Vittorio Cardillo
Le radici comuni di molte religioni
Premessa
Riflettendo su certe credenze, postulati, aspetti, riti, ecc. delle varie religioni che sono apparse e si sono affermate nei secoli sulla terra e di cui talune continuano a sopravvivere, sia pure un po' indebolite dal tempo, appare curioso vedere quante cose esse hanno in comune, pur essendo ciascuna di esse nate e sviluppatesi in luoghi e tempi diversi e lontani fra loro. Sembra evidente che, data la distanza di centinaia o migliaia di chilometri fra un luogo e l'altro, a volte non vi fu alcuna comunicazione né fra i sacerdoti né fra i credenti delle differenti fedi religiose. E, purtuttavia, alcuni principi sembrano essere comuni almeno ad alcune di loro. Come mai? Si è trattato di intuizioni?? A mio modesto avviso, anticamente i poeti, i filosofi e coloro che facevano parte della casta sacerdotale di popolazioni molto distanti fra loro, riflettendo e riflettendo sulle cose del mondo, sull'universo e sulla sua creazione, hanno avuto le medesime intuizioni su certi aspetti e sono giunti alle medesime conclusioni ovvero a conclusioni molto simili, come ad esempio la credenza che l'universo venne creato da un Dio (più grande e importante di tutti gli altri), che dal nulla creò l'ordine cosmico, sostituendolo al caos primordiale.
Inoltre ed in maggior misura, secondo me, deve esserci stato pure un lavoro più o meno sapiente di “copiatura”, nel senso che gli appartenenti alle caste sacerdotali erano persone colte e comunque studiavano o conoscevano le religioni degli altri paesi geograficamente vicini o non troppo distanti dal loro territorio, e quindi acquisirono, copiandole in tutto o in parte e comunque riadattandole, alcune credenze e certi riti di un'altra religione più antica, “importando” e facendo propri principi, credenze e riti di religioni precedenti o diverse che essi avevano attentamente studiato o che comunque conoscevano.
Senza alcuna pretesa di completezza, passerò in rassegna qui di seguito quali sono queste analogie o similitudini, analizzando sommariamente le varie religioni principali del pianeta, e cioè le religioni degli antichi Egizi, degli antichi Greci e Romani, dei Celti, degli Assiri, Babilonesi, Cristiani, Musulmani, dei popoli abitanti dell'India e della Cina, nonché dell'Africa Sub-Sahariana e dell'America Meridionale al fine appunto di rilevare queste somiglianze ed analogie.
1. Le Sacre Scritture
Gli antichi Egizi iniziarono a scrivere utilizzando i geroglifici intorno al 3.300 a.C. I geroglifici erano per loro “parole divine” create dal dio Ptah, creatore del mondo e dell'universo. Sembra che per gli Egizi la parola scritta era il mezzo a cui aveva fatto
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ricorso la divinità per la creazione (forse qualcosa di simile al “logos” per i Greci ed i Romani, che concettualmente è analogo al “verbo” per i cristiani). Quindi le parole scritte vennero chiamate e considerate dagli Egizi “parole di Dio”. Per gli antichi Egizi, infatti, la parola scritta non solo durava nel tempo indefinitamente ma aveva pure il potere, se pronunciata, oppure se letta da chi sapeva leggerla, cioè dal sacerdote, di creare, di portare all'esistenza, di far materializzare mediante la voce di colui che la leggeva, la persona o l'oggetto che la parola scritta significava!! Ad esempio, in un certo momento di una cerimonia, il sacerdote aveva bisogno dell'animale da sacrificare, indicato nella scrittura, cioè nel papiro o nella stele o nella lapide, allora leggeva o pronunciava la parola a voce alta e subito arrivava il suo assistente che portava l'animale, cioè l'animale della parola letta o detta si materializzava!! Oggi a noi ciò può sembrare un po' ingenuo e forse un non senso, ma probabilmente era questo il meccanismo mentale che faceva pensare al collegamento “parola scritta—pronuncia della parola—creazione/materializzazione della persona o cosa”! Forse si spiegano così i due concetti che il dio creatore “creava” pronunciando la parola corrispondente all'oggetto che voleva creare, e che la parola scritta, cioè la “scrittura” avesse in sé i requisiti per essere “parola del dio” e quindi “sacra”, Sacra Scrittura!
Forse è per tale motivo che ogni religione è codificata nelle rispettive “sacre scritture” generalmente molto antiche, ma che vennero scritte, ovviamente, dopo l'invenzione della scrittura. Nell'antico Egitto la scrittura geroglifica risale alla seconda metà del IV millennio a.C. La scrittura corrente nel periodo in cui i Greci arrivarono in Egitto era quella ieratica (una forma semplificata della scrittura geroglifica) comparsa nel Primo Millennio a. C. e che rimase in uso solo per la redazione di testi religiosi, mentre il demotico, derivato dallo ieratico, fu usato dal VII secolo a.C. in avanti e serviva principalmente per la “contabilità” e per le annotazioni di carattere amministrativo.
La scrittura geroglifica non serviva per scrivere libri, ma illustrava le pitture sulle pareti delle tombe dei faraoni e dei loro nobili cortigiani. La Tavoletta di Narmer del 3.100 a.C. circa è una delle prime scritture geroglifiche conosciute, scolpite su un blocco di siltite piatto di colore grigio-verde.
Come osservato prima, furono gli Egizi a conferire carattere “sacro” alla scrittura in quanto quel che era scritto era ritenuto “parola degli dei”. E ciò anche perché, come detto prima, la scrittura scolpita sulla pietra, durava per un periodo indefinito o meglio infinito di tempo, proprio come gli dei che non erano soggetti alla morte.
Ma quando fu inventata la scrittura alfabetica? La prima forma di scrittura non geroglifica fu realizzata fra il 4° e il 3° millennio a.C. nell'area della Mesopotamia: la scrittura alfabetica cuneiforme fu inventata in epoca successiva e quella del sistema numerico cuneiforme (tavoletta di Uruk) intorno al 3.200-3.100 a.C. Alla scrittura cuneiforme fece seguito la scrittura pre-alfabetica elaborata a Creta, detta lineare A e
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lineare B e successivamente, intorno all'VIII secolo a.C., venne introdotta la scrittura alfabetica con i caratteri greci, caratteri derivati dall'alfabeto dei Fenici. All'inizio, non fu possibile scrivere testi voluminosi, come quelli “sacri” delle varie religioni, dato che, lo ripetiamo, le iscrizioni venivano per la maggior parte eseguite su muri o stele di pietra e poi su fragili e piccole tavolette di argilla fresca. I segni venivano disposti in senso verticale fino alla prima metà del 2° millennio a.C. Successivamente, si passò ad una disposizione su linee orizzontali. La scrittura lineare A usata dal 1700 a.C. in poi in numerosi documenti scritti su tavolette d'argilla, pietra, metalli, ceramica, non è ancora stata decifrata. Dal 1550 a.C. in avanti, si formò in Grecia il sistema lineare B, con segni alfabetici derivati da quelli sumerici. Tale sistema grafico venne usato per la lingua greca dei centri micenei e fu largamente adoperato a Creta per gli inventari.
Dal sistema di scrittura fenicio derivò direttamente il primo vero e proprio alfabeto completo, dotato di segni indicanti sia le consonanti sia le vocali. La scrittura aramaica derivò da quella fenicia e fu ampiamente adoperata in una vasta area della Palestina, dai confini dell'Egitto all'Afghanistan. Essa era costituita da un alfabeto consonantico di 22 lettere, cui furono aggiunti segni distintivi per indicare le vocali. Da essa derivarono altre scritture palestinesi, sirio-arabe e, fra le più durature nel tempo, anche la siriaca, e soprattutto, dal IV-III secolo a.C., la scrittura ebraica (con due varianti, la ''quadrata'' e la ''corsiva''). Solo allora fu possibile scrivere lunghi “libri” utilizzando il papiro, le tavolette di argilla, e forse anche la pergamena (che era ricavata dalla pelle di pecore e capre). Quindi, solo dal IV-III secolo a.C. fu possibile una vasta produzione di libri anche di natura religiosa, i cui principi ed episodi mitici venivano prima tramandati, di generazione in generazione, oralmente con i racconti dei sapienti e degli anziani delle varie tribù e contando sulla memoria, con l'ovvia conseguenza che qualcuno poteva ricordare male o aggiungere o togliere qualcosa senza dare troppo nell'occhio, anzi ...nell'orecchio!
In precedenza, era possibile solo scrivere sulla pietra brevi testi, come ad esempio norme di comportamento religioso o giuridico. Infatti, ci sono pervenuti molti reperti archeologici con leggi o precetti in forma scritta, come testimoniato da innumerevoli testi egizi, assiri (codice di Ammurabi) e greci, fra cui il decreto di Aristotele di Maratona (un omonimo del filosofo Aristotele, che nacque a Stagira, nella penisola calcidica, nel 384 a.C. ed era figlio di Nicomaco, medico alla corte macedone). E' evidente che la scrittura sulla pietra non poteva essere modificata o interpolata successivamente (cosa che invece accadeva di frequente ad opera dei copisti che ricopiavano i documenti manoscritti su tavolette di legno, papiri, ecc. e che aggiungevano, modificavano o cancellavano quel che volevano! E' chiaro che né la Bibbia, né gli altri testi sacri delle varie religioni, potevano esistere in forma scritta prima dell'invenzione della scrittura e prima che le parole si scrivessero su materiali diversi dalla pietra! E' scritto che i Dieci Comandamenti furono scolpiti sulla pietra,
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ma di tale stele non si ha oggi alcuna traccia, per cui non possiamo essere sicuri che essa sia esistita davvero! Non ci sono prove!!
Come prima detto, quando la scrittura non esisteva ancora, i racconti mitologici e/o religiosi venivano ripetuti oralmente e tramandati di padre in figlio attraverso i secoli, ma la memoria inganna oggi come allora, quindi erano possibili lacune o invenzioni da parte di chi raccontava le storie. Soltanto dopo che fu possibile scrivere su materiali diversi dalla pietra e dalle tavolette d'argilla, i colti sacerdoti delle varie religioni esistenti nelle diverse parti del globo terrestre impararono a leggere e a scrivere le “sacre scritture” su supporti meno “impegnativi” della pietra come la pergamena, il papiro, ecc. Potevano scrivere e ricopiare i testi scritti dai loro predecessori, ma potevano anche cambiarli “interpolandoli” senza che nessuno se ne accorgesse!
Come gli antichi scribi e sacerdoti egizi, i sacerdoti delle varie religioni costituivano una casta di uomini ricchi e privilegiati che, per vivere, non doveva andare a lavorare i campi, o sorvegliare le greggi, o dedicarsi ai lavori manuali o al commercio. Essi dovevano imparare non solo ad eseguire correttamente i vari riti, funzioni e pratiche religiose come le formule “magiche”, i sacrifici, ecc. ma pure a leggere e a scrivere. Non è da escludere che essi studiassero anche le altre religioni, sia per contrastarne il credo, sia magari per mutuare o copiare qualche rito o storia o mito che potesse adattarsi alla propria religione. Ovviamente, il sacerdote che affrontava il lungo e ...faticoso compito di scrivere a mano i vari racconti, prima tramandati oralmente, aveva tutto l'interesse a che nessuno altro osasse cambiarne il contenuto o metterne in dubbio la veridicità di quanto scritto. Va da sé che questi sacerdoti, memori della “verità” affermata dagli antichi sacerdoti egizi che la scrittura era sacra perché, come la parola del dio, durava in eterno, potevano tranquillamente e senza un valido contraddittorio affermare che quanto da loro scritto era “parola di Dio”, e cioè verità sacra, incontestabile ed immutabile!
Alcuni esempi di tali “sacre scritture” che vale la pena di ricordare sono:
(a) i Veda indiani, di cui fanno parte i Brahmana e gli Aranyaka. Si tratta forse delle più antiche scritture sacre visto che i santoni indiani sostengono che esse furono scritte intorno al X secolo a.C. in sanscrito, scrittura indiana derivante dalle scritture semitiche, penetrate in India attraverso la Mesopotamia.
Ricordo che i Veda sono in effetti un'antichissima raccolta di testi sacri dei popoli Arii, i quali invasero il nord dell'India intorno al XX secolo a.C.. e che divennero opere di primaria importanza presso quel differenziato insieme di dottrine e credenze religiose che va sotto il nome di Induismo. La letteratura vedica propone una Legge Cosmica custodita dal suo “guardiano” Asura Varuna o Ahura Mazdà, e prevede il sacrificio religioso con la bevanda sacra “soma devanagari”, oltre al rito del fuoco e alla purificazione mediante immersione nel fiume Gange.
Sottolineo che il “rito di purificazione” vedico è molto simile al battesimo per
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immersione dell'ebraismo e del cristianesimo delle origini, battesimo praticato centinaia di anni prima dagli antichi egizi quale rito di purificazione. Anche la forma di sacrificio attuata bevendo la “soma devanagari ” somiglia tanto al rito attuato dai sacerdoti cattolici quando bevono il “vino= sangue di Cristo” durante la messa.
Il più antico testo dei Veda è il Rgveda, che risulta essere anche la più antica opera della cultura indoeuropea;
(b) i Purana degli Induisti (scritti nel VI e V sec. a.C.), il Baha't dei Buddisti, il Sam-bu-han-sho-degli Shintoisti, il Guru Granth Sahib del Sikhismo dei Sikh, gli Avesta del Zoroastrismo in Iran e i tre Canoni del Buddismo detti Canone Pali, Canone Cinese e Canone Tibetano;
(c) gli scritti dei saggi cinesi raccolti da Confucio sono del 4°/3°secolo a.C. e contengono i principi filosofici e pratici del confucianesimo: Confucio non scrisse nulla, ma si limitò a raccogliere i testi scritti dai saggi cinesi in precedenza ed a diffonderli fra i suoi allievi affinché ne seguissero le indicazioni, basate sul principio dell'autorità e del rispetto degli anziani. Ricordo che gli aspiranti alle alte cariche amministrative dell'Impero cinese dovevano conoscere e recitare a memoria il contenuto di tali scritti per poter essere promossi agli esami che si tenevano in una apposita sala della Città Proibita di Pechino fino ai primi del Novecento;
(d) la Torah o Tanakh degli Ebrei venne scritta in aramaico, forse intorno al V-IV secolo a.C.. I testi più antichi sono i manoscritti biblici di Qumran, ritrovati nel 1947, che contengono frammenti più o meno ampi di tutte le parti della Bibbia ebraica, escluso il libro di Ester. Nel complesso, tali manoscritti risalgono a un ampio periodo che va dal 250 a.C. al 68 d.C. L'opinione più comune fra gli studiosi è che la Bibbia venne messa per iscritto in un periodo che oscilla dal 1000 a.C. al 125 d.C. Tuttavia tale opinione, contrasta con le date in cui altri studiosi affermano che venne inventata la scrittura: la scrittura alfabetica non era stata ancora inventata nel 1000 a.C. Quindi come fu possibile scrivere la Bibbia? Usando i geroglifici? E su quale supporto? Sulla pietra, come i Dieci Comandamenti? Converrà allora approfondire un momento le origini ed il tempo in cui vennero scritti la Bibbia ed i Vangeli.
Le Bibbia Ebraica, contiene al suo interno riferimenti cronologici che attesterebbero che i primi libri sarebbero stati redatti circa 3.500 anni fa, quindi intorno al 1000 a.C., ai tempi di Mosé e Giosué, ma non ci sono prove che lo possono confermare! Anzi, vi sarebbero indizi che possono provare il contrario, in quanto al tempo di Mosè forse esisteva la scrittura, ma non esistevano i supporti facili da utilizzare e da conservare, come la pergamena ed il papiro, tanto è vero che i Dieci Comandamenti che Mosè portò agli ebrei in fuga dall'Egitto, scendendo dal Monte Sinai, erano incisi su una stele di pietra che venne conservata dentro l'Arca dell'Alleanza nel “Sancta Sanctorum” del Tempio. Ricordo però che stele ed Arca scomparvero dopo il
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rientro degli Ebrei da Babilonia, al tempo di re Salomone. Tutti i libri della Bibbia ebraica sono scritti in ebraico con alcune piccole parti in aramaico. Ovviamente, le parti della Bibbia scritte su papiro non sarebbero mai arrivate ai giorni nostri senza che fossero state copiate e ricopiate dagli amanuensi e che, quelle in nostro possesso, altro non sono che copie e trascrizioni, anche se esse sono riconosciute dagli ebrei come scritture sacre rivelate da Dio. La “Torah Orale” comprende le interpretazioni e gli ampliamenti che, secondo la tradizione rabbinica, sono stati trasmessi oralmente di generazione in generazione e che sono ora codificati e inclusi nel Talmud e nel Midrash. Le antiche comunità ebraiche di lingua greca, oggi estinte, seguivano un canone più ampio dell'attuale canone ebraico, il cosiddetto Canone Alessandrino, mentre nel 1° secolo d.C. venne considerato come definitivo il Canone Palestinese (39 libri), più ristretto di quello Alessandrino;
(e) la Bibbia o Antico Testamento ed i Vangeli dei Cristiani vennero probabilmente scritti molto più tardi della Bibbia Ebraica. In particolare, sembra che i Vangeli siano stati scritti in aramaico o in greco, addirittura nel II secolo d.C.!! Della Bibbia o Antico Testamento vi sono diversi “canoni”: il Canone Ebraico o Palestinese è seguito da ebrei e protestanti; il Canone Greco o Alessandrino è seguito da Cristiani Cattolici ed Ortodossi . I libri contenuti nella Bibbia sono 46 e parlano del popolo ebraico, dei suoi padri, re e profeti. Ci sono anche testi appartenenti all'epoca ellenistica, prima della nascita di Gesù. “Sapienza”, l' ultimo libro dell'Antico Testamento, venne scritto nell'era cristiana, cioè all'inizio del I secolo d.C. (Fonte: La Bibbia Ed. san Paolo, 2009 - pag. 1374). Come detto, furono scritti nel I e nel II sec. d.C. i quattro Vangeli canonici (di Marco, Giovanni, Matteo e Luca), oltre ad alcuni Vangeli apocrifi, cioè non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica come “originali” o ispirati da Dio. I Libri deutero-canonici non sono riconosciuti come “ispirati da Dio” (e quindi come appartenenti al Canone) dalle chiese protestanti e da alcune altre confessioni;
(f) i Gatha, sono i canti attribuiti a Zarathustra (o Zoroastro) che formano l'Avesta. Essi sarebbero stati scritti fra il 1600 ed il 1200 a.C. ma sembra che il profeta visse tra il 620 ed il 550 a.C. Ricordo che Ciro il Grande e Dario I erano devoti di Ahura Mazdà, il dio di Zarathustra i sacerdoti del quale si chiamavano “magi” (come quelli che seguendo la stella arrivarono a Betlemme ed adorarono Gesù Bambino!);
(g) il Corano, libro sacro dei Musulmani, fu scritto in arabo intorno all'anno 600 d.C., ma alcuni frammenti scoperti da studiosi dell’Università di Birmingham nel 2015, sarebbero addirittura più antichi rispetto alla data presunta di nascita di Maometto. Alcuni studiosi dell'Università di Oxford hanno spiegato che, secondo la datazione al carbonio, quel Corano potrebbe essere stato scritto nel 568 d.C., mentre Maometto è vissuto fra il 570 e il 632. Secondo gli studiosi, tuttavia, questo non sarebbe una contraddizione in senso assoluto della tradizione islamica. Ecco così l’ipotesi che una parte del Corano sarebbe antecedente a Maometto, che avrebbe
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usato un testo già esistente ma che avrebbe dettato al cognato Alì una seconda parte del Libro sacro.. Il problema è che secondo la tradizione, Maometto avrebbe ricevuto la rivelazione, che poi ha portato alla redazione del Corano, fra il 610 e il 632 dopo Cristo. Per i musulmani non solo è sacro il corano, ma è sacra pure la lingua araba, perché Allah rivelò a Maometto il Corano in arabo!!
Concludendo sul punto delle Sacre Scritture possiamo dire che l'unica cosa certa è che non ci sono documenti originali, ma solo copie o presunte tali. Dopo l'invenzione della scrittura e dei supporti su cui scrivere come il papiro, la pergamena, le tavolette di legno, ecc. e prima dell'invenzione dei caratteri di stampa, ciascun libro sacro venne scritto a mano da sacerdoti, scribi, copisti e monaci delle varie religioni, i quali più o meno volutamente, facevano errori di copiatura o apportavano correzioni, chiose, interpolazioni e/o cancellature, o scrivevano commenti che i successivi copisti ricopiavano come parti del testo originario. Quindi, bisogna avere una forte ed incrollabile fede per credere che i libri sacri contengono l'originale “parola di Dio” e che essi sono immutabili, sempre uguali all'originale dettato da Dio o da lui ispirati, senza glosse, aggiunte, modifiche e interpolazioni.
2. Il “logos” e la creazione
La c.d. pietra di Shabaka racconta e stabilisce che la creazione della terra e dell'universo fu opera di Ptah, il grande dio di Menfi in Egitto, il quale appunto fece ricorso alla “parola” per la creazione del mondo, ponendo così fine al caos primordiale. Ptah ordinò con la parola la fine del caos e la creazione del mondo e
dell'universo con il firmamento, il sole, la luna, le stelle, ecc.. Egli cioè, attraverso il
logos, pronunciando le parole, creò dal nulla tutto il creato. Conseguentemente, la scrittura che rende duratura la “parola” nel tempo è da ritenersi senz'altro “sacra”. Questi concetti teologici della creazione del mondo attraverso il “logos”, cioè la parola, da parte di un dio supremo, nonché della sacralità ed immutabilità della scrittura, della immortalità dell'anima, ecc. sono sostanzialmente comuni a numerose religioni. Anche alcuni filosofi greci elaborarono o forse accettarono certe idee di carattere religioso già elaborate dagli Egizi, di cui molto probabilmente, da uomini colti, conoscevano bene la religione. Ad esempio, Talete (640-547 a.C.), uno dei primi filosofi, matematici e astronomi greci, riteneva che l'Universo fosse opera di un dio incorporeo. Platone (428–347 a.C.), che “inventò” la Teologia nel suo trattato “La Repubblica Ideale”, credeva in un mondo superiore incorporeo e immutabile ed in un'idea immateriale e trascendente nell'universo delle idee. Secondo Platone, l'anima immortale e preesistente al corpo, si incarnava nel corpo degli uomini e restava in esso imprigionata, salvo poi alla morte dell'individuo, reincarnarsi in un altro corpo (c.d. reincarnazione delle anime o metempsicosi: questa idea platonica della reincarnazione quasi certamente trasse origine da quanto era ed è ancora creduto dalla religione induista che era probabilmente nota a Platone).
Alla creazione dell'universo da parte di un dio preesistente, immutabile ed
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immortale, credevano anche gli Egizi sin da tempi assai più antichi dell'età in cui vissero i due filosofi greci. L'anima era immortale, almeno quella dei Faraoni, divinità in terra, che, per la verità non avevano una sola anima, detta “Kha”, ma ben sei anime: una seguiva il Faraone e gli altri umani come un'….ombra, cioè era l'ombra che il sole faceva apparire a terra quando il faraone o qualsiasi persona camminava al sole, un'altra anima alla morte del faraone andava in cielo e diventava una stella, un'altra restava a vivere nella tomba utilizzando tutti i beni che gli venivano lasciati dentro la tomba stessa, un'altra si incarnava nella statua che lo raffigurava, un'altra nella scrittura del suo nome, un'altra ancora non ricordo più dove andava!). Quanto a Talete ed a Platone è molto probabile che, da persone colte quali essi erano, conoscessero bene il pensiero religioso degli antichi egizi e che quindi “copiarono” da loro parte delle proprie teorie filosofiche e teologiche.
E' quindi ragionevole pensare che anche i sacerdoti (greci, romani, ebrei, cristiani, ecc.) di varie religioni, persone privilegiate e colte, appartenenti ad una ricca “casta” che, come detto, non aveva bisogno di fare lavori manuali molto faticosi ed usuranti, come era costretta a fare la restante parte della popolazione del tempo, si dedicassero anche allo studio delle altre religioni. Quasi certamente essi copiarono dagli antichi egizi, magari semplificando un po' le cose, ad esempio riducendo il kha da sei ad una sola anima, ma mantenendo il concetto del dio creatore dell'universo attraverso il “logos”, cioè la semplice pronuncia della parola di ciascun elemento dell'universo, cioè terra, sole, luna, mare, ecc. Per mettere ordine nel caos primordiale, al dio creatore bastò pronunciare “terra” e creò la terra, sole e creò il sole e così via.
Fu probabilmente per tale motivo che il dio egizio Ptah, creatore del mondo, venne identificato con il dio greco Cronos, con il dio Jahveh degli Ebrei, con il Dio Padre del Cristiani e con Allah dei Musulmani, col dio Sole Inti degli Inca, ecc. ecc.
Infatti, come racconta la Bibbia, Jhaveh creò dal nulla il cielo, la terra, il sole e la luna in sei giorni. Lo sforzo fu enorme, tanto che il settimo giorno, pur essendo un Dio, Javeh dovette riposarsi. E se si riposò lui, anche gli uomini si devono riposare, cioè devono astenersi dal lavoro, almeno un giorno alla settimana; e così gli ebrei si riposano il sabato ed i cristiani si riposano la domenica! Dei creatori dell'universo vi sono anche in altre religioni del Medio e dell'Estremo Oriente, l'identità dei quali sarebbe troppo lungo ricordare. Anche per gli Inca, il dio Sole creò dal nulla il firmamento e la terra, anzi su quest'ultima mandò suo figlio e sua figlia affinché insegnassero agli uomini la retta via per meritare il paradiso! Inutile sottolineare la somiglianza con il credo dei cristiani, solo che in quel caso non ci fu bisogno crocifiggere o comunque uccidere il figlio di Inti per offrirlo in sacrificio a suo padre!! E ciò pure se gli Inca spesso sacrificavano i primogeniti per offrirli al dio Sole!!
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3. Le Triadi e la Trinità
La Trinità cristiana probabilmente prese esempio da altre trinità, o “triadi”, esistenti in altre religioni precedenti, cioè già da tempo esistenti prima della trinità cristiana. Ad esempio, nell'antico Egitto esistevano almeno un paio di Triadi: a Tebe era venerata la Triade formata, dal padre Ra (il sole), dalla madre Mut (la luna) e dal figlio Konsu (la terra). A Menfi era venerata un'altra Triade, formata da Ptah, il creatore, da Sekhmet sua moglie, e dal figlio Nefertem.
Anzi, devo dire che le Triadi Egizie erano un po' più comprensibili per la nostra piccola mente di poveri ...esseri umani (con il cervello piccolo piccolo!), dato che erano formate da padre, madre e figlio, mentre la Trinità cristiana (stabilita dai dotti vescovi della chiesa primitiva nel Concilio di Nicea) è costituita, come noto, dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. La madre, la Vergine Maria, pur essendo la madre di Gesù/Dio non trova posto nella Trinità, come sarebbe logico, ma, pur essendo venerata e molto amata dai fedeli, resta fuori dalla “divinità” (che merita “adorazione”) per rimanere fra i santi (che meritano “venerazione”) , magari in una posizione privilegiata rispetto a tutti gli altri santi in quanto, secondo un dogma della Chiesa Cattolica, la Madonna ebbe il privilegio di salìre in cielo con l'anima ed anche con il corpo.
In epoca antichissima, gli ebrei adoravano due divinità Jahveh e la dea semitica Baalat, sposa di Jahveh. Al principio sembra che la religione ebraica non fosse una religione monoteista, ma “biteista”, cioè con due dei!! Marito e moglie.
Nell'antico Medio Oriente, durante l'impero persiano dei Seleucidi, la Triade era formata da Aruna Mazdà, Mitra e Anahita o Varuna.
Anche gli antichi Greci veneravano una triade, formata dagli dei principali che erano
Zeus, Era e la figlia Pallade Atena, nata ben armata direttamente dalla testa di Zeus, il quale, pur essendo il padre e il re degli dei dell'Olimpo, faceva ingelosire la moglie
Era per via delle sue numerose scappatelle, anche con belle ragazze del genere umano. Invece, gli antichi Romani veneravano la triade capitolina formata dal re degli dei Giove, Optimus et Maximus, dalla moglie Giunone e dalla figlia Minerva.
I Sanniti veneravano la triade divina formata da Victor, dio della sovranità, Ercole, dio della forza e della guerra e la sabina Opi, dea della fecondità e della riproduzione di uomini e animali. Gli Etruschi avevano una “diade” formata da Tin (Zeus) e Uni.
Gli Incas avevano una loro triade divina formata dai tre monti che si trovano intorno alla “città perduta” di Machu Pichu, i quali venivano considerati dagli Inca “montagne sacre”. In tal caso la triade era formata da cose molto concrete, cioè da tre montagne vicine! A queste montagne divine gli Incas facevano sacrifici sopratutto quando chiedevano agli dei di inviare la pioggia. Sacrificavano prima i lama bianchi e, se non bastava e la pioggia non arrivava perché gli dei non la mandavano, essi sacrificavano una o più fanciulle, denominate Vergini del Sole, le quali venivano educate apposta in una sorta di “università” con sede a Machu Pichu, in modo
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tale che le fanciulle, una volta sacrificate e arrivate al cospetto delle divinità conoscessero bene quali fossero i vari aspetti della religione inca in modo da essere “preparate” e potersi intrattenere e discutere con conoscenza di causa con gli dei!!
Vedete voi a quali aberrazioni può portare un credo religioso!!
Ma torniamo alla Trinità dei Cristiani, che a me pare molto meno comprensibile di quella degli antichi Egizi. Essendo detta Trinità formata dal Padre, dallo Spirito Santo e dal Figlio Gesù Cristo, non c'è “spazio” per Maria, madre di Gesù, che forse in quanto donna, nel mondo maschilista dell'antico cristianesimo (e direi anche in quello della chiesa cattolica contemporanea!) non può stare alla pari degli uomini, cioè dei “maschi”! Qualche Papa (Giovanni XIV e/o Paolo VI?) recentemente ha tentato di superare il problema dottrinale, accennando al fatto che Dio è contemporaneamente maschio e femmina, cioè Padre e Madre, ma la cosa non è molto convincente e non ha avuto molto seguito, forse anche perché, secondo le Sacre Scritture, non c'è dubbio che Dio è solo Padre, e quindi “maschio”! Se Dio fosse contemporaneamente “maschio e femmina”, allora come è avvenuta la fecondazione di Maria? E' stata solo la parte “maschio” di Dio padre a fecondare la vergine Maria? E lo Spirito Santo che cos'è? Mezzo maschio e mezzo femmina come Dio Padre/Madre? E Gesù Cristo?
E allora c'è da chiedersi: come mai nella Trinità cristiana c'è il Padre, il Figlio e non c'è la madre? Anzi la madre c'è! E' “madre di Dio”, ma la sua “sostanza”, la sua “natura”, non è divina! Perchè?
Cosa c'entra lo Spirito Santo come terza persona dell'unica divinità dei Cristiani, dato che la sua fuzione principale fu quella di “inseminare” la vergine Maria e che quindi è sostanzialmente “parte” di Dio Padre, essendosi da lui staccato per andare a fecondare Maria? Come mai Dio Padre non utilizzò il “logos” per inseminare Maria, ma ebbe bisogno dello Spirito Santo? Che peraltro era co-esistente con Dio Padre e Gesù! Vale qui la pena ricordare che il dogma della "trinità" venne precisato nell'ambito del Cristianesimo antico: inizialmente nel primo Concilio di Nicea del 325 e venne confermato poi nel c.d. Simbolo Niceno-Costantinopolitano del 381, dove venne affermata come primo articolo di fede l'unicità di Dio e, come secondo, la divinità di Gesù Cristo, figlio di Dio e Signore. E ciò, a seguito, tra le altre, della controversia suscitata dal teologo Ario, che negava la divinità di Gesù e sosteneva che Dio è uno solo. Dopo innumerevoli e lunghe discussioni fra i vescovi partecipanti al Concilio che durava da molti giorni e mesi, venne stabilito che unica e assolutamente semplice è la "sostanza" di Dio, ma comune a tre "persone" (o "ipòstasi") le quali sono fatte della stessa sostanza (consustanziali), ma distinte. Ciò non va interpretato come se esistessero tre divinità (politeismo), né come se le tre "persone" fossero solo tre aspetti di una medesima divinità (modalismo). C'è il Padre, c'è il Figlio, ma manca la madre! Perchè? Forse, come prima accennato, per via del secolare pregiudizio sulle donne che, per la Chiesa Cattolica, non possono essere pari agli uomini (infatti, non ci sono sacerdoti e vescovi donne come nelle chiese
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protestanti), figuriamoci se possono essere pari agli dei!!
Per capire bene come si è pervenuti alla conclusione che la “trinità” sia formata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, bisogna dar conto di come si svolse l'interessantissimo Concilio di Nicea, tenutosi nell'anno 325, ovviamente dopo Cristo. Esso è stato il primo concilio ecumenico del mondo cristiano e fu convocato e presieduto dall'imperatore Costantino I, il quale intendeva ristabilire la pace religiosa nei vari territori dell'Impero e raggiungere l'unità dogmatica, minata da varie dispute, in particolare sull'arianesimo.
Con il Concilio, Costantino auspicava che fosse chiarito, una volta per tutte, un dogma, cioè una verità di fede, riguardo ad una diatriba sorta in un primo momento intorno alla questione cristologica, ma le cui conseguenti lacerazioni teologiche avevano effetto anche sulla pace dell'Impero Romano, di cui egli si riteneva il custode. Siccome la disputa ariana nacque e coinvolse le Chiese d'Oriente, di lingua greca, la rappresentanza latina di Roma al Concilio fu ridotta: il Papa Silvestro fu rappresentato da due preti (questa prassi divenne costante anche nei concili successivi). Più in generale, gli ecclesiastici presenti (il cui numero è stato ben presto fissato in 318 dalla tradizione) erano tutti orientali tranne cinque: Marco di Calabria dall'Italia, Cecilio di Cartagine dall'Africa, Osio di Cordova dalla Spagna, Nicasio da Digione dalla Gallia, Dominio di Stridone dalla provincia danubiana.
Per la verità, l'Imperatore Costantino invitò tutti i 1800 (!!) vescovi della Chiesa cristiana di allora (circa 1000 in Oriente e 800 in Occidente). Tuttavia, solo da 250 a 320 vescovi furono in grado di partecipare. Riguardo al numero esatto di partecipanti, le fonti coeve non sono concordi: secondo Eusebio di Nicomedia erano 250 e non 318, ma poco importa.
ll “Simbolo”, cioè il Concilio del 381, stabilì esplicitamente la dottrina ell'homooùsion, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato, ma invece che fu generato (genitum, non factum), e nega che la sua esistenza sia posteriore al Padre, il quale esisteva da sempre, dall'eternità (ante omnia saecula). Come si vede, si tratta di distinzioni sottilissime e sofisticate (oppure “sofistiche”?) che concludono discussioni accese e molto lunghe, che impegnarono per lunghi mesi i vescovi, ospiti di Costantino, che ovviamente doveva sostenere le spese di alloggio e vitto di quel centinaio di alti prelati, tutti coltissimi e ferratissimi in filosofia e teologia, ma pure nell'arte oratoria. Alla fine, dopo mesi di discussioni, dato che costoro non si mettevano d'accordo, sembra che la decisione sulla divinità di Gesù, come terza persona della Trinità, fu presa ed imposta da Costantino, stanco di quelle discussioni che lo impegnavano e distoglievano da ben altri e più concreti problemi politici che il vasto impero poneva alla sua attenzione e decisione.
In questo modo, l'arianesimo venne negato in tutti i suoi aspetti. Inoltre, nel Concilio venne ribadita l'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto con le
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dottrine che arrivavano a negare la crocifissione (i musulmani ritengono che Gesù sia stato un profeta, ma che non fu crocifisso, perché Dio Padre/Allah inviò sulla croce un sosia di Gesù), e si dichiarò la nascita virginale di Gesù (nacque da Maria Vergine – cfr. Vangelo secondo Matteo 1,18 e 25, e Vangelo secondo Luca 1,34–35). Addirittura fu inviato l'anatema (scomunica o accusa di eresia) contro i sostenitori di certe affermazioni ariane (cioè contro coloro che dicono: "C'era (un tempo) quando (Gesù) non c'era", e: "Prima di essere generato (Gesù) non c'era".
Mi pare interessante ricordare che la controversia ariana scoppiò nel IV sec. d.C. ad Alessandria d'Egitto fra i seguaci di Ario e i seguaci di Alessandro, vescovo di Alessandria. In un periodo in cui la dottrina della Trinità non aveva ancora preso una forma definitiva, la Chiesa affermava che il Figlio fosse uguale al Padre cioè divino come il Padre, cioè composto della stessa sostanza (nel senso aristotelico del termine). Gli ariani, invece, sostenevano che Padre e Figlio fossero due distinti esseri divini: in particolare, il Figlio, pur essendo perfetto come creatura, era stato comunque creato dal Padre. Gran parte della disputa riguardava la differenza fra l'essere "nato" o "creato", e l'essere "generato" dal Padre. Gli ariani dicevano che i due concetti erano la stessa cosa, i seguaci di Alessandro no. In effetti, molti dei termini usati nel Concilio di Nicea erano abbastanza oscuri per coloro che non parlavano il greco o che non lo conoscevano bene perché vi era una sottilissima differenza fra le parole del greco ellenistico come "essenza" (οὐσία,ousìa), "sostanza" (ὑπόστασις, hypòstasis), "natura" (φύσις, physis), "persona" (πρόσωπον, pròsopon), ecc. ecc.
Gli ariani, dal canto loro, credevano che, siccome il Padre aveva creato il Figlio, il Figlio doveva essere stato “emanato” dal Padre, e quindi essere meno del Padre, in quanto il Padre è eterno, ma il Figlio è stato creato dopo di lui, e, quindi, non poteva essere eterno (nel senso cheAristotele dava al concetto di infinito). A sostegno della loro tesi gli ariani citavano le Scritture, per esempio Giovanni 14,28: «Avete udito che cosa vi ho detto: vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me».
Come prima ricordato, la Trinità dei Cristiani è analoga alle triadi venerate o riconosciute in altre religioni più antiche che ugualmente ritenevano possibile che il Dio o un dio si accoppiasse con una donna, generando dei semidei o degli eroi. Per i Cristiani, Dio Padre ebbe un figlio mettendo incinta la Vergine Maria mediante lo Spirito Santo, ma analoghe situazioni si erano verificate secondo altre religioni. Cito ad esempio, la religione politeista degli antichi greci, secondo cui era frequente il caso che il padre e re degli dei Zeus si invaghisse di qualche bella ragazza “umana” e si accoppiasse con lei: Zeus (Giove per i Romani) era proprio un donnaiolo che faceva incavolare la sua legittima consorte Era ( Giunone per i Romani) , perché andava ad accoppiarsi con delle belle ragazze terrene: vedasi il caso di Europa, per
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sedurre la quale Zeus si “travestì” da un bellissimo toro bianco. Così si accoppiò con lei nell'isola di Creta e dalla unione sembra sia nato il Minotauro che viveva nel famoso labirinto. Altro caso è quello di Leda quando Zeus si trasformò in un bellissimo cigno bianco, che poi si accoppiò con la bella ragazza! Non si hanno notizie del figlio o della figlia nata da quest'ultimo accoppiamento. Altro caso di accoppiamento di Zeus con una donna fu quello con Olimpiade, la madre di Alessandro Magno: Gesù conquistò il mondo “religioso” con la sua crocifissione, e Alessandro conquistò il mondo “politico” allora conosciuto, ma per far ciò dovette far crocifiggere 2.000 abitanti dell'Isola di Tiro che aveva osato resistergli e che conquistò dopo 8 mesi di assedio! Anche Pompeo, intorno al 70 a.C (?) fece crocifiggere migliaia di prigionieri-schiavi facenti parte dell'esercito di Spartaco a conclusione della rivolta dei gladiatori e li fece esporre nella via Appia nel tratto da Roma a Capua.
Ciò dimostra che la crocifissione era molto in uso nell'antichità, non solo fra i Romani, ma pure fra i Macedoni e direi anche fra gli ebrei che gridarono a Ponzio Pilato, alla fine del processo a Gesù, “crucifige, crucifige!”.
Ricordo che i figli di questi ed altri accoppiamenti fra Zeus ed una donna erano considerati dei “semidei”, come Eracle (o Ercole per i Romani), o come Achille (figlio di Peleo e di Teti, la quale aveva fatto innamorare Zeus che dovette rinunciare a possederla), ma non erano riconosciuti come degli dei in senso compiuto, esattamente della stessa “natura” e sostanza di Zeus-padre (invece, i cattolici ritengono che Dio Padre e Gesù siano della stessa “sostanza” divina).
Per non rimanere indietro rispetto a Zeus in fatto di scappatelle con donne belle, Giove si accoppiò con una donna di nome Leto che ebbe due gemelli Diana ed Apollo. Altro caso di accoppiamento fra un dio ed una donna fu quello di Marte con la sacerdotessa romana Rea Silvia, che in quanto vestale doveva rimanere vergine, ma che invece cedette al dio Marte e generò, secondo la leggenda, Romolo e Remo, poi allattati dalla lupa capitolina. Per la verità, secondo un'altra leggenda, Romolo e Remo vantavano una discendenza da Enea, sacerdote troiano che assieme al padre Anchise ed ai superstiti del sacco di Troia arrivarono nel Lazio. Enea fondò Lavinia sulla costa (ora Ostia? O Anzio?) e portò con sé e riaccese il fuoco sacro ai propri lari (cioè ai propri antenati divinizzati), e la fiamma che non doveva mai spegnersi, come i lumini che si mettono sulle tombe dei cimiteri e/o negli altarini ai vari santi cristiani che si incontrano nelle strade di campagna. Ricordo che anche sulle strade dell'India ogni tanto c'erano degli altarini dedicati alla Dea Kalì e l'autista del nostro pullman si fermava lì davanti e portava una piccola offerta alla Dea, ma non so se accendeva anche un piccolo lume. Anche le candele che stanno accese nelle chiese accanto agli altari ricordano queste usanze di tenere accesa una fiammo in onore della divinità, tanto che il compito principale delle Vestali, vergini sacerdotesse della dea romana
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Vesta, era quello di mantenere sempre acceso il fuoco sacro del tempio, fuoco che dopo mille anni venne fatto spegnere dall'Imperatore Teodosio nel 394 d-C..
Nello zoroastrismo il fuoco è simbolo di spiritualità e purezza, tanto che esso arde sugli altari, come ad esempio nel tempio di Ateshgah in Azerbaigian.
Abbiamo prima accennato alla dea Vesta di cui Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, era sacerdotessa. Tutt'oggi nei Fori Imperiali di Roma si possono vedere i resti del tempio circolare (simbolo della vita) della dea Vesta , come ad Atene, sulla collina sacra ove si erge il Partenone, le sacerdotesse di Atena Partena che si trovavano nel tempio al servizio della Dea Atena, molto probabilmente dovevano anch'esse tenere sempre acceso il fuoco in onore della divinità.
Una curiosità a proposito di vergini addette a non fare spegnere il fuoco: Tutti crediamo che i robot siano una invenzione piuttosto moderna: ma ci sbagliamo, perché Vulcano, dio zoppo figlio di Zeus e di Era, dio del fuoco e della lavorazione del ferro, dopo avere forgiato le armi di Achille e di Enea si costruì delle donne meccaniche, fatte tutte d'oro, che parlavano e lo aiutavano nei lavori della fucina (che era dentro l'Etna (o Vulcano, nelle Isole Eolie-16-!!). Ed uno dei loro compiti sarà stato quello di non fare mai spegnere il fuoco del vulcano!! Il bello è che esse ci sono riuscite così bene che il fuoco dell'Etna e di Vulcano continua ancor oggi a restare acceso!!
4. Leggi e Comandamenti
4.1. Ebrei e Cristiani
I Dieci Comandamenti rappresentano la legge fondamentale del patto fra Jahveh e le dodici tribù di Israele e furono scolpite su una stele sul Monte Sinai, innanzi ad uno stupefatto Mosè che si ustionò un po' il viso guardando il roveto ardente che bruciava, ma non si consumava mai, nei pressi del quale stava il sasso, o meglio la stele, su cui Dio scolpiva col fuoco le varie lettere (cuneiformi?) delle parole formanti i dieci comandamenti. In proposito, anche se la data di questa iscrizione sul Monte Sinai è assolutamente incerta, quel che si può dire è che, anche se il lavoro fu opera miracolosa di Dio Onnipotente, non fu possibile scrivere i Dieci Comandamenti prima che fosse stata inventata la scrittura nel 3.200/3.100 a.C.! Non sappiamo in che lingua essi fossero scritti (forse in aramaico, la lingua parlata dagli ebrei), per cui essi possono essere datati, provvisoriamente, nella prima parte del XIII secolo avanti Cristo. Non esiste però alcuna effettiva prova dell'esistenza della stele che seguendo l'ordine di Dio, venne riposta da Mosè in un cofanetto, l'Arca dell'Alleanza, anch'esso costruito su ordine di Dio, il quale diede precise indicazioni sulle misure (altezza, lunghezza e larghezza) che esso doveva avere. L'Arca fu posta nel tempio e successivamente fu portata a Babilonia, ma fu riportata indietro quando gli ebrei ritornarono a Gerualemme dopo il periodo di schiavitù a Babilonia. La stele
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su cui erano stati scolpiti i Dieci Comandamenti ed il cofanetto che conteneva la stele, cioè l'Arca dell'Alleanza, che erano stati custoditi nel Sancta Santorum del tempio di Gerusalemme fino al regno di Salomone, secondo alcuni studiosi, furono rubati proprio dal figlio di Salomone e della Regina di Saba, di nome Menelik, che li portò nel Corno d'Africa, in Eritrea dopo aver navigato coi suoi giovani compagni contro corrente per tutto il Nilo ed essersi fermato per qualche tempo con i suoi compagni nell'Isoletta di Elefantina, che si trova nei pressi della prima cateratta, proprio di fronte a Luxor ed alla Valle dei Re, dove sono sepolti molti faraoni d'Egitto. Nell'Isola di Elefantina, che ho avuto il privilegio di poter visitare, sembra sia esistita o esista ancora una piccola comunità di ebrei, forse gli “eredi” di alcuni dei compagni di Menelik che decisero di fermarsi prima di affrontare le varie cateratte esistenti nel Nilo Bianco ed Azzurro, cioè a Nord dell'Egitto.
I Dieci Comandamenti degli Ebrei, recepiti tali e quali dai Cristiani, sono conosciuti da tutti, ed iniziano con l'affermazione:
“ Io sono il Signore Dio tuo:
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non nominare il nome di Dio invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
4) Onora il padre e la madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere atti impuri.
7) Non rubare.
8) Non dire falsa testimonianza.
9) Non desiderare la donna d'altri.
10) Non desiderare la roba d'altri.”
Il Decalogo costituisce un'unità organica, in cui ogni «Comandamento» rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un Comandamento è infrangere tutta la Legge. Per i cattolici chi infrange un Comandamento fa peccato mortale, che può essere cancellato dal pentimento e dalla penitenza stabilita dal sacerdote a conclusione del Sacramento della Confessione. Non è specificata, come nella Shari'ah coranica, la singola pena applicabile alla singola disobbedienza al dettato del Corano, ma resta sottinteso che si fa un peccato per ogni Comandamento non osservato.
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4.2. Buddisti
Anche i Precetti del Buddismo sono molto antichi in quanto pare che siano stati formulati intorno al 2.500 a. C. Secondo la scuola Theravāda esistono tre gradi di precetti, a seconda del livello di pratica che l'individuo si sente di impegnarsi a seguire. Questi sono:
• i cinque precetti (pañca sīla); sono quelli che si raccomandano di seguire a tutti i
laici che si dicono buddhisti e consistono nel:
1. astenersi dall'uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;
2. astenersi dal rubare;
3. astenersi dall'erronea condotta sessuale;
4. astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;
5. astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale.
Notiamo che il primo precetto coincide con il quinto comandamento (non uccidere), che il secondo coincide col settimo (non rubare) e che il terzo coincide col sesto e nono comandamento (non commettere atti impuri – non desiderare la donna d'altri). Insomma, possiamo dire che vi sia una notevole somiglianza tra alcuni dei primi cinque Precetti e taluni Comandamenti. Tuttavia, il buddismo prevede alcuni precetti che non trovano riscontro fra i Dieci Comandamenti; infatti, oltre ai cinque Precetti per i “laici”, vi sono gli otto Precetti (attha sīla), cui deve adeguare la propria condotta chiunque si trovi in un tempio e che si raccomanda a tutti i laici che si dicono buddhisti praticanti di seguire almeno nei giorni di osservanza (i giorni di uposatha, ossia i giorni di luna piena, luna nuova e i quarti di luna intermedi !!!).
Pertanto, ai cinque precetti di cui sopra, bisogna aggiungere i seguenti:
6.astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all'alba seguente;
7.astenersi dal cantare, ballare nonchè dalle attività ludiche in genere, dall'uso di gioielli, cosmetici o profumi;
8.astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive.
In altri termini, nei “giorni di osservanza” non bisogna prendersela troppo comoda!!
Infine, sono dieci i precetti (dasa sīla), che devono sempre osservare tutti i novizi, le novizie, i monaci e le monache, e cioè:
1. astenersi dall'uccidere;
2. astenersi dal rubare;
3. astenersi da qualsiasi genere di condotta sessuale (questo precetto coincide con il celibato e l'astinenza previsti per i membri del clero cattolico come preti, monaci, monache, ecc. ecc.);
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4. astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo;
5. astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale;
6. astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all'alba seguente;
7. astenersi dal cantare, ballare e dalle attività ludiche in genere;
8. astenersi dall'uso di gioielli, cosmetici o profumi;
9. astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive;
10. astenersi dall'accettare oro e argento (valori e denaro in genere).
In buona sostanza, possiamo concludere affermando che si tratta in tutto di dieci
Precetti, come i Dieci Comandamenti. La differenza è che se ne devono osservare solo cinque o solo otto o tutti e dieci, a seconda della “posizione” del fedele buddista e/o del periodo temporale, e cioè dei “giorni di osservanza”.
Diversamente dai Comandamenti che devono essere osservati, altrimenti si fa peccato, i Precetti costituiscono una guida etica essenziale per l'aderenza del praticante ai principi morali buddhisti dell' “ottuplice sentiero”, che illustra le "tre pratiche dell'Etica", cioè :
• la retta azione;
• la retta parola;
• ed i retti mezzi di sussistenza.
Inoltre, da ciascun precetto si ricaverebbe il rispetto per la vita e la compassione per tutti gli esseri, nonché la decisione di mantenere sani, nel corpo e nella mente, l'uomo, la comunità spirituale, la famiglia e la società. Ogni precetto include alcuni aspetti: la consapevolezza della sofferenza generata da un comportamento erroneo;
la determinazione ad astenersi da quel comportamento;
• coltivare la generosità e proteggere la vita;
• avere una vita sessuale sana e coltivare rapporti sinceri;
• parlare con schiettezza e con gentilezza;
• mantenere la chiarezza mentale.
Secondo la dottrina buddhista, realizzare il vero significato dei precetti vuol dire riuscire a far luce sulla natura della sofferenza esistenziale. Osservo a questo punto che questa è una concezione pessimistica della vita! Per i Buddisti, la vita non è gioia e felicità, ma è sofferenza, sofferenza che, a mio modesto avviso, è giustificata dalla credenza che l'anima non muore con il corpo, ma sopravvive, reincarnandosi in altri esseri che non avranno altro dalla vita che sofferenza! La sofferenza di non poter scomparire per sempre, assorbiti o meno dal Cosmo!
Secondo la dottrina cristiana (ebraica e musulmana) l'anima del defunto andrà in Paradiso e sarà felice per l'eternità, se la persona si è comportata bene nella vita
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terrena o al purgatorio o all'inferno, se si è comportata più o meno male, e non si è pentita prima di morire. Invece per il buddismo l'anima trasmigra, cioè si reincarna in un altro essere vivente! Una volta, due volte, fino a quando non raggiunge la perfezione e viene assorbita dal cosmo, raggiungendo così il Nirvana. Anche il Dalai Lama,autorità suprema del Buddismo (tibetano), figura paragonabile come autorità religiosa al Papa cattolico o al Pope ortodosso, è frutto di una reincarnazione e non di una nomina o elezione.
La trasmigrazione delle anime e la possibile reincarnazione in una persona appartenente ad una casta inferiore ovvero addirittura ad un animale o altro essere inferiore, come un “innominabile”, non solo quando una persona non rispetta i precetti di cui sopra, ma pure qualora non rispetti rigidamente le regole della propria casta, cercando magari di migliorare la propria posizione economica e sociale, tentando di passare nella casta superiore, è stata a mio avviso una delle cause principali della persistenza per secoli della estrema povertà ed arretratezza di quasi tutto il popolo indiano della quinta casta, mentre i ricchi e benestanti delle prime quattro caste, cioè sacerdoti-bramini, nobili e militari e ricchi commercianti/artigiani sono rimasto troppo pochi per secoli per poter assicurare un minimo di ricchezza e di evoluzione politico-sociale. Infatti, in una società fondata su caste molto rigide, dai limiti invalicabili, dove nessuno può permettersi di “cambiare casta” e di passare da una casta all'altra, salvo, a morte avvenuta, reincarnarsi in una persona appartenente ad una casta ancora più bassa o in un animale, come è stata per secoli la società indiana, tale religiosa certezza ha costituito, a mio avviso, una delle cause più importanti dell'arretratezza e povertà di quasi tutta la popolazione dell'India, che solo molto recentemente sta cominciando a trovare la forza di non credere più a tali precetti religiosi così opprimenti e classisti che hanno condannato l'India alla completa staticità ed assenza di progresso civile ed economico per tanti secoli. E in effetti l'India è uno degli stati che si sta rapidamente evolvendo, migliorando lo stato sociale ed economico dei propri abitanti .
Per la verità, il pensiero filosofico-religioso del Buddismo è parecchio complicato, e bisogna dare atto alla casta dei sacerdoti-bramini di aver studiato bene come rendere incomprensibili ed imperscrutabili le credenze religiose, renderle così complicate che gli appartenenti alle altre caste, ed in particolare alla casta dei più poveri ed ignoranti, cioè degli “innominabili”, che erano i più numerosi, non ci capisse un bel nulla e dovesse fidarsi ad occhi chiusi delle frottole che gli venivano e gli vengono raccontate dai sacerdoti e monaci buddisti. Infatti, secondo alcune accreditate correnti del Buddismo, la morte sarebbe una trasformazione di energia, cioè con la morte la “vita” di colui che muore, non scomparirebbe, ma si trasformerebbe in qualcosa di
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più profondo e “consapevole” (?). Dopo la morte, quindi, per i buddisti, l'uomo non si reincarnerebbe subito, ma continuerebbe ad esistere (dove? sotto forma di energia?) fino a quando non si manifesterebbero le condizioni per una nuova reincarnazione nel mondo della materia. Per la verità, non mi è chiaro se questo discorso vale solo per gli uomini oppure anche per le donne.
Come detto, dopo la morte, il Buddhismo crede in una reincarnazione ciclica nelle diverse specie di esistenza secondo la propria legge personale del "Karma", parola traducibile con "obbligo" o "compito", ma che in realtà rappresenta l'essenza prima di causa/effetto di ogni anima. L'obbiettivo esistenziale è azzerare il Karma, se non ci si riesce in questa vita raggiungendo il Nirvana, ci si re-incarna seguendo le leggi del livello di Karma più appropriate a quel tipo di anima.
Anche per il Buddismo sembra che esista un inferno ed un paradiso . Se l'uomo è stato particolarmente “amorale” in vita, dopo la morte fisica, l'attendono pene infernali di lunga durata (nell'Inferno dei cristiani le sofferenze durerebbero per l'eternità) o media durata (come nel Purgatorio dei cristiani), mentre le buone azioni in vita sono premiate con la dimora in un mondo divino, cioè nel Paradiso . Tuttavia, a differenza dei cristiani e dei musulmani che credono in un Paradiso che dura per l'eternità) il piacevole soggiorno nei piani divini non è per l'eternità, ma temporaneo, perché poi ad un certo punto, ma non è detto quando di preciso, l'anima o il karma si deve reincarnare, e quindi malauguratamente ritornare sulla terra!
La liberazione finale dalle sofferenze e dalle passioni è garantita solo dal raggiungimento della completa illuminazione chiamata Nirvana.
L'obiettivo dell'uomo che segue il cammino di salvezza del Buddha è il raggiungimento della condizione suprema del Nirvana, che si ottiene mediante l'estinzione nella vita terrena di ogni desiderio e l'acquisizione della libertà da ogni forma di condizionamento materiale e psicologico. Ottenuta questa illuminazione interiore il saggio si disfa del carico del Karma che lo lega al corpo materiale preparando la strada alla liberazione definitiva; l'unione al Tutto, l'unione a Dio.
Per la verità, nell'ambito di tutte queste elaborazioni (o elucubrazioni), come prima accennato, non mi è ben chiara la posizione della donna nel Buddismo, se cioè la donna sicuramente possiede il Karma come gli uomini oppure no. E francamente non mi spiego come mai esisteva l'uso consolidato in India di far bruciare, fra le fiamme della pira dove si faceva bruciare il cadavere del marito, anche la moglie a lui sopravvissuta!! Vorrei capire come questa barbara usanza, che oggi forse non è più seguita, si possa conciliare con l'accettazione e pratica dei Principi sopra enunciati, nonché con la credenza che ciascuna anima deve seguire la legge del proprio Karma!! Approfondendo l'argomento, sembra che nel Buddhismo non solo il concetto occidentale di “persona” è considerato una illusione e quindi non esiste
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alcun “Sé”, cioè anima o spirito individuale (anātman) e che la donna possa costituire una persona, un “Sé” ben individuato. Inoltre, pare che, durante la sua predicazione, il Buddha sostenne sempre una fondamentale misogenia, al pari di tutti i filosofi dell'antichità. La donna era vista come una fonte di tentazione del tutto incompatibile con la vita ascetica. Nel Buddismo, come traspare a mio avviso pure nell'Islam e nel Cristianesimo delle origini, la donna ovviamente non veniva considerata come “persona”, ma piuttosto come potere di seduzione che portava all'attaccamento alla vita e che, attraverso la procreazione dei figli ed il susseguirsi delle generazioni, perpetuava nell'uomo (maschio) la condizione di "essere nel mondo" e vincolava, di conseguenza, l'individuo al suo dolore, alla sua cieca ignoranza, alla ruota delle rinascite!! Poiché l'amore e l'unione sessuale sono -secondo Buddha- le forme più primordiali in cui si manifesta la sete di vita, il Buddismo classico non poteva che negare alla donna la possibilità di giungere al Nirvana: l'unica soluzione, per una donna, era quella di estinguere in sé tutto ciò che ha di femminile, cioè in sostanza sforzarsi di sviluppare un pensiero maschile al fine di poter rinascere come "uomo" (maschio)!!!
Ed è per questa impostazione del pensiero di Buddha che egli, solo dopo molte discussioni e polemiche, consentì ad ammettere le donne fra i suoi discepoli, in comunità ovviamente separate, soggette a regole analoghe a quelle degli uomini, ma, pure alla sorveglianza da parte dell'abate della più vicina comunità monastica maschile, con l'obbligo inoltre di obbedire ai monaci maschi di qualunque età. A queste condizioni sarebbe stato possibile anche per le donne raggiungere il Nirvana.
La distanza del pensiero religioso Buddista da quello Cristiano sembra davvero abbissale, perché la donna è senza dubbio alcuno fornita di anima e soggetta alle stesse regole (osservanza dei 10 Comandamenti, salvo quello del “non desiderare la donna d'altri” da cambiare opportunamente in “non desiderare l'uomo d'altra”!). Della sostanziale differenza e subordinazione della donna nel mondo musumano dirò in seguito, mentre a proposito di vita monastica, devo dire che nei Cattolici e negli Ortodossi le donne non sono ammesse al sacerdozio, mentre sono senz'altro ammesse alla vita monastica (anche alla vita di stretta clausura e di abbandono completo del mondo, ma vivendo ovviamente in comunità separate dagli uomini, e soggette, oltreché alla sorveglianza della “madre superiora”, anche all'autorità del vescovo nella cui circoscrizione territoriale ricade il monastero.
Effettivamente, nel Buddismo questa forma di maschilismo è venuta attenuandosi col tempo, fino al punto che si è cominciato a produrre, sul piano artistico, delle figure mitiche del Buddha con aspetti femminili! Analogamente, uno dei più recenti Papi di Roma (non ricordo quale) ha sostenuto che Dio Onnipotente non è solo Padre, cioè di sesso maschile, ma anche Madre, cioè femmina!
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Accontentando le varie tendenze e teorie femministe di assoluta parità fra uomo e donna, quel Papa ha contraddetto così buona parte della dottrina cattolica, sia con riguardo alla miracolosa inseminazione della Vergine Maria attraverso lo Spirito Santo (può davvero esistere un dio femmina che insemina una donna vergine?), sia con riguardo alla Trinità formata da Dio Padre, Gesù Cristo suo figlio e lo Spirito Santo (abbiamo già rilevato che non c'è posto per Maria nella Trinità! La madre di Dio resta di rango inferiore al Dio padre e marito ed al figlio!).
Contrariamente al Cristianesimo, il Buddhismo non considera il “fare famiglia” un dovere o un valore religioso , per cui è tollerata la contraccezione come mezzo che previene il concepimento. Tuttavia, come nel Cristianesimo, non sono ammessi mezzi contraccettivi abortivi, anche se gli aborti sono tollerati dalle autorità ecclesiastiche di vari Paesi Occidentali . Tanto che anche la Chiesa Cattolica si è...arresa!
Il Budda stesso però insegnava che la contraccezione non deve essere usata come mezzo per praticare una sessualità non-riproduttiva o per un controllo delle nascite immotivato. Recentemente, Papa Bergoglio sembra aver accettato il concetto “progressista” della legittimità, anche sotto l'aspetto religioso, del comportamento e dell'attività sessuale degli omosessuali, certo non catalogabile fra le attività riproduttive. Chi non ricorda la frase che egli disse in aereo, se non ricordo male di ritorno da Cuba e dalla visita ad Obama, rispondendo alla domanda di un giornalista: “Chi sono io per condannare gli omosessuali?”!! Come chi sei? Sei il Vicario di Cristo in terra!! Sei il capo della Chiesa Cattolica che vanta un miliardo di fedeli….e non sai chi sei?
Ma ritorniamo alla reincarnazione ed alla metempsicosi che non sembra siano esattamente la stessa cosa. Per la verità, ritroviamo il concetto di metempsicosi nella mitologia greca. Anche Platone ed il matematico e filosofo Pitagora parlarono di metempsicosi, importando questa teoria dall’Estremo Oriente; la dottrina di Pitagora fu adottata da molti suoi seguaci della scuola pitagorica i quali ritenevano che l’anima fosse di origine divina e che quindi il corpo fosse una sorta di prigione, dalla quale ci si poteva liberare solo dopo aver trascorso diverse vite sulla terra.
Comunque il concetto di metempsicosi e di reincarnazione è rifiutato ed inaccettabile per la religione cattolica e cristiana in generale, come pure per i musulmani,(la metempsicosi si ritrova nel manicheismo ed in alcune sette dell' Islamismo come quella dei Drusi).
Concludendo, dal punto di vista orientale, la metempsicosi o trasmigrazione delle anime viene associata ad una vera e propria dottrina popolare sviluppatasi verso la fine dell’età vedica in molte religioni orientali come Induismo, Buddhismo, Sikhismo e Giainismo. Secondo tale dottrina, un individuo può reincarnarsi da un
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organismo a un altro. In realtà sembra sia più corretto parlare di saṃsāra, poiché il tutto nasce e persiste grazie al valore autonomo del karma, ossia dell'azione.
Pertanto, secondo queste dottrine, le azioni positive determineranno il premio della salvezza e della libertà della propria anima, mentre quelle negative lo condanneranno al castigo eterno, che l’uomo stesso raccoglierà nella forma e nelle caratteristiche delle esistenze successive.
Francamente il tutto mi sembra alquanto complicato e forse poco comprensibile non solo a me, ma anche ad una persona che viva in Occidente. Eppure, sembra che tanti giovani occidentali siano attratti da queste teorie e si convertono, almeno così dicono, al Buddismo.
Una ulteriore complicazione è data dal fatto che la donna non è soggetta al ciclo delle reincarnazioni, perché sarebbe più fragile dell'uomo e quindi con un bisogno maggiore della protezione e dell'intervento divino. In alcuni casi eccezionali, come non essere riuscita ad avere figli e per aver avuto rapporti sessuali proibiti con altre donne, è necessaria anche per la donna la reincarnazione, e ciò a seguito della gravità del peccato commesso (anche non aver potuto avere figli è un peccato grave??). Nel testo sulle "reincarnazioni", l'Arizal afferma che talvolta donne che hanno commesso i peccati prima ricordati, con individui dello stesso sesso, potrebbero avere una vita successiva "[quasi] come uomini" (Gate of reincarnation).
L'espiazione dei peccati nel Ghehinnom può valere anche per gli uomini. Quindi uomini e donne che hanno commesso gravi peccati sono condannati al Ghehinnom cioè all'Inferno come accade per i cattivi cristiani!
Quando l'era messianica sarà completata, e tutto il mondo vivrà nella completa rettitudine, non vi sarà più bisogno del ciclo delle reincarnazioni. Nella resurrezione, con la rivelazione del Messia, potrà succedere che due corpi possano ricevere comunque le due anime distintamente anche da una stessa persona !! Cioè sarebbe previsto lo “sdoppiamento” delle anime, in casi particolari!! Questo non potrà accadere per i zoroastriani, i quali credono nella immortalità dell'anima e credono pure che un bel giorno Zoroastro apparirà per giudicare i vivi e morti in una sorta di giudizio universale.
La distinzione in classi, è comune anche all'induismo di cui parleremo in seguito, nonché agli antichi Egizi, ai Greci ed ai Romani. Non mi pare che nel buddismo vi sia il concetto di “peccato”, inteso come lo intendono i cristiani, per i quali esiste l'inferno per coloro che non osservano i Comandamenti. Tuttavia, vi è ugualmente il concetto della punizione, che “colpisce” i cattivi buddisti e che consiste nella reincarnazione della persona che muore in un individuo appartenente ad una “classe” inferiore, o addirittura in un animale!
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Questi concetti sono completamente diversi da quelli insegnati dal cristianesimo, salvo per il …. finale. Quando sulla terra arriverà il Messia, per i cristiani, Gesù Cristo, egli darà luogo al Giudizio Universale ed avverrà la resurrezione dei corpi dei giusti. Ecco allora che ciascuna anima ritroverà il suo corpo e vivrà assieme ad esso la vita eterna! Non è chiaro il luogo ove tutti “ri-vivranno”, in cielo o su un altro pianeta o sulla terra? Ma se il corpo è stato bruciato? L'anima non potrà più trovare il suo corpo! Ecco perché per i cristiani è sostanzialmente proibita la cremazione, perché bruciando, il corpo verrà ridotto in cenere, cioè completamente rovinato e
l'anima resterà senza corpo! Per chi crede nella reincarnazione come i buddisti, che credono anch'essi in una sorta di Giudizio Universale, all'arrivo del Messia, l'anima che avrà trasmigrato da un corpo all'altro durante la vita terrena, che deve fare? Sceglie lei stessa in quale dei corpi vivrà la vita eterna? Oppure si reincarnerà nei numerosi corpi che ha avuto durante la vita terrena? Forse due corpi avranno la stessa anima e due anime vivranno in eterno in uno stesso corpo? Insomma, la cosa mi pare un po' complicata, e la similitudine nella comune credenza in una sorta di “giudizio universale” o “ultimo giorno”, credenza comune pure agli islamici (??), pone il Cristianesimo in una migliore posizione, di maggiore semplicità: ogni anima ritrova il corpo in cui è vissuta, salvo che il corpo sia stato bruciato, cioè cremato! Cremazione che invece avviene frequentemente in India dove le ceneri del defunto vengono gettate nel fiume Gange per ricongiungersi con la Dea Ganga che pianse disperatamente quando venne scacciata dal Paradiso degli dei. Pianse tanto da inondare quasi completamente la terra (similitudine con il Diluvio Universale?) e ci volle l'ingegno di Shiva per incanalare le lacrime di Ganga e formare il fiume Gange!!
4.3. Induisti
L'Induismo (o, Sanātana dharma letteralmente «legge/religione eterna»), è, tra le principali religioni del mondo, quella forse con le origini più antiche; conta nella sola India, all'ultimo censimento per religione effettuato dal governo nel 2011, sono risultati circa 9,7 milioni di fedeli indù (o hindū), su una popolazione di 1 miliardo e 210 milioni di individui.
Il Pantheon dell'Induismo è molto ricco: secondo alcune stime il numero totale delle divinità ammonta a circa 330 milioni!! L'induismo non rifiuta nessuna forma di culto e nessuna credenza religiosa. La divinità più importante è Brahama a cui vengono sovente attribuite tre manifestazioni che costituiscono la “trimurti”, cioè la triade: Brahama, Visnu e Shiva. Brahama svolse un ruolo attivo solo durante la creazione dell'universo. Per il resto se ne sta sempre in meditazione! La sua consorte è Sarasvati, la dea del sapere, ed il suo veicolo è il cigno (ricordo che Zeus si trasformò
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in cigno per accoppiarsi con Leda!). Brahama è raffigurato con quattro teste incoronate e rivolte ciascuna verso uno dei quattro punti cardinali. In ognuna delle quattro mani tiene uno dei quattro libri dei Veda. Non posso non notare la strana somiglianza dei nomi Brahama e Abramo!! Visnù è disceso varie volte dal cielo per distruggere il male e comparirà nuovamente in futuro nelle vesti di Kalki. Shiva è venerato sotto varie forme: può essere il distruttore maligno, oppure il creatore dell'universo o ancora in un'altra incarnazione può essere il seme della vita! Altra divinità importante è Ganesh, il dio elefante, molto conosciuto e popolare; Krishna è un'incarnazione di Visnù inviata sulla terra per combattere, assieme al bene, per sconfiggere il male. E' una figura estremamente popolare e fra le sue caratteristiche vi sono la lealtà e la generosità. Il suo amore per Rada, una donna sposata e per le “gopi” (cioè delle pastorelle) hanno ispirato innumerevoli dipinti e canzoni. Visnù è rappresentato come un essere di colore blu scuro e di solito ha un flauto. Per arrivare a 330 milioni, vi sono poi molte divinità femminili e addirittura parecchie divinità introdotte di recente ad arricchire il Pantheon dell'induismo.
I testi sacri dell'induismo si suddividono in due categorie, quelli ritenuti parola di dio e quelli prodotti dagli uomini. I Veda rientrano nella prima categoria: essi furono scritti in sanscrito vedico intorno al 1000 avanti Cristo e costituiscono, ovviamente, la fonte più autorevole dell'Induismo. Si ritiene che anche il Mahabharata sia stato scritto intorno al 1000 a.C. e che tale libro fosse riservato alla casta dei governanti e dei guerrieri dato che esso narra la guerra degli dei, capeggiate da Krishna, contro i demoni. Il medesimo soggetto è contenuto nel Ramayana composto intorno al III o II secolo a.C.
Su internet si legge che “dare una definizione unitaria dell'Induismo è difficile, poiché esso – più che una singola religione in senso stretto – si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o teologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa”. In tal senso l'erudito francese Alain Daniélou ricorda che gli hindū hanno sempre cercato di costruire corrispondenze fra le varie religioni, filosofie, dogmi e credenze che si rifanno ad aspetti comuni delle forze cosmiche, secondo un comportamento comune a tutto il mondo antico. “ Il Rudra vedico veniva spontaneamente identificato con lo Shiva dravidico, con il Dioniso greco e con l'Osiride egizio. L'induista dice "I cristiani venerano un aspetto di Vishnu che chiamano Cristo": per lui infatti Vishnu non è un dio personale che appartiene a una religione particolare, ma è una realtà, un principio universale, inevitabilmente rappresentato in ogni teologia, in ogni codice di simboli cosmologici o religiosi, presenti in tutte le lingue [...]. La mitologia induista riconosce potenzialmente tutti gli dei. Poiché le energie che sono all'origine della manifestazione costituiscono soltanto aspetti della potenza divina, non può
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esserci alcun oggetto, alcun tipo di esistenza che non sia divino per sua stessa natura.”
Nel 1966 la Corte Suprema dell'India, definì addirittura la qualifica di hindu. e quindi di Hinduism, dal punto di vista giuridico, con i seguenti sette punti:
1. l'accettazione rispettosa dei Veda come la più alta autorità riguardo agli argomenti religiosi e filosofici;
2. lo spirito di tolleranza e di buona volontà per comprendere e apprezzare il punto di vista dell'interlocutore, basato sulla rivelazione che la verità possiede molteplici apparenze;
3. l'accettazione, da parte di ciascuno dei sei sistemi di filosofia induista, di un ritmo dell'esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o yuga che si succedono senza fine;
4. l'accettazione da parte di tutti i sistemi filosofici induisti della fede nella rinascita e preesistenza degli esseri;
5. il riconoscimento del fatto che i mezzi o i modi di raggiungere la salvezza sono molteplici;
6. la comprensione della verità che, per quanto grande possa essere il numero delle divinità da adorare, si può essere induisti e non credere che sia necessario adorare le Murti (rappresentazioni) delle divinità
7. a differenza di altre religioni o fedi, la religione induista non è legata ad un insieme definito di concetti filosofici o religiosi come i Comandamenti ed i Precetti.
In altre parole, la religione induista, come deliberato dalla Corte Suprema della Repubblica Indiana, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista giuridico, cioè del diritto vigente in India, è una religione molto elastica, che non prevede la esistenza di eretici e di eresie, come ad esempio la religione cristiana e quella islamica. Ogni indiano è libero di credere a quello che vuole, purché il suo credo rimanga entro i limiti, piuttosto elastici, sopra indicati.
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La religione vedica è decisamente politeista e nei Veda vengono citati numerosi dei (deva), certamente in numero maggiore dei trentatré a cui la tradizione fa riferimento. Gli dei vedici sono per lo più indoeuropei e alcuni di questi corrispondono, ad esempio, agli dei presenti nei culti iranici e citati nell'Avestā.
Thomas Hopkins e Alf Hiltebeitel ritengono, nei tempi antichi, che la religione della Valle dell'Indo si incentrava sul culto di una divinità femminile, erede di una cultura religiosa rurale più ampia che arrivava all'Elam (oggi Iran sudoccidentale) e al Turkmenistan meridionale.
A loro avviso, tale cultura religiosa si mantenne fino al periodo dell'urbanizzazione quando essa fu separata, con una separazione territoriale e politica di grande rilievo pratico dato che l'Elam finì sotto il controllo dei Sumeri, il Turkmenistan fu conquistato dai nomadi delle steppe settentrionali, mentre gli insediamenti della Valle dell'Indo si espansero verso Oriente e il Meridione, arrivando fino alla pianura del Gange, al Gujarat e all'altopiano del Deccan. La presenza del culto di tale divinità femminile risale al VI secolo a.C., ma tale culto è particolarmente presente nell'area di Mehrgarh. Questo sito fu scoperto negli anni settanta del XX secolo, e copre un periodo compreso tra il VI secolo a. C. e il 2.500 a.C. (inizio dell'urbanizzazione dell'area). Viene ipotizzato dagli studiosi della materia che tale figura di divinità femminile della fertilità e della madre terra, di cui ci è ignoto il nome, sia l'origine del culto della Dea propria dell'Induismo successivo. Faccio modestamente notare che certamente queste divinità femminili vadano unificate e sono equivalenti e corrispondenti a quelle sumere, nonchè a quelle greche, romane, ecc. (Cerere, Diana, la Grande Madre Terra).
