio che i rapporti fra Palestina ed Egitto erano al tempo assai frequenti: non solo intere tribù di pastori seminomadi o nomadi si spostavano continuamente nella zona, senza rispettare alcun confine statuale, ma pure singoli individui si spostavano dalla Palestina all'Egitto e viceversa con grande facilità, come dimostrano Giuseppe ed i suoi fratelli, Mosè e l'Esodo, e perfino la Sacra Famiglia, che si rifuggiò in Egitto circa 1000 anni dopo il periodo storico che stiamo esaminando.

Appare verosimile che prima dell'avvento al potere in Egitto della XXI dinastia non vi furono “commistioni” fra i faraoni della XX dinastia che erano al potere nel Nord dell'Egitto, come Ramses IX, Ramses X e Smendes ed i governanti di Israele, che all'inizio del racconto biblico non erano nemmeno re, bensì “giudici” o profeti, come Ezron, Ram, Gedeone, Amminadab, Jefte (o Jesse) e Samuele, oppure “eroi”, come Nashon e Sansone. Questa situazione, a mio avviso, durò fino all'inizio del regno di Saul, mentre si complicò con la presa del potere da parte di David, quando il regno “unito” di Israele si spaccò in due per qualche tempo, ed Is-Boset o Is-Baal, figlio di Saul, era re di Giuda e David era re d'Israele.

E' quindi intorno al 1040 a.C. che comincia contemporaneamente il regno di David e quello di Duad/Pseusennes I e che inizia pure la “confusione”, e cioè la possibilità che il regno d'Israele ed il regno del Basso Egitto si siano fusi sotto lo scettro di un unico re-faraone, cioè David. Infatti, David potrebbe benissimo aver sconfinato col suo esercito e, arrivato nella zona del delta, si impadronì di un regno in grande difficoltà con la fine della XX dinastia, di cui addirittura non conosciamo bene neppure il nome dell'ultimo faraone. Il “ritorno armato” di un popolo di Apiru/Ebrei nel Nord dell'Egitto, da cui alcuni secoli prima era stato scacciato guidato da Mosè, non mi sembra del tutto improbabile, anche se nessuno dei vari testi “sacri” che compongono la Bibbia ne parli espressamente. Le molte coincidenze rilevate prima e che qui riassumerò molto sinteticamente, mi portano a concludere che l'ipotesi di

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Ralph Ellis appare corretta:

- i nomi dei “regnanti” David e Duad nonché di Salomone e Siamon erano quasi uguali ;

- i nomi delle due capitali Sion=Gerusalemme in Palestina e Tanis=Tzion=Sion=Gerusalemme nel Basso Egitto erano coincidenti;

- il colore un po' scuro (abbronzato) della pelle di Salomone assomiglia al colore un po' scuro o olivastro degli egiziani o comunque di chi sta molto esposto ad uno sole “cocente” come quello che c'è in Egitto;

- la costruzione del tempio appena iniziata da David e completata da Salomone coincide la costruzione del tempio in onore di Amon-Mut-Konsu iniziata da Duad/Pseusennes I a Tanis e completata da Siamon;

- le caratteristiche della struttura del tempio di re Salomone, che secondo la Bibbia, erano state dettate direttamente da Yaweh con le esatte misure del progetto, peraltro proporzionate in scala rispetto a quelle dell'Arca dell'Alleanza, corrispondono con poche varianti a quelle dei templi egizi e quindi del suddetto tempio di Tanis;

- il mancato ritrovamento di resti archeologici del tempio di Salomone a Gerusalemme in Palestina ed il ritrovamento, invece, dei resti del tempio iniziato da Pseusennes/Duad in onore della triade egizia a Tanis=Gerusalemme nel delta e completato da Siamon fa concludere che il tempio non fu costruito a Gerusalemme in Palestina, ma a Tanis=Gerusalemme nel delta;

- la conquista della città di Gezer i cui abitanti cananei ostacolavano i traffici sia di Israele sia dell'Egitto e la successiva acquisizione, seconto il racconto biblico, del suo governo da parte del re d'Israele, su concessione del faraone d'Egitto, potrebbe benissimo celare più che una sporadica alleanza fra i due re, una vera e propria fusione dei due regni in un unico regno con capitale a Tanis=Tzion=Sion=Gerusalemme;

- la visita della Regina di Saba a re Salomone/Siamon sarebbe stata impossibile se la stessa regina non avesse avuto il “permesso di transito” sul territorio egiziano o sulle acque del Nilo dal faraone Siamon che la Regina veniva ad omaggiare;