Con riferimento alla teoria della reincarnazione, si può dire che benché sia una concezione non presente nella Torah scritta e non esplicita nel Talmud, sembra che la credenza nella reincarnazione non sia estranea nemmeno all'Ebraismo. La reincarnazione è definita Ghilgul ed è insegnata dalla Qabbalah, la componente mistico-esoterica della religione ebraica, basata in buona parte sul valore mistico-occulto dei numeri e delle lettere alfabetiche della lingua ebraica, grazie alla quale vengono estratti dai testi sacri dei significati nascosti e più profondi rispetto a quelli ottenibili dallo studio ordinario.
Fra Qabbala e Corano si potrebbe vedere una certa similitudine fra la sacralità misterica e misteriosa delle lettere dell'alfabeto ebraico e la sacralità della stessa lingua araba, che è la lingua usata da Allah quando rivelò il Corano a Maometto che lo dettò al cognato Alì. Pur se per motivi differenti, similmente l'Arizal ammette che,
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anche per gli ebrei, l'uomo soltanto è passibile di reincarnazioni, perché il “fuoco” dello studio della Torah lo proteggerebbe dal “fuoco” del Ghehinnom, cioè dell'inferno! Lo studio della Torah, che è obbligatorio per l'uomo ebraico, non è considerato obbligatorio per la donna: quindi la donna non è protetta dai suoi insegnamenti ed è soggetta, dopo la morte, all'espiazione dei propri peccati nel fuoco del Ghehinnom. Essa non può espiare i suoi peccati attraverso reincarnazioni successive! Insomma, meglio reincarnarsi una o più volte, che passare subito dopo la “prima” morte alle indicibili sofferenze dell'inferno, del Ghehinnom (la gheenna)!!
4.4. Musulmani
Anche i Maomettani o Islamici, come i Cristiani ed i fedeli di altre religioni, sono divisi in diversi “culti” o sette, con fedeli più o meno numerosi (Sunniti, Sciiti, Salafiti, ecc.). Tutti seguono però i cinque pilastri dell'islam (Arkān al-Islām), i quali indicano i cinque obblighi fondamentali previsti dalla legge religiosa (Sharīʿah) per ogni credente musulmano di qualsiasi sesso, in ottemperanza alla volontà di Dio (Allah). I pilastri possono essere così elencati:
1. bisogna avere fede in Allah recitando le parole: “Non vi è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”;
2. bisogna pregare 5 volte al giorno, dopo essersi purificati lavandosi, rivolgendosi verso la Mecca per rendere lode ad Allah, inginocchiandosi e prostrandosi su un tappetino. Se la persona è anziana può pregare seduta su una sedia. A mezzogiorno del venerdì bisogna ritrovarsi nella Moschea per fare una preghiera comune;
3. bisogna fare l'elemosina per aiutare i più poveri;
4. bisogna digiunare durante il giorno, per tutto il mese del Ramadan, ma si può mangiare e bere quanto si vuole durante la notte di tutto il mese!
5. bisogna fare il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita per tutti coloro che possono permettersi economicamente il viaggio e che siano in grado di affrontarlo fisicamente. Le cinque preghiere quotidiane vanno fatte all'alba, a mezzo giorno, nel pomeriggio, al crepuscolo e di notte. Come detto, prima della preghiera, tutti i musulmani in buona salute devono purificarsi, cioè lavarsi: le abluzioni sono il simbolo del ritorno dell'uomo alla primitiva purezza. Se il credente è a casa sua, sceglie un angolo pulito e prega generalmente su un tappeto o su una stuoia. In Moschea la liturgia non cambia, vi sono particolari gesti che il credente deve fare, ma le direttive vengono date ad alta voce dall'Imam, il religioso o il laico che conduce la preghiera. Il musulmano può pregare anche in ufficio o per strada o dovunque si trovi. Ognuna delle cinque preghiere è codificata da una liturgia che comprende sia il piano individuale che quello collettivo.
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parole, come ad es. il Padre Nostro o l'Aver Maria, oppure se le parole vengono dettate dall'Imam, oppure scelte di volta in volta dal fedele o dall'Imam, ripetendo a memoria alcune “sure” (frasi) del Corano.
In misura maggiore che nell'Ebraismo e nel Cristianesimo, la donna è posta in una posizione molto, ma molto subordinata e sottoposta al padre o al marito o al fratello. La donna a partire dai dodici/tredici anni non deve commettere il “purdah”, ma deve nascondere i capelli con un velo, ovvero, nei paesi più radicali, nascondersi tutta dentro il “burka” che può avere delle fessure oppure una reticella innanzi agli occhi per permettere alla donna di vedere. Secondo le usanze più rigorose, la donna non può uscire di casa se non è accompagnata da un parente maschio.
Risulta evidente la similitudine con il velo delle donne cristiane che, almeno fino a qualche tempo fa, dovevano coprirsi il capo ed i capelli entrando in chiesa (negli ultimi tempi nessuna donna occidentale lo fa e nessuno dice niente!). Anche nei nostri paesi di contadini, specie nel Meridione ed in Sicilia (dove gli arabi musulmani hanno dominato per parecchi decenni nel XI secolo!), le vecchiette e le donne anziane mettono spesso un fazzoletto in testa e lo tengono per tutta la giornata. Ma che dire dall'antica usanza dei cristiani, perpetuatasi fino ai nostri giorni: le ragazze che si sposano, portano il lungo velo bianco (segno di purezza) in modo da coprire i capelli ed anche il volto. Entrano in chiesa accompagnate dal padre o, se non c'è il padre, da un parente maschio. Poi la sposa si toglie il velo dal viso solo davanti allo sposo che l'attende innanzi all'altare!
Altra similitudine riguarda le suore cattoliche che devono costantemente coprirsi i capelli, quando non debbono tagliarseli completamente a zero!! La verità è che i capelli delle donne, possibilmente lunghi e profumati, sono considerati un simbolo di attrazione sessuale e quindi che inducono ….in tentazione i maschi! Quindi meglio non farli vedere! Come i buddisti, anche i musulmani devono togliersi le scarpe quando entrano nel tempio a pregare o a portare offerte. Questa usanza rituale risulta quasi inspiegabile considerato che i due culti, tuttora seguiti in zone molto povere, cioè dove solo pochi privilegiati si potevano e si possono permettere il lusso di portare le scarpe! A mio avviso, tale usanza, applicabile a ricchi e poveri, era ed è volta a portare il ricco ed il potente allo stesso livello del più povero ed umile, che non può permettersi di comprarsi le scarpe: caro ricco signore, se vuoi entrare nel tempio, nella casa di Budda o di Allah, devi diventare uguale al povero, devi umiliarti al suo livello e toglierti….almeno le scarpe! Non mi risulta che analogo obbligo esista o sia mai esistito per i cristiani: entrando in chiesa, gli uomini, in segno di rispetto, devono togliersi di testa il cappello ed entrare a capo scoperto, mentre le donne, al contrario, devono mettersi un velo o uno scialle in testa e nascondere i capelli come le donne musulmane che devono tenere sempre un velo in testa, per nascondere i capelli!! - 28 -
Il Corano (qu'ran: recitazione) non è un testo di storia come in parte sono i Vangeli che in sostanza raccontano la vita di Gesù. Secondo la tradizione islamica esso riporta esattamente le parole che Dio ha affidato al Profeta (che era analfabeta) e quindi ha "recitato" in arabo le parole divine, che solo in seguito sono state trascritte sotto dettatura dal cognato di Maometto di nome Alì. Non si tratta quindi di un testo ispirato da Dio, come nelle Scritture Cristiane, ma opera diretta, immediata di Allah.
Ciò comporta anche un problema linguistico. La lingua nella quale Allah si è espresso è l'arabo: anche se esistono naturalmente traduzioni in tutte le lingue, il vero Corano è solo quello scritto in arabo e in arabo esso deve essere recitato: per questo motivo il termine arabo che indica Dio, cioè Allah, non viene tradotto e anche il nome del profeta, che generalmente noi indichiamo in italiano con Maometto, viene dai fedeli indicato come “Muhàmmad”. Fino a qualche secolo fa, sembra pure che il Corano dovesse essere scritto soltanto a mano, tanto che quando gli inventori veneziani della stampa si arrischiarono a stampare per la prima volta il testo del Corano con caratteri arabi, fu emessa contro di loro una “fatwa” che li condannava a morte (non ricordo se la “fatwa” fu eseguita o meno)!!
Nel Corano troviamo al posto dei Comandamenti, degli ordini precisi di Allah ai suoi fedeli con la indicazione delle pene che devono essere comminate a chi si macchia di certi peccati o illeciti comportamenti.
Infatti, la Sura XXIV (La Luce) dispone quanto segue:
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso:
-- Flagellate la fornicatrice e il fornicatore , ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell'applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell'Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione
-- E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza . Essi sono i corruttori
-- Eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità Allah è perdonatore, misericordioso.
-- Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità, e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori.
-- E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori, e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri.
Come si può subito notare, non è previsto solo un principio o un comandamento o
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un precetto, ma pure una pena precisa, ed un procedimento giudiziario ben definito:
si indicano al fedele precise regole di comportamento alle quali egli deve attenersi.
Nel Corano leggiamo ancora:
Tagliate la mano al ladro e alla ladra , per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è eccelso, saggio. ...
Così si legge nella Sura Al-Baqara (La Giovenca) 275: Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: "Il commercio è come la usura!". Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l' usura.
Come si vede, viene enunciata una precisa pena per i ladri, viene chiarita la differenza fra il commercio lecito e l'usura non lecita, così pure vengono stabilite regole precise per la successione dei beni del defunto dove la donna è sempre sfavorita. E' da notare che mentre non vi è nessun problema in uno Stato occidentale a modificare il diritto successorio, in quanto lo Stato ha creato un determinato diritto successorio e lo Stato può cambiarlo con l'approvazione di una nuova legge successoria, invece per il mondo musulmano la prospettiva è molto diversa: se nel Corano è scritta una norma, questa non può essere cambiata!! E' scritto nella Sura “n-Nisa' “(Le donne):
Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine. Se ci sono solo femmine e sono più di due, a loro [spettano] i due terzi dell'eredità, e se è una figlia sola, [ha diritto al] la metà.
Queste sono parole atemporali di Dio, espresse nella sacra lingua araba e come tali non riformabili. Nessuna considerazione di carattere storico, sociale, giuridico o di altra natura può modificare o solo scalfire ciò che Allah, nella sua infinita sapienza, ha prescritto e ciò che ha prescritto non è un principio generale, ma una precisa norma religiosa e giuridica che va osservata sempre e comunque!
Recentemente sono state mostrate in TV alcune immagini, presentate come riprese in Libia in uno dei luoghi/lager di raccolta dei cosiddetti migranti da parte dei trafficanti di schiavi odierni (che fanno i soldi mettendo i migranti sui barconi che poi vengono “soccorsi” in mare e portati in un “sicuro” porto italiano). Si vedevano uomini che torturavano altri uomini, frustandoli sulla schiena. Tutti, incluso Papa Francesco, si sono scandalizzati ed hanno gridato contro un tale affronto alla persona umana e che bisognava assolutamente sottrarre i poveri migranti dalle zampacce di quegli aguzzini libici e portare i “detenuti” in Italia, accoglierli come fratelli, ecc. ecc. A parte che è difficile dire dove effettivamente siano state girate quelle orribili e crudeli
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scene con due uomini appesi a testa in giù, legati per i piedi, e fustigati nella schiena, bisogna rilevare che nessuno ha detto che nel mondo musulmano, ove si applica la legge di Allah, e quindi anche in Libia, la fustigazione è una pena “legale” prevista e normalmente applicata, come il taglio della mano ai ladri, la lapidazione alla donna adultera, ecc. ecc. Mi chiedo come possa fare un musulmano a integrarsi, restando credente, ad adattarsi alle nostre leggi, se queste sono in assoluto contrasto con quelle della sua religione!! Ma allora, li dobbiamo convertire a forza, come hanno tentato di fare i Gesuiti al seguito dei “conquistadores” delle Americhe, circa 500 anni fa? Ho bisogno di qualcuno che me lo spieghi….anche perché, normalmente i musulmani sono molto più fermi nella loro fede di quanto non siano diventati i cristiani ed i cattolici di oggi, che praticano la religione ...all'acqua di rose!! Quando la praticano...e comunque sanno ben poco della religione cattolica o cristiana, immaginiamoci delle altre!! In proposito, lo studioso Giovanni De Sio Cesari, nel suo saggio “ Fra Islam e Cristianesimo – Shariah la legge islamica” , pubblicato su internet (e da cui ho tratto le citazioni del Corano di cui sopra), ha riferito il pensiero del saggio musulmano, Abu l'Ala Maududi, importante teorico pakistano:
“Ancora ai nostri giorni, certuni non apprezzano tutti i meriti di questo codice (cioè la SHARI'AH), ma il progresso getterà su di esso nuova luce e metterà in evidenza la sua superiorità. Il mondo, bon gré mal gré, si orienta verso la direzione indicata da molto tempo dal Codice divino. Moltissimi che rifiutavano di accettarlo sono, adesso, dopo secoli di tentativi alla cieca, di prove e di errori, obbligati a adottare certe disposizioni di questa Legge. Coloro che negavano la veridicità della Rivelazione ed accordavano tutto il credito alla nostra fallibile ragione umana, dopo aver commesso gravi errori e vissuto sgradevoli esperienze, adottano, in una forma o nell'altra, le disposizioni della SHARI'AH. Ma quale perdita. Ed ancor oggi ciò è fatto solo parzialmente”!
(Abu l'Ala Maududi: “Conoscere l'Islam” : traduzione in italiano dell'originale in Urdu "Risalaediniyat", proposto dal Centro Islamico di Bologna).
De Sio Cesari ritiene che “in Occidente crediamo che i principi della nostra legislazione finiranno con l'imporsi anche nei paesi mussulmani, anzi giudichiamo il livello di civiltà di un paese mussulmano dalla adozione di principi occidentali e pensiamo che a Kabul le donne presto riporranno il burqa fra le curiosità del passato : specularmente in Afganistan si crede seriamente e vivamente che un giorno anche a Parigi e a New York le donne andranno velate.”
Tornando al discorso dell'arrivo dei migranti musulmani in Europa, certo col tempo ci sarà integrazione, ma visto che sono i musulmani a venire in massa in Italia ed in Europa, e visto che la maggior parte dei musulmani è fermissimamente convinta
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della sacralità del Corano e della correttezza delle loro idee religiose e sociali, sarà molto probabile che l'integrazione si verifichi esattamente nel senso inverso a quello che si ritiene stoltamente in Occidente, ove le motivazioni religiose e sociali sono ai minimi storici: mi sa tanto che, continuando così, senza alcuna vera opposizione del Cristianesimo e della nostra cultura e civiltà, che abbiano davvero ragione gli afgani ed i talebani: “Un giorno anche a Parigi ed a New York le donne andranno velate”, nonché si taglieranno le mani ai ladri, si fustigheranno i ribelli, ecc. ecc.
Per completare il quadro delle prescrizioni della religione islamica, divenuta così seguita anche in Italia ed in Europa dato il grande flusso di immigrati islamici degli ultimi anni, riporto alcune massime sulle donne ricavate dal Corano:
Sul matrimonio
Nel passaggio IV: 3, si legge a proposito di matrimonio e poligamia: “Se temete di non esser equi con gli orfani, sposate allora fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso; questo sarà più atto a non farvi deviare”.
Sulla violenza domestica
Capitolo IV: 34: “Gli uomini sono preposti alle donne, perché Dio ha prescelto alcuni essere sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle; le donne buone sono dunque devote a Dio e sollecite della propria castità, così come Dio è stato sollecito di loro; quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele; ma se vi ubbidiranno, allora non cercate pretesti per maltrattarle, ché Iddio è grande e sublime”.Devo precisare che la Shariah non riguarda esclusivamente i delitti e le pene, ma tutto il comportamento del buon musulmano, suddiviso in quattro settori:
1) Fard (obbligatorio). Ad esempio: le cinque preghiere durante la giornata, il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, l’elemosina obbligatoria ai poveri, il digiuno durante il giorno nel periodo del Ramadan.
2) Mustahabb (consigliato). Ad esempio: la circoncisione maschile (obbligatorio per gli ebrei) ed il pellegrinaggio alla Mecca più volte nella vita.
3) Makruh (sconsigliato). Chi compie un’azione makruh non viene penalmente perseguito, ma semplicemente deplorato dalla comunità. Un esempio: non invocare Allah e non lavarsi le mani prima di mangiare,
4) Haraam (esplicitamente vietato). In questa categoria oltre ai delitti ed ai reati, sono comprese anche delle norme comportamentali che riguardano l’abbigliamento e l’alimentazione, ad es. è vietato mangiare carne di maiale.
ALAL significa invece legittimo: ad es. le carni si possono magiare solo se l'animale è stato ucciso nel nome di Allah, e dissanguato: deve essere una sorta di sacrificio.
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5) Nella Sharia è contemplata la pena di morte in quattro casi:
Omicidio, adulterio, bestemmia contro Allah ed apostasia (abbandono della religione islamica, e quindi conversione del musulmano ad altra fede).
In tutti e quattro i casi è richiesta la testimonianza di quattro musulmani adulti oppure una completa confessione da parte del colpevole.
Per quanto riguarda l’omicidio, alcune scuole giuridiche islamiche sostengono che va punito con la morte solo nel caso che la vittima sia un “fratello” cioè un musulmano.
Sulle vergini in Paradiso
Nel capitolo del Corano dedicato alla Sura della misericordia, il passaggio LV: 56 dice che c'è qualcuno che aspetta in paradiso quel credente che muore abbracciando la fede di Allah oppure quel credente, che noi chiamiamo terrorista, che si fa esplodere fra la folla per ammazzare quanti più infedeli possibile: “E vi saranno fanciulle dallo sguardo modesto, mai prima toccate da uomini o ĝinn – qual dunque dei benefici del Signore voi negherete?”.
Ed ancora nei LVI: 36-37-38: “E le fanciulle le creammo a nuovo e ne facciamo vergini, amanti, coetanee per quelli della destra”;
ed infine LXXVIII: 31-33: “E invece ai Pii toccherà luogo agognato, giardini e vigneti, fanciulle dal seno ricolmo coetanee”.
Nonostante queste belle parole, che possono sembrare un omaggio alle donne, possibilmente vergini, devo sottolineare che dal punto di vista giuridico, secondo la Shariah, la testimonianza della donna vale la metà di quella di un uomo. Quindi per testimoniare un certo fatto, mentre basterebbero ad es. due uomini, sono necessarie quattro donne!! Analoga situazione si ha, come abbiamo visto, nel caso delle norme testamentarie! Anche in quel caso, la donna vale la metà dell'uomo!!
E' stato spesso chiarito il motivo che spinge i terroristi-fondamentalisti islamici (in genere sono sunniti e salafiti) a farsi saltare in aria assieme al maggior numero di infedeli, cioè possibilmente ebrei e cristiani, ma anche musulmani sciiti. Ovviamente, oltre all'odio contro gli infedeli o gli eretici ed il loro modo di vivere (cioè il nostro modo di vivere!!), vi è certamente la fermissima fede e certezza che in qualità di “martire”, il fedele terrorista musulmano salirà subito in paradiso per potersi godere le sette vergini che toccano di diritto a ciascuno di loro….Per la verità i veri “martiri” sono quelli che vengono uccisi da questi pazzi terroristi religiosi, come veri martiri furono i cristiani, che vennero torturati ed uccisi dai romani e da altri popoli antichi, nonché gli ebrei, deportati e uccisi dai nazisti nei lager tedeschi!
In un’intervista al "Deutsche Welle", la signora Lale Akgün, già rappresentante del SPD al Bundestag, ed esperta di Islam, ha spiegato che l’immagine che hanno gli uomini musulmani delle donne deriva direttamente dal Corano, in base al quale vi
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sono donne “buone” e donne “cattive”, cioè quelle “credenti” e quelle “non credenti”. “Basta vedere che il Corano dice che la donna ha la metà del valore dell’uomo per capire quanto è patriarcale l’Islam. Chi sostiene questa visione dice
che l’Islam non è una fede, ma uno stile di vita. Io sono musulmana, ma per me la religione è qualcosa di privato. Per i fondamentalisti è una ragione di essere e non sono compatibili con il mondo moderno. Il loro credo è legato a un sistema di valori e uno stile di vita nato nel VII secolo nella penisola arabica”.
Conclusione sull'Islam
Questa è la verità, il buon musulmano deve credere ciecamente ai dettami del libro sacro, che conosce quasi tutto a memoria (mentre sono pochissimi i cristiani cattolici che hanno letto i Vangeli e men che meno la Bibbia), ben sapendo che non vi è la possibilità di cambiare neppure una virgola al testo sacro ed immutabile!! E a proposito della donna, essa non conta nulla, tanto che sembra che nel Corano non vi sia scritto nessun nome di donna, salvo il nome di Maria (Miryam), madre di Gesù (Isa)! La verità è che il buon musulmano è “fuori dal tempo” e se va “fuori del suo spazio”, cioè se emigra in Italia ed in Europa , molto, molto difficilmente, potrà cambiare il modo di pensare e di ragionare!! Ciò è dimostrato dal fatto che quasi tutti i terroristi che hanno seminato la morte in Europa, sono musulmani di seconda o terza generazione!! Solo una grande ignoranza sia della loro religione, sia dei loro usi e costumi, e cioè in generale della loro “cultura”, e/o una manifesta malafede ed un malcelato interesse politico (la speranza che gli immigrati, una volta divenuti cittadini italiani, votino per loro) può far dire a certi “soloni” della sinistra italiana (ed europea), intellettuali da strapazza, politici e religiosi (anche cattolici, a cominciare da Papa Bergoglio!), che bisogna accogliere tutti indistintamente gli immigrati, anche i musulmani, siano essi bianchi, gialli o neri!! Tanto poi si integreranno facilmente, lavoreranno sodo e ci pagheranno le pensioni ….. Sì, sì raccogliendo “in nero” i pomodori o le arance! Ma scendete dai vostri lussuosi appartamenti del centro delle grandi città e andate in strada ed in periferia, e sentite cosa ne pensa la gente comune che si trova di fronte ogni giorno ed ogni dieci metri questi immigrati più o meno regolari … che spacciano droga, quando non si industriano di stuprare, ammazzare e magari tagliare a pezzettini quelle stupide ragazzine che si fidano di loro come è successo a Macerata!
Per la saggia Akgün, che è di origine turca, la società moderna occidentale ha ignorato pericolosamente il fondamentalismo islamico, fino a venirne travolta: “Un esempio è l’idea di pensare il velo come un segno della ricchezza multiculturale. Questo non ha senso. Quell’abbigliamento è un segnale dell’oppressione verso le donne. Chi promuove quell’immagine della donna con il hiyab non si stupisca quando gli uomini di quella stessa comunità trattano le donne senza velo come
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‘donne di facili costumi’”. Non vi è dubbio che al vedere certe nostre donne o ragazze, anche minorenni, andare in giro per strade, locali e discoteche non tanto senza il velo, ma addirittura….senza veli ed abbondantemente discinte, con camicette attillate e/o scollate, e con cortissimi e attillatissimi pantaloncini, così ridotti da rendere le minigonne simili, quanto a lunghezza, alle tonache delle suore, si resta un po' perplessi: immaginiamoci cosa dovrà pensare un musulmano, anche non fondamentalista, ma semplicemente un osservante degli insegnamenti del Corano.
Capita così che a Macerata un paio di ragazzi/spacciatori africani e musulmani, attirano in casa una diciassettenne, la drogano per bene, la violentano e poi la tagliano a pezzettini e la mettono dentro due valigie, che abbandonano ai margini di una strada! Il bello è che il pubblico ministero ha avuto dei dubbi se dovesse incriminare i due ragazzi, o uno solo di essi, per omicidio o soltanto per la somministrazione di stupefacenti e ….vilipendio di cadavere! Per il “valente” magistrato non c'era la prova dell'omicidio, ma soltanto che qualcuno aveva fatta a pezzi la ragazzina, che era morta per conto suo!!! Magari perché qualcuno che era in casa le aveva fatto ingerire tanta droga da provocare la morte per “overdose”!!A fine novembre 2018 è iniziato il processo e già uno o entrambi gli assassini hanno chiesto di essere giudicati col “rito abbreviato”, obbrobrio giuridico inserito con l'ultima riforma del processo penale, in base alla quale, per non fare faticare i giudici che faticano molto a lavorare in un regolare e “lungo” processo, si abbreviano i tempi e così il colpevole reo confesso ottiene forti sconti di pena: nel nostro caso, solo sei o sette anni, invece dell'ergastolo!! Poi, per buona condotta, anche il colpevole di omicidio è fuori dopo un paio d'anni!!
Ma torniamo all’esperta Agkùn, la quale sostiene che bisogna fare capire con chiarezza ai migranti musulmani che se vogliono godere del sistema sociale di tipo Occidentale, devono accettare tutte le norme di questa società e, aggiungo io, dimenticare completamente le norme religiose/giuridiche contenute nel Corano e/o previste dalla Shariah. Ci riusciranno? Sarà molto difficile! Anche a costo di andare “fuori tema”, credo sia utile ricordare il contesto storico e la condizione della donna nell'era in cui il Corano venne scritto (VI secolo d. C.). Nell’Arabia pre-islamica, cioè anteriore al VI sec. d.C. così come oggigiorno, la condizione della donna era simile a quella degli schiavi: non aveva diritti alla proprietà o all’eredità. Negli affari domestici non aveva voce sui figli, sulla casa o su se stessa. Poteva essere anche venduta o abbandonata dal marito. Non poteva divorziare, anche in caso di violenza o abuso da parte del coniuge, e l’istruzione che riceveva era scarsa o nulla. Questa situazione di degrado è rimasta uguale fino al XIX secolo e fino ad oggi in alcune parti del mondo musulmano (Yemen, Arabia Saudita, Afganistan, Pakistan, ecc.)! Data l'attuale importanza della religione islamica praticata da un sempre crescente
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numero di immigrati musulmani in Italia ed in Europa, mi pare il caso di approfondire un momento quali sono le loro regole religiose in alcuni campi che nel mondo occidentale hanno formato oggetto di recenti conquiste di civiltà.
Per adulterio la Shariah intende qualsiasi rapporto sessuale al di fuori del matrimonio. Se il colpevole è sposato, è prescritta la lapidazione: l’uomo è interrato fino alla vita e la donna fino al petto. Vengono colpiti con pietre non troppo grandi, affinchè la morte non sia troppo rapida!! Se invece il colpevole non è sposato, la pena consiste in 100 frustate! Per tutti i reati in cui è prevista la fustigazione, l’uomo viene spogliato, mentre la donna rimane vestita. Nell'ambito del reato di adulterio è inquadrato anche il rapporto omosessuale che prevede la morte per il sodomizzato e 100 frustate per il sodomizzatore. Secondo la Legge Islamica, gli omosessuali andrebbero arsi vivi, ma quasi sempre, nei paesi che applicano la Shariah, si procede per impiccagione, raramente per crocifissione.
Vediamo ora qualche esempio di reato non punito con la morte, tenendo presente che, nella legge islamica, il carcere è inteso solo come periodo di detenzione, nel quale il condannato possa giungere al pentimento, mentre si ritengono molto più efficaci le punizioni corporali.
Il furto è punito con l’amputazione della mano destra e, in caso di recidiva, anche della mano sinistra.
La rapina viene punita con la decapitazione nel caso che il rapinato sia stato ucciso, col taglio della mano destra e del piede sinistro, se il rapinato non è stato ucciso. La falsa testimonianza e la diffamazione vengono punite con 80 frustate.
Il consumo di vino o altri alcolici comporta una pena che va da 40 ad 80 frustate, così come il consumo di alimenti proibiti (ad esempio la carne di maiale).
In alcuni paesi o particolari regioni, si applica la fustigazione anche nel caso di una donna non correttamente vestita o che sia uscita di casa senza essere accompagnata dal marito o da un parente maschio. Queste norme così severe che abbiamo descritto sono spesso attenuate in molti paesi islamici e spesso sostituite con la detenzione.
I Musulmani sono suddivisi in diverse scuole o fedi religiose fra cui le due più importanti sono quella sunnita e quella sciita (oltre ai salafiti, wahabiti ed altre minori). Le differenze teologiche e legislative sono relative, i sunniti derivano dalle tribù che seguirono il Califfo nominato dallo stesso Maometto, mentre gli sciiti sono considerati “scismatici” ( e odiati dai sunniti) perché alla morte di Maometto si organizzarono in tribù che seguirono come Califfo il cognato di Maometto di nome Alì, cioè colui che aveva scritto materialmente il Corano sotto dettatura di Maometto! Dal punto di vista “organizzativo”, mentre i sunniti non hanno una struttura gerarchica, ma seguono gli insegnamenti delle varie scuole religiose, dette
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“madrasse”, e quindi ogni gruppo di fedeli viene guidato dall'Imam responsabile della moschea ove il venerdì si raccolgono per pregare i membri del gruppo. Invece gli sciiti hanno una struttura gerarchica che sale in dignità e prestigio fino ad arrivare allo Ajatollah, che attualmente in Iran ricopre la massima carica religiosa e politica.
Da segnalare la similitudine che si può vedere tra l'obbligo per il musulmano di purificarsi lavandosi prima di pregare e l'uso dei cattolici di farsi il segno della croce con l'”acqua santa” che si trova all'ingresso dei ogni chiesa.
4.5. Antichi Babilonesi
Dopo aver approfondito i precetti o comandamenti della religione islamica, mi occuperò adesso delle religioni di altri popoli oggi “estinti”, come peraltro si è estinto il loro credo religioso. E ciò, al solo fine di scoprire se vi sono anche in questi casi delle somiglianze. Premetto che leggi e precetti religiosi sono spesso sovrapponibili fra loro e non facilmente distinguibili presso le società di questi antichi popoli, salvo il caso degli antichi Romani.
Iniziamo la nostra analisi con la religione degli antichi Babilonesi, in parte contenuta nel Codice di Hammurabi. Questo “codice” è scritto su una stele di basalto con caratteri scolpiti nella roccia. Hammurabi, era il re di Babilonia che regnò dal 1792 a.C. al 1750 a.C.. La stele è incisa con caratteri cuneiformi (inventati poco prima dai Sumeri) ed è una fra le più antiche raccolte di leggi scritte che ci sia pervenuta. Contrariamente alla stele dei Dieci Comandamenti, di cui non vi è prova archeologica e la cui esistenza risulta solo dalla Bibbia, questa stele è conservata perfettamente nel Museo del Louvre ove qualche anno fa ho avuto il privilegio di poterla ammirare. La stele fu trovata dagli archeologi fra le rovine della città di Susa, in Mesopotamia (odierno Iraq). Anche se si conoscono altre raccolte di leggi promulgate da re sumerici e accadici, le altre raccolte non sono così ampie e organiche come il Codice di Hammurabi, il quale è formato da ben 282 disposizioni di carattere religioso e giuridico, di cui purtroppo molte sono andate perdute ed adesso ne rimangono da 66 a 99. La stele di basalto raffigura, alla sua sommità, il re Hammurabi in piedi, in atteggiamento di venerazione di fronte a Samas, dio solare della giustizia, maestosamente seduto sul trono. Il dio porge ad Hammurabi il codice delle leggi, leggi che dunque erano considerate di origine sacra, come i Dieci Comandamenti. Ecco quindi un altro esempio di leggi o comandamenti religiosi con carattere sacro in quanto consegnati al re dal dio Samas. Il dio Jhaveh diede la Legge, cioè i Dieci Comandamenti a Mosè e, esattamente allo stesso modo, il dio Samas consegnò il proprio codice delle Leggi ad Hammurabi!
Sorge spontanea una domanda: è stato Mosè a “copiare” da Hammurabi, cioè dicendo che Dio gli aveva consegnato le Leggi, oppure è stato Hammurabi a copiare da Mosè?? Ma dal punto di vista storico vi è una differenza importante: la differenza è che del Codice di Hammurabi esiste la prova materiale della iscrizione sulla stele
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con tanto di “data” rilevabile con l'esame del carbonio 14, e invece dei Dieci Comandamenti non c'è alcuna traccia e quindi manca la prova “provata” della sua effettiva esistenza!! E quindi del fatto che la stele coi Dieci Comandamenti sia mai esistita!! Comunque sia va detto che le disposizioni di legge contenute nel Codice Hammurabi sono precedute da un prologo nel quale il sovrano si presenta come rispettoso del dio Samas, distruttore degli empi e portatore di pace e di giustizia.
Il corpus legale è suddiviso in capitoli che riguardano varie categorie sociali e vari tipi di reati, e regola molte delle possibili situazioni della convivenza del popolo del tempo, dai rapporti familiari a quelli commerciali ed economici, dall'edilizia alle regole per l'amministrazione della giustizia. Le leggi sono notevolmente dettagliate, e questo ha fornito un aiuto prezioso agli archeologi. Nelle norme sono specificati i comportamenti illegali e le pene a cui dovevano essere sottoposte le persone che disobbedivano. Ad esempio, era proibito l'adulterio, specie quello compiuto dalla donna, tanto che il marito tradito aveva il diritto di... annegare la moglie infedele buttandola nel fiume Kerka!! Anche in questo caso erano proibiti gli omicidi, i furti e, come detto prima, l'adulterio. Ovviamente allo scopo di garantire la pace sociale questi delitti o peccati sono presenti in quasi tutte le religioni. L'adulterio della donna è considerato un reato più grave di quello commesso dall'uomo, in quanto rende incerta la paternità e la discendenza per linea maschile, a cui gli antichi popoli tenevano moltissimo! A tale proposito ricordo che i Romani avevano capito bene che “mater semper certa est, pater numquam”! Non mi risultano precetti particolari da osservare per i seguaci di Zarathustra che sono ormai rimasti in pochi in India (Mumbai), Turkmenistan, Kazakistan ed altri Paesi orientali. Esiste però l'eterna beatitudine per i buoni e la dannazione per i cattivi!! L'importanza della “discendenza paterna” è confermata, a mio avviso, anche dal cristianesimo delle origini che affermò ben due “discendenze” per Gesù: la prima quale discendente dalla casa di Re David per via del padre “putativo” San Giuseppe e l'altra quale figlio di Dio Padre (tale riconoscimento avvenne qualche secolo dopo la vita e la morte di Gesù, con decisione del Concilio di Efeso, terzo concilio ecumenico, convocato dall'imperatore d'Oriente Teodosio II, concilio che si tenne nel 431 appunto ad Efeso, in Asia Minore, ed a cui parteciparono circa 200 vescovi.
4.6. Antichi Romani
Anche gli antichi Romani avevano i loro “comandamenti”. Le prime leggi, però, erano dodici e non dieci! Si tratta delle Dodici Tavole (duodecim tabulae; duodecim tabularum leges, lex duodecim tabularum). Ma i Romani erano di spirito molto pratico e coi piedi ben piantati per terra, poco inclini a starsene sulle nuvole, ovvero a far pervenire dalle nuvole, cioè dal cielo, cioè dal dio o dagli dei, i comandamenti che dovevano regolare i rapporti sociali fra di loro!
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Nessuno dei Romani del tempo sostenne mai che le Dodici Tavole fossero scritte da un dio. Infatti, dopo un periodo di continue rivolte della plebe contro i soprusi dei patrizi, nell'anno 451 a.C. la plebe chiese di smetterla con le leggi che si tramandavano oralmente, in modo tale da poter contare su leggi scritte ed evitare così gli abusi e i soprusi frutto di interpretazioni di precetti giuridici e religiosi tramandati oralmente date da giudici/sacerdoti che appartenevano alla classe patrizia, cioè dei “patres”, gli originari capi delle sette tribù che risiedevano sui sette colli e che diedero origine alla prima repubblica romana. E allora, dato che i patrizi approfittavano della possibilità di interpretare e manipolare a loro favore le leggi tramandate oralmente, invece di aspettare che un dio inviasse dal cielo le leggi scritte che si dovevano osservare, i Romani decisero di inviare ad Atene una Commissione, costituita da tre membri, al fine di studiare le leggi di Solone. Al ritorno dei tre membri di questa Commissione, nel 450 a.C., i Romani decisero di eleggere un'altra Commissione, questa volta di dieci membri (decemviri legibus scribundis), diretti dal patrizio Appio Claudio Crasso. Tradotte dal greco, le norme originarie, rielaborate, adattate e scritte in latino, fu chiaro a tutti che le varie norme non dovevano essere considerate come dettate da un dio, ma dovevano essere ugualmente e rigidamente rispettate come se fossero sacre (sacros esto), e la loro inosservanza causava pene molto gravi.
Le Dodici Tavole rappresentano una tra le prime codificazioni del diritto romano, anche se le norme in esse contenute sono ovviamente meno antiche delle norme dei mores e della lex regia prima tramandate oralmente. Dette Tavole contenevano norme sia di diritto sostanziale, cioè di diritto commerciale, agrario, di famiglia ( fra cui i diritti del pater familias, il quale aveva potere di vita e di morte sui componenti della famiglia e non solo sugli schiavi!), di regolamentazione dei crediti e dei debiti, incluse le regole per il matrimonio e per l'eredità, ecc., sia norme di diritto processuale, fra le quali vi era una norma che andrebbe, a mio avviso, introdotta oggi in Italia visto che i processi hanno una durata illimitata e durano decine di anni!! Questa norma di diritto processuale prevedeva che se ambo i contendenti erano presenti innanzi al giudice (Praetor), all'inizio del processo, il tramonto doveva essere il limite ultimo entro il quale il processo doveva finire, cioè il processo penale o civile doveva concludersi prima del tramonto del sole nello stesso giorno in cui era iniziato!! Le norme più antiche delle Dodici Tavole prevedevano il divieto dei matrimoni fra patrizi e plebei, ma tali matrimoni “misti” vennero successivamente ammessi nel 445-421 a. C. dalla lex Canulaeia. Era pure prevista la “legge del taglione” che consentiva al singolo cittadino offeso o ai suoi parenti di vendicarsi, arrecando la stessa offesa al colpevole (occhio per occhio, dente per dente); il ruolo dello Stato era quello di garantire che tale vendetta potesse compiersi. Ritengo che questa regola fosse stata prevista in quanto già contenuta nelle Leggi di Solone, - 39 -
vigenti ad Atene quando la Commissione dei tre romani andò ad Atene a studiare quelle norme di legge. Solone, a sua volta, la “copiò” dalle leggi o usi esistenti nel Medio Oriente dove la legge del taglione era già da tempo praticata, come era in uso anche in Israele in quanto prevista dalla legge ebraica. Infatti, il diritto di difendersi, cioè la legittima difesa, ed il diritto di vendicarsi era previsto in numerose leggi e norme religiose dell'antichità. Credo che solo il Cristianesimo abbia attenuato, almeno in parte o in teoria, questa regola: infatti, Gesù suggeriva di porgere l'altra guancia, se qualcuno ti dava uno schiaffo o un pugno!!
Nell'antica Roma, durante i procedimenti penali, l'accusato veniva interrogato (quaestio) e, a volte, per facilitare la confessione poteva essere torturato mediante la fustigazione con la spada o con un bastone o con una cinghia o con una frusta – come sembra sia stato fustigato Gesù – oppure mediante bruciature con un ferro incandescente o con dei tizzoni infuocati, con il detenuto legato ad un ceppo. La condanna a morte prevedeva la decapitazione (con la macabra messa in vendita della testa!), lo squartamento delle membra, che avveniva legando il malcapitato a due o tre cavalli che tiravano in direzioni opposte (abbiamo visto applicare questa pena in qualche film “western” da parte dei pellerossa d'America!). Agli scrittori critici col regime venivano tagliate le mani, ai disertori venivano tagliate le gambe, mentre i criminali che destavano o creavano grandi turbamenti nella popolazione venivano crocifissi, come avvenne per Gesù ed i due ladroni (San Pietro fu crocifisso a testa in giù per sua volontà). La decapitazione veniva usata anche presso popolazioni diverse dai Romani: ne abbiamo una prova con il racconto della decapitazione di San Giovanni Battista (o San Giovanni Decollato) ordinata dalla figlia del Re dei Giudei Erode Antipato e la cui testa venne riposta su un vassoio e portata nella sala del banchetto, dove poco prima Salomè, figlia di Erodiade, che era la “convivente” di Erode, si era esibita in una sorta di danza del ventre! Ciò avveniva intorno al 35 d.C.. Secondo il Vangelo di Matteo sembra che San Giovanni, sia resuscitato e salito, con tutto il suo corpo, direttamente in cielo, come Gesù e come la Madonna e forse anche come San Giuseppe. Pure Papa Giovanni XXIII sembra aver accolto “prudentemente” questa tesi della salita in cielo di San Giovanni, anche se moltissime chiese, in Italia ed all'estero, pretendono di conservare parti del corpo di San Giovanni, come importanti reliquie. Sembra che la testa fosse stata trafugata nel 1.130 e portata a Roma, e da allora custodita nella chiesa di San Silvestro in Capite (cioè con la testa), mentre altre chiese si contendono altre parti del corpo, come la mandibola, il braccio destro, un po' di sangue, le gambe e una o più dita!!! Ma se il buon San Giovanni, che anche il Corano riconosce come uno dei massimi profeti (dopo Maometto ovviamente!), è salito in Cielo, non ditemi che ha lasciato testa, braccia, dita, ecc. sulla terra!! Come si è presentato innanzi a Dio Padre ed a Gesù? Senza testa? E allora, come si conciliano le varie reliquie di San Giovanni custodite sulla terra, con la sua salita al Cielo con tutto il corpo?
Come ho già sottolineato, la crocifissione era largamente in uso nel mondo antico: ad
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esempio, il ribelle egizio Inaro venne crocifisso nel 465 a.C. su ordine del re persiano Artaserse; sembra pure che a Roma alla fine della rivolta degli schiavi guidati da Spartaco, una cinquantina di anni prima della nascita di Gesù, tutti gli schiavi ribelli sconfitti durante l'ultima battaglia furono crocifissi e le croci furono disposte lungo la via Appia, che andava da Roma al mare in direzione di Capua (dove era scoppiata la rivolta dei gladiatori e degli schiavi comandati da Spartaco); gli schiavi crocifissi furono spalmati di pece; poi fu appiccato il fuoco alle croci ed ai crocifissi, così da illuminare la strada da Roma fino ad Ostia per tutta la notte!! Come i fuochi d'artificio! Oggigiorno, per fortuna, questo tipo di ….fuochi non si usa più! In occasione delle feste dei Santi Patroni del paese, specie nell'Italia meridionale, si fanno fuochi d'artificio molto colorati ed a volte rumorosi e le luminarie fanno un grande consumo di corrente elettrica….per la felicità dei Santi protettori, dei paesani e sopratutto con un buon guadagno dell'ENEL!
Poi, ogni tanto, salta per aria una delle piccole fabbriche di fuochi d'artificio, con morti e feriti!! Ma pazienza! Comunque sia, dagli storici e dai giuristi romani la legge delle Dodici Tavole era considerata come la gloria più pura della giovane repubblica romana. Ciò ulteriormente comprova lo spirito pratico degli antichi Romani, che non erano portati per le astratte speculazioni e le credenze religiose!
Cicerone scrisse che i consoli dell'anno 449 a.C., fecero incidere le leggi su tavole
che vennero esposte al pubblico nel Foro di Roma, ma non sappiamo se le tavole fossero di legno, o d'avorio o di bronzo. Quel che è certo è che le XII Tavole erano
scritte in latino arcaico e che vennero affisse nel Foro, dove rimasero fino al saccheggio e all'incendio di Roma del 390 a.C. quando i Galli distrussero tutto.
Come detto, le leggi romane coprivano l'intero campo del diritto (diritto pubblico, penale, privato e processuale. Sembra che le prime tre tavole riguardassero il processo civile e l'esecuzione forzata, la quarta il diritto di famiglia, la quinta le successioni mortis causa, la sesta i negozi giuridici, la settima le proprietà immobiliari, l'ottava e la nona i delitti e i processi penali, la decima norme di diritto costituzionale (valore di legge per le decisioni prese dal popolo in assemblea, proibizione dei privilegi, ecc.), mentre le ultime due -- dette da Cicerone tabulae iniquae -- istituivano il divieto di matrimonio fra patrizi e plebei.
Le XII Tavole prevedevano una sanzione speciale per i casi di lesione patrimoniale come il “furtum” ed i “pauperies” (danneggiamento). E ciò, a somiglianza, almeno per il furto, a quanto previsto dai Dieci Comandamenti. Ecco alcuni esempi di azioni illecite e di rimedi:
• Subiva la pena “incendiale” chi appiccava un incendio all'interno delle mura della città, mentre veniva applicata una pena più lieve a chi appiccava un incendio a una casa. Bisognava valutare se la volontà del soggetto era:
- dolosa: l'autore veniva legato, fustigato e messo a morte con il fuoco; oppure
- colposa: l'autore veniva condannato a risarcire il danno arrecato (“noxiam sarcire”).
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• Nel caso del pascolo abusivo e del danneggiamento notturni del fondo altrui, con il danneggiamento dei frutti, se il colpevole era:
- adulto (pubere): veniva condannato alla pena di morte per impiccagione e sacrificato alla dea Cerere (dea della fertilità dei campi);
- non adulto (impubere): veniva condannato al risarcimento del danno.
• Se una persona mutilava un'altra e non raggiungeva un accordo con essa, si applicava la legge del taglione (Si membrum rupsit, ni cum eo pacit, talio esto). Se qualcuno tentava di rubare nottetempo e veniva ucciso, l'omicidio era considerato legittimo ( Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto).
Forse la nuova legge sulla legittima difesa voluta da Salvini non è poi così sbagliata!Scusandomi per questa lunga digressione che mi ha portato nel campo del diritto romano (a cui sono particolarmente “affezionato”, anche perché ho fatto la mia tesi di laurea trattando un argomento del diritto romano), e quindi un po' al di là del campo religioso, faccio rilevare che nel mondo antico ed anche oggigiorno, nelle aree poco sviluppate ed in particolare ove si osserva la religione islamica, la distinzione fra diritto e religione è alquanto labile e flebile, perché le norme giuridiche ricalcano alla lettera le norme di carattere religioso che sono molto dure!
4.7. Popoli dell'America Meridionale precolombiana
Mi pare opportuno accennare adesso alle religioni delle popolazioni dell'America pre-colombiana: Inca, Maya ed Atzechi. Credo sia sorprendente constatare che, nonostante l'enorme distanza del continente americano dall'Europa, dal Medio Oriente e dall'Oriente (India e Cina), distanza che esclude ogni possibilità che prima del 1400 vi fosse una qualche comunicazione fra gli uomini dei due continenti, vi sono tuttavia alcune idee religiose di base "comuni", come ad es. l'idea che vi sia stato un dio onnipotente e fuori dal tempo che abbia creato l'universo, e cioè il cielo, le stelle, il sole, la luna e la terra!
E' comune l'idea che gli dei abitassero in cielo (ovvero sui monti e sulle colline, che sono più vicine al cielo di quanto non sia la "pianura"), da cui deriva il concetto di montagna o collina "sacra", in quanto esse sono più vicine agli dei che stanno in cielo! La collina sacra è un concetto condiviso da quasi tutte le religioni: ad esempio, sulla collina che sovrasta Atene si trova il Partenone, con i templi più importanti della cultura greca (ogni “polis” greca era situata vicino ad una collina ove erano posti i templi). Il Campidoglio era la collina più sacra per i Romani. Gli antichi egizi non avevano colline nel deserto del Basso Egitto e allora si costruirono le colline artificiali, cioè le piramidi (che hanno la forma di collina) per seppellirvi i faraoni, considerati “divinità terrene”, ecc. Anche gli antichi Ebrei ritenevano sacri i monti: infatti, Abramo portò Isacco sul monte per compiere l'olocausto ma l'omicidio del figlio non si verificò per il provvidenziale intervento dell'Angelo di Dio che portò
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miracolosamente un bel caprone da sacrificare al posto di Isacco (secondo un'altra tradizione “minoritaria” il figlio da sacrificare non era Isacco, ma Ismaele, figlio della schiava egizia Agar e progenitore della etnia araba). Anche i Babilonesi, gli antichi abitanti dell'India ed i popoli dell'America meridionale costruivano templi a forma piramidale, proprio per avvicinarsi al cielo dove abitavano gli dei.
La civiltà dei popoli Inca raggiunse il suo massimo splendore con la massima espansione del loro impero (1438-1527). Nella mitologia inca gli dei si trovavano nel firmamento e si identificavano con gli astri o con altri grandi elementi della natura.
Pachakamaq, era il dio principale, creatore primordiale dell'Universo (il nome deriva da “pacha” = terra e “kamaq” = creatore).
Non mi è chiaro se questo dio sia lo stesso di Wiraqucha, la divinità Inca creatrice (da “quechua” che significa creatore) del sole, della luna e delle stelle, il dio che aveva plasmato i primi uomini nell'argilla, come usando il fango aveva fatto Dio Padre con Adamo!
Ma non è sorprendente questa grande somiglianza fra tutte le religioni?
A tutte è comune l'idea della creazione da parte di un Dio creatore che sta in cielo! Ebrei, cristiani , musulmani, antichi egizi, greci e altri popoli del medio ed estremo oriente, credevano e credono la stessa cosa?! E' stupefacente constatare che praticamente tutte le credenze religiose si basano su un Dio primordiale, al di fuori del tempo, creatore dell'Universo. Addirittura religioni di popoli posti agli antipodi della terra ritengono che lo stesso dio creò l'uomo dal fango o dall'argilla!!
Una tale somiglianza fra religioni del continente euro-asiatico e religione dell'America latina, appare ancora più sorprendente! Possibile che questa idea era già nella mente dell'uomo primitivo (homo sapiens? homo herectus? uomo di Nehandertal?), quando milioni di anni fa, l'uomo iniziò a colonizzare i continenti, incluso il continente americano, quando esso era congiunto alla Russia e/o alla Cina durante il periodo della glaciazione, cioè quando al nord del pianeta il ghiaccio unificava i due continenti e l'uomo primitivo passò dall'estremo oriente al continente americano? Ma come fu possibile superare a piedi enormi distanze, camminando sul ghiaccio!?? Possibile?
Ma torniamo agli Inca. Pachakamaq/Wiraqucha era raffigurato con un disco ovale d'oro che simboleggiava l'uovo primordiale. Ma anche la dea egizia Hathor – dea dell'amore e della femminilità - aveva un disco d'oro fra le corna ed anche Budda ed i Santi cristiani sono raffigurati con un sole o un disco solare dietro la testa! Questa divinità era raffigurata pure con una statua d'oro di un bambino con un braccio alzato in una posa benedicente, ma anche Gesù Bambino ed i santi cristiani sono spesso raffigurati con un braccio alzato in posa benedicente! Il culto di questa divinità principale entrò spesso in conflitto con quello del sole (Inti), sole adorato come dio in tante altre religioni!
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Gli altri dei Inca erano:
• Inti (Sole), creatore e protettore degli Inca, sposo e fratello di Mama Quilla (madre Luna) e di Mama Ocllo (madre Uovo) e padre del primo uomo Inca,
• Pachatayta, marito e fratello della Pachamama (pacha = terra - tayta o tata = padre)
• Pachamama, madre terra, moglie di Pachatayta, protettrice dei raccolti e dea della fertilità (come lo erano Hator, Era, Ishtar,Venere, Bona ed altre divinità).
Anche in questo caso, vi è una grande somiglianza fra Pachamama e le dee protettrici della terra, della fertilità, e dei raccolti delle religioni del mondo occidentale e mediorientale sopra ricordate.
Altri dei minori erano i seguenti:
• Apu dio delle montagne;
• Apocatequil (o Apotequil) dio del fulmine;
• Ataguchu o Catequil dio dei tuoni;
• Cavillaca dea vergine mangiatrice di frutta, da cui nacque Coniraya, dio della Luna;
• Chasca dea dell'alba, del crepuscolo e del pianeta Venere. Era anche protettrice delle vergini.
La religione inca è costituita da una serie di leggende e miti che alimentarono il panteismo dell'Impero Inca, centralizzato a Cuzco, in Perù (che ho visitato nel 2010!). Non sembra che esistessero precisi comandamenti o precetti che i “fedeli” dovevano osservare. Esisteva una strana suddivisione dell'Universo in linee verticali e orizzontali ed una sorta di commistione fra spazio e tempo. Tali divisioni verticali ed orizzontali erano applicate non solo all’universo, ma anche alla divinità somma, che si identifica con l’universo stesso, alle divinità da essa derivate e, pur se in scala minore, anche alle persone, agli animali, alle piante, alla città così come all’organizzazione politica e sociale dell’Impero. Concetti questi davvero originali. Il termine Pacha, terra, significa anche tempo, così come Kay-Pacha significa il mondo di qua, ma anche il mondo di adesso. Lo spazio, secondo questa originale concezione cosmologica, è in continuo divenire, divenire che però non procede in linea retta, ma a cicli: alla fine di un ciclo il mondo di sotto diventa quello di sopra e viceversa, con conseguenze disastrose per il centro che ne risulta distrutto. La cosa più curiosa ed originale, che non trova similitudini nelle altre religioni, è che lo spazio davanti a noi non è il futuro, ma il passato. Secondo questa credenza religiosa, quindi, il tempo procede a ritroso, ovvero il futuro è la ripetizione del passato!! A questo punto, non posso esimermi dal dire che i sacerdoti inca che elaborarono queste teorie, più che avere idee originali, avevano le idee piuttosto confuse, forse perché assumevano un po' troppa cocaina masticando foglie di coca ovvero bevendo troppo thè preparato con foglie di coca, come i peruviani fanno ancor oggi!!
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Secondo un altro mito, il lago Titicaca (sono stato anche là e ho avuto modo di bere una tazza di thè alla coca offerta gratuitamente dall'albergo!) sarebbe all’origine della creazione: il sole, la luna e le stelle sarebbero venuti fuori o usciti proprio dal lago Titicaca, in seguito ad un grande capovolgimento, una giravolta che si sarebbe manifestata con un gran diluvio, dovuto all’unione di tutte le acque. Al ritirarsi delle acque, narra il mito, si andò scoprendo la terra. In questa teoria religiosa troviamo qualche somiglianza con il diluvio universale che sommerse tutto il mondo preesistente a Noè. Praticamente, alla fine del diluvio, Noè “ricreò” un nuovo mondo, in quanto, dopo aver salvato sulla sua Arca una coppia di tutti gli animali, li fece scendere a terra a ripopolare il mondo, il nuovo mondo!
Altra similitudine possiamo trovarla con la creazione del continente indiano in quanto, secondo la credenza del mito della religione Indù. Quando la dea Ganga venne cacciata dal cielo, dove dimorava assieme agli altri dei, essa allagò con le sue acque tutto il mondo fino a quando il dio Shiva non intervenne facendo ritrarre le acque nell'alveo ove tuttoggi scorre il grande fiume sacro Gange, che praticamente attraversa tutta l'India.
Esiste anche un’altra interpretazione della cosmologia andina, interessante perché ci offre una visione organica dell’insieme, ed una qualche somiglianza con la creazione che viene descritta nella Bibbia e condivisa da Platone.
Lo spirito supremo è chiamato Sapan Kamaq ossia ordinatore dell’universo. Tutto l’universo fu creato da Sapan Kamaq con un soffio . Questo soffio, Samay (corrispondente alla parola, al “logos”?), fu l’atto della creazione. Il Samay si ripete, simbolicamente ogni qualvolta si fanno offerte allo spirito della montagna: l’officiante infatti soffia su tre foglie di coca. Anche il contadino, prima di qualsiasi attività di una certa importanza, soffia sulla sua offerta.
ll germe della vita sta in Uku Pacha, nasce dall’ovulo fecondato della donna, come il seme che cade nel solco del campo e poi esce all’esterno. La morte è la strada per un’altra vita; allo stesso modo, quando l’autunno arriva, la pianta inaridisce, il grano si addormenta fino alla prossima esistenza. Morendo l’involucro corporale si dissolve, poi si dissolve l’una (anima) e infine, indistruttibile e incorruttibile, resta il kay (spirito) che dopo aver espiato le sue colpe va fino al regno dei Ruwal, cioè in paradiso o nel nirvana!. Secondo questa credenza religiosa l'uomo ha due anime, l'anima in senso stretto e lo spirito: mentre l'anima si dissolve con la morte, lo spirito non muore mai! Il corpo torna alla Pachamama, alla Madre Terra. Secondo i principi religiosi degli Inca, i buono andranno in cielo, che è il regno del Padre Sole, il Regno della Eterna Luce e dell’Eterno Splendore. Se vi furono colpe, saranno purgate secondo la gravità in Upa Marka (regno del silenzio), in Uku Pacha (l’interno della
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terra, regno delle tenebre o della luna oscura), in Purum Llaqta (regno del deserto) e in Rit’i Tiway (sede delle nevi eterne). L’anima resterà in uno di questi luoghi fino a che lo spirito si sia ripulito e purificato.
Inutile sottolineare le somiglianze con il Paradiso, il Purgatorio e l'Inferno! dei cristiani e dei maomettani o con il Nirvana dei buddisti.
Ogni persona è costituita da tre elementi, cioè siamo tre in uno: abbiamo un corpo, un'anima ed uno spirito, in una costante interazione. Ogni vita è sempre la continuazione di un’altra. Nel sistema ideologico-relogioso Inca vi è un interesse marcato per le osservazioni astronomiche: il che risultava dalla convinzione sia che ogni dio si personificasse in un astro, sia che gli astri divini influissero direttamente sugli eventi biologici, sociali e politici della terra e quindi degli Inca. Anche in questo caso, la somiglianza con l'importanza dell'astrologia nelle antiche religioni europee e mediorientali ed egizie è palese.
Da ciò deriva l’importanza di formare un sistema di calendari associato a rituali religiosi, ad attività sociali e lavorative di tipo periodico: l’adempimento di tali attività dava all’uomo la garanzia di conservare in tal modo l’equilibrio con tutto il cosmo, fra cui in particolare il Mondo di Sopra e il Mondo di Sotto. Sembra che gli Inca si siano basati, per costruire il loro calendario, su di un calendario luni-solare composto da “mesi” o lune, utilizzato nelle ragioni andine fin da prima della conquista Inca. Tuttavia, nella suddivisione dell'anno, mancavano 5 giorni ogni anno e gli Inca non sapevano cosa sarebbe successo in quei 5 giorni! Per accattivarsi la benevolenza degli dei e placarne l'eventuale irritazione, ecco che gli Inca sacrificavano anche le vite di fanciulli e fanciulle!
Per la verità, lo sfasamento fra l'anno solare e l'anno lunare o comunque con l'alternasi delle stagioni, prima dell'”invenzione” dell'anno bisestile esisteva pure in altri calendari, ad esempio in Grecia. Nell'antica Grecia non c'era un solo calendario, ma ogni città aveva il proprio. Il calendario attico era un antico calendario composto da dodici mesi usato dagli ateniesi e la cui forma fu fissata sotto la legislatura di Solone.
I mesi, lunari, si susseguivano con la periodicità di ventinove e trenta giorni; l'ultimo giorno di un mese era detto ἕνη καὶ νέα, "vecchio e nuovo"; questo nome era stato creato da Solone, che però lo riferiva solo ai mesi di trenta giorni. I mesi erano dodici e, per evitare lo sfasamento rispetto alle stagioni, si aggiungeva periodicamente un mese intercalare.
L'inizio dell'anno era determinato dal solstizio d'estate: il primo mese, Ecatombeone, cominciava con la prima luna nuova dopo il solstizio. Il giorno di inizio dell'anno, rispetto al calendario moderno, cadeva fra l'ultima decade di giugno e le prime due di luglio. - 46 -
Di questi mesi il più noto è l'ottavo, Antesterione (anthesterion), sul quale si possiedono ampie testimonianze, dal momento che in esso si tenevano le Antesterie (da cui prende il nome), feste dedicate a Dioniso che celebravano la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.
Dal quinto giorno del mese di boedromione si svolgevano invece i riti di genesi, giorni destinati ad onorare i defunti.
Al fine di sincronizzare il computo lunare dei mesi con quello solare degli anni, dopo due anni composti di dodici mesi lunari (pari a 354 giorni) ne seguiva un terzo composto di tredici mesi (pari a 384 giorni). Quest'alternanza di anni di 12 e 13 mesi portava la durata media dell'anno a 364 giorni, vicino alla durata dell'anno solare, che è di circa 365 giorni e un quarto. Anche nel Medioevo, si ebbero dei problemi prima del Calendario Gregoriano, quando in Europa vigeva il Calendario Giuliano. Infatti, il Calendario Gregoriano guadagna un giorno rispetto a quello Giuliano ogni volta che "salta" l'anno bisestile: così la differenza, che era di 10 giorni nel 1582, è diventata di 11 giorni nel 1700, di 12 nel 1800, di 13 nel 1900; sarà di 14 giorni nel 2100, di 15 nel 2200 e così via. Ma nessuno si mette a fare sacrifici umani come i popoli andini per placare i malvagi dei delle Ande!!! Ma anche in questo caso, a proposito di dei malvagi, anche gli ebrei ed i cristiani credono che vi sia Lucifero. Egli non era un vero e proprio “dio”, ma un “angelo” del Paradiso che volle ribellarsi a Dio Padre e fu cacciato nell'Inferno, dove divenne il principe dei diavoli, origine e causa di tutti i mali del mondo. Il dio Viracocha avrebbe avuto un figlio molto malvagio, di nome Taguapica, che faceva tutto l'opposto di suo padre. Se Viracocha creava uomini buoni, Taguapica li rendeva cattivi… Se il padre creava pianure, lui le trasformava in montagne e viceversa. E seccava pure le fonti d'acqua create dal padre!! Dopo molte simili vicissitudini, Viracocha si stancò di lottare contro il figlio e se ne andò al mare: gettò il suo mantello e scomparve tra le onde!! Lasciando così il mondo alle sue contraddizioni!!
Altro dio importante dopo Inti e Viracocha fu Inti Illapa, il Tuono. Egli viaggiava nella volta celeste con una saetta ed una mazza per generare il fulmine ed il tuono. Similmente, i Greci ritenevano che fosse Zeus a creare fulmini e saette, ma senza adoperare mazze e saette!
La più grande festa religiosa inca era il Raymi (la danza del Sole), in onore di Inti, che ricorreva due volte all'anno e si protraeva per otto giorni consecutivi. Veniva acceso il fuoco sacro mediante uno specchio ustorio e tale fuoco veniva custodito dalle Vergini del Sole fino al successivo Raymi. Nella visita da me fatta a Machu Pichu, ho potuto vedere il tempio dove veniva acceso il fuoco sacro col raggio di sole che penetrava da una apposita, piccola fessura durante il solstizio d'estate, nonché gli alloggi ove vivevano le Vergini del Sole!! Questa festa è celebrata ancora oggi dai popoli andini. - 47 -
Abbiamo già visto che similmente agli atzechi anche i Romani avevano delle sacerdotesse “vergini”, le Vestali, le quali dovevano curare e mantenere sempre acceso il fuoco sacro. Vergini dovevano essere pure le sacerdotesse addette al Tempio di Atena nel Partenone. Manco Càpac, il primo inca, illuminato e guidato dal dio sole Inti, partì dal Lago Titicaca insieme a Mama Ocllo, sua moglie e sorella, e con una bacchetta o scettro d'oro (consegnatagli dal padre) segnò il punto in cui sarebbe sorta Cuzco, capitale del futuro impero Inca. Tutti i sovrani inca erano ritenuti discendenti diretti del Sole e, quindi, dei essi stessi e padroni di tutte le cose e di tutti gli uomini del regno. Similmente, anche i faraoni dell'antico Egitto erano considerati dei e sceglievano, a volte, la propria sposa tra le proprie sorelle, come i re inca. Gli uni e gli altri possedeva anche centinaia di concubine, come peraltro altri re ed imperatori antichi e moderni! I re Inca erano serviti dalle sacerdotesse del Tempio del Sole. Era il sovrano che poteva dare in spose ai nobili della corte le sacerdotesse del Tempio del Sole. Gli era dovuta obbedienza totale e a lui era riservato un terzo delle ricchezze e dei raccolti del regno (le altre due parti erano destinate alla popolazione e ai culti). Alla sua morte la salma veniva mummificata, ricoperta di doni d'oro, avvolta in ricchi mantelli ricamati e deposta in una cavità naturale.
Anche in questo caso, moltissime sono le somiglianze con le credenze religiose e le usanze degli antichi Egizi: i Faraoni erano ritenuti figli del sole Amon-Rah o Horus, essi sposavano le sorelle e venivano imbalsamati e sepolti in grandiose tombe scavate nella roccia della Valle dei Re in Alto Egitto, di fronte a Karnak, ovvero, e qui vi è la differenza, venivano sepolti in costruzioni gigantesche come le piramidi. Ma a proposito di grandiose costruzioni, i popoli andini non erano da meno degi Egizi dato che costruivano grandi templi piramidali. Forse una significativa differenza sta nel fatto che gli Egizi costruirono le piramidi 4.000/5.000 anni avanti Cristo e gli andini circa mille anni dopo Cristo! Cioè, i popoli andini raggiunsero lo stesso livello di “civiltà” degli Egizi circa 5.000 anni dopo!!
Passiamo adesso ad esaminare il pensiero religioso dei Maya. Tra le divinità Maya, oltre al Sole, al Giaguaro e alla Morte, c’é posto anche per il dio Mais, alimento sacro, che costituiv per loro la principale fonte alimentare e che adesso fa parte importante dell'alimentazione del mondo occidentale (nel Medioevo, fino ai primi del Novecento i contadini dell'Italia Settendrionale si alimentavano quasi esclusivamente di polenta di mais!. La religione dei Maya era molto cruenta. Questo stupirà molti perchè si tende ad attribuire una religione più violenta agli Incas, piuttosto che ai Maya: invece alcune loro preghiere e cerimonie religiose consistevano nell’offerta di sangue umano alla divinità. Quindi i Maya ricorrevano spesso ai sacrifici umani che si svolgevano nel cuore della città, dove sorgevano i templi piramidali di cui restano ancora oggi le straordinarie vestigia come la piramide di Teotihuacan, dedicata al Sole, alta ben 75 metri!
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E anche in questo caso non posso evitare di pensare alla somoglianza di questi templi con le Piramidi egizie e con alcuni templi dell'India.
In principio, la religione dei Maya fu un semplice culto della natura, una personificazione delle forze naturali che li circondavano e che costituivano l’ambiente nel quale i Maya vivevano la loro vita di nomadi.
Era una religione che richiedeva pochi apparati: nessun sacerdote, nessuna cerimonia complicata, nessun luogo di culto particolare. Ogni capofamiglia era probabilmente il sacerdote del nucleo famigliare, e il tempio della famiglia era poco più di una capanna provvisoria annessa alle altrettanto provvisorie dimore. Una condizione di vita molto simile, per esempio, sussiste ancora presso i Maya Lacandon nelle foreste della valle dell’Usumacinta nel Chiapas orientale. Più tardi fu introdotta l’ agricoltura che portò le popolazioni ad una maggiore stanzialità con la coltivazione del granoturco, detto appunto “mays”, ed alla loro concentrazione nei villaggi che si ingrandirono fino a diventare città.
Secondo la mitologia della religione delle popolazioni che abitavano l'attuale Messico, la creazione del mondo si deve ai figli della celeste coppia suprema, Quetzalcoatl, il potente Serpente Piumato, e colui che divenne il dio della notte Specchio fumante (Tezcatlipocache), trasformati in serpenti, entrarono nel corpo della divinità di quella che era l’ ancora indefinita Terra, dividendola in due parti, con una crearono la Terra e con l’ altra il Cielo, ma l’ oltraggio recato alla Terra (Tlaltecuhtli) fu compensato dalla divinità suprema con il dono della vegetazione e delle piante, fonte di nutrimento terrestre che doveva ricevere in cambio il sangue dei sacrifici umani.
La creazione degli astri avvenne nell’antica Teotihuacan sorta da secoli e abbandonata nel territorio dei Mexica, cioè in Messico. Quando il popolo dei Mexica trovò Teotihuacan, per la sua misteriosa magnificenza la considerarono Città degli Dei. Riunitisi in quel luogo, per estendere la generazione degli Dei del Sole, ne scelsero due dei minori e li immolarono nel fuoco in modo da originare gli astri mancanti. Tecciztècatl divenne la divinità lunare, poi identificata anche con la Dea della Luna di nome Metztli, mentre l’altro dio minore, di nome Nanahuatzin o Nanàhuatl, sorto dal rogo sacrificale, si trasformò in quello che divenne il Quinto Sole. Ma la Luna e il Sole non riuscivano a muoversi nel cielo per alternarsi: la Luna doveva apparire di notte e il Sole doveva apparire di giorno. Per permettere l'alternanza, i Maya credevano che si dovessero sacrificare altre divinità, evento che poi venne celebrato nelle cerimonie religiose sostituendo queste altre divinità con degli degli “umani”, cioè dovevano essere sacrificati degli uomini, dando luogo ai sacrifici umani!! Il ragionamento era che, se all'origine dell'Universo, per permettere la creazione e la vita dell'umanità, si sacrificarono o vennero sacrificati alcuni dei, ne consegue logicamente che anche gli uomini e le donne possono essere sacrificati per permettere alla Terra di continuare ad esistere e permettere agli esseri viventi di continuare a vivere! - 49 -
Altri erano i “ragionamenti” delle altre religioni che permettevano e praticavano anticamente i sacrifici umani: per gli ebrei, si trattava di obbedire alla volonta del Dio (Abramo stava per sacrificare il figlio Isacco (o Ismaele) sul monte su esplicita richiesta del suo Dio Jahveh, l'acheo Agamennone sacrificò la figlia Ifigenia per ingraziarsi gli dei dell'Olimpo e poter vincere la guerra contro Troia. Ma lo stesso Gesù Cristo si sacrificò, secondo la religione cristiana, per obbedire alla volontà di Dio Padre che, mediante il sacrificio di Gesù, si decise a perdonare i peccati commessi dagli uomini che avessero richiesto appunto il perdono nel nome di Gesù!
Ma torniamo ai Maya ed al fantastico e fantasioso mito religioso Maya, che così continua: le divinità solari, come Huitzilopochtli, e la divinità che ne regolavano il movimento (Tonatiuh) crearono quattrocento Serpenti delle Nuvole, simili a Mixcoatl , la divinità delle stelle del nord, mentre le stelle del sud erano chiamate Centzonuitznaua. Ma questi due dei si rivelarono indegni, perché erano sempre ubriachi ed intenti ad accoppiarsi con le donne (anche qui abbiamo degli dei che si accoppiano con delle donne!!), trascuravano i riti e lasciavano che le offerte loro dedicate andassero agli altri dei più importanti! E allora, fu così che vennero creati altri cinque Mimixcoa, cioè divinità armate che scatenarono una guerra divina contro gli dei delle stelle del nord e del sud! Questa guerra veniva rievocata nelle cerimonie religiose di queste popolazioni: i prigionieri fatti in battaglia si facevano ubriacare, come gli infedeli esseri mitici, e poi venivano sacrificati, cioè uccisi! Solo che nei sacrifici, non si trattava di dei, ma di uomini veri, fatti prigionieri nel corso delle varie guerre, alcune delle quali erano fatte principalmente per procurarsi i prigionieri da sacrificare!! Il sacerdote che officiava la cerimonia, la quale si svolgeva generalmente sulla sommità dei templi piramidali, con una lama affilata tagliava il petto della vittima, ne traeva il cuore ancora palpitante e lo gettava con forza contro una delle pareti della cella del tempio che si trovava sulla sommità del tempio piramidale. Non risulta che Maya ed Inca avessero dei comandamenti o precetti da osservare, per cui non è per nulla chiaro come i buoni si potessero distinguere dai cattivi, cioè dai peccatori! Distinzione forse inutile, dato che non risulta neppure che essi credessero che l'uomo avesse un'anima o uno spirito immortale!
Immaginiamoci adesso cosa dovessero sembrare questi uomini ed i loro sacerdoti ai preti cattolici che accompagnavano i “Conquistatores” spagnoli! Giustamente, li ritenevano senza anima, quindi a livello degli animali, e pensavano che fosse perfettamente lecito ammazzarli senza pietà, dato che fra l'altro essi stessi si ammazzavano fra di loro senza pietà! Solo chi si convertiva al cristianesimo aveva qualche probabilità di essere considerato un essere umano!
A quel tempo, gli spagnoli la pensavano più o meno come oggi la pensano i fondamentalisti islamici: se non sei un maomettano, o meglio se non sei un sunnita, ti
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posso ammazzare tranquillamente, anzi se ti ammazzo, e muoio con te, sarò premiato da Allah con l'ascesa immediata al paradiso, ove sette vergini mi aspettano ansiose!!
4.8. Celti
Ma ritorniamo in Europa, e ricordiamo una religione poco nota praticata dai Celti e che aveva in comune con le religioni dei popoli dell'America meridionale la pratica dei sacrifici umani. All’incirca all’inizio del primo millennio avanti Cristo i Celti fecero la loro comparsa tra il Mare del Nord, il Reno, le Alpi ed il Danubio. Il periodo della loro massima diffusione fu tra il VI ed il IV secolo avanti Cristo, in cui attraverso la Francia raggiunsero Spagna e Portogallo, e poi le isole britanniche e l’Irlanda. In Italia occuparono la Valle del Po, la Puglia e la Sicilia arrivando infine in Grecia, dove nel 279 a.C. saccheggiarono Delfi: da lì giunsero a toccare l’Asia Minore.
l termine Celti aveva per gli antichi differenti significati; per i Romani questi erano i Galli, per i Greci erano i popoli dell’Anatolia, questo avvenne perchè i Celti, durante la loro espansione territoriale, diedero vita a gruppi etnici assai differenti tra loro. Una delle prime particolarità che li riguardava fu l’utilizzo a fini puramente pratici della scrittura, come affermò tra gli altri anche Giulio Cesare nel De bello gallico, in quanto questa veniva utilizzata prevalentemente per dediche alle divinità, iscrizioni funerarie o per indicare limiti e confini. Lo storico e geografo greco Strabone ricordò l’uso che suscitava orrore tra greci e romani del taglio delle teste dei guerrieri nemici vinti in battaglia, così come quello del sacrificio umano ad opera dei druidi, che erano i sacerdoti e/o stregoni dei Celti: scopo del sacrificio umano era quello di placare l'ira degli dèi!!
Giulio Cesare riferisce che in alcune etnie era invece uso bruciare vivi i colpevoli dei delitti in “grandi gabbie di vimini a forma umana” . Figura centrale era quella dei druidi, cioè dei sacerdoti che costituivano una casta di alto rango, cioè una vera e propria élite di intellettuali che si dedicava allo studio della religione e della stregoneria. Altre figure di rilievo erano i bardi ed i vati. La formazione culturale dei druidi poteva durare fino a vent’anni ed era appunto fondata sull’apprendimento mnemonico per abituare il neofita a non contare troppo sugli scritti, nonché anche al fine di evitare che il popolo venisse a conoscenza del sapere e della conoscenza “esoterica” druidica. Cesare scrisse che il centro di irradiazione culturale celtica fu la Britannia e sembra certo che la metempsicosi, cioè la trasmigrazione delle anime, rientrasse tra le credenze dei Celti, come spiegavano i druidi, i quali avevano
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con i capi militari un rapporto di non concorrenza, ma addirittura di maggiore autorevolezza e prestigio, tanto da parlare prima dei capi nelle assemblee e da ispirarne così le azioni sia dei capi sia di tutti i membri delle varie tribù: fu proprio questo dettaglio che preoccupò a tal punto i Romani da imporre, durante il processo di romanizzazione della Gallia, l’abiura della “religione druidica” per quei Galli che avessero voluto diventare cittadini romani. La religione celtica era comunque indubbiamente volta ad ottenere il successo in questa vita e su questa terra; si richiedevano buona salute, mandrie abbondanti, lunga vita, figli obbedienti e riti e sacrifici erano praticati per ottenere dagli dei questi favori. Della morte le testimonianze galliche lasciano invece intuire un’immagine disperata.
Lucano ricorda alcuni dei costumi religiosi-sacrificali dei Galli: Teutates (identificato con il dio romano Mercurio) veniva placato immergendo a forza la testa di un uomo in una tinozza piena d’acqua, mentre Esus (Marte) lo si placava appendendo un uomo ad un albero e facendolo morire dissanguato, infine Taranis veniva soddisfatto bruciando gli uomini vivi!! Non si scordi ad ogni modo che, per quanto aberranti potessero sembrare tali costumi agli occhi dei Romani, proprio questi ultimi andavano in delirio assistendo ai cruenti scontri di gladiatori o a massacri “in diretta” di cristiani da parte di animali feroci. Non a caso ancora Strabone descrisse come i Celti usassero conservare le teste dei nemici vinti in battaglia, unte opportunamente d’olio, per mantenerle integre, e il fatto che non le avrebbero cedute a nessuno, ossia nemmeno a peso d’oro: ciò derivava dalla credenza che il cervello fosse la sede dell’anima e che quindi la conservazione della testa fosse un modo per impedire la rinascita, tramite metempsicosi, del nemico ucciso!
E’ interessante rilevare che l’idea di rinascita e di trasmigrazione dell'anima da un corpo all’altro per i Celti non era strettamente vincolata agli uomini, bensì era ritenuta possibile anche da uomo ad animale o ad oggetto inanimato. E' chiara la similitudine fra il credo induista e quello degli antichi Celti riguardo alla trasmigrazione delle anime anche da uomo ad animale.
Va aggiunto che l’uso di mozzare le teste era retaggio di una credenza assai più antica e che comunque era anche molto diffusa nel mondo antico (ad es. a San Giovanni fu mozzata la testa, tanto che il Battista si chiama pure San Giovanni Decollato.
Sia Strabone che Cesare ricordano che il sacrificio umano dei Celti prevedeva che ladri e assassini, ma in mancanza anche gente comune, venissero arsi vivi all'interno di enormi figure umane formate da vimini intrecciato: peraltro l' uso
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di far bruciare vivi i delinquenti era comune a parecchie regole e norme religiose. Infatti il governo di Roma nei momenti di maggiore difficoltà aveva più volte praticato questo rito, spesso senza renderlo pubblico. Similmente, questo tipo di sacrificio era in uso tanto in India ( è noto a tutti che, alla morte del marito, la moglie doveva buttarsi o veniva buttata viva nella pira ove il marito veniva arso…da morto, però!), quanto nella cultura iranica, come presso i Germani ed i Baltici o nelle cultura pre-colombiane e anche nel civilissimo antico mondo greco, ove era in uso una singolare ed a noi poco conosciuta forma di sacrificio (il pharmakòs) che prevedeva tra l’altro sferzate di rami di fico sul membro per almeno sette volte, dopo che il malcapitato era stato lasciato a digiuno per molti giorni!! E ancora, in Ionia “un infelice, ridotto all’estremo della miseria e della disperazione, veniva arruolato dalla città per essere sacrificato, con disumane torture, come capro espiatorio di tutte le colpe dei cittadini, dopo aver goduto per un anno di cibo abbondante e di vari piaceri”. Il sacrificio umano era quindi ampiamente praticato sotto varie culture e religioni . Bisogna pure ricordare, a proposito di ardere vivi i colpevoli di qualche grave delitto, che anche la religione cattolica prevedeva di bruciare vivi gli eretici e le streghe ai tempi dell'Inquisizione.
4.9. Confucianesimo in Cina
Confucio (Kongfu zi, 551-479 a.C.), discendente di una nobile famiglia decaduta, nacque nello stato di Lu, in quella che è l'attuale provincia dello Shandong. Attento studioso delle antiche tradizioni, Confucio visse nel periodo degli Stati Combattenti in cui i vari stati della Cina si combattevano, cercando di prevalere l'uno sull'altro. Rendendosi conto che gli antichi valori stavano ormai decadendo, Confucio decise di insegnare ai giovani la saggezza degli avi. Come egli stesso dichiarava, il suo era il compito di un maestro “che trasmetteva, non creava.” Confucio raccolse e riordinò quindi i testi antichi, ma non scrisse niente di quanto insegnava. I suoi insegnamenti ci sono giunti solo attraverso i discepoli che trasmisero ai posteri le sue parole, e da quanti in seguito ampliarono ed integrarono (in varie maniere) gli insegnamenti del maestro (Confucio ci ricorda il quasi contemporaneo Socrate, che non scrisse nulla, ma conosciamo il suo pensiero tramite Platone). Tra i discepoli di Confucio, Mencio (Mengzi, 372-289 a.C.) sosteneva che l'animo umano era fondamentalmente buono, mentre Xunzi (312-238 a.C.), al contrario, sosteneva che l'animo umano era fondamentalmente cattivo, ma si poteva correggere con lo studio. Zhu Xi (1130 – 1200 d.C.) introdusse concetti filosofici nella originaria dottrina confuciana, dando luogo al così detto Neoconfucianesimo, che dagli ultimi decenni del XVI secolo finì col soppiantare il Confucianesimo stesso.
Gli insegnamenti confuciani vertono più che altro sulle norme morali di comportamento che ogni individuo deve seguire, non perché gli siano imposte, ma
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perché, dopo averle apprese tramite uno studio rigoroso, egli sa esattamente come deve agire nella società. Colui che segue queste norme è consapevole che la famiglia e lo Stato si basano su rapporti gerarchici, che implicano il riconoscimento dell'autorità e di determinati doveri reciproci: i doveri che legano principe e ministro, padre e figlio, marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore, amico maggiore e minore. La similitudine fra questi concetti e quelli della religione cristiana e cattolica in particolare (si pensi al rapporto gerarchico fra Papa, Cardinali, Vescovi, ecc.) e della religione maomettana sembrano evidenti. Vi sono poi altri concetti del tutto originali. Nel Confucianesimo, infatti, non vi sono precisi precetti o comandamenti da osservare, ma l'uomo deve praticare nei confronti dei suoi simili la rettitudine (yi), l'umanità (ren) e la pietà filiale (xiao), e adempiere ai riti (li) che scandiscono rigidamente i rapporti tra gli uomini e i rapporti tra l'uomo ed il cielo.
Non esiste il concetto del bene e del male, ma è riprovevole un cattivo comportamento, né esiste il concetto del peccato, o la concezione di un essere trascendente o di un mondo ultraterreno. Esiste la società, nella quale si vive: il confuciano impara attraverso lo studio a comprendere razionalmente la realtà che lo circonda e, di conseguenza, a comportarsi nella maniera appropriata in ogni occasione, non contrastando con il suo agire l'armonia che deve esistere in ogni ambito, umano e naturale. Più che una religione il Confucianesimo è una filosofia.
Confucio diceva di non essere contrario che al Cielo (Tian), inteso come essere immateriale, e che venisse indirizzato il culto per onorarlo. I riti religiosi facevano parte della vita per far capire all'uomo e al sovrano qual è il giusto comportamento. Pur avendo posto particolare attenzione solo alla morale e al comportamento sociale, sin dalla metà del I secolo a. C. il Confucianesimo si arricchì di risvolti religiosi. Per un breve periodo lo stesso Confucio fu considerato una divinità. Similmente a quanto avviene nel cattolicesimo e avveniva nelle antiche religioni dei Greci, dei Romani, ecc. , nei templi in cui era eretta la sua statua, Confucio veniva onorato con sacrifici, ma le cerimonie a lui tributate ben presto acquistarono carattere più laico che religioso. Anche sotto l'aspetto religioso il Confucianesimo si oppose a ogni forma di culto popolare in cui si credesse agli spiriti, agli esorcismi, alla superstizione, ecc.
4.10. Taoismo in Cina
La tradizione attribuisce la nascita del pensiero Daoista (o Taoista) a Lao zi (Vecchio Maestro, che un tempo in Occidente era noto come Lao Tze), una figura leggendaria che sarebbe vissuta nel VI secolo a.C. in Cina. Si dice che Lao zi nacque vecchio dopo ottantun anni di gestazione e che, allontanatosi dalla città di Luoyi (la capitale della dinastia degli Zhou orientali), si diresse verso i paesi d'Occidente sul dorso di un bufalo per diffondere la sua dottrina presso i popoli non cinesi. A Lao zi si attribuisce la compilazione di uno dei principali testi del Daoismo filosofico. Altri importanti filosofi daoisti furono Zhuangzi (IV secolo a.C.) e Liezi (IV secolo a.C.), - 54 -
ai quali vengono attribuiti testi, in realtà in gran parte compositi, in cui emergono diversi aspetti del Taoismo.
Secondo il pensiero Taoista, che presenta parecchie similitudini con il pensiero confuciano) esiste un principio universale che lega tutti i livelli del cosmo: il firmamento, l'universo, il sole, la luna, la terra e l' uomo sono fra loro indissolubilmente legati. Infatti, il principio su cui si fonda il Taoismo è il tao, termine di difficile interpretazione: il tao è presente in ogni cosa e la condiziona. Il tao è un flusso vitale che ha dato origine ad ogni cosa, mutando sempre e rimanendo sempre lo stesso! Il principio vitale del tao è il “yinyang”: il yin è il tao passivo e oscuro, identificato con la luna e col principio femminile, mentre il yang è il tao attivo e luminoso, identificato col sole e col principio maschile!
In altri termini, l'uomo è attivo e luminoso, la donna è passiva e oscura!
Ho l'impressione che le donne di oggi avrebbero qualcosa da dire in relazione a questo concetto un po' penalizzante per loro! Noto però che, pur non esplicitato in termini così forti e chiari, lo stesso concetto dell'uomo “maschio” superiore e della donna “femmina” inferiore è comune a molte religioni, in cui il ruolo degli uomini è superiore a quello delle donne (vedi ad esempio la religione cattolica, secondo la quale la donna non può accedere al ruolo di “sacerdote” (nonché alla gerarchia ecclesiale dei vescovi, cardinali, papi!). La donna può solo pervenire al livello di un'umile suora, che può certamente prendere “i voti” di castità e povertà, ed anche ,volendo, rinchiudersi tutta la vita nella prigione della clausura (vero e proprio “ergastolo” di donne innocenti!), ma non potrà mai salire oltre il “gradino” di suora nella gerarchia cattolica e credo anche ortodossa (protestanti, luterani, puritani, ed altri si regolano diversamente riconoscendo un ruolo maggiore alle donne.
L'obbiettivo del Taoismo è quello di raggiungere la santità, lo stato di perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista uniformandosi ad esso tramite pratiche di mediazione che permettono l'identificazione col tao. La natura non deve essere alterata dall'azione umana ed il taoista non deve lasciarsi turbare né dai mutamenti, né dalla morte. Come religione popolare, il Taoismo mise in atto diverse pratiche per potenziare e rendere immortale il corpo: diete alimentari di vario tipo (inclusa l'ingestione di cibi ottenuti mediante ricerche alchimiche), tecniche di respirazione, come lo yoga cinese, nonché tecniche ginniche, sessuali e contemplative. Fra le numerose leggende taoiste un posto di rilievo viene assegnato al gruppo di persone (uomini e donne) che, avendo ottenuto in vita poteri soprannaturali, sono state santificate dopo la loro morte! Oltre agli Immortali ed al Vecchio Giallo, uno dei cinque creatori del cosmo, vi è un numero elevatissimo di divinità eterogenee organizzate gerarchicamente e che proteggono i vari mestieri o dagli elementi della natura (fulmini, tuoni, ecc.), le anime dei defunti, i cimiteri, i
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guadi, le strade, le anime degli annegati e degli impiccati, nonché le anime degli antenati!Come dottrine, il Taoismo si pone in antitesi rispetto al formalismo del sistema del confucianesimo, per cui i cinesi, in pratica hanno fatto una specie di “fusione” fra Confucianesimo e Taoismo, cercando di amalgamare fra loro le due dottrine. Infine, la moltitudine di divinità, somiglia molto alla moltitudine dei santi della religione cattolica.
4.11 Corea
Anche per i popoli della Corea, la divinità sta in Cielo. Secondo una leggenda religiosa, la Corea sarebbe stata creata nel 2.333 a.C. per volere divino. Il dio del cielo avrebbe mandato suo figlio Hwantung sulla terra, precisamente sul monte Paektu, ovviamente in Corea, dove avrebbe sposato una donna (che in precedenza
era un orso!!). Il figlio dei due, Dangun, si sarebbe adoperato facendo altri figli, fino ad accrescere il numero degli abitanti la penisola coreana aumentando la popolazione e potere così per costruire una nazione! Quindi tutti i coreani sarebbero di origine divina! Anche in questo caso, in cui non mancano le assurdità (la donna sposata da Dangun era prima un orso o meglio un'orsa!), vi sono certamente delle somiglianze con quanto creduto dai seguaci di altre religioni: il “dio padre” che abita in cielo e che manda sulla terra il figlio (v. Gesù figlio di Dio!). Anche la “sacralità” della montagna è un concetto comune a quasi tutte le religioni!
4.12. Popoli dell'Africa Sub-sahariana e del Madagascar
Le popolazioni dell'Africa Sub-sahariana (Bantu, Zulu, Boscimani, Ottentotti, Camiti, Pigmei, Niloti, Masai, ecc.) e quelle dell'Isola del Madagascar, che in totale raggiungono la bella cifra di oltre un miliardo di abitanti, non hanno vere e proprie religioni, con dei e comandamenti o leggi religiose. La loro “cultura” (senza essere un “razzista” direi più propriamente “sub-cultura” ) si trova ancora ad un livello vicino all'età della pietra, quindi non ci si può aspettare che tali popolazioni abbiano elaborato teorie religiose e comandamenti o precetti da osservare.
Gli esseri umani che abitano quelle parti dell'immenso territorio africano, costituito da steppe, foreste e zone desertiche o semi-desertiche, salvo la zona del Lago Vittoria, vivono in società primordiali: generalmente si tratta di famiglie, che a volte formano tribù di nomadi, nelle quali gli uomini sono dediti quasi esclusivamente alla caccia ed eventualmente anche alla pastorizia di bovini dalle lunghe corna ed ovini. Si cibano del latte e del sangue degli animali allevati e delle carni degli animali uccisi con la caccia. Alcune popolazioni si dedicano anche all'agricoltura. I lavori agricoli sono eseguiti a mano, con l'aiuto di zappe primitive, quasi esclusivamente dalle donne, che allevano i bambini, preparano da mangiare e riducono in farina i cereali raccolti pestando i semi nei mortai di legno. Le donne costruiscono pure le capanne usando pelli di animali fissate su assi di legno e magari tenute assieme con
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argilla o sterco di vacca! Gli uomini vanno a caccia ovvero si occupano di sorvegliare gli animali. Tutti vivono in un mondo dominato dalla magia e dalla superstizione più assoluta. Non hanno divinità ben definite e venerano in particolar modo gli antenati, a cui fanno sacrifici di animali (che poi mangiano arricchendo la loro dieta prevalentemente vegetariana). Non sembra che abbiano chiari i concetti di bene e di male e per lo più ritengono che gli spiriti dei morti possano influire sulla vita quotidiana, sul raccolto, sulla salute, ecc., tanto che alcune popolazioni non seppelliscono i loro defunti e li lasciano nella boscaglia!. Altre destinano dei luoghi particolari nei villaggi dove mettono delle capanne in miniatura per farvi dimorare gli spiriti degli antenati. La magia è la cosa veramente più importante.
Con gli spiriti buoni e malvagi gli stregoni entrano in contatto. Nelle zone particolarmente aride vi sono pure i “facitori della pioggia”, anziani onorati e tenuti in grandissima considerazione, quasi a livello dei re! Si tratta di un “mestiere” particolarmente difficile perché se il facitore non riesce a fare piovere dopo aver invocato la pioggia, può tranquillamente essere ucciso dai suoi “sudditi” per essere sostituito da un altro facitore della pioggia più giovane che sia in grado di invocare la pioggia con maggior vigore e quindi finalmente di fare piovere!!
Salvo i pochi abitanti delle città, nessuno sa leggere e scrivere e ciascuno parla la lingua del proprio gruppo etnico o tribù, spesso incomprensibile per gli altri gruppi . Non esistono sacerdoti, ma sono gli stregoni i veri “sapienti”, perché operano la magia bianca e la magia nera. Essi fungono anche da medici e tentano di guarire le malattie con particolari riti magici. Molti credono che gli spiriti dei morti si incarnino negli animali, in particolare nei serpenti che costituiscono simbolo di regalità (anche i faraoni degli antichi egizi portavano sul capo l'ureo, cioè una immagine del cobra come simbolo di regalità). I congolesi addirittura credevano che i loro re alla morte si trasformassero in un verme che poi diventava un uccello da preda (falco, aquila, avvoltoio?). In proposito, ricordo che anche gli antichi egizi adoravano Horus, il dio falco! Ma ciò accadeva oltre 8.000 anni fa!!
Anche per il popolo dei Retse i re erano considerati dei, come le regine: a loro i cortigiani parlavano in ginocchio.
Ecco una chiara similitudine con quanto richiesto da molte religioni: anche il cristiano, quando prega, cioè parla con Dio, congiunge le mani e si mette in ginocchio. Il musulmano addirittura si prostra completamente con le braccia protese innanzi al capo, fino a toccare il terreno! Ma perché ci si mette in ginocchio? E' chiaro che l'altezza della persona in ginocchio diminuisce sensibilmente rispetto a chi sta in piedi. Quindi chi si mette in ginocchio vuole sembrare più piccolo, più debole rispetto al suo re o al suo dio. Sembra che l'inchino tipico dei giapponesi abbia un originario significato più drastico: inchinandosi si offre il proprio collo o il capo alla spada del sovrano o del superiore gerarchico, il quale, se vuole, può tranquillamente mozzarlo. Con l'inchino, si offriva la propria vita, ma l'uso attuale dei giapponesi di salutare facendo uno o più inchini, è diventato col tempo un atto di cortesia!
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Per la verità, anche in Occidente durante il medioevo si usava l'inchino fra gentiluomini e dame di un certo livello! Ma oggi l'inchino non si usa più!!
Ma torniamo agli africani. Le varie tribù hanno struttura patriarcale e a volte matriarcale. Quasi mai i maschi fanno un lavoro faticoso. In pratica lavorano solo le donne, le quali sono chiaramente in posizione subordinata.
Nelle popolazioni ove le tribù hanno struttura matriarcale, lavorano le donne, ma almeno comandano loro! E se si stufa del marito, la moglie può ripudiarlo!! In via generale, chi desidera sposare una donna deve fare dei regali al padre di lei, in buona sostanza deve comprarsi la moglie. Se poi la ripudia, peggio per lui: i regali non gli vengono restituiti! Non c'è il “peccato” ovvero il reato di omicidio! Anzi, in alcune popolazioni dell'area del Lago Vittoria, se un individuo uccide un altro uomo, la famiglia dell'assassino deve dare all'altra famiglia una o più ragazze da marito che sposeranno i fratelli dell'ucciso. In tal modo, l'odio ed il rancore della famiglia dell'ucciso verso l'assassino e la sua famiglia verrà sostituito dal sentimento di amore che le novelle spose avranno per i novelli sposi!! Direi che si tratta di un modo molto originale, e forse anche eticamente “superiore” non solo rispetto all'antica “legge del taglione” ed alla pena eterna dell'Inferno del cristianesimo, ma pure alla carcerazione prevista dalle legislazioni del mondo civilizzato! Al sentimento dell'odio e del rancore si sostituisce il sentimento dell'amore coniugale! A tutto vantaggio della pace nella comunità! Alcune popolazioni sono poligame, il che costituisce un buon affare sia per le varie mogli dell'unico marito-padrone, dato che esse si aiuteranno fra loro nei pesanti lavori dei campi o domestici, sia per il marito-padrone che, avendo molte mogli, disporrà di molta mano d'opera per curare i campi ed i suoi figli. Avrà pure un modo di fare molti soldi in quelle tribù che praticano, come spesso accade, la “prostituzione di accoglienza” o di “ospitalità”. Infatti, egli potrà “prestare” per una o più notti le numerose mogli ai visitatori, ovviamente dietro lauti compensi!
Al raggiungimento della pubertà, sono previste cerimonie di iniziazione sia per le ragazze (con l'infibulazione presso alcune tribù), sia per i ragazzi (con la circoncisione, alla cui cerimonia possono assistere solo gli uomini). Sono rare le tribù ove si praticano i sacrifici umani. Da notare una similitudine con alcune usanze di religioni antiche e moderne a proposito del fuoco: dopo aver ricordato sia il fuoco sacro della religione degli antichi romani, che doveva restare sempre acceso ad opera delle vergini vestali, sia l'adorazione del fuoco da parte dei fedeli di Zoroastro o Sarathustra, sia la fiammella delle candele accese accanto agli altari nelle chiese cattoliche, pare sorprendente sapere che anche nel Congo, quando c'era nel Medioevo un regime monarchico, ora scomparso, esisteva un fuoco sacro governato da vergini, che non doveva spegnersi mai durante la vita del sovrano. Alla morte del re si faceva spegnere il fuoco sacro e si dava inizio ad una strana e crudele cerimonia: due ragazzi “vergini”, un maschio ed una femmina, si dovevano accoppiare per la prima e l'ultima volta davanti a coloro che partecipavano alla cerimonia funebre e poi venivano buttati in una fossa e seppelliti vivi!!
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A proposito dell'introduzione del cristianesimo nel Congo da parte dei colonizzatori portoghesi, va ricordato che “con la capacità di assimilazione ed adattamento delle popolazioni primitive, gli indigeni hanno identificato le figure della Vergine e del Cristo con certe loro divinità, che rappresentano il cielo e la terra, ed hanno conservato il motivo cristiano della croce attribuendogli un valore magico. A partire dalla zona costiera verso l'interno, si incontrano frequentemente dei feticci per la caccia in forma di croce, che vengono bagnati nel sangue della selvaggina uccisa” (da Il Museo dell'uomo – Africa – Fratelli Fabbri Editori). Oltre al cannibalismo, alcuni popoli credono in un dio creatore dell'universo
e dell'uomo, “adorano” gli antenati, ma taluni spostano altrove il villaggio quando
muore un anziano e piantano un nuovo albero quando nasce un bambino/a. Altri pensano che i gemelli abbiano una sola anima che risiede in due corpi!!
Altra usanza particolarmente originale è quella del popolo degli Scilluk. In assenza di una organizzazione di tipo statuale, le tribù sono organizzate in clan ed in ogni clan c'è il “facitore della pioggia”. Secondo il racconto di un esploratore che assistette alla scena “c'è chi, oltre e più degli anziani, gode di un prestigio indiscusso, che va al di là di una semplice autorità riconosciuta e ammessa da tutti, toccando davvero i confini del sacro: è il “facitore della pioggia”…omissis....Alto, esile, occhi parlanti, rugosa la fronte e le guance rinsecchite, un vecchio teneva in mano una zucchetta con entro un miscuglio di burro e di sangue. Gli si recò innanzi un capro che egli con mossa fulminea sgozzò, recitando una bella preghiera all'Essere Supremo. Poi i presenti gli sfilarono innanzi uno dopo l'altro, dagli anziani ai giovani, ai bambini. A ciascuno con mosse rapide praticava cinque unzioni, intingendo la mano nella piccola a zucca, sul petto, sulla schiena, sulle braccia e sul ventre. L'unzione fu fatta anche su alcuni bovini. Poi il gruppo si mosse in fila indiana verso i pascoli, cantando lietamente. Quell'uomo sacro aveva reso sacra la loro fatica. Ma quell'uomo tanto venerato può essere messo a morte in forma rituale, per decisione degli anziani, qualora una grave siccità bruci il paese ed egli non riesce a fare (cioè ad ottenere dall'alto) la pioggia.” (ibidem).
Alcune popolazioni, come i Niloti, hanno un particolare senso religioso per i defunti, che seppelliscono con cura, e per l'Essere Supremo. Altri popoli africani, al contrario, non hanno alcun rispetto per i defunti e li lasciano senza sepoltura: alcune tribù addirittura abbandonano la località ove è morto un membro della tribù spostando altrove tutto il villaggio!
I Niloti per onorare i defunti costruiscono un tempietto nel villaggio e fanno loro offerte periodiche in quanto credono che gli antenati abbiano rapporti amichevoli con l'Essere Supremo, dio buono e creatore di tutto, che controlla la moralità pubblica e privata e che viene invocato con brevi preghiere. A lui vengono offerti sacrifici.
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Le popolazioni che vivono fra Nigeria e Camerun (i nigeriani sono oltre 40 milioni!) non hanno mai avuto un minimo di organizzazione politica, tanto che esse costituirono la “merce” preferita dai mercanti di schiavi! In particolare gli Ibo (che parlano una lingua monosillabica come il cinese!), sembra avessero relazioni con gli antichi egizi che abitavano lungo il Nilo che si trova dall'altra parte dell'Africa! Più verosimile sembra la teoria per cui essi ebbero influssi culturali ebraici, avendo in uso la legge del taglione, la circoncisione, l'uso del levirato, cioè l'obbligo del fratello celibe di sposare la moglie del fratello morto, il sacrificio del “capro espiatorio”! Gli Ibo sono molto religiosi: circa metà si sono convertiti al cristianesimo (cattolici), l'altra metà crede ancora negli spiriti, buoni e cattivi, che animano ogni cosa: la terra, gli alberi, l'acqua, ecc. ed offrono ai primi frequenti sacrifici di polli e di caprette. Placano gli altri, cioè i cattivi, sacrificando per loro animali ammalati, zoppi e inutili!! L'Altissimo, come nelle altre religioni sta nell'alto dei cieli ed è il signore e creatore di tutto, uomini e spiriti. Con lui i defunti intrattengono rapporti amichevoli e cordiali! Una volta esisteva il “re sacro”, assistito da quattro sacerdoti detti Adamà (notare la somiglianza col nome biblico Adamo!), re sacro che doveva stare rinchiuso per tutta la vita nella sua capanna dove nessuno poteva entrare salvo una fanciulla impubere che gli recava il cibo tre volte al giorno! Egli doveva pregare tutto il giorno per ottenere il bene del suo popolo e se si ammalava, veniva ucciso e sostituito con un altro che avesse maggiore “potenza” e facilità di ottenere maggiori favori dall'Altissimo (per la cronaca, la carica è stata abolita nel 1944!).
A giudicare dall'aspetto, questi Adamà sembrano dei poveri uomini, invece godono di molto prestigio e custodiscono il tempio che è posto in mezzo alla foresta ed è cinto da un muro di argilla. Nel tempio vi sono due cortili ed un altare a cui può avvicinarsi solo il sommo sacerdote. Nel primo cortile sta il popolo, nel secondo i sacerdoti. E questa è una curiosa somiglianza con il tempio di Gerusalemme e con i templi dell'antico Egitto che generalmente avevano due cortili di cui solo uno dedicato al popolo.
Passando dall'altra parte del corno d'Africa, cioè alle popolazioni che vivono nella parte orientale (Sudan, Abissinia, Etiopia, ecc.), bisogna dire innanzi tutto che queste popolazioni sono frutto di antichi incroci di razze diverse, talune provenienti dall'Asia o dall'Africa mediterranea, come gli Egizi del V secolo a.C. Gli “invasori” erano nomadi di cultura “camitica”, cioè discendenti dal capo tribù menzionato nella Bibbia di nome Cam, ed in particolare dal figlio Cush (Genesi X), il quale con i suoi pastori nomadi avrebbe occupato l'Etioppia biblica con la attuale popolazione Cuscita. Saba, il primogenito di Cush si sarebbe poi stanziato nella Nubia attuale, da cui partì la regina di Saba per andare a trovare Re Salomone con il quale ebbe un
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figlio di nome Menelik che sembra sia ritornato in Etiopia e/o Abissinia diventando il primo re Salomonide da cui sembra discendesse l'Imperatore Haliè Salassiè che regnò dal 1930 al 1936 in Etiopia. Buona parte degli Abissini e degli Etiopi sono oggi cristiani.
5. I sacrifici
Le antiche religioni dei popoli dell'Occidente (Egizi, Ebrei, Greci, Romani, Celti, ecc.), ma anche dell'America Meridionale (Maya, Aztechi e Incas) prescrivevano di fare sacrifici agli dei per ottenerne il favore e/o evitarne le ire. I sacrifici umani restarono in uso presso i Maya, gli Aztechi e gli Incas fino alla conquista dell'America da parte dei cristiani spagnoli ed europei (XVI secolo d.C.), mentre non
si praticarono più in Occidente forse a partire dal X secolo a.C. Certo risale a prima di tale epoca il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone, ad opera del padre che desiderava ottenere il favore degli dei ed assicurarsi la vittoria nella guerra contro Troia, sacrificio raccontato da Eschilo nelle sue tragedie “Ifigenia in Aulide”, “Ifigenia in Tauride” e “Agamennone”. Ricordo pure il mancato sacrificio di Abramo che stava per uccidere il figlio Isacco sull'altare di sassi da lui appena costruito con l'aiuto dell'ignaro figliolo, sulla sommità del monte ove si era recato dopo aver ricevuto direttamente dalla voce di Javeh (forse in sogno?) l'ordine di sacrificare il figlio!!. L'olocausto fu fermato dall'angelo, inviato da Jaweh all'ultimo momento, il quale ordinò ad Abramo di sostituire il figlio con un bel montone che si trovava nei pressi. Cessati in tempi biblici e mitici i sacrifici di esseri umani in Occidente, i sacerdoti delle varie religioni continuarono a sacrificare buoi, pecore, montoni, capre (da cui deriva il detto “il capro espiatorio”), capretti e agnelli (da cui “agnello sacrificale”, agnello cristologico e “agnus Dei qui tollis peccata mundi”, riferito a Gesù Cristo che fu sacrificato o si sacrificò volontariamente morendo sulla croce, per cancellare i peccati degli uomini e delle donne di tutta la terra.
Gli Atzechi, i Maya e gli Incas invece continuarono a fare sacrifici umani, uccidendo giovani e giovanette con una staffilata al cuore in modo da estrarre il cuore ancora pulsante e scagliarlo contro una delle pareti del tempio che si trovava alla sommità della costruzione piramidale tipica della loro religione. Come detto, i sacrifici umani durarono fino a quando il continente sudamericano venne invaso dai “conquistadores” spagnoli i quali, forse inorriditi dai sacrifici umani che praticavano i nativi, li ritenevano addirittura privi di anima, come gli animali!
Diodoro Siculo racconta che i Cartaginesi, anche al tempo delle guerre Puniche contro i Romani (circa 145 a.C.) avevano delle pratiche rituali dette “molk” che presupponevano il sacrificio cruento di bambini!
Faccio notare che Egizi, Greci ed Ebrei non sacrificavano cavalli, asini, muli, cammelli e dromedari, forse perché questi animali erano molto utili per il trasporto di cose, di merci, di uomini e di donne E' chiaro quindi che questi animali erano più
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utili da vivi che da morti e quindi non venivano sacrificati né mangiati!
A questo proposito non posso non ricordare che la Fuga in Egitto, dopo la nascita di Gesù, secondo le sacre scritture, avvenne con la Madonna in groppa ad un asino.
Aggiungo io che forse si trattava dello stesso asino che si trovava assieme al bue nella grotta o stalla ove nacque Gesù, e che magari San Giuseppe prese….in prestito per poter affrontare il lungo viaggio dalla Palestina all'Egitto. O magari, per non far torto a San Giuseppe, si potrebbe supporre che forse si trattava dello stesso asino di proprietà di San Giuseppe che aveva trasportato la Madonna incinta da Nazaret fino a Betlemme e che il buon Giuseppe mise accanto al bue nella stalla/grotta dove nacque Gesù. Nulla dicono i Vangeli canonici sul viaggio che San Giuseppe e la
Madonna fecero da Nazaret, dove abitavano, a Betlemme dove forse Giuseppe era
nato, per poter partecipare al censimento, in occasione del quale ciascuno (o ciascun capo famiglia) doveva iscriversi nel villaggio o città dove era nato. Ma il bello è che subito dopo essersi iscritti, Gesù, Giuseppe e Maria fuggirono in Egitto!! E forse l'oro donato da uno dei tre Re Magi fu molto utile a Giuseppe per le spese del viaggio e del soggiorno in Egitto! Per inciso, ricordo che i sacerdoti della religione di Zoroastro si chiamavano “magi” e che il zoroastrismo era praticato in Oriente, più o meno nell'odierno Iran, e che i tre “re magi” provenivano dall'Oriente seguendo la stella cometa (forse la Cometa di Halley che fu visibile dalla Palestina circa 4 anni dopo la data che per convenzione viene indicata come quella in cui nacque Gesù.
Agli ebrei era vietato mangiare le carni degli animali che avevano ed hanno gli zoccoli “interi” (mono-ungulati) come gli equini, che quindi non potevano essere sacrificati, mentre gli ebrei potevano mangiare gli altri animali con gli zoccoli bi-ungulati, come gli ovini, i caprini, i bovini, ad eccezione dei maiali. I maiali non potevano essere né sacrificati né mangiati, perché erano ritenuti troppo “sporchi” e quindi “impuri”, ovvero forse perché il grasso delle loro carni non era facilmente digeribile nelle zone desertiche o semi-desertiche ove abitavano gli ebrei ed ove le temperature ovviamente erano molto elevate anche d'inverno! A conferma del fatto che gli ebrei non mangiavano carne di maiale, sembra che gli archeologi non abbiano mai trovato ossi di suini nelle cittadine e nei villaggi dove vivevano gli ebrei.
E qui va sottolineata un'altra similitudine fra la religione ebraica e quella islamica. Neppure i musulmani potevano né possono mangiare carne di maiale. Ma vi è un'altra similitudine fra la religione praticata dagli ebrei e quella praticata dai musulmani: in entrambi i casi, i maschi vengono circoncisi, con apposita cerimonia sacra e rituale che potrebbe somigliare al battesimo dei cristiani. Anche molte popolazioni dell'Africa sub-sahariana praticano la circoncisione. Vi è però una differenza: ebrei e musulmani fanno la circoncisione ai bambini piccoli, mentre le popolazioni sub-sahariane la fanno ai ragazzi, al raggiungimento della pubertà, come
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un riconoscimento che il bambino è diventato adulto e viene così (dolorosamente e barbaramente!!) accolto dagli altri adulti della tribù! Per buona fortuna, l' infibulazione (dal latino fibula, spilla), cioè la mutilazione genitale femminile consistente nell'asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, a cui segue la cucitura della vulva, lasciando
aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale, sembra non sia prevista come obbligatoria da nessuna religione, pur se praticata presso molte tribù africane .
Si tratta di una pratica che fa rabbrividire solo a pensarci!!
Questa barbarica e crudele usanza non ha origini religiose, ma ha origine esclusivamente “culturale”, ed oggi è adottata e praticata in molte tribù dell'Africa, della penisola araba e del sud-est asiatico.
Per concludere sul punto: gli antichi ebrei potevano mangiare pure gli uccelli (colombe e polli), nonché i pesci, che non mi risulta potessero essere oggetto di sacrifici, ma potevano addirittura essere….moltiplicati, come fece Gesù dopo il Discorso della Montagna, quando qualcuno degli apostoli gli fece notare che quella grande folla accorsa per ascoltarlo non poteva essere sfamata col poco pane e i pochi pesci che avevano portato in una cesta (chissà che puzza….). Del resto, ricordo che San Pietro ed altri apostoli erano pescatori, quindi certamente mangiavano il pesce pescato (nel Lago di Tiberiade ?) per sfamarsi loro e le loro famiglie, nonché per venderlo ai probabili acquirenti della zona che non praticavano la pesca, ma l'agricoltura o la pastorizia.
Ma torniamo ai sacrifici. Come si procedeva nella celebrazione dei sacrifici?
Il sacerdote che officiava il sacrificio, dopo aver pronunciato certe preghiere o parole introduttive del rito, uccideva l'animale con un coltello ben affilato, recitando ad alta voce le formule magiche o religiose dettate dal rito della propria religione e compiendo alcuni gesti previsti dal rito. Gli animali da sacrificare venivano portati vicino all'altare, che era generalmente in pietra, dagli inservienti che si curavano pure di immobilizzare l'animale, se piccolo, sull'altare, altrimenti, ad esempio nel caso di buoi o tori, gli animali venivano tenuti fermi o bloccati dagli inservienti accanto all'altare. Gli animali sacrificati, venivano privati del sangue che, secondo alcune scuole religiose ebraiche, conteneva addirittura l'anima dell'essere vivente, cioè dell'animale, che è appunto “animato”! Va da sé che dell'animale sacrificato non si doveva bere o mangiare anche l'anima, ma soltanto le carni, opportunamente private del sangue-anima all'evidente fine di non ridursi al livello di un animale, incorporandone l'anima, bevendo il sangue! Ricordo, però, che durante l'ultima cena, Gesù invitò i discepoli a mangiare il pane ed a bere il vino, identificandoli con il suo corpo ed il suo sangue. Quindi, o Gesù (che era un ebreo, no?) apparteneva ad una differente scuola di pensiero , oppure c'è qualcosa di particolare e miracoloso nel sacramento della Comunione: infatti per i cattolici, con la “transustaziazione” si
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trasforma l'ostia ed il vino nel corpo e nel sangue di Cristo. Attualmente, il sacerdote officiante, mangia l'ostia/carne e beve il vino/sangue, mentre il semplice fedele che fa la comunione, adesso mangia solo l'ostia/carne (recentemente si è deciso che il fedele non beva più il vino per motivi igienici, onde evitare che tutti i fedeli bevano dallo stesso bicchiere.
Convengo sul fatto che una cosa è bere il sangue/anima di un animale e ridursi al suo livello ed una cosa è bere il sangue/anima di un Dio (seconda persona della Trinità). Nel primo caso il fedele si “abbasserebbe” al livello di un animale, nel secondo caso il fedele si “eleva” al livello del suo Dio! E' chiaro che in effetti non si eleva al livello del Dio, ma certamente ottiene una perfetta “comunione” con Gesù.
Ho recentemente sentito alla radio, mentre ero in macchina, una notizia veramente interessante o forse sconvolgente, ma di cui non sono riuscito a verificarne la verità consultando internet: sembra che in una tomba di un faraone egizio. di cui non ricordo il nome, stava scritto, con i normali geroglifici di cui sono piene e corredate tutte le tombe degli antichi faraoni d'Egitto, la seguente raccomandazione del faraone ai suoi sudditi: “mangiate il pane che è la mia carne e bevete la birra che è il mio sangue!” Indubbia la similitudine con quel che disse Gesù alla fine dell'ultima cena secondo quanto riportato nei Vangeli. Certamente il faraone visse ben prima di Gesù e comunque prima di quando furono scritti i Vangeli (I – II secolo d.C.): possibile che questa frase del faraone fosse conosciuta al tempo di Gesù o degli Evangelisti?
Ma come avveniva il sacrificio degli animali? Ucciso l'animale, esso veniva opportunamente scarnificato e sezionato sull'altare, che spesso aveva un apposito scolo per il sangue: le ossa, la pelle e le altre parti non commestibili venivano riposte nel fuoco e bruciate, in modo tale che il fumo, ed il “profumo” delle parti bruciate, salisse in cielo dove abitavano gli dei ovvero, per gli Ebrei dove stava Javeh, i quali, non avendo un corpo materiale ed essendo fatti di puro spirito, non avevano bisogno di mangiare la carne dell'animale sacrificato e si accontentavano ovvero si dovevano saziare con elementi immateriali, inconsistenti e volatili, come appunto è il fumo ed il profumo o l'odore (o la puzza?) delle ossa e della pelle bruciate!). Invece, le carni venivano conservate dal sacerdote sacrificante e successivamente mangiate con calma da lui e dagli altri sacerdoti del tempio, assieme alle relative famiglie, visto che i sacerdoti erano tutti regolarmente sposati e con prole, contrariamente ai sacerdoti cattolici che, unici fra i sacerdoti di tutte le altre religioni, non possono permettersi di avere una normale vita sessuale e affettiva come possono darla la moglie e i figli!! Da notare che al popolo che presenziava al sacrificio non veniva distribuita neppure una parte della carne degli animali sacrificati, salvo in occasione di certe festività, quando venivano sacrificati molti animali: gli antichi Egizi, se non ricordo male, nella festa di Amon-Ra a Tebe, sacrificavano nel Tempio di Karnak, ogni anno, fino a 100 buoi! In questa occasione le carni venivano distribuite anche al popolo dei fedeli! Non potendosi conservare a lungo, era meglio dare la carne di così abbondanti ed eccezionali sacrifici anche ai poveracci del popolo!
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I sacrifici si svolgevano più o meno con le modalità prima descritte, salvo i sacrifici di Maya, Aztechi ed Inca i quali facevano sacrifici umani: il sacerdote tagliava il petto della vittima sacrificale, ne estraeva il cuore ancora palpitante e lo scagliava contro una delle pareti del tempio, posto alla sommità dell'altare piramidale.
Nell'antico Medio Oriente ed in Grecia ogni cittadina o villaggio aveva il proprio dio protettore. Similmente oggi, nel mondo cristiano, ogni città e/o cittadina ha un “santo” o una “santa” protettore/protettrice (non si tratta di un dio, ma bisogna accontentarsi, no?). Nella ricorrenza della festa del dio protettore della città si faceva una lunga processione con i sacerdoti in testa ed il popolo dei fedeli dietro la statua o il simulacro che rappresentava il dio o la dea. A conclusione della festa si sacrificavano buoi, capre, pecore, agnelli, ecc. in grande quantità, tanto che non potendo essere conservate a lungo, le carni venivano distribuite anche al popolo che così faceva….festa anch'esso! Questa modalità di festeggiare gli dei protettori somiglia molto alle feste che si fanno ancor oggi nei paesi e nelle città cristiane, specie del Centro e del Sud Italia, e forse in Spagna, Portogallo e Francia. Anche in queste occasioni, si fanno delle grandi processioni con i sacerdoti avanti alla statua o al carro col simulacro o la statua del Santo protettore o della Santa, con grande partecipazione di popolo, che in buon numero, alla fine della cerimonia e della messa in chiesa (che spesso precede la processione all'esterno per le vie della città o del paese) si fa la Comunione, che per i cattolici significa consumare la carne ed il sangue del sacrificio. La similitudine fra le antiche feste religiose e quelle moderne per i cattolici mi pare evidente!
Per tutti i cristiani non ci sono problemi a mangiare carne di animali. Fino a qualche tempo fa, non si poteva mangiare carne il venerdì, giorno della morte di Gesù, ma questo precetto oggi è caduto in disuso. I cristiani possono mangiare carne indistintamente di tutti gli animali, pesci, pollame, maiali, equini, ecc. senza la distinzione fra monoungulati, biungulati e suini, distinzione che, come detto, invece fanno gli ebrei ed i musulmani. Similmente, nella Chiesa Cattolica Romana e nelle altre confessioni cristiane vennero accettate tutte le carni senza distinzione: forse perchè gli antichi Egizi, i Greci ed i Romani non facevano alcuna distinzione fra le diverse specie animali?
Altro discorso è quello delle recenti mode di astenersi dal mangiare carne e pesci di qualsiasi tipo da parte dei vegetariani e dei vegani. In tal caso, la religione non c'entra: forse qualche influenza della religione induista o buddista potrebbe esserci.
Può sembrare strano, e forse anche blasfemo, constatare che oggi nell'ambito della Chiesa Cattolica l'oggetto del sacrificio viene “mangiato” dai sacerdoti e dai fedeli : se non ricordo male, la funzione della Messa non è altro che la rinnovazione del sacrificio di Gesù, cioè la sua uccisione e morte sulla croce!
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Per la Chiesa Cattolica Romana la messa non è soltanto un rito in memoria della crocifissione, bensì il rinnovamento vero e proprio del sacrificio: cioè non una simbolica cerimonia per ricordare un drammatico evento (come ritenuto dagli Anglicani e Luterani), ma una vera e propria “miracolosa” ripetizione del sacrificio dell'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (agnus Dei qui tollis peccata mundi). Ed allora, se è così, a mio avviso, si tratta di un rito simile a quello del “sacrificio” delle religioni più antiche, con la differenza che i sacerdoti antichi uccidevano degli animali e mangiavano le carni degli animali sacrificati, mentre il sacerdote cattolico “sacrifica il suo Dio Gesù Cristo” e mangia le carni del sacrificato, cioè di Gesù, di cui beve anche il sangue, che non veniva bevuto dagli antichi sacerdoti!! Infatti, come prima ho accennato, la “transustanziazione”, riconosciuta come dogma nel Concilio di Trento (1545-1563), non fa altro, previa la recitazione della formula rituale della consacrazione da parte del sacerdote officiante, che trasformare la “sostanza” dell'ostia e del vino in carne e sangue di Gesù!! La comunione che fa il sacerdote con l'ostia ed il vino durante la celebrazione di ciascuna messa non è solo un simbolo ed un ricordo, come lo è per gli anglicani (e credo anche per le altre chiese cristiane protestanti, non saprei dire per gli ortodossi greci e russi) per le quali la comunione è solo un “ricordo” dell'ultima cena che Cristo ebbe con gli apostoli.
Secondo il rito cattolico, subito dopo essersi comunicato, il sacerdote somministra la comunione ai fedeli che lo desiderano e che si sono prima “purificati” con la confessione e la penitenza. In occasione delle Festività ed in occasione della ricorrenza del Santo protettore della città o del paese, il numero dei fedeli che si fa la comunione diventa consistente. Come detto, un tempo i sacerdoti degli antichi Egizi distribuivano la carne delle vittime sacrificali al popolo solo in occasione di speciali ricorrenze del dio protettore della città o particolari feste come il compleanno del Faraone. Similmente, anche nei riti sacrificali di altri popoli antichi doveva accadere più o meno la stessa cosa, cioè in occasioni di feste particolari, si sacrificava un elevato numero di animali, ed i sacerdoti distribuivano al popolo dei fedeli la carne che non potevano conservare per il loro uso “privato”. Anche allora una bella bistecca di carne di toro o un cosciotto di montone doveva essere molto ambito. In proposito, ricordo che secondo gli usi delle tribù di Israele, in un primo tempo, i capi delle tribù potevano officiare i sacrifici e, suppongo, mangiare le carni degli animali sacrificati. Successivamente però i sacerdoti decisero che i sacrifici dovevano farli solo loro nel tempio, e così fu vietato ai capi tribù di fare sacrifici (e di mangiarsi la carne degli animali sacrificati!!).
I sacrifici animali sono tuttora molto praticati nello Sciamanesimo del Nepal, ed in buona parte dell'Asia Centrale. Questo va a costituire il maggior motivo di divisione con i buddhisti, che per lo più considerano aberrante questa pratica rituale. Come noto, tra i precetti principali del Buddhismo c'è quello della non-violenza e dell' assoluto rispetto delle piante e degli animali. Tutta la natura è intrisa di spiritualità, e
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l'uccisione, anche degli animali, è vietata. Questo è particolarmente vero negli insegnamenti Hinayna e nei precetti monastici, e viene arricchito nel Mahayana dal tema della Compassione (anche se, con l'introduzione del Mahayana, l'etica divenne più libera, perché un Bodhisattva per compassione è disposto anche a compiere attività non-virtuose). Il Buddha aveva proibito i sacrifici di animali e la maggior
parte dei buddhisti segue questo insegnamento e considererebbe coloro che praticano i sacrifici animali (dall'Hinduismo all'Ebraismo antico; dallo Sciamanesimo alle religioni pagane) come persone non-virtuose, quindi imperdonabili peccatori.
In questo il Buddhismo ha attuato nell'ambito della cultura indiana la stessa opera di riforma che il Cristianesimo ha fatto nell'ambito di quella ebraica e romana. In buona sostanza, il sacrificio di Cristo ha posto fine ai sacrifici di animali. E nel rito cattolico della messa, non si sacrifica più l'agnello (“agnus Dei qui tollis peccata mundi”), ma lo stesso Dio Gesù!! Ho sottolineato prima quel che è, a mio avviso, una
insanabile contraddizione decisa nel Concilio di Trento (1545-1563), in quanto per ottenere il perdono del Dio Padre o la sua grazia, si sacrifica, cioè si uccide, il Dio Figlio!! Che però non muore….e resuscita! Ma, allora, che sacrificio è ??
Nell'Induismo i sacrifici animali vengono praticati, ma non ovunque e non da tutti. La Bhagavad Gita e i Purana li vietano (non a caso gli Hare Krishna e molti visnuiti sono rigorosamente vegetariani). A parte ciò, nell'Induismo il tema dei sacrifici animali è presente dai Veda fino al Tantrismo, e probabilmente raggiunge l'apice nelle scuole Shakta, dove ci si concentra nel culto di Kali e di Durga.
Nel sacrificio secondo le regole del Dharma, l'animale deve essere ucciso velocemente, con un colpo solo, senza farlo soffrire. Un colpo secco di spada al collo che fa volare via la testa velocemente. In questo l'Induismo (e anche lo Sciamanesimo, che segue la stessa procedura) mostra certamente più umanità, e si oppone fortemente, al metodo islamico di macellazione Halal: la normale forma di macellazione degli animali per il normale uso alimentare dei musulmani è anch'essa una forma di sacrificio, in quanto chi macella l'animale deve farlo in nome di Allah misericordioso. Però, in quest'ultimo caso non vi è alcuna forma di pietà per l'animale ucciso: al contrario, si taglia la gola all'animale, premurandosi di non recidergli la colonna vertebrale, in modo che muoia piano piano e, appeso a testa in giù, resti alla fine dissanguato.
Tra i buddhisti vajrayana, i Newar praticano ancora i sacrifici animali nel contesto della loro Sadhana: però chi uccide deve essere un Mahasiddha. Ovvero, soltanto se hai la capacità di far resuscitare l'animale, e dare la vita, allora hai anche il diritto di toglierla. Altrimenti la tua azione implicherà una qualche forma di impurità.
Anche nel caso dell'Induismo vi è una contraddizione: certi libri sacri permettono i sacrifici animali, altri li proibiscono. Chi avrà ragione? Chi è nel giusto?
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Mentre nella quasi totalità delle religioni, il sacrificio è un dono che l'uomo fa alla divinità per ingraziarsela e per ottenere favori, il sacrificio vedico è il mezzo con cui gli uomini scambiano doni con gli dei. Inoltre, nella cultura sacrificale vedica sono
del tutto assenti templi o costruzioni stabili dedicate ai sacrifici e non vi sono elementi che possano far ritenere l'esistenza di statue o immagini delle divinità vediche. Il luogo del "sacrificio vedico" era tuttavia delimitato e preparato con grande cura e precisione, con specifiche aree deputate a riti particolari. Il sacrificio vedico poteva essere tuttavia celebrato in qualsiasi luogo, il che si adattava alla vita seminomade degli antichi indoari. Gli attrezzi adibiti al sacrificio (vasi, coppe, mestoli, ecc. erano gli stessi utilizzati durante la vita quotidiana e resi sacri solo sul momento. Elemento fondamentale del "sacrificio vedico" era il fuoco in quanto l' asse centrale del suo rito era l'offerta al fuoco di alimenti o bevande.
Nel Confucianesimo i sacrifici annuali per gli antenati si tengono dal 4 al 6 aprile a Qufu, durante la festa Qingming (festa dei defunti) nel luogo natale di Confucio. La
festa è stata ripristinata recentemente con una grandiosa cerimonia primaverile. Il sacrificio a Confucio è volto a dimostrare vividamente al cospetto della gente gli antichi costumi descritti negli antichi libri della Cina.
Il 2008 è stato il primo anno in cui la festa Qingming è diventata una festività stabilita dalla legge, si prevede che una gran mole di turisti si rechi in pellegrinaggio nel luogo, dove è nato Confucio. Le mattine del 4, 5, 6 aprile al muro del tempio Wanren della città antica della dinastia Ming sarà organizzata la cerimonia di apertura. La cerimonia del sacrificio primaverile si svolge in base ai libri antichi detti "Annali del distretto di Qufu". Condividendo la procedura del sacrificio messa in atto dai discendenti di Confucio, si ripropone in chiave artistica moderna la scena del sacrificio a Confucio con la procedura della cerimonia e la lettura dei testi del sacrificio.
6. Monoteismo e politeismo.
Da quanto sopra esposto si può vedere come molti principi e precetti religiosi sono comuni a varie religioni antiche e moderne. Tutte, o quasi, presuppongono l'esistenza di un Dio “principale” fuori dal tempo e dallo spazio o collocato nell'alto dei cieli, che creò l'Universo, il sole, la luna, la terra e le stelle. Alcune religioni sono monoteiste (Ebraismo, Islam, Cristianesimo – ma c'è la Trinità), altre sono politeiste, come quasi tutte le religioni dell'antichità. Sottolineo però che il sacerdote egizio Amasis spiegò a Dario (circa 500 a C.) che i vari dei egizi altro non erano che forme diverse di manifestazione di un unico dio, cioè di Ra . Quindi, tutto sommato, anche
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l'antichissima religione degli egizi era più monoteista di quanto normalmente si pensi. Infatti, come noto, il faraone Akhenaton, assieme alla moglie Nefertiti, sostenendo che in verità vi era un solo dio Aton, identificato con il sole, fu forse il primo, intorno al 1350 a.C., ad introdurre con vigore e determinazione il monoteismo! Sembra che Mosè, che dell'antico Egitto si intendeva assai, essendo vissuto sin da bambino alla Corte di “Faraone”, (dopo essere stato trovato nella cesta nel Nilo da una delle sue figlie che lo “adottò”, abbia “copiato” il monoteismo da Akenaton (vissuto molto prima, essendo nato nel 1375 a.C.). La Bibbia non menziona il nome del faraone del tempo di Mosè, ma probabilmente si trattò di Ramses II, il quale regnò dal 1279 al 1213 a.C. , mentre Mosè sembra sia morto nel 1212 a.C.
A questo punto, prima di proseguire, mi pare il caso di notare come il nome Mosè o Mose, in definitiva, è molto vicino al nome del succitato faraone Ramses, nome formato da “Ra” e “moses” (figlio). Ramses era faraone e quindi “figlio di Ra”, Mosè era un “trovatello”, di cui non si conosceva il padre, e quindi la principessa che lo trovò nella cesta e che lo adottò lo chiamò Mose, cioè “figlio” e basta! Peraltro, vi sono molti altri faraoni, come ad esempio Tuth-mose, il cui nome conteneva il dittongo “mo-se”, anzi le due lettere “m-s”, dato che gli antichi egizi non scrivevano le vocali (per la verità, i Faraoni non avevano un nome solo, ma diversi nomi).
Dicevamo che alcuni studiosi ritengono, a mio avviso a ragione, che Mosè si ispirò al dio unico Aton, e copiando il monoteismo di Akenaton, si “inventò” il Dio unico degli Ebrei. Secondo molti studiosi, gli antichissimi ebrei oltre a Jhaveh, adoravano anche la sua sposa, la dea madre Asherah. Appare allora evidente la similitudine: ispirandosi al monoteismo di Akenaton vissuto qualche secolo prima, anche Mosè impose nella religione ebraica un Dio unico, e l'ebraismo divenne monoteista.
Per la verità, pensare ad un culto di una dea madre nell’ambito della religione ebraica potrebbe a prima vista sembrare completamente insensato: infatti, l'Ebraismo è la religione monoteistica per eccellenza, che non ammette altra divinità all’infuori di Jahweh e che condanna senza remissione ogni pur velata forma di deviazione politeistica. Le cose stanno certamente così, ma solo se ci riferiamo all’Ebraismo successivo a Mosè, mentre, in realtà, poco o nulla si può sapere con certezza sulla natura del culto ebraico prima della migrazione dall’Egitto degli ebrei condotti da Mosè: quel poco che gli storici e gli archeologi riescono ad ipotizzare su basi razionali sembra andare decisamente contro la tesi che l’Ebraismo fu monoteista da sempre, mentre tutte le altre religioni dell'antichità erano politeiste.
Sulla base delle discrepanze tra visione divina pre-mosaica e post-mosaica, alcuni studiosi hanno concluso che un vero e proprio rigido monoteismo sia iniziato solo dopo l’Esodo, tra il 1300 e il 1200 a.C., mentre in precedenza, non diversamente dagli altri culti semiti, la religione ebraica era animista, cioè
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basata sul culto delle forze della natura, magistica, cioè sviluppata su pratiche di magia imitativa, e sostanzialmente antropomorfica, con un culto del trascendente che apparirà solo in un secondo tempo. Questa concezione, nonché la coppia di divinità intesa come “marito e moglie” è attualmente presente, assieme alla magia bianca e nera, in quasi tutte le popolazioni dell'Africa sub-sahariana dei nostri giorni!! Ma vi è di più! Vi sono ulteriori similitudini! Akenaton faceva rappresentare Aton come il disco solare del mezzodì, disco solare che inviava agli uomini le sue “grazie” ed i suoi favori mediante i raggi solari che terminavano con delle piccole mani e/o con una sorta di piccola croce, detta “hank”. Noto che i Santi e le Sante della religione cattolica vengono rappresentati in tutti i dipinti e spesso anche nelle statue, con la cosiddetta “aureola” dietro la testa, aureola che altro non è che il disco solare!! Lo stesso disco solare si trova dietro la testa di Gesù Cristo e della Madonna, ma non di Dio Padre (se non sbaglio)! Ma le similitudini non sono finite, perchè vediamo lo stesso disco solare fra le corna della dea egizia Hator e perfino dietro la testa di Budda in molte rappresentazioni pittoriche e scultoree!!
Come ho evidenziato prima, altra importante similitudine è quella dell'esistenza delle triadi che i cristiani chiamano “trinità”: essi sostengono che il cristianesimo è sempre una religione monoteista, cioè che esiste un Dio unico, che però si compone di tre distinte “persone” (Dio Padre, il Figlio e lo Spirito Santo). Non si tratta di tre divinità distinte, ma di un unico Dio!
Forse quel che oggi è difficile da comprendere per il cervello di un uomo moderno, anche se non molto “acculturato”, e che magari era comprensibile e sostenibile per l'intelligenza dei vescovi del III o IV secolo, è il fatto “numerico” che tre è uguale a uno! Per la verità, anche i primi vescovi cristiani dovettero faticare non poco per fare accettare da tutti i credenti il “concetto” della la Trinità (un Dio uno e trino). Infatti, essi ci riuscirono solo facendo ricorso al “dogma”, cioè a quella “verità religiosa” incomprensibile al cervello umano, ma da accettare senza discutere!! A causa della Trinità, forse a ragione, i musulmani sostengono che il cristianesimo è una religione politeista e che l'unica religione davvero monoteista è l'Islam, ove si adora un solo dio: Allah! Non ci sono triadi o trinità. E neppure Santi e Sante!!
Quindi la Trinità è formata da tre persone divine della stessa “sostanza”, ma distinte e con differenti funzioni; le tre Persone, allo stesso tempo, sono “fuse” in un unico Dio! Non si tratta di manifestazioni o rappresentazioni diverse dello stesso Dio (come spiegò il sacerdote egizio Amasis a Dario). Questo dogma fu stabilito nel Concilio di Costantinopoli, tenutosi nel 381 d. C. sotto l'Imperatore Teodosio: come detto prima, si tratta di tre “persone” distinte aventi la stessa “natura” divina: il Dio Padre, il Dio Figlio, cioè Gesù Cristo e lo Spirito Santo attraverso il quale il Dio Padre inseminò la Vergine Maria che è certamente la madre di Dio, ma è soltanto una
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Santa, non una dea, e non fa parte della Trinità!
Pur con certe differenze, va ricordato che in quasi tutte le antiche religioni del Medio Oriente, esistevano delle “triadi” che, molto più comprensibilmente per il cervello umano, erano formate dal dio padre, dalla dea madre e dal dio figlio. Ad es. la triade di Elefantina era costituita da Khnum (il creatore degli uomini), da Satet (moglie di Khnum e madre di Anuqet) e Anuquet (figlia di Khnum e di Satet). A Menfi, c'era una diade formata da Ptah (il creatore degli dei e che creò pure la sua sposa Sekhmat). La triade di Tebe era formata da Amon, dio guerriero con aspetti solari, protettore del Faraone. Successivamente Amon divenne il dio supremo del pantheon egizio, tanto da essere assimilato al dio del Sole Ra, sotto il nome di Amon-Ra. Mut era la sposa di Amon, ed era associata alla luna ed alla forza dell'acqua (ricordo quanto era importante il Nilo per gli antichi egizi!) e Khonsu, figlio di Amon e di Mut, associato alla terra.
A Edfu adoravano la triade formata da Horus, figlio di Osiride ed Iside. A Dendera la triade era costituita da Horus (rappresentato con le sembianze del falco), dalla sua sposa Hathor (dea della musica e della gioia, rappresentata come una mucca con un disco solare fra le lunghe corna!) e dal loro figlio Harsomtus.
Anche i seguaci di Zarathustra, gli antichi babilonesi e i persiani, avevano la loro triade, formata da Aruna Masdà Mitra e Anahita o Varuna. Sulle orme delle religioni più antiche del vicino oriente, anche i Greci ed i Romani avevano delle triadi, cioè tre divinità più importanti, ma fra tali divinità non vi erano gli stretti legami delle triadi che abbiamo ricordato, legami che invece vi erano fra i componenti delle triadi delle religioni degli Incas, dei Maya, e se non ricordo male anche degli Atzechi.
7. Natura immanente delle divinità
Altra similitudine che accomuna praticamente tutte le religioni è questa: in via generale, le divinità non hanno natura trascendente, ma hanno natura immanente, cioè si interessano continuamente delle cose del mondo e delle attività degli uomini, dei quali determinano il destino, più o meno fortunato. Gli dei premiano o puniscono gli esseri umani a seconda del loro comportamento nella vita terrena. Quando muoiono li premiano se si sono comportati bene ed hanno osservato le regole (comandamenti, precetti, ecc.) e li puniscono se si sono comportati male spedendoli all'inferno. Per gli induisti, chi si comporta male non va all'inferno nell'altro mondo, ma resta sulla terra ma si dovrà reincarnare in esseri inferiori, come gli uomini di classi inferiori o gli animali. Il premio o il castigo viene dato agli uomini dalle divinità non soltanto durante la vita terrena (concedendo buona salute, ricchezza, ecc. oppure povertà e malattie), ma pure nell'aldilà e per l'eternità (paradiso e inferno)!! Qualche dio è talmente interessato alle cose degli uomini e delle donne della terra che non solo manda tuoni e fulmini sulla terra quando si arrabbia, ma quando è tranquillo a volte è spinto ad accoppiarsi con qualche donna! Ad es. Zeus
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si accoppiò con Europa, dopo aver assunto le sembianze di un magnifico toro
bianco! Zeus si accoppiò pure con Leda dopo aver assunto le sembianze di un magnifico cigno bianco (il bianco è segno di purezza divina).
8. L'anima
E' chiaro che tutte le religioni antiche e moderne sono basate sul concetto che tutti gli esseri umani hanno un'anima (per gli induisti pare di capire che anche gli animali
abbiano un'anima, mentre le donne sembrerebbe di no!). Abbiamo già ricordato che per alcune popolazioni dell'Africa sub-sahariana, che occupano in particolare la regione dei laghi ad Est del continente, nei pressi del Lago Vittoria, vige l'assai originale credenza che i gemelli abbiano una sola anima che abita contemporaneamente nei due corpi dei gemelli! Per loro fortuna, questi popoli non hanno vere e proprie regole religiose (e tanto meno giuridiche) da rispettare, per cui si evita la complicazione di comprendere chi dei due gemelli è “buono” e chi è “cattivo e peccatore” e quindi l'unica anima dei due gemelli non si sa se sarà premiata o sarà punita!
Per definizione l'anima sopravvive al corpo alla morte di ciascuna persona. Le varianti riguardano il fatto che l'anima si reincarna oppure no, che va subito in Paradiso o all'Inferno oppure in Purgatorio, ove dopo essersi “purgata” per il tempo stabilito dalla divinità avuto riguardo alla quantità di peccati commessi in vita, potrà finalmente “salire” in Paradiso.
L'anima si chiama Karma nell' induismo e Ka nella religione dell'antico Egitto, anzi
per gli antichi egizi, come detto prima, sembra che le anime fossero addirittura sette, forse solo i faraoni che erano considerati allo stesso “livello” degli dei, ne avevano sette: alla morte del faraone, infatti, un'anima restava dentro il sarcofago con la mummia, un'altra si inscorporava nella statua che veniva posta vicino al sarcofago, un'altra volava in cielo e diventava una stella, un'altra restava impressa nel cartiglio, cioè quella incisione o disegno di forma ellittica dove veniva iscritto il nome del faraone, un'altra ancora era quella che aveva sede nel cuore e che il dio dei morti Anubi poneva su uno dei due piatti della sua bilancia. Il cuore/anima non doveva pesare più della piuma che Anubi poneva nell'altro piatto della bilancia. La fantasia degli antichi egizi era tale da considerare addirittura un'anima l'ombra della persona che camminava sotto il sole!! Similmente, anche l'Arcangelo Michele pesa le anime dei defunti prima di suggerire a San Pietro dove inviare l'anima, se in Paradiso, all'Inferno o in Purgatorio!Riassumendo, il comune presupposto di ogni religione è quello dell'esistenza negli esseri umani di un'anima immortale, che sopravvive dopo la morte. Questa è una importante similitudine. L'unica eccezione è, se non ricordo male, che, come detto importante similitudine. L'unica eccezione è, se non ricordo male, che, come detto
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prima, per gli induisti le donne non hanno l'anima, tanto che non possono reincarnarsi!!.
Altra similitudine comune a quasi tutte le religioni è la credenza che l'anima possa andare all'Inferno o essere accolta in Paradiso: come ben noto, per i Cristiani è San Pietro, coadiuvato dall'Arcangelo Michele, che valuta il comportamento della persona deceduta e la fa entrare in Paradiso (di cui ha le chiavi!) oppure la manda all'Inferno, ove brucerà per l'eternità! Come detto prima, per i Cristiani c'è una via di mezzo, cioè il Purgatorio, ove l'anima può stare più o meno tempo a seconda delle sue malefatte più o meno gravi, dell'eventuale suo pentimento prima di morire e delle preci e funzioni religiose, come le messe, che i parenti rimasti vivi sulla terra fanno celebrare in chiesa per ridurre la sua permanenza in loco! Magari facendo qualche offerta in denaro al parroco della chiesa ove si dice la messa per abbreviare il tempo del Purgatorio per il defunto!! Insomma, in Purgatorio l'anima brucerà fino a quando non si “purgherà”, cioè non si purificherà.
Similmente, come San Pietro decide dove mandare l'anima del defunto, così, come accennato prima, il dio dei morti degli antichi egizi, Anubi, decideva dove mandare le anime. Solo se il cuore era “leggero” e non pesava più di una piuma, Anubi mandava l'anima in quello che doveva essere il Paradiso degli antichi egizi!
La procedura era ben diversa per gli antichi Greci e Romani: non c'era nessun premio e nessuna punizione! Buoni e cattivi, i defunti andavano tutti negli Inferi e lì si ritrovavano con le altre ombre. I Romani defunti lasciavano sulla terra qualcosa di sé, forse solo il ricordo, tanto che figli e nipoti conservavano in casa, in un tempietto “privato” alcune statuette che raffiguravano gli antenati (i lari ed i penati)! E per la verità, anche noi “moderni” conserviamo le fotografie dei nonni e dei genitori defunti, mettendo anzi alcune loro foto in bell'evidenza, entro cornici d'argento! E questa è un'altra similitudine! Comunque, il culto degli antenati è diffusissimo in tutte le culture e sub-culture, antiche ed attuali. Anche per la maggior parte delle popolazioni dell'Africa sub-sahariana i defunti sono venerati e i loro “spiriti” continuano a far parte della tribù, pur trovandosi “dislocati” in un luogo non ben precisato. Anzi, come ricordato, alcune tribù africane lasciano il luogo dove è morto e sepolto un membro della tribù e si trasferiscono, armi e bagagli (cioè portandosi dietro le strutture di rami delle capanne) in un altro luogo. Per la loro semplice religione animistica non c'è né inferno né paradiso!
Gli inferi di Greci e Romani si trovano sotto terra. Detti inferi corrispondono grosso modo al “limbo” dei cristiani, dove vanno le anime dei non battezzati: se non ricordo male, non viene fatta alcuna distinzione tra le anime dei buoni e quelle dei cattivi: tutti al Limbo, anche i bambini appena nati, se non si è avuto il tempo di battezzarli!
Per l'induismo invece l'anima del giusto, dell'onesto e di chi ha rispettato in vita le
regole della propria casta andrà a fondersi ed annullarsi nel-
l'infinitezza del Cosmo. Però, se il defunto non ha rispettato i precetti religiosi oppure se ha cercato di migliorare il suo status sociale, ad esempio cercando di passare dalla sua casta inferiore ad una casta superiore, allora l'anima dovrà ancora restare sulla terra e reincarnarsi in un essere inferiore, cioè in un uomo di una classe ancora inferiore oppure in un animale, un insetto e via così. E quando l'animale in cui l'anima si è reincarnata muore se egli è stato un “bravo” animale, non ho capito bene se l'anima andrà finalmente nel Nirvana, oppure dovrà prima reincarnarsi in un altro uomo. E se è stato un “cattivo” animale, dovrà reincarnarsi in un altro animale di rango inferiore, e così via??!! E ciò, per un tempo indefinito e per un numero di volte pure indefinito!!??
Abbiamo già detto che le varie divinità si interessano fattivamente della vita degli umani, inviando doni o disgrazie a loro piacimento. Per cercare di capire quali fossero le intenzioni degli dei in certe circostanze, specialmente se coinvolgevano o avrebbero coinvolto un certo numero di persone, ad esempio prima di una guerra o di una battaglia, si cercava di capirne le intenzioni, osservando attentamente gli oracoli, cioè i segnali che le divinità inviavano o lasciavano trapelare. I sacerdoti, ed in particolare il “Pontifex Maximus” degli antichi Romani, gli auruspici degli Etruschi, le Pizie dei Greci, ecc. ma anche i re ed i generali a capo degli eserciti cercavano di capire dal volo degli uccelli, o dalla caduta di un fulmine, o dalla posizione delle viscere degli animali sacrificati appositamente, o perfino dalle eclissi, quali fossero le intenzioni degli dei, cioè se erano favorevoli o no. Ad ogni buon conto, i fedeli cercavano di ingraziarsi i propri dei offrendo loro dei sacrifici. Abbiamo già sottolineato le similitudini delle varie forme di sacrificio e quali erano gli animali che si potevano o non si potevano sacrificare e che in nessun caso si doveva bere il sangue delle vittime sacrificali.
9. Il Cielo e la luce
Quasi tutte le religioni antiche e moderne sono simili nel collocare la o le divinità nel cielo. Per la verità, secondo gli antichi Greci, gli dei abitavano molto vicino al cielo, cioè sul Monte Olimpo, che al tempo doveva sembrare irraggiungibilmente alto e collocato fra le nuvole, per cui nessun uomo si sognava di ...scalarlo!
Il Dio unico dei monoteisti e/o le numerose divinità dei politeisti si trovavano quindi in cielo, e per avvicinarsi al cielo ed agli dei, i templi si costruivano sulle colline ( ad es. Quirinale, Campidoglio, Partenone, ecc.), oppure erano costruiti a forma di collina (ad es. piramidi, templi piramidali del Sud America e dell'India, ecc. ). Molti templi buddisti si trovano sull'Himalaya e molti Santuari Cattolici o Ortodossi si trovano sui monti, sulle colline o sulle montagne . Il monte, o in mancanza anche una più modesta collina, avvicinava il fedele al cielo, dove appunto stava la divinità.
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In proposito, ricordo che, secondo la Bibbia, Giacobbe si recò sul monte per sacrificare al buon Jahveh il figlio Isacco (olocausto). Inoltre, Mosè si recò sul Monte nel deserto del Sinai per parlare con Dio Onnipotente, il quale, seduta stante, gli scolpì sulla pietra i dieci comandamenti che Mosè portò all'accampamento dove si trovavano i transfughi ebrei che stavano adorando il vitello d'oro (forse una statua del dio-toro egizio API oppure della dea vacca Hator). Il che lo fece arrabbiare ….malamente, tanto che rimproverò il “fratello” sacerdote Aronne, ordinandogli di fare distruggere subito la statua del vitello d'oro! E sono sicuro che gli ebrei conservarono l'oro di cui era fatta la statua e lo portarono con loro fino alla terra promessa!
Similmente, anche Gesù dovette salire, con la croce in spalla, fino alla sommità del Monte Golgota dove venne crocifisso assieme ai due ladroni. Come mai? A mio avviso, anche la collina del Golgota era considerata un luogo sacro, perché più elevata al cielo e quindi più vicina a Jahveh, ove giustiziare i malfattori e chi non rispettava la Legge ebraica (e Gesù era per il Sinedrio un “rivoluzionario” che non rispettava la Torah!)
Una curiosità: in Mesopotamia vi era un tempio dedicato alla dea della Luna, dea che si chiamava Nanna. Chissà se la “ninna-nanna” che si canta ai bambini per farli addormentare, non abbia preso origine dal nome della dea Nanna, cioè le mamme invocavano ed invocano la dea della luna Nanna perché si è fatta notte ed i bimbi debbono assolutamente smettere di continuare coi loro giochi e addormentarsi!!!
Tornando alla pena della crocifissione, a cui fu condannato Gesù da Ponzio Pilato per evitare una probabile sommossa della folla di ebrei che aveva riempito la piazza e che, dopo aver chiesto ed ottenuto la liberazione di Barabba, gridava a Pilato, che era ancora titubante “crucifige! crucifige!”, ricordo che tale pena era piuttosto comune nell'antichità. Ad esempio, il re dei Numidi Giugurta fece crocifiggere il cugino o nipote Aderbale nel 113 a C. quando i Romani di Quinto Cecilio Metello e dell'homo novus Gaio Mario combattevano in Numidia (Africa del nord).
Abbiamo già detto che in quasi tutte le religioni antiche e moderne la divinità sta in cielo e quindi dal cielo manda agli uomini cose belle o brutte: anche le popolazioni africane nomadi, pastori o agricoltori (che vivono tutt'oggi come si viveva nell'età della pietra o del bronzo/ferro) credono in un dio che si trova in cielo e che benedice gli uomini inviando loro la pioggia!