- la fuga velocissima (un giorno invece degli otto necessari normalmente per raggiungere il Nilo) di Menelik e dei suoi amici con cui trafugò l'Arca dell'Alleanza non sarebbe stata possibile se l'Arca fosse stata custodita a Gerusalemme in Palestina;

- delle favolose ricchezze e di tutto l'oro che possedeva Salomone (nonché di quello che, secondo la Bibbia, gli regalò la Regina di Saba) mi pare non sia rimasta significativa traccia a Gerusalemme in Palestina, mentre al Museo Egizio del Cairo esistono numerosi manufatti ed oggetti preziosi di valore inestimabile che fanno parte della Collezione di Tanis;

- a Gerusalemme in Palestina gli archeologi non hanno trovato la minima traccia delle tombe dei più importanti re d'Israele, David e Salomone, mentre nella Valle dei Re in una tomba secondaria sono state trovate le mummie di Pseusennes I/Duad-David e di Siamon-Salomone.

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Tutte queste coincidenze mi inducono a ritenere che la ipotesi avanzata da Ralph Ellis sia molto ragionevole e fondata: i re d'Israele David e Salomone erano in effetti faraoni d'Egitto, membri della XXI dinastia.

L'ipotesi che, molto modestamente, ritengo di poter formulare io è un po' diversa da quella di Ellis, ma forse un po' meno distante da quanto è scritto nella Bibbia, che resta comunque per me un interessantissimo testo più storico che “sacro” e che mette bene in luce non solo la credulità dell'antico popolo di Israele, il quale credeva a tutto quello che profeti, giudici e re d'Israele dicevano di aver fatto o sentito, magari parlando direttamente con Dio, ma pure la malizia, la furbizia e se vogliamo anche la crudeltà attuata senza scrupoli da capi tribù e re d'Israele, inclusi David e Salomone ed incluso pure Sansone che era un “nazareo”, cioè consacrato a Dio fin dalla nascita. Questi antichi e “religiosi” eroi del popolo ebraico, come ho letto nella Bibbia ed ho raccontato, non ci pensavano due volte ad uccidere o far uccidere le persone o a tenere in casa parecchie mogli e concubine, ma restavano “puri" e senza peccati dinnanzi a Jaweh, che non li puniva affatto ed anzi continuava addirittura a parlare con loro come se nulla fosse!



La mia ipotesi, a cui prima ho avuto modo di accennare, è che in effetti David e Salomone furono i faraoni del Basso Egitto che la storiografia egiziana ci ha tranmandato con i nomi di Pseusennes/Duad e Siamon. Essi però furono contemporaneamente anche re d'Israele. E ciò, anche perché al tempo non era facile poter determinare con esattezza i confini dei singoli stati e regni, e perché Basso Egitto e Israele erano sostanzialmente un vastissimo territorio che si estendeva dal delta del Nilo, verso Est e poi verso Nord fino al Libano, dove a Tiro regnava un'altra casa reale. In sostanza, a mio avviso, i faraoni della XXI dinastia non erano egiziani, ma Hyksos o Meshwesh o Libici o Apiri, cioè Ebrei che si erano impadroniti del Nord dell'Egitto approfittando della debolezza degli ultimi faraoni della XX dinastia. Conquistato il Nord, questi faraoni (in particolare Pseusennes I-Duad-David) avevano mosso guerra contro il Sud dell'Egitto, e l'avrebbero pure conquistato, se non vi fosse stata un'accanita resistenza dei tebani, la cui classe sacerdotale peraltro non volle riconoscere l'autorità “regale” di questi faraoni considerati stranieri. A loro volta, costoro ricattavano i tebani che furono costretti a spogliare le tombe dei “veri” faraoni delle dinastie precedenti per pagare i tributi in oro e oggetti preziosi che quei “tiranni” stranieri continuavano a chiedere, minacciando di distruggere Tebe se non avessero ceduto al ricatto.

Alla domanda se i re d'Israele erano faraoni d'Egitto, dopo aver eseguito un'attenta esegesi delle fonti storiche oggi disponibili, confrontando le vite e le gesta dei protagonisti, mi sento di poter rispondere: sì, David e Salomone governarono il Basso Egitto come faraoni della XXI dinastia coi nomi di Pseusennes I/Duad e Siamon, ma contemporaneamente governarono la Palestina con il titolo di re d'Israele.





N.B. Per le immagini di Re Davide e Re Salomone,ed altre correlate vedere i file allegati.





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DAVIDE E SALOMONE ERANO RE
D'ISRAELE O FARAONI D'EGITTO?