Per alcune religioni (ebraica, cristiana e forse islamica?) il serpente è uguale al diavolo, o per meglio dire, il diavolo si mostra sotto forma di serpente, il quale rappresenta il dio malvagio che si oppone al dio buono e che tenta le creature umane facendola peccare. Tutti ricordiamo il passo della Genesi della Bibbia ove il diavolo,
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sotto forma di serpente, tenta Eva inducendola a disubbidire a Dio ed a mangiare la mela, cioè il frutto dell'albero della conoscenza! Probabilmente questa identificazione del serpente col diavolo derivò dal fatto che nei villaggi delle tribù israelite se un serpente mordeva qualcuno, lo faceva morire col suo veleno! Inoltre, ricordo che chi fu per molto tempo il peggior nemico degli israeliti in Palestina fu il Faraone d'Egitto, il quale portava ben visibile in testa, quasi venisse fuori dal copricapo/corona un serpente cobra, cioè l'ureo, che ne tutelava la sovranità!
Una credenza “religiosa” un po' strana e che non mostra alcuna similitudine con altre credenze è quella di alcuni popoli dell'Africa Sub-sahariana i quali credono che le anime dei loro antenati defunti si incarnino nei serpenti, tanto che se un serpente entra dentro una delle loro capanne, non lo uccidono o tentano di ucciderlo, ma con molta grazia e gentilezza, cercano di farlo uscire dalla capanna!! Mostrando più ...eleganza gli antichi egizi credevano che le anime dei defunti diventassero uccelli, che volavano nel cielo, e quindi vicini alle divinità.
A proposito del copricapo/corona dei faraoni, noto un'altra strana somiglianza fra la corona del basso e dell'alto Egitto indossata dai faraoni, e la tiara o triregno (in latino: thiara o triregnum), la particolare corona, a forma di cupola, che mettevano in testa, come simbolo di sovranità, i Papi della Chiesa Cattolica a partire dal medioevo sino alla seconda metà del secolo XX! La tiara, ora in disuso, era usata da Pio XII quando usciva in portantina in Piazza San Pietro in mezzo ad una marea di folla. La portantina, cioè la poltroncina portata a spalla dai portatori, recentemente è stata abolita e sostituita dalla “papamobile”.
I capi delle altre religioni cristiane di Oriente, come il Pope Ortodosso russo e quello della chiesa Ortodossa greca, indossano copricapi conici un po' più semplici della tiara. Gli antichi Romani usavano il “pileus”, un berretto di feltro conico, simbolo tradizionale degli antichissimi cittadini romani liberi, ma durante l'epoca classica i Romani mettevano il pileus molto raramente. Simile al pileus è il copricapo di stoffa a cono, aperto nella parte superiore, indossato durante le cerimonie religiose dai cardinali e dai vescovi della Chiesa Cattolica Romana, detto mitra o mitria (e adesso indossato frequentemente anche da Papa Francesco). Papa, cardinali e vescovi indossano pure quasi sempre la papalina, piccolo berretto circolare, che ha origini ebraiche e che viene portata dagli ebrei nelle occasioni di incontri formali o cerimonie religiose. La tonaca ha somiglianza con la “toga praetexta” che portavano i nobili cittadini romani maschi, di colore bianco orlata di rosso, come le tonache dei vescovi e cardinali cattolici. In segno di lutto, gli antichi nobili romani indossavano la “toga pulla” di colore nero, come le tonache dei sacerdoti della religione cattolica romana. Sarà un caso? O un'altra similitudine? Detto per inciso, la mitria somiglia molto pure al copricapo conico indossato dai monaci buddisti del Tibet e del Mustang durante le feste tradizionali locali.
Tornando al Papa ed ai vescovi ricordo che essi tengono spesso in mano un lungo bastone, ricurvo e decorato nella estremità superiore. Si tratta del pastorale, cioè del
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bastone che proprio i pastori tenevano sempre con sé per meglio governare
le greggi e che in buona sostanza ne garantiva l'autorità! Il bastone è stato considerato segno di autorità sia dagli antichi Egizi che dagli Assiri e dagli Ebrei: anche San Giuseppe e Mosè avevano i loro bastoni!
E lo scettro dei re e degli imperatori che cos'è? è un bastone un po' più corto di quello di un pastore o di un pastorale! Come detto, anche i re dell'antico Medio Oriente, Mesopotamia, ecc.) tenevano in mano un bastone/scettro ed i faraoni pure una frusta, ed incrociavano l'uno e l'altra davanti al petto!
10. La circoncisione: E' comune ad ebrei e musulmani. Ciò dipende dal fatto che, nonostante nei tempi attuali, vi sia una fortissima rivalità ed inimicizia fra ebrei e musulmani, da un punto di vista storico le due etnie hanno origini comuni.
L'islam considera Abramo come un antenato del popolo arabo, attraverso Ismaele, figlio di Abramo e della serva Agar. Questa parentela con gli Aramei semiti della fine del II millennio a.C. e con i proto-arabi della prima metà del I millennio a.C. era piuttosto sentita dagli ebrei antichi, tanto che le genealogie contenute nel libro Genesi della Bibbia la evidenziano in più punti, pur tra varie contraddizioni. Ad esempio, l'ipotesi che la discendenza degli arabi da Ismaele non sembra essere storicamente verosimile. L'ipotesi storica più accreditata è quella che i discendenti dell'ultima moglie di Abramo, di nome Ketura (quindi non della serva Agar!) sposata da Abramo dopo la morte della prima moglie Sara, possano essere riconosciuti in sedici gruppi di proto-arabi nomadi.
Comunque sia, l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam vengono dette religioni abramitiche, con riferimento alla loro dichiarata discendenza comune da Abramo.
Secondo alcune statistiche, circa un terzo dei maschi di tutto il mondo è circonciso. La procedura è diffusa nel mondo musulmano, e quindi in tutti i paesi arabi come l'Arabia Saudita, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia, lo Yemen, gli Emirati Arabi Uniti, ecc. , nonché in Israele (dove è quasi universale). Vi sono però molti maschi circoncisi anche negli Stati Uniti, in buona parte del Medio Oriente (Turchia, Iran, Pakistan, ecc.) e del sud-est asiatico (Pakistan, Bangladesh, Afganistan) ed in Africa.
La circoncisione è invece relativamente rara in Europa, in America Latina, in alcune zone del Sudafrica ed in gran parte dell'Asia. La pratica fa parte della legge ebraica ed è una prassi consolidata per l'Islam, per la Chiesa copta e per la Chiesa ortodossa etiope.
L'origine storica della circoncisione non è nota con certezza e la più antica testimonianza documentale proviene dall'Egitto. Infatti, la pratica della circoncisione maschile era in uso nell'Antico Egitto. Gli autori classici ritenevano addirittura che
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proprio gli Egizi ne fossero gli ideatori. Per quanto una tale affermazione trovi conferma nei documenti dell'antico Egitto, probabilmente non è possibile affermare con assoluta certezza che gli Egizi furono i primi a praticarla. Tale pratica è testimoniata dall'esistenza di rilievi risalenti all'Antico Regno ed esistenti nella tomba del faraone Ankhmahor della sesta dinastia. Altre immagini cerimoniali in rilievo risalgono al Primo Periodo Intermedio: si tratta di una stele su cui sono raffigurati un centinaio di giovani uomini in attesa di sottoporsi alla circoncisione. Quale ulteriore conferma, vi è poi l'importantissima testimonianza di Erodoto.
Pertanto possiamo ragionevolmente ritenere che gli antichi Egizi furono tra i primi ad inventare e praticare la circoncisione maschile (la chiamavano sebi), tenuto conto che la impiegarono fin dall'epoca arcaica, quando era ritenuta generalizzata e obbligatoria. Ciò comporta, secondo il parere di molti studiosi, che i popoli che la adottarono successivamente potrebbero aver attinto dalla consuetudine Egizia.
Ciò vale, a mio avviso, anche per gli ebrei: se non ricordo male, la circoncisione era stata introdotta fra gli ebrei dopo l'arrivo in Palestina dei fuggiaschi dall'Egitto guidati da Mosè (che però sembra sia morto prima di arrivare nella Terra Promessa)
ed era stata introdotta come prova della “nuova alleanza” con Jahveh, alleanza che prevedeva il rigido rispetto da parte degli ebrei dei Dieci Comandamenti che Dio aveva dato a Mosè sul Monte Sinai. Fermo restando l'indubbio valore igienico e sanitario, specie in paesi soggetti ad alte temperature climatiche ed a poche possibilità di docce e bagni frequenti (paesi possibilmente privi anche dei bidè!), con popolazioni assai primitive che non avevano alcuna abitudine a lavarsi, la circoncisione era ritenuta un rito, una cerimonia di passaggio attraverso la quale il giovane diveniva un uomo adulto. In molti casi, non veniva praticata alla nascita, bensì in età adolescenziale. Tuttavia, non sussistono riscontri che ci consentano di affermare che esistesse un'età prestabilita per essere circoncisi. La scelta del quando (limitatamente all'età adolescenziale) era presumibilmente lasciata alla famiglia del soggetto o al soggetto medesimo. In alcuni casi, venne meno anche la sua obbligatorietà, divenendo una consuetudine solo per la casta sacerdotale e per coloro che intendessero mostrarsi puri agli occhi degli dei. Tuttora, alcune popolazioni dell'Africa sub-sahariana praticano il rito della circoncisione a gruppi consistenti di ragazzi non appena essi abbiano superata l'età della pubertà e per sottolineare il passaggio dall'età infantile all'età adulta.
In Palestina la circoncisione veniva effettuata sui bambini con qualche giorno di vita (Gesù venne circonciso dopo sei giorni dalla nascita) dai sacerdoti nel Tempio, i quali se non altro acquistavano una certa pratica, tanto da non provocare problemi al circonciso, al quale sembra che il sacerdote succhiasse il sangue provocato dal taglio del prepuzio, forse provocando così con la saliva un'azione antisettica e forse anche di arrestamento del sanguinamento. - 78 -
L'immigrazione consistente di musulmani in Europa ed in Italia ha fatto sì che nelle famiglie islamiche la circoncisione venga eseguita sui bambini piccoli in casa ad opera di improvvisati “imam-chirurghi” che non hanno alcuna vera pratica e che fanno disastri, come quel recente caso di cronaca ha documentato: il 24 dicembre 2018 due bambini gemelli sono morti, o meglio sono stati uccisi, a seguito di una doppia circoncisione casereccia!
I cristiani non vengono circoncisi, ma battezzati con apposito rito: il battesimo è il primo sacramento che dovrebbe cancellare, secondo i credenti, il “peccato originale” che non viene spiegato chiaramente cosa sia! Ufficialmente, si ritiene che si tratta del peccato commesso in origine da Adamo ed Eva quando, istigati dal diavolo-serpente, mangiarono la mela dell'albero della conoscenza. Resta sottinteso che la mela non c'entra niente e che, a mio avviso, il peccato originale non fu altro che l'unione sessuale di Adamo ed Eva…... E' strano però che quando Dio Padre cacciò dal Paradiso Terrestre, tramite l'Arcangelo Gabriele (o Michele?) che ne eseguì l'ordine sollevando contro i due la spada fiammeggiante, Egli disse ad Adamo ed Eva di moltiplicarsi, cioè di fare tanti figli anticipando ad Eva che, come tutte le donne, avrebbe partorito con dolore! A mio avviso, è questa la “penitenza” che Dio diede a Eva in quanto donna: se fai sesso, partorirai con dolore!! E tuo figlio erediterà il tuo peccato emendabile solo col battesimo!
Tornando al battesimo, le similitudini con altri riti di antiche religioni sono molte: da una sorta di medaglione trovato nella tomba di un faraone, è raffigurato chiaramente che la testa del faraone viene bagnata dall'acqua versata da un sacerdote! Ma allora il battesimo era un antico rito inventato dagli Egizi e praticato da molti antichi popoli per purificarsi, cioè per lavarsi, quando dovevano presentarsi ad un sacerdote o entrare in un tempio. Ho visto io stesso a Delfi in Grecia che, ai piedi della collinetta su cui sono costruiti i vari templi, attorno al tempio di Apollo dove veniva consultata la Pizia, vi era una fontana ove i pellegrini dovevano “purificarsi” prima di presentarsi alla Pizia per conoscerne l'oracolo.
Il motivo per cui i cristiani non vengono circoncisi sembra essere il seguente: man mano che i dodici apostoli andavano predicando il Vangelo, viaggiando per mare e per terra, il Cristianesimo si andava diffondendo in tutto il mondo allora conosciuto, facendo numerosi proseliti, specialmente fra le persone delle classi “medie” ed elevate con un minimo di istruzione e di senso etico: si trattava generalmente di persone adulte, e non di bambini appena nati. Sembra quindi che parecchi giovani maschi o padri di famiglia si rifiutassero di convertirsi se la “conditio sine qua non” della conversione era la circoncisione, cioè se alla conversione doveva subito seguire o precedere la circoncisione, molti “maschi” si rifiutavano di convertirsi! Ovviamente, il “taglio” di un qualcosa appartenente alle...parti intime, faceva più paura di finire all'inferno per non essersi convertiti!! Così, giudiziosamente si rinunciò a richiedere la circoncisione come presupposto della conversione,
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accontentandosi di avere nuovi fedeli già circoncisi solo se provenienti dall'ebraismo.
Altra assurda pratica che ha a che fare con gli organi sessuali è la infibulazione femminile: in questo caso non vi sono neppure supposte ragioni di igiene in territori ove lavarsi è un “rito” quasi sconosciuto. Trattasi di una atrocità, forse ancora più atroce della circoncisione, che viene praticata ancora presso alcune tribù di popolazioni dell'Africa sub-sahariana, ma che non è richiesta da alcuna religione, bensì soltanto da barbariche usanze di tali tribù tramandatesi nel tempo con l'unico obbiettivo di assicurare la verginità delle ragazze da marito!
11. Forme di preghiera, gesti, tombe, sarcofagi, mummificazione, ecc.
Sarà il caso adesso di esaminare alcuni gesti che i fedeli delle varie religioni compiono prima o durante le loro preghiere. Abbiamo già detto che inchinarsi e mettersi in ginocchio rappresentano delle forme di sottomissione, e quindi è logico che il fedele cerchi di “sottomettersi” al suo dio quando si accinge a pregarlo e durante la preghiera. Quindi il cristiano prega (o dovrebbe pregare) in ginocchio ed a mani giunte. Ricordato che durante la cerimonia di nomina dei vescovi cattolici (o dei cardinali?) costoro si prostrano completamente a terra, praticamente coricandosi a pancia in giù sul pavimento della chiesa in segno di completa sottomissione, faccio notare che i musulmani si inginocchiano e si abbassano con le braccia allungate in avanti quando si trovano a pregare nella moschea o in casa. Similmente al segno della croce dei cristiani, anche i musulmani devono fare dei movimenti liturgici particolari con entrambe le mani nel momento in cui, cinque volte al giorno, dicono le loro preghiere. Le preghiere degli islamici consistono nella recitazione a memoria di versetti del Corano. Ad es. la scrittrice pachistana e musulmana Malala, nel suo libro “Io sono Malala”, scrive che per chiedere la protezione di Allah sulla propria casa, in base alla seconda “sura” del Corano, cioè il “Capitolo della Vacca”, ogni sera bisogna recitare tre volte il versetto del trono “ ayat al-kursi”, così tutta la casa sarà difesa dai “demoni del sonno” detti “shayatin”. Recitando il versetto cinque volte, Allah proteggerà l'intera via, recitandolo sette volte Allah proteggerà tutto il quartiere!! La scrittrice non ha specificato quante volte bisogna recitare detto versetto se il fedele vive in una grande città come Abu Dabi, Il Cairo, New York o Londra e vuole che sia protetta tutta la città!!
Spesso negli affollati luoghi di culto dei cristiani, degli islamici, dei buddisti, ecc. le preghiere vengono recitate tutti assieme, in coro. In coro i fedeli cantano pure degli inni sacri, accompagnati o meno da appositi strumenti musicali, come l'organo (o l'armonium). Perché sia cristiani, che buddisti, islamici, ecc. spesso pregano e cantano in coro tutti assieme? Credo per due motivi. Primo, per rafforzare lo spirito di fratellanza ed unità nella fede, come se a pregare o a cantare fosse una sola persona. Secondo, per fare sentire la voce alla divinità che trovandosi nell'alto dei Cieli potrebbe non sentire la voce del singolo fedele.
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Parliamo adesso delle mani giunte: cristiani ed induisti tengono le mani giunte mentre pregano o salutano ringraziando (“moda” divenuta comune anche per alcuni artisti e cantanti occidentali quando vengono applauditi dal pubblico in segno di ringraziamento per gli applausi ricevuti si inchinano congiungendo le mani).
Ecco quanto mi sembra di poter dedurre da alcune mie riflessioni: vi è chi sostiene, specie in India ed in Oriente, che l'uomo possiede all'interno del suo corpo dell'energia positiva che può essere trasmessa ad altri esseri attraverso le mani; i “guaritori” infatti, pongono le mani aperte sul corpo (o sue parti malate) di colui che vuole essere guarito, con il palmo rivolto verso il “malato”. E ciò, al fine evidente di meglio convogliare su di lui le energie positive del guaritore, energie che attraverso le mani dovrebbero penetrare nel corpo del malato per farlo guarire! Che poi il flusso dell'energia benefica del guaritore passi nel corpo del malato e lo faccia guarire è tutto da dimostrare, ma probabilmente questa pratica e questa credenza è molto antica, per cui diversi popoli dell'antichità e diverse religioni acquisirono il concetto che dal palmo delle mani fuoriesce l'energia positiva del corpo. Seguendo questo concetto, appare chiaro che se congiungo le mani rivolgendo i palmi l'un contro l'altro, cioè “giungendo” le mani, l'energia positiva del mio corpo non fuoriuscirà, ma invece rientrerà nel mio corpo attraverso l'altra mano. Ottenendosi così il massimo di energia e quindi di concentrazione, necessari per parlare col proprio Dio, essere superiore che sta nell'alto dei Cieli, e cioè per pregarlo al fine di ottenere il perdono, una grazia, ecc.
Direi quindi che esiste questa similitudine: cristiani, buddisti e induisti per pregare (e a volte per ringraziare e salutare) usano farlo a “mani giunte”. In proposito, ricordo pure che alcune statue del Budda che ho visto in India ed in Cina, mostrano Budda con un cerchio solare dietro il capo (come Gesù ed i santi cristiani), seduto con le ginocchia incrociate e le mani giunte oppure con la mano destra che mostra il palmo ai fedeli in segno di accoglienza. Per gli antichi Egizi quel medesimo gesto aveva il significato di protezione, gesto di protezione che è leggermente diverso per i cristiani in quanto il protettore pone la mano aperta col palmo rivolto sopra la testa del protetto! Per noi occidentali, il mostrare ad altri il palmo della mano, non è un segno di accoglienza o di protezione, ma un invito a non avvicinarsi e restare lontani!
In quest'ultimo caso, non si ha similitudine, bensì “opposizione”!
I cristiani, prima di iniziare a pregare e di mettersi a mani giunte, fanno il “segno della croce”. Per la verità, i cristiani orientali, ed in particolare gli Ortodossi russi fanno il segno della croce in modo leggermente diverso. Costoro fanno il terzo
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movimento dopo “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito….”, toccandosi la spalla destra, mentre gli occidentali si toccano la spalla sinistra! Poi si completa il ...giro toccandosi l'altra spalla, dicendo “...Santo e così sia (o amen)” toccandosi il petto vicino al cuore, in segno di amore, congiungendo quindi le mani per iniziare a pregare.
Una variante, veramente interessante e forse non più in uso adesso, ma che ho visto fare molte volte, specialmente alle persone anziane, prevede l'invio verso il crocifisso o l'immagine sacra innanzi alla quale si sta per iniziare la preghiera è la seguente. Completato il segno della croce, si dà un piccolo e veloce bacio sull'indice della mano destra e lo si “invia” con un cenno veloce del braccio verso il crocifisso o l'immagine sacra . Poi ci si mette in ginocchio, e si inizia a pregare a mani giunte!
Ecco una similitudine davvero evidente e sorprendente con una antichissima forma di saluto ai propri sovrani che facevano i sudditi degli antichi imperi orientali, ed in particolare nell'impero persiano: al tempo di Ciro II il Grande, re ed imperatore dei Persiani e dei Medi (circa 550 a. C.) i suoi cortigiani, quando lo andavano a trovare, dovevano salutarlo facendo un inchino se di rango elevato oppure mettendosi in ginocchio, se di rango modesto. e contemporaneamente, sia gli uni che gli altri, dovevano mandargli un bacio con la punta delle dita!
Detto modo di salutare e di rendere omaggio ai re orientali fu detto dai Greci “proskynesis”. In proposito ricordo di aver letto su un libro di storia che illustrava le gesta di Alessandro Magno che quando Alessandro conquistò la Persia, dopo aver sconfitto Ciro III, comprese il grande valore non solo di sottomissione, ma anche di rispetto e forse di affetto dei sudditi persiani che, in ginocchio, inviavano i baci al loro re, e ordinò quindi ai suoi consiglieri, luogotenenti, generali e soldati di salutarlo allo stesso modo, cioè con la “proskynesis”. Ma i suoi ufficiali e soldati si rifiutarono decisamente, facendo quasi un mezzo ammutinamento, e gli dissero chiaramente che non avrebbero mai salutato Alessandro, un re macedone, cioè greco, come i persiani salutavano il loro re, considerato un dio in terra, inginocchiandosi e mandandogli pure un bacino! Lui era il re dei Macedoni, ma sempre un uomo era, non una divinità! Quindi niente bacino! Capita l'antifona, Alessandro non insistette più di tanto, lasciò stare e si...arrese!! Forse fu l'unica battaglia che perse...
La posizione dello “stare in ginocchio” ha parecchi precedenti storici, fra cui alcuni molto ben documentati. Ad esempio, nelle decorazioni pittoriche della tomba egizia di Nebamun, ricco scriba tebano vissuto intorno al 1350 a.C. tomba che è stata ricostruita e si trova in mostra presso il British Museum di Londra (e che ho avuto il privilegio di vedere qualche anno fa), è rappresentato un uomo con la testa rasata, e
quindi forse un sacerdote, che sta in ginocchio, completamente prostrato con la fronte a terra proprio come stanno i musulmani quando pregano nella moschea. Accanto a lui, c'è un altro personaggio pure completamente rasato, con le mani giunte e che si inchina in avanti un po' come fanno i cristiani quando pregano senza inginocchiarsi. - 82 -
A proposito di tombe, bisogna dire che esse sono strettamente collegate al pensiero religioso dei popoli, e che nessun altro popolo ha eguagliato gli antichi Egizi nella costruzione delle tombe dei loro faraoni! Nessun altro popolo ha scavato le montagne come hanno fatto gli Egizi nella Valle dei Re, né costruito montagne artificiali come le piramidi di Giza! E' vero che a Babilonia, più o meno nello stesso periodo storico, si costruivano le “ziqqurat”, cioè grandiosi edifici monumentali di cui ancora si possono vedere i resti in Iraq (da ricordare la biblica Torre di Babele, cioè di Babilonia!). E' vero pure che vi sono anche templi piramidali in India, nonché pure in Sud America (templi Azteki, Inca e Maya).
Ma quel che interessa dal punto di vista storico e religioso, sono le decorazioni pittoriche e scultoree delle tombe egizie che ci danno, con le loro scritture geroglifiche notizie “in presa diretta” su religione, popoli, guerre, matrimoni, ecc.
Per merito del francese Jean Francois Champollion, vero genio delle lingue mediorientali, che nel 1882, a 17 anni, decifrò i geroglifici egizi aiutandosi con la Stele di Rosetta (che riportava un decreto imperiale scritto in tre differenti grafie: demotico, greco antico più i geroglifici egizi),gli egittologi possono oggi tradurre e comprendere i geroglifici delle scritte nelle tombe, i quali ci danno notizie storiche in tempo reale, notizie di cronaca potremmo dire! Non è come altri testi antichi, che descrivono e raccontano la storia degli uomini o di un popolo, come ad es. la Bibbia ed i Vangeli, che furono scritti molto più tardi del tempo in cui si verificarono i fatti, dopo decenni e decenni di notizie e storie tramandate a voce per chissà quante volte, per secoli, fidandosi della memoria degli anziani (ahi, quanto fallace! Lo posso ben dire io che sto scrivendo queste righe a 82 anni !).
Chi può dire quante volte la Bibbia ed i Vangeli (ed anche altri “libri sacri” di altre religioni, come il Corano, i Veda, ecc. ) vennero copiati e ricopiati a mano dagli amanuensi, quante furono le copiature a mano e ricopiature ad opera di benemeriti copisti che magari aggiungevano al testo precedente i propri commenti sotto forma di annotazioni, commenti, glosse ed interpolazioni che poi magari furono copiate da altri copisti come parti integranti ed originali del testo originario che stavano copiando! Inoltre, non dimentichiamo le traduzioni che per la Bibbia ed i Vangeli furono necessarie: dall'aramaico al greco e poi dal greco al latino!! Chi può dire quanto fedeli fossero i racconti delle tradizioni orali, le copiature dei copisti e le traduzioni? I geroglifici sono ancora lì: quel che fu scritto in origine non fu ricordato e raccontato a voce centinaia di volte , né copiato e ricopiato da nessuno! Sono testi originali! In altri termini, i geroglifici delle tombe egizie sono senz'altro autentici e furono scritti nel medesimo tempo dei fatti narrati!! Direi: contestualmente!
Tornando alle similitudini, non posso che sottolineare come queste decorazioni e scritture esistenti nelle tombe egizie, si trovano pure nelle tombe etrusche (ad es. a Velletri, Cerveteri e Tarquinia che ho avuto modo di vedere qualche anno fa), nonché in molte tombe di Greci, Romani, ecc.
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Nelle tombe si trovano ovviamente i sarcofagi entro i quali riposano i defunti….proprietari delle tombe, e nei sarcofagi troviamo spesso illustrate scene della vita quotidiana,. E' noto inoltre che i faraoni egizi si facevano mummificare con apposite cerimonie poste in essere da sacerdoti-chirurghi che estraevano le visceri del defunto mettendole in appositi vasi detti canopi. Ma anche i Papi di Roma ed anche alcuni vescovi o cardinali sono stati mummificati! Sembra che i resti mummificati di molti Papi si trovino attualmente in una cappella del Palazzo del Quirinale, che prima dell'arrivo dei Savoia a Roma era abitato dai Papi-re dello Stato Pontificio.
E' certamente un'altra importante similitudine il fatto che i sarcofagi Egizi, greci, romani, etruschi, ecc. sono molto ben decorati con bassorilievi e pitture con le immagini del defunto e con commoventi scene familiari di amore coniugale e filiale con il defunto come protagonista.
E per completare la similitudine, va detto che anche oggi si mettono le fotografie dei defunti sulle loro tombe!
Ricordo infine le preghiere del Rosario che i cattolici rivolgono tutti assieme alla Madonna, in una sorta di preghiera collettiva, Trattasi di una lunga serie di Ave Maria, intervallate dai c.d. “Misteri” (della gioia, della luce, del dolore, ecc.) . pronunciate tenendo in mano la collana del Rosario formata da gruppi di dieci piccole perle o palline di legno ovalizzate che, ad ogni preghiera dell'Ave Maria, si fanno scorrere con le dita una dopo l'altra.
Se non ricordo male, anche gli ebrei ed i musulmani usano pregare tenendo in mano una collanina molto simili alla collanina del Rosario.
12. I templi
A parte i templi delle religioni orientali (buddisti, induisti, ecc.) ed i templi piramidali degli Azteki, Maya ed Inca che sorprendentemente somigliano molto alle piramidi egizie e che, a mio avviso, costituivano una imitazione della “montagna sacra”, concetto comune a molte religioni (la montagna o la collina si eleva dalla pianura e si avvicina al cielo, dimora delle divinità), mi pare evidente la somiglianza dei templi delle religioni dell'occidente, i quali hanno in comune notevoli elementi architettonici, molto somiglianti fra loro, come pronai, colonne, navate, altari, ecc. elementi architettonici derivazioni dall'architettura consolidata degli antichissimi templi egizi. Le chiese, le cattedrali, ecc. hanno tutte una facciata più o meno decorata ed arricchita con statue di Santi o divinità varie, con un pronao ed un vestibolo protetto da colonne verso l'esterno e con uno o tre porte di ingresso al tempio. Numerose colonne separano all'interno le navate della sala ipostila del tempio, quasi sempre vi sono tre navate, raramente cinque o una sola nelle chiesette di campagna. Il tempio presenta, oltre allo spazio ove possono stare i fedeli, anche una parte più interna riservata ai sacerdoti (nelle chiese si chiama “presbiterio”) con l'altare ed il Sancta Sanctorum (nelle chiese cattoliche il tabernacolo).
Ricordo che nel Tempio di Gerusalemme, e più precisamente in quel Sancta Santorum, gli antichi Ebrei custodivano l'Arca dell'Alleanza, una scatola in legno,
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che conteneva la stele con i Dieci Comandamenti ricevuti da Mosè sul Monte Sinai (Arca che probabilmente fu “rubata” dal figlio di Re Salomone e della Regina di Saba di nome Menelik). Nelle chiese cristiane il Tabernacolo, chiuso sempre a chiave ed inaccessibile ai fedeli, contiene le ostie consacrate e costituisce il Sancta Sanctorum del tempio. Lungo i lati vi sono cappelle e altari secondari per i santi o divinità minori. Quasi sempre nelle chiese cattoliche, nella parte centrale della sala ipostila è posto un pulpito, spesso in marmo pregiato e finemente decorato con bassorilievi che illustrano episodi della vita di Gesù o dei Santi o della Bibbia. Attualmente il pulpito raramente viene utilizzati per le prediche: normalmente il sacerdote legge un brano del Vangelo e fa la sua breve predica stando dietro al leggio vicino all'altare, quasi sempre fornito di un microfono!
Altro elemento architettonico comune ai templi cristiani, musulmani e in alcuni casi anche induisti e buddisti, sono le alte torri poste accanto al tempio, e cioè i campanili (i più antichi di forma circolare, poi di forma quadrata) ed i minareti, sempre di forma circolare. Come noto, all'interno della parte più alta del campanile sono riposte le campane (e spesso un grande orologio sulla parete esterna: si pensi al Big Ben di Londra!), campane che mancano nei minareti, ma sono presenti nei templi dell'Estremo Oriente dove assumono dimensioni considerevoli dato che non sono poste sugli alti campanili, bensì al piano terra, in una zona laterale del tempio Taoista, o Buddista, ecc. Per la verità, in alcuni di questi templi, al posto della grande campana, si trova un grande disco di metallo dorato che viene percosso con un lungo bastone, come un “gong”, per avvertire i fedeli dell'inizio della preghiera. Similmente alle campane dei campanili (dove vi sono tre o quattro campane di dimensioni diverse che, percosse dai “battacchi”, emettono suoni con tonalità diverse), le grandi campane dei templi dell'Estremo Oriente vengono percosse da un lungo bastone “azionato” da un monaco “campanaro”! Similmente nei due casi, il suono delle campane avverte i fedeli che le funzioni religiose stanno per avere inizio. Le campane dei campanili, quando sono collegate all'orologio, suonano anche per scandire il tempo e far sapere ai fedeli che...ora è!
I minareti dei musulmani non hanno campane. Da lì però il “muezzim” chiama a raccolta i fedeli al momento delle preghiere con una sorta di canto o cantilena particolarmente “inquietante” (almeno per me che l'ho più volte udito a Il Cairo la mattina, dalla camera dell'albergo). L'altezza del campanile e del minareto è chiaramente giustificata dal fatto che il suono delle campane ed il canto del muezzim devono raggiungere più persone possibili, anche quelle che si trovano molto distanti.
Le chiese cristiane, specialmente quelle di rito cattolico e ortodosse, hanno pareti, cupole e soffitti decorati con mosaici e affreschi che illustrano scene della vita di Gesù e dei Santi, nonché con statue e bassorilievi. Questi ultimi erano presenti nei templi pagani di Greci e Romani e vi sono pure nei templi induisti, buddisti e di altre religioni orientali, mentre mancano del tutto nelle sinagoghe, nelle moschee (è proibito raffigurare le divinità altrimenti si diventa idolatri!) e nelle chiese di rito
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protestante, anglicano, luterano e scozzese dove, al posto delle statue dei Santi, si
usano le cappelle laterali per i monumenti funebri degli eroi nazionali!
In alcuni templi greci, come ad es. nel tempio del Partenone ad Atene e nel tempio di Zeus ad Olimpia vi erano statue gigantesche rispettivamente di Atena e di Zeus in buona parte di avorio e oro. Altre scultore, statue e bassorilievi completavano le decorazioni del pronao e delle celle minori.
Il tempio di Artemide a Efeso aveva tante statuine lungo il cornicione laterale del tetto/colonnato e sul pronao come a San Pietro a Roma. Era diviso in tre navate e dentro vi erano varie opere d'arte, sculture e pitture. Nei templi greci di grandi dimensioni con colonnati e navate vi era una grande armonia fra architettura e sculture. Le statue erano colorate nel volto e nelle vesti come lo sono le statue ingesso anche dei Santi cristiani che si trovano all'interno delle chiese cattoliche.
I sacrifici avvenivano sempre all'esterno del tempio, su un altare esterno. E ciò, all'evidente scopo di fare meglio salire in cielo, ove risiedevano gli dei, il fumo ed il profumo degli animali sacrificati e bruciati. Nei templi cristiani non c'è questa esigenza, quindi l'altare si trova all'interno, spesso sotto la cupola dell'abside, quasi sempre pittoricamente decorate con scene “celesti”! Si tratta di un'altra similitudine?
A proposito dei templi cristiani, devo dire che sono rimasto molto perplesso quando ho avuto modo di constatare in Scozia, e particolarmente a Edimburgo, che un paio di chiese di rito cristiano-scozzese erano state trasformate in uffici e negozi, una in sede permanente del Festival della Musica di Edimburgo, quella vicino all'Università trasformata addirittura in discoteca. La Cattedrale è rimasta ancora una “chiesa” ove permettere ai fedeli di pregare, ma gli altari e le cappelle secondari, non sono dedicate ai Santi, ma ad alcuni nobili o eroi nazionali! Addirittura la cripta era stata trasformata in un bar, ove però non è permessa la vendita di alcolici!!
Nelle Moschee non vi è alcun altare, ma un baldacchino o un pulpito, elevato rispetto al pavimento del tempio, da dove l'imam fa la sua predica e guida la preghiera dei fedeli, tutti maschi e prostrati in direzione della Mecca! Niente mosaici, pitture o sculture per non sembrare idolatri. Ma niente arte!!
A proposito di templi, sembra che Re Salomone non eresse a Gerusalemme un tempio a Jhaveh bensì ad Astarte, la dea dell'amore e della fertilità, venerata da Filistei e Fenici (1250 a C), tempio che è rimasto in piedi per 400 anni!
13. Il battesimo e l' estrema unzione
Come noto, il sacramento cristiano del battesimo viene oggi effettuato con apposita cerimonia quando il battezzando è molto piccolo, ancora lattante di poche settimane. Alla cerimonia che si svolge nella cappella della fonte battesimale (in genere è la prima a sinistra entrando in chiesa) deve essere presente un padrino e/o una madrina, debitamente battezzati e cresimati: il sacerdote celebrante impone il nome al battezzando, bagnandogli la testa con l'acqua benedetta e pronunciando le formule di rito. - 86 -
Il motivo per cui si fa il battesimo ai bambini così piccoli è che secondo corretta dottrina chi non è battezzato, quando morirà, non potrà accedere al Paradiso, ma andrà nel Limbo, un luogo dell'aldilà dove non si ha l'eterna felicità della contemplazione di Dio, ma neppure si soffrono le infinite pene dell'Inferno. E neppure si ha accesso al Purgatorio ove le pene durano il tempo necessario per purificarsi e redimersi dei peccati commessi in vita, per poi accedere al Paradiso. Quindi, onde evitare che il bambino o la bambina possa morire senza essere prima battezzato/a, il battesimo è stato anticipato al più presto possibile dopo la nascita.
Come noto, il battesimo, cancella per i cristiani, il “peccato originale”. Come ho già accennato nelle pagine precedenti, il battesimo è' una forma di purificazione ben nota nell'antichità, a cominciare dagli Egizi, ma anche praticata dagli Ebrei che, forse per il tramite dei fuggitivi dall'Egitto guidati da Mosè, “copiarono” il rito del battesimo dagli Egizi che lo avevano praticato per primi. Anche i Greci si purificavano con l'acqua quando dovevano presentarsi ad un sacerdote o alla Pizia di Delfi.
Forse ricordando quale era “il vero peccato” commesso da Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre e le conseguenze nefaste che esso causò, cioè la collera di Jhaveh e la cacciata dal Paradiso, mi pare che gli Ebrei avessero orrore della sessualità e dell'amore sessuale, tanto che marito e moglie ebrei dovevano (e forse ancora devono) “purificarsi” con una sorta di “battesimo”, dopo l'amplesso! Direi che in tal caso forse è bene farsi una doccia per “pulire il corpo”, non certo un “battesimo” per purificarsi, e cioè pulirsi l'anima! Ma probabilmente, nell'antichità, si faceva un po' di confusione fra corpo e anima! Ed un'anima pulita e senza peccato non poteva “dimorare” in un corpo impuro, o semplicemente sporco, per l'assenza di una doccia o di un bagno!
Certo è che nell'antichità ed in regioni dove l'acqua non doveva essere particolarmente abbondante e disponibile, lavarsi, cioè pulire il corpo, non doveva essere molto frequente, quindi magari si confondeva facilmente la pulizia del corpo con quella dell'anima! E forse era anche per questo motivo che i Rabbini ebraici raccomandavano anche ai coniugi di “battezzarsi” dopo l'accoppiamento! Era un buon motivo per spingere i fedeli a ….lavarsi di più! Non so se questa prescrizione è osservata anche dagli islamici che però considerano “impura” la donna che ha le mestruazioni!
Sta certo qui, nel “battesimo ebraico”, l'origine del battesimo cristiano, sacramento che, come detto prima, è mirato a cancellare il “peccato originale” commesso da Adamo ed Eva, i quali disobbedirono a Dio Padreterno.
Ricordo che il battesimo cristiano in origina si faceva “per immersione” nell'apposita grande vasca battesimale che si trovava nei battisteri costruiti accanto alle prime chiese cristiane. Infatti, quasi tutte le chiese di stile romanico hanno battistero separato, mentre le chiese successive hanno la “fonte battesimale!” all'interno della chiesa, quasi sempre nella prima cappella a sinistra entrando.
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Ad imitazione di San Giovanni Battista che battezzava la gente (oltre a Gesù) dentro il fiume Giordano, così la grande vasca del battesimo per immersione permetteva al battezzando o alla battezzanda di entrarci dentro fino almeno alla cintola, cioè seminudi, per poi ricevere sulla testa e su tutto il corpo l'acqua benedetta. Si faceva così una doccia completa, con lavaggio dell'intero corpo del battezzando o della battezzanda. E con il corpo, si lavava anche l'anima!!
Qualcuno ci vede qualche somiglianza con quel che fanno gli indiani Induisti quando si immergono nel fiume Gange per purificarsi? Io sì!!
Il battesimo dei cristiani nella vasca battesimale era completamente diverso dal battesimo che si fa ai giorni nostri non alle persone adulte e consenzienti, ma agli inconsapevoli lattanti, ai quali il sacerdote lava con l'acqua benedetta solo la testa, magari mentre il bambino o la bambina piange e strilla per via di quell'acqua che l'officiante gli versa sulla testa!
A me sembra chiaro il motivo per cui il battesimo dei primi cristiani avvenisse per immersione: Gesù venne battezzato da Giovanni Battista quando era adulto e poteva stare in piedi, mezzo immerso nel fiume Giordano (fiume sacro come il Gange?). Giovanni gli fece scorrere l'acqua sul capo e su tutto il corpo che così venne purificato! Ma perché Gesù venne battezzato e purificato da cosa? Da quale peccato? Lasciamo perdere per adesso e proseguiamo: anche i cristiani che abbracciavano la nuova fede dovevano battezzarsi con lo stesso rito, ad imitazione del battesimo fatto a Gesù. Ma a questo punto sorgono, a mio avviso, due problemi: uno pratico, di semplice soluzione. L'altro teologico o dottrinale, di cui vedo la contraddizione, ma non so dare la soluzione!
Il problema pratico era questo: con il battesimo per immersione di neo-cristiani adulti non vi furono grossi problemi quando un sacerdote cristiano maschio doveva battezzare un altro uomo seminudo o nudo. Ma esisteva un grosso problema quando la battezzanda era una donna, che doveva immergersi nuda o seminuda al cospetto di un sacerdote “maschio”!! E allora, per risolvere il problema, in via eccezionale, ma mostrando spirito pratico, si creò la figura della “chierica” o “presbitera”, cioè di un sacerdote o meglio sacerdotessa di sesso femminile, debitamente consacrata (dal vescovo?) che aveva il solo ed esclusivo compito “sacro” di battezzare le donne!
Il problema teologico-dottrinale si riferisce al battesimo di Gesù. Ma perché Giovanni Battista battezzò Gesù? Per purificarlo, in quanto Gesù aveva commesso durante la sua vita dei peccati da cancellare col battesimo? Impossibile!! Allora, quel che si doveva cancellare era il “peccato originale”?? Pur senza voler approfondire più di tanto quale fosse davvero il peccato originale commesso da Adamo ed Eva (mangiare la mela o fare l'amore?!) è assolutamente impossibile che Gesù, seconda persona divina della Trinità, avesse addosso il peccato originale, perché il padre di Gesù, cioè Dio Padre non mangiò nessuna mela spinto dal satana-serpente, né si accoppiò con Maria, la quale restò Vergine e che fu messa incinta dallo Spirito Santo, altra persona della trinità divina!!
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– E allora, come lo risolviamo questo problema? Perché un Santo come San Giovanni Battista battezzò la seconda persona della Trinità divina? Per me c'è qualcosa che non torna! Vien da pensare che forse fece bene la figlia di Erode che volle la testa di San Giovanni che aveva osato battezzare un Dio!!
Ma torniamo alle similitudini. Come ricordato prima, anche gli antichi Greci dovevano “purificarsi” immergendosi nelle fonti sacre prima di entrare nel tempio ed interloquire con i sacerdoti o gli auguri (ad es. la Pizia di Delfi). Per non parlare degli indù che si purificano nelle acque del fiume sacro Gange, dove peraltro buttano le ceneri dei defunti!!
Ripeto, anche gli antichi Greci dovevano lavarsi poco, per cui i sacerdoti giustamente
pretendevano che quando qualcuno si presentava al loro cospetto, si fosse purificato opportunamente, cioè si fosse lavato a dovere! Non mi risulta che la stessa cosa fosse richiesta agli antichi Romani e ciò perché, come noto, i Romani si lavavano molto spesso nei bagni pubblici (le terme) o privati, data la grande abbondanza di acqua portata in città da acquedotti che portavano l'acqua prelevata centinaia di chilometri più a monte!! E poi, i Romani di rango elevato si recavano spessissimo nelle numerosissime terme di Roma, dove si potevano leggere buoni libri, si faceva ginnastica e si concludevano pure ottimi affari con gli altri frequentatori (come oggi nei circoli del golf!). Si pagava pochissimo il biglietto d'ingresso alle terme e le donne pagavano la metà degli uomini!
C'era poi chi faceva il bagno a casa: chi non ricorda Poppea, che faceva il bagno nel latte di asina? E' la Roma di oggi che in fatto di igiene lascia molto a desiderare, con i rifiuti per strada!
L'estrema unzione detto anche “olio santo” è l'ultimo dei sacramenti previsti dalla Chiesa Cattolica. Trattasi dell'unzione degli infermi non essendo il sacramento utilizzato soltanto per coloro che sono in fin di vita.
Secondo la precisazione del Concilio Vaticano II, il tempo opportuno per riceverlo ha inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia a essere in pericolo di vita, inteso nel senso più largo possibile. Il sacramento è amministrato da un sacerdote che con l’olio benedetto (materia del sacramento) unge la fronte e le mani del malato, accompagnando il gesto con una breve preghiera intesa, se necessario, a ottenere il perdono dei peccati commessi da chi riceve l'estrema unzione. Questo rito prende origine, a mio modesto avviso, dalla antichissima cerimonia della ”unzione” dei re al momento della incoronazione. Di questa unzione con l'olio “benedetto” si parla pure nella Bibbia con riferimento ai re di Israele che venivano “unti” dal “giudice”, sommo sacerdote ebraico, e ciò perché il nuovo monarca “unto del Signore” doveva essere puro come un dio terreno. Sicuramente l'unzione doveva essere in uso anche presso altri popoli dell'antico Medio Oriente e Mesopotamia, incluso l'Egitto ove, come ho ricordato prima, è stato trovato, in una tomba, un medaglione con l'immagine di un faraone (di cui non ricordo il nome!!) sul capo del
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quale veniva versato da due dee (Hator e Iside?) un liquido azzurro che sembra acqua
(battesimo?), ma potrebbe essere olio sacro (unzione?).
14. Nomi identici di città
Ho potuto notare che vi sono alcune somiglianze, anzi identità, fra i nomi di alcune città poste in luoghi geograficamente distanti: infatti, vi sono diverse antiche città che hanno lo stesso nome, come se i fondatori delle città nate dopo avessero voluto stabilire un legame fra la città già al tempo esistente e la città nuova o da fondare: ad esempio, abbiamo la città di Tebe in Egitto e la città di Tebe in Grecia. Poi ci sono Menfi in Egitto e Menfi in Sicilia (provincia di Agrigento), Naxos in Grecia e Naxos vicino Taormina in Sicilia, l'Isola di Lesbo in Grecia e la cittadina di Lesmo in Brianza, l'Isola di Eubea in Grecia e la cittadina di Licodia Eubea in Sicilia, Alessandria in Egitto e Alessandria in Persia, entrambe fondate da Alessandro Magno e Alessandria in Piemonte, dove non credo proprio che sia arrivato Alessandro! L'antica isola di Pitacusa (se non erro prima colonia greca in Italia, che si trova di fronte a Salerno) ha nome molto simile a quello di Siracusa. Infine c'è Messina fondata dalla popolazione greca dei Messeni.
15. Feste di Primavera, Pasqua ebraica e Pasqua cristiana
In quasi tutte le religioni antiche e moderne si festeggia il risveglio della natura dopo il “sonno” invernale, cioè l'arrivo della primavera. Parecchie sono le similitudini nelle religioni antiche: Cerere o la dea Madre Terra di nome Gea, dopo il freddo periodo invernale, faceva rinascere la terra con le sue coltivazioni agricole che davano nuovi frutti. Avvenivano le nuove nascite anche negli armenti, che rendevano più ricchi agricoltori e pastori. Aumentava la produzione ed il consumo del latte non solo per vitellini, capretti ed agnelli, ma pure per gli esseri umani, che potevano finalmente tosare pecore e capre (senza rischiare di farle ammalare o morire per il freddo) e procurarsi la lana che, filata e tessuta con abilità dalle donne di casa, poteva trasformarsi in nuovi vestiti per grandi e piccini! Insomma la primavera era una grande opportunità non solo da festeggiare ma pure da divinizzare, creando appositi dei o dee. E ciò, a tutte le latitudini!! Nel continente americano, gli Inca adoravano la dea Panchamama, che rappresentava l'uovo sacro della nuova vita ed era rappresentata con una donna incinta, con la pancia a forma di uovo! L'uovo sacro di una nuova vita! Ci dice nulla l'uovo di Pasqua? E la sorpresa che c'è dentro? I bambini non nascono “a sorpresa” o maschi o femmine?
Nell'antica Grecia, molti erano i miti: ricordo, fra tutti, quello della bellissima Persefone, figlia della sorella di Zeus Cerere. Persefone venne rapita dal dio degli
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inferi Ade, che se ne era innamorato. Ade la portò con sé negli inferi, entrandovi dalla caverna che si trova al centro della Sicilia, sulle sponde del Lago di Pergusa, vicino ad Enna: Cerere era quasi impazzita dal dolore e si mise a vagare senza meta per tutta la terra (ad Eleusi, vicino ad Atene vi è una piccola grotta a lei dedicata perchè Cerere vi dimorò per riposarsi un attimo) nell'intento di trovarla, ma invano!
Con l'intervento pacificatore di Zeus, si arrivò ad un compromesso fra Cerere e Ade: si stabilì che Persefone avrebbe passato sei mesi con Ade negli inferi (corrispondenti all'inverno) e sei mesi con la madre sulla terra. Così sulla terra potevano ritornare la primavera e l'estate!
In autunno, poi con la vendemmia ed il vino nuovo, i Greci ed i Romani festeggiavano i loro dei del vino Dioniso e Bacco, e bevevano a sazietà il vino rimasto nelle botti per svuotarle e far posto al vino nuovo! Si svolgevano allora allegre processioni con grande partecipazione di popolo, che presero il nome rispettivamente di Dionisiache per i Greci e di Baccanali per i Romani.
Anche gli Egizi festeggiavano Osiride al risveglio primaverile della natura. Ma siccome il vino era da loro quasi sconosciuto, rimediavano bevendo la birra, che invece producevano in quantità!
Forse per ricordare le pene di Cerere e le sue “astinenze” mentre cercava disperatamente Persefone, resta il fatto che anche ebrei, cristiani e musulmani fanno un periodo di penitenza prima della festa di primavera, dando così luogo ad un'altra similitudine religiosa!
Il Ramadan è il nono mese dell'anno, e per i musulmani è un periodo di penitenza di 29 o 30 giorni (stabiliti in base all'osservazione della luna crescente), durante il quale, si deve digiunare, cioè non si deve mangiare di giorno ( ma si può mangiare e bere quanto si vuole durante la notte). E questo si fa, secondo i musulmani, in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto . Questa ricorrenza annuale è considerata uno dei Cinque Pilastri dell'Islam. Il digiuno è un precetto religioso (Farḍ) per i musulmani adulti, ad eccezione di quanti sono in età avanzata, delle donne in gravidanza o che stanno allattando o che hanno le mestruazioni, dei diabetici e dei malati terminali. Il digiuno fu reso obbligatorio (wājib) durante il mese di Sha'ban nel secondo anno, dopo la migrazione dei musulmani da La Mecca a Medina. Al termine del Ramadan, viene celebrato la "festa dell'interruzione [del digiuno]" ed è detta anche la "festa piccola" (id al-saghir).
Il digiuno non significa solo astinenza dal cibo, ma anche dal bere, dal sesso, dal fumo, dal mentire, dal pronunciare frasi scurrili. Comincia prima dell’alba e termina dopo il tramonto di ogni giornata: dura per tutte le ore di luce. Questo significa che
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gli orari del Ramadan sono differenti da un Paese all’altro ed anche da una zona all’altra dello stesso Paese. Tuttavia, nei Paesi situati più a Nord, dove in estate il sole non tramonta o tramonta per poche ore, i musulmani tendono a rispettare gli stessi orari della Mecca.
Dato che il calendario islamico è tuttora composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell'anno solare), il mese di Ramadan ogni anno cade in un momento differente dell'anno solare. Per i musulmani l’anno in corso è il 1440! Vivono proprio ancora nel Medioevo!! In tutti i sensi!!
Anche gli Ebrei celebravano la Pasqua, ma la Pasqua ebraica e quella cristiana hanno storia e tradizioni diverse, in quanto ricordano avvenimenti differenti. Per ripercorrere le origini della Pasqua dobbiamo rifarci ai testi della Bibbia. In entrambi i casi, come già detto, si festeggiano importanti momenti di rinnovamento e di passaggio dall'inverno alla primavera, con la rinascita a vita nuova!
La Pasqua Cristiana celebra la resurrezione di Gesù, avvenuta nel terzo giorno dopo la sua crocifissione, ed è preceduta dalla Quaresima, un periodo di penitenza lungo 40 giorni. Durante questo periodo i cristiani dovrebbero mangiare con molta parsimonia (niente carne, mi pare) anche se l'osservanza dei cristiani è molto meno rigida dell'osservanza del Ramadan da parte dei musulmani. Ma comunque la similitudine fra Quaresima e Ramadan mi pare inequivocabile!
Alla Quaresima segue la Domenica delle Palme, giorno nel quale viene ricordato l’arrivo di Gesù a Gerusalemme ed il suo festoso ingresso in città, salutato da tutto il popolo con ramoscelli di ulivo e foglie di palma. E così i Cristiani hanno ereditato la festa della Domenica delle Palme, con la benedizione dei ramoscelli di ulivo, a ricordo dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Poi arriva la Domenica di Pasqua, che è una festività mobile. Il primo Concilio di Nicea (325 d.C.) stabilì che la Pasqua sarebbe stata celebrata nella prima domenica dopo il plenilunio seguente l’equinozio di primavera (21 marzo) per cui la data della Pasqua cristiana è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Altra similitudine, sia i cristiani sia i musulmani si affidano alla luna per questo tipo di calcoli!!
La Pesah, la Pasqua ebraica, fu istituita la sera precedente l’esodo dall’Egitto; è una festa annuale nel corso della quale gli ebrei ricordano l’attraversamento del Mar Rosso, che sancì la liberazione degli ebrei, per mano di Mosè, dopo 430 anni di schiavitù in Egitto e dopo 40 anni di viaggio nel deserto! La Pasqua ebraica inizia con il plenilunio di marzo (da notare che c'è sempre la luna di mezzo!) e ha una durata di otto giorni, nel corso dei quali vi sono celebrazioni che seguono riti
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antichissimi ben precisi. Gli Ebrei dicono “Pasqua tempo della nostra liberazione” ed ovviamente si tratta della festa centrale del loro ciclo liturgico. Sono i capitoli 12-13 e 14 dell’Esodo a parlarci dei momenti che la precedono e seguono la fuga dall’Egitto, in particolare ricordiamo la descrizione della notte della traversata del Mar Rosso verso la Terra Promessa .
Da notare la similitudine fra i 40 giorni della Quaresima ed i 40 anni della durata della fuga dall'Egitto!
La festa cristiana della Pasqua è strettamente legata alla Pasqua ebraica, in quanto la crocifissione e risurrezione di Gesù avvennero rispettivamente subito prima e subito dopo la Pasqua ebraica (v. Giovanni 19,14), che gli ebrei celebrano al termine del giorno 14° del mese di “nisan”(v. Levitico 23,5). Anche questo mese aveva un
inizio “mobile” rispetto al calendario solare e veniva determinato con criteri complessi e tuttora poco noti. Anche qui c'entra la luna?
Tutti conosciamo più o meno come si svolge la Pasqua cristiana e cattolica in particolare: si va a sentire la messa, molti fanno la comunione, ci si scambiano gli auguri, ed a pranzo e cena si mangia un dolce particolare: la colomba di Pasqua!
Abbiamo già detto dell'uovo di Pasqua, con sorpresa, che si regala ai bambini!
Ma perchè si mangia la “colomba”? Vi è qualche relazione con lo Spirito Santo, che in tutte le iconografie cattoliche viene rappresentato con una colomba? E' anche questa una sorta di inconscia “comunione”? Per Pasqua in chiesa molti fanno la Comunione, cioè “mangiano” l'ostia, che è il corpo di Cristo e poi a casa completano l'opera “mangiandosi” pure la colomba che rappresenta lo Spirito Santo, la seconda persona della Trinità! Potrei sembrare blasfemo, ma se giocasse un ruolo il subconscio collettivo? D'altro canto, se è un bene fare la comunione, perché non dovrebbe essere un bene mangiare a Pasqua la colomba dello Spirito Santo? Ma vi è di più! Similmente a quanto accadeva nell'antica Israele, in cui l'agnello costituiva l'animale preferito dei sacrifici, anche oggi esiste la tradizione radicata fra i cristiani di mangiare l'agnello a Pasqua! Per caso, esiste un qualche collegamento fra questa tradizione e quella del sacrificio dell' “agnus Dei qui tollis peccata mundi”?
Ma passiamo adesso ai rituali della Pasqua ebraica che mi sembrano veramente interessanti anche se non hanno alcuna somiglianza con analoghe festività di altre religioni, salvo l'usanza dei cristiani di fare a Pasqua speciali e approfondite pulizie in tutta la casa! Credo sia utile illustrare questi riti ricopiando qui di seguito quanto ho trovato su internet:
“ I rituali sono moltissimi, tutti con un preciso significato simbolico: le case delle
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famiglie ebree, la sera precedente alla vigilia di Pesach, vengono ripulite da ogni traccia di lievito e di alimenti lievitati perché il lievito rappresenta il peccato, la malvagità, per cui si deve eliminare ogni traccia di hamez , cioè far pulizia da ogni peccato. Si prendono, poi, dei pezzetti di pane, nascondendoli per casa, in modo che i bimbi possano trovarli; una specie di “caccia al tesoro” per i piccoli, effettuata a lume di candela, con uno scopo fortemente educativo, intrapresa solo dopo la benedizione (“Benedetto sei Tu Signore Iddio nostro, Re del mondo, che ci hai santificato coi tuoi precetti e ci hai comandato con lo sgombro dell’hamez”). I pezzi di pane trovati vengono messi da parte sino al mattino seguente, per essere bruciati. La cerimonia più importante si tiene la prima sera con la cena, il primo Seder di Pesach, in cui vengono utilizzate 4 coppe di vino più una coppa, detta “la coppa di Elia”, del vino rosso, pane azzimo, uno stinco d’agnello o un collo di pollo arrostito che rappresenta l’agnello portato al Tempio per essere sacrificato. Tanti sono gli elementi simbolici impiegati: le verdure o erbe amare per rappresentare l’amarezza della vita, una ciotola con acqua salata per indicare le lacrime versate dagli Ebrei
in Egitto, in cui vengono inzuppati sedano, cipolla cruda o patata sbucciata e bollita, una ciotola con dentro il charoset, una sorta di impasto o marmellata di frutta e frutta secca in ricordo della malta d’Egitto utilizzata dagli schiavi israeliani per fabbricare i mattoni. Questi ingredienti simbolici vengono posizionati in un vassoio particolare (ke’ arà), utilizzato in occasione del pasto di Pasqua. Al centro del piatto del Seder, in un vassoio coperto da un panno bianco o in una sacca bianca a tre scomparti (“tasca della matzah”), si adagiano tre pani azzimi, selezionati in base al processo di lavorazione. L’azzimo, conosciuto come “pane dell’afflizione”, è simbolo di servitù, è il pane del povero, segno della partenza improvvisa e frettolosa degli Israeliani dal paese d’Egitto. In tavola, durante il Seder, viene sempre lasciato un posto vuoto con la Coppa di Elia posta davanti, dalla quale nessuno deve bere perché è riservata all’Elia delle profezie, ossia a colui che annuncia la venuta del Messia escatologico. Il posto, perciò, rimane vuoto nel caso egli venga. Elia, secondo l’Ebraismo, verrà e porterà con sé il Messia. Infine, dopo che gli adulti hanno bevuto la quarta coppa di vino, l’ultima prevista dal rituale, i bambini corrono ad aprire la porta di casa e tutti i commensali, in piedi, esclamano: Baruch haba b’shem Adonai! (“Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”). La celebrazione si conclude, poi, con canti tradizionali che ricordano la potenza di Dio e la comune fede”.
Parecchi anni fa, a Washington, assieme a Gina ed Angelo, ho avuto la ventura di partecipare al Seder in casa del mio caro amico ebreo (e Maestro di contrattualistica internazionale) avvocato americano Peter Ehrenhaft, ebreo di origine tedesca la cui famiglia si era rifugiata negli USA durante il Nazismo. Peter, assieme alla moglie, ci invitò a cena a casa sua, giusto in coincidenza con la ricorrenza della Pasqua ebraica.
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Per la verità, ci venne spiegato brevemente il significato della particolare ricorrenza: all'inizio Peter disse una preghierina in ebraico, ma non vi era nessun posto libero …. per il Profeta Elia!! O se c'era, non me ne sono accorto ….
Per la verità, non ho capito bene se gli ebrei devono mangiare il pane azzimo, cioè non fermentato, soltanto durante i sette giorni che precedono la Pasqua ebraica, oppure sempre. Nella Bibbia vi sono alcune contraddizioni, circa il divieto di usare il lievito che costituirebbe un simbolo del peccato. Alcuni studiosi della Bibbia e della Torah sostengono che il divieto di usare il lievito era legato all'adorazione degli idoli e cioè agli dei pagani a cui venivano “sacrificati”, assieme agli animali, anche dei pani lievitati, cioè dei pani fatti lievitare prima della cottura, come quelli che la popolazione normalmente mangiava, e adesso mangiamo tutti: Il ragionamento era: se agli idoli ed agli dei pagani si sacrifica pane lievitato, gli ebrei non possono sacrificare pane lievitato a Geova o Jahveh, ma devono sacrificargli pane non lievitato!
Altra teoria, alternativa alla precedente, ma forse più aderente alla tradizione religiosa ebraica, è quella che quando gli ebrei fuggirono dall'Egitto, scapparono in
grande fretta, quindi non ebbero il tempo di fare lievitare il pane che stavano preparando! Essi scapparono portando con sé solo la pasta di pane cruda che non aveva ancora lievitato e che poi, data la fame ed il ritardo nell'arrivo della “manna dal cielo”, i fuggiaschi affamati fecero cuocere nel deserto senza prima averlo fatto lievitare!
Così il pane azzimo, cioè non lievitato, divenne il simbolo della fuga dall'Egitto e della “liberazione” del popolo ebraico dalla schiavitù.
Da notare che l'ostia della comunione dei cristiani cattolici è costituita da pane azzimo, cioè è fatta con farina, ma senza lievito! C'è una similitudine?
16. Miscellanea: Repetita Juvant
Concludendo questa mia ricerca sulle similitudini nelle religioni, mi pare utile fornire al lettore (che ha avuto la pazienza e la costanza di arrivare a leggere sin qui) qualche altra notizia storica che ho trovato durante la mia ricerca, ma che non ho potuto o saputo collocare al punto giusto di questo scritto.
Tori, mucche, arieti, ecc. e le loro corna hanno particolarmente attratto gli antichi popoli, tanto che per i Sumeri le corna dell'ariete erano simbolo della natura divina del “cornuto”, cioè di chi portava le corna, come lo era per gli Egizi, tanto che uno delle loro divinità principali, cioè Amon, era rappresentato con le corna di ariete.
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Alessandro Magno (332-323) si dichiarava figlio di Amon e per questo motivo in alcune statue o dipinti viene raffigurato con delle piccole corna di ariete in testa! E pure la statua di Mosè, scolpita da Michelangelo, ha due piccole corna sulla fronte!
Api era il toro sacro degli Egizi e si trovava in stalle sacre particolari e dai cui movimenti gli aruspici traevano degli oracoli più o meno….affidabili!
Ricordo che la dea Hator era una vacca dalle lunghe corna e che quando veniva rappresentata nelle tombe egizie con la figura di una donna, questa aveva lunghe corna. Fra le corna era situato un disco solare, simbolo della divinità. Come già detto, analogo disco, cioè l'aureola, viene posto dietro il capo dei santi cristiani.
Ricordo che la vacca è sacra per gli Induisti che lasciano le vacche girare tranquillamente per le vie di cittadine e di metropoli dell'India, come Nuova Delhi, senza che nessuno le disturbi, rendendo così ancora più caotico il traffico di auto, moto, bici, camion, ecc.
Ho già detto che i Santi cristiani hanno un'aureola dietro la testa. Ricordo che gli dei Dioscuri degli antichi Romani, i gemelli divini Castore e Polluce, venivano raffigurati nelle moneta romana, detta Vittoriato, con una stella sopra la testa. Noto che la moneta si chiama così, cioè “moneta”, perché la prima zecca di Roma si trovava sul Campidoglio, vicino al tempio di Giunone Moneta, cioè “Giunone che ammonisce”!!
Numerosi sono i racconti mitologici degli antichi popoli sulla creazione dell'universo. Vi è un poema babilonese che tratta della creazione del mondo (Emma Elish) da parte del dio Marduk che si impose agli altri dei babilonesi e divenne la più importante divinità di quell'antico popolo.
Similmente ai racconti biblici, anche i Sumeri avevano molti racconti che venivano tramandati oralmente fino a quando gli stessi Sumeri non inventarono la scrittura e li riportarono per iscritto. Un poema riportava la storia del paese di “Sumer” e riportava una lista dei re dei Sumeri a partire dal 3000 a. C. circa! Nell'ambito di questi racconti mitologici si parlava di re e governi che duravano 100 e persino 1000 anni!!
E ciò, costituisce una similitudine con i “tempi lunghi” della Bibbia, secondo cui ad esempio Matusalemme sarebbe vissuto centinaia di anni! In relazione a tali durate, va detto che forse, sia i Sumeri che gli Ebrei, a quel tempo, non utilizzavano l'anno solare, ma forse quello lunare, assai più breve.
Altro esempio: vi è una similitudine fra una delle grandi gesta del re Sargon di Akkad e le gesta di Mosè: nell'effettuare lunghi spostamenti di popoli il primo attraversò avventurosamente il fiume Eufrate, mentre il secondo attraversò miracolosamente il Mar Rosso! Sembra ragionevole pensare che i giudei conobbero le antiche leggende
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mesopotamiche durante la prigionia a Babilonia nel VI secolo a.C. e sembra verosimile che essi le abbiano “ricopiate” nella Bibbia, adattandole opportunamente. Ricordo che Ciro II il Grande entrò a Babilonia da liberatore nel 539 a. C. e che fu lui che permise ai giudei di ritornare a Gerusalemme nel 587 a. C. come raccontato anche nella Bibbia. In quel periodo in tutto il Medio Oriente vi era grande povertà e tutto era distrutto dalle guerre continue. Stremati dalle guerre, tutte le popolazioni del Medio Oriente aspettavano che venisse un salvatore che mettesse fine a tanta miseria, si aspettavano che arrivasse un Messia sulla terra! Appunto un Salvatore!
Nonostante la diversità dei popoli che vivevano anticamente in Medio Oriente anche i nomi si somigliavano! Abbiamo ricordato che il nome “Mosè” somiglia ai nomi dei Faraoni egizi Tutmose, Ramses, Amose, ecc., Similmente, anche i testi assiri e babilonesi incisi nell'Obelisco Nero riportano nomi di re simili fra loro, come re Jehu d'Israele (somiglia a Jesus-Gesù o no?), oppure come re Salmonassar III di Assiria, nome che somiglia assai a Salomone o no??
Ma torniamo ai racconti mitologici degli antichi popoli del Medio Oriente.
L'epopea di Gilgamesh sembra che sia il poema più antico dell'umanità. Si racconta che il re risiedeva nel tempio di Uruk (era circa il 2650 a C.). Il re era considerato come il rappresentante del dio in terra. Lo stesso concetto vigeva per gli imperatori cinesi e giapponesi, mentre per gli antichi egizi i Faraoni erano semidei responsabili dinnanzi agli dei del benessere del loro popolo. Per i cristiani cattolici il Papa è il rappresentante di Dio in terra, e per tutto il Medioevo e oltre, re e imperatori erano tali per volontà di Dio (e poi anche della nazione!). Similmente, durante l'impero
romano, l'imperatore era chiamati con l'appellativo di “divus” , era cioè divino non un dio “deus”. Un po' come il santo cristian che è “divus”, non “deus”, come spesso si legge sul frontone di una chiesa dedicata ad un certo santo.
Gudea, era re dei Sumeri intorno al 2120 a.C.. A parte il nome molto simile a Giuda e/o alla Giudea, questo antichissimo re diceva di parlare con gli dei, come risulta dalle tavolette di creta scritte a suo tempo e ritrovate dagli archeologi. Similmente, anche i primi re e profeti ebrei, secondo i racconti della Bibbia, avevano continui contatti e colloqui con Jahveh, direttamente o tramite qualche angelo che veniva a trovarli, magari in sogno. Il bello è che tutti ci credevano!
Quasi tutti i popoli dell'antichità credevano appunto che la divinità non avesse natura trascendente, ma immanente, cioè si interessasse attivamente a quanto avveniva sulla terra e quindi gli uomini cercavano di interpretarne il desiderio o la volontà. A testimonianza di ciò, abbiamo quindi i sogni dei profeti o le rivelazioni ricevute direttamente da Dio, le interpretazioni dei sogni dei re, e poi i giudici degli Ebrei, gli
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indovini, i sacerdoti, i profeti, gli oracoli e chi si dedicava alla lettura del volo degli uccelli (Etruschi) e delle viscere delle vittime dei sacrifici . Da notare che il serpente aveva facoltà divinatorie mentre il cobra sulla testa del faraone, detto ureo, era invece per i cristiani e per gli ebrei la incarnazione del diavolo che fra l'altro, aveva spinto Adamo ed Eva a commettere il peccato originale. Spesso la Vergine Maria è ritratta mentre schiaccia il diavolo/serpente col piede!
Per gli Ittiti il creatore dell'universo era il dio Elkunirsa, che aveva come sposa Aserdus, dea della fertilità. Stranamente, per due antichi popoli del Medio Oriente la dea dell'amore e della guerra era la stessa divinità: si chiamava Sausga o Inanka o Astarte quella degli Ittiti e Ishtar o Inanna quella degli Accadi e dei Sumeri. Quest'ultima aveva per fratello Shamashi, dio del sole. Nel 1924 a. C. Ishtar fu l'autore del codice delle leggi chiamato Codice di Ammurabi il quale prevedeva fra l'altro la regola che il giudice che prima giudica, e poi cambia la sua decisione, deve pagare fino a 12 volte la somma in causa e cesserà di fare il giudice!!!
Ci vorrebbe anche adesso una norma del genere!!
Secondo il calendario solare degli Egizi, vi erano tre stagioni con mesi divisi in 10 giorni ciascuno, negli ultimi due giorni della decade non si lavorava. L'anno era di 365 giorni e era previsto che non si lavorasse negli ultimi 5 giorni. Nessuno doveva lavorare perché gli ultimi 5 giorni dell'anno erano dedicati a cinque dei. I giorni di riposo degli antichi Egizi hanno una certa somiglianza con i giorni del riposo degli Ebrei e dei Cristiani che non lavorano rispettivamente il sabato e la domenica.
Dei alati come gli angeli cristiani appaiono nelle pitture etrusche delle tombe di Cerveteri ecc. e ancora prima nel bassorilievo di Arartu del X secolo a.C . A proposito di angeli: certo che i cherubini, che erano testa di bambini ed ali dovevano proprio essere dei mostriciattoli! O no?
Una curiosità: una dea dei Frigi (VIII secolo a. C. si chiamava Matar! Questo nome
non è quasi uguale alla parola latina “mater”??
A proposito di Zeus, ricordo che il suo simbolo era l'aquila. Forse i Greci copiarono dagli Egizi dato che il simbolo del dio egizio Amon o Horus era il falco. Due uccelli rapaci erano il simbolo degli dei più importanti delle rispettive religioni! Ma l'aquila è stata il simbolo non solo delle legioni romane, ma pure di quasi tutti i re e certamente degli imperatori della storia europea, ad eccezione dei re scozzesi che avevano come simbolo un animale mitologico e cioè l'unicorno! Gli imperatori austro-ungarici avevano per simbolo addirittura un'aquila con due teste!!
Gli Egizi avevano parecchi dei con la forma di animali, come ad es. il dio coccodrillo
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Sebek o Sobek, il dio toro Api, la dea Hator, rappresentata da una vacca con il disco solare fra le corna. Non saprei dire se gli indù rispettano molto le vacche tanto da farle circolare liberamente per le strade di villaggi e città (anche inondate dal traffico delle auto!) per analoghe ragioni, cioè perché le ritengono di natura divina, oppure, come è più probabile, in quanto credono nelle vacche può essere “imprigionata” l'anima di un uomo o di una donna. Infatti, secondo la teoria della trasmigrazione delle anime (metempsicosi secondo i Greci antichi o reincarnazione), chi si è comportato/a male nella vita precedente è destinato a incarnarsi in una vacca!
O magari l'uomo in un toro o in un bue e la donna in una vacca!
A proposito della pena della decapitazione, è noto a tutti che Erode Antipa, d'accordo con la convivente Erodiade e con la figlia di questa Salomè, nel 27 d.C fece decapitare San Giovanni Battista, detto anche Decollato. Non risulta che ci sia stato un processo e che San Giovanni fosse condannato da un governatore romano, come avvenuto per Gesù; quindi Erode si servì delle proprie guardie o soldati per arrestare e uccidere San Giovanni. Ma c'era Erode Antipa o comunque un altro re Erode, suo predecessore nel regno di Giuda, quando fu crocifisso Gesù? Era un altro Erode? In ogni caso, a mio avviso, più del re, comandavano i sacerdoti del Tempio che fecero fare il “lavoro sporco” ai Romani, con tanto di processo innanzi al governatore Ponzio Pilato, il quale non rilevò alcun reato nel comportamento di Gesù, ed anzi pose un'alternativa alla condanna, ma la grande folla degli Israeliti scelse di far liberare Barabba. E Ponzio Pilato allora se ne lavò le mani!?
Ricordo che la crocifissione era una pena capitale abbastanza comune nell'antichità. Non solo Alessandro Magno fece crocifiggere i maschi di una città ribelle poi domata, ma anche Pompeo fece crocifiggere ed esporre migliaia di schiavi, ribelli e fatti prigionieri, lungo il tratto della via Appia che andava da Roma a Capua (dove aveva avuto origine la rivolta degli schiavi e dei gladatori comandati da Spartaco).
Peraltro anche Giulio Cesare fece crocifiggere certi pirati che infestavano le acque del mare vicino Mileto,nella Provincia d'Asia governata dal propretore Marco Iunco. La storia è un po' lunga ma val la pena di raccontarla. Giunto a Mileto, Cesare armò delle navi e si diresse in tutta fretta a Farmacussa, dove catturò senza difficoltà i pirati che avevano parecchio denaro, frutto di un riscatto pagato da certe città lì vicino. Allora Cesare si recò con i prigionieri al seguito in Bitinia, dove governava il propretore Iunco. Qui chiese al propretore di provvedere alla punizione dei pirati, ma questi si rifiutò, tentando invece di impadronirsi del denaro sottratto ai pirati stessi, decidendo poi di vendere i prigionieri per arricchirsi col ricavato! Cesare allora, prima che Iunco potesse mettere in atto i suoi progetti, si rimise in mare lasciando la Bitinia e procedette egli stesso all'esecuzione dei prigionieri: li fece crocifiggere
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dopo averli fatti strangolare, in modo da evitare loro una lunga e atroce agonia. Almeno così raccontano le fonti “filocesariane”: egli non fece altro che adempiere ciò che aveva promesso ai pirati durante la loro prigionia,
Ritornando alla caratteristica esistente nell'antichità di considerare i precetti o i comandamenti della religione come vere e proprie norme di legge, principio recentemente abbandonato da quasi tutti i popoli con il riconoscimento che una cosa è la religione ed una cosa è la legge, ricordo che questa distinzione non esiste per gli Islamici che tuttora in maggioranza equiparano la Sharia al Corano. Riprendiamo qui di seguito alcuni concetti prima delineati nel capitolo sull'Islam.
Conclusioni
Concluderei questa rassegna delle similitudini ricordando alcuni particolari aspetti degli altari e dei templi. Quasi tutti gli altari delle varie religioni sono addobbati con candelabri e candele, più o meno grandi. Una fiammella accanto all'altare è sempre accesa. Senza volersi spingere al Zoroastrismo (i pochissimi fedeli di tale antichissima religione adorano il loro dio sotto forma di fuoco),ricordare le vergini del tempio di Vesta, come quelle del Partenone ad Atene consacrate ad Atena, che avevano notevole rilevanza religiosa per Roma dato che dovevano tenere sempre accesa la fiamma, simbolo del focolare domestico e di salute della repubblica: fuoco sacro siile alle candele da tenere accese nelle chiese cristiane cattoliche. Le ragazze erano spesso scelte a sorte fra le buone famiglie dell'aristocrazia romana, dato che i genitori non volevano dare volentieri le proprie figlie al tempio di Vesta, come invece facevano volentieri i genitori con le suore cattoliche, anche peggio, di clausura. Le vestali non dovevano avere meno di 6 anni e più di 10 quando entravano nel tempio e dopo 30 anni di servizio, uscivano e potevano sposarsi ed avere una vita normale. Le Vestali vestivano un velo bianco (le suore nero!!) e portavano sempre con sé una lampada col fuoco acceso).
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Riflettendo su certe credenze, postulati, aspetti, riti, ecc. delle varie religioni che sono apparse e si sono affermate nei secoli sulla terra e di cui talune continuano a sopravvivere, sia pure un po' indebolite dal tempo, appare curioso vedere quante cose esse hanno in comune, pur essendo ciascuna di esse nate e sviluppatesi in luoghi e tempi diversi e lontani fra loro. Sembra evidente che, data la distanza di centinaia o migliaia di chilometri fra un luogo e l'altro, a volte non vi fu alcuna comunicazione né fra i sacerdoti né fra i credenti delle differenti fedi religiose. E, purtuttavia, alcuni principi sembrano essere comuni almeno ad alcune di loro. Come mai? Si è trattato di intuizioni?? A mio modesto avviso, anticamente i poeti, i filosofi e coloro che facevano parte della casta sacerdotale di popolazioni molto distanti fra loro, riflettendo e riflettendo sulle cose del mondo, sull'universo e sulla sua creazione, hanno avuto le medesime intuizioni su certi aspetti e sono giunti alle medesime conclusioni ovvero a conclusioni molto simili, come ad esempio la credenza che l'universo venne creato da un Dio (più grande e importante di tutti gli altri), che dal nulla creò l'ordine cosmico, sostituendolo al caos primordiale.
Inoltre ed in maggior misura, secondo me, deve esserci stato pure un lavoro più o meno sapiente di “copiatura”, nel senso che gli appartenenti alle caste sacerdotali erano persone colte e comunque studiavano o conoscevano le religioni degli altri paesi geograficamente vicini o non troppo distanti dal loro territorio, e quindi acquisirono, copiandole in tutto o in parte e comunque riadattandole, alcune credenze e certi riti di un'altra religione più antica, “importando” e facendo propri principi, credenze e riti di religioni precedenti o diverse che essi avevano attentamente studiato o che comunque conoscevano.
Senza alcuna pretesa di completezza, passerò in rassegna qui di seguito quali sono queste analogie o similitudini, analizzando sommariamente le varie religioni principali del pianeta, e cioè le religioni degli antichi Egizi, degli antichi Greci e Romani, dei Celti, degli Assiri, Babilonesi, Cristiani, Musulmani, dei popoli abitanti dell'India e della Cina, nonché dell'Africa Sub-Sahariana e dell'America Meridionale al fine appunto di rilevare queste somiglianze ed analogie.
Gli antichi Egizi iniziarono a scrivere utilizzando i geroglifici intorno al 3.300 a.C. I geroglifici erano per loro “parole divine” create dal dio Ptah, creatore del mondo e dell'universo. Sembra che per gli Egizi la parola scritta era il mezzo a cui aveva fatto
ricorso la divinità per la creazione (forse qualcosa di simile al “logos” per i Greci ed i Romani, che concettualmente è analogo al “verbo” per i cristiani). Quindi le parole scritte vennero chiamate e considerate dagli Egizi “parole di Dio”. Per gli antichi Egizi, infatti, la parola scritta non solo durava nel tempo indefinitamente ma aveva pure il potere, se pronunciata, oppure se letta da chi sapeva leggerla, cioè dal sacerdote, di creare, di portare all'esistenza, di far materializzare mediante la voce di colui che la leggeva, la persona o l'oggetto che la parola scritta significava!! Ad esempio, in un certo momento di una cerimonia, il sacerdote aveva bisogno dell'animale da sacrificare, indicato nella scrittura, cioè nel papiro o nella stele o nella lapide, allora leggeva o pronunciava la parola a voce alta e subito arrivava il suo assistente che portava l'animale, cioè l'animale della parola letta o detta si materializzava!! Oggi a noi ciò può sembrare un po' ingenuo e forse un non senso, ma probabilmente era questo il meccanismo mentale che faceva pensare al collegamento “parola scritta—pronuncia della parola—creazione/materializzazione della persona o cosa”! Forse si spiegano così i due concetti che il dio creatore “creava” pronunciando la parola corrispondente all'oggetto che voleva creare, e che la parola scritta, cioè la “scrittura” avesse in sé i requisiti per essere “parola del dio” e quindi “sacra”, Sacra Scrittura!
Forse è per tale motivo che ogni religione è codificata nelle rispettive “sacre scritture” generalmente molto antiche, ma che vennero scritte, ovviamente, dopo l'invenzione della scrittura. Nell'antico Egitto la scrittura geroglifica risale alla seconda metà del IV millennio a.C. La scrittura corrente nel periodo in cui i Greci arrivarono in Egitto era quella ieratica (una forma semplificata della scrittura geroglifica) comparsa nel Primo Millennio a. C. e che rimase in uso solo per la redazione di testi religiosi, mentre il demotico, derivato dallo ieratico, fu usato dal VII secolo a.C. in avanti e serviva principalmente per la “contabilità” e per le annotazioni di carattere amministrativo.
La scrittura geroglifica non serviva per scrivere libri, ma illustrava le pitture sulle pareti delle tombe dei faraoni e dei loro nobili cortigiani. La Tavoletta di Narmer del 3.100 a.C. circa è una delle prime scritture geroglifiche conosciute, scolpite su un blocco di siltite piatto di colore grigio-verde.
Come osservato prima, furono gli Egizi a conferire carattere “sacro” alla scrittura in quanto quel che era scritto era ritenuto “parola degli dei”. E ciò anche perché, come detto prima, la scrittura scolpita sulla pietra, durava per un periodo indefinito o meglio infinito di tempo, proprio come gli dei che non erano soggetti alla morte.
Ma quando fu inventata la scrittura alfabetica? La prima forma di scrittura non geroglifica fu realizzata fra il 4° e il 3° millennio a.C. nell'area della Mesopotamia: la scrittura alfabetica cuneiforme fu inventata in epoca successiva e quella del sistema numerico cuneiforme (tavoletta di Uruk) intorno al 3.200-3.100 a.C. Alla scrittura cuneiforme fece seguito la scrittura pre-alfabetica elaborata a Creta, detta lineare A e lineare B e successivamente, intorno all'VIII secolo a.C., venne introdotta la scrittura alfabetica con i caratteri greci, caratteri derivati dall'alfabeto dei Fenici. All'inizio, non fu possibile scrivere testi voluminosi, come quelli “sacri” delle varie religioni, dato che, lo ripetiamo, le iscrizioni venivano per la maggior parte eseguite su muri o stele di pietra e poi su fragili e piccole tavolette di argilla fresca. I segni venivano disposti in senso verticale fino alla prima metà del 2° millennio a.C. Successivamente, si passò ad una disposizione su linee orizzontali. La scrittura lineare A usata dal 1700 a.C. in poi in numerosi documenti scritti su tavolette d'argilla, pietra, metalli, ceramica, non è ancora stata decifrata. Dal 1550 a.C. in avanti, si formò in Grecia il sistema lineare B, con segni alfabetici derivati da quelli sumerici. Tale sistema grafico venne usato per la lingua greca dei centri micenei e fu largamente adoperato a Creta per gli inventari.
Dal sistema di scrittura fenicio derivò direttamente il primo vero e proprio alfabeto completo, dotato di segni indicanti sia le consonanti sia le vocali. La scrittura aramaica derivò da quella fenicia e fu ampiamente adoperata in una vasta area della Palestina, dai confini dell'Egitto all'Afghanistan. Essa era costituita da un alfabeto consonantico di 22 lettere, cui furono aggiunti segni distintivi per indicare le vocali. Da essa derivarono altre scritture palestinesi, sirio-arabe e, fra le più durature nel tempo, anche la siriaca, e soprattutto, dal IV-III secolo a.C., la scrittura ebraica (con due varianti, la ''quadrata'' e la ''corsiva''). Solo allora fu possibile scrivere lunghi “libri” utilizzando il papiro, le tavolette di argilla, e forse anche la pergamena (che era ricavata dalla pelle di pecore e capre). Quindi, solo dal IV-III secolo a.C. fu possibile una vasta produzione di libri anche di natura religiosa, i cui principi ed episodi mitici venivano prima tramandati, di generazione in generazione, oralmente con i racconti dei sapienti e degli anziani delle varie tribù e contando sulla memoria, con l'ovvia conseguenza che qualcuno poteva ricordare male o aggiungere o togliere qualcosa senza dare troppo nell'occhio, anzi ...nell'orecchio!
In precedenza, era possibile solo scrivere sulla pietra brevi testi, come ad esempio norme di comportamento religioso o giuridico. Infatti, ci sono pervenuti molti reperti archeologici con leggi o precetti in forma scritta, come testimoniato da innumerevoli testi egizi, assiri (codice di Ammurabi) e greci, fra cui il decreto di Aristotele di Maratona (un omonimo del filosofo Aristotele, che nacque a Stagira, nella penisola calcidica, nel 384 a.C. ed era figlio di Nicomaco, medico alla corte macedone). E' evidente che la scrittura sulla pietra non poteva essere modificata o interpolata successivamente (cosa che invece accadeva di frequente ad opera dei copisti che ricopiavano i documenti manoscritti su tavolette di legno, papiri, ecc. e che aggiungevano, modificavano o cancellavano quel che volevano! E' chiaro che né la Bibbia, né gli altri testi sacri delle varie religioni, potevano esistere in forma scritta prima dell'invenzione della scrittura e prima che le parole si scrivessero su materiali diversi dalla pietra! E' scritto che i Dieci Comandamenti furono scolpiti sulla pietra,ma di tale stele non si ha oggi alcuna traccia, per cui non possiamo essere sicuri che essa sia esistita davvero! Non ci sono prove!!
Come prima detto, quando la scrittura non esisteva ancora, i racconti mitologici e/o religiosi venivano ripetuti oralmente e tramandati di padre in figlio attraverso i secoli, ma la memoria inganna oggi come allora, quindi erano possibili lacune o invenzioni da parte di chi raccontava le storie. Soltanto dopo che fu possibile scrivere su materiali diversi dalla pietra e dalle tavolette d'argilla, i colti sacerdoti delle varie religioni esistenti nelle diverse parti del globo terrestre impararono a leggere e a scrivere le “sacre scritture” su supporti meno “impegnativi” della pietra come la pergamena, il papiro, ecc. Potevano scrivere e ricopiare i testi scritti dai loro predecessori, ma potevano anche cambiarli “interpolandoli” senza che nessuno se ne accorgesse!
Come gli antichi scribi e sacerdoti egizi, i sacerdoti delle varie religioni costituivano una casta di uomini ricchi e privilegiati che, per vivere, non doveva andare a lavorare i campi, o sorvegliare le greggi, o dedicarsi ai lavori manuali o al commercio. Essi dovevano imparare non solo ad eseguire correttamente i vari riti, funzioni e pratiche religiose come le formule “magiche”, i sacrifici, ecc. ma pure a leggere e a scrivere. Non è da escludere che essi studiassero anche le altre religioni, sia per contrastarne il credo, sia magari per mutuare o copiare qualche rito o storia o mito che potesse adattarsi alla propria religione. Ovviamente, il sacerdote che affrontava il lungo e ...faticoso compito di scrivere a mano i vari racconti, prima tramandati oralmente, aveva tutto l'interesse a che nessuno altro osasse cambiarne il contenuto o metterne in dubbio la veridicità di quanto scritto. Va da sé che questi sacerdoti, memori della “verità” affermata dagli antichi sacerdoti egizi che la scrittura era sacra perché, come la parola del dio, durava in eterno, potevano tranquillamente e senza un valido contraddittorio affermare che quanto da loro scritto era “parola di Dio”, e cioè verità sacra, incontestabile ed immutabile!
Alcuni esempi di tali “sacre scritture” che vale la pena di ricordare sono:
(a) i Veda indiani, di cui fanno parte i Brahmana e gli Aranyaka. Si tratta forse delle più antiche scritture sacre visto che i santoni indiani sostengono che esse furono scritte intorno al X secolo a.C. in sanscrito, scrittura indiana derivante dalle scritture semitiche, penetrate in India attraverso la Mesopotamia.
Ricordo che i Veda sono in effetti un'antichissima raccolta di testi sacri dei popoli Arii, i quali invasero il nord dell'India intorno al XX secolo a.C.. e che divennero opere di primaria importanza presso quel differenziato insieme di dottrine e credenze religiose che va sotto il nome di Induismo. La letteratura vedica propone una Legge Cosmica custodita dal suo “guardiano” Asura Varuna o Ahura Mazdà, e prevede il sacrificio religioso con la bevanda sacra “soma devanagari”, oltre al rito del fuoco e alla purificazione mediante immersione nel fiume Gange.
Sottolineo che il “rito di purificazione” vedico è molto simile al battesimo per immersione dell'ebraismo e del cristianesimo delle origini, battesimo praticato centinaia di anni prima dagli antichi egizi quale rito di purificazione. Anche la forma di sacrificio attuata bevendo la “soma devanagari ” somiglia tanto al rito attuato dai sacerdoti cattolici quando bevono il “vino= sangue di Cristo” durante la messa.
Il più antico testo dei Veda è il Rgveda, che risulta essere anche la più antica opera della cultura indoeuropea;
(b) i Purana degli Induisti (scritti nel VI e V sec. a.C.), il Baha't dei Buddisti, il Sam-bu-han-sho-degli Shintoisti, il Guru Granth Sahib del Sikhismo dei Sikh, gli Avesta del Zoroastrismo in Iran e i tre Canoni del Buddismo detti Canone Pali, Canone Cinese e Canone Tibetano;
(c) gli scritti dei saggi cinesi raccolti da Confucio sono del 4°/3°secolo a.C. e contengono i principi filosofici e pratici del confucianesimo: Confucio non scrisse nulla, ma si limitò a raccogliere i testi scritti dai saggi cinesi in precedenza ed a diffonderli fra i suoi allievi affinché ne seguissero le indicazioni, basate sul principio dell'autorità e del rispetto degli anziani. Ricordo che gli aspiranti alle alte cariche amministrative dell'Impero cinese dovevano conoscere e recitare a memoria il contenuto di tali scritti per poter essere promossi agli esami che si tenevano in una apposita sala della Città Proibita di Pechino fino ai primi del Novecento;
(d) la Torah o Tanakh degli Ebrei venne scritta in aramaico, forse intorno al V-IV secolo a.C.. I testi più antichi sono i manoscritti biblici di Qumran, ritrovati nel 1947, che contengono frammenti più o meno ampi di tutte le parti della Bibbia ebraica, escluso il libro di Ester. Nel complesso, tali manoscritti risalgono a un ampio periodo che va dal 250 a.C. al 68 d.C. L'opinione più comune fra gli studiosi è che la Bibbia venne messa per iscritto in un periodo che oscilla dal 1000 a.C. al 125 d.C. Tuttavia tale opinione, contrasta con le date in cui altri studiosi affermano che venne inventata la scrittura: la scrittura alfabetica non era stata ancora inventata nel 1000 a.C. Quindi come fu possibile scrivere la Bibbia? Usando i geroglifici? E su quale supporto? Sulla pietra, come i Dieci Comandamenti? Converrà allora approfondire un momento le origini ed il tempo in cui vennero scritti la Bibbia ed i Vangeli.
Le Bibbia Ebraica, contiene al suo interno riferimenti cronologici che attesterebbero che i primi libri sarebbero stati redatti circa 3.500 anni fa, quindi intorno al 1000 a.C., ai tempi di Mosé e Giosué, ma non ci sono prove che lo possono confermare! Anzi, vi sarebbero indizi che possono provare il contrario, in quanto al tempo di Mosè forse esisteva la scrittura, ma non esistevano i supporti facili da utilizzare e da conservare, come la pergamena ed il papiro, tanto è vero che i Dieci Comandamenti che Mosè portò agli ebrei in fuga dall'Egitto, scendendo dal Monte Sinai, erano incisi su una stele di pietra che venne conservata dentro l'Arca dell'Alleanza nel “Sancta Sanctorum” del Tempio. Ricordo però che stele ed Arca scomparvero dopo il rientro degli Ebrei da Babilonia, al tempo di re Salomone. Tutti i libri della Bibbia ebraica sono scritti in ebraico con alcune piccole parti in aramaico. Ovviamente, le parti della Bibbia scritte su papiro non sarebbero mai arrivate ai giorni nostri senza che fossero state copiate e ricopiate dagli amanuensi e che, quelle in nostro possesso, altro non sono che copie e trascrizioni, anche se esse sono riconosciute dagli ebrei come scritture sacre rivelate da Dio. La “Torah Orale” comprende le interpretazioni e gli ampliamenti che, secondo la tradizione rabbinica, sono stati trasmessi oralmente di generazione in generazione e che sono ora codificati e inclusi nel Talmud e nel Midrash. Le antiche comunità ebraiche di lingua greca, oggi estinte, seguivano un canone più ampio dell'attuale canone ebraico, il cosiddetto Canone Alessandrino, mentre nel 1° secolo d.C. venne considerato come definitivo il Canone Palestinese (39 libri), più ristretto di quello Alessandrino;
(e) la Bibbia o Antico Testamento ed i Vangeli dei Cristiani vennero probabilmente scritti molto più tardi della Bibbia Ebraica. In particolare, sembra che i Vangeli siano stati scritti in aramaico o in greco, addirittura nel II secolo d.C.!! Della Bibbia o Antico Testamento vi sono diversi “canoni”: il Canone Ebraico o Palestinese è seguito da ebrei e protestanti; il Canone Greco o Alessandrino è seguito da Cristiani Cattolici ed Ortodossi . I libri contenuti nella Bibbia sono 46 e parlano del popolo ebraico, dei suoi padri, re e profeti. Ci sono anche testi appartenenti all'epoca ellenistica, prima della nascita di Gesù. “Sapienza”, l' ultimo libro dell'Antico Testamento, venne scritto nell'era cristiana, cioè all'inizio del I secolo d.C. (Fonte: La Bibbia Ed. san Paolo, 2009 - pag. 1374). Come detto, furono scritti nel I e nel II sec. d.C. i quattro Vangeli canonici (di Marco, Giovanni, Matteo e Luca), oltre ad alcuni Vangeli apocrifi, cioè non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica come “originali” o ispirati da Dio. I Libri deutero-canonici non sono riconosciuti come “ispirati da Dio” (e quindi come appartenenti al Canone) dalle chiese protestanti e da alcune altre confessioni;
(f) i Gatha, sono i canti attribuiti a Zarathustra (o Zoroastro) che formano l'Avesta. Essi sarebbero stati scritti fra il 1600 ed il 1200 a.C. ma sembra che il profeta visse tra il 620 ed il 550 a.C. Ricordo che Ciro il Grande e Dario I erano devoti di Ahura Mazdà, il dio di Zarathustra i sacerdoti del quale si chiamavano “magi” (come quelli che seguendo la stella arrivarono a Betlemme ed adorarono Gesù Bambino!);
(g) il Corano, libro sacro dei Musulmani, fu scritto in arabo intorno all'anno 600 d.C., ma alcuni frammenti scoperti da studiosi dell’Università di Birmingham nel 2015, sarebbero addirittura più antichi rispetto alla data presunta di nascita di Maometto. Alcuni studiosi dell'Università di Oxford hanno spiegato che, secondo la datazione al carbonio, quel Corano potrebbe essere stato scritto nel 568 d.C., mentre Maometto è vissuto fra il 570 e il 632. Secondo gli studiosi, tuttavia, questo non sarebbe una contraddizione in senso assoluto della tradizione islamica. Ecco così l’ipotesi che una parte del Corano sarebbe antecedente a Maometto, che avrebbe
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usato un testo già esistente ma che avrebbe dettato al cognato Alì una seconda parte del Libro sacro.. Il problema è che secondo la tradizione, Maometto avrebbe ricevuto la rivelazione, che poi ha portato alla redazione del Corano, fra il 610 e il 632 dopo Cristo. Per i musulmani non solo è sacro il corano, ma è sacra pure la lingua araba, perché Allah rivelò a Maometto il Corano in arabo!!
Concludendo sul punto delle Sacre Scritture possiamo dire che l'unica cosa certa è che non ci sono documenti originali, ma solo copie o presunte tali. Dopo l'invenzione della scrittura e dei supporti su cui scrivere come il papiro, la pergamena, le tavolette di legno, ecc. e prima dell'invenzione dei caratteri di stampa, ciascun libro sacro venne scritto a mano da sacerdoti, scribi, copisti e monaci delle varie religioni, i quali più o meno volutamente, facevano errori di copiatura o apportavano correzioni, chiose, interpolazioni e/o cancellature, o scrivevano commenti che i successivi copisti ricopiavano come parti del testo originario. Quindi, bisogna avere una forte ed incrollabile fede per credere che i libri sacri contengono l'originale “parola di Dio” e che essi sono immutabili, sempre uguali all'originale dettato da Dio o da lui ispirati, senza glosse, aggiunte, modifiche e interpolazioni.
La c.d. pietra di Shabaka racconta e stabilisce che la creazione della terra e dell'universo fu opera di Ptah, il grande dio di Menfi in Egitto, il quale appunto fece ricorso alla “parola” per la creazione del mondo, ponendo così fine al caos primordiale. Ptah ordinò con la parola la fine del caos e la creazione del mondo e dell'universo con il firmamento, il sole, la luna, le stelle, ecc..
Egli cioè, attraverso il logos, pronunciando le parole, creò dal nulla tutto il creato. Conseguentemente, la scrittura che rende duratura la “parola” nel tempo è da ritenersi senz'altro “sacra”. Questi concetti teologici della creazione del mondo attraverso il “logos”, cioè la parola, da parte di un dio supremo, nonché della sacralità ed immutabilità della scrittura, della immortalità dell'anima, ecc. sono sostanzialmente comuni a numerose religioni. Anche alcuni filosofi greci elaborarono o forse accettarono certe idee di carattere religioso già elaborate dagli Egizi, di cui molto probabilmente, da uomini colti, conoscevano bene la religione. Ad esempio, Talete (640-547 a.C.), uno dei primi filosofi, matematici e astronomi greci, riteneva che l'Universo fosse opera di un dio incorporeo. Platone (428–347 a.C.), che “inventò” la Teologia nel suo trattato “La Repubblica Ideale”, credeva in un mondo superiore incorporeo e immutabile ed in un'idea immateriale e trascendente nell'universo delle idee. Secondo Platone, l'anima immortale e preesistente al corpo, si incarnava nel corpo degli uomini e restava in esso imprigionata, salvo poi alla morte dell'individuo, reincarnarsi in un altro corpo (c.d. reincarnazione delle anime o metempsicosi: questa idea platonica della reincarnazione quasi certamente trasse origine da quanto era ed è ancora creduto dalla religione induista che era probabilmente nota a Platone).
Alla creazione dell'universo da parte di un dio preesistente, immutabile ed immortale, credevano anche gli Egizi sin da tempi assai più antichi dell'età in cui vissero i due filosofi greci. L'anima era immortale, almeno quella dei Faraoni, divinità in terra, che, per la verità non avevano una sola anima, detta “Kha”, ma ben sei anime: una seguiva il Faraone e gli altri umani come un'….ombra, cioè era l'ombra che il sole faceva apparire a terra quando il faraone o qualsiasi persona camminava al sole, un'altra anima alla morte del faraone andava in cielo e diventava una stella, un'altra restava a vivere nella tomba utilizzando tutti i beni che gli venivano lasciati dentro la tomba stessa, un'altra si incarnava nella statua che lo raffigurava, un'altra nella scrittura del suo nome, un'altra ancora non ricordo più dove andava!). Quanto a Talete ed a Platone è molto probabile che, da persone colte quali essi erano, conoscessero bene il pensiero religioso degli antichi egizi e che quindi “copiarono” da loro parte delle proprie teorie filosofiche e teologiche.
E' quindi ragionevole pensare che anche i sacerdoti (greci, romani, ebrei, cristiani, ecc.) di varie religioni, persone privilegiate e colte, appartenenti ad una ricca “casta” che, come detto, non aveva bisogno di fare lavori manuali molto faticosi ed usuranti, come era costretta a fare la restante parte della popolazione del tempo, si dedicassero anche allo studio delle altre religioni. Quasi certamente essi copiarono dagli antichi egizi, magari semplificando un po' le cose, ad esempio riducendo il kha da sei ad una sola anima, ma mantenendo il concetto del dio creatore dell'universo attraverso il “logos”, cioè la semplice pronuncia della parola di ciascun elemento dell'universo, cioè terra, sole, luna, mare, ecc. Per mettere ordine nel caos primordiale, al dio creatore bastò pronunciare “terra” e creò la terra, sole e creò il sole e così via.
Fu probabilmente per tale motivo che il dio egizio Ptah, creatore del mondo, venne identificato con il dio greco Cronos, con il dio Jahveh degli Ebrei, con il Dio Padre del Cristiani e con Allah dei Musulmani, col dio Sole Inti degli Inca, ecc. ecc.
Infatti, come racconta la Bibbia, Jhaveh creò dal nulla il cielo, la terra, il sole e la luna in sei giorni. Lo sforzo fu enorme, tanto che il settimo giorno, pur essendo un Dio, Javeh dovette riposarsi. E se si riposò lui, anche gli uomini si devono riposare, cioè devono astenersi dal lavoro, almeno un giorno alla settimana; e così gli ebrei si riposano il sabato ed i cristiani si riposano la domenica! Dei creatori dell'universo vi sono anche in altre religioni del Medio e dell'Estremo Oriente, l'identità dei quali sarebbe troppo lungo ricordare. Anche per gli Inca, il dio Sole creò dal nulla il firmamento e la terra, anzi su quest'ultima mandò suo figlio e sua figlia affinché insegnassero agli uomini la retta via per meritare il paradiso! Inutile sottolineare la somiglianza con il credo dei cristiani, solo che in quel caso non ci fu bisogno crocifiggere o comunque uccidere il figlio di Inti per offrirlo in sacrificio a suo padre!! E ciò pure se gli Inca spesso sacrificavano i primogeniti per offrirli al dio Sole!!
La Trinità cristiana probabilmente prese esempio da altre trinità, o “triadi”, esistenti in altre religioni precedenti, cioè già da tempo esistenti prima della trinità cristiana. Ad esempio, nell'antico Egitto esistevano almeno un paio di Triadi: a Tebe era venerata la Triade formata, dal padre Ra (il sole), dalla madre Mut (la luna) e dal figlio Konsu (la terra). A Menfi era venerata un'altra Triade, formata da Ptah, il creatore, da Sekhmet sua moglie, e dal figlio Nefertem.
Anzi, devo dire che le Triadi Egizie erano un po' più comprensibili per la nostra piccola mente di poveri ...esseri umani (con il cervello piccolo piccolo!), dato che erano formate da padre, madre e figlio, mentre la Trinità cristiana (stabilita dai dotti vescovi della chiesa primitiva nel Concilio di Nicea) è costituita, come noto, dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. La madre, la Vergine Maria, pur essendo la madre di Gesù/Dio non trova posto nella Trinità, come sarebbe logico, ma, pur essendo venerata e molto amata dai fedeli, resta fuori dalla “divinità” (che merita “adorazione”) per rimanere fra i santi (che meritano “venerazione”) , magari in una posizione privilegiata rispetto a tutti gli altri santi in quanto, secondo un dogma della Chiesa Cattolica, la Madonna ebbe il privilegio di salìre in cielo con l'anima ed anche con il corpo.
In epoca antichissima, gli ebrei adoravano due divinità Jahveh e la dea semitica Baalat, sposa di Jahveh. Al principio sembra che la religione ebraica non fosse una religione monoteista, ma “biteista”, cioè con due dei!! Marito e moglie.
Nell'antico Medio Oriente, durante l'impero persiano dei Seleucidi, la Triade era formata da Aruna Mazdà, Mitra e Anahita o Varuna.
Anche gli antichi Greci veneravano una triade, formata dagli dei principali che erano
Zeus, Era e la figlia Pallade Atena, nata ben armata direttamente dalla testa di Zeus, il quale, pur essendo il padre e il re degli dei dell'Olimpo, faceva ingelosire la moglie
Era per via delle sue numerose scappatelle, anche con belle ragazze del genere umano. Invece, gli antichi Romani veneravano la triade capitolina formata dal re degli dei Giove, Optimus et Maximus, dalla moglie Giunone e dalla figlia Minerva.
I Sanniti veneravano la triade divina formata da Victor, dio della sovranità, Ercole, dio della forza e della guerra e la sabina Opi, dea della fecondità e della riproduzione di uomini e animali. Gli Etruschi avevano una “diade” formata da Tin (Zeus) e Uni.
Gli Incas avevano una loro triade divina formata dai tre monti che si trovano intorno alla “città perduta” di Machu Pichu, i quali venivano considerati dagli Inca “montagne sacre”. In tal caso la triade era formata da cose molto concrete, cioè da tre montagne vicine! A queste montagne divine gli Incas facevano sacrifici sopratutto quando chiedevano agli dei di inviare la pioggia. Sacrificavano prima i lama bianchi e, se non bastava e la pioggia non arrivava perché gli dei non la mandavano, essi sacrificavano una o più fanciulle, denominate Vergini del Sole, le quali venivano educate apposta in una sorta di “università” con sede a Machu Pichu, in modo tale che le fanciulle, una volta sacrificate e arrivate al cospetto delle divinità conoscessero bene quali fossero i vari aspetti della religione inca in modo da essere “preparate” e potersi intrattenere e discutere con conoscenza di causa con gli dei!!
Vedete voi a quali aberrazioni può portare un credo religioso!!
Ma torniamo alla Trinità dei Cristiani, che a me pare molto meno comprensibile di quella degli antichi Egizi. Essendo detta Trinità formata dal Padre, dallo Spirito Santo e dal Figlio Gesù Cristo, non c'è “spazio” per Maria, madre di Gesù, che forse in quanto donna, nel mondo maschilista dell'antico cristianesimo (e direi anche in quello della chiesa cattolica contemporanea!) non può stare alla pari degli uomini, cioè dei “maschi”!
Qualche Papa (Giovanni XIV e/o Paolo VI?) recentemente ha tentato di superare il problema dottrinale, accennando al fatto che Dio è contemporaneamente maschio e femmina, cioè Padre e Madre, ma la cosa non è molto convincente e non ha avuto molto seguito, forse anche perché, secondo le Sacre Scritture, non c'è dubbio che Dio è solo Padre, e quindi “maschio”! Se Dio fosse contemporaneamente “maschio e femmina”, allora come è avvenuta la fecondazione di Maria? E' stata solo la parte “maschio” di Dio padre a fecondare la vergine Maria? E lo Spirito Santo che cos'è? Mezzo maschio e mezzo femmina come Dio Padre/Madre? E Gesù Cristo?
E allora c'è da chiedersi: come mai nella Trinità cristiana c'è il Padre, il Figlio e non c'è la madre? Anzi la madre c'è!
E' “madre di Dio”, ma la sua “sostanza”, la sua “natura”, non è divina! Perché?
Cosa c'entra lo Spirito Santo come terza persona dell'unica divinità dei Cristiani, dato che la sua fuzione principale fu quella di “inseminare” la vergine Maria e che quindi è sostanzialmente “parte” di Dio Padre, essendosi da lui staccato per andare a fecondare Maria? Come mai Dio Padre non utilizzò il “logos” per inseminare Maria, ma ebbe bisogno dello Spirito Santo? Che peraltro era co-esistente con Dio Padre e Gesù! Vale qui la pena ricordare che il dogma della "trinità" venne precisato nell'ambito del Cristianesimo antico: inizialmente nel primo Concilio di Nicea del 325 e venne confermato poi nel c.d. Simbolo Niceno-Costantinopolitano del 381, dove venne affermata come primo articolo di fede l'unicità di Dio e, come secondo, la divinità di Gesù Cristo, figlio di Dio e Signore. E ciò, a seguito, tra le altre, della controversia suscitata dal teologo Ario, che negava la divinità di Gesù e sosteneva che Dio è uno solo. Dopo innumerevoli e lunghe discussioni fra i vescovi partecipanti al Concilio che durava da molti giorni e mesi, venne stabilito che unica e assolutamente semplice è la "sostanza" di Dio, ma comune a tre "persone" (o "ipòstasi") le quali sono fatte della stessa sostanza (consustanziali), ma distinte. Ciò non va interpretato come se esistessero tre divinità (politeismo), né come se le tre "persone" fossero solo tre aspetti di una medesima divinità (modalismo). C'è il Padre, c'è il Figlio, ma manca la madre! Perchè? Forse, come prima accennato, per via del secolare pregiudizio sulle donne che, per la Chiesa Cattolica, non possono essere pari agli uomini (infatti, non ci sono sacerdoti e vescovi donne come nelle chiese protestanti), figuriamoci se possono essere pari agli dei!!
Per capire bene come si è pervenuti alla conclusione che la “trinità” sia formata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, bisogna dar conto di come si svolse l'interessantissimo Concilio di Nicea, tenutosi nell'anno 325, ovviamente dopo Cristo. Esso è stato il primo concilio ecumenico del mondo cristiano e fu convocato e presieduto dall'imperatore Costantino I, il quale intendeva ristabilire la pace religiosa nei vari territori dell'Impero e raggiungere l'unità dogmatica, minata da varie dispute, in particolare sull'arianesimo.
Con il Concilio, Costantino auspicava che fosse chiarito, una volta per tutte, un dogma, cioè una verità di fede, riguardo ad una diatriba sorta in un primo momento intorno alla questione cristologica, ma le cui conseguenti lacerazioni teologiche avevano effetto anche sulla pace dell'Impero Romano, di cui egli si riteneva il custode. Siccome la disputa ariana nacque e coinvolse le Chiese d'Oriente, di lingua greca, la rappresentanza latina di Roma al Concilio fu ridotta: il Papa Silvestro fu rappresentato da due preti (questa prassi divenne costante anche nei concili successivi). Più in generale, gli ecclesiastici presenti (il cui numero è stato ben presto fissato in 318 dalla tradizione) erano tutti orientali tranne cinque: Marco di Calabria dall'Italia, Cecilio di Cartagine dall'Africa, Osio di Cordova dalla Spagna, Nicasio da Digione dalla Gallia, Dominio di Stridone dalla provincia danubiana.
Per la verità, l'Imperatore Costantino invitò tutti i 1800 (!!) vescovi della Chiesa cristiana di allora (circa 1000 in Oriente e 800 in Occidente). Tuttavia, solo da 250 a 320 vescovi furono in grado di partecipare. Riguardo al numero esatto di partecipanti, le fonti coeve non sono concordi: secondo Eusebio di Nicomedia erano 250 e non 318, ma poco importa.
ll “Simbolo”, cioè il Concilio del 381, stabilì esplicitamente la dottrina ell'homooùsion, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato, ma invece che fu generato (genitum, non factum), e nega che la sua esistenza sia posteriore al Padre, il quale esisteva da sempre, dall'eternità (ante omnia saecula). Come si vede, si tratta di distinzioni sottilissime e sofisticate (oppure “sofistiche”?) che concludono discussioni accese e molto lunghe, che impegnarono per lunghi mesi i vescovi, ospiti di Costantino, che ovviamente doveva sostenere le spese di alloggio e vitto di quel centinaio di alti prelati, tutti coltissimi e ferratissimi in filosofia e teologia, ma pure nell'arte oratoria. Alla fine, dopo mesi di discussioni, dato che costoro non si mettevano d'accordo, sembra che la decisione sulla divinità di Gesù, come terza persona della Trinità, fu presa ed imposta da Costantino, stanco di quelle discussioni che lo impegnavano e distoglievano da ben altri e più concreti problemi politici che il vasto impero poneva alla sua attenzione e decisione.
In questo modo, l'arianesimo venne negato in tutti i suoi aspetti. Inoltre, nel Concilio venne ribadita l'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto con le dottrine che arrivavano a negare la crocifissione (i musulmani ritengono che Gesù sia stato un profeta, ma che non fu crocifisso, perché Dio Padre/Allah inviò sulla croce un sosia di Gesù), e si dichiarò la nascita virginale di Gesù (nacque da Maria Vergine – cfr. Vangelo secondo Matteo 1,18 e 25, e Vangelo secondo Luca 1,34–35). Addirittura fu inviato l'anatema (scomunica o accusa di eresia) contro i sostenitori di certe affermazioni ariane (cioè contro coloro che dicono: "C'era (un tempo) quando (Gesù) non c'era", e: "Prima di essere generato (Gesù) non c'era".
Mi pare interessante ricordare che la controversia ariana scoppiò nel IV sec. d.C. ad Alessandria d'Egitto fra i seguaci di Ario e i seguaci di Alessandro, vescovo di Alessandria. In un periodo in cui la dottrina della Trinità non aveva ancora preso una forma definitiva, la Chiesa affermava che il Figlio fosse uguale al Padre cioè divino come il Padre, cioè composto della stessa sostanza (nel senso aristotelico del termine). Gli ariani, invece, sostenevano che Padre e Figlio fossero due distinti esseri divini: in particolare, il Figlio, pur essendo perfetto come creatura, era stato comunque creato dal Padre. Gran parte della disputa riguardava la differenza fra l'essere "nato" o "creato", e l'essere "generato" dal Padre. Gli ariani dicevano che i due concetti erano la stessa cosa, i seguaci di Alessandro no. In effetti, molti dei termini usati nel Concilio di Nicea erano abbastanza oscuri per coloro che non parlavano il greco o che non lo conoscevano bene perché vi era una sottilissima differenza fra le parole del greco ellenistico come "essenza" (οὐσία,ousìa), "sostanza" (ὑπόστασις, hypòstasis), "natura" (φύσις, physis), "persona" (πρόσωπον, pròsopon), ecc. ecc.
Gli ariani, dal canto loro, credevano che, siccome il Padre aveva creato il Figlio, il Figlio doveva essere stato “emanato” dal Padre, e quindi essere meno del Padre, in quanto il Padre è eterno, ma il Figlio è stato creato dopo di lui, e, quindi, non poteva essere eterno (nel senso cheAristotele dava al concetto di infinito). A sostegno della loro tesi gli ariani citavano le Scritture, per esempio Giovanni 14,28: «Avete udito che cosa vi ho detto: vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me».
Come prima ricordato, la Trinità dei Cristiani è analoga alle triadi venerate o riconosciute in altre religioni più antiche che ugualmente ritenevano possibile che il Dio o un dio si accoppiasse con una donna, generando dei semidei o degli eroi. Per i Cristiani, Dio Padre ebbe un figlio mettendo incinta la Vergine Maria mediante lo Spirito Santo, ma analoghe situazioni si erano verificate secondo altre religioni. Cito ad esempio, la religione politeista degli antichi greci, secondo cui era frequente il caso che il padre e re degli dei Zeus si invaghisse di qualche bella ragazza “umana” e si accoppiasse con lei: Zeus (Giove per i Romani) era proprio un donnaiolo che faceva incavolare la sua legittima consorte Era ( Giunone per i Romani) , perché andava ad accoppiarsi con delle belle ragazze terrene: vedasi il caso di Europa, per sedurre la quale Zeus si “travestì” da un bellissimo toro bianco. Così si accoppiò con lei nell'isola di Creta e dalla unione sembra sia nato il Minotauro che viveva nel famoso labirinto.
Altro caso è quello di Leda quando Zeus si trasformò in un bellissimo cigno bianco, che poi si accoppiò con la bella ragazza! Non si hanno notizie del figlio o della figlia nata da quest'ultimo accoppiamento.
Altro caso di accoppiamento di Zeus con una donna fu quello con Olimpiade, la madre di Alessandro Magno: Gesù conquistò il mondo “religioso” con la sua crocifissione, e Alessandro conquistò il mondo “politico” allora conosciuto, ma per far ciò dovette far crocifiggere 2.000 abitanti dell'Isola di Tiro che aveva osato resistergli e che conquistò dopo 8 mesi di assedio! Anche Pompeo, intorno al 70 a.C (?) fece crocifiggere migliaia di prigionieri-schiavi facenti parte dell'esercito di Spartaco a conclusione della rivolta dei gladiatori e li fece esporre nella via Appia nel tratto da Roma a Capua.
Ciò dimostra che la crocifissione era molto in uso nell'antichità, non solo fra i Romani, ma pure fra i Macedoni e direi anche fra gli ebrei che gridarono a Ponzio Pilato, alla fine del processo a Gesù, “crucifige, crucifige!”.
Ricordo che i figli di questi ed altri accoppiamenti fra Zeus ed una donna erano considerati dei “semidei”, come Eracle (o Ercole per i Romani), o come Achille (figlio di Peleo e di Teti, la quale aveva fatto innamorare Zeus che dovette rinunciare a possederla), ma non erano riconosciuti come degli dei in senso compiuto, esattamente della stessa “natura” e sostanza di Zeus-padre (invece, i cattolici ritengono che Dio Padre e Gesù siano della stessa “sostanza” divina).
Per non rimanere indietro rispetto a Zeus in fatto di scappatelle con donne belle, Giove si accoppiò con una donna di nome Leto che ebbe due gemelli Diana ed Apollo. Altro caso di accoppiamento fra un dio ed una donna fu quello di Marte con la sacerdotessa romana Rea Silvia, che in quanto vestale doveva rimanere vergine, ma che invece cedette al dio Marte e generò, secondo la leggenda, Romolo e Remo, poi allattati dalla lupa capitolina. Per la verità, secondo un'altra leggenda, Romolo e Remo vantavano una discendenza da Enea, sacerdote troiano che assieme al padre Anchise ed ai superstiti del sacco di Troia arrivarono nel Lazio. Enea fondò Lavinia sulla costa (ora Ostia? O Anzio?) e portò con sé e riaccese il fuoco sacro ai propri lari (cioè ai propri antenati divinizzati), e la fiamma che non doveva mai spegnersi, come i lumini che si mettono sulle tombe dei cimiteri e/o negli altarini ai vari santi cristiani che si incontrano nelle strade di campagna. Ricordo che anche sulle strade dell'India ogni tanto c'erano degli altarini dedicati alla Dea Kalì e l'autista del nostro pullman si fermava lì davanti e portava una piccola offerta alla Dea, ma non so se accendeva anche un piccolo lume. Anche le candele che stanno accese nelle chiese accanto agli altari ricordano queste usanze di tenere accesa una fiammo in onore della divinità, tanto che il compito principale delle Vestali, vergini sacerdotesse della dea romana Vesta, era quello di mantenere sempre acceso il fuoco sacro del tempio, fuoco che dopo mille anni venne fatto spegnere dall'Imperatore Teodosio nel 394 d-C..
Nello zoroastrismo il fuoco è simbolo di spiritualità e purezza, tanto che esso arde sugli altari, come ad esempio nel tempio di Ateshgah in Azerbaigian.
Abbiamo prima accennato alla dea Vesta di cui Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, era sacerdotessa. Tutt'oggi nei Fori Imperiali di Roma si possono vedere i resti del tempio circolare (simbolo della vita) della dea Vesta , come ad Atene, sulla collina sacra ove si erge il Partenone, le sacerdotesse di Atena Partena che si trovavano nel tempio al servizio della Dea Atena, molto probabilmente dovevano anch'esse tenere sempre acceso il fuoco in onore della divinità.
Una curiosità a proposito di vergini addette a non fare spegnere il fuoco: Tutti crediamo che i robot siano una invenzione piuttosto moderna: ma ci sbagliamo, perché Vulcano, dio zoppo figlio di Zeus e di Era, dio del fuoco e della lavorazione del ferro, dopo avere forgiato le armi di Achille e di Enea si costruì delle donne meccaniche, fatte tutte d'oro, che parlavano e lo aiutavano nei lavori della fucina (che era dentro l'Etna (o Vulcano, nelle Isole Eolie-16-!!). Ed uno dei loro compiti sarà stato quello di non fare mai spegnere il fuoco del vulcano!! Il bello è che esse ci sono riuscite così bene che il fuoco dell'Etna e di Vulcano continua ancor oggi a restare acceso!!
I Dieci Comandamenti rappresentano la legge fondamentale del patto fra Jahveh e le dodici tribù di Israele e furono scolpite su una stele sul Monte Sinai, innanzi ad uno stupefatto Mosè che si ustionò un po' il viso guardando il roveto ardente che bruciava, ma non si consumava mai, nei pressi del quale stava il sasso, o meglio la stele, su cui Dio scolpiva col fuoco le varie lettere (cuneiformi?) delle parole formanti i dieci Comandamenti. In proposito, anche se la data di questa iscrizione sul Monte Sinai è assolutamente incerta, quel che si può dire è che, anche se il lavoro fu opera miracolosa di Dio Onnipotente, non fu possibile scrivere i Dieci Comandamenti prima che fosse stata inventata la scrittura nel 3.200/3.100 a.C.! Non sappiamo in che lingua essi fossero scritti (forse in aramaico, la lingua parlata dagli ebrei), per cui essi possono essere datati, provvisoriamente, nella prima parte del XIII secolo avanti Cristo. Non esiste però alcuna effettiva prova dell'esistenza della stele che seguendo l'ordine di Dio, venne riposta da Mosè in un cofanetto, l'Arca dell'Alleanza, anch'esso costruito su ordine di Dio, il quale diede precise indicazioni sulle misure (altezza, lunghezza e larghezza) che esso doveva avere. L'Arca fu posta nel tempio e successivamente fu portata a Babilonia, ma fu riportata indietro quando gli ebrei ritornarono a Gerualemme dopo il periodo di schiavitù a Babilonia.
La stele su cui erano stati scolpiti i Dieci Comandamenti ed il cofanetto che conteneva la stele, cioè l'Arca dell'Alleanza, che erano stati custoditi nel Sancta Santorum del tempio di Gerusalemme fino al regno di Salomone, secondo alcuni studiosi, furono rubati proprio dal figlio di Salomone e della Regina di Saba, di nome Menelik, che li portò nel Corno d'Africa, in Eritrea dopo aver navigato coi suoi giovani compagni contro corrente per tutto il Nilo ed essersi fermato per qualche tempo con i suoi compagni nell'Isoletta di Elefantina, che si trova nei pressi della prima cateratta, proprio di fronte a Luxor ed alla Valle dei Re, dove sono sepolti molti faraoni d'Egitto. Nell'Isola di Elefantina, che ho avuto il privilegio di poter visitare, sembra sia esistita o esista ancora una piccola comunità di ebrei, forse gli “eredi” di alcuni dei compagni di Menelik che decisero di fermarsi prima di affrontare le varie cateratte esistenti nel Nilo Bianco ed Azzurro, cioè a Nord dell'Egitto.
I Dieci Comandamenti degli Ebrei, recepiti tali e quali dai Cristiani, sono conosciuti da tutti, ed iniziano con l'affermazione:
“ Io sono il Signore Dio tuo:
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non nominare il nome di Dio invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
4) Onora il padre e la madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere atti impuri.
7) Non rubare.
8) Non dire falsa testimonianza.
9) Non desiderare la donna d'altri.
10) Non desiderare la roba d'altri.”
Il Decalogo costituisce un'unità organica, in cui ogni «Comandamento» rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un Comandamento è infrangere tutta la Legge.
Per i cattolici chi infrange un Comandamento fa peccato mortale, che può essere cancellato dal pentimento e dalla penitenza stabilita dal sacerdote a conclusione del Sacramento della Confessione. Non è specificata, come nella Shari'ah coranica, la singola pena applicabile alla singola disobbedienza al dettato del Corano, ma resta sottinteso che si fa un peccato per ogni Comandamento non osservato.
Anche i Precetti del Buddismo sono molto antichi in quanto pare che siano stati formulati intorno al 2.500 a. C. Secondo la scuola Theravāda esistono tre gradi di precetti, a seconda del livello di pratica che l'individuo si sente di impegnarsi a seguire. Questi sono:
• i cinque precetti (pañca sīla); sono quelli che si raccomandano di seguire a tutti i
laici che si dicono buddhisti e consistono nel:
1. astenersi dall'uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;
2. astenersi dal rubare;
3. astenersi dall'erronea condotta sessuale;
4. astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;
5. astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale.
Notiamo che il primo precetto coincide con il quinto comandamento (non uccidere), che il secondo coincide col settimo (non rubare) e che il terzo coincide col sesto e nono comandamento (non commettere atti impuri – non desiderare la donna d'altri). Insomma, possiamo dire che vi sia una notevole somiglianza tra alcuni dei primi cinque Precetti e taluni Comandamenti. Tuttavia, il buddismo prevede alcuni precetti che non trovano riscontro fra i Dieci Comandamenti; infatti, oltre ai cinque Precetti per i “laici”, vi sono gli otto Precetti (attha sīla), cui deve adeguare la propria condotta chiunque si trovi in un tempio e che si raccomanda a tutti i laici che si dicono buddhisti praticanti di seguire almeno nei giorni di osservanza (i giorni di uposatha, ossia i giorni di luna piena, luna nuova e i quarti di luna intermedi !!!).
Pertanto, ai cinque precetti di cui sopra, bisogna aggiungere i seguenti:
6.astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all'alba seguente;
7.astenersi dal cantare, ballare nonchè dalle attività ludiche in genere, dall'uso di gioielli, cosmetici o profumi;
8.astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive.
In altri termini, nei “giorni di osservanza” non bisogna prendersela troppo comoda!!
Infine, sono dieci i precetti (dasa sīla), che devono sempre osservare tutti i novizi, le novizie, i monaci e le monache, e cioè:
1. astenersi dall'uccidere;
2. astenersi dal rubare;
3. astenersi da qualsiasi genere di condotta sessuale (questo precetto coincide con il celibato e l'astinenza previsti per i membri del clero cattolico come preti, monaci, monache, ecc. ecc.);
4. astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo;
5. astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale;
6. astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all'alba seguente;
7. astenersi dal cantare, ballare e dalle attività ludiche in genere;
8. astenersi dall'uso di gioielli, cosmetici o profumi;
9. astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive;
10. astenersi dall'accettare oro e argento (valori e denaro in genere).
In buona sostanza, possiamo concludere affermando che si tratta in tutto di dieci
Precetti, come i Dieci Comandamenti. La differenza è che se ne devono osservare solo cinque o solo otto o tutti e dieci, a seconda della “posizione” del fedele buddista e/o del periodo temporale, e cioè dei “giorni di osservanza”.
Diversamente dai Comandamenti che devono essere osservati, altrimenti si fa peccato, i Precetti costituiscono una guida etica essenziale per l'aderenza del praticante ai principi morali buddhisti dell' “ottuplice sentiero”, che illustra le "tre pratiche dell'Etica", cioè :
• la retta azione;
• la retta parola;
• ed i retti mezzi di sussistenza.
Inoltre, da ciascun precetto si ricaverebbe il rispetto per la vita e la compassione per tutti gli esseri, nonché la decisione di mantenere sani, nel corpo e nella mente, l'uomo, la comunità spirituale, la famiglia e la società. Ogni precetto include alcuni aspetti: la consapevolezza della sofferenza generata da un comportamento erroneo;
la determinazione ad astenersi da quel comportamento;
• coltivare la generosità e proteggere la vita;
• avere una vita sessuale sana e coltivare rapporti sinceri;
• parlare con schiettezza e con gentilezza;
• mantenere la chiarezza mentale.
Secondo la dottrina buddhista, realizzare il vero significato dei precetti vuol dire riuscire a far luce sulla natura della sofferenza esistenziale. Osservo a questo punto che questa è una concezione pessimistica della vita! Per i Buddisti, la vita non è gioia e felicità, ma è sofferenza, sofferenza che, a mio modesto avviso, è giustificata dalla credenza che l'anima non muore con il corpo, ma sopravvive, reincarnandosi in altri esseri che non avranno altro dalla vita che sofferenza! La sofferenza di non poter scomparire per sempre, assorbiti o meno dal Cosmo!
Secondo la dottrina cristiana (ebraica e musulmana) l'anima del defunto andrà in Paradiso e sarà felice per l'eternità, se la persona si è comportata bene nella vita terrena o al purgatorio o all'inferno, se si è comportata più o meno male, e non si è pentita prima di morire. Invece per il buddismo l'anima trasmigra, cioè si reincarna in un altro essere vivente! Una volta, due volte, fino a quando non raggiunge la perfezione e viene assorbita dal cosmo, raggiungendo così il Nirvana. Anche il Dalai Lama,autorità suprema del Buddismo (tibetano), figura paragonabile come autorità religiosa al Papa cattolico o al Pope ortodosso, è frutto di una reincarnazione e non di una nomina o elezione.
La trasmigrazione delle anime e la possibile reincarnazione in una persona appartenente ad una casta inferiore ovvero addirittura ad un animale o altro essere inferiore, come un “innominabile”, non solo quando una persona non rispetta i precetti di cui sopra, ma pure qualora non rispetti rigidamente le regole della propria casta, cercando magari di migliorare la propria posizione economica e sociale, tentando di passare nella casta superiore, è stata a mio avviso una delle cause principali della persistenza per secoli della estrema povertà ed arretratezza di quasi tutto il popolo indiano della quinta casta, mentre i ricchi e benestanti delle prime quattro caste, cioè sacerdoti-bramini, nobili e militari e ricchi commercianti/artigiani sono rimasto troppo pochi per secoli per poter assicurare un minimo di ricchezza e di evoluzione politico-sociale. Infatti, in una società fondata su caste molto rigide, dai limiti invalicabili, dove nessuno può permettersi di “cambiare casta” e di passare da una casta all'altra, salvo, a morte avvenuta, reincarnarsi in una persona appartenente ad una casta ancora più bassa o in un animale, come è stata per secoli la società indiana, tale religiosa certezza ha costituito, a mio avviso, una delle cause più importanti dell'arretratezza e povertà di quasi tutta la popolazione dell'India, che solo molto recentemente sta cominciando a trovare la forza di non credere più a tali precetti religiosi così opprimenti e classisti che hanno condannato l'India alla completa staticità ed assenza di progresso civile ed economico per tanti secoli. E in effetti l'India è uno degli stati che si sta rapidamente evolvendo, migliorando lo stato sociale ed economico dei propri abitanti.
Per la verità, il pensiero filosofico-religioso del Buddismo è parecchio complicato, e bisogna dare atto alla casta dei sacerdoti-bramini di aver studiato bene come rendere incomprensibili ed imperscrutabili le credenze religiose, renderle così complicate che gli appartenenti alle altre caste, ed in particolare alla casta dei più poveri ed ignoranti, cioè degli “innominabili”, che erano i più numerosi, non ci capisse un bel nulla e dovesse fidarsi ad occhi chiusi delle frottole che gli venivano e gli vengono raccontate dai sacerdoti e monaci buddisti. Infatti, secondo alcune accreditate correnti del Buddismo, la morte sarebbe una trasformazione di energia, cioè con la morte la “vita” di colui che muore, non scomparirebbe, ma si trasformerebbe in qualcosa di più profondo e “consapevole” (?). Dopo la morte, quindi, per i buddisti, l'uomo non si reincarnerebbe subito, ma continuerebbe ad esistere (dove? sotto forma di energia?) fino a quando non si manifesterebbero le condizioni per una nuova reincarnazione nel mondo della materia. Per la verità, non mi è chiaro se questo discorso vale solo per gli uomini oppure anche per le donne.
Come detto, dopo la morte, il Buddhismo crede in una reincarnazione ciclica nelle diverse specie di esistenza secondo la propria legge personale del "Karma", parola traducibile con "obbligo" o "compito", ma che in realtà rappresenta l'essenza prima di causa/effetto di ogni anima. L'obbiettivo esistenziale è azzerare il Karma, se non ci si riesce in questa vita raggiungendo il Nirvana, ci si re-incarna seguendo le leggi del livello di Karma più appropriate a quel tipo di anima.
Anche per il Buddismo sembra che esista un inferno ed un paradiso . Se l'uomo è stato particolarmente “amorale” in vita, dopo la morte fisica, l'attendono pene infernali di lunga durata (nell'Inferno dei cristiani le sofferenze durerebbero per l'eternità) o media durata (come nel Purgatorio dei cristiani), mentre le buone azioni in vita sono premiate con la dimora in un mondo divino, cioè nel Paradiso . Tuttavia, a differenza dei cristiani e dei musulmani che credono in un Paradiso che dura per l'eternità) il piacevole soggiorno nei piani divini non è per l'eternità, ma temporaneo, perché poi ad un certo punto, ma non è detto quando di preciso, l'anima o il karma si deve reincarnare, e quindi malauguratamente ritornare sulla terra!
La liberazione finale dalle sofferenze e dalle passioni è garantita solo dal raggiungimento della completa illuminazione chiamata Nirvana.
L'obiettivo dell'uomo che segue il cammino di salvezza del Buddha è il raggiungimento della condizione suprema del Nirvana, che si ottiene mediante l'estinzione nella vita terrena di ogni desiderio e l'acquisizione della libertà da ogni forma di condizionamento materiale e psicologico. Ottenuta questa illuminazione interiore il saggio si disfa del carico del Karma che lo lega al corpo materiale preparando la strada alla liberazione definitiva; l'unione al Tutto, l'unione a Dio.
Per la verità, nell'ambito di tutte queste elaborazioni (o elucubrazioni), come prima accennato, non mi è ben chiara la posizione della donna nel Buddismo, se cioè la donna sicuramente possiede il Karma come gli uomini oppure no. E francamente non mi spiego come mai esisteva l'uso consolidato in India di far bruciare, fra le fiamme della pira dove si faceva bruciare il cadavere del marito, anche la moglie a lui sopravvissuta!! Vorrei capire come questa barbara usanza, che oggi forse non è più seguita, si possa conciliare con l'accettazione e pratica dei Principi sopra enunciati, nonché con la credenza che ciascuna anima deve seguire la legge del proprio Karma!! Approfondendo l'argomento, sembra che nel Buddhismo non solo il concetto occidentale di “persona” è considerato una illusione e quindi non esiste alcun “Sé”, cioè anima o spirito individuale (anātman) e che la donna possa costituire una persona, un “Sé” ben individuato. Inoltre, pare che, durante la sua predicazione, il Buddha sostenne sempre una fondamentale misogenia, al pari di tutti i filosofi dell'antichità. La donna era vista come una fonte di tentazione del tutto incompatibile con la vita ascetica. Nel Buddismo, come traspare a mio avviso pure nell'Islam e nel Cristianesimo delle origini, la donna ovviamente non veniva considerata come “persona”, ma piuttosto come potere di seduzione che portava all'attaccamento alla vita e che, attraverso la procreazione dei figli ed il susseguirsi delle generazioni, perpetuava nell'uomo (maschio) la condizione di "essere nel mondo" e vincolava, di conseguenza, l'individuo al suo dolore, alla sua cieca ignoranza, alla ruota delle rinascite!! Poiché l'amore e l'unione sessuale sono -secondo Buddha- le forme più primordiali in cui si manifesta la sete di vita, il Buddismo classico non poteva che negare alla donna la possibilità di giungere al Nirvana: l'unica soluzione, per una donna, era quella di estinguere in sé tutto ciò che ha di femminile, cioè in sostanza sforzarsi di sviluppare un pensiero maschile al fine di poter rinascere come "uomo" (maschio)!!!
Ed è per questa impostazione del pensiero di Buddha che egli, solo dopo molte discussioni e polemiche, consentì ad ammettere le donne fra i suoi discepoli, in comunità ovviamente separate, soggette a regole analoghe a quelle degli uomini, ma, pure alla sorveglianza da parte dell'abate della più vicina comunità monastica maschile, con l'obbligo inoltre di obbedire ai monaci maschi di qualunque età. A queste condizioni sarebbe stato possibile anche per le donne raggiungere il Nirvana.
La distanza del pensiero religioso Buddista da quello Cristiano sembra davvero abbissale, perché la donna è senza dubbio alcuno fornita di anima e soggetta alle stesse regole (osservanza dei 10 Comandamenti, salvo quello del “non desiderare la donna d'altri” da cambiare opportunamente in “non desiderare l'uomo d'altra”!). Della sostanziale differenza e subordinazione della donna nel mondo musumano dirò in seguito, mentre a proposito di vita monastica, devo dire che nei Cattolici e negli Ortodossi le donne non sono ammesse al sacerdozio, mentre sono senz'altro ammesse alla vita monastica (anche alla vita di stretta clausura e di abbandono completo del mondo, ma vivendo ovviamente in comunità separate dagli uomini, e soggette, oltreché alla sorveglianza della “madre superiora”, anche all'autorità del vescovo nella cui circoscrizione territoriale ricade il monastero.
Effettivamente, nel Buddismo questa forma di maschilismo è venuta attenuandosi col tempo, fino al punto che si è cominciato a produrre, sul piano artistico, delle figure mitiche del Buddha con aspetti femminili! Analogamente, uno dei più recenti Papi di Roma (non ricordo quale) ha sostenuto che Dio Onnipotente non è solo Padre, cioè di sesso maschile, ma anche Madre, cioè femmina!
Accontentando le varie tendenze e teorie femministe di assoluta parità fra uomo e donna, quel Papa ha contraddetto così buona parte della dottrina cattolica, sia con riguardo alla miracolosa inseminazione della Vergine Maria attraverso lo Spirito Santo (può davvero esistere un dio femmina che insemina una donna vergine?), sia con riguardo alla Trinità formata da Dio Padre, Gesù Cristo suo figlio e lo Spirito Santo (abbiamo già rilevato che non c'è posto per Maria nella Trinità! La madre di Dio resta di rango inferiore al Dio padre e marito ed al figlio!).
Contrariamente al Cristianesimo, il Buddhismo non considera il “fare famiglia” un dovere o un valore religioso , per cui è tollerata la contraccezione come mezzo che previene il concepimento. Tuttavia, come nel Cristianesimo, non sono ammessi mezzi contraccettivi abortivi, anche se gli aborti sono tollerati dalle autorità ecclesiastiche di vari Paesi Occidentali . Tanto che anche la Chiesa Cattolica si è...arresa!
Il Budda stesso però insegnava che la contraccezione non deve essere usata come mezzo per praticare una sessualità non-riproduttiva o per un controllo delle nascite immotivato. Recentemente, Papa Bergoglio sembra aver accettato il concetto “progressista” della legittimità, anche sotto l'aspetto religioso, del comportamento e dell'attività sessuale degli omosessuali, certo non catalogabile fra le attività riproduttive. Chi non ricorda la frase che egli disse in aereo, se non ricordo male di ritorno da Cuba e dalla visita ad Obama, rispondendo alla domanda di un giornalista: “Chi sono io per condannare gli omosessuali?”!! Come chi sei? Sei il Vicario di Cristo in terra!! Sei il capo della Chiesa Cattolica che vanta un miliardo di fedeli….e non sai chi sei?
Ma ritorniamo alla reincarnazione ed alla metempsicosi che non sembra siano esattamente la stessa cosa. Per la verità, ritroviamo il concetto di metempsicosi nella mitologia greca. Anche Platone ed il matematico e filosofo Pitagora parlarono di metempsicosi, importando questa teoria dall’Estremo Oriente; la dottrina di Pitagora fu adottata da molti suoi seguaci della scuola pitagorica i quali ritenevano che l’anima fosse di origine divina e che quindi il corpo fosse una sorta di prigione, dalla quale ci si poteva liberare solo dopo aver trascorso diverse vite sulla terra.
Comunque il concetto di metempsicosi e di reincarnazione è rifiutato ed inaccettabile per la religione cattolica e cristiana in generale, come pure per i musulmani,(la metempsicosi si ritrova nel manicheismo ed in alcune sette dell' Islamismo come quella dei Drusi).
Concludendo, dal punto di vista orientale, la metempsicosi o trasmigrazione delle anime viene associata ad una vera e propria dottrina popolare sviluppatasi verso la fine dell’età vedica in molte religioni orientali come Induismo, Buddhismo, Sikhismo e Giainismo. Secondo tale dottrina, un individuo può reincarnarsi da un organismo a un altro. In realtà sembra sia più corretto parlare di saṃsāra, poiché il tutto nasce e persiste grazie al valore autonomo del karma, ossia dell'azione.
Pertanto, secondo queste dottrine, le azioni positive determineranno il premio della salvezza e della libertà della propria anima, mentre quelle negative lo condanneranno al castigo eterno, che l’uomo stesso raccoglierà nella forma e nelle caratteristiche delle esistenze successive.
Francamente il tutto mi sembra alquanto complicato e forse poco comprensibile non solo a me, ma anche ad una persona che viva in Occidente. Eppure, sembra che tanti giovani occidentali siano attratti da queste teorie e si convertono, almeno così dicono, al Buddismo.
Una ulteriore complicazione è data dal fatto che la donna non è soggetta al ciclo delle reincarnazioni, perché sarebbe più fragile dell'uomo e quindi con un bisogno maggiore della protezione e dell'intervento divino. In alcuni casi eccezionali, come non essere riuscita ad avere figli e per aver avuto rapporti sessuali proibiti con altre donne, è necessaria anche per la donna la reincarnazione, e ciò a seguito della gravità del peccato commesso (anche non aver potuto avere figli è un peccato grave??). Nel testo sulle "reincarnazioni", l'Arizal afferma che talvolta donne che hanno commesso i peccati prima ricordati, con individui dello stesso sesso, potrebbero avere una vita successiva "[quasi] come uomini" (Gate of reincarnation).
L'espiazione dei peccati nel Ghehinnom può valere anche per gli uomini. Quindi uomini e donne che hanno commesso gravi peccati sono condannati al Ghehinnom cioè all'Inferno come accade per i cattivi cristiani!
Quando l'era messianica sarà completata, e tutto il mondo vivrà nella completa rettitudine, non vi sarà più bisogno del ciclo delle reincarnazioni. Nella resurrezione, con la rivelazione del Messia, potrà succedere che due corpi possano ricevere comunque le due anime distintamente anche da una stessa persona !! Cioè sarebbe previsto lo “sdoppiamento” delle anime, in casi particolari!! Questo non potrà accadere per i zoroastriani, i quali credono nella immortalità dell'anima e credono pure che un bel giorno Zoroastro apparirà per giudicare i vivi e morti in una sorta di giudizio universale.
La distinzione in classi, è comune anche all'induismo di cui parleremo in seguito, nonché agli antichi Egizi, ai Greci ed ai Romani. Non mi pare che nel buddismo vi sia il concetto di “peccato”, inteso come lo intendono i cristiani, per i quali esiste l'inferno per coloro che non osservano i Comandamenti. Tuttavia, vi è ugualmente il concetto della punizione, che “colpisce” i cattivi buddisti e che consiste nella reincarnazione della persona che muore in un individuo appartenente ad una “classe” inferiore, o addirittura in un animale!
Questi concetti sono completamente diversi da quelli insegnati dal cristianesimo, salvo per il …. finale. Quando sulla terra arriverà il Messia, per i cristiani, Gesù Cristo, egli darà luogo al Giudizio Universale ed avverrà la resurrezione dei corpi dei giusti. Ecco allora che ciascuna anima ritroverà il suo corpo e vivrà assieme ad esso la vita eterna! Non è chiaro il luogo ove tutti “ri-vivranno”, in cielo o su un altro pianeta o sulla terra? Ma se il corpo è stato bruciato? L'anima non potrà più trovare il suo corpo! Ecco perché per i cristiani è sostanzialmente proibita la cremazione, perché bruciando, il corpo verrà ridotto in cenere, cioè completamente rovinato e l'anima resterà senza corpo!
Per chi crede nella reincarnazione come i buddisti, che credono anch'essi in una sorta di Giudizio Universale, all'arrivo del Messia, l'anima che avrà trasmigrato da un corpo all'altro durante la vita terrena, che deve fare? Sceglie lei stessa in quale dei corpi vivrà la vita eterna? Oppure si reincarnerà nei numerosi corpi che ha avuto durante la vita terrena? Forse due corpi avranno la stessa anima e due anime vivranno in eterno in uno stesso corpo? Insomma, la cosa mi pare un po' complicata, e la similitudine nella comune credenza in una sorta di “giudizio universale” o “ultimo giorno”, credenza comune pure agli islamici (??), pone il Cristianesimo in una migliore posizione, di maggiore semplicità: ogni anima ritrova il corpo in cui è vissuta, salvo che il corpo sia stato bruciato, cioè cremato! Cremazione che invece avviene frequentemente in India dove le ceneri del defunto vengono gettate nel fiume Gange per ricongiungersi con la Dea Ganga che pianse disperatamente quando venne scacciata dal Paradiso degli dei. Pianse tanto da inondare quasi completamente la terra (similitudine con il Diluvio Universale?) e ci volle l'ingegno di Shiva per incanalare le lacrime di Ganga e formare il fiume Gange!!
4.3. Induisti
L'Induismo (o, Sanātana dharma letteralmente «legge/religione eterna»), è, tra le principali religioni del mondo, quella forse con le origini più antiche; conta nella sola India, all'ultimo censimento per religione effettuato dal governo nel 2011, sono risultati circa 9,7 milioni di fedeli indù (o hindū), su una popolazione di 1 miliardo e 210 milioni di individui.
Il Pantheon dell'Induismo è molto ricco: secondo alcune stime il numero totale delle divinità ammonta a circa 330 milioni!! L'induismo non rifiuta nessuna forma di culto e nessuna credenza religiosa. La divinità più importante è Brahama a cui vengono sovente attribuite tre manifestazioni che costituiscono la “trimurti”, cioè la triade: Brahama, Visnu e Shiva. Brahama svolse un ruolo attivo solo durante la creazione dell'universo. Per il resto se ne sta sempre in meditazione! La sua consorte è Sarasvati, la dea del sapere, ed il suo veicolo è il cigno (ricordo che Zeus si trasformò in cigno per accoppiarsi con Leda!). Brahama è raffigurato con quattro teste incoronate e rivolte ciascuna verso uno dei quattro punti cardinali. In ognuna delle quattro mani tiene uno dei quattro libri dei Veda. Non posso non notare la strana somiglianza dei nomi Brahama e Abramo!! Visnù è disceso varie volte dal cielo per distruggere il male e comparirà nuovamente in futuro nelle vesti di Kalki. Shiva è venerato sotto varie forme: può essere il distruttore maligno, oppure il creatore dell'universo o ancora in un'altra incarnazione può essere il seme della vita! Altra divinità importante è Ganesh, il dio elefante, molto conosciuto e popolare; Krishna è un'incarnazione di Visnù inviata sulla terra per combattere, assieme al bene, per sconfiggere il male. E' una figura estremamente popolare e fra le sue caratteristiche vi sono la lealtà e la generosità. Il suo amore per Rada, una donna sposata e per le “gopi” (cioè delle pastorelle) hanno ispirato innumerevoli dipinti e canzoni. Visnù è rappresentato come un essere di colore blu scuro e di solito ha un flauto. Per arrivare a 330 milioni, vi sono poi molte divinità femminili e addirittura parecchie divinità introdotte di recente ad arricchire il Pantheon dell'induismo.
I testi sacri dell'induismo si suddividono in due categorie, quelli ritenuti parola di dio e quelli prodotti dagli uomini. I Veda rientrano nella prima categoria: essi furono scritti in sanscrito vedico intorno al 1000 avanti Cristo e costituiscono, ovviamente, la fonte più autorevole dell'Induismo. Si ritiene che anche il Mahabharata sia stato scritto intorno al 1000 a.C. e che tale libro fosse riservato alla casta dei governanti e dei guerrieri dato che esso narra la guerra degli dei, capeggiate da Krishna, contro i demoni. Il medesimo soggetto è contenuto nel Ramayana composto intorno al III o II secolo a.C.
Su internet si legge che “dare una definizione unitaria dell'Induismo è difficile, poiché esso – più che una singola religione in senso stretto – si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o teologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa”. In tal senso l'erudito francese Alain Daniélou ricorda che gli hindū hanno sempre cercato di costruire corrispondenze fra le varie religioni, filosofie, dogmi e credenze che si rifanno ad aspetti comuni delle forze cosmiche, secondo un comportamento comune a tutto il mondo antico. “ Il Rudra vedico veniva spontaneamente identificato con lo Shiva dravidico, con il Dioniso greco e con l'Osiride egizio. L'induista dice "I cristiani venerano un aspetto di Vishnu che chiamano Cristo": per lui infatti Vishnu non è un dio personale che appartiene a una religione particolare, ma è una realtà, un principio universale, inevitabilmente rappresentato in ogni teologia, in ogni codice di simboli cosmologici o religiosi, presenti in tutte le lingue [...]. La mitologia induista riconosce potenzialmente tutti gli dei. Poiché le energie che sono all'origine della manifestazione costituiscono soltanto aspetti della potenza divina, non può esserci alcun oggetto, alcun tipo di esistenza che non sia divino per sua stessa natura.”
Nel 1966 la Corte Suprema dell'India, definì addirittura la qualifica di hindu. e quindi di Hinduism, dal punto di vista giuridico, con i seguenti sette punti:
1. l'accettazione rispettosa dei Veda come la più alta autorità riguardo agli argomenti religiosi e filosofici;
2. lo spirito di tolleranza e di buona volontà per comprendere e apprezzare il punto di vista dell'interlocutore, basato sulla rivelazione che la verità possiede molteplici apparenze;
3. l'accettazione, da parte di ciascuno dei sei sistemi di filosofia induista, di un ritmo dell'esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o yuga che si succedono senza fine;
4. l'accettazione da parte di tutti i sistemi filosofici induisti della fede nella rinascita e preesistenza degli esseri;
5. il riconoscimento del fatto che i mezzi o i modi di raggiungere la salvezza sono molteplici;
6. la comprensione della verità che, per quanto grande possa essere il numero delle divinità da adorare, si può essere induisti e non credere che sia necessario adorare le Murti (rappresentazioni) delle divinità
7. a differenza di altre religioni o fedi, la religione induista non è legata ad un insieme definito di concetti filosofici o religiosi come i Comandamenti ed i Precetti.
In altre parole, la religione induista, come deliberato dalla Corte Suprema della Repubblica Indiana, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista giuridico, cioè del diritto vigente in India, è una religione molto elastica, che non prevede la esistenza di eretici e di eresie, come ad esempio la religione cristiana e quella islamica. Ogni indiano è libero di credere a quello che vuole, purché il suo credo rimanga entro i limiti, piuttosto elastici, sopra indicati.
La religione vedica è decisamente politeista e nei Veda vengono citati numerosi dei (deva), certamente in numero maggiore dei trentatré a cui la tradizione fa riferimento. Gli dei vedici sono per lo più indoeuropei e alcuni di questi corrispondono, ad esempio, agli dei presenti nei culti iranici e citati nell'Avestā.
Thomas Hopkins e Alf Hiltebeitel ritengono, nei tempi antichi, che la religione della Valle dell'Indo si incentrava sul culto di una divinità femminile, erede di una cultura religiosa rurale più ampia che arrivava all'Elam (oggi Iran sudoccidentale) e al Turkmenistan meridionale.
A loro avviso, tale cultura religiosa si mantenne fino al periodo dell'urbanizzazione quando essa fu separata, con una separazione territoriale e politica di grande rilievo pratico dato che l'Elam finì sotto il controllo dei Sumeri, il Turkmenistan fu conquistato dai nomadi delle steppe settentrionali, mentre gli insediamenti della Valle dell'Indo si espansero verso Oriente e il Meridione, arrivando fino alla pianura del Gange, al Gujarat e all'altopiano del Deccan. La presenza del culto di tale divinità femminile risale al VI secolo a.C., ma tale culto è particolarmente presente nell'area di Mehrgarh. Questo sito fu scoperto negli anni settanta del XX secolo, e copre un periodo compreso tra il VI secolo a. C. e il 2.500 a.C. (inizio dell'urbanizzazione dell'area). Viene ipotizzato dagli studiosi della materia che tale figura di divinità femminile della fertilità e della madre terra, di cui ci è ignoto il nome, sia l'origine del culto della Dea propria dell'Induismo successivo. Faccio modestamente notare che certamente queste divinità femminili vadano unificate e sono equivalenti e corrispondenti a quelle sumere, nonchè a quelle greche, romane, ecc. (Cerere, Diana, la Grande Madre Terra).
Con riferimento alla teoria della reincarnazione, si può dire che benché sia una concezione non presente nella Torah scritta e non esplicita nel Talmud, sembra che la credenza nella reincarnazione non sia estranea nemmeno all'Ebraismo. La reincarnazione è definita Ghilgul ed è insegnata dalla Qabbalah, la componente mistico-esoterica della religione ebraica, basata in buona parte sul valore mistico-occulto dei numeri e delle lettere alfabetiche della lingua ebraica, grazie alla quale vengono estratti dai testi sacri dei significati nascosti e più profondi rispetto a quelli ottenibili dallo studio ordinario.
Fra Qabbala e Corano si potrebbe vedere una certa similitudine fra la sacralità misterica e misteriosa delle lettere dell'alfabeto ebraico e la sacralità della stessa lingua araba, che è la lingua usata da Allah quando rivelò il Corano a Maometto che lo dettò al cognato Alì. Pur se per motivi differenti, similmente l'Arizal ammette che, anche per gli ebrei, l'uomo soltanto è passibile di reincarnazioni, perché il “fuoco” dello studio della Torah lo proteggerebbe dal “fuoco” del Ghehinnom, cioè dell'inferno! Lo studio della Torah, che è obbligatorio per l'uomo ebraico, non è considerato obbligatorio per la donna: quindi la donna non è protetta dai suoi insegnamenti ed è soggetta, dopo la morte, all'espiazione dei propri peccati nel fuoco del Ghehinnom. Essa non può espiare i suoi peccati attraverso reincarnazioni successive! Insomma, meglio reincarnarsi una o più volte, che passare subito dopo la “prima” morte alle indicibili sofferenze dell'inferno, del Ghehinnom (la gheenna)!!
Anche i Maomettani o Islamici, come i Cristiani ed i fedeli di altre religioni, sono divisi in diversi “culti” o sette, con fedeli più o meno numerosi (Sunniti, Sciiti, Salafiti, ecc.). Tutti seguono però i cinque pilastri dell'islam (Arkān al-Islām), i quali indicano i cinque obblighi fondamentali previsti dalla legge religiosa (Sharīʿah) per ogni credente musulmano di qualsiasi sesso, in ottemperanza alla volontà di Dio (Allah). I pilastri possono essere così elencati:
1. bisogna avere fede in Allah recitando le parole: “Non vi è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”;
2. bisogna pregare 5 volte al giorno, dopo essersi purificati lavandosi, rivolgendosi verso la Mecca per rendere lode ad Allah, inginocchiandosi e prostrandosi su un tappetino. Se la persona è anziana può pregare seduta su una sedia. A mezzogiorno del venerdì bisogna ritrovarsi nella Moschea per fare una preghiera comune;
3. bisogna fare l'elemosina per aiutare i più poveri;
4. bisogna digiunare durante il giorno, per tutto il mese del Ramadan, ma si può mangiare e bere quanto si vuole durante la notte di tutto il mese!
5. bisogna fare il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita per tutti coloro che possono permettersi economicamente il viaggio e che siano in grado di affrontarlo fisicamente. Le cinque preghiere quotidiane vanno fatte all'alba, a mezzo giorno, nel pomeriggio, al crepuscolo e di notte. Come detto, prima della preghiera, tutti i musulmani in buona salute devono purificarsi, cioè lavarsi: le abluzioni sono il simbolo del ritorno dell'uomo alla primitiva purezza. Se il credente è a casa sua, sceglie un angolo pulito e prega generalmente su un tappeto o su una stuoia. In Moschea la liturgia non cambia, vi sono particolari gesti che il credente deve fare, ma le direttive vengono date ad alta voce dall'Imam, il religioso o il laico che conduce la preghiera. Il musulmano può pregare anche in ufficio o per strada o dovunque si trovi. Ognuna delle cinque preghiere è codificata da una liturgia che comprende sia il piano individuale che quello collettivo.
Parole, come ad es. il Padre Nostro o l'Aver Maria, oppure se le parole vengono dettate dall'Imam, oppure scelte di volta in volta dal fedele o dall'Imam, ripetendo a memoria alcune “sure” (frasi) del Corano.
In misura maggiore che nell'Ebraismo e nel Cristianesimo, la donna è posta in una posizione molto, ma molto subordinata e sottoposta al padre o al marito o al fratello.
La donna a partire dai dodici/tredici anni non deve commettere il “purdah”, ma deve nascondere i capelli con un velo, ovvero, nei paesi più radicali, nascondersi tutta dentro il “burka” che può avere delle fessure oppure una reticella innanzi agli occhi per permettere alla donna di vedere.
Secondo le usanze più rigorose, la donna non può uscire di casa se non è accompagnata da un parente maschio.
Risulta evidente la similitudine con il velo delle donne cristiane che, almeno fino a qualche tempo fa, dovevano coprirsi il capo ed i capelli entrando in chiesa (negli ultimi tempi nessuna donna occidentale lo fa e nessuno dice niente!).
Anche nei nostri paesi di contadini, specie nel Meridione ed in Sicilia (dove gli arabi musulmani hanno dominato per parecchi decenni nel XI secolo!), le vecchiette e le donne anziane mettono spesso un fazzoletto in testa e lo tengono per tutta la giornata. Ma che dire dall'antica usanza dei cristiani, perpetuatasi fino ai nostri giorni: le ragazze che si sposano, portano il lungo velo bianco (segno di purezza) in modo da coprire i capelli ed anche il volto.
Entrano in chiesa accompagnate dal padre o, se non c'è il padre, da un parente maschio. Poi la sposa si toglie il velo dal viso solo davanti allo sposo che l'attende innanzi all'altare!
Altra similitudine riguarda le suore cattoliche che devono costantemente coprirsi i capelli, quando non debbono tagliarseli completamente a zero!! La verità è che i capelli delle donne, possibilmente lunghi e profumati, sono considerati un simbolo di attrazione sessuale e quindi che inducono ….in tentazione i maschi!
Quindi meglio non farli vedere! Come i buddisti, anche i musulmani devono togliersi le scarpe quando entrano nel tempio a pregare o a portare offerte.
Questa usanza rituale risulta quasi inspiegabile considerato che i due culti, tuttora seguiti in zone molto povere, cioè dove solo pochi privilegiati si potevano e si possono permettere il lusso di portare le scarpe!
A mio avviso, tale usanza, applicabile a ricchi e poveri, era ed è volta a portare il ricco ed il potente allo stesso livello del più povero ed umile, che non può permettersi di comprarsi le scarpe: caro ricco signore, se vuoi entrare nel tempio, nella casa di Budda o di Allah, devi diventare uguale al povero, devi umiliarti al suo livello e toglierti….almeno le scarpe! Non mi risulta che analogo obbligo esista o sia mai esistito per i cristiani: entrando in chiesa, gli uomini, in segno di rispetto, devono togliersi di testa il cappello ed entrare a capo scoperto, mentre le donne, al contrario, devono mettersi un velo o uno scialle in testa e nascondere i capelli come le donne musulmane che devono tenere sempre un velo in testa, per nascondere i capelli!!
Il Corano (qu'ran: recitazione) non è un testo di storia come in parte sono i Vangeli che in sostanza raccontano la vita di Gesù. Secondo la tradizione islamica esso riporta esattamente le parole che Dio ha affidato al Profeta (che era analfabeta) e quindi ha "recitato" in arabo le parole divine, che solo in seguito sono state trascritte sotto dettatura dal cognato di Maometto di nome Alì. Non si tratta quindi di un testo ispirato da Dio, come nelle Scritture Cristiane, ma opera diretta, immediata di Allah.
Ciò comporta anche un problema linguistico. La lingua nella quale Allah si è espresso è l'arabo: anche se esistono naturalmente traduzioni in tutte le lingue, il vero Corano è solo quello scritto in arabo e in arabo esso deve essere recitato: per questo motivo il termine arabo che indica Dio, cioè Allah, non viene tradotto e anche il nome del profeta, che generalmente noi indichiamo in italiano con Maometto, viene dai fedeli indicato come “Muhàmmad”.
Fino a qualche secolo fa, sembra pure che il Corano dovesse essere scritto soltanto a mano, tanto che quando gli inventori veneziani della stampa si arrischiarono a stampare per la prima volta il testo del Corano con caratteri arabi, fu emessa contro di loro una “fatwa” che li condannava a morte (non ricordo se la “fatwa” fu eseguita o meno)!!
Nel Corano troviamo al posto dei Comandamenti, degli ordini precisi di Allah ai suoi fedeli con la indicazione delle pene che devono essere comminate a chi si macchia di certi peccati o illeciti comportamenti.
Infatti, la Sura XXIV (La Luce) dispone quanto segue:
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso:
-- Flagellate la fornicatrice e il fornicatore , ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell'applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell'Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione
-- E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza . Essi sono i corruttori
-- Eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità Allah è perdonatore, misericordioso.
-- Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità, e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori.
-- E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori, e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri.
Come si può subito notare, non è previsto solo un principio o un comandamento o
un precetto, ma pure una pena precisa, ed un procedimento giudiziario ben definito:
si indicano al fedele precise regole di comportamento alle quali egli deve attenersi.
Nel Corano leggiamo ancora:
Tagliate la mano al ladro e alla ladra , per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è eccelso, saggio. ...
Così si legge nella Sura Al-Baqara (La Giovenca) 275: Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana.
Questo perché dicono: "Il commercio è come la usura!".
Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l' usura.
Come si vede, viene enunciata una precisa pena per i ladri, viene chiarita la differenza fra il commercio lecito e l'usura non lecita, così pure vengono stabilite regole precise per la successione dei beni del defunto dove la donna è sempre sfavorita.
E' da notare che mentre non vi è nessun problema in uno Stato occidentale a modificare il diritto successorio, in quanto lo Stato ha creato un determinato diritto successorio e lo Stato può cambiarlo con l'approvazione di una nuova legge successoria, invece per il mondo musulmano la prospettiva è molto diversa: se nel Corano è scritta una norma, questa non può essere cambiata!!
E' scritto nella Sura “n-Nisa' “(Le donne):
Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine.
Se ci sono solo femmine e sono più di due, a loro [spettano] i due terzi dell'eredità, e se è una figlia sola, [ha diritto al] la metà.
Queste sono parole atemporali di Dio, espresse nella sacra lingua araba e come tali non riformabili.
Nessuna considerazione di carattere storico, sociale, giuridico o di altra natura può modificare o solo scalfire ciò che Allah, nella sua infinita sapienza, ha prescritto e ciò che ha prescritto non è un principio generale, ma una precisa norma religiosa e giuridica che va osservata sempre e comunque!
Recentemente sono state mostrate in TV alcune immagini, presentate come riprese in Libia in uno dei luoghi/lager di raccolta dei cosiddetti migranti da parte dei trafficanti di schiavi odierni (che fanno i soldi mettendo i migranti sui barconi che poi vengono “soccorsi” in mare e portati in un “sicuro” porto italiano).
Si vedevano uomini che torturavano altri uomini, frustandoli sulla schiena.
Tutti, incluso Papa Francesco, si sono scandalizzati ed hanno gridato contro un tale affronto alla persona umana e che bisognava assolutamente sottrarre i poveri migranti dalle zampacce di quegli aguzzini libici e portare i “detenuti” in Italia, accoglierli come fratelli, ecc. ecc.
A parte che è difficile dire dove effettivamente siano state girate quelle orribili e crudeli
scene con due uomini appesi a testa in giù, legati per i piedi, e fustigati nella schiena, bisogna rilevare che nessuno ha detto che nel mondo musulmano, ove si applica la legge di Allah, e quindi anche in Libia, la fustigazione è una pena “legale” prevista e normalmente applicata, come il taglio della mano ai ladri, la lapidazione alla donna adultera, ecc. ecc.
Mi chiedo come possa fare un musulmano a integrarsi, restando credente, ad adattarsi alle nostre leggi, se queste sono in assoluto contrasto con quelle della sua religione!!
Ma allora, li dobbiamo convertire a forza, come hanno tentato di fare i Gesuiti al seguito dei “conquistadores” delle Americhe, circa 500 anni fa?
Ho bisogno di qualcuno che me lo spieghi….anche perché, normalmente i musulmani sono molto più fermi nella loro fede di quanto non siano diventati i cristiani ed i cattolici di oggi, che praticano la religione ...all'acqua di rose!!
Quando la praticano...e comunque sanno ben poco della religione cattolica o cristiana, immaginiamoci delle altre!!
In proposito, lo studioso Giovanni De Sio Cesari, nel suo saggio “ Fra Islam e Cristianesimo – Shariah la legge islamica” , pubblicato su internet (e da cui ho tratto le citazioni del Corano di cui sopra), ha riferito il pensiero del saggio musulmano, Abu l'Ala Maududi, importante teorico pakistano:
“Ancora ai nostri giorni, certuni non apprezzano tutti i meriti di questo codice (cioè la SHARI'AH), ma il progresso getterà su di esso nuova luce e metterà in evidenza la sua superiorità.
Il mondo, bon gré mal gré, si orienta verso la direzione indicata da molto tempo dal Codice divino.
Moltissimi che rifiutavano di accettarlo sono, adesso, dopo secoli di tentativi alla cieca, di prove e di errori, obbligati a adottare certe disposizioni di questa Legge.
Coloro che negavano la veridicità della Rivelazione ed accordavano tutto il credito alla nostra fallibile ragione umana, dopo aver commesso gravi errori e vissuto sgradevoli esperienze, adottano, in una forma o nell'altra, le disposizioni della SHARI'AH.
Ma quale perdita. Ed ancor oggi ciò è fatto solo parzialmente”!
(Abu l'Ala Maududi: “Conoscere l'Islam” : traduzione in italiano dell'originale in Urdu "Risalaediniyat", proposto dal Centro Islamico di Bologna).
De Sio Cesari ritiene che “in Occidente crediamo che i principi della nostra legislazione finiranno con l'imporsi anche nei paesi mussulmani, anzi giudichiamo il livello di civiltà di un paese mussulmano dalla adozione di principi occidentali e pensiamo che a Kabul le donne presto riporranno il burqa fra le curiosità del passato : specularmente in Afganistan si crede seriamente e vivamente che un giorno anche a Parigi e a New York le donne andranno velate.”
Tornando al discorso dell'arrivo dei migranti musulmani in Europa, certo col tempo ci sarà integrazione, ma visto che sono i musulmani a venire in massa in Italia ed in Europa, e visto che la maggior parte dei musulmani è fermissimamente convinta della sacralità del Corano e della correttezza delle loro idee religiose e sociali, sarà molto probabile che l'integrazione si verifichi esattamente nel senso inverso a quello che si ritiene stoltamente in Occidente, ove le motivazioni religiose e sociali sono ai minimi storici: mi sa tanto che, continuando così, senza alcuna vera opposizione del Cristianesimo e della nostra cultura e civiltà, che abbiano davvero ragione gli afgani ed i talebani: “Un giorno anche a Parigi ed a New York le donne andranno velate”, nonché si taglieranno le mani ai ladri, si fustigheranno i ribelli, ecc. ecc.
Per completare il quadro delle prescrizioni della religione islamica, divenuta così seguita anche in Italia ed in Europa dato il grande flusso di immigrati islamici degli ultimi anni, riporto alcune massime sulle donne ricavate dal Corano:
Sul matrimonio
Nel passaggio IV: 3, si legge a proposito di matrimonio e poligamia: “Se temete di non esser equi con gli orfani, sposate allora fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso; questo sarà più atto a non farvi deviare”.
Sulla violenza domestica
Capitolo IV: 34: “Gli uomini sono preposti alle donne, perché Dio ha prescelto alcuni essere sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle; le donne buone sono dunque devote a Dio e sollecite della propria castità, così come Dio è stato sollecito di loro; quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele; ma se vi ubbidiranno, allora non cercate pretesti per maltrattarle, ché Iddio è grande e sublime”.
Devo precisare che la Shariah non riguarda esclusivamente i delitti e le pene, ma tutto il comportamento del buon musulmano, suddiviso in quattro settori:
1) Fard (obbligatorio). Ad esempio: le cinque preghiere durante la giornata, il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, l’elemosina obbligatoria ai poveri, il digiuno durante il giorno nel periodo del Ramadan.
2) Mustahabb (consigliato). Ad esempio: la circoncisione maschile (obbligatorio per gli ebrei) ed il pellegrinaggio alla Mecca più volte nella vita.
3) Makruh (sconsigliato). Chi compie un’azione makruh non viene penalmente perseguito, ma semplicemente deplorato dalla comunità. Un esempio: non invocare Allah e non lavarsi le mani prima di mangiare,
4) Haraam (esplicitamente vietato). In questa categoria oltre ai delitti ed ai reati, sono comprese anche delle norme comportamentali che riguardano l’abbigliamento e l’alimentazione, ad es. è vietato mangiare carne di maiale.
ALAL significa invece legittimo: ad es. le carni si possono magiare solo se l'animale è stato ucciso nel nome di Allah, e dissanguato: deve essere una sorta di sacrificio.
5) Nella Sharia è contemplata la pena di morte in quattro casi:
Omicidio, adulterio, bestemmia contro Allah ed apostasia (abbandono della religione islamica, e quindi conversione del musulmano ad altra fede).
In tutti e quattro i casi è richiesta la testimonianza di quattro musulmani adulti oppure una completa confessione da parte del colpevole.
Per quanto riguarda l’omicidio, alcune scuole giuridiche islamiche sostengono che va punito con la morte solo nel caso che la vittima sia un “fratello” cioè un musulmano.
Sulle vergini in Paradiso
Nel capitolo del Corano dedicato alla Sura della misericordia, il passaggio LV: 56 dice che c'è qualcuno che aspetta in paradiso quel credente che muore abbracciando la fede di Allah oppure quel credente, che noi chiamiamo terrorista, che si fa esplodere fra la folla per ammazzare quanti più infedeli possibile: “E vi saranno fanciulle dallo sguardo modesto, mai prima toccate da uomini o ĝinn – qual dunque dei benefici del Signore voi negherete?”.
Ed ancora nei LVI: 36-37-38: “E le fanciulle le creammo a nuovo e ne facciamo vergini, amanti, coetanee per quelli della destra”;
ed infine LXXVIII: 31-33: “E invece ai Pii toccherà luogo agognato, giardini e vigneti, fanciulle dal seno ricolmo coetanee”.
Nonostante queste belle parole, che possono sembrare un omaggio alle donne, possibilmente vergini, devo sottolineare che dal punto di vista giuridico, secondo la Shariah, la testimonianza della donna vale la metà di quella di un uomo. Quindi per testimoniare un certo fatto, mentre basterebbero ad es. due uomini, sono necessarie quattro donne!! Analoga situazione si ha, come abbiamo visto, nel caso delle norme testamentarie! Anche in quel caso, la donna vale la metà dell'uomo!!
E' stato spesso chiarito il motivo che spinge i terroristi-fondamentalisti islamici (in genere sono sunniti e salafiti) a farsi saltare in aria assieme al maggior numero di infedeli, cioè possibilmente ebrei e cristiani, ma anche musulmani sciiti. Ovviamente, oltre all'odio contro gli infedeli o gli eretici ed il loro modo di vivere (cioè il nostro modo di vivere!!), vi è certamente la fermissima fede e certezza che in qualità di “martire”, il fedele terrorista musulmano salirà subito in paradiso per potersi godere le sette vergini che toccano di diritto a ciascuno di loro….
In un’intervista al "Deutsche Welle", la signora Lale Akgün, già rappresentante del SPD al Bundestag, ed esperta di Islam, ha spiegato che l’immagine che hanno gli uomini musulmani delle donne deriva direttamente dal Corano, in base al quale vi sono donne “buone” e donne “cattive”, cioè quelle “credenti” e quelle “non credenti”.
“Basta vedere che il Corano dice che la donna ha la metà del valore dell’uomo per capire quanto è patriarcale l’Islam. Chi sostiene questa visione dice che l’Islam non è una fede, ma uno stile di vita. Io sono musulmana, ma per me la religione è qualcosa di privato. Per i fondamentalisti è una ragione di essere e non sono compatibili con il mondo moderno. Il loro credo è legato a un sistema di valori e uno stile di vita nato nel VII secolo nella penisola arabica”.
Conclusione sull'Islam
Questa è la verità, il buon musulmano deve credere ciecamente ai dettami del libro sacro, che conosce quasi tutto a memoria (mentre sono pochissimi i cristiani cattolici che hanno letto i Vangeli e men che meno la Bibbia), ben sapendo che non vi è la possibilità di cambiare neppure una virgola al testo sacro ed immutabile!!
A proposito della donna, essa non conta nulla, tanto che sembra che nel Corano non vi sia scritto nessun nome di donna, salvo il nome di Maria (Miryam), madre di Gesù (Isa)!
La verità è che il buon musulmano è “fuori dal tempo” e se va “fuori del suo spazio”, cioè se emigra in Italia ed in Europa , molto, molto difficilmente, potrà cambiare il modo di pensare e di ragionare!!
Ciò è dimostrato dal fatto che quasi tutti i terroristi che hanno seminato la morte in Europa, sono musulmani di seconda o terza generazione!!
Solo una grande ignoranza sia della loro religione, sia dei loro usi e costumi, e cioè in generale della loro “cultura”, e/o una manifesta malafede ed un malcelato interesse politico (la speranza che gli immigrati, una volta divenuti cittadini italiani, votino per loro) può far dire a certi “soloni” della sinistra italiana (ed europea), intellettuali da strapazza, politici e religiosi (anche cattolici, a cominciare da Papa Bergoglio!), che bisogna accogliere tutti indistintamente gli immigrati, anche i musulmani, siano essi bianchi, gialli o neri!! Tanto poi si integreranno facilmente, lavoreranno sodo e ci pagheranno le pensioni ….. Sì, sì raccogliendo “in nero” i pomodori o le arance! Ma scendete dai vostri lussuosi appartamenti del centro delle grandi città e andate in strada ed in periferia, e sentite cosa ne pensa la gente comune che si trova di fronte ogni giorno ed ogni dieci metri questi immigrati più o meno regolari … che spacciano droga, quando non si industriano di stuprare, ammazzare e magari tagliare a pezzettini quelle stupide ragazzine che si fidano di loro come è successo a Macerata!
Per la saggia Akgün, che è di origine turca, la società moderna occidentale ha ignorato pericolosamente il fondamentalismo islamico, fino a venirne travolta: “Un esempio è l’idea di pensare il velo come un segno della ricchezza multiculturale. Questo non ha senso. Quell’abbigliamento è un segnale dell’oppressione verso le donne. Chi promuove quell’immagine della donna con il hiyab non si stupisca quando gli uomini di quella stessa comunità trattano le donne senza velo come "donne di facili costumi”.
Non vi è dubbio che al vedere certe nostre donne o ragazze, anche minorenni, andare in giro per strade, locali e discoteche non tanto senza il velo, ma addirittura….senza veli ed abbondantemente discinte, con camicette attillate e/o scollate, e con cortissimi e attillatissimi pantaloncini, così ridotti da rendere le minigonne simili, quanto a lunghezza, alle tonache delle suore, si resta un po' perplessi: immaginiamoci cosa dovrà pensare un musulmano, anche non fondamentalista, ma semplicemente un osservante degli insegnamenti del Corano.
Capita così che a Macerata un paio di ragazzi/spacciatori africani e musulmani, attirano in casa una diciassettenne, la drogano per bene, la violentano e poi la tagliano a pezzettini e la mettono dentro due valigie, che abbandonano ai margini di una strada!
Il bello è che il pubblico ministero ha avuto dei dubbi se dovesse incriminare i due ragazzi, o uno solo di essi, per omicidio o soltanto per la somministrazione di stupefacenti e ….vilipendio di cadavere!
Per il “valente” magistrato non c'era la prova dell'omicidio, ma soltanto che qualcuno aveva fatta a pezzi la ragazzina, che era morta per conto suo!!!
Magari perché qualcuno che era in casa le aveva fatto ingerire tanta droga da provocare la morte per “overdose”!!
A fine novembre 2018 è iniziato il processo e già uno o entrambi gli assassini hanno chiesto di essere giudicati col “rito abbreviato”, obbrobrio giuridico inserito con l'ultima riforma del processo penale, in base alla quale, per non fare faticare i giudici che faticano molto a lavorare in un regolare e “lungo” processo, si abbreviano i tempi e così il colpevole reo confesso ottiene forti sconti di pena: nel nostro caso, solo sei o sette anni, invece dell'ergastolo!!
Poi, per buona condotta, anche il colpevole di omicidio è fuori dopo un paio d'anni!!
Ma torniamo all’esperta Agkùn, la quale sostiene che bisogna fare capire con chiarezza ai migranti musulmani che se vogliono godere del sistema sociale di tipo Occidentale, devono accettare tutte le norme di questa società e, aggiungo io, dimenticare completamente le norme religiose/giuridiche contenute nel Corano e/o previste dalla Shariah.
Ci riusciranno? Sarà molto difficile! Anche a costo di andare “fuori tema”, credo sia utile ricordare il contesto storico e la condizione della donna nell'era in cui il Corano venne scritto (VI secolo d. C.). Nell’Arabia pre-islamica, cioè anteriore al VI sec. d.C. così come oggigiorno, la condizione della donna era simile a quella degli schiavi: non aveva diritti alla proprietà o all’eredità.
Negli affari domestici non aveva voce sui figli, sulla casa o su se stessa. Poteva essere anche venduta o abbandonata dal marito.
Non poteva divorziare, anche in caso di violenza o abuso da parte del coniuge, e l’istruzione che riceveva era scarsa o nulla.
Questa situazione di degrado è rimasta uguale fino al XIX secolo e fino ad oggi in alcune parti del mondo musulmano (Yemen, Arabia Saudita, Afganistan, Pakistan, ecc.)!
Data l'attuale importanza della religione islamica praticata da un sempre crescente numero di immigrati musulmani in Italia ed in Europa, mi pare il caso di approfondire un momento quali sono le loro regole religiose in alcuni campi che nel mondo occidentale hanno formato oggetto di recenti conquiste di civiltà.
Per adulterio la Shariah intende qualsiasi rapporto sessuale al di fuori del matrimonio.
Se il colpevole è sposato, è prescritta la lapidazione: l’uomo è interrato fino alla vita e la donna fino al petto. Vengono colpiti con pietre non troppo grandi, affinchè la morte non sia troppo rapida!!
Se invece il colpevole non è sposato, la pena consiste in 100 frustate!
Per tutti i reati in cui è prevista la fustigazione, l’uomo viene spogliato, mentre la donna rimane vestita.
Nell'ambito del reato di adulterio è inquadrato anche il rapporto omosessuale che prevede la morte per il sodomizzato e 100 frustate per il sodomizzatore.
Secondo la Legge Islamica, gli omosessuali andrebbero arsi vivi, ma quasi sempre, nei paesi che applicano la Shariah, si procede per impiccagione, raramente per crocifissione.
Vediamo ora qualche esempio di reato non punito con la morte, tenendo presente che, nella legge islamica, il carcere è inteso solo come periodo di detenzione, nel quale il condannato possa giungere al pentimento, mentre si ritengono molto più efficaci le punizioni corporali.
Il furto è punito con l’amputazione della mano destra e, in caso di recidiva, anche della mano sinistra.
La rapina viene punita con la decapitazione nel caso che il rapinato sia stato ucciso, col taglio della mano destra e del piede sinistro, se il rapinato non è stato ucciso.
La falsa testimonianza e la diffamazione vengono punite con 80 frustate.
Il consumo di vino o altri alcolici comporta una pena che va da 40 ad 80 frustate, così come il consumo di alimenti proibiti (ad esempio la carne di maiale).
In alcuni paesi o particolari regioni, si applica la fustigazione anche nel caso di una donna non correttamente vestita o che sia uscita di casa senza essere accompagnata dal marito o da un parente maschio.
Queste norme così severe che abbiamo descritto sono spesso attenuate in molti paesi islamici e spesso sostituite con la detenzione.
I Musulmani sono suddivisi in diverse scuole o fedi religiose fra cui le due più importanti sono quella sunnita e quella sciita (oltre ai salafiti, wahabiti ed altre minori).
Le differenze teologiche e legislative sono relative, i sunniti derivano dalle tribù che seguirono il Califfo nominato dallo stesso Maometto, mentre gli sciiti sono considerati “scismatici” ( e odiati dai sunniti) perché alla morte di Maometto si organizzarono in tribù che seguirono come Califfo il cognato di Maometto di nome Alì, cioè colui che aveva scritto materialmente il Corano sotto dettatura di Maometto!
Dal punto di vista “organizzativo”, mentre i sunniti non hanno una struttura gerarchica, ma seguono gli insegnamenti delle varie scuole religiose, dette “madrasse”, e quindi ogni gruppo di fedeli viene guidato dall'Imam responsabile della moschea ove il venerdì si raccolgono per pregare i membri del gruppo.
Invece gli sciiti hanno una struttura gerarchica che sale in dignità e prestigio fino ad arrivare allo Ajatollah, che attualmente in Iran ricopre la massima carica religiosa e politica.
Da segnalare la similitudine che si può vedere tra l'obbligo per il musulmano di purificarsi lavandosi prima di pregare e l'uso dei cattolici di farsi il segno della croce con l'”acqua santa” che si trova all'ingresso dei ogni chiesa.
Dopo aver approfondito i precetti o comandamenti della religione islamica, mi occuperò adesso delle religioni di altri popoli oggi “estinti”, come peraltro si è estinto il loro credo religioso. E ciò, al solo fine di scoprire se vi sono anche in questi casi delle somiglianze. Premetto che leggi e precetti religiosi sono spesso sovrapponibili fra loro e non facilmente distinguibili presso le società di questi antichi popoli, salvo il caso degli antichi Romani.
Iniziamo la nostra analisi con la religione degli antichi Babilonesi, in parte contenuta nel Codice di Hammurabi. Questo “codice” è scritto su una stele di basalto con caratteri scolpiti nella roccia. Hammurabi, era il re di Babilonia che regnò dal 1792 a.C. al 1750 a.C.. La stele è incisa con caratteri cuneiformi (inventati poco prima dai Sumeri) ed è una fra le più antiche raccolte di leggi scritte che ci sia pervenuta. Contrariamente alla stele dei Dieci Comandamenti, di cui non vi è prova archeologica e la cui esistenza risulta solo dalla Bibbia, questa stele è conservata perfettamente nel Museo del Louvre ove qualche anno fa ho avuto il privilegio di poterla ammirare. La stele fu trovata dagli archeologi fra le rovine della città di Susa, in Mesopotamia (odierno Iraq). Anche se si conoscono altre raccolte di leggi promulgate da re sumerici e accadici, le altre raccolte non sono così ampie e organiche come il Codice di Hammurabi, il quale è formato da ben 282 disposizioni di carattere religioso e giuridico, di cui purtroppo molte sono andate perdute ed adesso ne rimangono da 66 a 99. La stele di basalto raffigura, alla sua sommità, il re Hammurabi in piedi, in atteggiamento di venerazione di fronte a Samas, dio solare della giustizia, maestosamente seduto sul trono. Il dio porge ad Hammurabi il codice delle leggi, leggi che dunque erano considerate di origine sacra, come i Dieci Comandamenti.
Ecco quindi un altro esempio di leggi o comandamenti religiosi con carattere sacro in quanto consegnati al re dal dio Samas. Il dio Jhaveh diede la Legge, cioè i Dieci Comandamenti a Mosè e, esattamente allo stesso modo, il dio Samas consegnò il proprio codice delle Leggi ad Hammurabi!
Sorge spontanea una domanda: è stato Mosè a “copiare” da Hammurabi, cioè dicendo che Dio gli aveva consegnato le Leggi, oppure è stato Hammurabi a copiare da Mosè?? Ma dal punto di vista storico vi è una differenza importante: la differenza è che del Codice di Hammurabi esiste la prova materiale della iscrizione sulla stele con tanto di “data” rilevabile con l'esame del carbonio 14, e invece dei Dieci Comandamenti non c'è alcuna traccia e quindi manca la prova “provata” della sua effettiva esistenza!! E quindi del fatto che la stele coi Dieci Comandamenti sia mai esistita!! Comunque sia va detto che le disposizioni di legge contenute nel Codice Hammurabi sono precedute da un prologo nel quale il sovrano si presenta come rispettoso del dio Samas, distruttore degli empi e portatore di pace e di giustizia.
Il corpus legale è suddiviso in capitoli che riguardano varie categorie sociali e vari tipi di reati, e regola molte delle possibili situazioni della convivenza del popolo del tempo, dai rapporti familiari a quelli commerciali ed economici, dall'edilizia alle regole per l'amministrazione della giustizia. Le leggi sono notevolmente dettagliate, e questo ha fornito un aiuto prezioso agli archeologi. Nelle norme sono specificati i comportamenti illegali e le pene a cui dovevano essere sottoposte le persone che disobbedivano. Ad esempio, era proibito l'adulterio, specie quello compiuto dalla donna, tanto che il marito tradito aveva il diritto di... annegare la moglie infedele buttandola nel fiume Kerka!! Anche in questo caso erano proibiti gli omicidi, i furti e, come detto prima, l'adulterio. Ovviamente allo scopo di garantire la pace sociale questi delitti o peccati sono presenti in quasi tutte le religioni. L'adulterio della donna è considerato un reato più grave di quello commesso dall'uomo, in quanto rende incerta la paternità e la discendenza per linea maschile, a cui gli antichi popoli tenevano moltissimo! A tale proposito ricordo che i Romani avevano capito bene che “mater semper certa est, pater numquam”! Non mi risultano precetti particolari da osservare per i seguaci di Zarathustra che sono ormai rimasti in pochi in India (Mumbai), Turkmenistan, Kazakistan ed altri Paesi orientali. Esiste però l'eterna beatitudine per i buoni e la dannazione per i cattivi!! L'importanza della “discendenza paterna” è confermata, a mio avviso, anche dal cristianesimo delle origini che affermò ben due “discendenze” per Gesù: la prima quale discendente dalla casa di Re David per via del padre “putativo” San Giuseppe e l'altra quale figlio di Dio Padre (tale riconoscimento avvenne qualche secolo dopo la vita e la morte di Gesù, con decisione del Concilio di Efeso, terzo concilio ecumenico, convocato dall'imperatore d'Oriente Teodosio II, concilio che si tenne nel 431 appunto ad Efeso, in Asia Minore, ed a cui parteciparono circa 200 vescovi.
Anche gli antichi Romani avevano i loro “comandamenti”. Le prime leggi, però, erano dodici e non dieci! Si tratta delle Dodici Tavole (duodecim tabulae; duodecim tabularum leges, lex duodecim tabularum).
I Romani erano di spirito molto pratico e coi piedi ben piantati per terra, poco inclini a starsene sulle nuvole, ovvero a far pervenire dalle nuvole, cioè dal cielo, cioè dal dio o dagli dei, i comandamenti che dovevano regolare i rapporti sociali fra di loro!
Nessuno dei Romani del tempo sostenne mai che le Dodici Tavole fossero scritte da un dio.
Infatti, dopo un periodo di continue rivolte della plebe contro i soprusi dei patrizi, nell'anno 451 a.C. la plebe chiese di smetterla con le leggi che si tramandavano oralmente, in modo tale da poter contare su leggi scritte ed evitare così gli abusi e i soprusi frutto di interpretazioni di precetti giuridici e religiosi tramandati oralmente date da giudici/sacerdoti che appartenevano alla classe patrizia, cioè dei “patres”, gli originari capi delle sette tribù che risiedevano sui sette colli e che diedero origine alla prima repubblica romana.
Allora, dato che i patrizi approfittavano della possibilità di interpretare e manipolare a loro favore le leggi tramandate oralmente, invece di aspettare che un dio inviasse dal cielo le leggi scritte che si dovevano osservare, i Romani decisero di inviare ad Atene una Commissione, costituita da tre membri, al fine di studiare le leggi di Solone.
Al ritorno dei tre membri di questa Commissione, nel 450 a.C., i Romani decisero di eleggere un'altra Commissione, questa volta di dieci membri (decemviri legibus scribundis), diretti dal patrizio Appio Claudio Crasso.
Tradotte dal greco, le norme originarie, rielaborate, adattate e scritte in latino, fu chiaro a tutti che le varie norme non dovevano essere considerate come dettate da un dio, ma dovevano essere ugualmente e rigidamente rispettate come se fossero sacre (sacros esto), e la loro inosservanza causava pene molto gravi.
Le Dodici Tavole rappresentano una tra le prime codificazioni del diritto romano, anche se le norme in esse contenute sono ovviamente meno antiche delle norme dei mores e della lex regia prima tramandate oralmente. Dette Tavole contenevano norme sia di diritto sostanziale, cioè di diritto commerciale, agrario, di famiglia ( fra cui i diritti del pater familias, il quale aveva potere di vita e di morte sui componenti della famiglia e non solo sugli schiavi!), di regolamentazione dei crediti e dei debiti, incluse le regole per il matrimonio e per l'eredità, ecc., sia norme di diritto processuale, fra le quali vi era una norma che andrebbe, a mio avviso, introdotta oggi in Italia visto che i processi hanno una durata illimitata e durano decine di anni!! Questa norma di diritto processuale prevedeva che se ambo i contendenti erano presenti innanzi al giudice (Praetor), all'inizio del processo, il tramonto doveva essere il limite ultimo entro il quale il processo doveva finire, cioè il processo penale o civile doveva concludersi prima del tramonto del sole nello stesso giorno in cui era iniziato!! Le norme più antiche delle Dodici Tavole prevedevano il divieto dei matrimoni fra patrizi e plebei, ma tali matrimoni “misti” vennero successivamente ammessi nel 445-421 a. C. dalla lex Canulaeia. Era pure prevista la “legge del taglione” che consentiva al singolo cittadino offeso o ai suoi parenti di vendicarsi, arrecando la stessa offesa al colpevole (occhio per occhio, dente per dente); il ruolo dello Stato era quello di garantire che tale vendetta potesse compiersi. Ritengo che questa regola fosse stata prevista in quanto già contenuta nelle Leggi di Solone, - 39 -
vigenti ad Atene quando la Commissione dei tre romani andò ad Atene a studiare quelle norme di legge. Solone, a sua volta, la “copiò” dalle leggi o usi esistenti nel Medio Oriente dove la legge del taglione era già da tempo praticata, come era in uso anche in Israele in quanto prevista dalla legge ebraica. Infatti, il diritto di difendersi, cioè la legittima difesa, ed il diritto di vendicarsi era previsto in numerose leggi e norme religiose dell'antichità. Credo che solo il Cristianesimo abbia attenuato, almeno in parte o in teoria, questa regola: infatti, Gesù suggeriva di porgere l'altra guancia, se qualcuno ti dava uno schiaffo o un pugno!!
Nell'antica Roma, durante i procedimenti penali, l'accusato veniva interrogato (quaestio) e, a volte, per facilitare la confessione poteva essere torturato mediante la fustigazione con la spada o con un bastone o con una cinghia o con una frusta – come sembra sia stato fustigato Gesù – oppure mediante bruciature con un ferro incandescente o con dei tizzoni infuocati, con il detenuto legato ad un ceppo.
La condanna a morte prevedeva la decapitazione (con la macabra messa in vendita della testa!), lo squartamento delle membra, che avveniva legando il malcapitato a due o tre cavalli che tiravano in direzioni opposte (abbiamo visto applicare questa pena in qualche film “western” da parte dei pellerossa d'America!).
Agli scrittori critici col regime venivano tagliate le mani, ai disertori venivano tagliate le gambe, mentre i criminali che destavano o creavano grandi turbamenti nella popolazione venivano crocifissi, come avvenne per Gesù ed i due ladroni (San Pietro fu crocifisso a testa in giù per sua volontà).
La decapitazione veniva usata anche presso popolazioni diverse dai Romani: ne abbiamo una prova con il racconto della decapitazione di San Giovanni Battista (o San Giovanni Decollato) ordinata dalla figlia del Re dei Giudei Erode Antipato e la cui testa venne riposta su un vassoio e portata nella sala del banchetto, dove poco prima Salomè, figlia di Erodiade, che era la “convivente” di Erode, si era esibita in una sorta di danza del ventre!
Ciò avveniva intorno al 35 d.C.. Secondo il Vangelo di Matteo sembra che San Giovanni, sia resuscitato e salito, con tutto il suo corpo, direttamente in cielo, come Gesù e come la Madonna e forse anche come San Giuseppe. Pure Papa Giovanni XXIII sembra aver accolto “prudentemente” questa tesi della salita in cielo di San Giovanni, anche se moltissime chiese, in Italia ed all'estero, pretendono di conservare parti del corpo di San Giovanni, come importanti reliquie. Sembra che la testa fosse stata trafugata nel 1.130 e portata a Roma, e da allora custodita nella chiesa di San Silvestro in Capite (cioè con la testa), mentre altre chiese si contendono altre parti del corpo, come la mandibola, il braccio destro, un po' di sangue, le gambe e una o più dita!!! Ma se il buon San Giovanni, che anche il Corano riconosce come uno dei massimi profeti (dopo Maometto ovviamente!), è salito in Cielo, non ditemi che ha lasciato testa, braccia, dita, ecc. sulla terra!! Come si è presentato innanzi a Dio Padre ed a Gesù? Senza testa? E allora, come si conciliano le varie reliquie di San Giovanni custodite sulla terra, con la sua salita al Cielo con tutto il corpo?
Come ho già sottolineato, la crocifissione era largamente in uso nel mondo antico: ad esempio, il ribelle egizio Inaro venne crocifisso nel 465 a.C. su ordine del re persiano Artaserse; sembra pure che a Roma alla fine della rivolta degli schiavi guidati da Spartaco, una cinquantina di anni prima della nascita di Gesù, tutti gli schiavi ribelli sconfitti durante l'ultima battaglia furono crocifissi e le croci furono disposte lungo la via Appia, che andava da Roma al mare in direzione di Capua (dove era scoppiata la rivolta dei gladiatori e degli schiavi comandati da Spartaco); gli schiavi crocifissi furono spalmati di pece; poi fu appiccato il fuoco alle croci ed ai crocifissi, così da illuminare la strada da Roma fino ad Ostia per tutta la notte!!
Come i fuochi d'artificio! Oggigiorno, per fortuna, questo tipo di ….fuochi non si usa più!
In occasione delle feste dei Santi Patroni del paese, specie nell'Italia meridionale, si fanno fuochi d'artificio molto colorati ed a volte rumorosi e le luminarie fanno un grande consumo di corrente elettrica….per la felicità dei Santi protettori, dei paesani e sopratutto con un buon guadagno dell'ENEL!
Poi, ogni tanto, salta per aria una delle piccole fabbriche di fuochi d'artificio, con morti e feriti!! Ma pazienza! Comunque sia, dagli storici e dai giuristi romani la legge delle Dodici Tavole era considerata come la gloria più pura della giovane repubblica romana. Ciò ulteriormente comprova lo spirito pratico degli antichi Romani, che non erano portati per le astratte speculazioni e le credenze religiose!
Cicerone scrisse che i consoli dell'anno 449 a.C., fecero incidere le leggi su tavole
che vennero esposte al pubblico nel Foro di Roma, ma non sappiamo se le tavole fossero di legno, o d'avorio o di bronzo. Quel che è certo è che le XII Tavole erano
scritte in latino arcaico e che vennero affisse nel Foro, dove rimasero fino al saccheggio e all'incendio di Roma del 390 a.C. quando i Galli distrussero tutto.
Come detto, le leggi romane coprivano l'intero campo del diritto (diritto pubblico, penale, privato e processuale. Sembra che le prime tre tavole riguardassero il processo civile e l'esecuzione forzata, la quarta il diritto di famiglia, la quinta le successioni mortis causa, la sesta i negozi giuridici, la settima le proprietà immobiliari, l'ottava e la nona i delitti e i processi penali, la decima norme di diritto costituzionale (valore di legge per le decisioni prese dal popolo in assemblea, proibizione dei privilegi, ecc.), mentre le ultime due -- dette da Cicerone tabulae iniquae -- istituivano il divieto di matrimonio fra patrizi e plebei.
Le XII Tavole prevedevano una sanzione speciale per i casi di lesione patrimoniale come il “furtum” ed i “pauperies” (danneggiamento). E ciò, a somiglianza, almeno per il furto, a quanto previsto dai Dieci Comandamenti. Ecco alcuni esempi di azioni illecite e di rimedi:
• Subiva la pena “incendiale” chi appiccava un incendio all'interno delle mura della città, mentre veniva applicata una pena più lieve a chi appiccava un incendio a una casa.
Bisognava valutare se la volontà del soggetto era:
- dolosa: l'autore veniva legato, fustigato e messo a morte con il fuoco; oppure
- colposa: l'autore veniva condannato a risarcire il danno arrecato (“noxiam sarcire”).
• Nel caso del pascolo abusivo e del danneggiamento notturni del fondo altrui, con il danneggiamento dei frutti, se il colpevole era:
- adulto (pubere): veniva condannato alla pena di morte per impiccagione e sacrificato alla dea Cerere (dea della fertilità dei campi);
- non adulto (impubere): veniva condannato al risarcimento del danno.
• Se una persona mutilava un'altra e non raggiungeva un accordo con essa, si applicava la legge del taglione (Si membrum rupsit, ni cum eo pacit, talio esto).
Se qualcuno tentava di rubare nottetempo e veniva ucciso, l'omicidio era considerato legittimo ( Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto).
Forse la nuova legge sulla legittima difesa voluta da Salvini non è poi così sbagliata!
Scusandomi per questa lunga digressione che mi ha portato nel campo del diritto romano (a cui sono particolarmente “affezionato”, anche perché ho fatto la mia tesi di laurea trattando un argomento del diritto romano), e quindi un po' al di là del campo religioso, faccio rilevare che nel mondo antico ed anche oggigiorno, nelle aree poco sviluppate ed in particolare ove si osserva la religione islamica, la distinzione fra diritto e religione è alquanto labile e flebile, perché le norme giuridiche ricalcano alla lettera le norme di carattere religioso che sono molto dure!
Mi pare opportuno accennare adesso alle religioni delle popolazioni dell'America
pre-colombiana: Inca, Maya ed Atzechi.
Credo sia sorprendente constatare che, nonostante l'enorme distanza del continente americano dall'Europa, dal Medio Oriente e dall'Oriente (India e Cina), distanza che esclude ogni possibilità che prima del 1400 vi fosse una qualche comunicazione fra gli uomini dei due continenti, vi sono tuttavia alcune idee religiose di base "comuni", come ad es. l'idea che vi sia stato un dio onnipotente e fuori dal tempo che abbia creato l'universo, e cioè il cielo, le stelle, il sole, la luna e la terra!
E' comune l'idea che gli dei abitassero in cielo (ovvero sui monti e sulle colline, che sono più vicine al cielo di quanto non sia la "pianura"), da cui deriva il concetto di montagna o collina "sacra", in quanto esse sono più vicine agli dei che stanno in cielo! La collina sacra è un concetto condiviso da quasi tutte le religioni: ad esempio, sulla collina che sovrasta Atene si trova il Partenone, con i templi più importanti della cultura greca (ogni “polis” greca era situata vicino ad una collina ove erano posti i templi). Il Campidoglio era la collina più sacra per i Romani. Gli antichi egizi non avevano colline nel deserto del Basso Egitto e allora si costruirono le colline artificiali, cioè le piramidi (che hanno la forma di collina) per seppellirvi i faraoni, considerati “divinità terrene”, ecc. Anche gli antichi Ebrei ritenevano sacri i monti: infatti, Abramo portò Isacco sul monte per compiere l'olocausto ma l'omicidio del figlio non si verificò per il provvidenziale intervento dell'Angelo di Dio che portò miracolosamente un bel caprone da sacrificare al posto di Isacco (secondo un'altra tradizione “minoritaria” il figlio da sacrificare non era Isacco, ma Ismaele, figlio della schiava egizia Agar e progenitore della etnia araba). Anche i Babilonesi, gli antichi abitanti dell'India ed i popoli dell'America meridionale costruivano templi a forma piramidale, proprio per avvicinarsi al cielo dove abitavano gli dei.
La civiltà dei popoli Inca raggiunse il suo massimo splendore con la massima espansione del loro impero (1438-1527). Nella mitologia inca gli dei si trovavano nel firmamento e si identificavano con gli astri o con altri grandi elementi della natura.
Pachakamaq, era il dio principale, creatore primordiale dell'Universo (il nome deriva da “pacha” = terra e “kamaq” = creatore).
Non mi è chiaro se questo dio sia lo stesso di Wiraqucha, la divinità Inca creatrice (da “quechua” che significa creatore) del sole, della luna e delle stelle, il dio che aveva plasmato i primi uomini nell'argilla, come usando il fango aveva fatto Dio Padre con Adamo!
Ma non è sorprendente questa grande somiglianza fra tutte le religioni?
A tutte è comune l'idea della creazione da parte di un Dio creatore che sta in cielo! Ebrei, cristiani , musulmani, antichi egizi, greci e altri popoli del medio ed estremo oriente, credevano e credono la stessa cosa?! E' stupefacente constatare che praticamente tutte le credenze religiose si basano su un Dio primordiale, al di fuori del tempo, creatore dell'Universo. Addirittura religioni di popoli posti agli antipodi della terra ritengono che lo stesso dio creò l'uomo dal fango o dall'argilla!!
Una tale somiglianza fra religioni del continente euro-asiatico e religione dell'America latina, appare ancora più sorprendente! Possibile che questa idea era già nella mente dell'uomo primitivo (homo sapiens? homo herectus? uomo di Nehandertal?), quando milioni di anni fa, l'uomo iniziò a colonizzare i continenti, incluso il continente americano, quando esso era congiunto alla Russia e/o alla Cina durante il periodo della glaciazione, cioè quando al nord del pianeta il ghiaccio unificava i due continenti e l'uomo primitivo passò dall'estremo oriente al continente americano? Ma come fu possibile superare a piedi enormi distanze, camminando sul ghiaccio!?? Possibile?
Ma torniamo agli Inca. Pachakamaq/Wiraqucha era raffigurato con un disco ovale d'oro che simboleggiava l'uovo primordiale. Ma anche la dea egizia Hathor – dea dell'amore e della femminilità - aveva un disco d'oro fra le corna ed anche Budda ed i Santi cristiani sono raffigurati con un sole o un disco solare dietro la testa! Questa divinità era raffigurata pure con una statua d'oro di un bambino con un braccio alzato in una posa benedicente, ma anche Gesù Bambino ed i santi cristiani sono spesso raffigurati con un braccio alzato in posa benedicente! Il culto di questa divinità principale entrò spesso in conflitto con quello del sole (Inti), sole adorato come dio in tante altre religioni!
Gli altri dei Inca erano:
• Inti (Sole), creatore e protettore degli Inca, sposo e fratello di Mama Quilla (madre Luna) e di Mama Ocllo (madre Uovo) e padre del primo uomo Inca,
• Pachatayta, marito e fratello della Pachamama (pacha = terra - tayta o tata = padre)
• Pachamama, madre terra, moglie di Pachatayta, protettrice dei raccolti e dea della fertilità (come lo erano Hator, Era, Ishtar,Venere, Bona ed altre divinità).
Anche in questo caso, vi è una grande somiglianza fra Pachamama e le dee protettrici della terra, della fertilità, e dei raccolti delle religioni del mondo occidentale e mediorientale sopra ricordate.
Altri dei minori erano i seguenti:
• Apu dio delle montagne;
• Apocatequil (o Apotequil) dio del fulmine;
• Ataguchu o Catequil dio dei tuoni;
• Cavillaca dea vergine mangiatrice di frutta, da cui nacque Coniraya, dio della Luna;
• Chasca dea dell'alba, del crepuscolo e del pianeta Venere. Era anche protettrice delle vergini.
La religione inca è costituita da una serie di leggende e miti che alimentarono il panteismo dell'Impero Inca, centralizzato a Cuzco, in Perù (che ho visitato nel 2010!). Non sembra che esistessero precisi comandamenti o precetti che i “fedeli” dovevano osservare. Esisteva una strana suddivisione dell'Universo in linee verticali e orizzontali ed una sorta di commistione fra spazio e tempo. Tali divisioni verticali ed orizzontali erano applicate non solo all’universo, ma anche alla divinità somma, che si identifica con l’universo stesso, alle divinità da essa derivate e, pur se in scala minore, anche alle persone, agli animali, alle piante, alla città così come all’organizzazione politica e sociale dell’Impero. Concetti questi davvero originali. Il termine Pacha, terra, significa anche tempo, così come Kay-Pacha significa il mondo di qua, ma anche il mondo di adesso. Lo spazio, secondo questa originale concezione cosmologica, è in continuo divenire, divenire che però non procede in linea retta, ma a cicli: alla fine di un ciclo il mondo di sotto diventa quello di sopra e viceversa, con conseguenze disastrose per il centro che ne risulta distrutto. La cosa più curiosa ed originale, che non trova similitudini nelle altre religioni, è che lo spazio davanti a noi non è il futuro, ma il passato. Secondo questa credenza religiosa, quindi, il tempo procede a ritroso, ovvero il futuro è la ripetizione del passato!! A questo punto, non posso esimermi dal dire che i sacerdoti inca che elaborarono queste teorie, più che avere idee originali, avevano le idee piuttosto confuse, forse perché assumevano un po' troppa cocaina masticando foglie di coca ovvero bevendo troppo thè preparato con foglie di coca, come i peruviani fanno ancor oggi!!
Secondo un altro mito, il lago Titicaca (sono stato anche là e ho avuto modo di bere una tazza di thè alla coca offerta gratuitamente dall'albergo!) sarebbe all’origine della creazione: il sole, la luna e le stelle sarebbero venuti fuori o usciti proprio dal lago Titicaca, in seguito ad un grande capovolgimento, una giravolta che si sarebbe manifestata con un gran diluvio, dovuto all’unione di tutte le acque.
Al ritirarsi delle acque, narra il mito, si andò scoprendo la terra. In questa teoria religiosa troviamo qualche somiglianza con il diluvio universale che sommerse tutto il mondo preesistente a Noè. Praticamente, alla fine del diluvio, Noè “ricreò” un nuovo mondo, in quanto, dopo aver salvato sulla sua Arca una coppia di tutti gli animali, li fece scendere a terra a ripopolare il mondo, il nuovo mondo!
Altra similitudine possiamo trovarla con la creazione del continente indiano in quanto, secondo la credenza del mito della religione Indù.
Quando la dea Ganga venne cacciata dal cielo, dove dimorava assieme agli altri dei, essa allagò con le sue acque tutto il mondo fino a quando il dio Shiva non intervenne facendo ritrarre le acque nell'alveo ove tuttoggi scorre il grande fiume sacro Gange, che praticamente attraversa tutta l'India.
Esiste anche un’altra interpretazione della cosmologia andina, interessante perché ci offre una visione organica dell’insieme, ed una qualche somiglianza con la creazione che viene descritta nella Bibbia e condivisa da Platone.
Lo spirito supremo è chiamato Sapan Kamaq ossia ordinatore dell’universo. Tutto l’universo fu creato da Sapan Kamaq con un soffio .
Questo soffio, Samay (corrispondente alla parola, al “logos”?), fu l’atto della creazione. Il Samay si ripete, simbolicamente ogni qualvolta si fanno offerte allo spirito della montagna: l’officiante infatti soffia su tre foglie di coca.
Anche il contadino, prima di qualsiasi attività di una certa importanza, soffia sulla sua offerta.
ll germe della vita sta in Uku Pacha, nasce dall’ovulo fecondato della donna, come il seme che cade nel solco del campo e poi esce all’esterno.
La morte è la strada per un’altra vita; allo stesso modo, quando l’autunno arriva, la pianta inaridisce, il grano si addormenta fino alla prossima esistenza. Morendo l’involucro corporale si dissolve, poi si dissolve l’una (anima) e infine, indistruttibile e incorruttibile, resta il kay (spirito) che dopo aver espiato le sue colpe va fino al regno dei Ruwal, cioè in paradiso o nel nirvana!. Secondo questa credenza religiosa l'uomo ha due anime, l'anima in senso stretto e lo spirito: mentre l'anima si dissolve con la morte, lo spirito non muore mai! Il corpo torna alla Pachamama, alla Madre Terra.
Secondo i principi religiosi degli Inca, i buono andranno in cielo, che è il regno del Padre Sole, il Regno della Eterna Luce e dell’Eterno Splendore. Se vi furono colpe, saranno purgate secondo la gravità in Upa Marka (regno del silenzio), in Uku Pacha (l’interno della terra, regno delle tenebre o della luna oscura), in Purum Llaqta (regno del deserto) e in Rit’i Tiway (sede delle nevi eterne). L’anima resterà in uno di questi luoghi fino a che lo spirito si sia ripulito e purificato.
Inutile sottolineare le somiglianze con il Paradiso, il Purgatorio e l'Inferno! dei cristiani e dei maomettani o con il Nirvana dei buddisti.
Ogni persona è costituita da tre elementi, cioè siamo tre in uno: abbiamo un corpo, un'anima ed uno spirito, in una costante interazione.
Ogni vita è sempre la continuazione di un’altra. Nel sistema ideologico-relogioso Inca vi è un interesse marcato per le osservazioni astronomiche: il che risultava dalla convinzione sia che ogni dio si personificasse in un astro, sia che gli astri divini influissero direttamente sugli eventi biologici, sociali e politici della terra e quindi degli Inca.
Anche in questo caso, la somiglianza con l'importanza dell'astrologia nelle antiche religioni europee e mediorientali ed egizie è palese.
Da ciò deriva l’importanza di formare un sistema di calendari associato a rituali religiosi, ad attività sociali e lavorative di tipo periodico: l’adempimento di tali attività dava all’uomo la garanzia di conservare in tal modo l’equilibrio con tutto il cosmo, fra cui in particolare il Mondo di Sopra e il Mondo di Sotto. Sembra che gli Inca si siano basati, per costruire il loro calendario, su di un calendario luni-solare composto da “mesi” o lune, utilizzato nelle ragioni andine fin da prima della conquista Inca.
Tuttavia, nella suddivisione dell'anno, mancavano 5 giorni ogni anno e gli Inca non sapevano cosa sarebbe successo in quei 5 giorni! Per accattivarsi la benevolenza degli dei e placarne l'eventuale irritazione, ecco che gli Inca sacrificavano anche le vite di fanciulli e fanciulle!
Per la verità, lo sfasamento fra l'anno solare e l'anno lunare o comunque con l'alternasi delle stagioni, prima dell'”invenzione” dell'anno bisestile esisteva pure in altri calendari, ad esempio in Grecia.
Nell'antica Grecia non c'era un solo calendario, ma ogni città aveva il proprio.
Il calendario attico era un antico calendario composto da dodici mesi usato dagli ateniesi e la cui forma fu fissata sotto la legislatura di Solone.
I mesi, lunari, si susseguivano con la periodicità di ventinove e trenta giorni; l'ultimo giorno di un mese era detto ἕνη καὶ νέα, "vecchio e nuovo"; questo nome era stato creato da Solone, che però lo riferiva solo ai mesi di trenta giorni.
I mesi erano dodici e, per evitare lo sfasamento rispetto alle stagioni, si aggiungeva periodicamente un mese intercalare.
L'inizio dell'anno era determinato dal solstizio d'estate: il primo mese, Ecatombeone, cominciava con la prima luna nuova dopo il solstizio.
Il giorno di inizio dell'anno, rispetto al calendario moderno, cadeva fra l'ultima decade di giugno e le prime due di luglio.
Di questi mesi il più noto è l'ottavo, Antesterione (anthesterion), sul quale si possiedono ampie testimonianze, dal momento che in esso si tenevano le Antesterie (da cui prende il nome), feste dedicate a Dioniso che celebravano la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.
Dal quinto giorno del mese di boedromione si svolgevano invece i riti di genesi, giorni destinati ad onorare i defunti.
Al fine di sincronizzare il computo lunare dei mesi con quello solare degli anni, dopo due anni composti di dodici mesi lunari (pari a 354 giorni) ne seguiva un terzo composto di tredici mesi (pari a 384 giorni). Quest'alternanza di anni di 12 e 13 mesi portava la durata media dell'anno a 364 giorni, vicino alla durata dell'anno solare, che è di circa 365 giorni e un quarto. Anche nel Medioevo, si ebbero dei problemi prima del Calendario Gregoriano, quando in Europa vigeva il Calendario Giuliano. Infatti, il Calendario Gregoriano guadagna un giorno rispetto a quello Giuliano ogni volta che "salta" l'anno bisestile: così la differenza, che era di 10 giorni nel 1582, è diventata di 11 giorni nel 1700, di 12 nel 1800, di 13 nel 1900; sarà di 14 giorni nel 2100, di 15 nel 2200 e così via.
Ma nessuno si mette a fare sacrifici umani come i popoli andini per placare i malvagi dei delle Ande!!!
Ma anche in questo caso, a proposito di dei malvagi, anche gli ebrei ed i cristiani credono che vi sia Lucifero. Egli non era un vero e proprio “dio”, ma un “angelo” del Paradiso che volle ribellarsi a Dio Padre e fu cacciato nell'Inferno, dove divenne il principe dei diavoli, origine e causa di tutti i mali del mondo.
Il dio Viracocha avrebbe avuto un figlio molto malvagio, di nome Taguapica, che faceva tutto l'opposto di suo padre.
Se Viracocha creava uomini buoni, Taguapica li rendeva cattivi…
Se il padre creava pianure, lui le trasformava in montagne e viceversa.
E seccava pure le fonti d'acqua create dal padre!!
Dopo molte simili vicissitudini, Viracocha si stancò di lottare contro il figlio e se ne andò al mare: gettò il suo mantello e scomparve tra le onde!!
Lasciando così il mondo alle sue contraddizioni!!
Altro dio importante dopo Inti e Viracocha fu Inti Illapa, il Tuono.
Egli viaggiava nella volta celeste con una saetta ed una mazza per generare il fulmine ed il tuono.
Similmente, i Greci ritenevano che fosse Zeus a creare fulmini e saette, ma senza adoperare mazze e saette!
La più grande festa religiosa inca era il Raymi (la danza del Sole), in onore di Inti, che ricorreva due volte all'anno e si protraeva per otto giorni consecutivi.
Veniva acceso il fuoco sacro mediante uno specchio ustorio e tale fuoco veniva custodito dalle Vergini del Sole fino al successivo Raymi.
Nella visita da me fatta a Machu Pichu, ho potuto vedere il tempio dove veniva acceso il fuoco sacro col raggio di sole che penetrava da una apposita, piccola fessura durante il solstizio d'estate, nonché gli alloggi ove vivevano le Vergini del Sole!!
Questa festa è celebrata ancora oggi dai popoli andini.
Abbiamo già visto che similmente agli Atzechi anche i Romani avevano delle sacerdotesse “vergini”, le Vestali, le quali dovevano curare e mantenere sempre acceso il fuoco sacro.
Vergini dovevano essere pure le sacerdotesse addette al Tempio di Atena nel Partenone. Manco Càpac, il primo inca, illuminato e guidato dal dio sole Inti, partì dal Lago Titicaca insieme a Mama Ocllo, sua moglie e sorella, e con una bacchetta o scettro d'oro (consegnatagli dal padre) segnò il punto in cui sarebbe sorta Cuzco, capitale del futuro impero Inca.
Tutti i sovrani inca erano ritenuti discendenti diretti del Sole e, quindi, dei essi stessi e padroni di tutte le cose e di tutti gli uomini del regno.
Similmente, anche i faraoni dell'antico Egitto erano considerati dei e sceglievano, a volte, la propria sposa tra le proprie sorelle, come i re inca.
Gli uni e gli altri possedeva anche centinaia di concubine, come peraltro altri re ed imperatori antichi e moderni!
I re Inca erano serviti dalle sacerdotesse del Tempio del Sole.
Era il sovrano che poteva dare in spose ai nobili della corte le sacerdotesse del Tempio del Sole.
Gli era dovuta obbedienza totale e a lui era riservato un terzo delle ricchezze e dei raccolti del regno (le altre due parti erano destinate alla popolazione e ai culti).
Alla sua morte la salma veniva mummificata, ricoperta di doni d'oro, avvolta in ricchi mantelli ricamati e deposta in una cavità naturale.
Anche in questo caso, moltissime sono le somiglianze con le credenze religiose e le usanze degli antichi Egizi: i Faraoni erano ritenuti figli del sole Amon-Rah o Horus, essi sposavano le sorelle e venivano imbalsamati e sepolti in grandiose tombe scavate nella roccia della Valle dei Re in Alto Egitto, di fronte a Karnak, ovvero, e qui vi è la differenza, venivano sepolti in costruzioni gigantesche come le piramidi. Ma a proposito di grandiose costruzioni, i popoli andini non erano da meno degi Egizi dato che costruivano grandi templi piramidali. Forse una significativa differenza sta nel fatto che gli Egizi costruirono le piramidi 4.000/5.000 anni avanti Cristo e gli andini circa mille anni dopo Cristo! Cioè, i popoli andini raggiunsero lo stesso livello di “civiltà” degli Egizi circa 5.000 anni dopo!!
Passiamo adesso ad esaminare il pensiero religioso dei Maya. Tra le divinità Maya, oltre al Sole, al Giaguaro e alla Morte, c’é posto anche per il dio Mais, alimento sacro, che costituiv per loro la principale fonte alimentare e che adesso fa parte importante dell'alimentazione del mondo occidentale (nel Medioevo, fino ai primi del Novecento i contadini dell'Italia Settendrionale si alimentavano quasi esclusivamente di polenta di mais!. La religione dei Maya era molto cruenta. Questo stupirà molti perchè si tende ad attribuire una religione più violenta agli Incas, piuttosto che ai Maya: invece alcune loro preghiere e cerimonie religiose consistevano nell’offerta di sangue umano alla divinità. Quindi i Maya ricorrevano spesso ai sacrifici umani che si svolgevano nel cuore della città, dove sorgevano i templi piramidali di cui restano ancora oggi le straordinarie vestigia come la piramide di Teotihuacan, dedicata al Sole, alta ben 75 metri!
E anche in questo caso non posso evitare di pensare alla somoglianza di questi templi con le Piramidi egizie e con alcuni templi dell'India.
In principio, la religione dei Maya fu un semplice culto della natura, una personificazione delle forze naturali che li circondavano e che costituivano l’ambiente nel quale i Maya vivevano la loro vita di nomadi.
Era una religione che richiedeva pochi apparati: nessun sacerdote, nessuna cerimonia complicata, nessun luogo di culto particolare.
Ogni capofamiglia era probabilmente il sacerdote del nucleo famigliare, e il tempio della famiglia era poco più di una capanna provvisoria annessa alle altrettanto provvisorie dimore. Una condizione di vita molto simile, per esempio, sussiste ancora presso i Maya Lacandon nelle foreste della valle dell’Usumacinta nel Chiapas orientale.
Più tardi fu introdotta l’ agricoltura che portò le popolazioni ad una maggiore stanzialità con la coltivazione del granoturco, detto appunto “mays”, ed alla loro concentrazione nei villaggi che si ingrandirono fino a diventare città.
Secondo la mitologia della religione delle popolazioni che abitavano l'attuale Messico, la creazione del mondo si deve ai figli della celeste coppia suprema, Quetzalcoatl, il potente Serpente Piumato, e colui che divenne il dio della notte Specchio fumante (Tezcatlipocache), trasformati in serpenti, entrarono nel corpo della divinità di quella che era l’ ancora indefinita Terra, dividendola in due parti, con una crearono la Terra e con l’ altra il Cielo, ma l’ oltraggio recato alla Terra (Tlaltecuhtli) fu compensato dalla divinità suprema con il dono della vegetazione e delle piante, fonte di nutrimento terrestre che doveva ricevere in cambio il sangue dei sacrifici umani.
La creazione degli astri avvenne nell’antica Teotihuacan sorta da secoli e abbandonata nel territorio dei Mexica, cioè in Messico. Quando il popolo dei Mexica trovò Teotihuacan, per la sua misteriosa magnificenza la considerarono Città degli Dei. Riunitisi in quel luogo, per estendere la generazione degli Dei del Sole, ne scelsero due dei minori e li immolarono nel fuoco in modo da originare gli astri mancanti. Tecciztècatl divenne la divinità lunare, poi identificata anche con la Dea della Luna di nome Metztli, mentre l’altro dio minore, di nome Nanahuatzin o Nanàhuatl, sorto dal rogo sacrificale, si trasformò in quello che divenne il Quinto Sole. Ma la Luna e il Sole non riuscivano a muoversi nel cielo per alternarsi: la Luna doveva apparire di notte e il Sole doveva apparire di giorno. Per permettere l'alternanza, i Maya credevano che si dovessero sacrificare altre divinità, evento che poi venne celebrato nelle cerimonie religiose sostituendo queste altre divinità con degli degli “umani”, cioè dovevano essere sacrificati degli uomini, dando luogo ai sacrifici umani!! Il ragionamento era che, se all'origine dell'Universo, per permettere la creazione e la vita dell'umanità, si sacrificarono o vennero sacrificati alcuni dei, ne consegue logicamente che anche gli uomini e le donne possono essere sacrificati per permettere alla Terra di continuare ad esistere e permettere agli esseri viventi di continuare a vivere!
Altri erano i “ragionamenti” delle altre religioni che permettevano e praticavano anticamente i sacrifici umani: per gli ebrei, si trattava di obbedire alla volonta del Dio (Abramo stava per sacrificare il figlio Isacco (o Ismaele) sul monte su esplicita richiesta del suo Dio Jahveh, l'acheo Agamennone sacrificò la figlia Ifigenia per ingraziarsi gli dei dell'Olimpo e poter vincere la guerra contro Troia. Ma lo stesso Gesù Cristo si sacrificò, secondo la religione cristiana, per obbedire alla volontà di Dio Padre che, mediante il sacrificio di Gesù, si decise a perdonare i peccati commessi dagli uomini che avessero richiesto appunto il perdono nel nome di Gesù!
Ma torniamo ai Maya ed al fantastico e fantasioso mito religioso Maya, che così continua: le divinità solari, come Huitzilopochtli, e la divinità che ne regolavano il movimento (Tonatiuh) crearono quattrocento Serpenti delle Nuvole, simili a Mixcoatl , la divinità delle stelle del nord, mentre le stelle del sud erano chiamate Centzonuitznaua. Ma questi due dei si rivelarono indegni, perché erano sempre ubriachi ed intenti ad accoppiarsi con le donne (anche qui abbiamo degli dei che si accoppiano con delle donne!!), trascuravano i riti e lasciavano che le offerte loro dedicate andassero agli altri dei più importanti! E allora, fu così che vennero creati altri cinque Mimixcoa, cioè divinità armate che scatenarono una guerra divina contro gli dei delle stelle del nord e del sud! Questa guerra veniva rievocata nelle cerimonie religiose di queste popolazioni: i prigionieri fatti in battaglia si facevano ubriacare, come gli infedeli esseri mitici, e poi venivano sacrificati, cioè uccisi! Solo che nei sacrifici, non si trattava di dei, ma di uomini veri, fatti prigionieri nel corso delle varie guerre, alcune delle quali erano fatte principalmente per procurarsi i prigionieri da sacrificare!! Il sacerdote che officiava la cerimonia, la quale si svolgeva generalmente sulla sommità dei templi piramidali, con una lama affilata tagliava il petto della vittima, ne traeva il cuore ancora palpitante e lo gettava con forza contro una delle pareti della cella del tempio che si trovava sulla sommità del tempio piramidale. Non risulta che Maya ed Inca avessero dei comandamenti o precetti da osservare, per cui non è per nulla chiaro come i buoni si potessero distinguere dai cattivi, cioè dai peccatori! Distinzione forse inutile, dato che non risulta neppure che essi credessero che l'uomo avesse un'anima o uno spirito immortale!
Immaginiamoci adesso cosa dovessero sembrare questi uomini ed i loro sacerdoti ai preti cattolici che accompagnavano i “Conquistatores” spagnoli!
Giustamente, li ritenevano senza anima, quindi a livello degli animali, e pensavano che fosse perfettamente lecito ammazzarli senza pietà, dato che fra l'altro essi stessi si ammazzavano fra di loro senza pietà!
Solo chi si convertiva al cristianesimo aveva qualche probabilità di essere considerato un essere umano!
A quel tempo, gli spagnoli la pensavano più o meno come oggi la pensano i fondamentalisti islamici: se non sei un maomettano, o meglio se non sei un sunnita, ti posso ammazzare tranquillamente, anzi se ti ammazzo, e muoio con te, sarò premiato da Allah con l'ascesa immediata al paradiso, ove sette vergini mi aspettano ansiose!!
Ma ritorniamo in Europa, e ricordiamo una religione poco nota praticata dai Celti e che aveva in comune con le religioni dei popoli dell'America meridionale la pratica dei sacrifici umani. All’incirca all’inizio del primo millennio avanti Cristo i Celti fecero la loro comparsa tra il Mare del Nord, il Reno, le Alpi ed il Danubio. Il periodo della loro massima diffusione fu tra il VI ed il IV secolo avanti Cristo, in cui attraverso la Francia raggiunsero Spagna e Portogallo, e poi le isole britanniche e l’Irlanda. In Italia occuparono la Valle del Po, la Puglia e la Sicilia arrivando infine in Grecia, dove nel 279 a.C. saccheggiarono Delfi: da lì giunsero a toccare l’Asia Minore.
l termine Celti aveva per gli antichi differenti significati; per i Romani questi erano i Galli, per i Greci erano i popoli dell’Anatolia, questo avvenne perchè i Celti, durante la loro espansione territoriale, diedero vita a gruppi etnici assai differenti tra loro. Una delle prime particolarità che li riguardava fu l’utilizzo a fini puramente pratici della scrittura, come affermò tra gli altri anche Giulio Cesare nel De bello gallico, in quanto questa veniva utilizzata prevalentemente per dediche alle divinità, iscrizioni funerarie o per indicare limiti e confini. Lo storico e geografo greco Strabone ricordò l’uso che suscitava orrore tra greci e romani del taglio delle teste dei guerrieri nemici vinti in battaglia, così come quello del sacrificio umano ad opera dei druidi, che erano i sacerdoti e/o stregoni dei Celti: scopo del sacrificio umano era quello di placare l'ira degli dèi!!
Giulio Cesare riferisce che in alcune etnie era invece uso bruciare vivi i colpevoli dei delitti in “grandi gabbie di vimini a forma umana” . Figura centrale era quella dei druidi, cioè dei sacerdoti che costituivano una casta di alto rango, cioè una vera e propria élite di intellettuali che si dedicava allo studio della religione e della stregoneria. Altre figure di rilievo erano i bardi ed i vati. La formazione culturale dei druidi poteva durare fino a vent’anni ed era appunto fondata sull’apprendimento mnemonico per abituare il neofita a non contare troppo sugli scritti, nonché anche al fine di evitare che il popolo venisse a conoscenza del sapere e della conoscenza “esoterica” druidica.
Cesare scrisse che il centro di irradiazione culturale celtica fu la Britannia e sembra certo che la metempsicosi, cioè la trasmigrazione delle anime, rientrasse tra le credenze dei Celti, come spiegavano i druidi, i quali avevano con i capi militari un rapporto di non concorrenza, ma addirittura di maggiore autorevolezza e prestigio, tanto da parlare prima dei capi nelle assemblee e da ispirarne così le azioni sia dei capi sia di tutti i membri delle varie tribù: fu proprio questo dettaglio che preoccupò a tal punto i Romani da imporre, durante il processo di romanizzazione della Gallia, l’abiura della “religione druidica” per quei Galli che avessero voluto diventare cittadini romani.
La religione celtica era comunque indubbiamente volta ad ottenere il successo in questa vita e su questa terra; si richiedevano buona salute, mandrie abbondanti, lunga vita, figli obbedienti e riti e sacrifici erano praticati per ottenere dagli dei questi favori.
Della morte le testimonianze galliche lasciano invece intuire un’immagine disperata.
Lucano ricorda alcuni dei costumi religiosi-sacrificali dei Galli: Teutates (identificato con il dio romano Mercurio) veniva placato immergendo a forza la testa di un uomo in una tinozza piena d’acqua, mentre Esus (Marte) lo si placava appendendo un uomo ad un albero e facendolo morire dissanguato.
Infine Taranis veniva soddisfatto bruciando gli uomini vivi!!
Non si scordi ad ogni modo che, per quanto aberranti potessero sembrare tali costumi agli occhi dei Romani, proprio questi ultimi andavano in delirio assistendo ai cruenti scontri di gladiatori o a massacri “in diretta” di cristiani da parte di animali feroci.
Non a caso ancora Strabone descrisse come i Celti usassero conservare le teste dei nemici vinti in battaglia, unte opportunamente d’olio, per mantenerle integre, e il fatto che non le avrebbero cedute a nessuno, ossia nemmeno a peso d’oro: ciò derivava dalla credenza che il cervello fosse la sede dell’anima e che quindi la conservazione della testa fosse un modo per impedire la rinascita, tramite metempsicosi, del nemico ucciso!
E’ interessante rilevare che l’idea di rinascita e di trasmigrazione dell'anima da un corpo all’altro per i Celti non era strettamente vincolata agli uomini, bensì era ritenuta possibile anche da uomo ad animale o ad oggetto inanimato. E' chiara la similitudine fra il credo induista e quello degli antichi Celti riguardo alla trasmigrazione delle anime anche da uomo ad animale.
Va aggiunto che l’uso di mozzare le teste era retaggio di una credenza assai più antica e che comunque era anche molto diffusa nel mondo antico (ad es. a San Giovanni fu mozzata la testa, tanto che il Battista si chiama pure San Giovanni Decollato.
Sia Strabone che Cesare ricordano che il sacrificio umano dei Celti prevedeva che ladri e assassini, ma in mancanza anche gente comune, venissero arsi vivi all'interno di enormi figure umane formate da vimini intrecciato: peraltro l' uso di far bruciare vivi i delinquenti era comune a parecchie regole e norme religiose.
Infatti il governo di Roma nei momenti di maggiore difficoltà aveva più volte praticato questo rito, spesso senza renderlo pubblico.
Similmente, questo tipo di sacrificio era in uso tanto in India ( è noto a tutti che, alla morte del marito, la moglie doveva buttarsi o veniva buttata viva nella pira ove il marito veniva arso…da morto, però!), quanto nella cultura iranica, come presso i Germani ed i Baltici o nelle cultura pre-colombiane e anche nel civilissimo antico mondo greco, ove era in uso una singolare ed a noi poco conosciuta forma di sacrificio (il pharmakòs) che prevedeva tra l’altro sferzate di rami di fico sul membro per almeno sette volte, dopo che il malcapitato era stato lasciato a digiuno per molti giorni!!
E ancora, in Ionia “un infelice, ridotto all’estremo della miseria e della disperazione, veniva arruolato dalla città per essere sacrificato, con disumane torture, come capro espiatorio di tutte le colpe dei cittadini, dopo aver goduto per un anno di cibo abbondante e di vari piaceri”.
Il sacrificio umano era quindi ampiamente praticato sotto varie culture e religioni . Bisogna pure ricordare, a proposito di ardere vivi i colpevoli di qualche grave delitto, che anche la religione cattolica prevedeva di bruciare vivi gli eretici e le streghe ai tempi dell'Inquisizione.
Confucio (Kongfu zi, 551-479 a.C.), discendente di una nobile famiglia decaduta, nacque nello stato di Lu, in quella che è l'attuale provincia dello Shandong.
Attento studioso delle antiche tradizioni, Confucio visse nel periodo degli Stati Combattenti in cui i vari stati della Cina si combattevano, cercando di prevalere l'uno sull'altro.
Rendendosi conto che gli antichi valori stavano ormai decadendo, Confucio decise di insegnare ai giovani la saggezza degli avi.
Come egli stesso dichiarava, il suo era il compito di un maestro “che trasmetteva, non creava.”
Confucio raccolse e riordinò quindi i testi antichi, ma non scrisse niente di quanto insegnava.
I suoi insegnamenti ci sono giunti solo attraverso i discepoli che trasmisero ai posteri le sue parole, e da quanti in seguito ampliarono ed integrarono (in varie maniere) gli insegnamenti del maestro (Confucio ci ricorda il quasi contemporaneo Socrate, che non scrisse nulla, ma conosciamo il suo pensiero tramite Platone).
Tra i discepoli di Confucio, Mencio (Mengzi, 372-289 a.C.) sosteneva che l'animo umano era fondamentalmente buono, mentre Xunzi (312-238 a.C.), al contrario, sosteneva che l'animo umano era fondamentalmente cattivo, ma si poteva correggere con lo studio.
Zhu Xi (1130 – 1200 d.C.) introdusse concetti filosofici nella originaria dottrina confuciana, dando luogo al così detto Neoconfucianesimo, che dagli ultimi decenni del XVI secolo finì col soppiantare il Confucianesimo stesso.
Gli insegnamenti confuciani vertono più che altro sulle norme morali di comportamento che ogni individuo deve seguire, non perché gli siano imposte, ma perché, dopo averle apprese tramite uno studio rigoroso, egli sa esattamente come deve agire nella società.
Colui che segue queste norme è consapevole che la famiglia e lo Stato si basano su rapporti gerarchici, che implicano il riconoscimento dell'autorità e di determinati doveri reciproci: i doveri che legano principe e ministro, padre e figlio, marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore, amico maggiore e minore. La similitudine fra questi concetti e quelli della religione cristiana e cattolica in particolare (si pensi al rapporto gerarchico fra Papa, Cardinali, Vescovi, ecc.) e della religione maomettana sembrano evidenti.
Vi sono poi altri concetti del tutto originali. Nel Confucianesimo, infatti, non vi sono precisi precetti o comandamenti da osservare, ma l'uomo deve praticare nei confronti dei suoi simili la rettitudine (yi), l'umanità (ren) e la pietà filiale (xiao), e adempiere ai riti (li) che scandiscono rigidamente i rapporti tra gli uomini e i rapporti tra l'uomo ed il cielo.
Non esiste il concetto del bene e del male, ma è riprovevole un cattivo comportamento, né esiste il concetto del peccato, o la concezione di un essere trascendente o di un mondo ultraterreno. Esiste la società, nella quale si vive: il confuciano impara attraverso lo studio a comprendere razionalmente la realtà che lo circonda e, di conseguenza, a comportarsi nella maniera appropriata in ogni occasione, non contrastando con il suo agire l'armonia che deve esistere in ogni ambito, umano e naturale.
Più che una religione il Confucianesimo è una filosofia.
Confucio diceva di non essere contrario che al Cielo (Tian), inteso come essere immateriale, e che venisse indirizzato il culto per onorarlo. I riti religiosi facevano parte della vita per far capire all'uomo e al sovrano qual è il giusto comportamento.
Pur avendo posto particolare attenzione solo alla morale e al comportamento sociale, sin dalla metà del I secolo a. C. il Confucianesimo si arricchì di risvolti religiosi.
Per un breve periodo lo stesso Confucio fu considerato una divinità.
Similmente a quanto avviene nel cattolicesimo e avveniva nelle antiche religioni dei Greci, dei Romani, ecc. , nei templi in cui era eretta la sua statua, Confucio veniva onorato con sacrifici, ma le cerimonie a lui tributate ben presto acquistarono carattere più laico che religioso. Anche sotto l'aspetto religioso il Confucianesimo si oppose a ogni forma di culto popolare in cui si credesse agli spiriti, agli esorcismi, alla superstizione, ecc.
La tradizione attribuisce la nascita del pensiero Daoista (o Taoista) a Lao zi (Vecchio Maestro, che un tempo in Occidente era noto come Lao Tze), una figura leggendaria che sarebbe vissuta nel VI secolo a.C. in Cina. Si dice che Lao zi nacque vecchio dopo ottantun anni di gestazione e che, allontanatosi dalla città di Luoyi (la capitale della dinastia degli Zhou orientali), si diresse verso i paesi d'Occidente sul dorso di un bufalo per diffondere la sua dottrina presso i popoli non cinesi. A Lao zi si attribuisce la compilazione di uno dei principali testi del Daoismo filosofico. Altri importanti filosofi daoisti furono Zhuangzi (IV secolo a.C.) e Liezi (IV secolo a.C.), - 54 -
ai quali vengono attribuiti testi, in realtà in gran parte compositi, in cui emergono diversi aspetti del Taoismo.
Secondo il pensiero Taoista, che presenta parecchie similitudini con il pensiero confuciano) esiste un principio universale che lega tutti i livelli del cosmo: il firmamento, l'universo, il sole, la luna, la terra e l' uomo sono fra loro indissolubilmente legati. Infatti, il principio su cui si fonda il Taoismo è il tao, termine di difficile interpretazione: il tao è presente in ogni cosa e la condiziona. Il tao è un flusso vitale che ha dato origine ad ogni cosa, mutando sempre e rimanendo sempre lo stesso! Il principio vitale del tao è il “yinyang”: il yin è il tao passivo e oscuro, identificato con la luna e col principio femminile, mentre il yang è il tao attivo e luminoso, identificato col sole e col principio maschile!
In altri termini, l'uomo è attivo e luminoso, la donna è passiva e oscura!
Ho l'impressione che le donne di oggi avrebbero qualcosa da dire in relazione a questo concetto un po' penalizzante per loro!
Noto però che, pur non esplicitato in termini così forti e chiari, lo stesso concetto dell'uomo “maschio” superiore e della donna “femmina” inferiore è comune a molte religioni, in cui il ruolo degli uomini è superiore a quello delle donne (vedi ad esempio la religione cattolica, secondo la quale la donna non può accedere al ruolo di “sacerdote” (nonché alla gerarchia ecclesiale dei vescovi, cardinali, papi!).
La donna può solo pervenire al livello di un'umile suora, che può certamente prendere “i voti” di castità e povertà, ed anche ,volendo, rinchiudersi tutta la vita nella prigione della clausura (vero e proprio “ergastolo” di donne innocenti!), ma non potrà mai salire oltre il “gradino” di suora nella gerarchia cattolica e credo anche ortodossa (protestanti, luterani, puritani, ed altri si regolano diversamente riconoscendo un ruolo maggiore alle donne.
L'obbiettivo del Taoismo è quello di raggiungere la santità, lo stato di perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista uniformandosi ad esso tramite pratiche di mediazione che permettono l'identificazione col tao.
La natura non deve essere alterata dall'azione umana ed il taoista non deve lasciarsi turbare né dai mutamenti, né dalla morte.
Come religione popolare, il Taoismo mise in atto diverse pratiche per potenziare e rendere immortale il corpo: diete alimentari di vario tipo (inclusa l'ingestione di cibi ottenuti mediante ricerche alchimiche), tecniche di respirazione, come lo yoga cinese, nonché tecniche ginniche, sessuali e contemplative.
Fra le numerose leggende taoiste un posto di rilievo viene assegnato al gruppo di persone (uomini e donne) che, avendo ottenuto in vita poteri soprannaturali, sono state santificate dopo la loro morte!
Oltre agli Immortali ed al Vecchio Giallo, uno dei cinque creatori del cosmo, vi è un numero elevatissimo di divinità eterogenee organizzate gerarchicamente e che proteggono i vari mestieri o dagli elementi della natura (fulmini, tuoni, ecc.), le anime dei defunti, i cimiteri, i guadi, le strade, le anime degli annegati e degli impiccati, nonché le anime degli antenati!
Come dottrine, il Taoismo si pone in antitesi rispetto al formalismo del sistema del confucianesimo, per cui i cinesi, in pratica hanno fatto una specie di “fusione” fra Confucianesimo e Taoismo, cercando di amalgamare fra loro le due dottrine.
Infine, la moltitudine di divinità, somiglia molto alla moltitudine dei santi della religione cattolica.
Anche per i popoli della Corea, la divinità sta in Cielo.
Secondo una leggenda religiosa, la Corea sarebbe stata creata nel 2.333 a.C. per volere divino. Il dio del cielo avrebbe mandato suo figlio Hwantung sulla terra, precisamente sul monte Paektu, ovviamente in Corea, dove avrebbe sposato una donna (che in precedenza era un orso!!).
Il figlio dei due, Dangun, si sarebbe adoperato facendo altri figli, fino ad accrescere il numero degli abitanti la penisola coreana aumentando la popolazione e potere così per costruire una nazione! Quindi tutti i coreani sarebbero di origine divina! Anche in questo caso, in cui non mancano le assurdità (la donna sposata da Dangun era prima un orso o meglio un'orsa!), vi sono certamente delle somiglianze con quanto creduto dai seguaci di altre religioni: il “dio padre” che abita in cielo e che manda sulla terra il figlio (v. Gesù figlio di Dio!).
Anche la “sacralità” della montagna è un concetto comune a quasi tutte le religioni!
Le popolazioni dell'Africa Sub-sahariana (Bantu, Zulu, Boscimani, Ottentotti, Camiti, Pigmei, Niloti, Masai, ecc.) e quelle dell'Isola del Madagascar, che in totale raggiungono la bella cifra di oltre un miliardo di abitanti, non hanno vere e proprie religioni, con dei e comandamenti o leggi religiose.
La loro “cultura” (senza essere un “razzista” direi più propriamente “sub-cultura” ) si trova ancora ad un livello vicino all'età della pietra, quindi non ci si può aspettare che tali popolazioni abbiano elaborato teorie religiose e comandamenti o precetti da osservare.
Gli esseri umani che abitano quelle parti dell'immenso territorio africano, costituito da steppe, foreste e zone desertiche o semi-desertiche, salvo la zona del Lago Vittoria, vivono in società primordiali: generalmente si tratta di famiglie, che a volte formano tribù di nomadi, nelle quali gli uomini sono dediti quasi esclusivamente alla caccia ed eventualmente anche alla pastorizia di bovini dalle lunghe corna ed ovini.
Si cibano del latte e del sangue degli animali allevati e delle carni degli animali uccisi con la caccia.
Alcune popolazioni si dedicano anche all'agricoltura. I lavori agricoli sono eseguiti a mano, con l'aiuto di zappe primitive, quasi esclusivamente dalle donne, che allevano i bambini, preparano da mangiare e riducono in farina i cereali raccolti pestando i semi nei mortai di legno.
Le donne costruiscono pure le capanne usando pelli di animali fissate su assi di legno e magari tenute assieme con argilla o sterco di vacca!
Gli uomini vanno a caccia ovvero si occupano di sorvegliare gli animali. Tutti vivono in un mondo dominato dalla magia e dalla superstizione più assoluta.
Non hanno divinità ben definite e venerano in particolar modo gli antenati, a cui fanno sacrifici di animali (che poi mangiano arricchendo la loro dieta prevalentemente vegetariana).
Non sembra che abbiano chiari i concetti di bene e di male e per lo più ritengono che gli spiriti dei morti possano influire sulla vita quotidiana, sul raccolto, sulla salute, ecc., tanto che alcune popolazioni non seppelliscono i loro defunti e li lasciano nella boscaglia!. Altre destinano dei luoghi particolari nei villaggi dove mettono delle capanne in miniatura per farvi dimorare gli spiriti degli antenati. La magia è la cosa veramente più importante.
Con gli spiriti buoni e malvagi gli stregoni entrano in contatto. Nelle zone particolarmente aride vi sono pure i “facitori della pioggia”, anziani onorati e tenuti in grandissima considerazione, quasi a livello dei re! Si tratta di un “mestiere” particolarmente difficile perché se il facitore non riesce a fare piovere dopo aver invocato la pioggia, può tranquillamente essere ucciso dai suoi “sudditi” per essere sostituito da un altro facitore della pioggia più giovane che sia in grado di invocare la pioggia con maggior vigore e quindi finalmente di fare piovere!!
Salvo i pochi abitanti delle città, nessuno sa leggere e scrivere e ciascuno parla la lingua del proprio gruppo etnico o tribù, spesso incomprensibile per gli altri gruppi . Non esistono sacerdoti, ma sono gli stregoni i veri “sapienti”, perché operano la magia bianca e la magia nera. Essi fungono anche da medici e tentano di guarire le malattie con particolari riti magici. Molti credono che gli spiriti dei morti si incarnino negli animali, in particolare nei serpenti che costituiscono simbolo di regalità (anche i faraoni degli antichi egizi portavano sul capo l'ureo, cioè una immagine del cobra come simbolo di regalità). I congolesi addirittura credevano che i loro re alla morte si trasformassero in un verme che poi diventava un uccello da preda (falco, aquila, avvoltoio?).
In proposito, ricordo che anche gli antichi egizi adoravano Horus, il dio falco!
Ma ciò accadeva oltre 8.000 anni fa!!
Anche per il popolo dei Retse i re erano considerati dei, come le regine: a loro i cortigiani parlavano in ginocchio.
Ecco una chiara similitudine con quanto richiesto da molte religioni: anche il cristiano, quando prega, cioè parla con Dio, congiunge le mani e si mette in ginocchio.
Il musulmano addirittura si prostra completamente con le braccia protese innanzi al capo, fino a toccare il terreno!
Ma perché ci si mette in ginocchio?
E' chiaro che l'altezza della persona in ginocchio diminuisce sensibilmente rispetto a chi sta in piedi. Quindi chi si mette in ginocchio vuole sembrare più piccolo, più debole rispetto al suo re o al suo dio. Sembra che l'inchino tipico dei giapponesi abbia un originario significato più drastico: inchinandosi si offre il proprio collo o il capo alla spada del sovrano o del superiore gerarchico, il quale, se vuole, può tranquillamente mozzarlo.
Con l'inchino, si offriva la propria vita, ma l'uso attuale dei giapponesi di salutare facendo uno o più inchini, è diventato col tempo un atto di cortesia!
Per la verità, anche in Occidente durante il medioevo si usava l'inchino fra gentiluomini e dame di un certo livello!
Oggi l'inchino non si usa più!!
Ma torniamo agli africani. Le varie tribù hanno struttura patriarcale e a volte matriarcale. Quasi mai i maschi fanno un lavoro faticoso.
In pratica lavorano solo le donne, le quali sono chiaramente in posizione subordinata.
Nelle popolazioni ove le tribù hanno struttura matriarcale, lavorano le donne, ma almeno comandano loro!
Se una donna si stufa del marito, può ripudiarlo!!
In via generale, chi desidera sposare una donna deve fare dei regali al padre di lei, in buona sostanza deve comprarsi la moglie.
Se poi la ripudia, peggio per lui: i regali non gli vengono restituiti!
Non c'è il “peccato” ovvero il reato di omicidio!
Anzi, in alcune popolazioni dell'area del Lago Vittoria, se un individuo uccide un altro uomo, la famiglia dell'assassino deve dare all'altra famiglia una o più ragazze da marito che sposeranno i fratelli dell'ucciso.
In tal modo, l'odio ed il rancore della famiglia dell'ucciso verso l'assassino e la sua famiglia verrà sostituito dal sentimento di amore che le novelle spose avranno per i novelli sposi!!
Direi che si tratta di un modo molto originale, e forse anche eticamente “superiore” non solo rispetto all'antica “legge del taglione” ed alla pena eterna dell'Inferno del cristianesimo, ma pure alla carcerazione prevista dalle legislazioni del mondo civilizzato!
Al sentimento dell'odio e del rancore si sostituisce il sentimento dell'amore coniugale!
A tutto vantaggio della pace nella comunità! Alcune popolazioni sono poligame, il che costituisce un buon affare sia per le varie mogli dell'unico marito-padrone, dato che esse si aiuteranno fra loro nei pesanti lavori dei campi o domestici, sia per il marito-padrone che, avendo molte mogli, disporrà di molta mano d'opera per curare i campi ed i suoi figli.
Avrà pure un modo di fare molti soldi in quelle tribù che praticano, come spesso accade, la “prostituzione di accoglienza” o di “ospitalità”.
Infatti, egli potrà “prestare” per una o più notti le numerose mogli ai visitatori, ovviamente dietro lauti compensi!
Al raggiungimento della pubertà, sono previste cerimonie di iniziazione sia per le ragazze (con l'infibulazione presso alcune tribù), sia per i ragazzi (con la circoncisione, alla cui cerimonia possono assistere solo gli uomini).
Sono rare le tribù ove si praticano i sacrifici umani.
Da notare una similitudine con alcune usanze di religioni antiche e moderne a proposito del fuoco: dopo aver ricordato sia il fuoco sacro della religione degli antichi romani, che doveva restare sempre acceso ad opera delle vergini vestali, sia l'adorazione del fuoco da parte dei fedeli di Zoroastro o Sarathustra, sia la fiammella delle candele accese accanto agli altari nelle chiese cattoliche, pare sorprendente sapere che anche nel Congo, quando c'era nel Medioevo un regime monarchico, ora scomparso, esisteva un fuoco sacro governato da vergini, che non doveva spegnersi mai durante la vita del sovrano. Alla morte del re si faceva spegnere il fuoco sacro e si dava inizio ad una strana e crudele cerimonia: due ragazzi “vergini”, un maschio ed una femmina, si dovevano accoppiare per la prima e l'ultima volta davanti a coloro che partecipavano alla cerimonia funebre e poi venivano buttati in una fossa e seppelliti vivi!!
A proposito dell'introduzione del cristianesimo nel Congo da parte dei colonizzatori portoghesi, va ricordato che “con la capacità di assimilazione ed adattamento delle popolazioni primitive, gli indigeni hanno identificato le figure della Vergine e del Cristo con certe loro divinità, che rappresentano il cielo e la terra, ed hanno conservato il motivo cristiano della croce attribuendogli un valore magico.
A partire dalla zona costiera verso l'interno, si incontrano frequentemente dei feticci per la caccia in forma di croce, che vengono bagnati nel sangue della selvaggina uccisa”
(da Il Museo dell'uomo – Africa – Fratelli Fabbri Editori). Oltre al cannibalismo, alcuni popoli credono in un dio creatore dell'universo e dell'uomo, “adorano” gli antenati, ma taluni spostano altrove il villaggio quando muore un anziano e piantano un nuovo albero quando nasce un bambino/a.
Altri pensano che i gemelli abbiano una sola anima che risiede in due corpi!!
Altra usanza particolarmente originale è quella del popolo degli Scilluk.
In assenza di una organizzazione di tipo statuale, le tribù sono organizzate in clan ed in ogni clan c'è il “facitore della pioggia”.
Secondo il racconto di un esploratore che assistette alla scena “c'è chi, oltre e più degli anziani, gode di un prestigio indiscusso, che va al di là di una semplice autorità riconosciuta e ammessa da tutti, toccando davvero i confini del sacro: è il “facitore della pioggia”…omissis....
Alto, esile, occhi parlanti, rugosa la fronte e le guance rinsecchite, un vecchio teneva in mano una zucchetta con entro un miscuglio di burro e di sangue.
Gli si recò innanzi un capro che egli con mossa fulminea sgozzò, recitando una bella preghiera all'Essere Supremo.
Poi i presenti gli sfilarono innanzi uno dopo l'altro, dagli anziani ai giovani, ai bambini.
A ciascuno con mosse rapide praticava cinque unzioni, intingendo la mano nella piccola a zucca, sul petto, sulla schiena, sulle braccia e sul ventre.
L'unzione fu fatta anche su alcuni bovini.
Poi il gruppo si mosse in fila indiana verso i pascoli, cantando lietamente. Quell'uomo sacro aveva reso sacra la loro fatica. Ma quell'uomo tanto venerato può essere messo a morte in forma rituale, per decisione degli anziani, qualora una grave siccità bruci il paese ed egli non riesce a fare (cioè ad ottenere dall'alto) la pioggia.” (ibidem).
Alcune popolazioni, come i Niloti, hanno un particolare senso religioso per i defunti, che seppelliscono con cura, e per l'Essere Supremo. Altri popoli africani, al contrario, non hanno alcun rispetto per i defunti e li lasciano senza sepoltura: alcune tribù addirittura abbandonano la località ove è morto un membro della tribù spostando altrove tutto il villaggio!
I Niloti per onorare i defunti costruiscono un tempietto nel villaggio e fanno loro offerte periodiche in quanto credono che gli antenati abbiano rapporti amichevoli con l'Essere Supremo, dio buono e creatore di tutto, che controlla la moralità pubblica e privata e che viene invocato con brevi preghiere. A lui vengono offerti sacrifici.
Le popolazioni che vivono fra Nigeria e Camerun (i nigeriani sono oltre 40 milioni!) non hanno mai avuto un minimo di organizzazione politica, tanto che esse costituirono la “merce” preferita dai mercanti di schiavi! In particolare gli Ibo (che parlano una lingua monosillabica come il cinese!), sembra avessero relazioni con gli antichi egizi che abitavano lungo il Nilo che si trova dall'altra parte dell'Africa!
Più verosimile sembra la teoria per cui essi ebbero influssi culturali ebraici, avendo in uso la legge del taglione, la circoncisione, l'uso del levirato, cioè l'obbligo del fratello celibe di sposare la moglie del fratello morto, il sacrificio del “capro espiatorio”!
Gli Ibo sono molto religiosi: circa metà si sono convertiti al cristianesimo (cattolici), l'altra metà crede ancora negli spiriti, buoni e cattivi, che animano ogni cosa: la terra, gli alberi, l'acqua, ecc. ed offrono ai primi frequenti sacrifici di polli e di caprette.
Placano gli altri, cioè i cattivi, sacrificando per loro animali ammalati, zoppi e inutili!! L'Altissimo, come nelle altre religioni sta nell'alto dei cieli ed è il signore e creatore di tutto, uomini e spiriti. Con lui i defunti intrattengono rapporti amichevoli e cordiali! Una volta esisteva il “re sacro”, assistito da quattro sacerdoti detti Adamà (notare la somiglianza col nome biblico Adamo!), re sacro che doveva stare rinchiuso per tutta la vita nella sua capanna dove nessuno poteva entrare salvo una fanciulla impubere che gli recava il cibo tre volte al giorno! Egli doveva pregare tutto il giorno per ottenere il bene del suo popolo e se si ammalava, veniva ucciso e sostituito con un altro che avesse maggiore “potenza” e facilità di ottenere maggiori favori dall'Altissimo (per la cronaca, la carica è stata abolita nel 1944!).
A giudicare dall'aspetto, questi Adamà sembrano dei poveri uomini, invece godono di molto prestigio e custodiscono il tempio che è posto in mezzo alla foresta ed è cinto da un muro di argilla. Nel tempio vi sono due cortili ed un altare a cui può avvicinarsi solo il sommo sacerdote. Nel primo cortile sta il popolo, nel secondo i sacerdoti. E questa è una curiosa somiglianza con il tempio di Gerusalemme e con i templi dell'antico Egitto che generalmente avevano due cortili di cui solo uno dedicato al popolo.
Passando dall'altra parte del corno d'Africa, cioè alle popolazioni che vivono nella parte orientale (Sudan, Abissinia, Etiopia, ecc.), bisogna dire innanzi tutto che queste popolazioni sono frutto di antichi incroci di etnie diverse, talune provenienti dall'Asia o dall'Africa mediterranea, come gli Egizi del V secolo a.C. Gli “invasori” erano nomadi di cultura “camitica”, cioè discendenti dal capo tribù menzionato nella Bibbia di nome Cam, ed in particolare dal figlio Cush (Genesi X), il quale con i suoi pastori nomadi avrebbe occupato l'Etioppia biblica con la attuale popolazione Cuscita. Saba, il primogenito di Cush si sarebbe poi stanziato nella Nubia attuale, da cui partì la regina di Saba per andare a trovare Re Salomone con il quale ebbe un figlio di nome Menelik che sembra sia ritornato in Etiopia e/o Abissinia diventando il primo re Salomonide da cui sembra discendesse l'Imperatore Haliè Salassiè che regnò dal 1930 al 1936 in Etiopia.
Buona parte degli Abissini e degli Etiopi sono oggi cristiani.
Le antiche religioni dei popoli dell'Occidente (Egizi, Ebrei, Greci, Romani, Celti, ecc.), ma anche dell'America Meridionale (Maya, Aztechi e Incas) prescrivevano di fare sacrifici agli dei per ottenerne il favore e/o evitarne le ire.
I sacrifici umani restarono in uso presso i Maya, gli Aztechi e gli Incas fino alla conquista dell'America da parte dei cristiani spagnoli ed europei (XVI secolo d.C.), mentre non si praticarono più in Occidente forse a partire dal X secolo a.C.
Certo risale a prima di tale epoca il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone, ad opera del padre che desiderava ottenere il favore degli dei ed assicurarsi la vittoria nella guerra contro Troia, sacrificio raccontato da Eschilo nelle sue tragedie “Ifigenia in Aulide”, “Ifigenia in Tauride” e “Agamennone”.
Ricordo pure il mancato sacrificio di Abramo che stava per uccidere il figlio Isacco sull'altare di sassi da lui appena costruito con l'aiuto dell'ignaro figliolo, sulla sommità del monte ove si era recato dopo aver ricevuto direttamente dalla voce di Javeh (forse in sogno?) l'ordine di sacrificare il figlio!!.
L'olocausto fu fermato dall'angelo, inviato da Jaweh all'ultimo momento, il quale ordinò ad Abramo di sostituire il figlio con un bel montone che si trovava nei pressi.
Cessati in tempi biblici e mitici i sacrifici di esseri umani in Occidente, i sacerdoti delle varie religioni continuarono a sacrificare buoi, pecore, montoni, capre (da cui deriva il detto “il capro espiatorio”), capretti e agnelli (da cui “agnello sacrificale”, agnello cristologico e “agnus Dei qui tollis peccata mundi”, riferito a Gesù Cristo che fu sacrificato o si sacrificò volontariamente morendo sulla croce, per cancellare i peccati degli uomini e delle donne di tutta la terra.
Gli Atzechi, i Maya e gli Incas invece continuarono a fare sacrifici umani, uccidendo giovani e giovanette con una staffilata al cuore in modo da estrarre il cuore ancora pulsante e scagliarlo contro una delle pareti del tempio che si trovava alla sommità della costruzione piramidale tipica della loro religione.
Come detto, i sacrifici umani durarono fino a quando il continente sudamericano venne invaso dai “conquistadores” spagnoli i quali, forse inorriditi dai sacrifici umani che praticavano i nativi, li ritenevano addirittura privi di anima, come gli animali!
Diodoro Siculo racconta che i Cartaginesi, anche al tempo delle guerre Puniche contro i Romani (circa 145 a.C.) avevano delle pratiche rituali dette “molk” che presupponevano il sacrificio cruento di bambini!
Faccio notare che Egizi, Greci ed Ebrei non sacrificavano cavalli, asini, muli, cammelli e dromedari, forse perché questi animali erano molto utili per il trasporto di cose, di merci, di uomini e di donne E' chiaro quindi che questi animali erano più utili da vivi che da morti e quindi non venivano sacrificati né mangiati!
A questo proposito non posso non ricordare che la Fuga in Egitto, dopo la nascita di Gesù, secondo le sacre scritture, avvenne con la Madonna in groppa ad un asino.
Aggiungo io che forse si trattava dello stesso asino che si trovava assieme al bue nella grotta o stalla ove nacque Gesù, e che magari San Giuseppe prese….in prestito per poter affrontare il lungo viaggio dalla Palestina all'Egitto.
O magari, per non far torto a San Giuseppe, si potrebbe supporre che forse si trattava dello stesso asino di proprietà di San Giuseppe che aveva trasportato la Madonna incinta da Nazaret fino a Betlemme e che il buon Giuseppe mise accanto al bue nella stalla/grotta dove nacque Gesù.
Nulla dicono i Vangeli canonici sul viaggio che San Giuseppe e la Madonna fecero da Nazaret, dove abitavano, a Betlemme dove forse Giuseppe era nato, per poter partecipare al censimento, in occasione del quale ciascuno (o ciascun capo famiglia) doveva iscriversi nel villaggio o città dove era nato.
Ma il bello è che subito dopo essersi iscritti, Gesù, Giuseppe e Maria fuggirono in Egitto!! E forse l'oro donato da uno dei tre Re Magi fu molto utile a Giuseppe per le spese del viaggio e del soggiorno in Egitto! Per inciso, ricordo che i sacerdoti della religione di Zoroastro si chiamavano “magi” e che il zoroastrismo era praticato in Oriente, più o meno nell'odierno Iran, e che i tre “re magi” provenivano dall'Oriente seguendo la stella cometa (forse la Cometa di Halley che fu visibile dalla Palestina circa 4 anni dopo la data che per convenzione viene indicata come quella in cui nacque Gesù.
Agli ebrei era vietato mangiare le carni degli animali che avevano ed hanno gli zoccoli “interi” (mono-ungulati) come gli equini, che quindi non potevano essere sacrificati, mentre gli ebrei potevano mangiare gli altri animali con gli zoccoli bi-ungulati, come gli ovini, i caprini, i bovini, ad eccezione dei maiali.
I maiali non potevano essere né sacrificati né mangiati, perché erano ritenuti troppo “sporchi” e quindi “impuri”, ovvero forse perché il grasso delle loro carni non era facilmente digeribile nelle zone desertiche o semi-desertiche ove abitavano gli ebrei ed ove le temperature ovviamente erano molto elevate anche d'inverno!
A conferma del fatto che gli ebrei non mangiavano carne di maiale, sembra che gli archeologi non abbiano mai trovato ossi di suini nelle cittadine e nei villaggi dove vivevano gli ebrei.
E qui va sottolineata un'altra similitudine fra la religione ebraica e quella islamica. Neppure i musulmani potevano né possono mangiare carne di maiale. Ma vi è un'altra similitudine fra la religione praticata dagli ebrei e quella praticata dai musulmani: in entrambi i casi, i maschi vengono circoncisi, con apposita cerimonia sacra e rituale che potrebbe somigliare al battesimo dei cristiani.
Anche molte popolazioni dell'Africa sub-sahariana praticano la circoncisione.
Vi è però una differenza: ebrei e musulmani fanno la circoncisione ai bambini piccoli, mentre le popolazioni sub-sahariane la fanno ai ragazzi, al raggiungimento della pubertà, come un riconoscimento che il bambino è diventato adulto e viene così (dolorosamente e barbaramente!!) accolto dagli altri adulti della tribù!
Per buona fortuna, l' infibulazione (dal latino fibula, spilla), cioè la mutilazione genitale femminile consistente nell'asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, a cui segue la cucitura della vulva, lasciando
aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale, sembra non sia prevista come obbligatoria da nessuna religione, pur se praticata presso molte tribù africane .
Si tratta di una pratica che fa rabbrividire solo a pensarci!!
Questa barbarica e crudele usanza non ha origini religiose, ma ha origine esclusivamente “culturale”, ed oggi è adottata e praticata in molte tribù dell'Africa, della penisola araba e del sud-est asiatico.
Per concludere sul punto: gli antichi ebrei potevano mangiare pure gli uccelli (colombe e polli), nonché i pesci, che non mi risulta potessero essere oggetto di sacrifici, ma potevano addirittura essere….moltiplicati, come fece Gesù dopo il Discorso della Montagna, quando qualcuno degli apostoli gli fece notare che quella grande folla accorsa per ascoltarlo non poteva essere sfamata col poco pane e i pochi pesci che avevano portato in una cesta (chissà che puzza….). Del resto, ricordo che San Pietro ed altri apostoli erano pescatori, quindi certamente mangiavano il pesce pescato (nel Lago di Tiberiade ?) per sfamarsi loro e le loro famiglie, nonché per venderlo ai probabili acquirenti della zona che non praticavano la pesca, ma l'agricoltura o la pastorizia.
Ma torniamo ai sacrifici. Come si procedeva nella celebrazione dei sacrifici?
Il sacerdote che officiava il sacrificio, dopo aver pronunciato certe preghiere o parole introduttive del rito, uccideva l'animale con un coltello ben affilato, recitando ad alta voce le formule magiche o religiose dettate dal rito della propria religione e compiendo alcuni gesti previsti dal rito. Gli animali da sacrificare venivano portati vicino all'altare, che era generalmente in pietra, dagli inservienti che si curavano pure di immobilizzare l'animale, se piccolo, sull'altare, altrimenti, ad esempio nel caso di buoi o tori, gli animali venivano tenuti fermi o bloccati dagli inservienti accanto all'altare. Gli animali sacrificati, venivano privati del sangue che, secondo alcune scuole religiose ebraiche, conteneva addirittura l'anima dell'essere vivente, cioè dell'animale, che è appunto “animato”! Va da sé che dell'animale sacrificato non si doveva bere o mangiare anche l'anima, ma soltanto le carni, opportunamente private del sangue-anima all'evidente fine di non ridursi al livello di un animale, incorporandone l'anima, bevendo il sangue! Ricordo, però, che durante l'ultima cena, Gesù invitò i discepoli a mangiare il pane ed a bere il vino, identificandoli con il suo corpo ed il suo sangue. Quindi, o Gesù (che era un ebreo, no?) apparteneva ad una differente scuola di pensiero , oppure c'è qualcosa di particolare e miracoloso nel sacramento della Comunione: infatti per i cattolici, con la “transustaziazione” si trasforma l'ostia ed il vino nel corpo e nel sangue di Cristo.
Attualmente, il sacerdote officiante, mangia l'ostia/carne e beve il vino/sangue, mentre il semplice fedele che fa la comunione, adesso mangia solo l'ostia/carne (recentemente si è deciso che il fedele non beva più il vino per motivi igienici, onde evitare che tutti i fedeli bevano dallo stesso bicchiere.
Convengo sul fatto che una cosa è bere il sangue/anima di un animale e ridursi al suo livello ed una cosa è bere il sangue/anima di un Dio (seconda persona della Trinità).
Nel primo caso il fedele si “abbasserebbe” al livello di un animale, nel secondo caso il fedele si “eleva” al livello del suo Dio! E' chiaro che in effetti non si eleva al livello del Dio, ma certamente ottiene una perfetta “comunione” con Gesù. Ho recentemente sentito alla radio, mentre ero in macchina, una notizia veramente interessante o forse sconvolgente, ma di cui non sono riuscito a verificarne la verità consultando internet: sembra che in una tomba di un faraone egizio. di cui non ricordo il nome, stava scritto, con i normali geroglifici di cui sono piene e corredate tutte le tombe degli antichi faraoni d'Egitto, la seguente raccomandazione del faraone ai suoi sudditi: “mangiate il pane che è la mia carne e bevete la birra che è il mio sangue!” Indubbia la similitudine con quel che disse Gesù alla fine dell'ultima cena secondo quanto riportato nei Vangeli. Certamente il faraone visse ben prima di Gesù e comunque prima di quando furono scritti i Vangeli (I – II secolo d.C.): possibile che questa frase del faraone fosse conosciuta al tempo di Gesù o degli Evangelisti?
Come avveniva il sacrificio degli animali? Ucciso l'animale, esso veniva opportunamente scarnificato e sezionato sull'altare, che spesso aveva un apposito scolo per il sangue: le ossa, la pelle e le altre parti non commestibili venivano riposte nel fuoco e bruciate, in modo tale che il fumo, ed il “profumo” delle parti bruciate, salisse in cielo dove abitavano gli dei ovvero, per gli Ebrei dove stava Javeh, i quali, non avendo un corpo materiale ed essendo fatti di puro spirito, non avevano bisogno di mangiare la carne dell'animale sacrificato e si accontentavano ovvero si dovevano saziare con elementi immateriali, inconsistenti e volatili, come appunto è il fumo ed il profumo o l'odore (o la puzza?) delle ossa e della pelle bruciate!). Invece, le carni venivano conservate dal sacerdote sacrificante e successivamente mangiate con calma da lui e dagli altri sacerdoti del tempio, assieme alle relative famiglie, visto che i sacerdoti erano tutti regolarmente sposati e con prole, contrariamente ai sacerdoti cattolici che, unici fra i sacerdoti di tutte le altre religioni, non possono permettersi di avere una normale vita sessuale e affettiva come possono darla la moglie e i figli!! Da notare che al popolo che presenziava al sacrificio non veniva distribuita neppure una parte della carne degli animali sacrificati, salvo in occasione di certe festività, quando venivano sacrificati molti animali: gli antichi Egizi, se non ricordo male, nella festa di Amon-Ra a Tebe, sacrificavano nel Tempio di Karnak, ogni anno, fino a 100 buoi! In questa occasione le carni venivano distribuite anche al popolo dei fedeli! Non potendosi conservare a lungo, era meglio dare la carne di così abbondanti ed eccezionali sacrifici anche ai poveracci del popolo!
I sacrifici si svolgevano più o meno con le modalità prima descritte, salvo i sacrifici di Maya, Aztechi ed Inca i quali facevano sacrifici umani: il sacerdote tagliava il petto della vittima sacrificale, ne estraeva il cuore ancora palpitante e lo scagliava contro una delle pareti del tempio, posto alla sommità dell'altare piramidale.
Nell'antico Medio Oriente ed in Grecia ogni cittadina o villaggio aveva il proprio dio protettore. Similmente oggi, nel mondo cristiano, ogni città e/o cittadina ha un “santo” o una “santa” protettore/protettrice (non si tratta di un dio, ma bisogna accontentarsi, no?). Nella ricorrenza della festa del dio protettore della città si faceva una lunga processione con i sacerdoti in testa ed il popolo dei fedeli dietro la statua o il simulacro che rappresentava il dio o la dea. A conclusione della festa si sacrificavano buoi, capre, pecore, agnelli, ecc. in grande quantità, tanto che non potendo essere conservate a lungo, le carni venivano distribuite anche al popolo che così faceva….festa anch'esso! Questa modalità di festeggiare gli dei protettori somiglia molto alle feste che si fanno ancor oggi nei paesi e nelle città cristiane, specie del Centro e del Sud Italia, e forse in Spagna, Portogallo e Francia. Anche in queste occasioni, si fanno delle grandi processioni con i sacerdoti avanti alla statua o al carro col simulacro o la statua del Santo protettore o della Santa, con grande partecipazione di popolo, che in buon numero, alla fine della cerimonia e della messa in chiesa (che spesso precede la processione all'esterno per le vie della città o del paese) si fa la Comunione, che per i cattolici significa consumare la carne ed il sangue del sacrificio. La similitudine fra le antiche feste religiose e quelle moderne per i cattolici mi pare evidente!
Per tutti i cristiani non ci sono problemi a mangiare carne di animali. Fino a qualche tempo fa, non si poteva mangiare carne il venerdì, giorno della morte di Gesù, ma questo precetto oggi è caduto in disuso. I cristiani possono mangiare carne indistintamente di tutti gli animali, pesci, pollame, maiali, equini, ecc. senza la distinzione fra monoungulati, biungulati e suini, distinzione che, come detto, invece fanno gli ebrei ed i musulmani. Similmente, nella Chiesa Cattolica Romana e nelle altre confessioni cristiane vennero accettate tutte le carni senza distinzione: forse perchè gli antichi Egizi, i Greci ed i Romani non facevano alcuna distinzione fra le diverse specie animali?
Altro discorso è quello delle recenti mode di astenersi dal mangiare carne e pesci di qualsiasi tipo da parte dei vegetariani e dei vegani. In tal caso, la religione non c'entra: forse qualche influenza della religione induista o buddista potrebbe esserci.
Può sembrare strano, e forse anche blasfemo, constatare che oggi nell'ambito della Chiesa Cattolica l'oggetto del sacrificio viene “mangiato” dai sacerdoti e dai fedeli : se non ricordo male, la funzione della Messa non è altro che la rinnovazione del sacrificio di Gesù, cioè la sua uccisione e morte sulla croce!
Per la Chiesa Cattolica Romana la messa non è soltanto un rito in memoria della crocifissione, bensì il rinnovamento vero e proprio del sacrificio: cioè non una simbolica cerimonia per ricordare un drammatico evento (come ritenuto dagli Anglicani e Luterani), ma una vera e propria “miracolosa” ripetizione del sacrificio dell'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (agnus Dei qui tollis peccata mundi). Ed allora, se è così, a mio avviso, si tratta di un rito simile a quello del “sacrificio” delle religioni più antiche, con la differenza che i sacerdoti antichi uccidevano degli animali e mangiavano le carni degli animali sacrificati, mentre il sacerdote cattolico “sacrifica il suo Dio Gesù Cristo” e mangia le carni del sacrificato, cioè di Gesù, di cui beve anche il sangue, che non veniva bevuto dagli antichi sacerdoti!! Infatti, come prima ho accennato, la “transustanziazione”, riconosciuta come dogma nel Concilio di Trento (1545-1563), non fa altro, previa la recitazione della formula rituale della consacrazione da parte del sacerdote officiante, che trasformare la “sostanza” dell'ostia e del vino in carne e sangue di Gesù!! La comunione che fa il sacerdote con l'ostia ed il vino durante la celebrazione di ciascuna messa non è solo un simbolo ed un ricordo, come lo è per gli anglicani (e credo anche per le altre chiese cristiane protestanti, non saprei dire per gli ortodossi greci e russi) per le quali la comunione è solo un “ricordo” dell'ultima cena che Cristo ebbe con gli apostoli.
Secondo il rito cattolico, subito dopo essersi comunicato, il sacerdote somministra la comunione ai fedeli che lo desiderano e che si sono prima “purificati” con la confessione e la penitenza. In occasione delle Festività ed in occasione della ricorrenza del Santo protettore della città o del paese, il numero dei fedeli che si fa la comunione diventa consistente. Come detto, un tempo i sacerdoti degli antichi Egizi distribuivano la carne delle vittime sacrificali al popolo solo in occasione di speciali ricorrenze del dio protettore della città o particolari feste come il compleanno del Faraone. Similmente, anche nei riti sacrificali di altri popoli antichi doveva accadere più o meno la stessa cosa, cioè in occasioni di feste particolari, si sacrificava un elevato numero di animali, ed i sacerdoti distribuivano al popolo dei fedeli la carne che non potevano conservare per il loro uso “privato”. Anche allora una bella bistecca di carne di toro o un cosciotto di montone doveva essere molto ambito. In proposito, ricordo che secondo gli usi delle tribù di Israele, in un primo tempo, i capi delle tribù potevano officiare i sacrifici e, suppongo, mangiare le carni degli animali sacrificati. Successivamente però i sacerdoti decisero che i sacrifici dovevano farli solo loro nel tempio, e così fu vietato ai capi tribù di fare sacrifici (e di mangiarsi la carne degli animali sacrificati!!).
I sacrifici animali sono tuttora molto praticati nello Sciamanesimo del Nepal, ed in buona parte dell'Asia Centrale. Questo va a costituire il maggior motivo di divisione con i buddhisti, che per lo più considerano aberrante questa pratica rituale. Come noto, tra i precetti principali del Buddhismo c'è quello della non-violenza e dell' assoluto rispetto delle piante e degli animali. Tutta la natura è intrisa di spiritualità, e l'uccisione, anche degli animali, è vietata. Questo è particolarmente vero negli insegnamenti Hinayna e nei precetti monastici, e viene arricchito nel Mahayana dal tema della Compassione (anche se, con l'introduzione del Mahayana, l'etica divenne più libera, perché un Bodhisattva per compassione è disposto anche a compiere attività non-virtuose). Il Buddha aveva proibito i sacrifici di animali e la maggior parte dei buddhisti segue questo insegnamento e considererebbe coloro che praticano i sacrifici animali (dall'Hinduismo all'Ebraismo antico; dallo Sciamanesimo alle religioni pagane) come persone non-virtuose, quindi imperdonabili peccatori.
In questo il Buddhismo ha attuato nell'ambito della cultura indiana la stessa opera di riforma che il Cristianesimo ha fatto nell'ambito di quella ebraica e romana. In buona sostanza, il sacrificio di Cristo ha posto fine ai sacrifici di animali. E nel rito cattolico della messa, non si sacrifica più l'agnello (“agnus Dei qui tollis peccata mundi”), ma lo stesso Dio Gesù!! Ho sottolineato prima quel che è, a mio avviso, una insanabile contraddizione decisa nel Concilio di Trento (1545-1563), in quanto per ottenere il perdono del Dio Padre o la sua grazia, si sacrifica, cioè si uccide, il Dio Figlio!!
Che però non muore….e resuscita!
Ma, allora, che sacrificio è ??
Nell'Induismo i sacrifici animali vengono praticati, ma non ovunque e non da tutti. La Bhagavad Gita e i Purana li vietano (non a caso gli Hare Krishna e molti visnuiti sono rigorosamente vegetariani). A parte ciò, nell'Induismo il tema dei sacrifici animali è presente dai Veda fino al Tantrismo, e probabilmente raggiunge l'apice nelle scuole Shakta, dove ci si concentra nel culto di Kali e di Durga.
Nel sacrificio secondo le regole del Dharma, l'animale deve essere ucciso velocemente, con un colpo solo, senza farlo soffrire. Un colpo secco di spada al collo che fa volare via la testa velocemente. In questo l'Induismo (e anche lo Sciamanesimo, che segue la stessa procedura) mostra certamente più umanità, e si oppone fortemente, al metodo islamico di macellazione Halal: la normale forma di macellazione degli animali per il normale uso alimentare dei musulmani è anch'essa una forma di sacrificio, in quanto chi macella l'animale deve farlo in nome di Allah misericordioso. Però, in quest'ultimo caso non vi è alcuna forma di pietà per l'animale ucciso: al contrario, si taglia la gola all'animale, premurandosi di non recidergli la colonna vertebrale, in modo che muoia piano piano e, appeso a testa in giù, resti alla fine dissanguato.
Tra i buddhisti vajrayana, i Newar praticano ancora i sacrifici animali nel contesto della loro Sadhana: però chi uccide deve essere un Mahasiddha. Ovvero, soltanto se hai la capacità di far resuscitare l'animale, e dare la vita, allora hai anche il diritto di toglierla. Altrimenti la tua azione implicherà una qualche forma di impurità.
Anche nel caso dell'Induismo vi è una contraddizione: certi libri sacri permettono i sacrifici animali, altri li proibiscono.
Chi avrà ragione? Chi è nel giusto?
Mentre nella quasi totalità delle religioni, il sacrificio è un dono che l'uomo fa alla divinità per ingraziarsela e per ottenere favori, il sacrificio vedico è il mezzo con cui gli uomini scambiano doni con gli dei. Inoltre, nella cultura sacrificale vedica sono
del tutto assenti templi o costruzioni stabili dedicate ai sacrifici e non vi sono elementi che possano far ritenere l'esistenza di statue o immagini delle divinità vediche. Il luogo del "sacrificio vedico" era tuttavia delimitato e preparato con grande cura e precisione, con specifiche aree deputate a riti particolari. Il sacrificio vedico poteva essere tuttavia celebrato in qualsiasi luogo, il che si adattava alla vita seminomade degli antichi indoari. Gli attrezzi adibiti al sacrificio (vasi, coppe, mestoli, ecc. erano gli stessi utilizzati durante la vita quotidiana e resi sacri solo sul momento. Elemento fondamentale del "sacrificio vedico" era il fuoco in quanto l' asse centrale del suo rito era l'offerta al fuoco di alimenti o bevande.
Nel Confucianesimo i sacrifici annuali per gli antenati si tengono dal 4 al 6 aprile a Qufu, durante la festa Qingming (festa dei defunti) nel luogo natale di Confucio. La
festa è stata ripristinata recentemente con una grandiosa cerimonia primaverile. Il sacrificio a Confucio è volto a dimostrare vividamente al cospetto della gente gli antichi costumi descritti negli antichi libri della Cina.
Il 2008 è stato il primo anno in cui la festa Qingming è diventata una festività stabilita dalla legge, si prevede che una gran mole di turisti si rechi in pellegrinaggio nel luogo, dove è nato Confucio. Le mattine del 4, 5, 6 aprile al muro del tempio Wanren della città antica della dinastia Ming sarà organizzata la cerimonia di apertura. La cerimonia del sacrificio primaverile si svolge in base ai libri antichi detti "Annali del distretto di Qufu". Condividendo la procedura del sacrificio messa in atto dai discendenti di Confucio, si ripropone in chiave artistica moderna la scena del sacrificio a Confucio con la procedura della cerimonia e la lettura dei testi del sacrificio.
Da quanto sopra esposto si può vedere come molti principi e precetti religiosi sono comuni a varie religioni antiche e moderne. Tutte, o quasi, presuppongono l'esistenza di un Dio “principale” fuori dal tempo e dallo spazio o collocato nell'alto dei cieli, che creò l'Universo, il sole, la luna, la terra e le stelle.
Alcune religioni sono monoteiste (Ebraismo, Islam, Cristianesimo – ma c'è la Trinità), altre sono politeiste, come quasi tutte le religioni dell'antichità.
Sottolineo però che il sacerdote egizio Amasis spiegò a Dario (circa 500 a C.) che i vari dei egizi altro non erano che forme diverse di manifestazione di un unico dio, cioè di Ra.
Quindi, tutto sommato, anche l'antichissima religione degli egizi era più monoteista di quanto normalmente si pensi. Infatti, come noto, il faraone Akhenaton, assieme alla moglie Nefertiti, sostenendo che in verità vi era un solo dio Aton, identificato con il sole, fu forse il primo, intorno al 1350 a.C., ad introdurre con vigore e determinazione il monoteismo! Sembra che Mosè, che dell'antico Egitto si intendeva assai, essendo vissuto sin da bambino alla Corte di “Faraone”, (dopo essere stato trovato nella cesta nel Nilo da una delle sue figlie che lo “adottò”, abbia “copiato” il monoteismo da Akenaton (vissuto molto prima, essendo nato nel 1375 a.C.).
La Bibbia non menziona il nome del faraone del tempo di Mosè, ma probabilmente si trattò di Ramses II, il quale regnò dal 1279 al 1213 a.C. , mentre Mosè sembra sia morto nel 1212 a.C.
A questo punto, prima di proseguire, mi pare il caso di notare come il nome Mosè o Mose, in definitiva, è molto vicino al nome del succitato faraone Ramses, nome formato da “Ra” e “moses” (figlio). Ramses era faraone e quindi “figlio di Ra”, Mosè era un “trovatello”, di cui non si conosceva il padre, e quindi la principessa che lo trovò nella cesta e che lo adottò lo chiamò Mose, cioè “figlio” e basta! Peraltro, vi sono molti altri faraoni, come ad esempio Tuth-mose, il cui nome conteneva il dittongo “mo-se”, anzi le due lettere “m-s”, dato che gli antichi egizi non scrivevano le vocali (per la verità, i Faraoni non avevano un nome solo, ma diversi nomi).
Dicevamo che alcuni studiosi ritengono, a mio avviso a ragione, che Mosè si ispirò al dio unico Aton, e copiando il monoteismo di Akenaton, si “inventò” il Dio unico degli Ebrei. Secondo molti studiosi, gli antichissimi ebrei oltre a Jhaveh, adoravano anche la sua sposa, la dea madre Asherah. Appare allora evidente la similitudine: ispirandosi al monoteismo di Akenaton vissuto qualche secolo prima, anche Mosè impose nella religione ebraica un Dio unico, e l'ebraismo divenne monoteista.
Per la verità, pensare ad un culto di una dea madre nell’ambito della religione ebraica potrebbe a prima vista sembrare completamente insensato: infatti, l'Ebraismo è la religione monoteistica per eccellenza, che non ammette altra divinità all’infuori di Jahweh e che condanna senza remissione ogni pur velata forma di deviazione politeistica.
Le cose stanno certamente così, ma solo se ci riferiamo all’Ebraismo successivo a Mosè, mentre, in realtà, poco o nulla si può sapere con certezza sulla natura del culto ebraico prima della migrazione dall’Egitto degli ebrei condotti da Mosè: quel poco che gli storici e gli archeologi riescono ad ipotizzare su basi razionali sembra andare decisamente contro la tesi che l’Ebraismo fu monoteista da sempre, mentre tutte le altre religioni dell'antichità erano politeiste.
Sulla base delle discrepanze tra visione divina pre-mosaica e post-mosaica, alcuni studiosi hanno concluso che un vero e proprio rigido monoteismo sia iniziato solo dopo l’Esodo, tra il 1300 e il 1200 a.C., mentre in precedenza, non diversamente dagli altri culti semiti, la religione ebraica era animista, cioè basata sul culto delle forze della natura, magistica, cioè sviluppata su pratiche di magia imitativa, e sostanzialmente antropomorfica, con un culto del trascendente che apparirà solo in un secondo tempo.
Questa concezione, nonché la coppia di divinità intesa come “marito e moglie” è attualmente presente, assieme alla magia bianca e nera, in quasi tutte le popolazioni dell'Africa sub-sahariana dei nostri giorni!! Ma vi è di più! Vi sono ulteriori similitudini! Akenaton faceva rappresentare Aton come il disco solare del mezzodì, disco solare che inviava agli uomini le sue “grazie” ed i suoi favori mediante i raggi solari che terminavano con delle piccole mani e/o con una sorta di piccola croce, detta “hank”. Noto che i Santi e le Sante della religione cattolica vengono rappresentati in tutti i dipinti e spesso anche nelle statue, con la cosiddetta “aureola” dietro la testa, aureola che altro non è che il disco solare!!
Lo stesso disco solare si trova dietro la testa di Gesù Cristo e della Madonna, ma non di Dio Padre (se non sbaglio)! Ma le similitudini non sono finite, perché vediamo lo stesso disco solare fra le corna della dea egizia Hator e perfino dietro la testa di Budda in molte rappresentazioni pittoriche e scultoree!!
Come ho evidenziato prima, altra importante similitudine è quella dell'esistenza delle triadi che i cristiani chiamano “trinità”: essi sostengono che il cristianesimo è sempre una religione monoteista, cioè che esiste un Dio unico, che però si compone di tre distinte “persone” (Dio Padre, il Figlio e lo Spirito Santo). Non si tratta di tre divinità distinte, ma di un unico Dio!
Forse quel che oggi è difficile da comprendere per il cervello di un uomo moderno, anche se non molto “acculturato”, e che magari era comprensibile e sostenibile per l'intelligenza dei vescovi del III o IV secolo, è il fatto “numerico” che tre è uguale a uno! Per la verità, anche i primi vescovi cristiani dovettero faticare non poco per fare accettare da tutti i credenti il “concetto” della la Trinità (un Dio uno e trino). Infatti, essi ci riuscirono solo facendo ricorso al “dogma”, cioè a quella “verità religiosa” incomprensibile al cervello umano, ma da accettare senza discutere!!
A causa della Trinità, forse a ragione, i musulmani sostengono che il cristianesimo è una religione politeista e che l'unica religione davvero monoteista è l'Islam, ove si adora un solo dio: Allah! Non ci sono triadi o trinità. E neppure Santi e Sante!!
Quindi la Trinità è formata da tre persone divine della stessa “sostanza”, ma distinte e con differenti funzioni; le tre Persone, allo stesso tempo, sono “fuse” in un unico Dio! Non si tratta di manifestazioni o rappresentazioni diverse dello stesso Dio (come spiegò il sacerdote egizio Amasis a Dario). Questo dogma fu stabilito nel Concilio di Costantinopoli, tenutosi nel 381 d. C. sotto l'Imperatore Teodosio: come detto prima, si tratta di tre “persone” distinte aventi la stessa “natura” divina: il Dio Padre, il Dio Figlio, cioè Gesù Cristo e lo Spirito Santo attraverso il quale il Dio Padre inseminò la Vergine Maria che è certamente la madre di Dio, ma è soltanto una Santa, non una dea, e non fa parte della Trinità!
Pur con certe differenze, va ricordato che in quasi tutte le antiche religioni del Medio Oriente, esistevano delle “triadi” che, molto più comprensibilmente per il cervello umano, erano formate dal dio padre, dalla dea madre e dal dio figlio. Ad es. la triade di Elefantina era costituita da Khnum (il creatore degli uomini), da Satet (moglie di Khnum e madre di Anuqet) e Anuquet (figlia di Khnum e di Satet). A Menfi, c'era una diade formata da Ptah (il creatore degli dei e che creò pure la sua sposa Sekhmat). La triade di Tebe era formata da Amon, dio guerriero con aspetti solari, protettore del Faraone. Successivamente Amon divenne il dio supremo del pantheon egizio, tanto da essere assimilato al dio del Sole Ra, sotto il nome di Amon-Ra. Mut era la sposa di Amon, ed era associata alla luna ed alla forza dell'acqua (ricordo quanto era importante il Nilo per gli antichi egizi!) e Khonsu, figlio di Amon e di Mut, associato alla terra.
A Edfu adoravano la triade formata da Horus, figlio di Osiride ed Iside. A Dendera la triade era costituita da Horus (rappresentato con le sembianze del falco), dalla sua sposa Hathor (dea della musica e della gioia, rappresentata come una mucca con un disco solare fra le lunghe corna!) e dal loro figlio Harsomtus.
Anche i seguaci di Zarathustra, gli antichi babilonesi e i persiani, avevano la loro triade, formata da Aruna Masdà Mitra e Anahita o Varuna. Sulle orme delle religioni più antiche del vicino oriente, anche i Greci ed i Romani avevano delle triadi, cioè tre divinità più importanti, ma fra tali divinità non vi erano gli stretti legami delle triadi che abbiamo ricordato, legami che invece vi erano fra i componenti delle triadi delle religioni degli Incas, dei Maya, e se non ricordo male anche degli Atzechi.
Altra similitudine che accomuna praticamente tutte le religioni è questa: in via generale, le divinità non hanno natura trascendente, ma hanno natura immanente, cioè si interessano continuamente delle cose del mondo e delle attività degli uomini, dei quali determinano il destino, più o meno fortunato.
Gli Dei premiano o puniscono gli esseri umani a seconda del loro comportamento nella vita terrena. Quando muoiono li premiano se si sono comportati bene ed hanno osservato le regole (comandamenti, precetti, ecc.) e li puniscono se si sono comportati male spedendoli all'inferno. Per gli induisti, chi si comporta male non va all'inferno nell'altro mondo, ma resta sulla terra ma si dovrà reincarnare in esseri inferiori, come gli uomini di classi inferiori o gli animali. Il premio o il castigo viene dato agli uomini dalle divinità non soltanto durante la vita terrena (concedendo buona salute, ricchezza, ecc. oppure povertà e malattie), ma pure nell'aldilà e per l'eternità (paradiso e inferno)!! Qualche dio è talmente interessato alle cose degli uomini e delle donne della terra che non solo manda tuoni e fulmini sulla terra quando si arrabbia, ma quando è tranquillo a volte è spinto ad accoppiarsi con qualche donna! Ad es. Zeus si accoppiò con Europa, dopo aver assunto le sembianze di un magnifico toro bianco! Zeus si accoppiò pure con Leda dopo aver assunto le sembianze di un magnifico cigno bianco (il bianco è segno di purezza divina).
E' chiaro che tutte le religioni antiche e moderne sono basate sul concetto che tutti gli esseri umani hanno un'anima (per gli induisti pare di capire che anche gli animali
abbiano un'anima, mentre le donne sembrerebbe di no!).
Abbiamo già ricordato che per alcune popolazioni dell'Africa sub-sahariana, che occupano in particolare la regione dei laghi ad Est del continente, nei pressi del Lago Vittoria, vige l'assai originale credenza che i gemelli abbiano una sola anima che abita contemporaneamente nei due corpi dei gemelli! Per loro fortuna, questi popoli non hanno vere e proprie regole religiose (e tanto meno giuridiche) da rispettare, per cui si evita la complicazione di comprendere chi dei due gemelli è “buono” e chi è “cattivo e peccatore” e quindi l'unica anima dei due gemelli non si sa se sarà premiata o sarà punita!
Per definizione l'anima sopravvive al corpo alla morte di ciascuna persona. Le varianti riguardano il fatto che l'anima si reincarna oppure no, che va subito in Paradiso o all'Inferno oppure in Purgatorio, ove dopo essersi “purgata” per il tempo stabilito dalla divinità avuto riguardo alla quantità di peccati commessi in vita, potrà finalmente “salire” in Paradiso.
L'anima si chiama Karma nell' induismo e Ka nella religione dell'antico Egitto, anzi
per gli antichi egizi, come detto prima, sembra che le anime fossero addirittura sette, forse solo i faraoni che erano considerati allo stesso “livello” degli dei, ne avevano sette: alla morte del faraone, infatti, un'anima restava dentro il sarcofago con la mummia, un'altra si incorporava nella statua che veniva posta vicino al sarcofago, un'altra volava in cielo e diventava una stella, un'altra restava impressa nel cartiglio, cioè quella incisione o disegno di forma ellittica dove veniva iscritto il nome del faraone, un'altra ancora era quella che aveva sede nel cuore e che il dio dei morti Anubi poneva su uno dei due piatti della sua bilancia. Il cuore/anima non doveva pesare più della piuma che Anubi poneva nell'altro piatto della bilancia. La fantasia degli antichi egizi era tale da considerare addirittura un'anima l'ombra della persona che camminava sotto il sole!! Similmente, anche l'Arcangelo Michele pesa le anime dei defunti prima di suggerire a San Pietro dove inviare l'anima, se in Paradiso, all'Inferno o in Purgatorio!
Riassumendo, il comune presupposto di ogni religione è quello dell'esistenza negli esseri umani di un'anima immortale, che sopravvive dopo la morte.
Questa è una importante similitudine.
L'unica eccezione è, se non ricordo male, che, prima, per gli induisti le donne non hanno l'anima, tanto che non possono reincarnarsi!!.
Altra similitudine comune a quasi tutte le religioni è la credenza che l'anima possa andare all'Inferno o essere accolta in Paradiso: come ben noto, per i Cristiani è San Pietro, coadiuvato dall'Arcangelo Michele, che valuta il comportamento della persona deceduta e la fa entrare in Paradiso (di cui ha le chiavi!) oppure la manda all'Inferno, ove brucerà per l'eternità! Come detto prima, per i Cristiani c'è una via di mezzo, cioè il Purgatorio, ove l'anima può stare più o meno tempo a seconda delle sue malefatte più o meno gravi, dell'eventuale suo pentimento prima di morire e delle preci e funzioni religiose, come le messe, che i parenti rimasti vivi sulla terra fanno celebrare in chiesa per ridurre la sua permanenza in loco!
Magari facendo qualche offerta in denaro al parroco della chiesa ove si dice la messa per abbreviare il tempo del Purgatorio per il defunto!! Insomma, in Purgatorio l'anima brucerà fino a quando non si “purgherà”, cioè non si purificherà.
Similmente, come San Pietro decide dove mandare l'anima del defunto, così, come accennato prima, il dio dei morti degli antichi egizi, Anubi, decideva dove mandare le anime. Solo se il cuore era “leggero” e non pesava più di una piuma, Anubi mandava l'anima in quello che doveva essere il Paradiso degli antichi egizi!
La procedura era ben diversa per gli antichi Greci e Romani: non c'era nessun premio e nessuna punizione! Buoni e cattivi, i defunti andavano tutti negli Inferi e lì si ritrovavano con le altre ombre. I Romani defunti lasciavano sulla terra qualcosa di sé, forse solo il ricordo, tanto che figli e nipoti conservavano in casa, in un tempietto “privato” alcune statuette che raffiguravano gli antenati (i lari ed i penati)!
Per la verità, anche noi “moderni” conserviamo le fotografie dei nonni e dei genitori defunti, mettendo anzi alcune loro foto in bell'evidenza, entro cornici d'argento!
Questa è un'altra similitudine! Comunque, il culto degli antenati è diffusissimo in tutte le culture e sub-culture, antiche ed attuali. Anche per la maggior parte delle popolazioni dell'Africa sub-sahariana i defunti sono venerati e i loro “spiriti” continuano a far parte della tribù, pur trovandosi “dislocati” in un luogo non ben precisato. Anzi, come ricordato, alcune tribù africane lasciano il luogo dove è morto e sepolto un membro della tribù e si trasferiscono, armi e bagagli (cioè portandosi dietro le strutture di rami delle capanne) in un altro luogo. Per la loro semplice religione animistica non c'è né inferno né paradiso!
Gli inferi di Greci e Romani si trovano sotto terra. Detti inferi corrispondono grosso modo al “limbo” dei cristiani, dove vanno le anime dei non battezzati: se non ricordo male, non viene fatta alcuna distinzione tra le anime dei buoni e quelle dei cattivi: tutti al Limbo,
anche i bambini appena nati, se non si è avuto il tempo di battezzarli!
Per l'induismo invece l'anima del giusto, dell'onesto e di chi ha rispettato in vita le
regole della propria casta andrà a fondersi ed annullarsi nell'infinitezza del Cosmo. Però, se il defunto non ha rispettato i precetti religiosi oppure se ha cercato di migliorare il suo status sociale, ad esempio cercando di passare ad una casta superiore, allora l'anima dovrà ancora restare sulla terra e reincarnarsi in un essere inferiore, cioè in un uomo di una classe ancora inferiore oppure in un animale, un insetto e via così. Quando l'animale in cui l'anima si è reincarnata muore se egli è stato un “bravo” animale, non ho capito bene se l'anima andrà finalmente nel Nirvana, oppure dovrà prima reincarnarsi in un altro uomo.
Se è stato un “cattivo” animale, dovrà reincarnarsi in un altro animale di rango inferiore, e così via??!! E ciò, per un tempo indefinito e per un numero di volte pure indefinito!!??
Abbiamo già detto che le varie divinità si interessano fattivamente della vita degli umani, inviando doni o disgrazie a loro piacimento. Per cercare di capire quali fossero le intenzioni degli dei in certe circostanze, specialmente se coinvolgevano o avrebbero coinvolto un certo numero di persone, ad esempio prima di una guerra o di una battaglia, si cercava di capirne le intenzioni, osservando attentamente gli oracoli, cioè i segnali che le divinità inviavano o lasciavano trapelare. I sacerdoti, ed in particolare il “Pontifex Maximus” degli antichi Romani, gli auruspici degli Etruschi, le Pizie dei Greci, ecc. ma anche i re ed i generali a capo degli eserciti cercavano di capire dal volo degli uccelli, o dalla caduta di un fulmine, o dalla posizione delle viscere degli animali sacrificati appositamente, o perfino dalle eclissi, quali fossero le intenzioni degli dei, cioè se erano favorevoli o no. Ad ogni buon conto, i fedeli cercavano di ingraziarsi i propri dei offrendo loro dei sacrifici. Abbiamo già sottolineato le similitudini delle varie forme di sacrificio e quali erano gli animali che si potevano o non si potevano sacrificare e che in nessun caso si doveva bere il sangue delle vittime sacrificali.
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Quasi tutte le religioni antiche e moderne sono simili nel collocare la o le divinità nel cielo. Per la verità, secondo gli antichi Greci, gli dei abitavano molto vicino al cielo, cioè sul Monte Olimpo, che al tempo doveva sembrare irraggiungibilmente alto e collocato fra le nuvole, per cui nessun uomo si sognava di ...scalarlo!
Il Dio unico dei monoteisti e/o le numerose divinità dei politeisti si trovavano quindi in cielo, e per avvicinarsi al cielo ed agli dei, i templi si costruivano sulle colline ( ad es. Quirinale, Campidoglio, Partenone, ecc.), oppure erano costruiti a forma di collina (ad es. piramidi, templi piramidali del Sud America e dell'India, ecc. ). Molti templi buddisti si trovano sull'Himalaya e molti Santuari Cattolici o Ortodossi si trovano sui monti, sulle colline o sulle montagne . Il monte, o in mancanza anche una più modesta collina, avvicinava il fedele al cielo, dove appunto stava la divinità.
In proposito, ricordo che, secondo la Bibbia, Giacobbe si recò sul monte per sacrificare al buon Jahveh il figlio Isacco (olocausto). Inoltre, Mosè si recò sul Monte nel deserto del Sinai per parlare con Dio Onnipotente, il quale, seduta stante, gli scolpì sulla pietra i dieci comandamenti che Mosè portò all'accampamento dove si trovavano i transfughi ebrei che stavano adorando il vitello d'oro (forse una statua del dio-toro egizio API oppure della dea vacca Hator). Il che lo fece arrabbiare ….malamente, tanto che rimproverò il “fratello” sacerdote Aronne, ordinandogli di fare distruggere subito la statua del vitello d'oro! E sono sicuro che gli ebrei conservarono l'oro di cui era fatta la statua e lo portarono con loro fino alla terra promessa!
Similmente, anche Gesù dovette salire, con la croce in spalla, fino alla sommità del Monte Golgota dove venne crocifisso assieme ai due ladroni. Come mai? A mio avviso, anche la collina del Golgota era considerata un luogo sacro, perché più elevata al cielo e quindi più vicina a Jahveh, ove giustiziare i malfattori e chi non rispettava la Legge ebraica (e Gesù era per il Sinedrio un “rivoluzionario” che non rispettava la Torah!)
Una curiosità: in Mesopotamia vi era un tempio dedicato alla dea della Luna, dea che si chiamava Nanna. Chissà se la “ninna-nanna” che si canta ai bambini per farli addormentare, non abbia preso origine dal nome della dea Nanna, cioè le mamme invocavano ed invocano la dea della luna Nanna perché si è fatta notte ed i bimbi debbono assolutamente smettere di continuare coi loro giochi e addormentarsi!!!
Tornando alla pena della crocifissione, a cui fu condannato Gesù da Ponzio Pilato per evitare una probabile sommossa della folla di ebrei che aveva riempito la piazza e che, dopo aver chiesto ed ottenuto la liberazione di Barabba, gridava a Pilato, che era ancora titubante “crucifige! crucifige!”, ricordo che tale pena era piuttosto comune nell'antichità. Ad esempio, il re dei Numidi Giugurta fece crocifiggere il cugino o nipote Aderbale nel 113 a C. quando i Romani di Quinto Cecilio Metello e dell'homo novus Gaio Mario combattevano in Numidia (Africa del nord).
Abbiamo già detto che in quasi tutte le religioni antiche e moderne la divinità sta in cielo e quindi dal cielo manda agli uomini cose belle o brutte: anche le popolazioni africane nomadi, pastori o agricoltori (che vivono tutt'oggi come si viveva nell'età della pietra o del bronzo/ferro) credono in un dio che si trova in cielo e che benedice gli uomini inviando loro la pioggia!
Per alcune religioni (ebraica, cristiana e forse islamica?) il serpente è uguale al diavolo, o per meglio dire, il diavolo si mostra sotto forma di serpente, il quale rappresenta il dio malvagio che si oppone al dio buono e che tenta le creature umane facendola peccare. Tutti ricordiamo il passo della Genesi della Bibbia ove il diavolo, sotto forma di serpente, tenta Eva inducendola a disubbidire a Dio ed a mangiare la mela, cioè il frutto dell'albero della conoscenza! Probabilmente questa identificazione del serpente col diavolo derivò dal fatto che nei villaggi delle tribù israelite se un serpente mordeva qualcuno, lo faceva morire col suo veleno! Inoltre, ricordo che chi fu per molto tempo il peggior nemico degli israeliti in Palestina fu il Faraone d'Egitto, il quale portava ben visibile in testa, quasi venisse fuori dal copricapo/corona un serpente cobra, cioè l'ureo, che ne tutelava la sovranità!
Una credenza “religiosa” un po' strana e che non mostra alcuna similitudine con altre credenze è quella di alcuni popoli dell'Africa Sub-sahariana i quali credono che le anime dei loro antenati defunti si incarnino nei serpenti, tanto che se un serpente entra dentro una delle loro capanne, non lo uccidono o tentano di ucciderlo, ma con molta grazia e gentilezza, cercano di farlo uscire dalla capanna!! Mostrando più ...eleganza gli antichi egizi credevano che le anime dei defunti diventassero uccelli, che volavano nel cielo, e quindi vicini alle divinità.
A proposito del copricapo/corona dei faraoni, noto un'altra strana somiglianza fra la corona del basso e dell'alto Egitto indossata dai faraoni, e la tiara o triregno (in latino: thiara o triregnum), la particolare corona, a forma di cupola, che mettevano in testa, come simbolo di sovranità, i Papi della Chiesa Cattolica a partire dal medioevo sino alla seconda metà del secolo XX! La tiara, ora in disuso, era usata da Pio XII quando usciva in portantina in Piazza San Pietro in mezzo ad una marea di folla. La portantina, cioè la poltroncina portata a spalla dai portatori, recentemente è stata abolita e sostituita dalla “papamobile”.
I capi delle altre religioni cristiane di Oriente, come il Pope Ortodosso russo e quello della chiesa Ortodossa greca, indossano copricapi conici un po' più semplici della tiara. Gli antichi Romani usavano il “pileus”, un berretto di feltro conico, simbolo tradizionale degli antichissimi cittadini romani liberi, ma durante l'epoca classica i Romani mettevano il pileus molto raramente. Simile al pileus è il copricapo di stoffa a cono, aperto nella parte superiore, indossato durante le cerimonie religiose dai cardinali e dai vescovi della Chiesa Cattolica Romana, detto mitra o mitria (e adesso indossato frequentemente anche da Papa Francesco). Papa, cardinali e vescovi indossano pure quasi sempre la papalina, piccolo berretto circolare, che ha origini ebraiche e che viene portata dagli ebrei nelle occasioni di incontri formali o cerimonie religiose. La tonaca ha somiglianza con la “toga praetexta” che portavano i nobili cittadini romani maschi, di colore bianco orlata di rosso, come le tonache dei vescovi e cardinali cattolici. In segno di lutto, gli antichi nobili romani indossavano la “toga pulla” di colore nero, come le tonache dei sacerdoti della religione cattolica romana. Sarà un caso? O un'altra similitudine? Detto per inciso, la mitria somiglia molto pure al copricapo conico indossato dai monaci buddisti del Tibet e del Mustang durante le feste tradizionali locali.
Tornando al Papa ed ai vescovi ricordo che essi tengono spesso in mano un lungo bastone, ricurvo e decorato nella estremità superiore. Si tratta del pastorale, cioè del
bastone che proprio i pastori tenevano sempre con sé per meglio governare le greggi e che in buona sostanza ne garantiva l'autorità! Il bastone è stato considerato segno di autorità sia dagli antichi Egizi che dagli Assiri e dagli Ebrei: anche San Giuseppe e Mosè avevano i loro bastoni!
E lo scettro dei re e degli imperatori che cos'è? è un bastone un po' più corto di quello di un pastore o di un pastorale! Come detto, anche i re dell'antico Medio Oriente, Mesopotamia, ecc.) tenevano in mano un bastone/scettro ed i faraoni pure una frusta, ed incrociavano l'uno e l'altra davanti al petto!
La circoncisione è' comune ad ebrei e musulmani. Ciò dipende dal fatto che, nonostante nei tempi attuali, vi sia una fortissima rivalità ed inimicizia fra ebrei e musulmani, da un punto di vista storico le due etnie hanno origini comuni.
L'islam considera Abramo come un antenato del popolo arabo, attraverso Ismaele, figlio di Abramo e della serva Agar. Questa parentela con gli Aramei semiti della fine del II millennio a.C. e con i proto-arabi della prima metà del I millennio a.C. era piuttosto sentita dagli ebrei antichi, tanto che le genealogie contenute nel libro Genesi della Bibbia la evidenziano in più punti, pur tra varie contraddizioni. Ad esempio, l'ipotesi che la discendenza degli arabi da Ismaele non sembra essere storicamente verosimile.
L'ipotesi storica più accreditata è quella che i discendenti dell'ultima moglie di Abramo, di nome Ketura (quindi non della serva Agar!) sposata da Abramo dopo la morte della prima moglie Sara, possano essere riconosciuti in sedici gruppi di proto-arabi nomadi.
Comunque sia, l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam vengono dette religioni abramitiche, con riferimento alla loro dichiarata discendenza comune da Abramo.
Secondo alcune statistiche, circa un terzo dei maschi di tutto il mondo è circonciso. La procedura è diffusa nel mondo musulmano, e quindi in tutti i paesi arabi come l'Arabia Saudita, il Marocco, l'Algeria, la Tunisia, lo Yemen, gli Emirati Arabi Uniti, ecc. , nonché in Israele (dove è quasi universale). Vi sono però molti maschi circoncisi anche negli Stati Uniti, in buona parte del Medio Oriente (Turchia, Iran, Pakistan, ecc.) e del sud-est asiatico (Pakistan, Bangladesh, Afganistan) ed in Africa.
La circoncisione è invece relativamente rara in Europa, in America Latina, in alcune zone del Sudafrica ed in gran parte dell'Asia. La pratica fa parte della legge ebraica ed è una prassi consolidata per l'Islam, per la Chiesa copta e per la Chiesa ortodossa etiope.
L'origine storica della circoncisione non è nota con certezza e la più antica testimonianza documentale proviene dall'Egitto. Infatti, la pratica della circoncisione maschile era in uso nell'Antico Egitto. Gli autori classici ritenevano addirittura che proprio gli Egizi ne fossero gli ideatori. Per quanto una tale affermazione trovi conferma nei documenti dell'antico Egitto, probabilmente non è possibile affermare con assoluta certezza che gli Egizi furono i primi a praticarla. Tale pratica è testimoniata dall'esistenza di rilievi risalenti all'Antico Regno ed esistenti nella tomba del faraone Ankhmahor della sesta dinastia. Altre immagini cerimoniali in rilievo risalgono al Primo Periodo Intermedio: si tratta di una stele su cui sono raffigurati un centinaio di giovani uomini in attesa di sottoporsi alla circoncisione. Quale ulteriore conferma, vi è poi l'importantissima testimonianza di Erodoto.
Pertanto possiamo ragionevolmente ritenere che gli antichi Egizi furono tra i primi ad inventare e praticare la circoncisione maschile (la chiamavano sebi), tenuto conto che la impiegarono fin dall'epoca arcaica, quando era ritenuta generalizzata e obbligatoria.
Questo comporta, secondo il parere di molti studiosi, che i popoli che la adottarono successivamente potrebbero aver attinto dalla consuetudine Egizia.
Ciò vale, a mio avviso, anche per gli ebrei: se non ricordo male, la circoncisione era stata introdotta fra gli ebrei dopo l'arrivo in Palestina dei fuggiaschi dall'Egitto guidati da Mosè (che però sembra sia morto prima di arrivare nella Terra Promessa) ed era stata introdotta come prova della “nuova alleanza” con Jahveh, alleanza che prevedeva il rigido rispetto da parte degli ebrei dei Dieci Comandamenti che Dio aveva dato a Mosè sul Monte Sinai.
Fermo restando l'indubbio valore igienico e sanitario, specie in paesi soggetti ad alte temperature climatiche ed a poche possibilità di docce e bagni frequenti (paesi possibilmente privi anche dei bidè!), con popolazioni assai primitive che non avevano alcuna abitudine a lavarsi, la circoncisione era ritenuta un rito, una cerimonia di passaggio attraverso la quale il giovane diveniva un uomo adulto. In molti casi, non veniva praticata alla nascita, bensì in età adolescenziale. Tuttavia, non sussistono riscontri che ci consentano di affermare che esistesse un'età prestabilita per essere circoncisi. La scelta del quando (limitatamente all'età adolescenziale) era presumibilmente lasciata alla famiglia del soggetto o al soggetto medesimo. In alcuni casi, venne meno anche la sua obbligatorietà, divenendo una consuetudine solo per la casta sacerdotale e per coloro che intendessero mostrarsi puri agli occhi degli dei. Tuttora, alcune popolazioni dell'Africa sub-sahariana praticano il rito della circoncisione a gruppi consistenti di ragazzi non appena essi abbiano superata l'età della pubertà e per sottolineare il passaggio dall'età infantile all'età adulta.
In Palestina la circoncisione veniva effettuata sui bambini con qualche giorno di vita (Gesù venne circonciso dopo sei giorni dalla nascita) dai sacerdoti nel Tempio, i quali se non altro acquistavano una certa pratica, tanto da non provocare problemi al circonciso, al quale sembra che il sacerdote succhiasse il sangue provocato dal taglio del prepuzio, forse provocando così con la saliva un'azione antisettica e forse anche di arrestamento del sanguinamento.
L'immigrazione consistente di musulmani in Europa ed in Italia ha fatto sì che nelle famiglie islamiche la circoncisione venga eseguita sui bambini piccoli in casa ad opera di improvvisati “imam-chirurghi” che non hanno alcuna vera pratica e che fanno disastri, come quel recente caso di cronaca ha documentato: il 24 dicembre 2018 due bambini gemelli sono morti, o meglio sono stati uccisi, a seguito di una doppia circoncisione casereccia!
I cristiani non vengono circoncisi, ma battezzati con apposito rito: il battesimo è il primo sacramento che dovrebbe cancellare, secondo i credenti, il “peccato originale” che non viene spiegato chiaramente cosa sia! Ufficialmente, si ritiene che si tratta del peccato commesso in origine da Adamo ed Eva quando, istigati dal diavolo-serpente, mangiarono la mela dell'albero della conoscenza. Resta sottinteso che la mela non c'entra niente e che, a mio avviso, il peccato originale non fu altro che l'unione sessuale di Adamo ed Eva…... E' strano però che quando Dio Padre cacciò dal Paradiso Terrestre, tramite l'Arcangelo Gabriele (o Michele?) che ne eseguì l'ordine sollevando contro i due la spada fiammeggiante, Egli disse ad Adamo ed Eva di moltiplicarsi, cioè di fare tanti figli anticipando ad Eva che, come tutte le donne, avrebbe partorito con dolore!
A mio avviso, è questa la “penitenza” che Dio diede a Eva in quanto donna: se fai sesso, partorirai con dolore!! E tuo figlio erediterà il tuo peccato emendabile solo col battesimo!
Tornando al battesimo, le similitudini con altri riti di antiche religioni sono molte: da una sorta di medaglione trovato nella tomba di un faraone, è raffigurato chiaramente che la testa del faraone viene bagnata dall'acqua versata da un sacerdote! Ma allora il battesimo era un antico rito inventato dagli Egizi e praticato da molti antichi popoli per purificarsi, cioè per lavarsi, quando dovevano presentarsi ad un sacerdote o entrare in un tempio. Ho visto io stesso a Delfi in Grecia che, ai piedi della collinetta su cui sono costruiti i vari templi, attorno al tempio di Apollo dove veniva consultata la Pizia, vi era una fontana ove i pellegrini dovevano “purificarsi” prima di presentarsi alla Pizia per conoscerne l'oracolo.
Il motivo per cui i cristiani non vengono circoncisi sembra essere il seguente: man mano che i dodici apostoli andavano predicando il Vangelo, viaggiando per mare e per terra, il Cristianesimo si andava diffondendo in tutto il mondo allora conosciuto, facendo numerosi proseliti, specialmente fra le persone delle classi “medie” ed elevate con un minimo di istruzione e di senso etico: si trattava generalmente di persone adulte, e non di bambini appena nati. Sembra quindi che parecchi giovani maschi o padri di famiglia si rifiutassero di convertirsi se la “conditio sine qua non” della conversione era la circoncisione, cioè se alla conversione doveva subito seguire o precedere la circoncisione, molti “maschi” si rifiutavano di convertirsi!
Ovviamente, il “taglio” di un qualcosa appartenente alle...parti intime, faceva più paura di finire all'inferno per non essersi convertiti!! Così, giudiziosamente si rinunciò a richiedere la circoncisione come presupposto della conversione, accontentandosi di avere nuovi fedeli già circoncisi solo se provenienti dall'ebraismo.
Altra assurda pratica che ha a che fare con gli organi sessuali è la infibulazione femminile: in questo caso non vi sono neppure supposte ragioni di igiene in territori ove lavarsi è un “rito” quasi sconosciuto. Trattasi di una atrocità, forse ancora più atroce della circoncisione, che viene praticata ancora presso alcune tribù di popolazioni dell'Africa sub-sahariana, ma che non è richiesta da alcuna religione, bensì soltanto da barbariche usanze di tali tribù tramandatesi nel tempo con l'unico obbiettivo di assicurare la verginità delle ragazze da marito!
Sarà il caso adesso di esaminare alcuni gesti che i fedeli delle varie religioni compiono prima o durante le loro preghiere. Abbiamo già detto che inchinarsi e mettersi in ginocchio rappresentano delle forme di sottomissione, e quindi è logico che il fedele cerchi di “sottomettersi” al suo dio quando si accinge a pregarlo e durante la preghiera. Quindi il cristiano prega (o dovrebbe pregare) in ginocchio ed a mani giunte. Ricordato che durante la cerimonia di nomina dei vescovi cattolici (o dei cardinali?) costoro si prostrano completamente a terra, praticamente coricandosi a pancia in giù sul pavimento della chiesa in segno di completa sottomissione, faccio notare che i musulmani si inginocchiano e si abbassano con le braccia allungate in avanti quando si trovano a pregare nella moschea o in casa. Similmente al segno della croce dei cristiani, anche i musulmani devono fare dei movimenti liturgici particolari con entrambe le mani nel momento in cui, cinque volte al giorno, dicono le loro preghiere. Le preghiere degli islamici consistono nella recitazione a memoria di versetti del Corano. Ad es. la scrittrice pachistana e musulmana Malala, nel suo libro “Io sono Malala”, scrive che per chiedere la protezione di Allah sulla propria casa, in base alla seconda “sura” del Corano, cioè il “Capitolo della Vacca”, ogni sera bisogna recitare tre volte il versetto del trono “ ayat al-kursi”, così tutta la casa sarà difesa dai “demoni del sonno” detti “shayatin”. Recitando il versetto cinque volte, Allah proteggerà l'intera via, recitandolo sette volte Allah proteggerà tutto il quartiere!! La scrittrice non ha specificato quante volte bisogna recitare detto versetto se il fedele vive in una grande città come Abu Dabi, Il Cairo, New York o Londra e vuole che sia protetta tutta la città!!
Spesso negli affollati luoghi di culto dei cristiani, degli islamici, dei buddisti, ecc. le preghiere vengono recitate tutti assieme, in coro. In coro i fedeli cantano pure degli inni sacri, accompagnati o meno da appositi strumenti musicali, come l'organo (o l'armonium). Perché sia cristiani, che buddisti, islamici, ecc. spesso pregano e cantano in coro tutti assieme? Credo per due motivi. Primo, per rafforzare lo spirito di fratellanza ed unità nella fede, come se a pregare o a cantare fosse una sola persona. Secondo, per fare sentire la voce alla divinità che trovandosi nell'alto dei Cieli potrebbe non sentire la voce del singolo fedele.
Parliamo adesso delle mani giunte: cristiani ed induisti tengono le mani giunte mentre pregano o salutano ringraziando (“moda” divenuta comune anche per alcuni artisti e cantanti occidentali quando vengono applauditi dal pubblico in segno di ringraziamento per gli applausi ricevuti si inchinano congiungendo le mani).
Ecco quanto mi sembra di poter dedurre da alcune mie riflessioni: vi è chi sostiene, specie in India ed in Oriente, che l'uomo possiede all'interno del suo corpo dell'energia positiva che può essere trasmessa ad altri esseri attraverso le mani; i “guaritori” infatti, pongono le mani aperte sul corpo (o sue parti malate) di colui che vuole essere guarito, con il palmo rivolto verso il “malato”. E ciò, al fine evidente di meglio convogliare su di lui le energie positive del guaritore, energie che attraverso le mani dovrebbero penetrare nel corpo del malato per farlo guarire! Che poi il flusso dell'energia benefica del guaritore passi nel corpo del malato e lo faccia guarire è tutto da dimostrare, ma probabilmente questa pratica e questa credenza è molto antica, per cui diversi popoli dell'antichità e diverse religioni acquisirono il concetto che dal palmo delle mani fuoriesce l'energia positiva del corpo. Seguendo questo concetto, appare chiaro che se congiungo le mani rivolgendo i palmi l'un contro l'altro, cioè “giungendo” le mani, l'energia positiva del mio corpo non fuoriuscirà, ma invece rientrerà nel mio corpo attraverso l'altra mano. Ottenendosi così il massimo di energia e quindi di concentrazione, necessari per parlare col proprio Dio, essere superiore che sta nell'alto dei Cieli, e cioè per pregarlo al fine di ottenere il perdono, una grazia, ecc.
Direi quindi che esiste questa similitudine: cristiani, buddisti e induisti per pregare (e a volte per ringraziare e salutare) usano farlo a “mani giunte”. In proposito, ricordo pure che alcune statue del Budda che ho visto in India ed in Cina, mostrano Budda con un cerchio solare dietro il capo (come Gesù ed i santi cristiani), seduto con le ginocchia incrociate e le mani giunte oppure con la mano destra che mostra il palmo ai fedeli in segno di accoglienza. Per gli antichi Egizi quel medesimo gesto aveva il significato di protezione, gesto di protezione che è leggermente diverso per i cristiani in quanto il protettore pone la mano aperta col palmo rivolto sopra la testa del protetto! Per noi occidentali, il mostrare ad altri il palmo della mano, non è un segno di accoglienza o di protezione, ma un invito a non avvicinarsi e restare lontani!
In quest'ultimo caso, non si ha similitudine, bensì “opposizione”!
I cristiani, prima di iniziare a pregare e di mettersi a mani giunte, fanno il “segno della croce”. Per la verità, i cristiani orientali, ed in particolare gli Ortodossi russi fanno il segno della croce in modo leggermente diverso. Costoro fanno il terzo movimento dopo “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito….”, toccandosi la spalla destra, mentre gli occidentali si toccano la spalla sinistra! Poi si completa il ...giro toccandosi l'altra spalla, dicendo “...Santo e così sia (o amen)” toccandosi il petto vicino al cuore, in segno di amore, congiungendo quindi le mani per iniziare a pregare.
Una variante, veramente interessante e forse non più in uso adesso, ma che ho visto fare molte volte, specialmente alle persone anziane, prevede l'invio verso il crocifisso o l'immagine sacra innanzi alla quale si sta per iniziare la preghiera è la seguente. Completato il segno della croce, si dà un piccolo e veloce bacio sull'indice della mano destra e lo si “invia” con un cenno veloce del braccio verso il crocifisso o l'immagine sacra . Poi ci si mette in ginocchio, e si inizia a pregare a mani giunte!
Ecco una similitudine davvero evidente e sorprendente con una antichissima forma di saluto ai propri sovrani che facevano i sudditi degli antichi imperi orientali, ed in particolare nell'impero persiano: al tempo di Ciro II il Grande, re ed imperatore dei Persiani e dei Medi (circa 550 a. C.) i suoi cortigiani, quando lo andavano a trovare, dovevano salutarlo facendo un inchino se di rango elevato oppure mettendosi in ginocchio, se di rango modesto. e contemporaneamente, sia gli uni che gli altri, dovevano mandargli un bacio con la punta delle dita!
Detto modo di salutare e di rendere omaggio ai re orientali fu detto dai Greci “proskynesis”. In proposito ricordo di aver letto su un libro di storia che illustrava le gesta di Alessandro Magno che quando Alessandro conquistò la Persia, dopo aver sconfitto Ciro III, comprese il grande valore non solo di sottomissione, ma anche di rispetto e forse di affetto dei sudditi persiani che, in ginocchio, inviavano i baci al loro re, e ordinò quindi ai suoi consiglieri, luogotenenti, generali e soldati di salutarlo allo stesso modo, cioè con la “proskynesis”. Ma i suoi ufficiali e soldati si rifiutarono decisamente, facendo quasi un mezzo ammutinamento, e gli dissero chiaramente che non avrebbero mai salutato Alessandro, un re macedone, cioè greco, come i persiani salutavano il loro re, considerato un dio in terra, inginocchiandosi e mandandogli pure un bacino! Lui era il re dei Macedoni, ma sempre un uomo era, non una divinità! Quindi niente bacino! Capita l'antifona, Alessandro non insistette più di tanto, lasciò stare e si...arrese!! Forse fu l'unica battaglia che perse...
La posizione dello “stare in ginocchio” ha parecchi precedenti storici, fra cui alcuni molto ben documentati. Ad esempio, nelle decorazioni pittoriche della tomba egizia di Nebamun, ricco scriba tebano vissuto intorno al 1350 a.C. tomba che è stata ricostruita e si trova in mostra presso il British Museum di Londra (e che ho avuto il privilegio di vedere qualche anno fa), è rappresentato un uomo con la testa rasata, e
quindi forse un sacerdote, che sta in ginocchio, completamente prostrato con la fronte a terra proprio come stanno i musulmani quando pregano nella moschea. Accanto a lui, c'è un altro personaggio pure completamente rasato, con le mani giunte e che si inchina in avanti un po' come fanno i cristiani quando pregano senza inginocchiarsi. - 82 -
A proposito di tombe, bisogna dire che esse sono strettamente collegate al pensiero religioso dei popoli, e che nessun altro popolo ha eguagliato gli antichi Egizi nella costruzione delle tombe dei loro faraoni! Nessun altro popolo ha scavato le montagne come hanno fatto gli Egizi nella Valle dei Re, né costruito montagne artificiali come le piramidi di Giza! E' vero che a Babilonia, più o meno nello stesso periodo storico, si costruivano le “ziqqurat”, cioè grandiosi edifici monumentali di cui ancora si possono vedere i resti in Iraq (da ricordare la biblica Torre di Babele, cioè di Babilonia!). E' vero pure che vi sono anche templi piramidali in India, nonché pure in Sud America (templi Azteki, Inca e Maya).
Ma quel che interessa dal punto di vista storico e religioso, sono le decorazioni pittoriche e scultoree delle tombe egizie che ci danno, con le loro scritture geroglifiche notizie “in presa diretta” su religione, popoli, guerre, matrimoni, ecc.
Per merito del francese Jean Francois Champollion, vero genio delle lingue mediorientali, che nel 1882, a 17 anni, decifrò i geroglifici egizi aiutandosi con la Stele di Rosetta (che riportava un decreto imperiale scritto in tre differenti grafie: demotico, greco antico più i geroglifici egizi),gli egittologi possono oggi tradurre e comprendere i geroglifici delle scritte nelle tombe, i quali ci danno notizie storiche in tempo reale, notizie di cronaca potremmo dire! Non è come altri testi antichi, che descrivono e raccontano la storia degli uomini o di un popolo, come ad es. la Bibbia ed i Vangeli, che furono scritti molto più tardi del tempo in cui si verificarono i fatti, dopo decenni e decenni di notizie e storie tramandate a voce per chissà quante volte, per secoli, fidandosi della memoria degli anziani (ahi, quanto fallace! Lo posso ben dire io che sto scrivendo queste righe a 82 anni !).
Chi può dire quante volte la Bibbia ed i Vangeli (ed anche altri “libri sacri” di altre religioni, come il Corano, i Veda, ecc. ) vennero copiati e ricopiati a mano dagli amanuensi, quante furono le copiature a mano e ricopiature ad opera di benemeriti copisti che magari aggiungevano al testo precedente i propri commenti sotto forma di annotazioni, commenti, glosse ed interpolazioni che poi magari furono copiate da altri copisti come parti integranti ed originali del testo originario che stavano copiando! Inoltre, non dimentichiamo le traduzioni che per la Bibbia ed i Vangeli furono necessarie: dall'aramaico al greco e poi dal greco al latino!! Chi può dire quanto fedeli fossero i racconti delle tradizioni orali, le copiature dei copisti e le traduzioni? I geroglifici sono ancora lì: quel che fu scritto in origine non fu ricordato e raccontato a voce centinaia di volte , né copiato e ricopiato da nessuno! Sono testi originali! In altri termini, i geroglifici delle tombe egizie sono senz'altro autentici e furono scritti nel medesimo tempo dei fatti narrati!! Direi: contestualmente!
Tornando alle similitudini, non posso che sottolineare come queste decorazioni e scritture esistenti nelle tombe egizie, si trovano pure nelle tombe etrusche (ad es. a Velletri, Cerveteri e Tarquinia che ho avuto modo di vedere qualche anno fa), nonché in molte tombe di Greci, Romani, ecc.
Nelle tombe si trovano ovviamente i sarcofagi entro i quali riposano i defunti….proprietari delle tombe, e nei sarcofagi troviamo spesso illustrate scene della vita quotidiana,. E' noto inoltre che i faraoni egizi si facevano mummificare con apposite cerimonie poste in essere da sacerdoti-chirurghi che estraevano le visceri del defunto mettendole in appositi vasi detti canopi. Ma anche i Papi di Roma ed anche alcuni vescovi o cardinali sono stati mummificati! Sembra che i resti mummificati di molti Papi si trovino attualmente in una cappella del Palazzo del Quirinale, che prima dell'arrivo dei Savoia a Roma era abitato dai Papi-re dello Stato Pontificio.
E' certamente un'altra importante similitudine il fatto che i sarcofagi Egizi, greci, romani, etruschi, ecc. sono molto ben decorati con bassorilievi e pitture con le immagini del defunto e con commoventi scene familiari di amore coniugale e filiale con il defunto come protagonista.
E per completare la similitudine, va detto che anche oggi si mettono le fotografie dei defunti sulle loro tombe!
Ricordo infine le preghiere del Rosario che i cattolici rivolgono tutti assieme alla Madonna, in una sorta di preghiera collettiva, Trattasi di una lunga serie di Ave Maria, intervallate dai c.d. “Misteri” (della gioia, della luce, del dolore, ecc.) . pronunciate tenendo in mano la collana del Rosario formata da gruppi di dieci piccole perle o palline di legno ovalizzate che, ad ogni preghiera dell'Ave Maria, si fanno scorrere con le dita una dopo l'altra.
Se non ricordo male, anche gli ebrei ed i musulmani usano pregare tenendo in mano una collanina molto simili alla collanina del Rosario.
A parte i templi delle religioni orientali (buddisti, induisti, ecc.) ed i templi piramidali degli Azteki, Maya ed Inca che sorprendentemente somigliano molto alle piramidi egizie e che, a mio avviso, costituivano una imitazione della “montagna sacra”, concetto comune a molte religioni (la montagna o la collina si eleva dalla pianura e si avvicina al cielo, dimora delle divinità), mi pare evidente la somiglianza dei templi delle religioni dell'occidente, i quali hanno in comune notevoli elementi architettonici, molto somiglianti fra loro, come pronai, colonne, navate, altari, ecc. elementi architettonici derivazioni dall'architettura consolidata degli antichissimi templi egizi. Le chiese, le cattedrali, ecc. hanno tutte una facciata più o meno decorata ed arricchita con statue di Santi o divinità varie, con un pronao ed un vestibolo protetto da colonne verso l'esterno e con uno o tre porte di ingresso al tempio. Numerose colonne separano all'interno le navate della sala ipostila del tempio, quasi sempre vi sono tre navate, raramente cinque o una sola nelle chiesette di campagna. Il tempio presenta, oltre allo spazio ove possono stare i fedeli, anche una parte più interna riservata ai sacerdoti (nelle chiese si chiama “presbiterio”) con l'altare ed il Sancta Sanctorum (nelle chiese cattoliche il tabernacolo).
Ricordo che nel Tempio di Gerusalemme, e più precisamente in quel Sancta Santorum, gli antichi Ebrei custodivano l'Arca dell'Alleanza, una scatola in legno, che conteneva la stele con i Dieci Comandamenti ricevuti da Mosè sul Monte Sinai (Arca che probabilmente fu “rubata” dal figlio di Re Salomone e della Regina di Saba di nome Menelik). Nelle chiese cristiane il Tabernacolo, chiuso sempre a chiave ed inaccessibile ai fedeli, contiene le ostie consacrate e costituisce il Sancta Sanctorum del tempio. Lungo i lati vi sono cappelle e altari secondari per i santi o divinità minori. Quasi sempre nelle chiese cattoliche, nella parte centrale della sala ipostila è posto un pulpito, spesso in marmo pregiato e finemente decorato con bassorilievi che illustrano episodi della vita di Gesù o dei Santi o della Bibbia. Attualmente il pulpito raramente viene utilizzati per le prediche: normalmente il sacerdote legge un brano del Vangelo e fa la sua breve predica stando dietro al leggio vicino all'altare, quasi sempre fornito di un microfono!
Altro elemento architettonico comune ai templi cristiani, musulmani e in alcuni casi anche induisti e buddisti, sono le alte torri poste accanto al tempio, e cioè i campanili (i più antichi di forma circolare, poi di forma quadrata) ed i minareti, sempre di forma circolare. Come noto, all'interno della parte più alta del campanile sono riposte le campane (e spesso un grande orologio sulla parete esterna: si pensi al Big Ben di Londra!), campane che mancano nei minareti, ma sono presenti nei templi dell'Estremo Oriente dove assumono dimensioni considerevoli dato che non sono poste sugli alti campanili, bensì al piano terra, in una zona laterale del tempio Taoista, o Buddista, ecc. Per la verità, in alcuni di questi templi, al posto della grande campana, si trova un grande disco di metallo dorato che viene percosso con un lungo bastone, come un “gong”, per avvertire i fedeli dell'inizio della preghiera. Similmente alle campane dei campanili (dove vi sono tre o quattro campane di dimensioni diverse che, percosse dai “battacchi”, emettono suoni con tonalità diverse), le grandi campane dei templi dell'Estremo Oriente vengono percosse da un lungo bastone “azionato” da un monaco “campanaro”! Similmente nei due casi, il suono delle campane avverte i fedeli che le funzioni religiose stanno per avere inizio. Le campane dei campanili, quando sono collegate all'orologio, suonano anche per scandire il tempo e far sapere ai fedeli che...ora è!
I minareti dei musulmani non hanno campane. Da lì però il “muezzim” chiama a raccolta i fedeli al momento delle preghiere con una sorta di canto o cantilena particolarmente “inquietante” (almeno per me che l'ho più volte udito a Il Cairo la mattina, dalla camera dell'albergo). L'altezza del campanile e del minareto è chiaramente giustificata dal fatto che il suono delle campane ed il canto del muezzim devono raggiungere più persone possibili, anche quelle che si trovano molto distanti.
Le chiese cristiane, specialmente quelle di rito cattolico e ortodosse, hanno pareti, cupole e soffitti decorati con mosaici e affreschi che illustrano scene della vita di Gesù e dei Santi, nonché con statue e bassorilievi. Questi ultimi erano presenti nei templi pagani di Greci e Romani e vi sono pure nei templi induisti, buddisti e di altre religioni orientali, mentre mancano del tutto nelle sinagoghe, nelle moschee (è proibito raffigurare le divinità altrimenti si diventa idolatri!) e nelle chiese di rito protestante, anglicano, luterano e scozzese dove, al posto delle statue dei Santi, si usano le cappelle laterali per i monumenti funebri degli eroi nazionali!
In alcuni templi greci, come ad es. nel tempio del Partenone ad Atene e nel tempio di Zeus ad Olimpia vi erano statue gigantesche rispettivamente di Atena e di Zeus in buona parte di avorio e oro. Altre scultore, statue e bassorilievi completavano le decorazioni del pronao e delle celle minori.
Il tempio di Artemide a Efeso aveva tante statuine lungo il cornicione laterale del tetto/colonnato e sul pronao come a San Pietro a Roma. Era diviso in tre navate e dentro vi erano varie opere d'arte, sculture e pitture. Nei templi greci di grandi dimensioni con colonnati e navate vi era una grande armonia fra architettura e sculture. Le statue erano colorate nel volto e nelle vesti come lo sono le statue ingesso anche dei Santi cristiani che si trovano all'interno delle chiese cattoliche.
I sacrifici avvenivano sempre all'esterno del tempio, su un altare esterno. E ciò, all'evidente scopo di fare meglio salire in cielo, ove risiedevano gli dei, il fumo ed il profumo degli animali sacrificati e bruciati. Nei templi cristiani non c'è questa esigenza, quindi l'altare si trova all'interno, spesso sotto la cupola dell'abside, quasi sempre pittoricamente decorate con scene “celesti”! Si tratta di un'altra similitudine?
A proposito dei templi cristiani, devo dire che sono rimasto molto perplesso quando ho avuto modo di constatare in Scozia, e particolarmente a Edimburgo, che un paio di chiese di rito cristiano-scozzese erano state trasformate in uffici e negozi, una in sede permanente del Festival della Musica di Edimburgo, quella vicino all'Università trasformata addirittura in discoteca. La Cattedrale è rimasta ancora una “chiesa” ove permettere ai fedeli di pregare, ma gli altari e le cappelle secondari, non sono dedicate ai Santi, ma ad alcuni nobili o eroi nazionali! Addirittura la cripta era stata trasformata in un bar, ove però non è permessa la vendita di alcolici!!
Nelle Moschee non vi è alcun altare, ma un baldacchino o un pulpito, elevato rispetto al pavimento del tempio, da dove l'imam fa la sua predica e guida la preghiera dei fedeli, tutti maschi e prostrati in direzione della Mecca! Niente mosaici, pitture o sculture per non sembrare idolatri. Ma niente arte!!
A proposito di templi, sembra che Re Salomone non eresse a Gerusalemme un tempio a Jhaveh bensì ad Astarte, la dea dell'amore e della fertilità, venerata da Filistei e Fenici (1250 a C), tempio che è rimasto in piedi per 400 anni!
Come noto, il sacramento cristiano del battesimo viene oggi effettuato con apposita cerimonia quando il battezzando è molto piccolo, ancora lattante di poche settimane.
Alla cerimonia che si svolge nella cappella della fonte battesimale (in genere è la prima a sinistra entrando in chiesa) deve essere presente un padrino e/o una madrina, debitamente battezzati e cresimati: il sacerdote celebrante impone il nome al battezzando, bagnandogli la testa con l'acqua benedetta e pronunciando le formule di rito.
Il motivo per cui si fa il battesimo ai bambini così piccoli è che secondo corretta dottrina chi non è battezzato, quando morirà, non potrà accedere al Paradiso, ma andrà nel Limbo, un luogo dell'aldilà dove non si ha l'eterna felicità della contemplazione di Dio, ma neppure si soffrono le infinite pene dell'Inferno. E neppure si ha accesso al Purgatorio ove le pene durano il tempo necessario per purificarsi e redimersi dei peccati commessi in vita, per poi accedere al Paradiso. Quindi, onde evitare che il bambino o la bambina possa morire senza essere prima battezzato/a, il battesimo è stato anticipato al più presto possibile dopo la nascita.
(N.d.A. anche per avere più futuri cristiani)
Come noto, il battesimo, cancella per i cristiani, il “peccato originale”. Come ho già accennato nelle pagine precedenti, il battesimo è' una forma di purificazione ben nota nell'antichità, a cominciare dagli Egizi, ma anche praticata dagli Ebrei che, forse per il tramite dei fuggitivi dall'Egitto guidati da Mosè, “copiarono” il rito del battesimo dagli Egizi che lo avevano praticato per primi. Anche i Greci si purificavano con l'acqua quando dovevano presentarsi ad un sacerdote o alla Pizia di Delfi.
Forse ricordando quale era “il vero peccato” commesso da Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre e le conseguenze nefaste che esso causò, cioè la collera di Jhaveh e la cacciata dal Paradiso, mi pare che gli Ebrei avessero orrore della sessualità e dell'amore sessuale, tanto che marito e moglie ebrei dovevano (e forse ancora devono) “purificarsi” con una sorta di “battesimo”, dopo l'amplesso! Direi che in tal caso forse è bene farsi una doccia per “pulire il corpo”, non certo un “battesimo” per purificarsi, e cioè pulirsi l'anima! Ma probabilmente, nell'antichità, si faceva un po' di confusione fra corpo e anima! Ed un'anima pulita e senza peccato non poteva “dimorare” in un corpo impuro, o semplicemente sporco, per l'assenza di una doccia o di un bagno!
Certo è che nell'antichità ed in regioni dove l'acqua non doveva essere particolarmente abbondante e disponibile, lavarsi, cioè pulire il corpo, non doveva essere molto frequente, quindi magari si confondeva facilmente la pulizia del corpo con quella dell'anima! E forse era anche per questo motivo che i Rabbini ebraici raccomandavano anche ai coniugi di “battezzarsi” dopo l'accoppiamento! Era un buon motivo per spingere i fedeli a ….lavarsi di più! Non so se questa prescrizione è osservata anche dagli islamici che però considerano “impura” la donna che ha le mestruazioni!
Sta certo qui, nel “battesimo ebraico”, l'origine del battesimo cristiano, sacramento che, come detto prima, è mirato a cancellare il “peccato originale” commesso da Adamo ed Eva, i quali disobbedirono a Dio Padreterno.
Ricordo che il battesimo cristiano in origina si faceva “per immersione” nell'apposita grande vasca battesimale che si trovava nei battisteri costruiti accanto alle prime chiese cristiane. Infatti, quasi tutte le chiese di stile romanico hanno battistero separato, mentre le chiese successive hanno la “fonte battesimale!” all'interno della chiesa, quasi sempre nella prima cappella a sinistra entrando.
Ad imitazione di San Giovanni Battista che battezzava la gente (oltre a Gesù) dentro il fiume Giordano, così la grande vasca del battesimo per immersione permetteva al battezzando o alla battezzanda di entrarci dentro fino almeno alla cintola, cioè seminudi, per poi ricevere sulla testa e su tutto il corpo l'acqua benedetta. Si faceva così una doccia completa, con lavaggio dell'intero corpo del battezzando o della battezzanda. E con il corpo, si lavava anche l'anima!!
Qualcuno ci vede qualche somiglianza con quel che fanno gli indiani Induisti quando si immergono nel fiume Gange per purificarsi? Io sì!!
Il battesimo dei cristiani nella vasca battesimale era completamente diverso dal battesimo che si fa ai giorni nostri non alle persone adulte e consenzienti, ma agli inconsapevoli lattanti, ai quali il sacerdote lava con l'acqua benedetta solo la testa, magari mentre il bambino o la bambina piange e strilla per via di quell'acqua che l'officiante gli versa sulla testa!
A me sembra chiaro il motivo per cui il battesimo dei primi cristiani avvenisse per immersione: Gesù venne battezzato da Giovanni Battista quando era adulto e poteva stare in piedi, mezzo immerso nel fiume Giordano (fiume sacro come il Gange?). Giovanni gli fece scorrere l'acqua sul capo e su tutto il corpo che così venne purificato!
Ma perché Gesù venne battezzato e purificato da cosa? Da quale peccato? Lasciamo perdere per adesso e proseguiamo: anche i cristiani che abbracciavano la nuova fede dovevano battezzarsi con lo stesso rito, ad imitazione del battesimo fatto a Gesù. Ma a questo punto sorgono, a mio avviso, due problemi: uno pratico, di semplice soluzione. L'altro teologico o dottrinale, di cui vedo la contraddizione, ma non so dare la soluzione!
Il problema pratico era questo: con il battesimo per immersione di neo-cristiani adulti non vi furono grossi problemi quando un sacerdote cristiano maschio doveva battezzare un altro uomo seminudo o nudo. Ma esisteva un grosso problema quando la battezzanda era una donna, che doveva immergersi nuda o seminuda al cospetto di un sacerdote “maschio”!! E allora, per risolvere il problema, in via eccezionale, ma mostrando spirito pratico, si creò la figura della “chierica” o “presbitera”, cioè di un sacerdote o meglio sacerdotessa di sesso femminile, debitamente consacrata (dal vescovo?) che aveva il solo ed esclusivo compito “sacro” di battezzare le donne!
Il problema teologico-dottrinale si riferisce al battesimo di Gesù. Ma perché Giovanni Battista battezzò Gesù? Per purificarlo, in quanto Gesù aveva commesso durante la sua vita dei peccati da cancellare col battesimo? Impossibile!! Allora, quel che si doveva cancellare era il “peccato originale”?? Pur senza voler approfondire più di tanto quale fosse davvero il peccato originale commesso da Adamo ed Eva (mangiare la mela o fare l'amore?!) è assolutamente impossibile che Gesù, seconda persona divina della Trinità, avesse addosso il peccato originale, perché il padre di Gesù, cioè Dio Padre non mangiò nessuna mela spinto dal satana-serpente, né si accoppiò con Maria, la quale restò Vergine e che fu messa incinta dallo Spirito Santo, altra persona della trinità divina!!
E allora, come lo risolviamo questo problema?
Perché un Santo come San Giovanni Battista battezzò la seconda persona della Trinità divina?
Per me c'è qualcosa che non torna! Vien da pensare che forse fece bene la figlia di Erode che volle la testa di San Giovanni che aveva osato battezzare un Dio!!
Ma torniamo alle similitudini. Come ricordato prima, anche gli antichi Greci dovevano “purificarsi” immergendosi nelle fonti sacre prima di entrare nel tempio ed interloquire con i sacerdoti o gli auguri (ad es. la Pizia di Delfi).
Per non parlare degli indù che si purificano nelle acque del fiume sacro Gange, dove peraltro buttano le ceneri dei defunti!!
Ripeto, anche gli antichi Greci dovevano lavarsi poco, per cui i sacerdoti giustamente
pretendevano che quando qualcuno si presentava al loro cospetto, si fosse purificato opportunamente, cioè si fosse lavato a dovere! Non mi risulta che la stessa cosa fosse richiesta agli antichi Romani e ciò perché, come noto, i Romani si lavavano molto spesso nei bagni pubblici (le terme) o privati, data la grande abbondanza di acqua portata in città da acquedotti che portavano l'acqua prelevata centinaia di chilometri più a monte!! E poi, i Romani di rango elevato si recavano spessissimo nelle numerosissime terme di Roma, dove si potevano leggere buoni libri, si faceva ginnastica e si concludevano pure ottimi affari con gli altri frequentatori (come oggi nei circoli del golf!).
Si pagava pochissimo il biglietto d'ingresso alle terme e le donne pagavano la metà degli uomini!
C'era poi chi faceva il bagno a casa: chi non ricorda Poppea, che faceva il bagno nel latte di asina? E' la Roma di oggi che in fatto di igiene lascia molto a desiderare, con i rifiuti per strada!
L'estrema unzione detto anche “olio santo” è l'ultimo dei sacramenti previsti dalla Chiesa Cattolica. Trattasi dell'unzione degli infermi non essendo il sacramento utilizzato soltanto per coloro che sono in fin di vita.
Secondo la precisazione del Concilio Vaticano II, il tempo opportuno per riceverlo ha inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia a essere in pericolo di vita, inteso nel senso più largo possibile. Il sacramento è amministrato da un sacerdote che con l’olio benedetto (materia del sacramento) unge la fronte e le mani del malato, accompagnando il gesto con una breve preghiera intesa, se necessario, a ottenere il perdono dei peccati commessi da chi riceve l'estrema unzione. Questo rito prende origine, a mio modesto avviso, dalla antichissima cerimonia della ”unzione” dei re al momento della incoronazione. Di questa unzione con l'olio “benedetto” si parla pure nella Bibbia con riferimento ai re di Israele che venivano “unti” dal “giudice”, sommo sacerdote ebraico, e ciò perché il nuovo monarca “unto del Signore” doveva essere puro come un dio terreno. Sicuramente l'unzione doveva essere in uso anche presso altri popoli dell'antico Medio Oriente e Mesopotamia, incluso l'Egitto ove, come ho ricordato prima, è stato trovato, in una tomba, un medaglione con l'immagine di un faraone (di cui non ricordo il nome!!) sul capo del quale veniva versato da due dee (Hator e Iside?) un liquido azzurro che sembra acqua (battesimo?), ma potrebbe essere olio sacro (unzione?).
Ho potuto notare che vi sono alcune somiglianze, anzi identità, fra i nomi di alcune città poste in luoghi geograficamente distanti: infatti, vi sono diverse antiche città che hanno lo stesso nome, come se i fondatori delle città nate dopo avessero voluto stabilire un legame fra la città già al tempo esistente e la città nuova o da fondare: ad esempio, abbiamo la città di Tebe in Egitto e la città di Tebe in Grecia. Poi ci sono Menfi in Egitto e Menfi in Sicilia (provincia di Agrigento), Naxos in Grecia e Naxos vicino Taormina in Sicilia, l'Isola di Lesbo in Grecia e la cittadina di Lesmo in Brianza, l'Isola di Eubea in Grecia e la cittadina di Licodia Eubea in Sicilia, Alessandria in Egitto e Alessandria in Persia, entrambe fondate da Alessandro Magno e Alessandria in Piemonte, dove non credo proprio che sia arrivato Alessandro! L'antica isola di Pitacusa (se non erro prima colonia greca in Italia, che si trova di fronte a Salerno) ha nome molto simile a quello di Siracusa. Infine c'è Messina fondata dalla popolazione greca dei Messeni.
In quasi tutte le religioni antiche e moderne si festeggia il risveglio della natura dopo il “sonno” invernale, cioè l'arrivo della primavera. Parecchie sono le similitudini nelle religioni antiche: Cerere o la dea Madre Terra di nome Gea, dopo il freddo periodo invernale, faceva rinascere la terra con le sue coltivazioni agricole che davano nuovi frutti. Avvenivano le nuove nascite anche negli armenti, che rendevano più ricchi agricoltori e pastori. Aumentava la produzione ed il consumo del latte non solo per vitellini, capretti ed agnelli, ma pure per gli esseri umani, che potevano finalmente tosare pecore e capre (senza rischiare di farle ammalare o morire per il freddo) e procurarsi la lana che, filata e tessuta con abilità dalle donne di casa, poteva trasformarsi in nuovi vestiti per grandi e piccini! Insomma la primavera era una grande opportunità non solo da festeggiare ma pure da divinizzare, creando appositi dei o dee. E ciò, a tutte le latitudini!! Nel continente americano, gli Inca adoravano la dea Panchamama, che rappresentava l'uovo sacro della nuova vita ed era rappresentata con una donna incinta, con la pancia a forma di uovo! L'uovo sacro di una nuova vita! Ci dice nulla l'uovo di Pasqua? E la sorpresa che c'è dentro? I bambini non nascono “a sorpresa” o maschi o femmine?
Nell'antica Grecia, molti erano i miti: ricordo, fra tutti, quello della bellissima Persefone, figlia della sorella di Zeus Cerere. Persefone venne rapita dal dio degli inferi Ade, che se ne era innamorato. Ade la portò con sé negli inferi, entrandovi dalla caverna che si trova al centro della Sicilia, sulle sponde del Lago di Pergusa, vicino ad Enna: Cerere era quasi impazzita dal dolore e si mise a vagare senza meta per tutta la terra (ad Eleusi, vicino ad Atene vi è una piccola grotta a lei dedicata perchè Cerere vi dimorò per riposarsi un attimo) nell'intento di trovarla, ma invano!
Con l'intervento pacificatore di Zeus, si arrivò ad un compromesso fra Cerere e Ade: si stabilì che Persefone avrebbe passato sei mesi con Ade negli inferi (corrispondenti all'inverno) e sei mesi con la madre sulla terra. Così sulla terra potevano ritornare la primavera e l'estate!
In autunno, poi con la vendemmia ed il vino nuovo, i Greci ed i Romani festeggiavano i loro dei del vino Dioniso e Bacco, e bevevano a sazietà il vino rimasto nelle botti per svuotarle e far posto al vino nuovo! Si svolgevano allora allegre processioni con grande partecipazione di popolo, che presero il nome rispettivamente di Dionisiache per i Greci e di Baccanali per i Romani.
Anche gli Egizi festeggiavano Osiride al risveglio primaverile della natura. Ma siccome il vino era da loro quasi sconosciuto, rimediavano bevendo la birra, che invece producevano in quantità!
Forse per ricordare le pene di Cerere e le sue “astinenze” mentre cercava disperatamente Persefone, resta il fatto che anche ebrei, cristiani e musulmani fanno un periodo di penitenza prima della festa di primavera, dando così luogo ad un'altra similitudine religiosa!
Il Ramadan è il nono mese dell'anno, e per i musulmani è un periodo di penitenza di 29 o 30 giorni (stabiliti in base all'osservazione della luna crescente), durante il quale, si deve digiunare, cioè non si deve mangiare di giorno ( ma si può mangiare e bere quanto si vuole durante la notte). E questo si fa, secondo i musulmani, in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto . Questa ricorrenza annuale è considerata uno dei Cinque Pilastri dell'Islam. Il digiuno è un precetto religioso (Farḍ) per i musulmani adulti, ad eccezione di quanti sono in età avanzata, delle donne in gravidanza o che stanno allattando o che hanno le mestruazioni, dei diabetici e dei malati terminali. Il digiuno fu reso obbligatorio (wājib) durante il mese di Sha'ban nel secondo anno, dopo la migrazione dei musulmani da La Mecca a Medina. Al termine del Ramadan, viene celebrato la "festa dell'interruzione [del digiuno]" ed è detta anche la "festa piccola" (id al-saghir).
Il digiuno non significa solo astinenza dal cibo, ma anche dal bere, dal sesso, dal fumo, dal mentire, dal pronunciare frasi scurrili. Comincia prima dell’alba e termina dopo il tramonto di ogni giornata: dura per tutte le ore di luce. Questo significa che gli orari del Ramadan sono differenti da un Paese all’altro ed anche da una zona all’altra dello stesso Paese. Tuttavia, nei Paesi situati più a Nord, dove in estate il sole non tramonta o tramonta per poche ore, i musulmani tendono a rispettare gli stessi orari della Mecca.
Dato che il calendario islamico è tuttora composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell'anno solare), il mese di Ramadan ogni anno cade in un momento differente dell'anno solare. Per i musulmani l’anno in corso è il 1440! Vivono proprio ancora nel Medioevo!! In tutti i sensi!!
Anche gli Ebrei celebravano la Pasqua, ma la Pasqua ebraica e quella cristiana hanno storia e tradizioni diverse, in quanto ricordano avvenimenti differenti. Per ripercorrere le origini della Pasqua dobbiamo rifarci ai testi della Bibbia. In entrambi i casi, come già detto, si festeggiano importanti momenti di rinnovamento e di passaggio dall'inverno alla primavera, con la rinascita a vita nuova!
La Pasqua Cristiana celebra la resurrezione di Gesù, avvenuta nel terzo giorno dopo la sua crocifissione, ed è preceduta dalla Quaresima, un periodo di penitenza lungo 40 giorni. Durante questo periodo i cristiani dovrebbero mangiare con molta parsimonia (niente carne, mi pare) anche se l'osservanza dei cristiani è molto meno rigida dell'osservanza del Ramadan da parte dei musulmani. Ma comunque la similitudine fra Quaresima e Ramadan mi pare inequivocabile!
Alla Quaresima segue la Domenica delle Palme, giorno nel quale viene ricordato l’arrivo di Gesù a Gerusalemme ed il suo festoso ingresso in città, salutato da tutto il popolo con ramoscelli di ulivo e foglie di palma. E così i Cristiani hanno ereditato la festa della Domenica delle Palme, con la benedizione dei ramoscelli di ulivo, a ricordo dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Poi arriva la Domenica di Pasqua, che è una festività mobile. Il primo Concilio di Nicea (325 d.C.) stabilì che la Pasqua sarebbe stata celebrata nella prima domenica dopo il plenilunio seguente l’equinozio di primavera (21 marzo) per cui la data della Pasqua cristiana è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Altra similitudine, sia i cristiani sia i musulmani si affidano alla luna per questo tipo di calcoli!!
La Pesah, la Pasqua ebraica, fu istituita la sera precedente l’esodo dall’Egitto; è una festa annuale nel corso della quale gli ebrei ricordano l’attraversamento del Mar Rosso, che sancì la liberazione degli ebrei, per mano di Mosè, dopo 430 anni di schiavitù in Egitto e dopo 40 anni di viaggio nel deserto! La Pasqua ebraica inizia con il plenilunio di marzo (da notare che c'è sempre la luna di mezzo!) e ha una durata di otto giorni, nel corso dei quali vi sono celebrazioni che seguono riti antichissimi ben precisi. Gli Ebrei dicono “Pasqua tempo della nostra liberazione” ed ovviamente si tratta della festa centrale del loro ciclo liturgico. Sono i capitoli 12-13 e 14 dell’Esodo a parlarci dei momenti che la precedono e seguono la fuga dall’Egitto, in particolare ricordiamo la descrizione della notte della traversata del Mar Rosso verso la Terra Promessa.
Da notare la similitudine fra i 40 giorni della Quaresima ed i 40 anni della durata della fuga dall'Egitto!
La festa cristiana della Pasqua è strettamente legata alla Pasqua ebraica, in quanto la crocifissione e risurrezione di Gesù avvennero rispettivamente subito prima e subito dopo la Pasqua ebraica (v. Giovanni 19,14), che gli ebrei celebrano al termine del giorno 14° del mese di “nisan”(v. Levitico 23,5).
Anche questo mese aveva un inizio “mobile” rispetto al calendario solare e veniva determinato con criteri complessi e tuttora poco noti. Anche qui c'entra la luna?
Tutti conosciamo più o meno come si svolge la Pasqua cristiana e cattolica in particolare: si va a sentire la messa, molti fanno la comunione, ci si scambiano gli auguri, ed a pranzo e cena si mangia un dolce particolare: la colomba di Pasqua!
Abbiamo già detto dell'uovo di Pasqua, con sorpresa, che si regala ai bambini!
Ma perchè si mangia la “colomba”? Vi è qualche relazione con lo Spirito Santo, che in tutte le iconografie cattoliche viene rappresentato con una colomba? E' anche questa una sorta di inconscia “comunione”? Per Pasqua in chiesa molti fanno la Comunione, cioè “mangiano” l'ostia, che è il corpo di Cristo e poi a casa completano l'opera “mangiandosi” pure la colomba che rappresenta lo Spirito Santo, la seconda persona della Trinità! Potrei sembrare blasfemo, ma se giocasse un ruolo il subconscio collettivo? D'altro canto, se è un bene fare la comunione, perché non dovrebbe essere un bene mangiare a Pasqua la colomba dello Spirito Santo? Ma vi è di più! Similmente a quanto accadeva nell'antica Israele, in cui l'agnello costituiva l'animale preferito dei sacrifici, anche oggi esiste la tradizione radicata fra i cristiani di mangiare l'agnello a Pasqua! Per caso, esiste un qualche collegamento fra questa tradizione e quella del sacrificio dell' “agnus Dei qui tollis peccata mundi”?
Ma passiamo adesso ai rituali della Pasqua ebraica che mi sembrano veramente interessanti anche se non hanno alcuna somiglianza con analoghe festività di altre religioni, salvo l'usanza dei cristiani di fare a Pasqua speciali e approfondite pulizie in tutta la casa! Credo sia utile illustrare questi riti ricopiando qui di seguito quanto ho trovato su internet:
“ I rituali sono moltissimi, tutti con un preciso significato simbolico: le case delle famiglie ebree, la sera precedente alla vigilia di Pesach, vengono ripulite da ogni traccia di lievito e di alimenti lievitati perché il lievito rappresenta il peccato, la malvagità, per cui si deve eliminare ogni traccia di hamez , cioè far pulizia da ogni peccato. Si prendono, poi, dei pezzetti di pane, nascondendoli per casa, in modo che i bimbi possano trovarli; una specie di “caccia al tesoro” per i piccoli, effettuata a lume di candela, con uno scopo fortemente educativo, intrapresa solo dopo la benedizione (“Benedetto sei Tu Signore Iddio nostro, Re del mondo, che ci hai santificato coi tuoi precetti e ci hai comandato con lo sgombro dell’hamez”).
I pezzi di pane trovati vengono messi da parte sino al mattino seguente, per essere bruciati. La cerimonia più importante si tiene la prima sera con la cena, il primo Seder di Pesach, in cui vengono utilizzate 4 coppe di vino più una coppa, detta “la coppa di Elia”, del vino rosso, pane azzimo, uno stinco d’agnello o un collo di pollo arrostito che rappresenta l’agnello portato al Tempio per essere sacrificato. Tanti sono gli elementi simbolici impiegati: le verdure o erbe amare per rappresentare l’amarezza della vita, una ciotola con acqua salata per indicare le lacrime versate dagli Ebrei in Egitto, in cui vengono inzuppati sedano, cipolla cruda o patata sbucciata e bollita, una ciotola con dentro il charoset, una sorta di impasto o marmellata di frutta e frutta secca in ricordo della malta d’Egitto utilizzata dagli schiavi israeliani per fabbricare i mattoni. Questi ingredienti simbolici vengono posizionati in un vassoio particolare (ke’ arà), utilizzato in occasione del pasto di Pasqua. Al centro del piatto del Seder, in un vassoio coperto da un panno bianco o in una sacca bianca a tre scomparti (“tasca della matzah”), si adagiano tre pani azzimi, selezionati in base al processo di lavorazione. L’azzimo, conosciuto come “pane dell’afflizione”, è simbolo di servitù, è il pane del povero, segno della partenza improvvisa e frettolosa degli Israeliani dal paese d’Egitto. In tavola, durante il Seder, viene sempre lasciato un posto vuoto con la Coppa di Elia posta davanti, dalla quale nessuno deve bere perché è riservata all’Elia delle profezie, ossia a colui che annuncia la venuta del Messia escatologico. Il posto, perciò, rimane vuoto nel caso egli venga. Elia, secondo l’Ebraismo, verrà e porterà con sé il Messia. Infine, dopo che gli adulti hanno bevuto la quarta coppa di vino, l’ultima prevista dal rituale, i bambini corrono ad aprire la porta di casa e tutti i commensali, in piedi, esclamano: Baruch haba b’shem Adonai! (“Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”). La celebrazione si conclude, poi, con canti tradizionali che ricordano la potenza di Dio e la comune fede”.
Parecchi anni fa, a Washington, assieme a Gina ed Angelo, ho avuto la ventura di partecipare al Seder in casa del mio caro amico ebreo (e Maestro di contrattualistica internazionale) avvocato americano Peter Ehrenhaft, ebreo di origine tedesca la cui famiglia si era rifugiata negli USA durante il Nazismo. Peter, assieme alla moglie, ci invitò a cena a casa sua, giusto in coincidenza con la ricorrenza della Pasqua ebraica.
Per la verità, ci venne spiegato brevemente il significato della particolare ricorrenza: all'inizio Peter disse una preghierina in ebraico, ma non vi era nessun posto libero …. per il Profeta Elia!! O se c'era, non me ne sono accorto ….
Per la verità, non ho capito bene se gli ebrei devono mangiare il pane azzimo, cioè non fermentato, soltanto durante i sette giorni che precedono la Pasqua ebraica, oppure sempre. Nella Bibbia vi sono alcune contraddizioni, circa il divieto di usare il lievito che costituirebbe un simbolo del peccato. Alcuni studiosi della Bibbia e della Torah sostengono che il divieto di usare il lievito era legato all'adorazione degli idoli e cioè agli dei pagani a cui venivano “sacrificati”, assieme agli animali, anche dei pani lievitati, cioè dei pani fatti lievitare prima della cottura, come quelli che la popolazione normalmente mangiava, e adesso mangiamo tutti: Il ragionamento era: se agli idoli ed agli dei pagani si sacrifica pane lievitato, gli ebrei non possono sacrificare pane lievitato a Geova o Jahveh, ma devono sacrificargli pane non lievitato!
Altra teoria, alternativa alla precedente, ma forse più aderente alla tradizione religiosa ebraica, è quella che quando gli ebrei fuggirono dall'Egitto, scapparono in
grande fretta, quindi non ebbero il tempo di fare lievitare il pane che stavano preparando! Essi scapparono portando con sé solo la pasta di pane cruda che non aveva ancora lievitato e che poi, data la fame ed il ritardo nell'arrivo della “manna dal cielo”, i fuggiaschi affamati fecero cuocere nel deserto senza prima averlo fatto lievitare!
Così il pane azzimo, cioè non lievitato, divenne il simbolo della fuga dall'Egitto e della “liberazione” del popolo ebraico dalla schiavitù.
Da notare che l'ostia della comunione dei cristiani cattolici è costituita da pane azzimo, cioè è fatta con farina, ma senza lievito! C'è una similitudine?
Concludendo questa mia ricerca sulle similitudini nelle religioni, mi pare utile fornire al lettore (che ha avuto la pazienza e la costanza di arrivare a leggere sin qui) qualche altra notizia storica che ho trovato durante la mia ricerca, ma che non ho potuto o saputo collocare al punto giusto di questo scritto.
Tori, mucche, arieti, ecc. e le loro corna hanno particolarmente attratto gli antichi popoli, tanto che per i Sumeri le corna dell'ariete erano simbolo della natura divina del “cornuto”, cioè di chi portava le corna, come lo era per gli Egizi, tanto che uno delle loro divinità principali, cioè Amon, era rappresentato con le corna di ariete.
Alessandro Magno (332-323) si dichiarava figlio di Amon e per questo motivo in alcune statue o dipinti viene raffigurato con delle piccole corna di ariete in testa! E pure la statua di Mosè, scolpita da Michelangelo, ha due piccole corna sulla fronte!
Api era il toro sacro degli Egizi e si trovava in stalle sacre particolari e dai cui movimenti gli aruspici traevano degli oracoli più o meno….affidabili!
Ricordo che la dea Hator era una vacca dalle lunghe corna e che quando veniva rappresentata nelle tombe egizie con la figura di una donna, questa aveva lunghe corna. Fra le corna era situato un disco solare, simbolo della divinità. Come già detto, analogo disco, cioè l'aureola, viene posto dietro il capo dei santi cristiani.
Ricordo che la vacca è sacra per gli Induisti che lasciano le vacche girare tranquillamente per le vie di cittadine e di metropoli dell'India, come Nuova Delhi, senza che nessuno le disturbi, rendendo così ancora più caotico il traffico di auto, moto, bici, camion, ecc.
Ho già detto che i Santi cristiani hanno un'aureola dietro la testa. Ricordo che gli dei Dioscuri degli antichi Romani, i gemelli divini Castore e Polluce, venivano raffigurati nelle moneta romana, detta Vittoriato, con una stella sopra la testa. Noto che la moneta si chiama così, cioè “moneta”, perché la prima zecca di Roma si trovava sul Campidoglio, vicino al tempio di Giunone Moneta, cioè “Giunone che ammonisce”!!
Numerosi sono i racconti mitologici degli antichi popoli sulla creazione dell'universo. Vi è un poema babilonese che tratta della creazione del mondo (Emma Elish) da parte del dio Marduk che si impose agli altri dei babilonesi e divenne la più importante divinità di quell'antico popolo.
Similmente ai racconti biblici, anche i Sumeri avevano molti racconti che venivano tramandati oralmente fino a quando gli stessi Sumeri non inventarono la scrittura e li riportarono per iscritto. Un poema riportava la storia del paese di “Sumer” e riportava una lista dei re dei Sumeri a partire dal 3000 a. C. circa! Nell'ambito di questi racconti mitologici si parlava di re e governi che duravano 100 e persino 1000 anni!!
E ciò, costituisce una similitudine con i “tempi lunghi” della Bibbia, secondo cui ad esempio Matusalemme sarebbe vissuto centinaia di anni! In relazione a tali durate, va detto che forse, sia i Sumeri che gli Ebrei, a quel tempo, non utilizzavano l'anno solare, ma forse quello lunare, assai più breve.
Altro esempio: vi è una similitudine fra una delle grandi gesta del re Sargon di Akkad e le gesta di Mosè: nell'effettuare lunghi spostamenti di popoli il primo attraversò avventurosamente il fiume Eufrate, mentre il secondo attraversò miracolosamente il Mar Rosso! Sembra ragionevole pensare che i giudei conobbero le antiche leggende mesopotamiche durante la prigionia a Babilonia nel VI secolo a.C. e sembra verosimile che essi le abbiano “ricopiate” nella Bibbia, adattandole opportunamente. Ricordo che Ciro II il Grande entrò a Babilonia da liberatore nel 539 a. C. e che fu lui che permise ai giudei di ritornare a Gerusalemme nel 587 a. C. come raccontato anche nella Bibbia. In quel periodo in tutto il Medio Oriente vi era grande povertà e tutto era distrutto dalle guerre continue. Stremati dalle guerre, tutte le popolazioni del Medio Oriente aspettavano che venisse un salvatore che mettesse fine a tanta miseria, si aspettavano che arrivasse un Messia sulla terra! Appunto un Salvatore!
Nonostante la diversità dei popoli che vivevano anticamente in Medio Oriente anche i nomi si somigliavano! Abbiamo ricordato che il nome “Mosè” somiglia ai nomi dei Faraoni egizi Tutmose, Ramses, Amose, ecc., Similmente, anche i testi assiri e babilonesi incisi nell'Obelisco Nero riportano nomi di re simili fra loro, come re Jehu d'Israele (somiglia a Jesus-Gesù o no?), oppure come re Salmonassar III di Assiria, nome che somiglia assai a Salomone o no??
Torniamo ai racconti mitologici degli antichi popoli del Medio Oriente.
L'epopea di Gilgamesh sembra che sia il poema più antico dell'umanità. Si racconta che il re risiedeva nel tempio di Uruk (era circa il 2650 a C.). Il re era considerato come il rappresentante del dio in terra. Lo stesso concetto vigeva per gli imperatori cinesi e giapponesi, mentre per gli antichi egizi i Faraoni erano semidei responsabili dinnanzi agli dei del benessere del loro popolo. Per i cristiani cattolici il Papa è il rappresentante di Dio in terra, e per tutto il Medioevo e oltre, re e imperatori erano tali per volontà di Dio (e poi anche della nazione!). Similmente, durante l'impero
romano, l'imperatore era chiamati con l'appellativo di “divus” , era cioè divino non un dio “deus”. Un po' come il santo cristian che è “divus”, non “deus”, come spesso si legge sul frontone di una chiesa dedicata ad un certo santo.
Gudea, era re dei Sumeri intorno al 2120 a.C.. A parte il nome molto simile a Giuda e/o alla Giudea, questo antichissimo re diceva di parlare con gli dei, come risulta dalle tavolette di creta scritte a suo tempo e ritrovate dagli archeologi. Similmente, anche i primi re e profeti ebrei, secondo i racconti della Bibbia, avevano continui contatti e colloqui con Jahveh, direttamente o tramite qualche angelo che veniva a trovarli, magari in sogno. Il bello è che tutti ci credevano!
Quasi tutti i popoli dell'antichità credevano appunto che la divinità non avesse natura trascendente, ma immanente, cioè si interessasse attivamente a quanto avveniva sulla terra e quindi gli uomini cercavano di interpretarne il desiderio o la volontà. A testimonianza di ciò, abbiamo quindi i sogni dei profeti o le rivelazioni ricevute direttamente da Dio, le interpretazioni dei sogni dei re, e poi i giudici degli Ebrei, gli indovini, i sacerdoti, i profeti, gli oracoli e chi si dedicava alla lettura del volo degli uccelli (Etruschi) e delle viscere delle vittime dei sacrifici . Da notare che il serpente aveva facoltà divinatorie mentre il cobra sulla testa del faraone, detto ureo, era invece per i cristiani e per gli ebrei la incarnazione del diavolo che fra l'altro, aveva spinto Adamo ed Eva a commettere il peccato originale. Spesso la Vergine Maria è ritratta mentre schiaccia il diavolo/serpente col piede!
Per gli Ittiti il creatore dell'universo era il dio Elkunirsa, che aveva come sposa Aserdus, dea della fertilità. Stranamente, per due antichi popoli del Medio Oriente la dea dell'amore e della guerra era la stessa divinità: si chiamava Sausga o Inanka o Astarte quella degli Ittiti e Ishtar o Inanna quella degli Accadi e dei Sumeri. Quest'ultima aveva per fratello Shamashi, dio del sole. Nel 1924 a. C. Ishtar fu l'autore del codice delle leggi chiamato Codice di Ammurabi il quale prevedeva fra l'altro la regola che il giudice che prima giudica, e poi cambia la sua decisione, deve pagare fino a 12 volte la somma in causa e cesserà di fare il giudice!!!
Ci vorrebbe anche adesso una norma del genere!!
Secondo il calendario solare degli Egizi, vi erano tre stagioni con mesi divisi in 10 giorni ciascuno, negli ultimi due giorni della decade non si lavorava. L'anno era di 365 giorni e era previsto che non si lavorasse negli ultimi 5 giorni. Nessuno doveva lavorare perché gli ultimi 5 giorni dell'anno erano dedicati a cinque dei. I giorni di riposo degli antichi Egizi hanno una certa somiglianza con i giorni del riposo degli Ebrei e dei Cristiani che non lavorano rispettivamente il sabato e la domenica.
Dei alati come gli angeli cristiani appaiono nelle pitture etrusche delle tombe di Cerveteri ecc. e ancora prima nel bassorilievo di Arartu del X secolo a.C . A proposito di angeli: certo che i cherubini, che erano testa di bambini ed ali dovevano proprio essere dei mostriciattoli! O no?
Una curiosità: una dea dei Frigi (VIII secolo a. C. si chiamava Matar! Questo nome
non è quasi uguale alla parola latina “mater”??
A proposito di Zeus, ricordo che il suo simbolo era l'aquila. Forse i Greci copiarono dagli Egizi dato che il simbolo del dio egizio Amon o Horus era il falco. Due uccelli rapaci erano il simbolo degli dei più importanti delle rispettive religioni! Ma l'aquila è stata il simbolo non solo delle legioni romane, ma pure di quasi tutti i re e certamente degli imperatori della storia europea, ad eccezione dei re scozzesi che avevano come simbolo un animale mitologico e cioè l'unicorno! Gli imperatori austro-ungarici avevano per simbolo addirittura un'aquila con due teste!!
Gli Egizi avevano parecchi Dei con la forma di animali, come ad es. il dio coccodrillo Sebek o Sobek, il dio toro Api, la Dea Hator, rappresentata da una vacca con il disco solare fra le corna. Non saprei dire se gli indù rispettano molto le vacche tanto da farle circolare liberamente per le strade di villaggi e città (anche inondate dal traffico delle auto!) per analoghe ragioni, cioè perché le ritengono di natura divina, oppure, come è più probabile, in quanto credono nelle vacche può essere “imprigionata” l'anima di un uomo o di una donna. Infatti, secondo la teoria della trasmigrazione delle anime (metempsicosi secondo i Greci antichi o reincarnazione), chi si è comportato/a male nella vita precedente è destinato a incarnarsi in una vacca!
O magari l'uomo in un toro o in un bue e la donna in una vacca!
A proposito della pena della decapitazione, è noto a tutti che Erode Antipa, d'accordo con la convivente Erodiade e con la figlia di questa Salomè, nel 27 d.C fece decapitare San Giovanni Battista, detto anche Decollato. Non risulta che ci sia stato un processo e che San Giovanni fosse condannato da un governatore romano, come avvenuto per Gesù; quindi Erode si servì delle proprie guardie o soldati per arrestare e uccidere San Giovanni. Ma c'era Erode Antipa o comunque un altro re Erode, suo predecessore nel regno di Giuda, quando fu crocifisso Gesù? Era un altro Erode? In ogni caso, a mio avviso, più del re, comandavano i sacerdoti del Tempio che fecero fare il “lavoro sporco” ai Romani, con tanto di processo innanzi al governatore Ponzio Pilato, il quale non rilevò alcun reato nel comportamento di Gesù, ed anzi pose un'alternativa alla condanna, ma la grande folla degli Israeliti scelse di far liberare Barabba. E Ponzio Pilato allora se ne lavò le mani!?
Ricordo che la crocifissione era una pena capitale abbastanza comune nell'antichità. Non solo Alessandro Magno fece crocifiggere i maschi di una città ribelle poi domata, ma anche Pompeo fece crocifiggere ed esporre migliaia di schiavi, ribelli e fatti prigionieri, lungo il tratto della via Appia che andava da Roma a Capua (dove aveva avuto origine la rivolta degli schiavi e dei gladatori comandati da Spartaco).
Peraltro anche Giulio Cesare fece crocifiggere certi pirati che infestavano le acque del mare vicino Mileto,nella Provincia d'Asia governata dal propretore Marco Iunco. La storia è un po' lunga ma val la pena di raccontarla. Giunto a Mileto, Cesare armò delle navi e si diresse in tutta fretta a Farmacussa, dove catturò senza difficoltà i pirati che avevano parecchio denaro, frutto di un riscatto pagato da certe città lì vicino. Allora Cesare si recò con i prigionieri al seguito in Bitinia, dove governava il propretore Iunco. Qui chiese al propretore di provvedere alla punizione dei pirati, ma questi si rifiutò, tentando invece di impadronirsi del denaro sottratto ai pirati stessi, decidendo poi di vendere i prigionieri per arricchirsi col ricavato! Cesare allora, prima che Iunco potesse mettere in atto i suoi progetti, si rimise in mare lasciando la Bitinia e procedette egli stesso all'esecuzione dei prigionieri: li fece crocifiggere dopo averli fatti strangolare, in modo da evitare loro una lunga e atroce agonia. Almeno così raccontano le fonti “filocesariane”: egli non fece altro che adempiere ciò che aveva promesso ai pirati durante la loro prigionia,
Ritornando alla caratteristica esistente nell'antichità di considerare i precetti o i comandamenti della religione come vere e proprie norme di legge, principio recentemente abbandonato da quasi tutti i popoli con il riconoscimento che una cosa è la religione ed una cosa è la legge, ricordo che questa distinzione non esiste per gli Islamici che tuttora in maggioranza equiparano la Sharia al Corano. Riprendiamo qui di seguito alcuni concetti prima delineati nel capitolo sull'Islam.
Concluderei questa rassegna delle similitudini ricordando alcuni particolari aspetti degli altari e dei templi. Quasi tutti gli altari delle varie religioni sono addobbati con candelabri e candele, più o meno grandi. Una fiammella accanto all'altare è sempre accesa. Senza volersi spingere al Zoroastrismo (i pochissimi fedeli di tale antichissima religione adorano il loro dio sotto forma di fuoco),ricordare le vergini del tempio di Vesta, come quelle del Partenone ad Atene consacrate ad Atena, che avevano notevole rilevanza religiosa per Roma dato che dovevano tenere sempre accesa la fiamma, simbolo del focolare domestico e di salute della repubblica: fuoco sacro siile alle candele da tenere accese nelle chiese cristiane cattoliche. Le ragazze erano spesso scelte a sorte fra le buone famiglie dell'aristocrazia romana, dato che i genitori non volevano dare volentieri le proprie figlie al tempio di Vesta, come invece facevano volentieri i genitori con le suore cattoliche, anche peggio, di clausura. Le vestali non dovevano avere meno di 6 anni e più di 10 quando entravano nel tempio e dopo 30 anni di servizio, uscivano e potevano sposarsi ed avere una vita normale. Le Vestali vestivano un velo bianco (le suore nero!!) e portavano sempre con sé una lampada col fuoco acceso).